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Full text of "Saggio di bibliografia geografica, storica, etnografica sanfrancescana"

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SAGGIO 



BIBLIOGRA 




GEOGRAFICA STORICA ETNOGRAFICA 



ANFR ANCESCAN A 



PER 



FR. MARCELLINO DA CIVEZZA M. 0. 



« Les vrais Missionnaircs de la eivilisation soni les Religieiix et les Relirjieuses " 
cailfóliques ! Il n' est pas une maison religieuse, qui n'en put fournir la preuve! » 



IN PRATO 

PER RANIERI GUASTI 

Editore-libraio 



1879. 



SAGGIO 

DI BIBLIOGRAFIA 

SANFRANCBSOANA 



SAGGIO 

BIBLIOGRAFIA 

GEOGRAFICA STORICA ETNOGRAFICA 

ANPRANCESCANA 

PER 

FR. MARCELLINO DA CIVEZZA M. 0. 

« Les vrais Missionnaiies de la civilisation sont les Religieux et les Religieuses 
catlioliques ! Il n' est pas une maison religieuse, qui n'en put fournir la preuve! » 

Ornerai Ambcbt- 



IN PRATO 

PER RANIERI GUASTI 

editore-libraio 



1879, 



Proprietà letteraria. 



A VOI 

ORNAMENTO E PRESIDIO 
DELL' ISTITUTO SERAFICO 
PADRE RAMON R U L D ti 
PROVINCIALE E RESTAURATORE DELL' OSSERVANZA 

NELLA CATALOGNA 
• E 
PADRE BERNARDO VAN-LOO 
PROVINCIALE PIÙ VOLTE NEL BELGIO 
E GIÀ PROCURATORE GENERALE DEI RECOLLETTI 
PERCHÈ DI TANTI AIUTI MI FOSTE GENEROSI 
QUESTI MIEI STUDI BIBLIOGRAFICI 
NECESSARIA PREPARAZIONE ALL' OPERA 

DELLE MISSIONI FRANCESCANE 
CHE L' AUTORITÀ SUPREMA DELL' ORDINE 
ORA COLLOCATA DEGNAMENTE 
DAL SOMMO PONTEFICE 
NEL REVMO PADRE BERNARDINO DA PORTOGRUARO 
VOLEVA DA ME CONTINUATA 
CON L' AFFETTO DI MINOR FRATELLO 
REVERENTE CONSACRO 



Prato in Toscana, il dì de' Santi Cleto e Marcellino, 1879. 



FU. MARCELLINO DA C1VEZZA. 



AL LETTORE 



* 



Basteranno poche parole a dar conto di questa pubblicazione. 
Dire dell' importanza della Bibliografìa , specialmente per gli 
studii della Storia, sarebbe superfluo : tutti sanno che essa ce 
ne rivela le genuine fonti, e ci fa conoscere l'autenticità e il 
valore de' documenti che ne sono la vita. 

Anche la Chiesa e gli Ordini Religiosi debbono essere 
riconoscenti a questa novella scienza, per la quale vennero tratti 
dall'oblio delle Biblioteche e degli Archivi numerosi mano- 
scritti e libri che erano come perduti ; onde a' loro avversari non 
riusciva diffìcile il falsarne la storia, screditandoli nell'opinione 
dei popoli, con quél frutto di morale e di civiltà che tutti 
vediamo ! Da Lutero in qua , bastava eh' ei spacciassero una 
calunnia qualunque, perchè si dovesse tenere come verità provata; 
e ne hanno spacciate di ogni genere , profittando dell' autorità 
che s'erano acquistata con sì poca fatica. 



— Vili — 



La scienza bibliografica, che è come una passione provviden- 
ziale del nostro secolo, è venuta a sconcertare i loro rei disegni : 
i documenti sono là che parlano : tutti possono vederli, esaminarli 
e studiarli a loro agio , a mano a mano che si vengono ordinando, 
chiarendo e pubblicando per opera di uomini onesti ed imparziali, 
che ne hanno fatto e ne stan facendo argomento de' loro studi. 
In tal modo la verità ripiglia il suo posto ; e a' nemici di essa 
non rimane che Tonta di odiarla. 

Questi studi poi vennero facilitati n#Qe pubbliche Biblioteche 
e negli Archivi di quasi tutta V Europa . Non fa molti anni 
ancora, che gli Archivi e le Biblioteche erano poco meno che 
inaccessibili; oltre la mancanza di ben compilati cataloghi, senza 
di cui torna penosissima ogni ricerca, e spesso senza frutto : oggi 
sono luoghi aperti al pubblico studioso, con un ordinamento che 
nulla lascia a desiderare, e da per tutto incontri uomini sapienti 
e di squisita educazione, che fanno a gara per agevolare le tue 
fatiche. 

Il pensiero di questa pubblicazione mi venne in Parigi , 
dove tre anni fa m' incontrava a studiare in quelle pubbliche 
Biblioteche per la continuazione della mia Storia universale delle 
Missioni Francescane, la quale per mancanza di documenti era 
rimasta interrotta al VI volume *. 

Quando ventidue anni fa , il Ministro Generale del mio 
Ordine, che in quel tempo era il Padre Bernardino da Monte- 
franco, mi addossò così grave lavoro, manifestandomi inoltre il 
desiderio che ne' sei anni del suo ministero lo portassi a fine, 



i. Anche restò interrotta, al VI volume, la pubblicazione della Cronaca; periodico mensile, in 
cui raccoglieva specialmente le lettere e le memorie de' presenti nostri Missionari, per preparare i 
documenti a quelli che scriveranno dopo di noi. Dentro questo volume ne sono accennate le ragioni. 



io credeva (lo dirò francamente) che negli Annales del Wadingo, 
neir Orbis Seraphicus del De Gubernatis , e in qualche altra 
simigliante raccolta , come sono le Cronache di Frate Marco 
da Lisbona, i Secoli Serafici, ec, si trovasse la più parte dei 
documenti che mi sarebbero occorsi; tanto più che nell'Archivio 
del nostro gran Convento di Santa Maria di Aracoeli in Roma 
non trovai un solo manoscritto, o una memoria qualunque rela- 
tiva alle nostre Missioni : nè alcuno mi fece avvertito del mio 
inganno. 

Con tali raccolte, adunque, e gli Annali del Raynaldo, le 
Storie generali della Chiesa, del Fleury, del Rohrbacher, e 
qualche altra, misi subito mano all'opera, a cui non avevo potuto 
mandare innanzi preparazione di sorta. E poiché tanto nel 
Wadingo quanto nel De Gubernatis trovai ad ogni pagina 
lamentata la perdita della più parte delle memorie de' nostri 
antichi Missionari, o il non aver essi lasciato che brevissimi cenni 
delle loro prodigiose fatiche ; diedi un tal giro alla narrazione, 
riempiendola di tutte quelle aggiunte che potessero ingrandirla 
e nobilitarla , che ora , volendola continuare con quel meto- 
do, veggo che a mala pena sarebbero sufficienti altri quindici 
volumi. 

Non tardai , è vero , ad avvedermi del mio errore ; e ne 
feci cenno, primamente alla fine del Capitolo XI del volume 
secondo, manifestando molto chiaramente quel che fosse da fare ; 
e dipoi alla fine del Capitolo III del terzo volume ; e anche 
altrove. Ma quelle mie allusioni non furono intese, e non si 
potè far nulla. Ciononstante, per mezzo di relazioni e di amici 
miei e del Padre Antonio Maria da Rignano, si ottennero, da 
varie parti , importantissime memorie , e alcune ne furono 



pubblicate; nè ci mancarono lodi ed incoraggiamenti, che am- 
piamente compensarono le nostre fatiche. 

Così continuai il racconto fino all' anno 1500, inchiudendovi 
la scoperta dell' America : ma procedere, oltre, senza raccogliere 
i documenti di una storia nuova e maravigliosa, qual'era quella 
della diffusione del Vangelo nel Nuovo Mondo, e in tante altre 
parti della terra, che furono rinvenute dipoi, era impossibile. 
Frattanto i tempi ingrossavano per gli Ordini Religiosi in 
Italia, dei quali nel 1867 fu decretata la generale soppressione : 
la tempesta crebbe maggiormente qualche anno appresso ; e 
di tali studi non si fece più parola. 

La risoluzione di ripigliarli e portarli a fine si deve al 
presente Generale dell' Ordine, Padre Bernardino da Portogruaro. 
Celebrato, l'anno 1874, il VI Centenario del nostro Serafico 
Dottore San Bonaventura, a cui volle eh' anch' io prendessi parte 
scrivendo della Filosofìa del Santo Dottore 1 ; mi comandò d' 
intraprendere un viaggio per le principali città d'Europa, e 
cercare e raccogliere io stesso i documenti che mancavano. Be- 
nedico il momento che, quantunque infermo , mi sobbarcai all' 
obbedienza . Da per tutto rinvenni le pubbliche Biblioteche e 
gli Archivi ricchissimi di libri nostri molto rari, e d'interes- 
santissimi manoscritti d'ogni maniera, per il lavoro che si doveva 
proseguire. In due anni visitai la Francia, la Spagna, il Porto- 
gallo, il Belgio, una parte dell'Olanda e della Germania; ma mi 
sarebbe stato necessario almeno il doppio di tempo, compagni 
in aiuto, e mezzi che non può avere un povero Francescano! 
Più d'un altro viaggio poi resterebbe a fare in Inghilterra, in 



1. Della vera Filosofia e delle dottrine filosofiche del Serafico Dottor San Bonaventura , 
studii del Padre Marcellino da Civezza il/. 0. Genova, Tipografia della Gioventù Cattolica , 1874. 



— XI — 



Austria, in Russia, in Palestina, nell'Egitto, nell'Indie Porto- 
ghesi, alle Filippine, a' porti Europei della Cina, e sopra tutto 
nelle due Americhe ! La Bibliografìa, e le pubblicazioni di rac- 
colte storiche, incominciate da qualche anno in molti di cotesti 
luoghi , hanno fatto vedere che il campo è ancora inesplorato , e 
che amplissima è la messe che resta da raccogliere. 

Nondimeno, alla fine del mio viaggio mi trovai d' aver 
veduto e, quanto fu possibile, studiato tal numero d'opere a 
stampa, la più parte sconosciute, e di manoscritti sopra ogni dire 
importanti e preziosi, relativi alla Storia delle nostre Missioni, 
(tutti opera di nostri egregi Padri e Missionari), che mi parve 
indispensabile ordinare la presente pubblicazione bibliografica, 
e premetterla alla continuazione della storia. Primo , perchè 
faciliterebbe a me stesso V ordinamento de' documenti per la 
successiva narrazione. Secondo, perchè questo libro servirebbe di 
citazione per tutte le altre che debbono dare autorità al lavoro ; 
e chiunque potrà senza fatica qui verificarle, o, piacendogli, 
ricorrere alle fonti. Terzo, perchè i miei confratelli veggano qual 
genere di studi esso importi ; quelli specialmente che si sono ma- 
ravigliati de' miei indugi. Quarto, perchè mi parve che la rac- 
colta riuscirebbe tale, da mettere sott' occhio come un compendio ' 
dell' opera immensa de' nostri Padri nella diffusione della fede 
e dell'incivilimento fra tutti i popoli della terra dal principio 
dell'Ordine insino a noi. Quinto, perchè il ragguaglio che io do di 
tutte le scritture a stampa o manoscritte, da me vedute, e comec- 
chessia studiate , renderà facile, a chi ne abbia la volontà, l' am- 
maestrarsi e scrivere di tante nostre glorie ignorate, e agevolerà 
agli scrittori non nostri il parlare dell'Ordine Francescano, quasi 
sempre da essi dimenticato, o maltrattato. Sesto, finalmente, per- 



— XII — 



chè accadendo che la morte m'impedisse di compir l'opera, chi 
sarà destinato a continuarla e finirla avrà la strada bella e 
fatta, e non incontrerà le difficoltà e le fatiche che a me tor- 
narono penosissime ! 

Il titolo della pubblicazione dice abbastanza l' immensa varietà 
degli argomenti, che essa racchiude, e tutti della maggiore im- 
portanza ; per cui torna facile vedere e giudicare quel che debba 
riuscire la Storia delle Missioni Francescane, sia per la storia 
in generale e per la scienza, sia per la gloria dell'Ordine e 
della Chiesa. E son sicuro che chi avrà la pazienza di percor- 
rere un poco attentamente i titoli dei lavori ricordati, e le brevi 
note che gì' illustrano, non mi accuserà di averli ingannati. 

Anche mi consola che questo povero lavoro risponderà con 
fatti e documenti autorevolissimi ad una grave questione dei 
giorni nostri : vale a dire , se i presenti Governi abbiano fatta 
opera utile e sociale,' distruggendo gli Ordini Eeligiosi. Molti 
si sono annoiati dal sentirsi ripetere, che gli antichi Monaci 
rendettero un immenso servizio alla civiltà, conservando, copiando 
e trasmettendoci gli antichi Manoscritti. Sono cose vecchie ( si 
dice) ; ma oggi non è più così ! 

Ora, dunque, questo libro mostrerà, che non solo gli antichi 
Ordini Monastici, ma tutti gli Ordini Eeligiosi, sino a'più recenti, 
che vivono ancora in seno alla Chiesa cattolica, hanno renduto 
anch' essi, rendono, e sono destinati a rendere non minori servigi 
alla scienza e alla società, sotto qualunque aspetto si vogliano 
considerare ; che 1' averli soppressi, a parte la colpa d' ingratitudi- 
ne, è stato un grave danno che la Civiltà ha fatto a sè stessa : ma 
essi risorgeranno; risorgeranno, dico, più forti e magnanimi per 
la stessa prova , onde piace a Dio di purificarli e risvegliarne 



l' antico spirito e valore ; perchè la cristiana civiltà non può essere . 
destinata a perire! 

Finalmente debbo avvertire, che questa Bibliografia non 
ha che far nulla con le antiche e preziose raccolte che ci hanno 
lasciato il Wadingo, il Da Sant'Antonio, e lo Sbaraglia: chi 
vorrà darsi la pena di farne il confronto, ne resterà senza molta 
fatica persuaso. 

Conchiudendo, mi chiamo infinitamente riconoscente a tutti 
coloro che mi furono larghi di lumi , di consigli e di aiuti 
durante il mio viaggio e nelle mie ricerche. Se volessi ricor- 
darli tutti , dovrei scrivere un lungo elenco. Ma non posso a 
meno di nominare qui espressamente il mio amico Cesare Guasti, 
che soprintende agli Archivi di Stato in Toscana ; V ora defunto 
Prefetto della Biblioteca Nazionale di Firenze Conte Luigi 
Passerini ; 1' illustre Ferdinando Denis , Conservatore della 
Biblioteca di Santa Genovieffa in Parigi ; il signor D. Placido 
Agutlò y Fuster, addetto alla pubblica Biblioteca di Barcellona; 
il signor D. Manuel Goicoechea y Gavina, Conservatore della 
Biblioteca della Reale Accademia di storia in Madrid ; il signor 
Silva Tullio, Conservatore della Biblioteca Nazionale di Lisbona ; 
t poi gli illustrissimi e reverendissimi, D. Giovacchino Lluch y 
Garriga , Vescovo di Barcellona , trasferito appresso alla sede ar- 
civescovile di Siviglia ; D. Manuel Sanchez , Vescovo di Jaen , 
già Vescovo in Partìbus e Rettore del Seminario arcivescovile di 
Siviglia; D. Zefìrino Gonzalez, de' Predicatori, Vescovo di Cordo- 
va; e finalmente gli illustrissimi e reverendissimi Monsignori, 
Mariano Rampolla , già Incaricato d' affari per la Santa Sede in 
Madrid, ed ora mentissimo Segretario della Sacra Congregazione 
di Propaganda Fide per gli affari Orientali ; Giovanni Sanguigni, 



— XJV — 



Arcivescovo di Tebe , e Nunzio Apostolico in Lisbona ; Giacomo 
Catani, Arcivescovo di Ancira, Nunzio Apostolico in Madrid; 
e l' illustre e coltissimo Monsignor Abel Martins Ferreira , 
Vicario Generale della città di Evora in Portogallo. 

Iddio e il mio Serafico Patriarca li rimeriti dell' affetto con 
cui tutti contribuirono a rendere pubbliche queste splendidissime 
glorie del Minoritico Instituto ! 

Prato in Toscana, Convento di San Domenico, 
il primo giorno del Mese di Maria, dell'anno 1879. 



Fi*. Marcellino da divezza. 



SAGGIO 

DI BIBLIOGRAFIA 

GEOGKAFICA STORICA ETNOGRAFICA 

SANFRANCESCANA 



A 



stamp. i. Abreu. — Vida del Serapliin en carne y vera effigies de 
Christo san Francisco d' Assis, compuesta por el E. P. Fr. Andres 
de Abreu, Lector de prima de Theologia del Convento de san Mi- 
guel de las Victorias de la cibdad de Laguna, Orden Serafico, 
de la Provincia de Canarias. Segunda irnpression. En Toledo , por 
Francisco Martin, impressor del Rey nuestro Senor. 1644. 

Un volume in 4, di 155 pagine. È una vita in versi del Santo Patriarca, come si verseggiava 
nel seicento. Vi si parla del suo viaggio in Egitto, e dei grandi prodigi che accompagnarono la 
sua missione: 

A Egypto parte 

Ambicioso de aquel velo 
De Nacar, que vistiò el Nilo 
De horrores y de escarmicntos. 
0 Francisco, de Dios hombre 
Traslado ! Donde el ( huyendo 
Del Tyrano) hallo sagrado, 
Quieres tu encontrare ci riesgo? 
Si presenta animoso al Soldano, e in sua presenza rende solenne omaggio alla fede di Cristo: 

Penetra, saluda, arguye 
Al Soldan, que el Evangelio 
Viò, sì armado de prodigios, 
Coronado de respeclos. 

Poi si reca ad Antiochia a visitare il celebre Monastero della Montagna Nera, i cui Cenobiti 
abbracciano tutti la sua Regola e si rendono Francescani. Perciò il Poeta scherzando sul differente 
colore dell' abito de' due Istituti, ci dice che Francesco prodigiosamente 

Gonvirtió en Pardo el Negro, 
Siendo mas, que de lo malo, 
Lograr triumphos de lo bueno. etc. 
Del sopraddetto Monastero e de' suoi Monaci parla, tra gli altri, il Cardinale De Vitry in una 
sua lettera che rimaneva inedita, ad Amicos Lothariagiw, del 1216, e pubblicata il 1847 dal Barone 
Giulio di Saint-Genois , nel tomo XIII delle Memoires de V Académie Royale des sciences des lettres 
et des beaux arts de Belgique. — Un esemplare di quest' opera del P. Abreu trovasi nella pubblica 
Biblioteca di sant' Isidoro della città di Madrid. 

I 



2 

\ 



ABREU - AGTA 



Canarie 



s,am P : 2. Abreu. — Historia de la conquista de las sietes islas de 
Gran Canaria : escrita por el Reverendo Padre Fray Juan de 
Abreu Galindo, del Orden del Patriarca san Francisco , hijo de la 
Provincia de Andalucia. Ano de 1*632. 1848. Sancta Cruz de Te- 
nerife, Imprenta, Lithografìa y Libreria Mena. Regente, Miguel 
Miranda. 

Un volume in 8, di 236 pagine. Opera sin qui sconosciuta, almeno tra noi, e pure im- 
portantissima per la storia di quelle isole. Il dotto Francescano vi tratta con senno e sufficiente 
erudizione tutte le quistioni più difficili che possono presentarsi : per esempio, dell'origine de' nativi, 
e da dove e come primamente approdassero alle Canarie. Naturalmente bisogna tener conto del 
tempo in cui egli scriveva . Mi duole eh' io non la conoscessi quando trattai delle prime Missioni 
Francescane fra quelle genti ; chè m' avrebbe giovato per arricchire eli belle notizie il racconto. 
N' acquistai un esemplare in Madrid. N' è scorrettissima la stampa. 



America 



m, ' 3. Acevedo. — Arte de la Lengua de los Yucatecos , por el 
Padre Fray Juan de Acevedo, de la Orden de san Francisco. 

— Instrucciones catequisticas y morales para los Indios, por 
el Padre Fray Juan de Acevedo. 

Tolgo queste indicazioni da un libro inglese intitolato: Monograph of Authors who have 
written on the lariguages of Central America, and collected vocabularies or composed loorks in the 
native dialects of that country. By E. G. Squier, M. A., F. S. A., member of the Society Antiquaries of 
France, etc. London: Trubner et Co. Paternoster Roio. M. D. CCC. LXI. Il Padre Fr. Juan de Acevedo 
era nativo della Navarra; si recò in America il 1592, dove fu Guardiano in vari Conventi; 
fondò quello di Majorada fuori le mura di Merida nel Yucatan ; e morì il 18 marzo del 1624 
nell'età di 73 anni. Secondo che ci fanno conoscere i suoi confratelli , Cogolludo nella sua Historia 
de Yucatan , e Lizana nel suo Devocionario, lasciò molti manoscritti, tra' quali i due citati, che 
forse si conservano in qualche pubblica Biblioteca dell' America. 



Etamp. 



4. Acta audientiae publicae a D. N. Paulo V Pontif. Max. 
Opt. Regis Vouxu Japoni Légatis, Romae die 3 Novembris in 
Palatio Apostolico apud S. Petrum exhibitae, MDCXV. Mexici 
apud Joannem de Alcazar , permissu superiorum. Anno Domini 
1626. 

Sono 10 pagine in 4. che si chiudono còn V Oratio Fr. Gregorii Petrochae Mantuani, Ordinis 
Minorum de Observantia: e ad liane Orationem, Vetri Strosae SS. D. N. Secret. Apost. ( Summi Pon- 
tificis nomine) responsio. Ve n' è anche una edizione di Roma, che fu la prima: Romae, apud 
Jacobum Mascardum, MDCXV, di 12 pagine parimente in 4. Un esemplare dell' una e dell' altra si 
trova nella Biblioteca Nazionale di Firenze. 

Fu uno de' più splendidi e gloriosi trionfi del Cattolicismo nel Giappone, per opera del 
celeberrimo Missionario Francescano P. Fr. (oggi Beato) Luigi Sotelo, di cui diremo distesamente 
a suo luogo. Ne ha scritto e pubblicato pieno ed esteso racconto il Dottor Scipione Amati, colutolo: 
Historia del Regno di Voxu del Giappone, dell'antica nobiltà, e valore del suo Re Idate Masamune, 
detti favori ch'ha fatti alla cristianità e desiderio che tiene d'esser cristiano, e dell' aumento di 
nostra santa fede in quelle parli. E dell' Ambasciata che ha inviata alla Santità di N, S, Papa 



AGTA 



3 



Paolo V e detti suoi sucessi, con altre varie cose d'edificazione e gusto spirituale dei lettori. Dedi- 
cata alla Santità di N. S. Papa Paolo V. Fatta per il Dottor Scipione Amati Romano, interprete ed 
historico dell' Ambasciata. Roma, appresso Giacomo Mascardi, 1615. A questa storia rimettiamo il 
lettore. N' è un esemplare nella Nazionale di Firenze ; un altro nella Casanatense di Roma ; ed io 
ne posseggo uno manoscritto. Non dispiaccia che riferiamo, per sommi capi, in latino, com'è 
nell'AcTA,- la lettera che il Re Idate inviava al Papa per mezzo di Frate Sotelo e del nobile uomo 
Faxecura Rotcuyemon. 

« Magni et universalis, sanctissimique Orbis Patris, Domini Papae Pauli V pedes cum profunda 
summissione et reverentia osculando, Idate Masamune in Imperio Japonico Rex Voxij suppliciter dici- 
mus: Cum venisset Pater frater Ludovicus Sotelo Ordinis Sancti Francisci Religiosus ad meum 
Regnum , et in eum christianam legem praedicasset, me invisi!, ab eoque eam audivi, et mysteria 
multa, quae de ritu sunt, etceremonia christianorum aperuit; quae sane in corde recondens et per- 
scrutai, cognoscens vera esse, et salubria,,susciperem profitenda, nisi me aliqua negotia detur- 
barent ... Si tamen prò tunc ego non valeam, cupio saltem meas gentes et subditos populos 
christianos lieri : hoc ut feliciter eveniat, ad me mittas, quaeso, Reatissime Pater, Religiosos Ordinis 
Sancti Francisci, qui de Observantia noncupantur; hos enim praecipue diligo et observo; tua vero 
Altitudo ipsis ampie concedere non horreat omnes licentias, favores etc. . . . Ego autem iam hanc 
terram ingressos adiuvare non desistam .... similiterque expostulo . . . praecipue ... ut crees 
quemdam magnimi Praelatum . . . cuius observantia et sollicitudine omnes qui in eo ( regno ) ha- 
bitant, quam pridie christianos fieri non dubito . . . cuius rei causa ad te mitto praefatum Fratrem 
Ludovicum Sotelo Legatum meum, a quo possis de corde meo, quae tibi visa fuerint, sciscitari . . . 
cui etiam comitabitur quidam nobilis eques domus meae, qui Faxecura Rotcuyemon nominatur, 
qui similiter Legatus mcus cxistit . . . Gognovi praeterea quod meum (regnum) a Novae Hispaniae 
regnis, quae potestati ac ditioni potentissimi Regis Hispaniae Philippi subsunt, non multum distat; 
quapropter cum desiderio communicandi cum ipso, et cum illis christianorum regnis, eius amici- 
tiarn exopto ; quod quidem sic fore confido, si tua autoritas interveniat ... Si in hoc regno aliqua 
\itleris tuo obsequio et voluntati praetiosa, iubeat Altitudo tua. . . In omnibus aliis nos remittimus 
ad praedictum Patrem Sotelum et equitem Rotcuyemon, et ea quae ex parte nostra tractaverint et 
rata fecerint, ipsa et rata esse volumus. etc. » 

L'arrivo e l'entrata in Roma de' due ambasciatori, e il solenne ricevimento avuto dal sommo 
Pontefice Paolo V, non che le feste di tutta la città, furono uno de' più imponenti spettacoli che 
mai si fossero veduti. Basta leggere la Relazione ( aggiunta all' opera dell' Amati ) della solenne 
entrata fatta in Roma da D. Filippo Francesco Faxecura con il Reverendissimo Padre Fr. Luigi 
Sotelo dell'Ordine Min. Oss. ambasciatori per Isate Masamune re di Voxu nel Giappone alla Santità 
di N. S. Papa Paolo V V anno XI del suo Pontificato. Finché si trattennero in Roma, ebbero stanza 
nel Convento di Santa Maria di Aracoeli. La Relazione fu stampata anche in francese, in Parigi, lo 
stesso anno 1615; e ultimamente venne ristampata dal Ternaux nella sua collezione dei documenti 
per la storia dell'Asia e dell'America. Finalmente debbo aggiungere, che visitando la Riblioteca 
Forteguerriana di Pistoia, trovai la seguente notizia relativa al viaggio del P. Fr. Luigi Sotelo , nella 
Relazione (Ms.) del Convento di Giaccherino, scritta dal Padre Fr. Ronagratia da Cireglio, di cui diremo 
a suo luogo. Ci fa sapere che il celebre Missionario passò di Firenze, e che da Genova inviò una 
reliquia al Convento di Ognissanti, che poi venne data a quello di Giaccherino. La notizia sta sotto il 
titolo, Reliquiarii , e dice così: «A dì 30 di giugno 1673. Fassi indubitata fede, come sotto 
il dì 16 di febbraio del 1616 il P. Fra Luigi spagnuolo, che venne a Firenze con F Ambasciatori del 
Giapone, quali si battezzarono a Roma, ne mandò di Genova la presente Avemaria della B. Giovanna 
della Croce, quale sta chiusa con le presenti reliquie: cioè della Croce del SS. Signore, di S. Ambrosio, 
di S. Tommaso d'Aquino, che mi ha date il Padre Fr. Pietro, al presente segretario d'Ognissanti, 
e sono estratte dalle reliquie che stanno rinserrate nel reliquiario della sagrestia: e così ha giurato 
essere la verità : e io affermo queste essere le predette reliquie : e di tanto si sottoscrive : et io l' ho 
ricevute: mi sottoscrivo di propria mano il dì sopra citato. Io fr. Piero , Segretario d' Ognissanti , fo 
fede e giuro essere la verità, come io ho cavate le suddette reliquie come di sopra e donate al Padre 
confessore per il Convento di Pistoia. Io fr. Jacopo Peri confessore di S. A. S. confermo di havere 
ricevuto le predette reliquie e Avemaria della B. Giovanna come sopra. » Questa notizia è anche 
riferita nella Cronaca (Ms.) del- Convento di Giaccherino del Padre Leonardo dalla Serra, che la copiò 
dal Padre da Cireglio. 



ACTA - A GLORIA 



Slaw . 5. Acta S. Joannis Capistrani Ordinis Minorum Observantium 
Europa Sancti Francisci , illustrata a Josepho Van Hecke , Presbitero 
Societatis Jesu. Bruxellis, typis Henrici Goemaere, MDCCCLX. 

È un volume in foglio, di 2 carte preliminari e 284 pagine. Libro interessantissimo per la 
storia delle Missioni Francescane in Alemagna e in tutte le regioni del Nord. L' opera è lavoro 
di Francescani : il dotto Padre Van Hecke 1' ha con molto amore illustrata, e arricchita di utilissimi 
schiarimenti, in una edizione veramente magnifica, di cui vidi ì' esemplare che egli ne mandò 
gentilmente in dono alla Biblioteca del nostro Convento di Gand nel Belgio. 

Ms, 6. Acta delegationis Apostolicae a SS. Doni. Nostro Bene- 
Asia dicto XIV per Breve incipiens : Quantopere charitas Christi. Dat. 
26 Novembris anno Domini 1744. Illmo. et Emo. Dno. Patri 
Hilario a Jesu Episcopo Coricensi Vicario Apostolico Tunquini 
Orientalis commissae circa Missiones Regnorum Cocincinae , 
Ciampae et Cambodiae. Eminentissimis Patribus Sacrae Congre- 
gationis de Propaganda fide Dominus Delegatus praedictus nec 
non infrascripti dictorum Missionum Pastores dicant , donant , 
devovent. 

Manoscritto in carta cinese grande, di 79 fogli, di cui mi venne fatto dono. In fine si legge : 
Collatione cum originali facta de verbo ad verbum, concordat . — Fr. Ioseph Sensio , Commissarius 
Provinxialis huius Seraphicae Missionis Sinensis. (1747). Si tratta dei diritti che i Francescani 
vendicarono sopra importanti missioni della Concincina da essi fondate e governate , dalle quali si 
voleva discacciarli; e si risponde ad alcuni quesiti circa il governo spirituale delle stesse missioni. 

siawp. 7. A Gloria y loor de Dios: y para dechado y exemplo de 
los fìeles. Siguese el glorioso martirio del bienaventurado padre 
Fray Andres de Espoleto : Frayle de los Menores del Serafico 
Padre nuestro sant Francisco. El qual martirio recibiò en la 
ciudad de Fez por la verdad de nuestra sagrada Fè. A nueve dias 
del mes de Enero del ano de MDXXXII. 

Sono 6 carte in 4, di lettera gotica. Barissimo. Primo è l' istoria del martirio di Frate Andrea da 
Spoleto, estratta dalle lettere del P. Fernando de Meneses, suo compagno. Queste lettere furono inviate 
al Be di Portogallo ; e questi ne mandò copia al Padre Fr. Antonio da Olane, nel Convento di Septubal, 
affinchè le comunicasse al Capitolo Generale di Tolosa, e quindi fossero pubblicate. Lo ricavo dall'edi- 
zione che ne venne fatta anche in francese lo stesso anno 1532, col titolo seguente : Histoire du glorieux 
et bienhereux Frere André de Spolete de l'Ordre des Freres Mineurs de la Reguliere Observance. Le quel 
a souffert martyr en la citè de Fez en Affrique. Van. MDXXXII. et le 9 dejanvier. Cornine a ennoncè par 
expres message le hault et trespuissant Roi de Portugal et Algarbe au Chapitre General des Freres Mine- 
urs célèbre en la illustre et magnifique citè de Tholose. Anche questa edizione è tra le rarissime della Bi- 
blioteca Nazionale di Parigi. Alla storia del beato Andrea seguono due lettere , d' America, inviate 
allo stesso Capìtolo Generale di Tolosa, celebrato il dì della Pentecoste dell' anno sopraddetto; 
una dal primo Vescovo di Messico, Fr. Giovanni Zummaraga, di cui diremo altrove; 1' altra dal 



Africa 
e 

America 



AGUADO 



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P. Fr. Martino da Valenza, il primo Apostolo ( con undici compagni ) dello stesso paese ; tutte e due 
della maggiore importanza: per cui a ragione il Leclerg (Bibliotheca Americana, Catalogne rai- 
sonné d'une" très précieuse collection de Uvres anciens et modernes etc. Paris 1867) pone questo 
libriccino tra i più preziosi che riguardano la storia delle Missioni Americane. L' Harisse e il Ter- 
naux credono che sia l' estratto d' un' opera che venne poi stampata in Medina del Campo 1' anno 1543 
col titolo: Libro llamado thesoro de virtudes util et copioso, compilado por un Religioso Portugues.... 
Medina de Campo M. D. xliij. Le lettere furono anche pubblicate nell' edizione latina di quelle del 
Cortez, fatta in Colonia il 1532; nel Novus orbis, edizione del 1535; e nella Cronica di Fr. Amando 
Ziriense, stampata in Anversa, nel Belgio, il 1534, di cui diremo a suo luogo. 

8. Aguado. — Primera parte de la recopilacion historial re- 
solutoria de Sancta Marta y nuebo reyno de Granada de las Indias 
del mar Oceano, con la qual se trata del primer descubrimiento 
de Sancta Marta y nuebo reyno y lo en el sucedido hasta el ano 
de sesenta y ocho (1568), con las guerras y fundaciones de todas 
las cibdades y villas del. Hecho y acabado por el reverendo 
Padre Fr. Pedro de Aguado Frayle de la Orden de Sanct Fran- 
cisco de la Regular Observancia, Ministro Provincial de la Pro- 
vincia de Sancta Fee del misnio nuebo reyno de Granada: el 
qual va repartido en dies y seis libros. Dirigido a la S. C. R. M. 
del Eey don Felippe nuestro Senor, segundo deste nombre. 

— Segunda parte de la historia que compuso Fray Pedro de 
Aguado de la Orclen de Sanct Francisco de la Observancia, Mini- 
stro Provincial de la Provincia de Sancta Fee en el nuevo reyno 
de Granada, Indias del mar Oceano. En el qual se trata el de- 
scubrimiento y fundacion de la gobernacion y provincia de Ve- 
nezuela, con el descubrimento de la isla Trenidad y fundacion 
de la cibdacl de Cartagena y su gobernacion en Tierra Firme, 
con el alcamiento y tirania de Lope Aguirre traidor basta que 
fué muerto en la gobernacion de Venezuela por los del campo 
del rey. Cuentase todo el discurso del General Pedro de Ossua 
que fue muerto por este traidor Aguirre, yendo en busca de la 
tierra que llaman Dorado. 

Manoscritto di due grossi volumi in foglio, di lettera antica, non numerati, della Reale Accademia 
di Storia di Madrid, di cui fece estrarre una copia in quattro volumi, parimente in foglio, Gio. 
Hat lista Munoz per la Biblioteca del reale Palazzo della stessa città. Il Brasseur (Bibliotheque 
Mexico-Guaiemalienne, Paris, Maisonneuve 1871) citando questa copia, non parla che della prima 
parte : non so come non vedesse la seconda. — Il Padre Aguado era nativo di Castiglia, dove molto 
giovine vestì l'abito Francescano; e questa sua opera è la prima storia che sia stata scritta di 
quelle regioni, dove con altri suoi confratelli Missionari accompagnò il conquistatore Quesada, e 
fu il primo Provinciale del suo Ordine in santa Fò di Bogota. Il suo confratello Fr. Pedro Simon , 
di cui diremo altrove, e Alfonso di Zamorra, molto profittarono del suo lavoro; di cui, secondo che fu 
annunziato in un recente Manifesto di Madrid, si stava preparando la pubblicazione da una Società di 



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AGUADO 



dotti della stessa città. Non occorre il direche è interessantissima per la storia delle Missioni Francescane, 
non meno che per la geografia e la storia antica delle regioni che descrive. Ne diamo per saggio i 
periodi seguenti. 

Nella dedica della prima parte a Filippo II dice, che scrivendo quest'opera, non intendeva 
già con essa « ilustrar il suo nombre , ni engrandesser la sua fama ; sino que està relacion que 
procuro dar de las cosas que he visto con los ojos, y tocado con las manos, y con tanto cuydado 
he sacado a luz, sea amparada ( e' dice ) y favorescida para que tenga el ser que es necesario 
para ser vista con amor y leida con aficion ; pues con ella yo no pretendo sino hazer lo que debo 
corno christiano y fiel servidor de V. M., porque en el discurso de quinze anos los rflejores de mi 
vida, que me empieè en la predicacion y conversion de los idolatras, que corno bestias vivian en el 
nuebo reyno de aquellas Indias, por muchas cedulas que vi de V. M., entendi el zelo que tiene tan 
catholico del aprovechamiento y conversion de aquellas animas, con el qual non solamente provò 
de personas eclesiasticas y seglares para que las unas en el magisterio de la justicia, y las otras 
en el de la consciencias, pongan en execucion lo que con tanta christianidad y tan costosos medios 
V. M. procura, que es la multiplicacion de los christianos y augmento de la Iglesia y fee della etc. » 

Nel proemio poi al Lector ha quanto segue: « Bien veo que algunos, o con embidia, o con 
algun otro color que buscaran para dorar su intencion, podrian decir es fuera de mi estado y 
profession occuparme en escribir historias, y dar quenta de vidas agenas, para parecerles fuera mas 
justo, siendo la vida tan breve, la muerte tan incerta, y mi habito de tanta perfecion, occuparme 
en el officio apostolico y evangelica predicacion entre gente tan tierna en la fee y tan dura en la 
idolatria: pues este era el mejor aparejo que podria hazer para acabar mi vida, y dar quenta a 
Dios de mis pecados: pero quien con claros ojos y desapassionada voluntad revolviere mi libro, 
me hallarà fuera de culpa, porque hallarà en el corno no solamente me he occupado en la con- 
version desta miserable gente, procurando el augmento de su christianidad con muchas vigilias 
y con ordinarios trabajos, sino corno a gloria y honra de Dios de quien nos viene toda sufìciencia 
virtud y bondad, corno de verdadera fuente, por espacio de quinze anos no ha avido Religioso en 
las partes adonde a mi me cupo la suerte, que con mas cuydado aya servido a la Maiestad divina, 
y aya procurado el augumento da la Iglesia . . . Y no es pequena lastima, ni pequena compassion, 
que siendo la mes tan grande, y el campo tan fertil, sean los obreros tan pocos ... La relaxacion 
y tibieza de que puedo ser acusado, no me ha provenido por la occupacion que he tenido en 
recopilar està historia: parte porque los ratos que la necessidad naturai me compelia recrearme 
para bivir, me occupava en escrbir y recopilar las cosas que mas necessarias me parescian : parte 
porque un Religioso de mi Orden, que se llamaba Fr. Antonio Medrano, tenia comenzado este 
trabajo, por cuya muerte se quedaba por salir a luz; el qual muriò en la jornada que el Ade- 
lantado Ximenes de Quesada hizo desde el nuevo reyno al Dorado, por ir en compania suya con 
zelo y animo de convertir almas, y dar a la Iglesia nuestra madre nuebos hijos... No quiero tampoco 
que se dexe de entender la mucha parte que tengo, si tengo de decir verdad, en el trabajo deste 
reverendo Padre, pues no me costò a mi poco al principio despertar muchas cosas y recopilar 
otras, para hazer de todas ellas un cuerpo y un discurso; y lo que del restaba procure pir- 
flcionar, despues de cumplir con la obligacion, que tenia al officio y governo de mi Provincia . . . 
Y non me faltò la gana de acrecentar a servir Dios, y de despertar los animos de los buenos chri- 
stianos y animosos soldados, para que vayan a emplear su vida en jornada tan catholica, pues 
al fin della les tiene Dios aparejada la corona de gloria. » Che uomini Santi ! 

« Va està primera parte (egli prosegue ) repartida en diez y seis libros . . . en los quales se 
trata de principal intento el descubrimiento de Sancta Marta poblada en Tierra Firme, ribera 
del mar Oceano, que fue principal causa de descubrirse el Nuevo Reyno de Granada ; en el qual 
ha avido y ay tanta abundancia de riquezas y tan excogidos thesoros espirituales y corporales . . . 
los espirituales . . . por tener el demonio las almas de tantos Indios occupandose en su servicio 
con tan diversos ritos y tan infernales ceremonias, que parescia impossible apartalas de su voluntad ; 
lo que se ha hecho con no pequeno trabajo ni con pequeno favor de Dios, en algunas partes de 
aquella tierra, y asi espero se harà en todas ; de manera que podemos decir que no es pequena riqueza 
ganar las almas que estavan perdidas, aviendo Christo dado por ellas la vida en precio a su Padre. » 

Nel lib. IV cap. XVII della stessa prima parte parla de' primi Missionari Francescani e Domeni- 
cani, che vennero inviati in quelle terre « con los oydores Gongora y Galarza ; personas doctas asi 
fin letras corno en doctrina vida y exemplo, que comencaron a cultivar y trabajar en està vina 



AGUADO 



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del Senor. Fandaronse on oste tiempo monasterios destas dos Ordenes en la ciudad de Sancta Fee 
Tunja y Veles. En la ciudad de Tunja an permanecido siempre casas de entrambas Ordenes. Lo 
mismo ha sido en la ciudad de Sancta Fee, que siempre han permanecido entrambas casas. » 

Finalmente, per non allungarci soverchio, prenderemo dal cap. II del lib. Vili della seconda 
parte la descrizione che fa « de algunas costumbres y cerimonias de los Indios y naturales de 
Cumana y Cubagua, y de otras provincias a estas sufraganeas. Harè aqui ( egli dice ) una digression 
de las costumbres y otras usanzas de los Indios destas provincias de Maracapana y Cubagua. . . . 
Estas dos provincias, que arriba nombré de Cubagua y Maracapana, encierran en si otras muchas, 
corno son Cumanagosto , Chacopata, Pirituparagota, Chaigoto, Chomigoto, y otras muchas poblaciones, 
que po no ser molesto no digo ; en las quales era tanto el numero de los naturales y poblazones, 
que afirman los que en su prosperidad los vieron, que habia en ellas innumerables naturales de 
estas gentes. Algunas habia que ya no podemos decir que haya , que comian carne humana por 
alguna venganza, o rito, o grandeza de alguna Victoria que habian habido ; y no la comian de 
todo genero de Indios, sino de algun senor o principal que en la guerra acertaban a prender, corno 
por esperiencia lo viò la gente de Geromino Ortal, quando haviendo ido con los Indios del Penol 
Guaramentel a saquear un pueblo de unos contrarios y vecinos suyos, en el saco abieron los Indios 
un principal, al qual trageron ante su cacique o senor, y despues de haber dicho varios razonamientos 
cu su lengua al preso, y ciertas ceremonias que costumaban hacer, los Indios mas principales 
se llegaban a el, y vivo corno cslaba le iban cortando los miembros y otros pedasos de su cuerpo 
basta que con aquel tormento lo mataron, y sacandole la asadura la repartieron entre ellos y se la 
c.omieron . . . Tcnian por costumbre de hacerse muy grandes convites los unos a los otros , que 
comunemente entre Espanoles llaman borraceras : hacian en ellas muy grandes gastos : dabanse entre 
ellos muy grandes dadivas y prescntes, conforme al possible que cada uno tenia. Usaban de medicos, 
que los curasen, a los quales llamayan Picache. Era costumbre y lei guardada entre ellos que el medico 
habia de dar sano al enfermo que entre manos tomaba, y se le pagaba muy bien su trabajo.. . . 
se el enfermo moria, el medico pagaba con la Vida . . . El numero de mugeres que cada uno tenia 
no me lo superiori dir mas de que cadauno tenia muchas, y entre aquellas una principal, a quien 
todas las demas respetaban y obedeccan . . . En està tierra heredaba el hijo minor de la principal 
muger, y no el mayor, ni el segundo, ni algun de los otros .... Tenian los seniores principales 
sus sotos o coto de caza y lagunas de pescheria; y qualquier particular que en ellos entraba a 
pescar o a cazar, Ionia pena de mucrte, y sus bienes perdidos y conflscados, y sus hijos y mugeres 
csclavos del cacique. Si los scnores iban a algunas guerras, peleaban personalmente, teniendo por su 
cscudo y amparo tres o quatros Indios, por entre los quales disparaban sus flechas ; y aunque 
subir estos Indios que cstaban por escudo de su cacique caian mucho numero de flechas, alli se 
habian de estar. Eran muy temi dos, acatados y reverenciados los principales y superiores de sus 
sujetos, y aun muy amados y queridos dellos. En los mortuorios de los caciques o senores se usa- 
ban los ritos y cerimonias que dirò: tomaban el cuerpo del cacique muerto, y enbijavanlo todo, 
que es dalle un color, o untallo con un betun Colorado, de que generalmente todos los Indios . . . 
usan , emponiendolo de todas la joyas de oro y quentas , que en vida tenia de mas estima y 
valor; y asentabanlo sobre una .barcoa, o canizo que tenian, o le hacian aposta, y luego le ponian 
fuego pordebajo templadamente, de sorte que se iba consumendo el humor del cuerpo y no quemando; 
y all'i lo tenian basta que acababa de tostar y secar muy bien; lo que turaba algunos dias, en los 
quales accurrian todos los suditos del senor, y moradores circunvecinos a dar el pesame a la madre 
o parientes del muerto . En el qual tiempo tenia por oflcio una India vieja de salir a la plaza 
o silio donde el cuerpo del cacique estaba secando, compuesta de ciertas sartas y corales a manera 
de pretales, de cascabeles, y con un paso y sembiante* triste al son que los cascabeles hacian cantaba 
con triste canto los proezas y valentias, que en su vida hizo el muerto ; unas veces sacando a vista 
de lodos el arco con que peleaba, otras las flechas, otras la macana, otras la lanza, y asi discurria 
por todo lo que habia que sacar, no Gallando en sus lamentables ensechas las fìestas convites y 
I regocijos, y otras cosas que a ella le parecia que eran grandeza: lo qual turaba el tiempo que se 
tardaba en consumir la humidad del cuerpo, y aun la carne basta quedar los huesos sqlos; e ya 
que no habia mas que el fuego por gastar, limpiaba muy bien los huesos de la seca carnosidad que 
en cima Ics quedaba, y untandolos . . . metianlos en un cataure o cestillo, y colgabanlos en la 
combrura de su Buhio. Para este dia de està ultima cerimonia, los parientes del muerto tenian 



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ACUEROS 



aderezado muy largamente de corner y beber. » E così mangiando bevendo e ubbriaccandosi, finiva 
la cerimonia e se ne tornavano a casa. 11 Padre Aguado scrisse la sua opera circa il 1582. 

siamp. 9. Agueros. — Descripcion historial de la Provincia y Archi- 
». pielago de Chilóe en el reyno de Chile y obispado de la Con- 

AmenCR cepcion. Dedicada a nuestro catolico Monarca Don Carlos IV 
(que Dios guarde). Por el Padre Fray Pedro Gonzalez de Agueros 
de la Regular Observancia de nuestro Padre san Francisco, de la 
Provincia de la Purisima Concepcion en Castilla la Vieja, Pre- 
dicador general Apostolico, Ex-guardian del Colegio de Propa- 
ganda Fide de santa Rosa de santa Maria de Ocopa en el Perù, 
y Arzobispado de Lima, y su Procurador en està Corte de Madrid. 
Madrid, ano de MDCCXCI. En la impronta de Benito Cano. 

Un volume in 4, di tre fogli preliminari non numerati e 318 pagine. Fra la pagina 14 e 15 è 
un' incisione rappresentante un albero in forma di Croce col Crocifisso ; e sotto vi si legge : Verda- 
dera efigie del Arbol que en figura de Cruz y Crucifixo se hallo en el Valle de Limatile reino de 
Chile : e infine del libro è un Mapa de la Provincia y Archipielago de Chilóe en el reino de Chile 
obispado de la Concepcion : formado por el P. Fr. Pedro Gonzales Agueros del Orden de san Fran- 
cisco etc. L' opera è divisa in due trattati. Il primo : Del estado naturai y politico de la Provincia 
y Archipielago de Chilóe: il secondo : Del estado espiritual y eclesiastico , sino a pag. 205 : donde 
il libro seguita, 1. col Diario de la espedicion que el Piloto Don Francisco Machado (accompagnato 
da valentissimi Missionari Francescani ) hizo desde el Puerto de san Antonio de Chacao , en la 
Provincia de Chilóe , pam reconocer los Archipielagos de Guaitecas y Guaianeco , por orden del 
gobernador que entonces era de aquella Provincia Don Carlos de Beranger: 2. Extracto de la espedicion 
que los Padres, Fr. Benito Marin , y Fr. Julian Real, Misioneros del Colegio de Ocopa, y destinaclos 
a las Misiones de Archipielago de Chilóe, hicieron a ultimos del ano de 1778, y principios del de 
1779, a los Archipielagos de Guaitecas y Guaianeco, al sud de aquella Provincia , en solicitud de 
los Indios gentiles : siendo gobernador del Archipielago Don Tomas de Jauregui, y presidente de 
aquellas Missiones el Padre Predicador Misionero Apostolico Fr. Juan Bautista Peirano : 3. Segunda 
expeclicion hecha a los referidos Archipielagos de Guaitecas y Guaianeco, por los Religiosos Misio- 
neros P. Fr. Francisco Menendez, y P. Fr. Ignacio Bargas, en solicitud de la reducion de los gen- 
tiles, a fines del ano de 1779, y principios de 1780, seguii consta de la carta escrita al P. Fr. Juan 
Real por el citado P. Fr. Francisco Menendez. Poi — Noticias practicas è inclividuales de las islas 
nombradas vulgarmente de Othaiti ò Carolinas, situadas en el mar del sud, o Pacifico. — E consistono 
1. in un Extracto de la expeclicion que en el ano de 1774 se hizo desde el Puerto de Callao de 
Lima a las islas de Otahiti , concludendo a ellas a los Religiosos Misioneros de N. Padre san Fran- 
cisco, para que procuraseli la reduccion de aquella gentilidad : 2. De los acaecimientos particulares 
en el Puerto de Santa Cruz de Ojatitura , al regreso de la isla de Orayatea. 3. Extracto de lo que ex- 
perimentaron los Religiosos Misioh.Fr. Geron. dola, y Fr. Narciso Gonzalez en los Jndios gentiles de la isla 
Othaiti, etc, desde el 28 de Enero de 1775, en que se situaron en ella, hasla el 12 Noviembre del mismo 
ano, que se retiraron para el Puerto de Callao de Lima,segun consta del diario que entregaron al Exmo 
Senor Virey del Perù . — ■ L' opera è piena di dottrina e di erudizione, e della maggiore importanza 
per la storia delle Missioni Francescane. Anche , chi la legga , vi troverà le vere ragioni perchè la 
Spagna ha perdute tutte le sue colonie Americane. Così i consigli de' Missionari fossero stati ascoltati : 
i soli, che sempre, sin dal principio della conquista, dissero coraggiosamente la verità ai Monarchi 
spagnuoli ! L'esemplare che ho studiato, trovasi nella Biblioteca della Reale Accademia di storia 
di Madrid, e n' ho un altro appresso di me, che acquistai in Parigi dal Maisonneuve al prezzo di 
80 franchi. Il Leclerc ( Bibliot. Americ.J errò chiamando il Padre Agueros Arzobispo de Lima:ei 
lesse male nel titolo dell' opera, ove si dice che l' Agueros era Guardiano del Collegio di Propaganda 
Fide di santa Rosa di santa Maria de Ocopa nel Perù y Arzobispado (non Arzobispo) di Lima. 



AGUIRRE - ALARgON 



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— Coleccion general de las especliciones practicadas por los 
Religiosos Misioneros del Orden de san Francisco del Colegio de 
Propaganda Fide de santa Eosa de santa Maria de Ocopa, situado 
en el reyno del Perù, Arzobispado de Lima y Provincia de Sauja, 
solicitando la conversion de los gentiles ; con descripcion geo- 
grafica de la situacion de aquel Colegio y sus Misiones ; y se 
expresan tambien los Religiosos que han muerto a manos de 
los Infìeles por tan santa obra. Dedicala a Nuestro Catolico 
Monarca (qne Dios gnarde) D. Carlos III en sn Real y supremo 
Consejo de Indias, Fr. Pedro Gonzales Agueros, de la Provincia de 
la Concepcion en Castilla la Vieja, Predicador General Apostolico, 
Ex-Guardian del citado Colegio, y su Procurador en està Corte de 
Madrid, a nombre de aqnel gremio de Misioneros. Ano de 1786. 

È un prezioso Manoscritto in 4, di oltre 100 fogli, della Biblioteca della Reale Accademia di 
Storia di Madrid. Ne feci estrarre una copia, che ho appresso di me. In ultimo porta la firma 
dell'Autore con la data 24 di Luglio del 1786, Madrid. 

siamp. io. Aguirre. — Poblacion de Valdivia, motivos y medios de 
hacerla, defensas del reyno del Perù, para resistir las invasiones 
ennemigas de mar y tierra etc. por Fr. Miguel de Aguirre de 
la Orden de san Francisco. Lima, 1647. 

Un volume in foglio. E libro rarissimo , di cui non potei incontrare alcun esemplare in 
nessuna Biblioteca di Spagna, nò altrove. 

ms. li. Alarcon. — Sermones en lengua Cakchiquel, escritos por 
varios Padres de la Orden de san Francisco, y recogidos por el 
M. R. Padre Fray Balthasar de Alarcon, Procurador General de 
la misma Orden en la Provincia del dulce Nombre de Jesus de 
Guatemala. 

« Un volume in 4 di 153 fogli ( dice il Brasseur ( Bibliot. Mes. Guat. ) che lo vide in 
America), contenente ventitre sermoni in lingua Cakchiquel, scritti in diverso tempo da diversi 
autori; tutti di accurata lettera, della fine del XVI secolo. La lingua Cakchiquél, egli continua, che il 
Flores ( Fr. Ildefonso Giuseppe, confratello di Religione dell' Alarcon) chiama la lingua metropolitana 
di Guatemala, era in realtà la lingua della città capitale di quella provincia, che i Cakchiquel dicevano 
Laxmche, e i Messicani Texpan-Guauhtemalan. Questa città si elevava sopra un' alta pianura, 
• circondata da profondi burroni, ad una lega dall' attuale comune di Tepan-Guatemala. Venne rovinata 
nelle guerre della conquista, che produssero tante rovine in quelle regioni del Nuovo Mondo; e 
Alvarado l'anno 1523 vi sostituì la Guatemala Spagnuola, che è ancora capitale di quella Bepubblica. 
Ma i Cakchiquel si estendevano più oltre, sino ai villaggi posti al Nord e al Nord Ovest dei grandi 
vulcani di Fuego e di Acua: al Nord sino alla riva destra del fiume Motagua, e al Nord-Ovest sino 
al piede del vulcano d' Atitan. Il Quiche ed il Izutuhil sono dialetti della lingua Cakchiquel. » 



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ALBANI - ALBUQUERQUE 



stamp. 12. Albani. — Relazione dei Padri Fr. Giacomo Albani e Fr. 
Giuseppe Maria di Gerusalemme Oss. Eif. Francescani e Mis- 
sionari, di ciò che videro nel loro viaggio. 

Fu pubblicata da Giovan Francesco Gemelli nel tomo VI Del Giro del Mondo ; Napoli , 1699-1700. 
Il viaggio de' Padri avvenne il 1691. Nell'opera del Gemelli è anche notizia' di altri Missionari 
Francescani in diverse parti della terra, e se ne può trarre assai profitto. 

ms. 13. Albuquerque. — Carta de Fr. Joào de Albuquerque, 
Arzebispo de Goa a el Rey de Portugal. 

E data in Goa il 1548, e importantissima. In essa dà conto al Re: 1. della conversione e del 
solenne battesimo conferito ad un alto capo Indiano: 2 di quel che passò tra lui e il Governatore 
rispetto a' libri de' gentili : 3 dei progressi della fede per opera de' Padri Domenicani e de' Gesuiti: 
4 di due Capitoli, che dalla Camera di Goa erano stati inviati al Re circa la sua persona : 5 d' un 
chierico che aveva ottenuto un Breve di Protonotario dal Papa: 6 delle virtù del P. Antonio Gomez: 
7 di certi fidalghi eh' erano entrati nel Collegio della Compagnia. L' originale è nell' Archivio della 
Torre del Tombo di Lisbona, e una copia nella pubblica Biblioteca della città di Evora. 

— Carta de Fr. Joào' Albuquerque, Arzebispo de Goa, etc. 

È originale, e data in Goa il 6 dicembre 1848. Trovasi nell'Archivio della Torre del Tombo di 
Lisbona. Vi fa l'elogio delle straordinarie virtù apostoliche di Frate Giovanni da Villa di Concie. 

— Carta de Fr. Joào de Albuquerque, Arzebispo de Goa, etc. 

E data il 1550. Vi si parla della Chiesa della Madre de Deos, data dal Prelato Francescano ai 
Padri della Compagnia di Gesù. È autografa, e si trova nell' Archivio della Torre del Tombo eli Lisbona. 

Di questo insigne Prelato Francescano accenneremo qui qualcosa. della larga biografia che ne 
scrisse, tra gli altri, il P. Emmanuele Monforte nella sua Cronaca della Provincia Francescana della 
Pietà, di cui diremo a suo luogo. Nato nella villa di Albuquerque provincia di Estremadura in 
Castiglia, giovinetto mostrò grande ingegno, congiunto a pari virtù, e compiuti tutti gli studi, si 
rendette Francescano in detta Provincia da poco fondata e per regolare osservanza florentissima, di 
cui addivenne tosto superiore Provinciale il 1526, e dipoi per la seconda volta il 1532. In questo 
tempo lo elesse a suo confessore il Duca Giacomo eli Portogallo, e dipoi re Giovanni III, che 
conosciute in breve le straordinarie sue virtù, lo propose a Papa Paolo III per primo Vescovo delle 
Indie; e venne preconizzato con lettere apostoliche del 2 Aprile del 1537. Consacrato vescovo, partì 
per Goa con l'armata del Viceré D. Garcia de Noronha , giungendovi l'il settembre di quell'anno. 
Non potè subito occuparsi della sua diocesi (che cominciando dal Capo di Buona Speranza com- 
prendeva tutta l' India ) perchè in que' momenti tutto era quivi in grande confusione per recar 
soccorso alla fortezza di Diu , strettamente assediata dai Rumes. Ma tornato il Viceré a Goa, che fu 
il maggio del 1539, di subito si diede a ordinare con grande zelo la sua chiesa. Eretta la cattedrale 
dedicata a santa Caterina, vi creò e istituì canonici, cappellani ed altri numerosi ministri, e dipoi 
anzi tutto si fece a richiamare al dovere i Portoghesi, che occupati com' erano in continue guerre e 
conquiste, non ritenevano quasi più nulla di cristiano. A questo fine divise la città in quattro par- 
rocchie, che provvide di vicarii e di beneficiati ; ed egli primo di tutti predicava senza posa con 
grande spirito, sicché cominciarono numerosissime conversioni anche d' idolatri ; nella quale opera 
fa grandemente aiutato da certo Diego de Borba, nativo d'India, che allevato da' Francescani che 
quivi avevano stanza, era addivenuto un vero apostolo per la conversione delle sue genti. In tal 
modo Goa con tutte le sue adiacenze fu in breve una città cattolica; e perchè i nativi venissero 



ALCALÀ - ALCANTARA 



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più facilmente ammaestrati della fede, F Albuquerque col Borba fondarono il Collegio di Santa Fede, 
dove raccolsero molti giovanetti, che addivenissero poi anch' essi Missionari del loro paese. L' Albu- 
querque ebbe la ventura di ricevere e ospitare per alcuni mesi in sua casa' san Francesco Saverio 
che si recava in missione, ed altri Missionari della Compagnia di Gesù testé nata nella Chiesa ; e 
tanta amicizia si strinse fra loro, che il Santo volle condurre a ricevere il battesimo dal venerabile 
Prelato Francescano il primo Giapponese che gliene fece richiesta in Malacca. Ma appena un libro 
basterebbe per scrivere ciò che fece F Albuquerque per la propagazione e l'assodamento della fede 
cattolica nell'Indie. Dopo molti anni di fatiche, il Be di Portogallo lo autorizzò a tornare in patria: 
ma il buon Pastore non volle abbandonare il diletto suo gregge, e morì in Goa F ultimo di febbraio 
del 1559. Oltre le sue lettere di sopra accennate, io credo che frugando nelle Biblioteche e Archivi 
di Portogallo, se ne troverebbero delle altre ; e ne varrebbe la pena, essendo di straordinaria importanza 
per la storia della predicazione e dell' ordinamento del Cattolicismo nell'India Portoghese. 

14. Alcalà.-— Vida maravillosa de san Martin de la Ascension 
y Aguirre, Proto-Martyr del Japon, naturai de la muy leal 
villa de Vergara: disertacion historica de su patria y apellido. 
Su autor es el Padre Fr. Marcos de Alcalà, Lector eie Theologia, 
Misionero Apostolico, Predicador àe su Magestad, Califìcador del 
Consejo de la suprema y general Inquisicion , y de sus juntas 
secretas, revisor generalrde Librerias, Definidor actual, y Chronista 
de la santa Provincia de san Joseph de Religiosos Descalcos de 
N. P. S. Francisco. Dedicada al Ilustrisimo Senior D. Andres de 
Orbe y Larreatequi, Inquisidor General de todos los Reynos y 
Senorios de Espana. Con licencia : en Madrid : en la Imprenta 
y Libreria de Manuel Fernandez, frente de la Cruz de Puerta 
Cerrada, ano MDCCXXXIX. 

Un volume in 4, di 55 carte di Dedica e dictamines de los Revisores; 310 pagine; ed altre 8 
carte non numerate d' Indice de las cosas nolables, y iablas de los capitulos in fine. È un libro di 
preziosi documenti per la storia delle nostre Missioni nel Giappone. Tanto viemaggiormente che ci 
dà ragguaglio (come già fanno quasi tutti i nostri scrittori di Spagna e Portogallo) degli Autores, 
e delle loro opere, que sirvieron de fundamento a la hìstoria : e sono el V. Fr. Juan Pobre (Laico) 
companero del santo Martire, e la sua Hìstoria Eclesiastica del Japon : Fray Francesco de Montilla, 
que viviò con el Santo en Manila, e la sua Belacion Historica di quanto era avvenuto : el P. Fray 
Antonio de la Llave nella sua Chronica de la Provincia de san Gregorio de Philipinas : Fray Alonso 
de Jesus, coetaneo del santo Prolornarlyr, e il suo Memorial a la santidad da Gregorio XV : Fray 
Balthasar de Medina, e la sua Chronica di s. Diego de Mexico con la Vida, Martyrio, y Beatificacion 
del invito Proto-Martyr del Japon, san Phelipe de Jesus, Patron de Mexico: Fray Nicolas Serrale 
e il suo Compendio historico de la Seraphica descalzès: Fray Jacobo de Castro e le sue Chronicas 
de la Provincia de Santiago ( 2 volumi). Un asemplare di questa Vita trovasi nella Biblioteca della 
Reale Accademia di Storia di Madrid. 

15. Alcantara. — Eelacion muy breve de la perdicion de los 
Espanoles y del Martyrio de seis Frayles Franciscanos sus com- 
paneros que padeceron por la Fe de nuestro Senor Jesu Christo en 
el ano de 1597 en la ciudad de Nangazachi en el Japon. 



12 



ALEMAN - ALFARO 



Ms. 
Asia 



Ms. 
Asia 



Manoscritto di 5 carte in foglio, originale, in carta cinese, segnato Fr. Pedro de Alcantara , 29 
de junio 1597. Trovasi nell'Archivio de Indias di Siviglia. 

16. Aleman. — Historia de todo lo obrado en China por el 
senor Patriarcha Tournon, y su defensa, ano de 1709: por P. Fr. 
Martin Aleman de la Provincia de san Juan Bautista. 

Così il Padre Huerta nel suo Estado geografico, topografico, estadistico, historico-religioso de 
la Provincia de san Gregorio de Filipinas etc. Binondo 1863 « Fr. Martin Aleman , (egli aggiunge) paso 
a Filipinas el ano del 1696, y en el mismo ano fue destinando a las misiones de la China, donde 
trabajó con gran celo, desempenando el cargo de Comisario Provincial. Despues de 30 anos de 
trabajos apostolicos en China faè llamado a Mejico por el P. Comisario General, saliendo de Macao 
el 20 de Enero de 1726, y habiendo sido despachado en Mejico se dio a la vela por Londres en un 
buque ingles. En està ciudad enfermò gravemente, y muriò en casa del Embajador Portuguez, asistido 
de su companero Fr. Juan Fernandez Serrano, a principios del 1727. » Di questi due Missionari 
Francescani sono alcune lettere importanti nella Biblioteca Fabroniana di Pistoia. 

17. Alenda. — Eelacion de mi viage a Pekin: por el P. Fr. 
Gaspar Alenda de la Provincia de S. Juan Bautista. 



Il Padre Huerta, (Estado etc.) che ce ne dà notizia, dice che è segnata il dì 12 agosto del 1638. E 
aggiunge la seguente biografia. « Fr. Gaspar Alenda, Predicador, profesò en la santa Provincia de 
S. Juan Bautista, donde se ejercitò con mucho aplauso en la predicacion, paso a Filipinas el ano de 
1611, y fue destinado al ministero apostolico. El ano del 1636 paso a las Misiones de la China, 
y fue el primero que, en compania de Fr. Francisco de Alameda, entrò en ciudad de Pekin, predicando 
publicamente el dia 14 de Agosto de 1637. Por està santa causa fuè preso en dicha ciudad, 
apaleado en publico tribunal y desterrado a Neuti, distante de Pekin unas 300 leguas, en cuyo 
dilatado camino, cargado de cadenas , sufriò con admirable paciencia indecibles trabajos. En 
la ciudad de Neuti fuè condannado a muerte; pero se revocò la sentencia y fue desterrado a la 
ciudad de Macao, donde consiguiò su libertad. Desde Macao paso a Isla Hermosa , y fundò una 
Iglesia y Convento, ocupandose en la conversion de los infieles hasta el ano de 1672, en cuya epoca 
asediaron los Holandeses la citada isla el 18 de Agosto , y se apoderaron de ella el 25 del 
mismo mes , munendo nuestro Fr. Gaspar en uno de los dias que median entre el 18 y 25 de 
Agosto de dicho ano de 1642, por una baia enemiga y en defensa de su religion y de su patria. » 

18. Alfaro. — Viaggio fatto alla Cina dal P. Fr. Pietro Alfaro 
dell' Ordine di san Francesco della Provincia di san Gioseffo 
(mentre era Ministro delle isole Filippine ) insieme con tre Padri 
della medesima Eeligione. Dove si vede, come entrassero mira- 
colosamente in quel regno , et si fa mentione di tutte le cose 
belle et curiose, che notarono in sette mesi che ci stettero. In 
Venetia, appresso Andrea Muschio, MDXC. 

Un volumetto di 82 pagine, in 4, tradotto dallo spagnuolo in italiano dal magnifico Mr. 
Francesco Avanzo, cittadino originario di Venezia. Se ne trova un esemplare nella Biblioteca 
Nazionale di Firenze. Lo scrittore del viaggio non fu veramente il Padre Alfaro , ma uno de : suoi 
compagni, cioè il Padre Agostino de Tordesillas, di cui diremo a suo luogo, parlando del manoscritto 



ALHONDIGA - ALMAS 



che n' abbiamo trovato nella Biblioteca della Reale Accademia dì storia di Madrid. Questa 
traduzione italiana venne condotta su la stampa che ne fece in ispagnuolo il P. Giovanni Gonzalez 
de Mcndoza Agostiniano, che tutto lo interpolò e aggiustò a modo suo. Il viaggio fu fatto nel 1579. 
Questi Francescani, dopo gli antichi loro confratelli del 1300, furono i missonari che primi di tutti 
entrarono in Cina. Del Padre Alfaro esistono e vidi parecchie importanti lettere autografe nell' Archivio 
de Indiai di Siviglia. 

19. Alhondiga. — Relacion do los trabajos y frutos apostolicos 
de los Religiosos Franciscanos en el vasto Imperio de la China 
por el P. Fr. Roque Alhondiga de la Provincia de S. José. 

Così il Padre Huerta. ( Estado etc.J : aggiungendo che « se alistó para las Misiones de Filipinas y 
llegò a ellas el ano de 1721, y el 2 de Octubre del proprio ano salió para las Misiones de China. Llegado 
a Canton, estudiò el idioma chinico . . . y murió en la misma ciudad el dia 4 de Marzo de 1731. » 

20. Almaden. — Relacion del hermano Predicador Fr. Antonio 
de Almaden, de los sucesos de la Mision desde los ultimos del 
ano de 1730 hasta el mes de agosto del ano de 1731. 

Manoscritto di 5 carte in 8, dell'archivio del nostro Convento di Manila, inviatomi da que'buoni 

Padri. 

— Relacion en que se dize la prision de un Religioso Francisco 
Descalzo Espanol , Misionero Apostolico del Imperio de la Gran 
China, estando actualmente, despues de dies anos cumplidos de 
persecucion, en la Provincia de Xan-tung. 

Manoscritto dell'Archivio del nostro Convento di Manila, inviatomi da que' Padri. Sono 17 
carte in 4. Il religioso imprigionato fu lo stesso P. Fr. Antonio della Madre di Dio , o Almaden; 
e sua è la relazione data el ano quarto del empendor Kien-Lung, Luna nona. Arto de la encar- 
nacion 1739 dia 22 de octubre. 

21. Almas. — Clamores feitos ao cèo, suspiros dados na Terra 
Santa de Jerusalem, lagrimas e tormente , com que em Palestina 
acabào as vidas os fìlhos do Serafico P. S. Francisco, que residem 
naquellos santos Lugares ; gracas que lhes sào concedidas , e a 
seus bemfeitores , com cuja diligencia e esmolas se conservào ; 
mercés com que sào premiados e outras importante noticias , 
que neste livrinho recopilou a devota curiosidade de Fr. Miguel 
das Almas Santas, Religioso do N. P. S. Francisco da Provincia 
do Portugal no menor estado de Leigo , Vice-Commissario de 
Terra Santa de Jerusalem na comarca de Valenca de Minho e 
parte do Arcebispaclo de Braga. Obra novarnente accrescentada. 



ALVA 



Lisboa: na officina de Miguel Manescal, Impressor do Santo Officio. 

Anno 1755. Con as licencas necessarias. 

<> 

Un volume in 8, di tre carte preliminari non numerate e 352 pagine. Contiene molte notizie 
e documenti per le nostre Missioni dell' Oriente. Se ne trova un esemplare nella Biblioteca dell'Acca' 
demia (già della Congregazione del Terz' Ordine Regolare di san Francesco) di Lisbona. 

siamp. 22. Al va. — Naturae prodigium, gratiae portentum: hoc est 
SeraphiciP. N. Francisci vitae acta ad Christi Domini Nostri vitam 
et mortem regulata et coaptata : in prima columna describuntur 
Redemptoris mundi mysteria, incipienclo ab eius aeterna praede- 
stinatione usque ad gloriosarn ipsius ad coelos ascensionem ; et in 
altera correspondente, conformitates, similitudines et parallela Se 
raphici Patriarchae , in guadraginta quinque titulos divisa : item 
prò apparati! operis .viginti sex praemittuntur tabulae, prò princi- 
palioris assumpti claritate et illustratione : ad laudem et gloriam 
eiusdem Seraphicae Religionis Minorum Patriarcliae pertinentia, 
enodantur. Omnia elaborata et collecta ai P. Petro de Al va y 
Astorga in eiusdem Seraphicae Regularis Observantiae Instituto 
filio, Lectore Jubilato, Supremae Inquisitionis Qualificatore, Pro- 
vinciae XII Apostolorum Regni Peruani Occidentalium Indiarum 
alumno, et in Curia Romana prò venerabilis fora santo) P. Fr. 
Francisci Solani canonizatione Procuratore Generali. Matriti, 
anno MDCLI. 

Un volume in foglio, di 410 pagine , di cui trovai un esemplare nella pubblica Biblioteca di 
sant' Isidoro di Madrid. È lavoro importantissimo per ben conoscere il prodigioso apostolato del Solano 
nell'America, non altrimenti che le glorie conseguitevi mercè l'opera dell' Ordine Francescano dalla 
Romana Chiesa. Oltre a ciò, ha una tavola (la prima delle 10 che si seguono l'una all'altra) 
veramente preziosa, in qua recensentur doctores et authores qui de Seraphico Patre nostro Francisco 
scripserunt: non quiclem incidenler (nam horum non est numerus ) sed illorum, qui ex professo 
egerunt de ipso vel rebus eius, elaborando librum , tractatum, opusculum, sermonem, vitam, vel 
poemata . . . ordine alphabetico distributi. Un altra dà molti particolari delle nostre Missioni in 
varie parti della terra. In un'altra si riferiscono tutti i Conventus et Ecclesiae atque loca sacra, 
quae inter barbaros infìdeles Saracenos ac Maliumetanos habitant et possident Fratres Minores et 
in quibus cultui divino inserviunt. In somma, è opera piena di molta dottrina e di bellissime notizie ; 
o meglio, è come una sintesi di tutto quello die sotto ogni rispetto era stato scritto di san Francesco 
sino 'all' anno 1651. 

— Delinatio Bullari Seraphici extracta ab indiculo universali 
a R. P. Fr. Pedro eie Alva et Astorga Regularis Observantiae 
elaborato, in quo secunclum seriem annorum Christi Domini ac 
Summorum Pontificium extant collectae et dispositae (sicuthic 



ALVAREZ 



15 



in Gregorio IX demonstratur) 15000 Litterae Apostolicae et Decreta 
prò conficenclo Bullario totius nostrae Seraphicae Religionis. 

Sono 24 pagine, in 4. Un esemplare trovasi nella Biblioteca Nazionale di Madrid. 

23. Alvarez. — Diario historico- politico- canonico -moral. Su 
Auctor el Padre Fray Joseph Alvarez de la Fuente, Predicador 
General de numero en su Religion, y de su Magestad catholica, 
hijo de la santa Provincia de Castilla del Orden de nuestro P. 
S. Francisco de la Observancia , v la dedica al Reverendisimo 
Padre Fray Juan de Soto, Lector Jubilaclo, Teologo do*$u Mage- 
stad en la Real Junta de la Inmaculada Concepcion. Dividido 
en doze partes por los cloze meses del ano. 

Sono 13 volumi in 8. Il tredicesimo contiene l'Indice di tutta l'opera. Opera ricchissima di 
notizie e di erudizione, che può prestare molto aiuto per scrivere la storia delle nostre Missioni. Ne 
è un esemplare nella Biblioteca del palazzo vescovile della città di Cordova. 

24. Alvarez. — Mcmorial ilustre de los famosos hijos del Real, 
grande y religioso Convento de S. Maria de Jesus ( vulgo S. 
Diego de Alcalà) primado Monasterio de este ilustrissima ciudacl 
(|uc produxo tantos varones sabios, cuyas brillantes luces en cuna, 
virtudes y letras hicieron gloriosa su fundacion : que hizo el 
Ilustrissimo Senor I). Alonso Carrillo de Acuìia , Arzobispo de 
Toledo, Primado de las Espanas y Chanciller May or de Castilla. 
Escrivele Fr. Diego Alvarez Predicador General de la excìarecida 
Provincia de Castilla de la Regular Observancia de N. P. S. 
Francisco y Sacristan May or de diclio Convento. Le consagra a 
la hermosissima aurora de el mejor Sol Santa Maria de Jesus, por 
mano de Don Vicente, Julian, Bentura de Alfaro e Cavallero de el 
habito de Santiago, ayuda de Camara de su Magestad y Sindico de 
este Convento. Con licencia : en Alcalà, en la Impronta de Dona 
Maria Garcia Briones, impressora de la Universidacl. Ano de 1753. 

Un volume in foglio, di 15 carte preliminari non numerate e 636 pagine , oltre 4 carte di 
Elenco, in fine, de los Ubros y capilulos que se conticnen en està Ustoria. Sono sette libri, e vi sono 
bellissime ed importantissime biografie di nostri Missionari e Martiri, che dopo aver illustrato quell' 
insigne Collegio col loro magisterio e i loro studi , operarono maraviglie e sparsero il sangue fra 
popoli barbari e selvaggi per la diffusione della fede di Gesù Cristo. Aggiungiamo che nella Biblioteca 
della Reale Accademia di Storia di Madrid sono numerosi documenti inediti per scrivere una bellissima 
e gloriosa storia del sopraddetto Collegio , che si può dire essere stato ima delle più splendide 
università-delia Spagna, di cui la dotò il Cardinal Ximenes, Un esemplare del libro del Padre Alvarex 
si trova nella stessa Biblioteca, 



16 



AMERICA - AMIGH 



M, 



25. America en el mar del Sur, llamada Imperio de los Eevnos 

America ^1 

Un volume in foglio, della Biblioteca Nazionale di Madrid. È un lavoro molto ben fatto, ricco 
di notizie geografiche e storiche, e di fatti attinenti all' opera apostolica dell' ordine Francescano nelle 
Americhe, specialmente nei vasti regni del Perù. Pare scritto al principio dello scorso secolo, ed 
autografo. N' è autore un Francescano che amò tener celato il suo nome. 

vamp. 26. Amich. — - Compendio historico de los trabajos , fatigas , 
America SU( i ores j muer tes que los Ministros Evangelicos de la Serafica 
Beligion han padecido por la conversion de las almas de los 
gentiles en las montanas de los Andes , pertenecientes a las 
provincias del Perù ; dedicado al Serafico Doctor san Bona- 
ventura; escrito por el P. Fr. José Amich, Predicador Apostolico 
y escritor del Colegio Serafico de Propaganda Fide de santa 
Eosa de Ocopa . Van en seguicla noticias historicas sobre las 
Misiones en la Bepublica de Bolivia por el P. Ceferino Mussani, 
Minimo Observante. Paris, Libreria de Rosa y Bouret, 1857. 

Un volume in 8 , di 392 pag. Alla 293 cominciano le Noticias historicas sobre las Misiones de 
la Republica de Bolivia por el P. Ceferino Mussani. Una traduzione italiana di tutta F opera è presso 
di me, fatta a mio invito dal P. Pietro da Belmonte della Provincia Osservante delle Marche. Giova 
qui notare quel che dice 1' Autore alla fine del Prologo, che cioè egli rappiccò e proseguì el Mio 
historico de la Cronica Franciscana del Perù, esenta por el Reverendo Padre Fray Diego de Cordoba 
y Salinas, sacada a luz el ano 1651, della quale parleremo a suo luogo. Fu il P. Amich un dottissimo 
Missionario e geografo. Il Padre Truxillo nel suo Plano de Estudios, ci fa sapere che el descubrimiento 
y demarcacion de las Islas Carolinas, o de Otageite, situadas en el Oceano Pacifico , y el recono- 
cimiento geografico, y noticia de sus habitantes se debiò unicamente a Fr. Joseph Amich ano de 1772. 
Dalla sua opera trascriviamo , come saggio , la seguente notizia che nella prefazione dà delle Andes. 
« La primera notable porcion de la America merdional ( egli dice ) es la Gordillera Rea], que comenzando 
cerca del mar de norte en las sierras de Santa Marta, prosigue al Sur por espacio de mas de mil 
y trescientas leguas , con elevados cerros cubiertos de nieve todo el ano. Està Cordillera Real casi 
desde su principio viene dividida ,en ramos casi paralelos ; y aunque en algunos parajes llegan a 
unirse (corno en la provincia de Jaen), siempre se distinguen en sus calidades. El ramo occidental 
de la Real Cordillera, el cual sirve de orla a la costa del Perù, es mas alto y nevado, y corno dista 
poco del Mar del Sur ( pues su distancia no escede de veinte leguas ), las vertientes que dan 
manantial a los rios que desaguan en dicho mar, son de poco caudal, y por consiguiente los rios 
son pequenos. Y por el contrario, de todas las vertientes que caen a la parte orientai , se forman 
grandes y caudalosos rios , que despues de haber corrido por diversos rumbos, tributan los mas 
sus raudales al gran rio Maranon, y algunos al gran Rio de la Piata. Las faldas de este ramo occidental, 
que caen a los valles del Sur, son regularmente esteriles , pues solamente con el beneficio del riego de 
las vertientes de la Cordillera produce lo necesario a la vida humana en las quebradas y valles donde 
se consigue el riego, dejando muchos espacios de costa incultos por l'alta de humedad reducidos a 
aridos arenales y algunas salinas. De està generalidad se esceptua la costa que media entre Guayaquil 
y Panama, que por estar mas distante de la Cordillera tiene el beneficio de las Uuvias, y es montana, 
con temperamento calido y humedo. 

« El ramo orientai de la Real Cordillera ( que vulgamente llaman la Cordillera de los Andes ) 
dista regularmente de dies a veinte leguas de la Cordillera grande, y tiene muchos cerros nevados 
todo el ano. El espacio que se balia entre estos dos ramos de Cordillera , està cortado de diversas 



AMICI! 



17 



quebradas y vallcs frios donde se cria mucho ganado de todas especies, y algunos son abundantes 
de cebada y trigo . El temperamento es frio y seco , aunque tiene su invierno de lluvias y en 
algunas quebradas por donde corren algunos rios (a lo cual llaman temples) hace bastante calor, 
y se producen algunas fructas, asi de la tierra corno de las de Europa. 

« La segunda porcion notable de la America Meridional, es la Serrania del Brasil, que comen- 
zando desde las sierras de Maldonado (en el rio de la Piata) corren al norte hasta cerca de la linea 
equinoccial. Y aunque està serrania no es tan elevada ni tiene tantos cerros nevados corno la Cor- 
dillera Real , es muy escabrosa y llena de monte , donde por las frecuentes lluvias dan sus 
vertientes copiosos caudales de agua a mucbos y grandes rios, que los mas desaguan en el rio de la 
Piata, y otros al mar del norte. Tales son el rio del Para, el de Tocantinos, el de san Francisco y otros. 

« Entre estas dos notables porciones de la America Meridional, està situada la tercera, mas 
notable por su grandeza. Consiste està porcion en unas grandes llanuras o Pampas, que ocupan 
mas de mil leguas del setentrion al mediodia, y del occidente al oriente en algunas partes quinientas 
leguas y en otras menos. Todo este grande espacio està cruzado de innumerables rios , muchos de 
los cuales son de tal magnitud, que exceden a los mas famosos de Europa y Asia. Los mas de ellos 
contribuyen a formar el famoso rio de las Amazonas, y los otros tributan sus caudales al rio de 
la Piata. El terreno (maxime en la zona torrida) està cubierto de espesos montes de arboledas de 
todas especies y de grandores estraordinarios. El temperamento es calido y humedo escesivamente, 
por lo cual cs criadero de innumerables sabandijas nocivas al genero humano . Hay culebras de 
muchas especies y tamanos, y algunas muy ponzonosas. Muchos tigres, leopardos y animales voraces. 
La cantidad de hormigas de difcrcntes especies y grandores, es immensa. Los mosquitos en tanta 
muchedumbre, que a veces se forman de ellos corno densas nubes, y murciélagos de estraordinaria 
grandeza. Los rios en gran manera abundan de pescado y de caimanes ; los montes crian muchos 
animales comestibles, y el ayre da muchisimas aves de varias especies, asi de caza corno de canto, 
matizadas de hermosos y vistosos colores. 

« Todo este vasto espacio de està tercera notable porcion de la Meridional America, està 
poblada de innumerables naciones de Indios infieles, quo viven de vida brutal sin lev, ni rey, ni 
dcpendencia : contcntos con lo que produce la tierra y los rios a costa de muy poco trabajo, porque 
corno el temperamento es muy calido y humedo, baco el terreno grandemente fertil de todas las 
semillas y frutos que suele producir la montana. Las mas de las naciones no usan mas vestido que 
ci que sacaron del vientrc de su madre. Viven esparcidos por aquellos montes en casas grandes 
hechas de palos y cubiertas de hojas de palmas . En cada casa vive una familia o parentela de 
tricnta o mas personas. Solamente se juntan en crecido numero para sus borracheras (que es su 
vicio dominante) y para las espediciones de guerras que continuamente tienen unas naciones contra 
otras: para cuyo efecto eligen sus cabos o Curacas. Entro ellos se ignora la piedad, porque ni los hijos 
hacen caso de sus padres, ni las hijas atienden a los preceptos de sus madres, y los enfermos no 
tienen mas remedio que sanar naturalmente o morir desamparados ; y despues de muertos, sus 
parientes pegan fuego a la casa y cadaver, y se mudan a vivir a otra parte bien distante. 

Ora viene la Montagna (cervo ) del Sai, dove specialmente evangelizzarono, negli ultimi secoli, i 
Francescani. « El ramo orientai de la Cordillera Real, llamaclo vulgarmente la Cordillera de los Andes, le 
ha situado Dios tan empinado y escarpado por la parte orientai (que es la que mira a la montana) 
(pie parece haber querido su altisima providencia impedir a los moradores de la Sierra el transito 
a las llanuras ; pues solo permite bajada a ellas por algunas quebradas de muy dificiles caminos por 
causa de los precipicios, nieves y ciénegas de que està guarnecida està Cordillera de los Andes. Estos 
obstacolos fueron la causa para que siempre fuesen sin fruto las espediciones a la montana, asi en el 
tiempo de los Incas, Monarcas del Perù, corno de los Espanoles que emprendieron algunas de sus 
conquistas, y està misma parece ser la razon porque en los primeros cien anos de la conquista de este 
reino, no se Ice haber entrado Religioso alguno a la espiritual conquista de los infieles de les montanas... 

« La primera entrada que se hizo a las montanas (omitiendo las que hicieron los conquistadores 
de Quito) fué por la quebrada de Chachapoyas y Moyabamba, en cuyo rio se hizo el armamento de cinco 
bergantines, para ir reconocer el rio de las Amazonas bajo las ordenes del capitan Pedro de Ursua, a 
quicn matò el tirano Lope Aguirre, y se levantò con el armamiento para las piraterias que ejecutò en 
el mar del Norte. 

« O.tra entrada a la montana se facilita por la quebrada en que està la ciudad de Guanuco, 

3 



18 



AMOR DE DEOS - ANDRADA 



Por estas entraron nuestros Religiosos el ano de 1631 a la conquista espirltual de los Panataguas, 
segun que lo renere nuestra Cronaca del Perù lib. 7. Cap. XXV. 

« Esto Cerro del sai es muy famoso por el grande concurso de Indios infieles, que de las naciones 
mas remotas de la montana acudeh a el por sai .... està habitado de indios Amages, y de algunos 
de las otras naciones que se quedan en el cuando suben por sai. (Cap. I. del Compendio etc.) 

I sopra detti primi Missonari Francescani formarono il primo popolo cristiano di Guancabamba; 
donde poi « entrò a la montana el siervo de Dios Fr. Geronimo Jimenez . . . el ano de 1635 . . . que 
despues fué martirizado en compania del venerable Padre Fray Cristoval Larios a manos de los indios 
Campas en el rio de Perene el dia 8 de deciembre de 1637. » (Cap. II). E così mano mano la Missione 
venne dilatandosi con vicende varie, e immensi sacri ficii de' figli di san Francesco , cbe vi ottennero 
stupendi successi: ed è la storia che l'Autore ci viene narrando insino addì nostri, ricca d'interes- 
santissimi fatti. Questa missione ancora continua, ed è una delle presenti belle glorie del nostro 
Istituto. 

mp _ 27. Amor de Deos. — Escola de Penitencia, caminho de per- 
feicao, estrada segura para a vida eterna. Chronica da Santa 
Provincia de S. Antonio da Kegular Observancia da Ordem do 
Serafico Patriarca S. Francisco no Instituto Capucho neste 
reyno de Portugal. Tomo I offerecido ao eminentissimo senhor 
Cardeal Patriarca I D. Thomas de Almeida , Capellao Mor e 
conselheiro de Estado, por seu author o doutor Fr. Martinho 
do Amor de Deos, Collegial que foy no Collegio Real de S. Paulo 
na Universitade de Coimbra, e nella con graos in utroque jure ; 
Missionario Apostolico, Penitenciario de su Santitade , Exami- 
nador Synodal da Curia Patriarcal e do Bispado de Leiria pelo 
illustrissimo senhor D. Alvaro de Abranches e do grande Priorado 
do Crato pelo serenissimo senhor Infante D. Francisco : Filho do 
santo Seminario de Bracannes, e incorporado nesta Provincia e 
seu Chronista. Lisboa Occidental, na officina dos Herdeiros de 
Antonio Pedroyo Galram . MDCCXL. Con todas as licencas 
necessarias. 

È un volume in foglio, di 24 carte preliminari senza numerare e 870. Non fu pubblicato che questo 
primo tomo. Nel libro I parla delle nostre missioni della Provincia di san Thomè nell' Indie orientali, 
Ne trovai un esemplare nella Biblioteca Nazionale di Lisbona. 

28. Andrada. — Relacion autentica del martirio de Fr. Seba- 

Ms. 

A5ia stian de San José y Fr. Antonio de Santa Ana en las islas de 
Macasar y Tagalonda , el ano 1610: por el P. Fr, Pedro Matias 
de Andrada de la Provincia de S. José. 

Di questo manoscritto ci dà notizia il Padre Huerta (Estado ec.) Il Padre Fr. Pedro Matias do 
Andrada nacque da nobili e virtuosi genitori in Toledo : fece tutti i suoi studii in quella Università, 
e dipoi vestì 1' abito Francescano nella Provincia di san Giuseppe. L' anno 1580 si recò al Messico , 
e due anni dipoi di là passò alle Filippine, dove molto lavorò nella Provincia di Camarines. Il 1594 



/ 



ANGEL - ANTICA 



19 



America 



fu fatto Defìnitore della Provincia, e il 1602 superiore della Provincia e di tutte le Missioni: ufficio 
che tenne fino al 1605, quando venne inviato Procuratore presso le corti di Madrid e di Roma. 
Dalla Spagna poi tornò con buon numero di altri Missionari al Messico, dove fu elevato alla sede 
episcopale di Cebù nelle Filippine. La tenne tre anni, e il 1613 fu destinato a quella di Nueva- 
Caceres, dove morì il 1615, lasciando grande fama di santità. 

ms. 29. Angel. — Arte de la Lengua Cakchiquel : compuesto por 
el Padre Fray Angel de la Orden de S. Francisco. 

Manoscritto in 4, dice il Brasseur (Biblioth. Amer. Guai.), di 94 carte, di scrittura che pare della 
fine del XVIII secolo. Veramente non porta in fronte il nome dell' Autore ; ma esso si trova in una 
nota all' ultima pagina dell' opera seguente, che va unita a questa. 

— Vocabolario de la Lengua Cakchiquel. 

Manoscritto parimente in 4, di 225 carte, della stessa scrittura del precedente. La nota dell'ultima 
pagina dice : El Padre Fr. Angel suplica a los que lean este Vocabolario, borren aquellas palabras 
que pueden causar mina espiritual, y el uso las imprime en la memoria. Dilicatezza di coscienza 
che mostra la santità di questi dotti uomini e veri apostoli della Chiesa di Gesù Cristo! 

30. Anleo. — Arte de la Lengua Quiche. Compuesto por N. 
M. R. P. Fray Bartholomé Anleo, Religioso Menor de N. P. San 
Francisco. 

Un volume di 69 pag. in 8, e di bellissima lettera, della Biblioteca Nazionale di Parigi (Fond 
Americ. ) . Comincia come segue : « Arte de Lengua Quiche. Orthografia. De la pronunciacion destos 
lenguas y sus caracteres. Antes de entrar en la esplicacion de el arte de està Lengua Quiche, me 
pareciò tratar de la buena pronunciacion de està lengua y sus caracteres , que por su dificultad la 
tengo por una de las cosas importantisimas de està arte. Usaron nuestros antiguos Padres, que pianta^ 
ron la Fee en està Provincia de Guatemala, de siete letras, o caracteres, para la buena pronunciacion de 



Ms. 
e 

Stamp. 
America 



estas lenguas, y son • 'y ^ • J"f" ' De ^ os ( I ua ^ es trater é en parti- 

cular con la brevedad posible , para que los Ministros no hallen tanta dificultad en la costrucion de 
lo que estabiliré escrito con fiel orthografia, y se faciliten en la pronunciacion ec. » Il manoscritto 
finisce nel modo seguente: «Este arte de Lengua Quiche fué compuesto por N. M. B. P. Bartholomé 
de Anleo, cuyo originai tubo N. M. B. P. Fr. Antonio Melians Betancour, Padre dos veces Ministro 
Provincial de està S. Provincia, y Ministro excelentissimo en los idiomas de los naturales. Y su P. M. 
Bev. me le donò a mi Fr. Antonio Bamirez d'Utrilla, de cuyo originai fué translado este de mi mano, 
y le acabé en veinte y seis de Agosto en el Pueblo de N. P. S. Francisco, Janchachel. Ano de 1744. — 
Fr. Antonio Bamirez de Utrilla. » — Vedemmo di sopra che, secondo il Brasseur, la lingua Quiche è 
un dialetto della Cakchiquel. Ma noi non ne possiamo sentenziare. Debbo qui aggiungere , che 
questo manoscritto fu pubblicato in Londra il 1865 per il signor E. G. Squier, col titolo seguente: 
Arte de lengua Quiche, o Utlateca, compuesto por N. M. R. P. Fray Bartolomè Anleo Religioso 
Menor de N. S. P. San Francisco. Edited, With an Essay on the Quichés, By E. G. Squier. 

31. Antica cronaca del discacciamento dei Francescani dal 
regno di Danimarca, pubblicata in latino dallo storico Protestante 
M. H. Kunclsen e voltata in italiano dal P. Marcellino da Civezza 
M. 0. Roma, Tipografia Tiberina, 1863, 



Stamp. 
Europa 



20 



ANTONIO - AQUILA 



Sono 48 pagine in 8 grande. Pubblicata in latino dal Kundsen, venne poi tradotta in Danese 
da un altro Protestante, che si segna A. D. F. F. J. S., e da ultimo riprodotta dall'abate Garup 
come appendice alla sua Storia della Chiesa cattolica in Danimarca . Io la inserii nel fascicolo 1 
dell' anno III (1863) della mia Cronaca delle Missioni Francescane (pubblicazione mensile che usciva 
a luce in Roma) , donde la estrassi a parte, dedicandola al Cardinale Pietro Marini. Per farne conoscere 
l' importanza, basterà citare le parole del traduttore Danese. « Il signor Kundsen ( egli dice ) si ò 
meritamente acquistato grande riputazione, mettendo a stampa un numero senza fine di atti e scritti 
che gittano immensa luce su la storia del modo, con cui venne introdotto il Protestantesimo in Dani- 
marca Questa esposizione veridica delle ingiustizie e violenze commesse contro di un sol Ordine, 

ci dà un' idea delle tribolazioni sofferte dagli altri , dal Clero secolare , e da tutti coloro che si 
tennero fedeli all' antica dottrina. » 

32. Antonio. — Carta de Frey Antonio a el Eey D. Manoel 
sobre a conversào dos gentios e estabelecimento de seus Religiosos 
Franciscanos. 

Son 4 fogli ; e la lettera è data a quatro de novembro, era de quinientos e dezoiio ; e segnata : 
Immeritus Comissarius Indiarum et Guardianus Conventusi Seraphici Patris nostri Francisci in hac 
civitate de Goa. Fr. Antonius. — L' originale è nell' Archivio della Torre del Tombo di Lisbona, e una 
copia nella Biblioteca dell' Accademia ( già della Congregazione del Terz' Ordine Regolare di san 
Francesco) della stessa città. 

33. Apresentacao. — Epitome historico da vida do Arcebispo 
de Bahia D. Fr. José Fialho : pelo Padre Fr. Joào da Apresentacao 
Campellos, Franciscano. 1740. 



Ne parla il signor Varnhagen nella sua Storia generale del Brasile, tom. Il: ma non dice se 
sia stampato, o manoscritto ; nè io potei incontrarne altre notizie. 

34. Aquila. — Arabicae linguae novae et methodicae insti- 
tutiones, non ad vulgaris dumtaxat idiomatis, sed etiam ad gram- 
maticae doctrinalis intelligentiarn, per annotationes in capitum 
appendicibus suffixas, accomodatae. Anthore Fr. Antonio ab Aquila 
Ordinis Minorum sancti Francisci Strict. Observantiae Theologo 
atque in Collegio sancti Petri Montis Aurei a S. Congregai de 
Propaganda Fide Arabicae linguae deputato Lectore. Opus tuia 
omnibus Arabicae linguae studiosis, tum potissimum apostolicis 
viris, per Asiam et Africam fìdem propagaturis , utile et neces- 
sarium. Romae, typis Sac. Congreg. de Propaganda Fide, anno 
Jubilei, 1650. Superiorum permissu. 

Un volume in 8, di 19 carte preliminari non numerate e 618 pagine. N'c un esemplare nella 
Biblioteca Fabroniana della città di Pistoia, 



ARANDA 21 

stamp. 35. Aranda. — Comienza un tractado, el qual contiene muy 
^ particular y verdadera inforniacion de la ciudad Santa de Hieru- 
salem y de todos los Lugares Sanctos que dentro y fuera desta 
ciudad santa estan senalados , de principal intento aquellos donde 
Christo nuestro Dios y Redemptor celebrò los misterios de nuestra 
Redempcion. 

Item : se contiene en este tractado noticia nmy particular de 
todos los otros Sanctos Lugares en que Christo nuestro Dios obrò 
singulares misterios , contenidos en las provincias de Judea , 
Samaria y Galilea, con breve y general descripcion de la tierra 
de promission, declarando la causa del nombre y de su santidad. 
Y todo esto descripto y escrito lo mas clara y devotamente que 
el tiempo sufre y el autor con diligente inquisicion y vista pudo 
alcanzar a saber y entender. En el ano de MDXXX. Compuesto 
por el muy Reverendo Padre Fray Antonio de Aranda , Guar- 
dian de San Francisco de Alcalà de Henares. El qual vió y passeó. 
A gloria y lionra de nuestro Senor Jesu Christo y consolacion 
y provecho de los leyentes. 

Un volume in 4, di CXV carte. Libro de' più gentili eh' io abbia letti, e prezioso per le notizie che 
dà specialmente di quel tempo. La relazione de'Luoghi Santi finisce al foglio XGVI, con la data: De la 
ciudad de Bandii ano del Senor MDXXXL Poi 

— Siguese una relacion o segundo tractado que contiene 
en particular la disposicion de las Provincias de Samaria y 
Galilea, sefialando singularmente algunos Lugares que en ellas 
son mas principales, y de mas santidad, comencando desde el 
termino septentrional de la Provincia de Judea y procediendo 
camino derecho hasta salir de la tierra de promission. Compuesto 
assi mesmo por el Autor del precedente. Fue vista y examinada 
y apro vada està obra por los Senores del Consejo de su Magestad 
en Madrid : y con su licencia y privilegio impressa en la insigne 
villa de Alcalà de Henares en casa de Miguel de Eguya, ano de 
MDXXXIII. — 

Le ultime parole: Fue vista ec. sono in fine dell'ultimo foglio dell'opera, tutta egualmente 
importante e assai dilettevole. 

Non dispiacerà a' lettori udire la visita che l'Autore fece al Monastero di Santa Maria de' Maroniti 
sul Monte Libano , la quale ricorda anche una gloriosa missione compita pochi anni prima da' suoi 
confratelli appresso quella nazione. « Alli nos mostrò el Patriarcha un ornamento rìco con su 
mitria y pontifical, que el Sanctissimo Papa Leon X de buena memoria dio al antecessor deste que agora 



22 



ARANDE - ARESO 



es, quando tuvo Concilio : el qual cn persona fué a Roma a dar la obedicncia al Papa en compania de 

Frayles nuestros: los quales fueron los medios desta obediencia En solo este Monasterio de N. 

Sefìora del Monte Libano ay campanas : las quales taneron los Religiosos quando nos vieron ir en sefial 
de plàzer : y digo os de verdad que el gozo de oyrlas fué tanto ( ca avia ya mas de ano que no las 
avia oydo) , que sin poderme contener comencè a llorar y areyrme de mis lagrimas . » Poi dal 
Guardiano di Monte Sion venne inviato a predicar y confessar los mercadantes que estavan en Tripol. 
E appresso, a la presencia del Emperador ( Carlo Y, in Europa) , per un despacho de grande impor- 
tancia tocante al favor de los Lugares Sanctos y univer'sal utilidad de la Iglesia. Nella qual missione 
e ritorno in Europa, gli fu assegnato a compagno un honrado Padre de la Provincia deMilan, llamado 
Fr. Miguel de Acquis : e il lunes de Dominica in Albis (egli continua) en el puerlo de Tripol entramos 
en una nave Vèneciana, cuyo patron se llamava Testa roxa (Testarossa) : y con la ayuda de nuestro 
Senor venimos a la insula de Cypro , donde estuvimos esperando pasaje hasta el dia de la Trinidad. 
Un esemplare di questo rarissimo libro trovasi nella Biblioteca della Reale Accademia di Storia di Madrid. 

Ms . 36. Arande. — Padron general de la Mision Serafica en 
Asia los reynos de Cochinchina y Camboja perteneciente por dele- 
gacion apostolica a los Beligiosos de N. P. S. Francisco de la Pro- 
vincia de san Gregorio de Filipinas, cuyos Misioneros son susten- 
tados con la limosna que nuestro catolico Monarca Carlos IV (que 
Dios guarde) liberalmente nos ofrece. Ano de 1794. 

Manoscritto dell'Archivio del nostro Convento di Manila, di cui mi mandarono copia quei 
Padri. In fine è segnato come segue : Mision y reyno de Cochinchina 20 de Junio del presente ano 
1794. Fr. Juan José de Arande, Comisario Provincial. 

stamp. 37. Arébo. — - Le Lieux Saints et les Missions que les Peres 
de la Terre Sainte entretiennent en Palestine et ailleurs, par 
le Eeverend Pere Fr. Joseph Areso. Bayonne Neuve, Cluzeau, 
1856. 

Un volume in 12. Questo venerando e dotto Padre di Spagna, che la rivoluzione del 1834 cacciò dal 
suo paese, rifuggitosi in Francia, con la sua virtù e le zelantissime predicazioni che vi tenne, s' acquistò 
in breve tanta riputazione, che potè pigliarvi pubblicamente l'abito della sua Religione, e dar principio 
alla presente Provincia Minoritica di San Ludovico, che già conta 14 conventi. Ne fu due volte Provin- 
ciale, e n' è insino ad oggi l' anima e la vita, tenuto universalmente in conto di santo. Quando su la 
fine del 1875 io giunsi a Parigi, egli dimorava, ottuagenario, nel Convento di Saint-Palais, che fu il primo 
da lui fondato; e nel mio ritorno dalla Spagna alla fine del 1877, seppi che ancora viveva, ma infermiccio; 
e due volte era stato presso a morire. Se la Francia possiede di nuovo i Francescani, che vi operano tanto 
bene, a questo venerabile Padre ne deve riconoscenza, e non dimenticherà facilmente i successi delle 
sue missioni, e di quelle de' santi suoi compagni e figliuoli. Oltre la riferita opera sopra i Luoghi Santi 
della Palestina, ch'egli visitò apostolicamente pellegrinando, e sopra le missioni che vi conserva l'Ordine 
Francescano, scrisse e pubblicò molte altre cose, di profonda pietà e di varia erudizione, sia in lingua 
francese, sia in quella della sua patria, accolte da per tutto con grande favore. 

Posseggo una sua lettera del 1865, con cui me ne inviava un' altra del nostro P. Fr. Francesco 
Arrieta, già Arcivescovo di Lima, per essere pubblicate nel periodico delle Missioni Francescane, ch'io 
aveva fondato in Roma, e continuò per sei anni, col titolo : Cooperazione de' Frati Minori nelV opera 
della propagazione della Fede, Cronaca, ec. Non giunsero in tempo. Metto qui quella del P. Areso, 
certo che tornerà graditissima a lettori. 

« Viva Jesus !—- Collegio de Misioneros Franciscanos de la Observancia : Bourges, 25 de agosto 
del 1865. R, Padre y amantisimo hermano, Marcelino de Civeza. Como su Paternidad sabe leer el espanol, 



ARLEQUI 



23 



me tomo la libertad de escribirle en dicha lengua, y al mismo tiempo embiarle la carta adiunta. Regi- 
strando dias pasados mi correspondencia para quemar las cartas que no pudiesen servir en el porvenir, 
he haljado una carta del muy R. Padre Fr. Francesco Arrieta, Franciscano Observante del convento de 
Lima, nombrado Arzobispo de aquella ciudad el 11 de Noviembre del ano 1839. Suplico a V. que dè 
logar en los Annales de las Missiones ( Annales fu il titolo sostituito a quello di Cooperazione de' Frati 
Minori ec. nella traduzione francese che se ne faceva nel Belgio ) para que la memoria del limo 
y Rmo Padre Arrieta quede estampada en la historia de la Orden Serafica a quien ha dado tanto 
onor y gloria por espacio de cerca de medio siglo. Seria muy oportuno que el M. R. Padre Guai 
(Pietro), Difìnidor general de la Orden, y Misionero actualmente en Lima (Autore di molte dottissime 
opere di polemica cattolica), escribiese la vida del Ilustrissimo y Reverendisimo Arrieta. Cosas de 
grande ediflcacion podria escribir del sabio, celoso y santo Religioso. En Lima hay todavia muchisimas 
gentes que le conecieron, le amaron y le admiraron, y de quienes fué director espiritual. Se puede 
decir que murió martir de su celo apostolico. El Gobierno de la Republica de Lima prohibió al limo 
Arrieta publicar el Jubileo que el Soberano Pontifice concedió con ocasion de los males que la Religion 
santa de Jesu Ghristo padecia en Espana. Fué tanta su pena, que se fué llorando a torrentes a la Cathe- 
dral , y arrodilado delante del Santisimo Sacramento decia a voz en grito : Es posible que no he poder 
publicar un Jubileo ordenado por el Vicario de Jesu Christo en la tierra ? Despues de haver pasado 
largo rato llorando y lamentando los males de la Religion, se retirò al palacio Arzobispal, enfermò y a 
los pocos dias murió con la muerte de los justos. In memoria aeterna erit iustus ! 

« Si S. P. M. R. quiere dar lugar en los Annales a està mi carta, podra hacerlo : ella servirà de 
preambulo a la carta del Ilustrissimo Arrieta. 

« Dias pasados embié a S. P. tres esemplares del impreso : Fondations Franciscaines, y otros tres 
esemplares de la carta que el M. R. P. Antonio da Rignano (Ex Procurator Generale dell' Ordine, ed ora 
Vescovo di Marsico e Potenza in Basilicata) se dignò escribirme sobre el libro: Manuel des Missionaires 
Franciscains. Su Paternidad guardarà uno para si, otro darà al Reverendisimo General , y el tercero 
por el M. R. P. da Rignano. 

« Conservese S. P. M. R. en buena salud, y mande a S. S. S. y Hermano. Fr. José Areso Ex-M. P. 

Mentre era in corso la presente stampa, mi pervenne la dolorosa notizia della morte del 
venerabile Padre, e il seguente breve cenno, a stampa, di sua vita, che amo resti qui consecrato. 
« Le tres R. Pere Joseph Aròso, restaurateur en France des Franciscains de l' Observance et premier 
Provincial de la Province de Saint-Louis, né à Riguezal, diocèse de Pampelune, le 12 février 1797, 
ordonné prétre le 7 avril 1821, entré dans 1' Ordre à Olité (Province de Burgos) le 12 septembre 
1824, mort au Convent de Saint-Palais ( Basses-Pyrénées ) le 17 février 1878 dans la 82 année de 
son àge, la 57 de son sacerdoce et la 53 de sa profession. 

« Le T. R. P. Arèso fut envoyé en France comme Commissaire Provincial le 12 avril 1849. Il 
fonda le Couvcnt de Saint-Palais en 1850 et en prit possession le 16 mai 1851. Fonda ensuite 
successivement le Couvent d' Amiens en 1852, le Couvent de Limoges en 1854, le Couvent de 
Branday (Gironde) en 1859, et le Couvent de Bourges en 1860. Il fut élu Provincial au Chapitre 
de Bourges le 23 Novembre 1860. Potens opere et sermone, multiplicavit populum Dei et oves 
pascuae eius. » 

38, Arleqtji — Chronica de la Provincia de N. S. P. S. Fran- 

SlaWipi 

America cisco de Zacatecas : compuesta por el M. R. P. Fr. Joseph Arlequi, 
Ex-Ministro Provincial y Chronista de dicha Provincia ec. En 
Mexico: por Joseph Bernardo de Hogal, ano de 1737. 

Un volume in 4, di 14 carte preliminari senza numerazione e 412 pagine, oltre 9 carte di sommarii 
in fine. Opera di molto valore, che addivenuta rarissima, venne ristampata nel 1851 in due edizioni, la 
seconda delle quali porta il titolo seguente : Memorial para la continuacion de la Cronica de la muy 
religiosa Provincia de N. P. San Francisco de los Zacatecas. Acopiadas por Fr. Antonio Galvez, ano 
de 1827. Reimpreso en Mexico por Cumplido 1851. Esso forma un volume di 11 carte preliminari 
senza numerazione, e 488 pagine. 



ARIOSTI - ARROYO 



39. Ariosti. — Fratris Alexandri Ariosti deBononia Ord. Min. 

Slamp. 

A^a Observ. Topographia Terrae Promissionis nunc primum edita eura 
Patris Marcellini a Cìvetia. Roma, Tipografia Tiberina, 1861. 

Sono 22 pagine in 8 ; venne pubblicata in appendice al tomo V della nostra Storia universale delle 
missioni Francescane, e se ne trassero anche alcune copie a parte. È un lavoro di molto pregio. Ce lo 
inviò il chiaro nostro confratello P. Antonio da Cento (che poco dipoi la morte mieteva improvvisamente 
nel fior di sua vita), che lo copiò da un Manoscritto della pubblica Biblioteca di Ferrara. Nella quale si 
rimane tuttavia inedita la Peregrinano adSanciam Catharinam Montis Sinai dello stesso Padre Ariosti. 
D'una delle più antiche e nobili famiglie di Bologna, l' Ariosti vestì in patria l'abito Francescano , e 
compiuti gli studii eli fdosofla e di teologia , addivenne uno de' più celebrati dottori del suo tempo. 
Dalla Santa Sede inviato Legato ai Maroniti sul Monte Libano, vi compì una stupenda Missione 
circa il 1480; e di ritorno, per 1' esperienza fatta da Sisto V della sua prudenza, probità e destrezza, 
come dice il Fantuzzi (Scrittori Bolognesi, toni. IX.), nel grave impegno sostenuto in Terra Santa, 
moltissimo e' se ne valse in affari della Chiesa e dello Stato Ecclesiastico , come si rileva dai documenti 
che si conservano (dopo la soppressione degli ordini Religiosi non più, e chi sa ove siano andati) 
nell'Archivio de' Minori Osservanti della Santissima Annunziata di Bologna, fra' quali sei Brevi 
Pontificii , risguardanti varie commissioni Apostoliche , spediti dal suddetto Sisto IV. Oltre la 
Topographia Terrae Promissionis e la Peregrinano ec. , scrisse 1' Ariosti molte altre opere , che pub- 
blicate ebbero l'onore di varie ristampe, come può vedersi nel volume della nostra Storia sopra citato; 
e parimente restano inedite due lettere che scrisse, una al Magnifico Giorgio Contareno, l' altra a Frate 
Simone da Reggio, uno de' suoi compagni nella Missione a' Maroniti. Il Padre da Cento ci scriveva che 
probabilmente si conservavano nella Biblioteca de' Padri Minori Osservanti Riformati di Bologna : ma 
dopo la sua morte non ne sapemmo più nulla. 

m s . 40. Arochena . — Catalogo y noticia de los escritores del 
Orden de San Francisco de la Provincia de Guatemala: con tres 
Indices : 1 de los que escribieron en Latin : 2 de los que escri- 
bieron en Castellano: 3 de los que escribieron en Lengua de los 
Indios: por el P. Fr. Antonio Arochena, Franciscano. 

Lo riferisce lo Squier (Monogr. ofAuth.J, dicendo che l' Arochena fu nativo di Guatemala, dove 
vestì l' abito Francescano, e divenne Dottore in Teologia dell' Università di San Carlos della stessa città. 

41. Arricivita. — Cronica Serafica y Apostolica del Colegio 
Amcica ù e Propaganda Fide de la Santa Cruz de Queretaro en la Nueva 
Espana ec. Escrita por el P. Fr. Juan Domingo Arricivita. En 
Messico. Por Don Felipe de Zuniga y Antiveros, ano de 1792. 

Sono due volumi in foglio, di oltre 600 pagine ciascuno. Il Brasseur (Biblioth. Mes. Guai), che 
la consultò per i suoi grandi studii sul Messico, la dice importantissima sotto tutti i rispetti, e special- 
mente per la descrizione di Casas Grandes del Rio Gita, e le curiose considerazioni che l' Autore fa sul 
Nagualismo. È il Gila un grande fiume dell'America del Nord, che scende dalle montagne dei 
Mimbres, e segna il limite tra gli Stati Uniti e il Messico, entrando poi per la riva sinistra nel fiume 
Colorado. Il suo corso è di 500 chilometri. 



Ameiica 



Stamp 



42. Arroyo. — Grammar of the Mutsun Language , spoken 
California at ^ Mi gs i 0I1 0 f s an j uan Bautista, Alta California, Bi Father 



Stamp 



ARTE - ARTURUS 



25 



Felipe Arroyo de la Questa, of the Order of St. Francis. New- York: 
Cramoisy Press. 1861. 

Un volume in 4, di 48 pagine, in doppia lingua ed edizione inglese e spagnuola. Nella spagnuola 
il titolo è espresso come segue : 

— Extracto de la Grarnatica Mutsun, o de la Lengua de los 
Naturales de la Mision de san Juan Bautista, compuesta por el 
Eeverendisimo Padre Fray Felipe Arroyo de la Questa del 
Orden Serafico de N. P. San Francisco, Ministro de dicha Mision 
en 1816. New-York. 1861. 

I Mutsen abitano il paese della Missione Francescana di San Giovan Battista in Monterey 
(California) ; e là loro lingua pare essere la stessa che quella degli Indi Diegeno, popolo selvaggio della 
Missione della Soledad in riva al Salinas, e dei Rumsens o Achastlians della Missione di San Carlos, 
parimente presso Montrey. Il Padre Filippo Arroyo era nativo di Catalogna, dove prese 1' abito France- 
scano, e partì per le Missioni della California il 1810. Amministrò per molti anni la Missione di san 
Giovanni Battista, e morì in quella di Santa Inez il 1842. Scrisse la sua Grammatica della lingua Mutsen 
il 1816, e già P anno innanzi n' aveva compito il Vocabolario, stampato parimente in doppia edizione e 
col doppio titolo seguente: 

— A Vocabulary of Plirase Book of the Mutsun Language of 
Alta California. New- York : Crarnoisy Press. 1862. 

— Jesus Maria et Josp. Alphab s - Rivulus obeundus, exprima- 
tionuin causa horurn Indorimi Mutsun Missionis Sanct. Joan. 
Baptistae , exquisitarurn a Fr. Philipp, ab Ar. yo. de la Cuesta, 
supradictae Missionis Indor. Minisi Opus pitillum et renascens 
elaboratimi meatim in tempore attrepidationis meae. Ano de 1815. 
Con privilegio de . . . Conveniunt rebus nomina saepe suis . 

Un volume in 8, di 96 pagine. 

. 43. Arte de la lengua Tagala, sacada de la que imprimiò el 
P. Fr. Francisco de S. Joseph de los Descalzos de la Observancia. 

Un volume in 4, di 140 pagine, appartenente alla Biblioteca della Reale Accademia di Storia 
di Madrid. La lingua Tagala è la lingua madre delle isole Filippine. 

44. Arturus. — Martyrologium Franciscanum, in quo Sancti, 
Beati , aliique Servi Dei , Martyres , Pontifìces, Confessores , ac 
Virgines , qui tum vitae sanctitate , tum miraculorum gloria 
claruere in universo Ordine Fratrum Minorum, toto orbe terrarum 
cunctis usque nunc saeculis; per omnes Provincias Observantium, 
Discalceatorum, Recollectorum etc. Conventualium, Capucinorum 



26 



ASSUMPC10N - ASSUNCION 



et Monialium, Clarissarum, Urbanistarum etc. nec non utriusque 
sexus tam secularium, quam Regularium Tertiariorum recensen- 
tur. Et iam primum annotationibus commentatum, mine iterata 
editione accuratins recognitum et auctum prodit in lucem. Opus 
fedelissime excerptum, tum ex vetustis codicibus et antiquis Ms. 
Monimentis , tum ex probatis gravibusque authoribus. Cura ac 
labore R. Patris Arturi a Monasterio Rothomagensis, Recollecti, 
Provinciae Sancti Dionysii Concionatoris . Cum amplissimis in- 
dicibus diligenter excultis. Editio secunda. Parisiis, apud Edmun- 
dum Couterot , via Jacobea , sub signo Boni Pastoris , prope 
Mathurinenses. MDCLIII. Cum privilegio Regis et Doctorum 
approbatione. 

Un volume in foglio, di 4 carie preliminari e 720 pagine. Libro fatto raro, e di molta autorità, 
perchè l'autore studiò i documenti, sopra i quali lo scrisse, negli Archivi e Biblioteche specialmente 
d'Italia, di Francia, della Fiandra ec. Egli è anche autore dell'eccellente raccolta Neustria Pia, 
storia compiuta della Normandia, che molto tempo si conservò manoscritta presso i Francescani di 
Rouen : ne fu stampato solo il terzo volume nel 1663 in foglio . Il Martyrologium è una fonte 
ricchissima ed indispensabile per la storia delle Missioni Francescane. N'ho appresso di me un esemplare. 

45. Asumpcion. — Arte del idioma Tagalog: por el P. Fr. Diego 
de la Asumpcion, Franciscano. 

— Diccionario Tagalog. 

— Traduccion al Tagalog de los sanctos Evangelios,del Génesis 
y del libro titulado Passio duorum. 

— Platicas doctrinales, sermones dominicales y de festivi- 
dades, en el idioma Tagalog. 

— Confesonario Tagalog y varios tractados devotos, ec. 

Così il Padre Huerta (Estado ec. ); aggiungendo : « Este Religioso no se menciona en las listas 
de Misiones, ni en las tablas capitularés, ni en el libro de defuntos. Solo hablan del nuestros Cronistas, 
diciendo que escribiò las dichas obras. Se ignora la Provincia donde profesò, cuando llegò a Filipinas, 
y donde, o cuando murió. Segun la epoca en que le mencionan nuestros Cronistas, debiò morir antes 
del ano de 1690. » 

46. Assuncion. — Sermones morales en el idioma Bicol: por el 
P. Fr. Pedro de la Assuncion de la Provincia de S. José. 

Un volume. 

— Sermones Panejiricos en el idioma Bicol. 



Un volume. 



AUTO - AVEIRO 



27 



— Camino del cielo en el idioma Bicol. 

Un volume. Così 1' Huerta (Estado ec.) che ci dà le seguenti notizie dell' Autore : « Fr. Pedro 
de la Assucion naciò en Avila de los Caballeros, profesò en la santa Provincia de S. Jose, y habiendo 
pasado a Filipinas el ano de 1665, fué nombrado ministro de Minalabag en 1667. Despues administrò en 
Quipayo, y en 1672 desempenó la predicacion conventual de Manila. Regresò a Camarines, y admi- 
nistrò sucesivamente en Iriga, Quipayo, Naga, Nabua, Camalig, Ligao, Polangui Muriò en 

Quipayo el dia 28 febrero del ano del 1701. » 

Ms - 47. Auto de fundacion del Convento de N. S. P. S. Fran- 

America 

cisco de Ciudad Real de Chiapa, del dia 14 del mes de Junio, 
ano de 1577. 

È un officio pubblico, in foglio, di 14 carte : manoscritto originale in carta e con timbro reale del 
1740. Lo riferisce il Brasseur (Bibliolh. Mes. Guaì.) , che lo vide in America, in un volume di Docu- 
mentos originales y copias para servir a la Ustoria de Chiapas, Yucatan y Guatemala. 

siamp. 48. Aveiro. — Itinerario da Terra Santa e suas particularida- 
des, composto por Frey Pantaleam d' Aveiro. Dirigido ao illustris- 
simo et reverendissimo senhor Don Miguel de Castro, dignissimo 
Arcebispo de Lisboa Metropolitano. Con licenca et privilegio real 
por dezannos. Em Lisboa em casa de Simào Lopez. Taxado em 
papel a trezentos reis. MDLXXXXIIL 

Un volume in 4. Opera riputatissima, come si pare anche dall' esserne state fatte altre cinque 
edizioni: la prima del 1596 (Lisboa, por Antonio Alvarez:) la seconda del 1600 (Lisboa): 
la terza (Lisboa, na officina de Joào Galvào) 1685 : la quarta (Lisboa Occidental, na officina de 
Antonio Pedroso Galvào) 1721: la quinta ( idem ) 1732, tutte in 4. E di presente l' opera è ricercatissima. 
In Lisbona a gran fatica potei incontrarne un esemplare dell'edizione del 1721, che acquistai: essa 
conta 3 fogli preliminari non numerati e 527 pagine. 

Metteremo qui una parte del Prologo aos devotos et desejosos de visitar a Terra Santa, parendoci 
che non sia senza qualche importanza per ben conoscere la natura della missione che i Francescani con 
tanti sacrifìcii sostennero insino ad oggi in quelle terre, e per alcuni particolari che racconta. 

Dice, dunque, che da gran tempo desideroso di visitare i Luoghi di nostra Redenzione, finalmente 
Dio pietoso gliene aprì il cammino, e non come che sia, mas com todo o favor et liberdade : cosa che gli 
pareva impossibile. E fu come segue. « Sendo feyto Guardiào do Monte Sion o muyto Reverendo Padre 
Frey Bonifacio de Ragusa (ciò fu il 1556) varào insigne em toda a sciencia, Pregador Apostolico, et 
muytos annos Leytor de Sagrada Theologia, e agora novamente Bispo de Stagno, cidade principal de 
sua patria Macedonica, et havendo necessidade de fazer nova familia de Frades para a Terra Santa corno 
se costuma cada tres annos .... elle mesme me pedió, que quizesse aceytar ser seu companheyro, et ir 
com elle por algumas provincias de Italia, fazendo a dita familia : o que tive por tao particular 
mercè, corno cada huma das muytas que da divina Magestade tenho recebido. Antes que de Roma 
nos partissemos , aonde eu estava posto pela Orden , por companheiro do Procurador da Curia 
Romana , que nella reside para os negocios de importancia, que succedem , fomos a tornar a 
bencao a sua Santidade de Pio IV, o qual com mostras de entranhavel amor nos deu sua 
bencao, et em nos despedendo delle . . . . ao dito Padre Bonifacio encomendo-lhe com muyta 
efficacia os Lugares da Terra Santa, et que nào ordenasse cavalleiros do Santo Sepulchro , senao 
as pessoas muyto nobres et illustres. E depois de lhe dar toda sua authoridade para o tocante ao 
Chris tianlsmo da Terra Santa .... nos mandou dar hum rico ornamento, et me fes confessor 



28 A VENDANO - AVILA 



Apostolico. Parlidos de Roma, fomos por algumas Provincias mais propinquas buscando Frades, os mais 
devotos, virtuosos et quietos . . Ajuntados desta maneyra atò sessenta Frades, et dando-lhe as obedien- 
cias para que com ellas nos fossem esperar a Venesa (Venezia) , aonde se stava preparando a nào a 
uso dos peregrinos que haviào ir aquelle anno a Terra Santa : com a nossa chcgada se parlirào tanto 
que lbe fez tempo, et nos lambem nos partimos para a cidade de Trento , aonde entào se celebrava o 
sagrado Concilio, no qual detidos algunos mezes, negoceando o que convinha para a Terra Santa, nos 
tornamos a Venesa. E com o primeyro tempo, me parti eu primeyro, por ser assim necessario , flcando 
na cidade de Venesa o Padre Bonifacio, Guardiào do Monte Sion, o qual por sua ordem esperey no 
reyno de Chipre ec. » 

Era questa la terza volta che il Padre Bonifazio veniva mandato Superiore della Terra Santa. La 
prima fu il 1551, e vi trovò tutti i Francescani del Monte Sion imprigionati in un antro presso la Torre 
detta del Forno, dei quali ottenne la liberazione col Convento di San Salvatore dentro la città di Geru- 
salemme, ove ripararono. La seconda fu nel 1553 : e la terza nel 1556, che è il viaggio di cui parla il 
nostro Autore. Nel 1560 finì la sua missione, e venne creato Vescovo di Stagno nel suo paese. Così gli 
Annali manoscritti di Terra Santa, che sono presso di me. 

Tornando al Padre d'Àveiro, nel capitolo IV ci fa sapere, tra l' altre cose , che in Corfù era un 
Convento de Frades de sào Francisco Observantes, e che in sua compagnia era un Padre, de muitos mere- 
cimentos, que de Hespanha avia ido ao sagrado Concilio de Trento, en companhia de outro Padre do- 
ctissimo de nossa Familia Franciscana por nome fray Francisco Orates , que ao mesmo Concilio 
foy en nome do Bispo de Palencia, onde escreveo doctisimamente contra o herege Calvino ; et despois 
su Magestade o fez Bispo de Oviedo... In Zante incontra un altro Mosterio de Frades de sào Francisco 
da Observancia, dedicado a Virgen Nossa Senliora : e così segue dando notizia di tutte le altre isole 
dell' Arcipelago Greco. In Cipro s' accompagnò con essi ìium veneravel et muy douto Padre da 
Ordem do grào Patriarcha sào Domingo, Comissario Cerai da misma Ordem no reyno de Chipre , 
recandosi a visitare i Santi Luoghi di Gerusalemme. In somma, il libro del Padre d' Aveiro è ricco di 
notizie della Terra Santa, degli avvenimenti di quel tempo e di interessanti avventure del suo viaggio, 
che si legge con molto gusto ; e però ne vennero fatte tante edizioni, ed anche oggi è ricercatissimo . 

49. A vendano. — Diccionario de la Lengua de Yucatan: por 
el Padre Fray Andres Avendanó de la Orden de san Francisco. 

— Diccionario abreviado de los adverbios de tiempo y lugar 
de la Lengua de Yucatan. 

— Diccionario de noinbres de personas, idolos, danzas, y otras 
antiguedades de los Indios de Yucatan. 

— Arte para aprender la Lengua de Yucatan. 

— Diccionario botanico y medico de Yucatan. 

— Explicacion de'varios vaticinios de los antiguos Indios 
de Yucatan. 

Così lo Sqtjier (Monogr. ofÀuth.), aggiungendo che nativo FAvendano di Castiglia, dove si 
rese Francescano, quindi passò come missionario al Yucatan, dove tenne anche ufficio di Defìnitore 
del suo Ordine. 

50. Avila. — Libro de la explicacion de la Doctrina Chri- 
stiana en Lengua Kichè (Quiche): por el Padre Agustin Avila, 
de la Orden de san Francisco. 

Lo Squier (Monogr. of Auth.J dice che il Padre Avila fu nativo di Murcia in Ispagna, donde si 
recò nel Yucatan, e che il manoscritto si conservava nel principale Convento Francescano di Guatemala. 



ÀVILA - ÀYETA 



29 



51. Avila. — Arte de la L erigila Mexicana, y breves platicas 
de los mysterios de nuestra Santa Fee Catholica, y otras para exor- 
taciori de su obligacion a los Indios. Compuesto por el P. Fr. 
Francisco de Avila, Predicador, Cura Ministro por su Magestad 
del pueblo de Milpan, y Lector del Idioma Mexicano, del Orden 
de los Menores de N. P. S. Francisco. Dedicado al M. R. P. Fr. 
Joseph. Peclrasa, Predicador General Jubilado, Qualifìcador del 
Santo Officio de la Inqiiisicion, Padre de las Provincias de San 
Pedro y San Pablo de Michoacam , y Zacatecas, Ex -Ministro 
Provincial, y Padre mas digno de la de Xalisco , y Vice-Comissario 
General de todas las Provincias de Nueva Espana e Mas Phi- 
lipinas. En Mexico: por los herederos de la viuda de Miguel de 
Ribera Calderon, en el Empedradillo. Ano de 1717. 

Un volume in 8, di 13 fogli preliminari e 37 seguenti. L'Autore era nativo di Messico, dove 
prese l'abito Serafico, e fu Lettore di Teologia e Missionario in Milpa-Alta, diocesi di Messico. Così 
il Brasseur (Biblioiìi. Mes. Guat.J. 

52. Aviles . — Historia de Guatemala desde los tiempos de 
los Indios, hasta la fundacion eie la Provincia de los Franciscanos; 
poblacion eie aquellas tierras , propagacion de los Indios , sus 
ritos, cerimonias, policia, y Gobierno : por el Padre Fray Esteban 
Aviles, Franciscano de Guatemala. Guatemala en 1663: por Pi- 
neda Ibana. 

Vide questa importantissima opera lo Squier (Monogr. of Auth.) in America; a me in Ispagna 
non fu possibile incontrarla. 

53. Ayeta. — Crisol de la verdad manifestada por el R. 
P. Fr. Francisco de Ayeta, Religioso de la Orden Seraphica de 
N. P. S. Francisco, Comissario General de S. Officio, Ex-Custodio 
y Visitador dos vezes de las conversiones de la de Nuevo Mexico, 
Padre de la Provincia del Santo Evangelio del Mexico, Procu- 
rador General en està Corte de las Provincias de las Inclias , 
en virtud de sus pocleres en defensa de dicha su Provincia 
sobre el despojo y sequestro de las 31 doctrinas , de que la 
removió el Reverendo Obispo D. Juan de Palafox , siendo 
visitador del Reyno. En contravencion de los sagraclos privile- 
gios, que lo Sumos Pontiflces le concedieron a instancias de los 
senores Reyes, corno Legados Apostolicos de las Indias, y obtenie- 



30 



AYETA 



ron por el senor Emperador Carlos Quinto, y el senor Rey Don 
Phelipe Segundo. Con prevencion de la instancia que para elio 
hizo el insigne y catholico capitan D. Fernardo Cortes , conqui- 
stador de aquellos Reynos, y repetidas juntas, que mandò formar 
el senor Emperador , para pedir su Santidad , que la Religion 
Seraphica de la* Observancia fuesse por especial obrera de aquella 
nueva vina. Madrid: 1693. 

Un volume in foglio, di 682 pagine. Opera interessantissima per la storia delle nostre Missioni 
nella Nuova Spagna . Nella prìmera parte , dove reducese a declarar nuestra justicia , fa una 
eruditissima ed ordinalissima esposizione di quel che i Francescani ebbero operato in quelle regioni 
dal 1520 al 1693. Mi venne alle mani nella Biblioteca della Reale Accademia di Storia di Madrid 
negli ultimi giorni che fui in quella città : se fosse stato prima, mi avrebbe risparmiato molte fatiche 
e pene nelle mie ricerche. 

Ne riferiamo le seguenti linee come di epilogo, dalla pagina 33, dove cita molti suoi confratelli 
scrittori. Questa Provincia di Messico, egli dice, « ha sido en todo tan fecunda, que es muy dificultoso 
penetrar sus grandes frutos. Entre ellos uno fué de dar reglas a las lenguas, todas las que se hablaban 
en le Nueva Espana, que son muchas y muy diversas, corno son la Mexicana, Othomi, Mataltzinga, 
Mazahua, Populuga, Chogha, Huazteca y Jamgoliva, sin escluir la Tarasga, y las muchas de Nuevo 
Mexico, donde cada nacion es de lengua diferente : y ha avido Religioso que sabe siete lenguas , 
y de donde todos han aprehendido, y continuamente administran y predican en ellas mas de 600 
Religiosos, corno sucede actualmente, de que consta por varios Autores , Fray Augustin Vetancourt, 
Teatro Mexicano y Menologio; Fray Juan Torquemeda, Monarquia Indiana; Fray Diego Cogolludo, 
Storia de Yugatan, y en la mi obra : In veritate defensata, fol. 143. Este servicio no solo no parece 
pequeno, sino que abunda de irregular y peregrino en su estimacion, facilmente se colige de lo 
en que consiste sù-fuerza ; porque aver abierto la puerta a la comunicacion de los hombres , no 
solo fué el medio inescusable para cautivar y sujetar la vidas temporales de los Indios, sino , que 
es mas , para hazerlos catholicos , y desvialos de sus supersticiones y errores. » Poi fa la storia 
compendiosa di tutti gli avvenimenti, che nel detto tempo si svolsero nella Nuova Spagna : lavoro 
profittevolissimo, che mostra la grande azione de' Missionari e della cattolica Chiesa nella rigenera- 
zione di tutte quelle genti. A quest'opera, scritta il 1693, ne aggiunse un' altra non meno importante 
l'anno seguente 1694, cioè: 

— Ultimo recurso de la Provincia de San Joseph de Yuca- 
tan: destierro de tinieblas en que ha estado sepultada su ino- 
cencia y confundidos sus meritos. Justicia desagraviada y hasta 
aora no defendida, ni debidamente manifestada. Pleyto con la 
Clerecia de Yucatan sobre diferentes doctrinas que con violentos 
despojos, unos con mano de justicia y otros sin ella se han 
usurpado a dicha Provincia. Madrid: 1694. 

Un volume in foglio, di pagine 248. Libro non meno importante del precedente per la storia 
delle Missioni Francescane nel Yucatan , in cui compendia con molta arte il grande lavoro del suo 
confratello Fray Diego Cogolludo , in quanto giovava al suo intento, e ne risulta grandissima gloria 
all' Ordine Francescano. Vi sono delle pagine di fuoco : onde ebbe a dire il Beristain : « Es preciso 
confesar que fué terrible la piuma de nuestro Ayeta: pareciò no respetar a los Obispos. Pero : quantas 
veces equivocamos la ingenuidad y la amargura de la verdad con la desverguenza y la injuria ! » 
Ed è vero. Chi legga le due opere dell' Ayeta, e i documenti di tale pleyto (litigio), ne resterà convinto. 
Anche di quest' opera è un esemplare nella Biblioteca della Reale Accademia di Storia di Madrid, 



AYORA 



31 



54. Ayora. — Arte de la Lengua Mejicana : por el Padre Fr. 
Juan de Ayora, Franciscano profeso en la santa Observante 
Provincia de los Angeles. 

— Vocabulario Espanol-Mejicano. 

Così il Padre Huerta ( Estado , ec. ) : « Fr. Juan de Ayora Doctor en ambos derechos , 
profesò en la santa Provincia Observante de los Angeles : celoso de la conversion de las almas, paso 
a Mejico, y se encorporò en la Provincia del Santo Evangelio. Fomentò mucho la fundacion de la 
Provincia de S. Pedro y S. Pablo de Mechoacan, en la que fué benemerito Provincia!. Renunciò 
humildemente la mitra de Mechoacan , con que le honrò la catolica Magestade de Felipe II. Fué muy 
perito en la lengua Mejicana, en cuyo idioma escribiò y dio a luz los tratados, Arte etc, Despues de 
desempenar loablemente la prelacia en la Provincia de S. Pedro y S. Pablo de Mechoacan, hizo transito 
a la Provincia del Santo Evangelio, de donde saliò para incorporarse en la primera mision , y llegò a 
Filipinas el 24 de Junio de 1577. Aqui aprendiò los idiomas Tagalog, Ilocano, y Chino, fué el 
primer Guardian de nuestro Convento de Manila, desempenando a la vez el juzgado provisoral de 
todas las Islas Filipinas desde el 20 de Mayo_.de 1579 hasta el mes de Agosto de 1580. En dicho 
ano fué destinado a la conversion de las provincias de Ilocos y Pangasinan , donde trabajò con 
fervoroso celo, formalizò el pueblo de Agoo, dedicando su Iglesia a N. P. S. Francisco, y lleno de 
meritos y virtudes, entregò su espirito al Senor en dicho pueblo de Agoo, desnudo sobre la tierra el 
ano de 1582. » 



B 



np . 55. Balsobre. — Cien puntos exemplares de la vida, milagros 
M y inartyrio de los gloriosos y bienaventurados Padres Fr. Pedro 
Baptista y sus companeros Martyres del Japon: dispuestos por 
el Padre Fr. Alonso de Balsobre Franciscano . En Barcelona: 
por Sebastian y Jayme Materad. 1628. 

Un volume in 8, di 108 pagine. N' è un esemplare nella pubblica Biblioteca della città di 
Barcellona. È la vitande' 23 Martiri Francescani martirizzati il 1597 nel Giappone , e il 1862 
solennemente canonizzati dal Sommo Pontefice Pio IX. 

56. Bambach.™ Chronica provinciae Argentinae, seti Alemaniae 
Superioris Fratrum Minorimi Strici. Observantiae a saeculo XIII 
quo Sanctus Pater Franciscus Assisiensis Seraphicum Ordinem 
intulit, conscripta a Patre Valentino Bambach, Lectore Jubilato, 
Custode et Chronologo. An. 1798. 

Manoscritto in 4, di carte 331, dell'Archivio del nostro Convento di Sant'Anna di Monaco in 
Baviera. È ricco di notizie per la storia dell'Ordine e delle Missioni. 

57. Banha, — - Vocabulario de lingua Concani: pelo P. Fr. 
Manoel Banha da Provincia Franciscana de S. Tbomè das Indias. 

Un volume in foglio. Così il Cunha Bivara nel suo Ensaio historico da lingua Concani , ec. 
Nova Goa, 1858. Erra il Barbosa nella sua Biblioteca Lusitana, dicendo che il P. Banha apparteneva 
alla Provincia della Madre de Deos ; invece apparteneva a quella di San Thomè. Circa la lingua 
Concani e le altre numerose lingue dell'India, sono da vedere la Memoria che ne scrisse Sir 
Erskine Perry, pubblicata nel Jumal of the Bombay Branch of the Royal Asiatic Society, gennaio 
1853; e le Osservazioni del Dottore Stevenson, pubblicate nello stesso Giornale il gennaio del 1849. 
Secondo 1' Erskine, due famiglie di lingue dominano nell'India: la famiglia Ariana, nell'India 
del Nord; e la Turaniana nell'India del Sud. La prima si divide in Hindi ( da cui si generano la 



BAPTISTA - BARBADO 



33 



Hisdustani , la Brij Basila, la Rangri Basha , la Panjabi, la Multani , la Jatdki, la Sindhi , la 
Marwàdi), Kashmiri, Bengali (da cui si genera la TirhutiJ, Gujarati, Marathi (da cui si genera 
la Kachi) Konkani, Urya. La seconda, in Telugo, Karnataka, Tamil, Malayalam, Tulu, Gondwani. 

Ms. 58. Baptista. — Catechismo em lingua Concani : pelo P. Fr. 
As,a Manoel Baptista da Provincia Franciscana de S. Thomè das Indias. 

Manoscritto in 4. Il Barbosa ( Bibliot. Lusit.), lo scambia di Provincia, come il precedente. 
Il Cunha Rivara ci fa sapere « que foi Reitor de Gollrale, e Reveddà em Bardez, e vivia em 1654, 
comò se vè das Censuras ao Puranna do Padre Thomaz Estevào (Gesuita.) » 

Ms. 59. Barajas. — Relacion geografica de los montes de Lanatin 
A " a y Limotan en las Filipinas: por el P. Fr. Francisco de Barajas 

de la Provincia de S. José. 

— Trabajos apostolicos y estadisticos de la Mision de S. Andres 

en los Montes de Lanatin y Limotan, en los anos de 1670 a 1672. 

Così il Padre Huerta ( Estado ec. ) ; e aggiunge : « Fr. Francisco de Barajas , confesor , 
fuè naturai del pueblo de su apellido . . . .-Estudiò latinidad con los Religiosos en el Convento de 
Barajas . . . Filosofia y Teologia en Segovia . . . Concluidos sus estudios . . . tornando nuestro habito 
profesò en nuestra Provincia de S. José . . . El ano 1662 paso a Filipinas y administrò desde 1665 en 
los pueblos de Silangan, Caboan, Lumbang, y Santa Ana de Sapa, cuyo ministerio renunciò el dia 
21 de abril de 1670 para ocuparse en la reduccion de los inlleles que habitan los montes de Lanatin 
y Limotan, hacia al Nordeste de Tanay . . . Penetrò los citados montes, y fundò una mision bajo la 
advocacion del senor S. Andres Apostol . . . Despues administrò los pueblos de Longos, Pangil, y 
Mahaybay, Meycauayan, Tanay, Morong, y los Banos... Faleciò a Polo el dia 17 deSetiembre de 1704. » 

stamp, 60. Barbado. — Compendio historico Lego-Seraphico. Fundacion 
de la Orden de los Menores, sus familias, provincias, conventos, 
individuos, tymbres, grandezas y glorias mas. singulares : exee- 
lencias y prerogativas de el humilde estado de los Legos de 
ella: vidas de los Santos canonizados, beatifìcados con culto 
immemorial , Martyres y veneraviles que en el florecieron y 
subieron al grado mas alto de perfecion: compuesto,.extractado 
y traduciclo por Fr. Manuel Barbado de la Torre y Angulo , 
Eeligioso de la Provincia de S. Diego en Andalucia de Descalzos 
de N. P. S. Francisco. En Madrid : en la Imprenta de Joseph 
Gonzales, frente del Cementerio de S. Milan. 1745. 

Un volume in 4 (tomo primevo) di 526 pagine, di cui trovai un esemplare nella pubblica 
Biblioteca della città di Barcellona. Se oltre il tomo primero , ve ne siano altri, e quanti, non so : 
nel catalogo della sopra detta Biblioteca non se ne dice nulla ; e nelle altre Biblioteche di Spagna 
che visitai, non ne rinvenni traccia. Parla delle nostre antiche Missioni d' Affrica e di quelle del 
Giappone. . 

8 



BARSANTI 



stamp. 61. Barsanti. — I Protestanti tra i selvaggi della Nuova 
ooean» Zelanda : ossia storia del Pai Marire pel Padre Ottavio Barsanti 
strana ^ q Missionario Apostolico nell'Oceania. Torino, Pietro di G, 
Marietti, Tipografo Pontifìcio, 1869. 

Un volume in 8, di 6 pagine preliminari e altre 283. Opera dotta ed interessante, scritta nella 
Nuova Zelanda, colonia inglese, dove il P. Ottavio si recò il 1860 con undici suoi confratelli a fon- 
dare una Missione Francescana. (V. il volume I. della nostra Cronaca delle Missioni Francescane , 
Roma 1860). Se il lettore desidera sapere che cosa sia il Pai Marire, l'autore risponde : « Tutti han 
convenuto ( cap. I, pag. 9) il chiamare il Pai Marire un nuovo fanatismo, un nuovo barbarismo, 
una nuova fede, una nuova superstizione: ma in definirlo han preso diverse vie, e si sono atte- 
nuti alle loro vedute particolari Io, senza rigettare veruna delle date appellazioni penso 

che volendo toccare la natura ed essenza del Pai Marire, si deve definire: Un nuovo sistema reli- 
gioso fondalo dai selvaggi della Nuova Zelanda, adulterando la Bibbia e applicando ai loro bisogni 
le cognizioni ricevute dal Protestantismo. La trattazione dell'argomento è divisa come segue: Par- 
te 1. Nozioni generali del Pai Marire: Parte 2. Nozioni storiche del Pai Marire: Parte 3. Nozioni 
dottrinali del Pai Marire : Parte 4. Nozioni riguardanti lo sviluppo del Pai Marire : Parte 5. Ricerca 
delle cagioni che hanno prodotto il Pai Marire : Parte 6. Risultato del Pai Marire. Il libro porge una 
lettura quanto dotta ed erudita altrettanto dilettevole, e mostra: 1. come fuori del Cattolicismo non 
vi sieno c,he stravaganze e misere aberrazioni di spirito ; 2. che i Missionari cattolici sono anch' oggi 
que' dotti uomini, che con i loro studi, e con le loro apostoliche fatiche rendono immenso servi- 
zio non solo alla fede, ma alla scienza e alla società. 



— I Selvaggi dell' Australia dinanzi alla scienza e al Pro- 
testantismo pel Padre Ottavio Barsanti, Francescano Minore Osser- 
vante, Missionario apostolico nella Australia. Roma Tip. e Lib. Po- 
liglotta di Propaganda Fide: e Torino Tip. e Lib, Pontifìcia, Pietro 
di G. Marietti , 1868. 

Un volume in 8, di 9 pagine preliminari e altre 255. È una vera storia completa dell'Austra- 
lia sotto qualunque aspetto si voglia riguardare. L'Autore ne dà ragione con le parole seguenti: 
« Fino ad ora non esiste alcun libro, che parli exprofesso di questi selvaggi. Varie storie sono state 
stampate concernenti la scoperta della Nuova Olanda, l'esplorazioni fattene, l'occupazione e stabi- 
limento degl' Inglesi e i primi scontri cogli Aborigeni ; ma non parlano di questi che di passaggio. 
Alcune relazioni o articoli sono staU pubblicati a istigazione di qualche circostanza particolare; ma 
nè quelle relazioni, nè quegli articoli hanno mai preso un carattere storico. Con ciò non pretendo 
dire, che questa sia la prima storia che esca a luce sui selvaggi dell'Australia, e che sia perfetta 
in tutte le sue parti. Siccome le cose principali, che possono dirsi di questi selvaggi, non sono il- 
luminate da alcun raggio di certezza, è perciò, che tutto quello che si può dire riguardo ai mede- 
simi, è appoggiato a congetture, analogie e deduzioni derivate da circostanze evidenti. Egli è per- 
tanto, che non intendo d'avere il nome di autore, marni contento d' esser considerato come sem- 
plice osservatore de' fatti. Monsignor Sai vado dell'Ordine di san Benedetto, Vescovo di Porto Vittoria 
nella parte Occidentale dell' Australia e Missionario di gran merito nella vigna del Signore, pubblicava 
fin dall'anno 1861 coi tipi di Propaganda un' opera col titolo Notizie storiche dell' Australia. Questa 
si può dir 1' opera più completa su tal soggetto, ed è divisa in tre parti. La prima si può dire 
naturale, e politica, la seconda religiosa, la terza tutta particolare, perchè in quest'ultima parte 
parla esclusivamente degli Australiani, eli descrive nel loro carattere , qualità, usi, credenze, bi- 
sogni e risorse. Ma per quanto questo lavoro sia importante, tuttavia parla più de' nativi della 
Nuova Norcia, che de' selvaggi tutti dell'Australia; non gli presenta sotto un punto solo di ve- 
duta- non gli leva ad un' unità e a un fatto sintetico, che possa interessare non solo la mente dello 



BASSI 



35 



storico, ma anche quella del filosofo, il quale ora come naturalista, ora come fisiologista, ora come 
etnogralista esamina i fenomeni della natura e le qualità degli esseri e individui, per dilucidare e 
stabilire i veri più sublimi e fondamentali del Cristianesimo. Ora questo è il fine principale di que- 
sl' opera, la quale nel descrivere i selvaggi dell'Australia nelle loro particolarità tende a stabilire e 
consolidare due grandi verità, che son' oggidì tanto combattute: cioè la concordia della bibbia coi 

FATTI DELLA NATURA, E LA POTENZA CIVILIZZATRICE DELLA RELIGIONE CATTOLICA. Perciò è divisa in due 

parti: la prima è critico- scientifica ; la seconda è storico-apologetica. » Fin qui l'Autore nella Pre- 
fazione. E basta leggere i titoli de' capitoli dell' una e dell'altra Parte, per vedere com'egli vi tratti 
le quistioni più importanti, che riguardano la geografia, la storia, l'etnografia, la creazione e la 
redenzione. Ne togliamo un saggio del Capitolo XVI della parte I, dove tratta dell'origine degli 
Australiani, in relazione all'unità della specie umana. « Sebbene il Barone Humboldt (e' dice) af- 
fermi che nò l'analogia, nò l'affinità delle lingue è sufficiente a sciogliere il problema della filia- 
zione dei pòpoli, ciò non pertanto è una dignità filologica tra gli etnografi, che se tre parole di due 
lingue differenti combinano, la probabilità della loro primitiva identità sta come dieci ad uno. 
Anzi il celebre Horne Toole non dubita affermare che dalla lingua d' ogni nazione possiamo con 
sicurezza conoscere la loro origine. E con ragione, perchè la filologia è l'unica scienza, che dis- 
sipa le caligini di tante tenebre, che avvolgono le origini dei popoli, e illumina 1' antichità; scienza 
che raccoglie come in una tela tutti i fili, e unisce in un sol corpo le membra disperse del ge- 
nere umano. Ecco ora una piccola lista di parole della lingua australiana, le di cui affinità collo 
parole Indo-europee così nel suono come nel significato risalta cospicua; e provano che gli abori- 
geni dell'Australia parlavano la lingua di altri popoli, coi quali erano congiunti. — Gin, o Gun, 
vuol dire donna , che in greco si direbbe ^ùvti , e in slavo gella , ed è la radice del verbo genero 
e del nome generazione tanto in lingua latina, come italiana e inglese. — Joen vuol dire uomo, 
che in persiano si direbbe juen, e in latino juvenis. — Gibber, o Kibba, o Kepa, vuol dire pietra, 
che in arabo si direbbe kaba, in lingua morea come si parla in Gibilterra giber , e in Siriaco cefa, 
che ha quasi il suono di Kepa. — Cobbcra , o Cobra, vuol dire capo, che in lingua inglese si di- 
rebbe cob, e in tedesco kopf, e in spagnuolo cobra. — Tiora vuol dire paese , territorio; e si può 
considerare come un' accomodazione di terra, o territorio, comesi trova nella lingua latina, italiana 
e inglese ec. Alla lingua (e'prosegue) faremo venire di seguito que' pochi strumenti che posseggono 
e le loro costumanze. — 11 loro Mogo, o accetta di pietra che usano, non è che lo strumento più 
antico dei primitivi popoli dell'Asia e dell'Europa. La loro unda, che i Latini dicevano umbo, è lo 
scudo dei primi guerrieri che ricordi la storia delle antiche nazioni. Il loro boomerang è lo strumento più 
semplice di legno, che abbia inventato l' ingegno dell' uomo. Si dice che un tale strumento sia stato 
osservato su le muraglie delle antiche tombe di Egitto. L'uso di imbiancarsi la faccia in tutte le Ioko 
feste e spettacoli per contraffare i bianchi, mostra che hanno avuto sempre idea dei medesimi ec. ». 

L'Autore assistè egli stesso in Roma l'edizione di queste sue opere, venuto dall'Australia per 
gravi negozii della sua missione: e di poi fece colà ritorno, dove continua il suo apostolato 
e i dotti suoi studi; dei quali siam certi che non tarderà a dare altri saggi in utile della scienza e 
della Chiesa. Aggiungo che già erano state da me pubblicate alcune sue Memorie sopra la Nuova 
Zelanda, nella Cronaca periodica delle Missioni Francescane, e tra l'altre, l'importante Relazione 
dello stalo delle sette eterodosse nella Nuova Zelanda, pubblicata nel numero 4 dell' anno II. 

62. Bassi . — Pellegrinaggio storico e descrittivo di Terra 
Santa, del P. Alessandro Bassi M. 0. Teologo della Delegazione 
dell' Arabia e dell' Egitto. Torino, 1857. Tipografìa Subalpina di 
Altero e Cotta. 

Due volumi in 8, il primo di 291 pagine, il secondo di 376. Opera bene scritta e molto pregevole. 

— Il Tempio Salomonico dopo la distruzione di Tito. Memoria. 

Pubblicata, in 8, nel n. 3 dell'anno IV della Cronaca delle Missioni Francescane (Roma 1864.) 



36 



BATLLE - BAUTISTA 



m. 63. Batlle. — Chronica de la Provincia de Cathalaunia de 
la Kegular Observancia: escrita por elE. P. Fr. Joseph Batlle, 
Lector Jubilado, Ex-Etefìnidor , Comissario Provincial, que fue 
Colegial del Mayor de S.- Pedro y S. Pablo Universiclad de Alcalà 
de Enares, y Chronista de la Provincia. 

Manoscritto di 2 grossi volumi in foglio, della pubblica Biblioteca della città di Barcellona. 
L' opera è divisa in cinque Parti : comincia dalla fondazione dell' Ordine Francescano e giunge fino 
agli ultimi anni del secolo XVII. È ricca di preziose notizie e storie di tutte le nostre Missioni, 
specialmente delle Filippine, del Giappone e dell'America. M' aiutarono ad estrarne molte cose il 
M. R. P. Ramon Buldù, Provinciale dell' Osservanza in Catalogna, ed il P. Luigi Serra. 



Ms. 
Asia 



Ms. 

Asia 



64. Bautista. — Defensorio del derecho de los Eeligiosos 
Franciscanos por predicar en el Japon: por el P. Fr. Pedro Bautista 
Franciscano Descalzo. 1595. 

— Carta pastoral a sus subditos en el Japon: ano de 1595. 

Così il Padre Huerta (Estado ec.) : aggiungendo che restano anche altre sue lettere espirituales 
con le quali animava a los Religiosos del Japon al Martyrio. Pier Battista, come già accennammo, fu 
il capo di 23 martiri Francescani crocifissi in Nangazachi nel Giappone il 1597, e il 1862 solennemente 
canonizzati dal Sommo Pontefice Pio IX. In questa circostanza ne scrisse la storia il P. Agostino da 
Osimo dell' Osservante Provincia delle Marche, di cui diremo a suo luogo. 

65. Bautista. Historia de las Mas Filipinas, Japon, China 
y otros reinos de la India : por el Padre Fr. Pedro Bautista de la 
Provincia de S. José. 

— Eelacion de la persecucion contra los Cristianos en el reino 
del Japon desde 1615 a 1617. 

Il Padre Huerta (Estado ec.) che ci dà notizia di questi Manoscritti, dice che il primo è firmato 
il 12 gennaio 1605 , e il secondo il 24 maggio 1617. Non è da confondere questo Pier Battista 
con quello testé nominato, che fu il capo de' 23 Martiri Giapponesi . Figlio , questo , della Pro- 
vincia di san Giuseppe « paso a Filipinas (dice lo slesso Huerta) el ano de 1600, y en 1602 partiò 
para las misiones de Japon. Àlli trabajò con infati gable celo en la conversion de las almas . . . Este 
varon apostolico quedò escondido en dicho reino de Japon cuando saKeron desterrados casi todos 
los ministros evangelicos el ano de 1614, pero siendo preso poco despues por la predicacion, fuò 
desterrado tambien, saliendo de Japon el 30 de settembre de 1616 , y negando a Mejico el 25 de 
febrero de 1617. Nombrado por sus prelados Procurador de la causa de la beatificacion de los santos 
Protomartyres de Japon (Pietro Battista e compagni) paso de Mejico a las Cortes de Madrid y Roma, 
regresando a Filipinas el ano de 1621. El siguiente ano de 1622 saliò segunda vez para Espana y 
Roma, y habiendo conseguido la beatificacion de dichos sanctos Martires , volviò a Filipinas el ano 
de 1629. Tercera vez partiò para Espana el ano de 1630, y el Senor quiso premiar sus trabajos 
llevandole para si el dia 30 de diciembre del citado ano 1630, en alta mar, y poco antes de llegar 
a la America. » 

stamp. 66. Bautista. — Confessionario en lengua Mexicana y Castel- 
Amehca j ansL Q Qn j^q^^ advertencias muy necessarias a los confesso- 



BAUTISTA 



37 



res. Cornpuesto por el Padre Fray Juan Bautista de la Orden 
del Seraphico Padre Sanct Francisco , Lector en Theologia nesta 
Provincia del Sancto Evangelio y Guardian del Convento de 
Sanctiago Tlatilulco . Con privilegio . En Sanctiago Tlatilulco , 
por Melchior Ocharte. Ano de 1599. 

Un volume in 8, di 16 carte preliminari, 112 consecutive, e due di errata. 

— Platicas antiguas que en la excellentissima lengua Nahuatl 
emmendò y crecentò el Padre Fr. Juan Bautista de la Orden 
del Seraphico Padre Sanct Francisco ec. Mexico 1599. 

Un volume in 8. 

— Advertencias para los confessores de los Naturales. Com- 
puestas por el Padre Fray Juan Bautista de la Orden del Seraphico 
Padre Sanct Francisco, Lector de Theologia, y Guardian del Con- 
vento de Sanctiago Tlatilulco : de la Provincia del Sancto Evan- 
gelio. Prirnera parte. Con privilegio. En Mexico , en el Convento 
de Sanctiago Tlatitulco, por M. Ocharte, ano 1600. 

Un volume in 8, di 8 carte preliminari, 112 consecutive, e altre 58 senza numerare, con 1' errata 
e una tavola. Segue la parte segunda di 16 carte preliminari, che continua dalla carta 113 alla 443 : e 
poi altre 104 carte , con P Index locorum communium hujus secundae partis : e infine : Excu- 
debat Ludovicus Ocharte Figueroa. Mexici, in Regio Collegio Sanctae Crucis, Sancii Jacobi de Tlati- 
lulco. Anno Domini 1601. Dalla carta 37 alla 51 contiene una dottrina cristiana in messicano e in 
ispagnuolo: e dalla carta 80 all' 85, quistioni relative al matrimonio, parimente in messicano e in 
ispagnuolo. Libro rarissimo e di molto pregio. Ecco un saggio della lingua messicana. — A caso credi 
tu in Nostro Signore Iddio onnipotente, che creò il cielo e la terra? Cuix ticmonel toquitia in totecuiyo 
Dios ixquick i hueli, in oqyocox in ilhuicatl yhua intlalticpactli ? — Sì, credo ! Ca quemaca ! — Di questo 
rarissimo libro n' è un esemplare nella Biblioteca della Reale Accademia di Storia di Madrid. 

— Platicas morales de los Indios para la doctrina de sus hijos 
en lengua Mexicana, intitulado Huehuetlatolli : por el P. Fr. Juan 
Bautista de la Orden del Seraphico Padre Sanct Francisco. Mexico : 
1601. 

Un volume in 8. 

— De la miseria y brevedad de la vida del hombre: y de 
sus quatro postrimeiras , en lengua Mexicana. Compuesto por 
el P. Fray Juan Bautista de la Orden del Seraphico Padre 
Sanct Francisco, Lector de Theologia, y Diffinidor de la Provincia 



38 



BEAUGRAND - BEAUMONT 



del Sancto Evangelio. Dedicado al Doctor Sanctiago del Eiego , 
del Consejo del Rey N. S. y su Oydor en està Real Audiencia 
de Mexico. En Mexico. En la Emprenta de Diego Lopez Davalos 
y a su costa. Ano de 1604. 

Un volume in 8. 

— A Jesu Christo S. N. ofrece este Sermonario en lengua 
Mexicana, su indigno siervo Fr. Juan Bautista de la Orden del 
Seraphico Padre Sanct Francisco , de la Provincia del Sancto 
Evangelio. Primera parte. En Mexico , con licencia. En casa de 
Diego Lopez Davalos : y a su costa: ano de 1606. Vendese en la 
tienda de Pedro Arias Librerò , en frente de la Puerta del 
Perdon de la Yglesia Mayor de Mexico. 

Un volume in 4, di 26 carte preliminari e 710 pagine. Nel frontispizio ha una incisione del busto 
del Salvatore, e all'intorno queste parole: Ego sum veritas. Dico ego opera mea regi. Psal. 44. E 
nell'ultima pagina è un'incisione che rappresenta sant' Antonio, sotto a cui si legge : Acabose de impri- 
mir està Primera parte, en la muy insigne y muy leal ciudad de Mexico Tenochtitlan, a treze dias del 
mes de Junio deste ano, dia del bienaventurado glorioso Sanct Antonio de Padua, de la Orden 
del Seraphico Padre Sanct Francisco. En casa de Diego Lopez Davalos y a su costa : 1606. E si 
conchiude con 24 carte di Tobias e in fine dell'ultima queste parole: Acabaronse de imprimir estas 
tres tablas a nueve dias del mes de febrero de 1607. Solo se publicò la primera parte deste Sermonario. 
Secondo il signor Joaquin Garcia Igazbalceta (Apuntes para un Catalogo de escritores en lenguas 
indigenas de America : Mexico 1866) nel Prologo ha notizie molto importanti e curiose, specialmente 
intorno ai primi scrittori in lingua Messicana. 

67. Beaugrand. — Relation nouvelle et tres fìdelle du voyage 

Stamp. 

Asia de Terre Sainte, dans la quelle se voit tout ce qu'il y a de remar- 
quable, tant par mer que par terre depuis le depart de Marseille 
jusqu' au retour de ce saint voyage: par Felix Beaugrand, Reli- 
gieux de Saint Francois! Paris. Ant. Warin, 1700-1701. 

Un volume in 12, che comprende la prima e la seconda parte di detto Viaggio. 

68. Beaumont. — Cronica de la Provincia por antonomasia 

Ms. A 

America Apostolica de los gloriosos apostoles San Pedro y san Pablo de 
Mechoacan, esmaltada de vidas ejemplares y santos empleos de 
sus esclarecidos hijos: escrita despues dos siglos y aurnentada de 
noticias historicas del reyno de Mechoacan, a costa de trabajos y 
diligencias, que se deseaban en le Cronica antigua. Sirve la de 
principio para su mejor inteligencia un aparato copioso que con 



BELEM 



39 



el libro primero de la primera parte de dicha Cronica forma el 
tomo primero ec. A solicitud y desvelo del R. Padre F. Pablo 
de la Purisima Concepcion Beaumont, Predicador General, Notario 
Apostolico, Maestro en artes en la Universidad de Paris, Socio de la 
RealAcademia Medicea Matritense y Cronista de dicha Provincia. 

Manoscritto di 5 grossi volumi in foglio: 2 di Apparato, e 3 di Cronaca: ed è una delle più 
dotte e gravi opere che siano state scritte sopra l'America, e non meno interessante per la storia delle 
Missioni Francescane. Trovo confermato questo mio giudizio dall' erudito Joaquin Garcia Igazbalceta 
in una nota al tomo secondo della Coleccion de documentos de Mexico , da lui pubblicata in Mexico il 
18G6, pervenutami questi dì da Madrid: « Està Cronica (egli dice) importante permanece inedita. 
El autor muriò antes de concluirla. Hai copias de ella en el Archivo general (de Mexico), en mi 
coleccion y en las de los Senores Andrade y Ramirez. Consta de dos partes. La primera intitulada 

Aparato a la Cronica es un compendio de la historia de America, desde el descubrimiento de 

Colon hasta la toma de Mexico por Cortez. La Cronica propriamente dicha abraza desde el descu- 
brimiento del reino de Michoacan hasta el ano del 1575. El autor no solo tuvo a la vista las obras 
impresas relativas a su asunto, sino que juntò con gran diligencia muchos manuscritos e instru- 
mentos autenticos que en parte se han perdi do. Algunos copiò a la letra, y aumentan el merito de 
su obra. No se refiere està unicamente al reino de Michoacan, sino que comprende todas las pro- 
vincias del interior, hasta Nuevo Mexico, y aun se estiende a la historia general. El pian era 

desmasiado vasto el estilo tiene resabios de la epoca en que aquel hizo sus estudios: pero la obra 

es un repertorio de noticias, de que puede -sacarse gran partido. » Così Joaquin Jcazbalceta. E chi 
legga soltanto l' Aviso al benevolo lector y pian de la obra, premessi dal P. Beaumont al suo lavoro, 
vedrà che non è soverchia la lode, e che il Francescano era uomo da portare a fine il vasto dise- 
gno, se la morte non ne avesse troncato anzi tempo i giorni. Ci piace anche notare , che tra 1' altre 
cose, afferma il secondo matrimonio di Cristoforo Colombo con la nobile Beatrice Enriquez di 
Cordova, e la legittimità del loro figliuolo Fernando, e vendica all' immortai Genovese la gloria d' aver 
primo di lutti scoperta la Terraferma d'America. L'esemplare dell'opera che noi abbiamo studiato, 
appartiene alla Biblioteca della Reale Accademia di Storia di Madrid. 

69. Belem. — Chronica Serafica da Santa Provincia dos Al- 
garves da Regular Observancia do nosso Serafico Padre san Fran- 
cisco ec. pelo Padre Fr. Jeronimo de Belem, Pregador Jubilado, 
Examinador das Ordens Militares, Consultor da Bulla da Santa 
Cruzada e Chronista da mesma Provincia. 

Opera di polso, in 5 volumi in foglio: quattro editi, e il quinto ancora manoscritto. Il 
primo col titolo di parte primeira, off erecida a' sempre Augusta Magestade do Fedelissimo Rey D. 
JobZo V: Lisboa, na officina de Ignazio Rodriguez: anno de MDCCL, tratta dell' origem, progressos 
e fundacoes de seus Conventos (cioè della detta Provincia) e comprende a sua separacào da Provin- 
cia de Portugal, coni as fundacoes de ciuco Conventos de Frades e hum Mosteiro de Freiras : conta 
8 carte preliminari non numerate e 786 pagine. — Il secondo volume, ossia la parte segunda, tratta 
das fundacoes de dez Conventos de Frades e tres Mosteiros de Freiras ; ed è offerecida a' sempre 
augusta Magestade do Fidelissimo Rey D. Joze I: Lisboa, MDCCLIII. No mosteiro de S. Vicente 
de Fora. Camara real de su Magestade fidelissima : conta 15 carte preliminari non numerate e pagine 
905. — Il terzo volume, ossia parte terceira (parimente dedicato a Giuseppe I) tratta da origem, 
fundagam e progressos do Real Mosteiro da Madre de Deos de Xabregas com as vidas de seus re- 
gios fundadores, a Senhora Dona Leonor, mulher do Senhor D. Joào II; e o nosso patrono e se- 
renissimo Rey. D. Joào III, e comprende puntamente as vidas das Fundadoras e mais Religiosas, 
qua nelle florecerào em virtudes, con gran credito desta casa, e das mais illustres de Portugal. Li- 



40 



BELTRAN 



sboa eie. MDCCLV: conta 14 carte preliminari non numerate, e 763 pagine. Inoltre vi ha aggiunto 
un Suplemento em que se irata do Real Mosteiro da Madre de Deos de Xabregas, da primeira Regia 
de santa Clara, fundacao da Rainha D. Leonor, Mulher do senhor Rey D. Jotio IH. Tratase de 
algumas Religiosas, que nelle fallecerào coni opiniào de virtuosas ; humas que fatiamo na Chronica, 
e outras que accrescerào de novo. Lisboa ec. MDCCLVII: conta 5 carte preliminari non numerate e 94 
pagine. — Il quarto volume, ossia parte quarta (dedicata anche questa allo stesso Re Giuseppe I) irata 
das fundacoes de ciuco Conventos de Frades e sete Mosteiros de Freiras. Coni as vidas de alguns Re- 
ligiosos e Religiosas, que nelles acabarào coni opiniào de santitade. Comprehende puntamente par- 
ticulares noticias do Reyno; fundacoes de terras e de algumas pessoas illustres delle. Lisboa etc. 
MDCCLVIII: conta 14 carte preliminari non numerate e 636 pagine. Ed ha aggiunto infine: Descuidos 
do escudo empenetravel dado a luz no anno proxime passado de 1749 coni o nome supposto de 
Anastasio Pusym Manfredo , presumido fillio da venerarci Ordem Terceira da milicia de Jesu Chri- 
sto. Descubertos pelo Padre Fra Jeronimo de Relem ec. Lisboa, na officina de Joseph de Costa. Coim- 
bra MDCCL. 

Opera ricca di memorie e di belle biografìe di nostri Missionari e Vescovi , specialmente nelle 
isole di Capo-Verde e in Cina . Tra 1' altre cose , v' è un interessantissima Memoria sopra le 
Missioni della Cina, e sopra il Padre Fr. Francesco di Santa Rosa da Viterbo, Vescovo Vicario 
Apostolico di Nan-Kin, ordinato il 1743. Questo Prelato Francescano è un uomo di prim' ordine; 
e le cose da lui operate, congiuntamente a' suoi confratelli, mostrano come la Religione Francescana 
abbia tenuto sempre, infìno agli ultimi tempi, il primato nell' opera delle missioni cattoliche, mentre 
da coloro che hanno preteso di scriverne la storia , nò anche se n' è fatto menzione I Citiamo fra 
gli altri, i capitoli 27, 28, 29, 30, 31, 32, 33, 34 del lib. VIII della Parte seconda. N' è un esemplare 
nella Biblioteca Nazionale di Lisbona. Il quinto volume, finalmente, manoscritto, è nella Torre 
del Tombo della stessa città di Lisbona, e porta il titolo seguente: 

— Indicalo chronologico para a Chronica Seraphica da santa 
Provincia dos Algarves, que te ve seu principio em 4 de septembro 
de 1746, dia da traslacào de Santa Eosa de Viterbo. Pelo P. Fr. 
Jeronymo de Belem, Chronista da mesma Provincia, nomeado en 
Imma junta que se fez no Convento de S. Maria de Jesus en 
27 de agosto 1746. Sendo Provincial o N. M. E. P. Fr. Lourenco 
de Sancto Thomas Let. Jub. e Qualifìcador do Sancto Officio. 
Principia pelo anno de 1533. 

È un grosso volume in foglio, di non facile lettura per le molte cancellature e correzioni 
fattevi; ma che contiene belle ed importanti notizie di quella Provincia, anche rispetto alle Missioni. 

stamp ^ 70. Beltran. — Arte del idioma Maya redacido a sucintas 
America reglas. Y semi-lexicon Yucateco por el E. P. Fr. Pedro Beltran 
de Santa Eosa Maria, hijo de està Santa Eecoleccion Franciscana 
de Merida ec. Formòlo y dictolo, siendo maestro de lengua Maya 
en el Convento Capitular de N. S. P. S. Francisco de dicha 
Cindad. Ano de 1742. 

Di questa pregevolissima opera si fece una seconda edizione in Messico per Hogal il 1746, 
in 4, di 194 pagine; e una terza in Merida de Yucatan: Imprenta de José Dolores Espinosa: Julio 
1859, in 8, di sette carte non numerate e 242 pagine. 



BENAVENTE - BETANCUR 



41 



— Declaracion de la doctrina cristiana en el idioma Yucateco. 
Por el Reverendo Padre Fr. Pedro Beltran de Santa Rosa Maria, de 
la Orden de S. Francisco. Anadiendole el acto de contricion en verso 
y en prosa. Merida, reirnpresa por J. D. Espinosa. Marzo 1860. 

Come il lettore vede, è questa la seconda edizione, in 8, di 23 pagine. Il Brasseur fBiblioth. 
Mes. Guai.) ci dà le seguenti notizie dell'Autore. Nativo di Merida nel Yucatan, giovinetto vi prese 
l'abito Francescano, e profittando de' dotti lavori de'suoi confratelli, specialmente l'illustre Padre 
Gabriele da San Bonaventura, compose la sua Grammatica il 1742, mentre insegnava la lingua Maya 
nel principale Convento di san Francesco della natia sua città ; del quale Convento fu anche 
Guardiano, e inoltre Visitatore del suo Ordine in quelle parti. Egli morì in Merida su la fine dello 
scorso secolo: ed oltre la Grammatica, e la Declaracion de la doctrina ec, lasciò altre opere di 
pietà, scritte nella stessa lingua Maya, che conosceva a perfezione. 

71. Benavente. — Carta de Fr. Antonio de Benavente a el Rey 
de Portugal. 

È data in Cabo S. Vicente il 10 marzo 1539. L' originale si trova nell' Archivio della Torre 
del Tombo di Lisbona, e riguarda le Missioni "Francescane in que' luoghi d'Affrica, ove s'erano sta- 
biliti i Portoghesi. 

72. Berdini . — Historia dell' antica e moderna Palestina, 
descritta in tre parti dal R. P. Vincenzo Berdini Minore Osservante : 
opera utile e necessaria non solo a' professori d'antichità e d'Istorie, 
ma anco alli predicatori. Venetia, G. Batt. Surian, 1642. 

Un volume in 4. Se ne trova un esemplare nella Biblioteca Nazionale di Napoli. Il Padre Berdini 
era nativo di Sarteano presso Siena, e la prima edizione della sua opera fu fatta in quella città 
il 1633, parimente in 4. 

73. Betancur. — Tratado de las supersticiones de los Indios 
de Matagalpa, Linotega, Muimui y otras del partido de Sevaco, y 
de los diferentes enredos con que el Demonio engana a los que se 
llaman Brujos: por elP. Rodrigo Betancur, de Jesus, Franciscano. 

Così lo Squier (Monogr. of Auth.). Il Padre Bodrigo Betancur de Jesus, fu nativo di Bacas 
in Guatemala, e compagno del miracoloso Apostolo di quelle regioni, il Venerabile Padre Fr. Antonio 
Margil, con cui fondarono l'Ospizio di Propaganda Fide di Granata in Nicaragua. Del venerabile 
Padre Margil fu introdotta la causa di beatificazione presso la Sede Apostolica; e crediamo che di 
parecchi suoi compagni si potrebbe tentare la stessa prova; uomini tutti di straordinaria virtù, 
che rinnovarono in America i prodigi dell' apostolato de' primi tempi della Chiesa. Fra gli altri, il 
Padre Antonio Linarez, e il Padre Melchiorre Lopez, per la cui morte il Margil scrisse una di quelle 
commoventi lettere, che non si possono scrivere che dai Santi. È data nel Collegio di Queretaro 
nel Messico, il 9 Febbraio del 1649, e riferita in una Cronaca manoscritta, che si conserva nel Collegio 
de' nostri Padri Missionari delle Filippine in Pastrana, Provincia di Guadalajara in Ispagna. 



42 



BETANCUB - BICILOTTI 



Ms . 74. Betancur. — Arte y Vocabulario de la lengua de Guate- 
mala: por el P. Fr. Alonso Betancur, Franciscano de Guatemala. 



America 



A/5. 

America 



Così lo stesso Squier (Monogr. of Auth.J 

75. Betanzos. — Arte, Vocabulario, y Doctrina Christiana en 
Lengua de Guatemala : por el P. Fr. Pedro de Betanzos de la 
Orden de S. Francisco. 

Così annota questi lavori del Padre da Betanzos lo stesso Squier (Monogr. of Àuth.). E gli 
Editori delle Cartas de Indias publicadas por primiera vez por el Ministero de Fomento (Madrid 
1877 ) ne danno queste notizie. « El Padre Fr. Pedro de Betanzos naturai de Betanzos, provincia de 
Coruna, tornò el habito de San Francisco en el Convento de aquella poblacion, y ya profeso , paso a la 
Nueva Espana , y de alli al reino de Nicaragua , corno fundador de los Conventos desta provincia. 
Trasladose despues a Guatemala, y en 1550 a Costa Rica, doctrinando en todas estas partes y 
aprendiendo las lenguas Kichè, Kaghiquel, Tzutugil, en las cuales , corno luego en la Mexicana, 
compuso artes, vocabularios y libros de doctrina cristiana. Muriò cerca del pueblo de Chomez en 
Nicaragua el ano de 1570. » Il nome del Padre Betanzos figura in molte lettere, con cui i Missionari 
Francescani d'America difesero le sante ragioni de'poveri Indiani, come si può vedere nella sopra 
citata pubblicazione Cartas de Indias, testò fatta in Madrid; che è un vero monumento di gloria 
innalzato all' Ordine di san Francesco e di san Domenico. E non è che a mala pena un saggio dei docu- 
menti senza numero, che tuttavia restano inediti e sconosciuti nelle Biblioteche e negli Archivi di Spagna. 

a/5. 76. Betlem. — Breve noticia da cidade santa de Jerusalem, 
et mais Lugares santos , onde Christo Eedemptor nosso deu prin- 
cipio et consumou nossa Redempcào na terra da Palestina, princi- 
piando na Provincia de Galilea, et concluindo sua santissima vida 
na Provincia de Judea. Do uso do Padre Fr. Hieronimo de Betlem. 

Sono 20 fogli in 8 , appartenenti alla Biblioteca Nazionale di Lisbona. Comincia : Da corte 
e cidade de Lisboa se embarca por Marcella de Franca ec. 



Asia 



Stamp. 



77. Bicilotti . — Panegirico in onore del Beato Benedetto 
d'Arezzo dell'Ordine di San Francesco, detto dal P. Anton Felice 
Bicilotti Minore Conventuale in occorrenza del Capitolo Provinciale 
dell'Ordine stesso nella suddetta città celebrato il dì 10 maggio 
1756. In Arezzo, 1756, per Mich. Bellotti. 

Cito questa stampa, di cui trovai notizia nella Bibliografia- storico -ragionata della Toscana 
del Sacerdote Domenico Moreni ; Firenze MDCCCIV; perchè mi fa conoscere che il celebre missionario 
Benedetto d'Arezzo è Beato. Io l'ignorava affatto: se l'avessi saputo, me ne sarei valso a illustrare il 
racconto che feci della sua missione nel primo tomo della Storia universale delle Missioni Francescane. 
Il Moreni aggiunge quanto segue: « Di questo Beato, primo capo della missione Minoritica in 
Palestina, parlano i Bollandisti nel tom. VI Aug. pag. 808. Insigne discepolo di san Francesco, col 
quale mosse per la Palestina, era dell'antica famiglia Sinigardi d'Arezzo: quaecivitas (dice l'Alberti, 
nella Descrizione dell'Italia, edit. Coloniae Agrippinae del 1566, pag. 94) mundo ac coelo dedit Bene- 
diclum. * 



BIENTINA - BLAVINIGH 



78. Bientina . — Compendio della storia della persecuzione 
mossa contro la Cattolica Religione neLT Impero della Cina Tanno 
del Signore 1781, scritta dal Padre Giuseppe Mattei da Bientina, 
Missionario Apostolico Minore Osservante della Provincia Toscana. 

Questa compendiosa Storia, fatta in Manila nelle Isole Filippine, e data il 30 Luglio 1786, 
fu da me^pubblicata con alcune annotazioni nel numero 4 dell' anno III della Cronaca delle Mis- 
sioni Francescane. Sono 12 carte in 8 grande, di fitta lettera; ed è della maggiore importanza per 
la storia delle missioni cattoliche nella Cina. 

79. Bienvenida. — Carta de Fray Lorenzo de Bienvenida a 
S. A. el Principe Don Felipe, dandole cuenta de varios asuntos 
referentes a la provincia de Yucatan, 10 de febrero de 1548. 

Lettera importantissima, testé pubblicata , col facsimile dell'autografo, nella testò citata reale 
edizione delle Cartas de Indias. Sono sette carte. Nei datos poi biografìcos aggiunti alle Cartas , 
se ne danno le seguenti notizie. « Bienvenida (Fr. Lorenzo de) Religioso Francisco, fué a la 
Nueva Espana con ci Comisario General Fray Jacobo de Tasterà en 1542, y se le destinò a la 
fundacion de conventos de su Orden en Guatemala y Yucatan. En està Provincia estableciò varias 
doctrinas y dos Conventos, uno en Merida y otro en Campeche, cuya custodia se propuso hacer 
independiente de la de Mexico. Al efecto, presentò la proposicion en el Capitulo General de Aquila, 
celcbrado el ano 1559, donde se acordò que las de Yucatan y Guatemala se refundiesen en una 
nueva Provincia; pero ofreciendo esto inconvenientes , en el otro Capitulo General , celebrado 
despues en Valladolid, decidiose que se fundaran las del Nombre de Jesus en Guatemala y la de 
S. José en Yucatan, que efcctivamente lo fucron en el ano de 1565. Resuelto esto, paso el Padre 
Bienvenida a Costa Rica con los mismos propositos de f andar Conventos y atender a la conversion 
de los naturales, acompafiado de Fray Pedro de Betanzos y otros de su misma Orden y aun cuando 
era su edad muy avanzada, hiso nuevo viaje a Espana en busca de Religiosos, regresando con 30 
que, con otros llevados por el Padre Zayas, primer Obispo de aquella diocesis, levantaron 10 Con- 
ventos, con los que se formò en ci ano de 1579 la Provincia de S. Jorge. Creese que el Padre Bien- 
venida muriò en Costa Rica a poco de regresar de Espana, contando 70 afios de edad. » 

80. Blavinich. — Origine della Provincia Bosna Croatia , e 
come fu divisa dalla Provincia di Bosna Argentina, col numero 
de' Monasteri sì antichi come moderni, e in qual tempo fossero 
celebrati i Capitoli, ed eletti i Provinciali, e in qual luogo dopo 
la loro divisione sin' ai presenti tempi ec. Raccolto dal M. R. P. Fr. 
Francesco Blavinich Istriano dell' Ordine de' Minori Osservanti 
di San Francesco della sopra detta Provincia di Bosna Croatia, 
Theologo e Apostolico Predicatore. Scritto a Tersatto l'anno 1646. 

Manoscritto in 4, di 47 fogli, già appartenente all' Arcliivio Generale del nostro Convento di 
san Francesco di Madrid, ed ora conservato nella Biblioteca del nostro Collegio de' Missionari pel- 
le Filippine di Pastrana, provincia di Guadalajara, che lo acquistarono. Ne metto qui la tavola dei 
Capitoli. — Orìgine della nazione Slava. — Del nome della nazione Slava. — Privilegio di Alessandro 
Magno dato alla Nazione Slava. — Del regno di Bosna. — Del tempo quando i Padri Francescani 
entrorno in Bosna. — Dei progressi che fecero i Padri Francescani in Bosna. — Come il regno di Bosna 



BOENERO - BOLOGNA 



venne nelle mani del Turco. — Come e perchè i Francescani restorno in Bosna. — Bella divisione 
della Bosna Argentina e Bosna Croatia. — Il numero delle Custodie e dei Monasteri sì antichi come 
moderni della Provincia della Bosna Croatia. — Descrizione dei Conventi della Bosna Croaiia. — 
Della Chiesa e Monasteri di Tersatto. —Di Lubliana. — Di Camnich.—Di Novamesta. — Di Segna.— 
Di Pizino. — Di Berdouaz.— Di San Leonardo' di Monteserato — Di Viascha.—Di Samabergo. — Di 
Cugnaz.—Di Nazaret — Dei Capitoli celebrati nella Provincia di Bosna Croatia dopo la divisione 
di Bosna Argentina con il numero de' Ministri Provinciali e dei loro nomi. 

S(am>t 81. Boenero. — ■ Delineatio historica Fratrum. Minorum Pro- 
Europa v iiiciae Gerrnaniae Inferioris a Guesiis in odium fìdei crudeliter 
occisorum, exhibita per Fr. Joannem Boenerum eiusdem Ordinis 
Beligiosum . Antuerpiae , ex officina Plantiniana Balthasaris 
Moreti, MDCXXXV. 

Sono 23 fogli in 4, con bellissime incisioni : e contengono una breve notizia in latino ed in 
fiammingo dei Francescani quivi morti dagli Eretici in odio alla fede di Cristo. W è un esemplare 
nella Biblioteca del nostro Convento di Gand nel Belgio. 

stamp. 82. Bologna. — Lettera del Eeverendo Padre Francisco da 
Amenca ]3 0 ;[ 0 g na ^ gcr itta dalla città di Messico nell'India o Nuova Spagna, 
al Reverendo Padre Clemente da Monelia, Provinciale di Bologna, 
ed a tutti i reverendi Padri di quella Provincia, regnando Paolo 
Papa III: tradotta in lingua volgare da un Frate dello stesso 
Ordine dell' Osservanza. 1534. 

Questa interessantissima lettera, scritta dalla Nuova Spagna poco dipoi la conquista, fu subito 
pubblicata in Venezia e in Bologna: ed ora è addivenuta una delle stampe più rare, quasi impossibile 
a trovarsi. L'edizione di Venezia ha il titolo seguente: La lettera mandata dal B. Padre frale 
Francesco da Bologna da Lindia, ouer nona Spagna ec. dalla città di Mexico al B. P. frate Cle- 
mente da Monelia ministro della provincia di Bologna ec. tradotta in volgare da un frate del prefalo 
ordine de' minori d' osservanza ec. In Venezia, per Paulo Danza. È senza data. Il Panzer (Annales 
typographici , XI, 231) scrive che il Danza stampava fra il 1526 e il 1534. E da ciò si pare che sia 
stata impressa lo stesso anno che fu scritta dal Francescano e F ultimo dell' esercizio della tipografia 
del Danza. L' edizione poi di Bologna, "citata come rarissima dal Brunet (Manuel du Libraire, Paris 
1866) è intitolata così: La lettera mandata dal B. Padre Frate Francesco da Bologna. In Bologna 
per Bartholomeo e Marco Antonio Groscio. E parimente senza data, e in 4, gotico, di 4 facciate. 
Una terza edizione finalmente dello stesso tempo dice così: Copia di lettera cavata dall'originale 
scritto dal Messico l'anno 1534 ai fratelli e madre (in) Zani. 4. La lettera, benché tanto antica, 
non ha perduto nulla della sua importanza, per cui ultimamente venne tradotta e pubblicata in 
francese dal Ternaux ( Archives des Voyages, ou collection d' anciennes relations inedits et tres rares 
ec. Paris 1840-1841.) E perciò crediamo cosa utile il riprodurla in questo nostro lavoro, secondo 
un esemplare a penna, che anni fa ce ne venne inviato da Bologna, e già da noi pubblicato nel 
numero 5 dell' anno III della nostra Cronaca delle Missioni Francescane. 

« Amatissimi miei Fratelli in Gesù Cristo! Siccome non dubito, ed anzi al contrario son certo, miei 
amatissimi, carissimi e reverendissimi Padri in Gesù Cristo, che avreste inteso col maggior piacere 
quanto già vi scrissi con altre lettere, le quali però dubito forte sienvi pervenute, adesso che son persuaso 
di avere messaggi fedelissimi, vi farò conoscere la felice situazione in cui mi trovo insieme con fra 
Michele, che intanto le mille volte meco saluta le Beverenze Vostre. Proviamo la più grande delle con- 
solazioni in vedere un così gran numero di creature consacrate al demonio, esserne adesso libere mercè 



BOLOGNA 



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le predicazioni di alcuni servi di Dio, cioè di noi Frati Minori, da Dio invitati in questo paese. Ah ! sì, 
le Paternità Vostre Reverendissime ponno esserne sicure : scrivo con abbondanti lacrime, pensando che 
il nostro dolcissimo signore Gesù Cristo si è manifestato a tutto il mondo per mezzo de'suoi Apostoli, e 
certo che adesso vuol rinnuovare per l' intromissione de'flgli del suo campione e servo, il Padre nostro 
San Francesco, la sua santissima fede, eh' è quasi spenta. Ma prima di continuare, interterrò le Reve- 
renze Vostre circa parecchi altri soggetti, affinchè esortino i loro figli, nostri fratelli, a venire ad aiutarci 
nell' opera di liberare tante migliaia d'anime dalle mani dell' Inferno, e restituirle al loro Creatore e 
Redentore Gesù Cristo. E prima di tutto farò parola del clima. 

Del clima e dei prodotti della terra. 

Qui il clima è temperatissimo, nò troppo freddo, nò eccessivamente caldo ; piove rarissime volte 
nel \orno, ma sovente nella state, e quasi sempre dopo mezzo giorno. Non mai nevica, meno che su 
quattro elevatissime montagne, sulle quali la neve rimane per tutto 1' anno. Noi siamo fermamente 
persuasi, che il nostro continente sia molto più grande del vostro, poiché componesi di un gran numero 
di provincie, delle quali quella che abbiamo convertita alla fede di Gesù Cristo, è più grande di tutta 
Italia, Francia e Spagna insieme unite. Abbiam qui molte miniere d'oro, d'argento e d' altri metalli e 
pietre preziose. Le acque quivi sono eccellenti, e quasi tutti ne beono. Il vino fassi con alcune foglie di 
alberi : un bicchier di vino come il vostro, costa uno scudo d'oro, atteso che viene di Spagna: ma si 
piantano delle vigne come quelle d'Italia, le quali producono e col tempo in maggior copia produrranno 
eccellente vino. Quasi tutto questo paese, ossia piano, ossia montuoso , ò abitato; eccettuati i quattro 
monti, dei quali feci parola. I boschi compongonsi di lauri», cedri, cipressi, pini, quercie : i cedri ed i 
cipressi sono così alti, che appena puossene scorger la vetta. 

Degli Animali. 

I soli animali che avessero gl'Indiani, erano cervi, orsi, leoni, tigri, paoni, lepri, conigli, lupi, 
volpi, ed altri bellissimi quadrupedi, quasi tulli salvatichi: si trovano negli stagni molti serpenti simili 
ai coccodrilli. Ma dacché noi frequentiamo questi lochi, ci sono stati condotti cavalli, asini, buoi, agnelli, 
porcili, cani, galline, oche, e molte altre specie di animali, le quali si sono talmente moltiplicate, che la 
terra n'ò quasi coperta : le loro carni sono più saporite di quelle degl' animali d' Europa, a tal punto, 
che quella del maiale, la (piale presso di voi vien proibita quasi ancora a chi sta bene, qui non se ne 
vieta 1' uso neppure a coloro, che sono in line di vita. Uh porco si vende per un denaro, moneta che 
non equivale neppure a tre bolognini : per lo stesso prezzo potreste avere un grosso castrato o venti 
galline. Non mai ho veduti cavalli più belli, come in questo paese, i quali cibansi del frumento indi- 
geno, che non è mcn buono del vostro, ma che non rassomiglia in nulla: è più scuro ed ha tutt' altra 
forma: qui non manca però il frumento europeo, che vi fu portato di Spagna con alquanti legumi : e 
questi prodotti vi si sono talmente moltiplicati, che una misiya equivalente ad una corba delle vostre, 
ne produce comunemente cento trenta e qualche volta eziandio cento cinquanta! Si fa con la farina di 
questo grano, unita a quella del voslro, pane bianchissimo. È inutile andare alla cerca del pane o di 
altro, poiché ci vien portato il tutto lino al Convento : e spesso le vettovaglie son tanto abbondanti, 
che siamo costretti rifiutarle con dispiacere dei fedeli, che se le riportano via piangendo. 

Della costituitone degli uomini. 

Sono gli abitanti di questi luoghi, grandi e belli quanto gli Europei, ma più forti. Le donne, spe- 
cialmente quelle di ceto nobile, superano in pudore ed in bontà tutte le donne del mondo. 

Del costume. 

In origine gli uomini si adornavano come gli zingani, le donne non si coprivano che dalla cintura 
in giù; ma, adesso, tutte hanno vesti onestissime. Gli uomini del popolo si contentavano di una sola 
moglie legittima, ma i grandi signori possedevano molte[concubine : certuni ne avevano più di ottocento. 
Ora però vivono tutti da buoni cristiani, e si contentano di una sola sposa. Non erano crudelissimi nelle 



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BOLOGNA 



punizioni che infliggevano al colpevole, eccettuato però nei delitti di adulterio: la donna venia impalata; 
e al suo complice, legati piedi e mani, e disteso sopra un sasso, il marito offeso gli schiacciava il capo 
con un pietronc. 

Non avevano nessune lettere; e non sapevano dipingere, ma avevano somma memoria e facevano 
bei disegni con penne di uccelli e con pietre di colori diversi: adesso dipingono meglio di noi, e con le 
penne fanno figure di Santi : ne ho vedute due, che i Religiosi, che per qui transitarono, presero per 
portarle a Roma al nostro Santissimo padre Paolo IH: sono più belle che se fossero in oro od in argento. 
Questi Indiani inviano pure tre casse di pietre preziose, e parecchie figure fatte di esse pietre, come pure 
due bellissimi cuscini destinati per sua Santità. 

Degli edifìzL 



Le loro case sono basse, ma ben costrutte : hanno delle città più grandi di quelle d'Europa; altre 
della grandezza delle nostre : ve ne sono che contano ottanta mila fuochi. Ordinariamente le loro città 
non erano chiuse, ma gli Spagnuoli gl' insegnarono a circondarle di mura. Non combattevano mai che 
con archi e frecce : le loro spade erano di pietra. 

Degl' Idoli . 

Adoravano un gran numero d' idoli, fra i quali quattro erano i principali: i Frati nostri portano 
seco loro costà F imagine del più venerato, a fine di consegnarla a Vostra Paternità reverendissima: essi 
di viva voce spiegheranno il culto di cui era^P oggetto, affinchè la Paternità Vostra ne sia pienamente 
i strutta- 
li riti funerari. 

Come di sopra dissi alle Reverenze Vostre, i capi di questo paese avevano una sposa legittima e 
molte concubine. Quando uno di essi era per morire, instituiva erede la propria moglie e lasciava di 
che vivere alle concubine: fra quelle che aveva in vita più ardentemente amato, ne sceglieva due, e da 
esse voleva essere accompagnato nelP altro mondo, perchè con esso lui vi godessero di una vita prefe- 
ribile a questa ; avvegnaché que' popoli credevano che dopo morte l'uomo passasse in un altro mondo 
simile al Paradiso : quindi sceglieva un figlio delle sue concubine e gli diceva lo stesso. Queste donne 
e questa creatura, erano allegrissime, quando il loro re, amante e padre, le preferiva a tutte le altre; e 
promettevano seguirlo. Appena il sire era morto, veniva imbalsamato ; costituivasi una cappella sot- 
terranea: lo mettevano a sedere sur una sedia vestito dei suoi più splendidi abiti, tempestati di pietre 
preziose, e delle sue armi ; ponevaglisi una concubina a destra, un'altra a sinistra, il fanciullo ai piedi; 
imbandivaglisi d'intorno un banchetto di eccellenti alimenti ; quindi chiudevasi la sepoltura, e ben 
presto quelle donne in un col pargoletto morivano. 

Ò e' sacrifizi umani. 

Praticaronsi le stesse cerimonie rispetto all'idolo, onde la imagine vien portata in Spagna, idolo 
che era stato un gran principe : quarant' anni e più dopo la sua morte, si volle vedere ciò che ne fosse 
diventato : si scavò la sua tomba, e non furon trovate che le ossa: allora fecesi fare questa statua a sua 
imagine, e cominciossi ad adorarla qual Dio, e ad innalzare molti templi in onor suo : quello dove fu 
rinvenuta la sua statua, è più grande della vostra chiesa di San Petronio : avevano avuto per lui tanto 
rispetto, quasi quanto ne potreste avere voi pel Santo Sacramento; gli sacrificavano umane vittime 
nella maniera che segue. I Sacerdoti avevano un coltello di pietra , come negli antichi tempi il coltello 
della circoncisione : conducevano gli uomini sopra un sito elevato, distendevanli sopra una larga pietra, 
ed i sacerdoti, col detto coltello, gli fendevano il petto e ne estraevano il cuore : imbrattavano col san- 
gue P altare dell' idolo, tagliavano i piedi e le braccia alle vittime, e spedivano queste membra ai prin- 
cipali capi, che le mangiavano con molta devozione ed allegrezza, dicendo che erano reliquie di Santi. 
Per cotal guisa sacrificavansi a quell'idolo migliaia e milioni di creature ragionevoli ! 

Metodo adoperato per convertire gl'Indiani alla Fede Cattolica. 
Quando arrivammo in questi luoghi, i sacerdoti degl'idoli accortisi che noi altri Religiosi eravamo 



BOLOGNA 



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venuti a predicare il Vangelo del nostro dolcissimo signore e maestro Gesù Cristo, adunaronsi in consi- 
glio e disser fra loro: se questi Religiosi, giunti di recente per predicare ed introdurre una legge nuova, 
hanno in mira di farci cambiar di fede, indurranno il popolo colle loro prediche a distruggere i nostri 
idoli, come fecero altrove e nelle città circonvicine: facciamo dunque al nostro Dio una cappella o un 
oratorio sotterraneo, molto nascosto ; sopra vi pianteremo una croce e fingeremo adorarla, ma intanto 
adoreremo il nostro Dio; e questo fecero. Fino ad ora lo avevano tenuto segreto; ma i nostri Religiosi 
passando per cotal luogo, quei sacerdoti illuminati dalla vera fede, e pentiti del fatto, han confessato 
la loro malizia e la.loro ignoranza, ed han consegnato quest' idolo, che nella loro lingua si chiama 
Tescalipocli, ciò che vuol dire specchio di fumo. Per tal maniera i Religiosi poteron portarlo alle Pater- 
nità Vostre Reverendissime. 

Ecco come qui ci comportiamo per istruire gl'Indiani nella fede. Abbiamo scuole di ragazzi, che 
quasi tutti sono figliuoli di gran signori, i quali ce li mandano per istruirli : i ragazzi ammaestrano 
quindi i propri genitori, e gli altri Indiani. In molti luoghi ne abbiamo mille, ed in alcuni due mila, e 
noi apprendiamo loro a leggere, a scrivere, a cantare e a suonare alcuni strumenti: li facciamo studiare, 
poiché hanno molta memoria e facilità. Tutte le notti si alzano coi Religiosi per cantare il Mattutino, 
ed il giorno celebrano con essi tutti gli uffici sacri alle ore canoniche. Benché i Religiosi sieno qui in 
piccol numero, poiché al più saremo in tutto un dugento, ed appena siamo tre o quattro riuniti insieme 
in ciascun luogo, nulladimeno cantiamo la Messa ogni giorno, adoperando così : il prete la intuona; 
quindi questi giovani cantano il restante in musica, e si accompagnano con organi, arpe flauti ed altri 
strumenti di guisa tale che, mio Reverendo Padre, credo che nessun cristiano abbia mai inteso armo- 
nia cosi bella : udendo 1' armonia di quelle voci e di questi strumenti crediamo essere in Paradiso ad 
ascoltare la musica degli Angeli. Ogni giorno, quando si celebra l'uffizio divino, adunansi' immancabil- 
mente intorno all' altare più di ottanta mila persone, tra uomini e donne, che vi assistono ; i maschi 
stanno separati dalle femmine. Se sentono nominare il soave nome di Gesù, si mettono in ginocchioni, 
e quando si canta il Gloria Patri, si prostrano fino a terra, e si danno la disciplina come i Religiosi. 
Quando li vediamo umiliarsi così, non possiamo astenerci dal piangere per gioia, e render grazie infinite 
al Signore misericordioso, ed al Redentor nostro Gesù Cristo, che si degnò far risorgere la sua santa 
fede per mezzo di tante anime perdute: noi sempre desideriamo che le Paternità Vostre Reverendissime 
sieno testimoni di cosi grande e pura devozione. 

Quanto all'istruzione delle ragazze, noi abbiamo fatto venire di Spagna gran numero di Religiose, 
quasi tutte del nostro Terz' Ordine ; elle tengono a scuola le fanciulle come farebbesi in Ispagna, le 
quali recitano anche l'uffizio della Madonna insieme colle Religiose; in quelle scuole le giovani indiane 
apprendono a filare, a cucire, a tessere, ed a fare molte altre cose donnesche. Queste fanciulle sono figlie, 
quasi tutte, di grandi signori; tra esse distinguonsi le due figliuole del Sire più potente di questa pro- 
v incia. Quasi tutte dicono voler conservare una castità perpetua e senza macchia ; infatti la loro con- 
dotta é esemplarissima; a quelle poi che vogliono maritarsi, si fa sposare alcuno dei giovani per noi 
istruiti nella santa fede, ed in questo modo formansi famiglie di veri cristiani. 

Del Battesimo. 

Queste genti hanno tanta confidenza in noi, che non fa d'uopo di miracoli per convertirle. Qualche 
volta i capi si presentano alla lesta di trenta o di quaranta mila uomini per farsi battezzare: ci portano 
i loro idoli, e piangono sui loro peccati con tanta amarezza, che intenerirebbero i sassi. Spessissimo ci 
obbligano di andare nei loro villaggi e città, e la loro devozione é così grande, che siamo costretti di 
lasciare i più vicini per andare dai più lontani, affine di soddirfarli. Avanti di venire a cercarci, costi- 
tuiscono dei Conventi nelle loro città, perchè ci possiamo abitare con tutto nostro comodo: e quando 
ci è impossibile di aderire alle loro inchieste, ci domandano almeno uno dei nostri abiti, come pegno 
che noi andremo a predicar loro il Vangelo, quando il numero de' Religiosi sarà maggiore; giunti ai 
loro domicili, riempiono quell'abito di paglia o di stoppa, e lo pongono sull'altare nei loro templi, 
come prova che un giorno anderemo a convertirli. Vengono da 100 leghe di distanza, vale a dire 300 
miglia, per vederci e sentirci predicare: spesso 80 e anche 100 mila persone assistono ai nostri sermoni, 
quantunque molti di essi non intendano i nostri discorsi ; e tutti, uomini e donne di distinzione, ricchi 
c poveri, portano al collo una croce, e ci confessano i loro peccati con abbondanti lacrime: confidano 
in noi come nei Santi, e non vogliono Frati di altro Ordine fuori del nostro ; anzi i capi di questo paese 
scrivono al santo Padre per mezzo dei Religiosi, pregandolo di non spedire nei loro paesi preti secolari, 



48 



BONAZZI 



nò Frati, quando non sicno dei nostri; c vorrebbero specialmente che fossero Italiani, perchè ci preferi- 
riscono agli altri. Laonde, miei carissimi Padri e mie Madri carissime, prego le Reverenze Vostre di 
venire in aiuto di queste povere anime, gran numero delle quali, che saranno dannate, potrebbero 
essere in luogo di salvazione, se voi le aveste aiutate. 

Noi preghiamo le Reverenze Vostre di fare le nostre scuse ai nostri parenti per non avere loro 
scritto, e la ragione si è, che abbiamo quasi affatto dimenticata la nostra lingua materna. Vi preghiamo 
eziandio di mostrar questa lettera a tutti i fratelli della vostra Provincia, onde incoraggiarli a venire a 
trovarci. Io mi raccomando sempre alle loro ardenti preghiere. 

Dal Messico nella Nuova Spagna 
Di vostra reverenza, il figlio in Gesù Cristo, 

Fratel Francisco " 
Da Bologna 

83. Bonazzi. — Historia de la Misiones de la Republica de 
Chile desde la conquista hasta nuestros dias al cargo de los niui 
Beverendos Padres Franciscanos. Escrita por el Padre Predicador 
Apostolico General, Fr. José Maria Bonazzi. Ano de 1854. 

Un volume di 139 pagine in 4, e altrettante di documenti. Autografo, inviatomi qualche anno 
fa dall' Autore, naturale di Roma, e figlio dell' Osservante Provincia Romana. 

Per far conoscere a' nostri lettori l' importanza di questo lavoro ne daremo qui la breve Intro- 
duccion. « La historia (dice V Autore) que pone de manifiesto las acciones generosas de aquellos 
hombres, que se dejaron guiar por un rayo de luz todo divino, de una caridad ardiente para hacer 
felices a sus semejantes, interesa a la sociedad y a los ministros de la Religion. Pues, estos estu- 
dian con ella los medios que usaron para conquistar y civilizar a naciones barbaras; y aquella 
lee con gusto y se recrea contemplando los progresos que han hecho en tudo el munclo , trasfor- 
mando los espesos bosques en hermosas ciudades, salvajes en ombres civilizados, en ciudananos. 
La historia de los costantes sacrificios y padecimientos de aquellos hombres, que supieron desnudarse 
de las aficciones, que les instaban permanecer en su pays natal y disfrutar en el las delicias de una vi da 
comoda y tranquilla, y dejando las sendas de Academo , para dilatar al reyno de Jesu Christo. 
Pues , para esto emprendieron largos y peligrosos viajes , esploraron mares desconocidos , escala- 
ron inacesibles montanas, y por abrirse un camino seguro en ellas, derribaroh con su bianca mano 
lon envejccidos gigantes y las virjenes selvas de America fueron el teatro de sus heroicas hazanas. 
La historia enfin de la revolucion moral de los selvajes, obrada por aquellos hombres (que la so- 
ciedad moderna mira dereojo) los Misioneros, los sacerdotes catholicos, que animados por el espiriti! 
del Evangelio, hicicron el voluntario sacrificio de una total abnegacion de simismos y de todas las 
cosas ( sin la cual nada puede emprender el hombre des grande y de bello) para prestar a tudo el 
mundo grandes servicios, la trasformacion prodigiosa del individuo, de la familia y de la sociedad, 
cuyos echos encontramos consignados en las doradas paginas de la historia de las Misiones gene- 
rales y particulares , que despues de sus grandes fatigas, veian levantadas de la humiliacion de- 
gradante en que yacian millones de seres desgraciados, y realizados sus generosos designios. Los 
Misioneros dieron a los Monarcas nuevos vasallos y ensancharon sus estados. 

« La historia de las Misiones de America, es la historia de su civilizacion y progresos. En 
este vasto continente los Misioneros trabajaron con teson desde el momento que lo recorrieron 
con los conquistadores Hernan Cortes, Pizzarro y Valdivia. Estos piantando el pabellon de su senor, 
aquellos el frondoso arbol de la Cruz, hicieron rayar en su orizonte la luz del Christianismo civili- 
zador. Si los Espanoles buscaban los tesoros escondidos en las entranas de la tierra; los Misioneros 
desinteresados buscaban selvajes, a costa de grandes fatigas , para hacerles conocer la dignidad del 
hombre con relacion a Dios y a la sociedad. Si los primeros con sus fulminantes armas amagaban 
su liberdad y su Vida; los segundos se constituivan proctetores de los selvajes, y estos que poco 

antes habian resistido heroicamente a las mortiferas boccas de fuego" de sus enemigos que- 

daban desarmados con solo el atractivo de la palabra encantadora de los Misioneros, que con el 
Evangelio en una mano y la cruz en la otra, les predicaban, despertandolos a nueva vida. 



BONAZZI 



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« Los descendientcs de los Aztecas, los hijos del Sol, los Chilenos, los Araucanos, los Pehu- 
enehes, los Calla-Calla, los Huelliches, los Chilotes, los Chonas, y Patagones oyeron porla primera 
vez la voz de los Misioneros Franciscanos Juan de Tecto, Marcos de Niza, Barrionuevo , Aguero, 
Gonzales, Hernandez, Quadramiro y otros, prostraronse a sus pies, y eri ademan de suplica y 
sumision pedian las regeneradoras aquas del santo Bautismo. 

« Mas los Araucanos no permanecioron mucho tiempo en el Cristianismo que habian abra- 
zado. Desde la aurora de los progresos de la civilizacion encerraban en su seno un germen de 
deslruccion, el sistema de esclavitud, que habian adoptado los conquistadores. Los Araucanos, na- 
cion guerrera por caracter, no sufriò mucho tiempo el duro yugo de la esclavitud y la cruel mu- 
tilacion de sus connacionales ; se sublevaron; y los Espanoles perdieron sus vidas , las hermosas 
ciudades de la hermosa tierra de los Lautaros , Colocolos y Caupolicanes , y los Misioneros fueron 
martirizados, quedando el territorio Araucano otra vez independiente. Desde està epoca han cor- 
rido-ya dos siglos y medio, y los Araucanos en continuas alternativas ya de paz, ya de guerra, 
va de triunfos, ya de esclavitud, han parmanecido insensibles a la voz de los Misioneros, y han 
hecho infructuosos todos sus heroicos esfuerzos, para reducir outra vez a el gremio de la Iglesia 
a los apostatas, y convertir a los infieles. 

« La historia de los Araucanos es interesante, pues han sabido conservar desde su conqui- 
sta hasta al dia de hoy su an ti guo caracter y sus costumbres salvajes, sosteniendo todavia su alta- 
nera frente en faz de la civilizacion, blandiendo su amenazadora lanza del medio de sus selvas,y 
distinguiendose entre las demas naciones Americanas por su sello peculiar. Al trazar està historia, 
dedico exclusivamente mi piuma para hacer progresar el Cristianismo en la Araucania, tocando 
lijermente las guerras de los Indios con los valientes Espanoles. 

« La historia de las Misiones de la Araucania, cs originai, y el lector la contemplerà por la 
primera vez. En escrivirla no me anima la pasion de realizar los meritos de mis hermanos, no; 
al contrario narrar los progresos y atrasos de ellas tales comò han sucedido. Sientio mi unico obje- 
clo, a fin de que no se pierda la memoria de las grandes y maravillosas azanas , corno ha di- 

cho el padre de la histora Herodoto atiento siempre a sacar los hechos los mas veridicos de 

la abscuridad y de la falsedad , que se hallan entralazados con la historia politica de la conquista. 

« Para reunir hechos lan aislados y sacar en claro la verdad de los sucesos de los prime- 
ros anos de la conquista espiritual, hacer conocer sus primeros Misioneros, las primeras funda- 
ciones de Misiones, he tenido que desenterrar de los Archivos del Colejio de Chillan y de la Pre* 
fectura de Misiones muchos manuscritos de memorias, relaciones y cartas escritas por los primeros 
Misioneros, y cotejarlas con los historiadores mas veridicos, cuyos documentos, ciertamente to- 
dos intoresanles, donde he encontrado bastantcs hechos consignados que no se hallan en los otros 
historiadores, me han dado bastante luz para tejer osta historia. Advertiendo empero. .. . que hallarà 
siempre un vacio, que no he podido llenar , la fatta da los nombres de muchos Misioneros 
martirizados y fundadores de Misiones, cuyos manuscritos se perdieron en tiempo de la guerra de la 
independencia! » Si perdettero, e furono venduti e si vendono tuttavia a carissimo prezzo in questa e 
in quella città dell'America e dell'Europa! 

Finalmente trascriviamo qui l'elenco degli Historiadores y Cronistas , dai quali F Autore ci fa 
sapere che ha sacado su historia. Parecchi son Francescani , e alcuni tenuti come perduti : è già 
molto il sapere che esistono e il luogo dove s' incontrano. Padre Torrubia, Cronica general de 
san Francisco: Padre Fray Diego Mendoza, Cronica de la Provincia de san Antonio de los 
Charcas: P. Fr. Antonio Fernandez, Historia Eclesiastica : D. Fray Beginaldo Lisarraga, Obispo 
de la Imperiai, Descripcion y poblacion de las Indias : D. Fray Geronimo de Ore , Obispo de la 
Goncepcion de Chile, Descripcion del Nuevo Mundo y sus naturales : P. Fray Diego de Cordoba 
Salines , Chronica de la Provincia de Lima: P. Fray Francisco Savier Bamirez , Cronica Impe- 
rial : P. Fray Pedro Gonzales de Agueros , Descripcion historial de la Provincia de Chiloe : P. 
Fray Jose Savier Guzman, El Chileno instruido en la historia topografica civil y politica de 
su Pais: P. Alonso Ovalle, Noticias del reyno de Chile: Molina, Abate, Compendio historico del reyno 
de Chile: D. José Ignacio Victor Eyzaguirre, presbitero , Historia Eclesiastica de Chile: D. Alonzo 
Ercilla de Zuniga, La Araucania: D.Francisco Bascunan, Cautiverio Felyz: D. Herrera, Descripcion de 
los Indios: D. Pedro de Ona, Arauco domado: D. Cosme Bueno, Descripcion de Chile: D. Claudio Gay, 
Historia moderna de Chile: D. Federico La Croix , Historia de la Patagonia. 



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BONDOY 



84. Bondoy. — Chronica Serafica de la Santa Provincia de 
Mallorca de la Regular Observancia de N. S. P. S. Francisco , 
en que se da noticia der su origen y fundacion de sus Conventos 
y de los varones ilustres que han florecido en ella en sus tres 
Ordenes : ordenada y escrita por el E. P. Fr. Francisco Bondoy, 
Lector Jubilado, hijo de la misma Provincia: ano 1814: dedicada 
al mismo .Serafico Patriarca. 

Un volume in foglio, di 780 pagine; autografo. Nella carta che precede il frontespizio si leggono 
queste pietose parole: « Este libre despues de la muerte de su Autor sera custodiado en la Libreria 
del D. Jayme Bondoy, presbitero beneficiado en la Parroquia de Felanitx y de sus sucesores en su 
beneficio paraque se conserve y no estè espuesto a perderse. Pero si por Providencia de Dios se 
restableciese en algun riempo el Convento de san Francisco de Asis de Palma, es mi absoluta 
voluntad que se entregue al Provincial o Guardian del dicho Convento , para que sea custodiado en 
el Archivo de la Provincia. Declaro ser està mi voluntad en la villa de Puebla a los 4 de septiembre 
de 1838.— Fr. Francisco Bondoy presbitero exclaustrado. » Povero Padre Bondoy! che amore al suo 
Ordine, da vero Francescano ! 

È una Cronica ricchissima di notizie e di documenti importantissimi per la storia dell'Ordine 
Francescano nelle isole di Maiorica, Minorica, e del regno d'Aragona in Ispagna, e per quella delle 
Missioni nostre nell'America, specialmente la Nuova Spagna, ossia il Messico, il Nuovo Begno di 
Leone, e la California. V è anche la Vita del V. P. Giunipero Serra, il primo e maravigliosissimo 
Apostolo di quelle ultime parti dell' America. Vidi questo prezioso Manoscritto in Barcellona, invia- 
tomi dal zelantissimo e gentilissimo Padre Pajares, da Palma di Maiorica, subito che seppe dal 
Padre Buldù ch'io era in quella città. Lo scorsi rapidamente; e lo stesso Padre Buldù me ne fece 
copiare tutto ciò ch'io giudicai necessario per il mio lavoro della Storia universale delle nostre 
Missioni, mentr'io proseguii per Saragozza e Madrid. 

Da un capitolo, ove si riferiscono gli scrittori che ebbe quella Provincia Francescana di Maiorica, 
io stesso ne trassi le seguenti notizie. 

« P. Fr. Buenaventura Armengual, naturai de Llumayon , aviendo vestido el santo habito en el 
Convento de Jesus, hizo uno particular estudio de las humanidades, que enseno despues en varios 
Conventos : fue religioso de grandes prendas y religiosidad, por las quales toda suerte de personas 
acudian a el . . , .Escriviò dos tomos en folio: De rebus Majoricarum ; pero estos libros padecieron 
naufragio viniendo este Padre de Menorca. Escriviò asi: Archielogium vitae, martyrii et doctrinae 

B. Raymundi Lutti y tambien un libro de las cosas mas memorables de està Provincia ( de 

Mallorca) y reino .... pero no concluió està obra, por averle arrebatado la muerte en este Convento 
de Palma en 5 diciembre 1645. 

« El P. Fr. Juan Barcelò en el ano 1654 con otros Beligiosos compendiò el viage de la Tierra 
Santa para visitar los Santos Lugares consacrados con los misterios de nuestra Bedencion , cuyo 
viage nos dejò escrito en un libro con este titulo: Viage que hizieron los Padres Fr. Juan Barcelò, 
y F. Juan Baltasar, Predicadores, y el hermano Fr. Miguel Garan Lego da la S. Provincia de Mattona 
de la Regular Observancia de N. P. S. Francisco, movidos de devocion particular que tenian a los 
Santos Lugares de la Palestina y santa ciudad de Jerusalem: Ms. digno de darse a la imprenta por 
la moltitud, variedad y exactitud de noticias que contiene. El P. Fr. Juan Baltasar muriò en el camino 
veniendo de està peregrinacion a 9 de octubre de 1657, y el P. Juan Barcelò en 29 agosto 1695. 

« El P. Fr. Antonio Balaguer, Profesor de gramatica en el Convento de Palma. Era muy inteligente 
en las reglas de la latinidad ; y dio al publico los significados de las ocho partes de la oracion, del 
primer libro del Doctor en medicina D. Andres Semperio, con dos ortografias latina y castellana; el que 
se ha impreso muchas vezes en 8, para el uso de los estudiantes. Mas un Dicionario de los vocablos 
de la lengua vulgar Mallorquina, con los terminos correspondientes en la lengua espagnola y latina, 
manoscritto. Muriò en el Convento de Palma. 



BONTHIER 



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85. Bonthier. — Histoire de la premiere descouverte et con- 
queste des Canaries faite des V an 1402 par Messire Jean de Bet- 
hancourt, chambellan du Roy Charles VI ; escrite du temps me- 
sme par Fr. Pierre Bonthier, Religieux de Saint Francois, et Jean 
Preste Le-Verrier, et mise en lumiere par M. Galier de Bethan- 
court ec. Paris, chez Jean de Henqueville, rue saint Jacques a la 
Paix. MDCXXX. 

Un volume in 8. È la prima storia, interessantissima, delle Canarie : oggi rarissima ; e ne trovai 
un esemplare nella Biblioteca Barberiniana di Roma, di cui mi giovai per scrivere il capitolo Vili del V 
libro della mia Storia universale delle Missioni Francescane. Poi, in Madrid, venni a conoscere che 
non molti anni addietro se n'era fatta una traduzione ed edizione in lingua Spagnuola, nell'Isola di 
Teneriffe, con lo stesso titolo; cioè: 

— Historia del primer descubrimiento y conquista de las Ca- 
narias principiada en el ano de 1402 por el Seòor Juan de Bethan- 
court, Chambelan del Bey Carlos VI. Escrita en el mismo tiempo 
por Fr. Pedro Bonthier, Religioso de S. Francisco y Juan Le-Ver- 
rier Presbitero, Capelanes domesticos de dicho Sefior de Bethan- 
court. Dada a luz por el Senor Galier de Bethancourt, consejero 
del Rey en el Parlamento de Ruen. Producida de la edicion hecha 
en Paris el ano de 1630, por D. Pedro M. Ramirez. Imprenta Mena; 
Santa Cruz de Tenerife: 1847. 

È un volume in 8, di VII carte e 117 pagine, Un esemplare trovasi nella Biblioteca Nazionale di 
Madrid. Il Padre Bonthier e il Prete Le-Verrier accompagnarono il Bethancourt nella sua impresa, e 
furono i primi missionari cattolici che annunziarono la parola evangelica nelle Canarie. Il lavoro del 
Bonthier e del Le-Verrier non è solamente prezioso come storia di quelle isole, e della conquista fattane 
dal Bethancourt, ma ancora per averci conservato notizia d'un manoscritto, di cui il Bethancourt si- 
valse per la sua impresa, e per allargarla, se gli fosse stato possibile, sino alla costa ferma d'Africa. 
Il manoscritto posseduto dal P. Bonthier era opera di un suo confratello di Spagna, viaggiatore della 
prima metà del secolo XIV. Egli lo comunicò al Bethancourt, e dipoi ne inserì nella sua Storia quella 
parte che si riferiva alle coste e a' paesi d'Africa, e che gioverà qui riferire. Essa è sempre importante. 
« Quand il l'ut (dice il Bonthier) en tre le monts de Clere, il vint a la ci té de Maroch , qui iadis 
souloit estre nommée Carthages, et etoit chef de toute 1' Afrique. Et de là s' en vint vers la mer 
Oceane a Nsfet et Samor et a Saphi, qui est bien pres du cap Cantin. Despuis vient a Maguedor, qui est 
en une outre province qui s'appelle de Gasulle; et là comencent les monts de Clere: et de là s' en vint 
a la Gasulle desusdite, qui est un grand pays garny de tous biens, et s' en alla vers la marine a un port 
qui se nomme Samatene: et de là au cap de Non, qui est en venant vers nos isles, et de là se mit en 
mer en un pensil, et vint au port de Sanbrun, et toute la costiere des Mores, qui se nomme les plaigues 
areneuses iusque au cap de Bugeder, qui marche douze lieus pres de nous , et est un grand royaume 
qui s' appelle le Guinoye... et là prindent leur chemin et allerent voir et adviser les isles de par deca; et 
chercherent maint autres pays par mer et par terre, dont nous ne faisons nulle mention. Et se partit le 
Frere d' eux, et s' en alla contre Orient par-maintes contrées iusque a un royaume qui s' appelle Don- 
galle, qui est en la province de Nubie, habitè de chrestiens , et s'appelle Prestre-Jean, en un de ses 
liltres, Patriarche de Nubie; qui marchit d'une des costes aux deserts d'Egypte, et de 1' autre costè a 
la riviere du Nile, qui vient des marches du Prestre-Jean; et se estent le royaume de Dongalle iusque 



52 



BORMIO 



ou la riviere du Nile se fourche en deux parties, dont 1' une fait le fleuve de l' Or qui vient vers nous, 
et 1' autre s' eri va en Egypte, et entra au mer de Damiette. Et de celles marches sen alla le Frere en 
Egypte au Caire ; et de Damiette entra en une nef des Chrestiens , et despuis revint a Sarette , 
qui est front a front de Granade, et s' en alla arriere par terre a la cité de Maroch, et traversa les Monts 
de Clere, et passa par la Sasulle; et là trouva Mores qui armoient une galere pour aller au fleuve d' Or, 
et se leva avec eux , et entrerent en mer, et tindrent le chemin au cap de Non, et au cap de Sanbrun ; 
et puis au cap de Bugedor, et toute la costiere devers Midy iusque au fleuve de V Or. E selon que dit le 
livre du Frere, quand ils furent là , ils trouverent formis sur le rivage du fleuve, dont les formis 
estoient moult grands, qui tiroient granelles d' or de dessoubs la terre, et gagnerent les march ands mer- 
villeusement en ce voyage. Puis se partirent de là et tiendrent le chemin selon le rivage de la mer, et 
trouverent une isle moult bonne et riche , ou ils firent grandement leur profìte, qui s ; appelle isle Gul- 
pis: là sont les gens idolatres. Et de là se partirent et allerent plus avant, et trouverent une autre isle 
qui s' appelle Caable, et la laisserent a main destre. Et puis trouverent une montaigne en terre ferme 
moult haute et moult abondante de tous biens, qui s' appelle Alboc ; et de là s' en retourna la galere 
de Mores, et le Frere demoura aucun temps illec: puis s' en entra au royaume de Gotome: là sont les 
montagnes si hautes que F on dit que se sont les plus hautes du mond, et aucunes les appellent en leurs 
langages les Monts de la Lune, et les autres les Monts de Or; et son six, et naissent d' elles si grosses 
rivieres, que toutes cheent au fleuve de l'Or, et y font un gran lac, et dedans ce lac à une isle qui s' ap- 
pelle Palloye, qui est peuplè de gents noires: et de là s' en alla le Frere touiours avant iusque a une 
riviere nommèe Euphrate, qui vient du Paradis terrestre; et la traversa, et s' en halla par maints pays 
et par maints diverses contrèes iusque a la citò de Melee, là ou demeure le Prestre Jean, et là demoura 

moult de jours, pour ce qu'il y voyoit assez de choses marveilleuses, ec ». Su questa relazione del 

Francescano Spagnuolo, sin qui inedita, si è disputato in varia sentenza da' Geografi; dal Bergeron, 
dal Visconte di Santarem, dal D'Avezac, dal Morel-Fatio, dal Perschel, e dal Jimenes de la Spada. 
Quest' ultimo crede di aver ora trovato il prezioso Manoscritto, di cui ha cominciato la pubblicazione 
in Madrid. I dotti di geografia he giudicheranno. 

86. Bormio. — Relatio carcerationis, iudicii et espulsionis ab 
imperio Sinarum P. Fr. Joannis Baptistae de Bormio in Rethia, 
Ordinis Minonirn Obs. Reformatorum Provinciae Mediolanensis 
fìlii , Concionatoris , Lectoris ac in eodem imperio Missionarii 
Apostolici prò Sacra Congregatone de Propaganda Fide. 

Manoscritto della Biblioteca di Brera in Milano , di cui feci estrar copia, in 78 carte in foglio. 
La relazione è data in Macao addì 21 dicembre 1747. In una nota in fine l'Autore ci fa sapere 
che ne fece di propria mano due copie : una delle quali per la via di Francia spedì alla Congrega- 
zione di Propaganda in Roma , l' altra alla sua Provincia , ove giunse il 1749. Essa è interessantis- 
sima , trattandosi di una delle più terribili persecuzioni a cui fu fatto segno il Cristianesimo in 
Cina. Alla fine del Manoscritto poi seguitano alcune aggiunte e schiarimenti di un Padre della Pro- 
vincia Milanese, di cui egli dà conto con la nota seguente. 

« Concernenti alla suddetta Relazione usciron' anche diversi paragrafi in due stampe, una in 
Francia, e F altra in Manilla nell' Isole Filippine, le quali stampe amendue, nell'atto stesso che mi 
venivano tradotte , le ebbi io nelle proprie mani. E in quanto alla prima, eccone qui la traduzione 
dal francese: Copia della lettera di Monsignor Maigrot, Prete Missionario, Pro-Vicario Apostolico 
delle Provincie di Yun-nan, Su-chuen e Kuei-cheu nella Cina, Procurator Generale delle Missioni degli 
Vescovi, Vicari Apostolici Francesi nelle Indie Orientali, e di tutti gli Missionari, scritta agli nostri 
Signori Vescovi, Vicari Apostolici Francesi, e ai Signori delle Missioni Straniere di Parigi. 

« A Macao 12 Agosto 1748. La pace di N. S. G. C. Monsignori, e Signori. 

« Io vi ho renduto conto sin' al presente della violenta persecuzione . che si è sollevata nella 
Cina, sono già più di due anni. Vi ho rapportati li fatti a misura che sono arrivati, e che sono 
venuti al mio conoscimento. Io ho continuato quest'anno a farvi una raccolta degli avvenimenti, 
che mi sono paruti li più interessanti, ma che sono nel medesimo tempo dei più infausti. Lo stato 



BORMIO 



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di questa povera Chiesa è sì deplorabile, che se il Signore, il quale n' è il padrone supremo, non vi 
mette la mano, noi la possiamo riguardare come totalmente minata. Mille circostanze, più tristi le une 
che le altre, paiono concorrere alla sua mina. La mano di Dio aggravata evidentemente sopra gli per- 
secutori, non gli rende che più furiosi e più eccitati alla sua perdita. 

« Al terzo paragrafo così prosegue la stampa: Fu sul fine di giugno del 1746, che il fuoco 
della persecuzione cominciò ad accendersi in quest' Imperio , e si può dire che fu nella provincia 
Fo-kien , che subito attaccò; imperciocché quantunque il P. Gio. Batta da Bormio Recoletto, 
e Missionario della Propaganda , fu preso li 10 aprile del medesimo anno nella provincia di 
Xan-si, questo fu per accidente; non si pensava ancora a torbidare la tranquillità che godeva 
la Missione: la detenzione di questo Padre non pare avere influito punto sopra tutto quello che 
è arrivato dopo per rapporto alla Missione e alla sua persecuzione in generale. Egli fu nonostante 
trattato con molto rigore, benché non si mostrasse ancora un odio totalmente furioso contro la 
Religione : 1' offiziale che lo prese, aveva con sè una grande sequela di gente armata , che si gettò vio- 
lentemente sopra li Cristiani, li quali erano adunati per celebrare la Pasqua. Molti furono de' Cri- 
stiani feriti , e in particolare un domestico del Padre il fu sì crudelmente, che morì poco dopo. Il Mis- 
sionario ha ricevuto egli medesimo molte battiture: lo legarono con tanto di violenza, che il sangue 
sortiva per le estremità delle di lui dita. In questo stato compassionevole lo strascinarono alla città di 
Ho-cheu, distante tre leghe. In tutto questo viaggio dovette il poverello soffrire le furie di un popolo 
grossolano , che gli dava mille maledizioni , per aver egli colla conversione di molta gente dato 
causa alla dissensione in molti luoghi : e dopo aver passata una così cruda giornata, per un poco di 
refrigerio di acqua fresca che egli dimandava, gli diedero dell'orina da bere. Il Magistrato interrogò 
questo Padre, il quale si dichiarò Europeo, e predicator dell' Evangelio. Come egli parlava molto bene 
la lingua Cinese, e si spiegava con facilità, non rese punto cattiva la sua causa: ella passò per tutti li 
tribunali , e arrivò ancora a quel supremo del Crimen in Pecchino. Stante questa lentezza cinese, fu 
messo in una insopportabil prigione, ove ebbe a soffrire pene di tutte le qualità; la fame, il caldo, il 
freddo cogli insetti e altre immondezze ; e molto ancora per parte de' suoi compagni gli prigionieri. Il 
suo zelo fu di profitto a qualcheduno dei medesimi , li quali abbracciarono per di lui mezzo e per- 
suasione la Religione cristiana. Le guardie delle prigioni, e gli sbirri, gente avida che vive della so- 
stanza dei disgraziati, esercitarono spesse volte la pazienza del povero Padre: l'attaccarono alle volte 
al muro, e qualche volta con la faccia contro terra, ove lo lasciavano li giorni intieri. L' offiziale, che lo 
aveva arrestato , temette che il Padre 1' accusasse di aver fatto morire il suo domestico, e per questo lo 
fece rinserrare si strettamente, che non poteva parlare a persona veruna: con tutto ciò alcuni cristiani, 
che erano fortemente attaccati di cuore a questo Missionario, scalarono le mura della prigione per por- 
targli alcun soccorso; ma gli miserabili furon presi, e li cattivi trattamenti furono raddopiati al Padre: 
in fine dopo molti mesi di prigionia lo esigliarono a Macao (città situata sul bordo del mare nella pro- 
vincia di Cantone, ove abitano gli Portoghesi); imperciocché non trovarono in lui nessun delitto: al- 
l' incontro li Missionari di Fo-kien venivano in quel tempo condannati a morte; benché anch'essi 
innocenti come lui. Dovette, facendo questo gran viaggio, andare di giurisdizione in giurisdizione, 
di città in città, secondo il costume cinese. (Il primo Mandarino invia P esiliato al più vicino Manda- 
rino, e questo al suo vicino, e così di seguito nel cammino di 500, o 600 leghe. S'inviano l'un all'al- 
tro la ricevuta, e in fine la ricevuta dell' ultimo Mandarino rimonta sino al tribunale d' onde è sortito 
il colpevole, e questo tribunale lo invia al tribunal supremo di Pecchino; ciò che allunga di molto, 
e fa restar molto tempo in cammino gli colpevoli.) Arrivato a Cantone si esaminò di nuovo il suo affare, 
e vi restò quasi due mesi, detenuto in custodia; ma vi ebbe meno a soffrire che altrove. Il signor Den 
Velacr de la Barre, capo delli fondachi della nazion Francese, gli procurò molto sollievo colle sue 
caritative sollecitudini. Era destinata 1' ultima udienza del tribunale, ove il povero Missionario do- 
\etle soffrire tanto in un sol giorno, quanto aveva sofferto fin' allora. Il Governatore della città di Hiang- 
xan (città quindici leghe distante da Macao , il di cui primo offiziale Mandarino ha inspezione so- 
pra questa ultima città, cioè, Macao) uomo crudele, senza altra ragione che la sua rabbia, lo fece 
mettere all' esame della tortura, per cui restò incomodato per molto tempo, e gli ha fatto dare 30 
schiaffi, e gli ha dette tante e così sporche ingiurie, che non si possono pure immaginare. (Bisogna sapere 
che questo è il costume delli Mandarini, di opprimere colle ingiurie li colpevoli, e dicono loro così spor- 
che parole, che solo l'Inferno le può suggerire: non rispiarmano pure le femmine da queste ingiurie: 
P Imperador seduto sopra lo suo trono, fa lo stesso quando qualche reo gli compare davanti. Per 
esempio , si diceva al P. Bormio : io ho violata tua madre : tu sei un figlio di Sodoma : e qualche 



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BORMIO 



cosa di più infame ancora.) Dopo di questo lo inviarono agli Portoghesi , con ordine di farlo passare 
alla sua patria; il che fu eseguito nel gennaio seguente, che s' imbarcò per Goa. 

« Il suddetto Monsignor Maigrot, da cui si scrisse la lettera precedente, mi si dice del medesimo 
stipite dell'altro famosissimo Monsignor Maigrot, già Prete dell'Oratorio, o sia Missionario delle 
Missioni Straniere di Parigi, indi Vescovo di Conon; uno de' più zelanti difensori e sostenitori della 
santa Fede, e Vicario Apostolico nella provincia di Tuo-kin nella Cina; ove nell'anno 1706, ai tempi 
della legazione dell' Eminentissimo di Tournon soffrì catene (avendogli scritto alla prigione il medesimo 
Cardinale, in data del 5 Ottobre 1706, da, Lin-chin), e da dove esiliato, ripassò in Europa e morì 
finalmente in Roma. Dal racconto eziandio dell'altra legazione di Monsignor Mezzabarba nell'anno 
1720, si comprende chiaramente quanto fosse odiato da quell' imperio il detto Monsignor Maigrot, 
Vescovo di Conon, poiché più volte fu fatta istanza al Legato, o che il Papa lo castigasse in Roma, 
o che lo rimandasse in Cina ad ivi essere decapitato. 

« In quanto alla seconda delle due sopracitate stampe, eccone qui la traduzione dallo spa- 
gnuolo : Relazione del Martirio delti venerabili PP. Illus. e Revendis. Signore Don Francisco Serrano 
Vescovo Tipasitano, e Vicario Apostolico nella Provincia di Fo-kien , Fra Giovanni di Acóber , Fra 
Gioachino Rojo , e Fra Francesco Diaz, del sacro Ordine degli Predicatori, e Missionari Apostolici 
nell' impero della Cina, con altri successi appartenenti alla persecuzione, che in varie Provincie di 
quello Impero si esperimenta contro la religione cristiana. In Manilla nelV Isole Filippine, nel 
Collegio e Università di San Tommaso, anno 1749. Con le licenze necessarie. 

« Al paragrafo, o sia numero 22, della detta relazione si legge che nel mese di giugno del 1746, 
furono le prigionie dei Missionarii Domenicani. Posto questo , diamo un'occhiata alla provincia 
di Xan-si, e troveremo che il giorno 10 del mese di aprile del detto anno fu preso il M. R. P. Fra Gio. 
Ratta da Bormio dell'Ordine Serafico, Missionario Apostolico per la Sacra Congregazione di Propa- 
ganda Fide, il qual fu detenuto nella prigione un'anno e due mesi , e patì molte tribolazioni ; a capo 
del qual tempo andando esiliato a Macao, nel passar per la città di Hiam-xang gli diedero trenta 
schiaffi, e due volte il crudel tormento della tortura delle noci, da noi dette cavicchie de' piedi. 

« Al paragrafo, numero 59, così prosegue: Il giorno 10 di aprile la prima terza Luna dell'anno 
undecimo dell' Imperatore Kien-Lung del 1746, fu improvisamente preso nella provincia di Xan-sì il R. 
P. Fra Gio. Ratta da Rormio, Francescano, e Missionario nella Cina per la S. Congregazione di Pro- 
paganda Fide . Furono molti li disastri , con cui nella medesima sua cattura fu afflitto , poiché, oltre il 
rubargli in essa la sua necessaria provisione, e le suppelletili sacre, irritandosi gli soldati e ministri 
per la difesa che del suo Padre spirituale facevano gli cristiani, lo ferirono gravemente nella testa, 
braccia, spalle e piedi, e facendogli buttar fuori un dente molare con la violenza delli colpi e schiaffi 
che gli diedero, non ostante di non vedere in lui resistenza nissuna ; e non soddisfatto con questo il 
rigore, ferirono così crudelmente un servitore del Padre, che poco dopo morì. Fu condotto alla ci ttà 
di Ping-yang-fu, e quantunque ivi non fu posto nella prigione, stette con tutto ciò con la suggezione 
di tre Ministri, che lo custodivano. In uno di quelli tribunali dichiarò il Giudice la sua innocenza ; 
però fu tanta la perfidia delli Mandarini , che ritornandolo alla città di Ho-cheu , lo imprigionarono 
di nuovo , patendo innumerabili necessità e miserie per lo spazio di un' anno e due mesi. Alle 
antiche custodie della prigione aggiunsé la malizia d'un Mandarino una nuova porta per più sicura 
reclusione, ordinando sotto rigorose pene alli carcerieri , che non permettessero ad alcuno di fuori 
comunicare, o portare cosa alcuna al Padre. 

« Al paragrafo, o numero 60: Non ostante tanto rigore non potè contenersi la pietà di tre cristiani, 
e deposto tutto il timore, gli buttarono per una fenestrina della porta alcuni pani. Gli colse in fra- 
grante un Ministro , e prendendogli , gli tenne molti giorni con manette ; dalla qual molestia si 
redensero con il prezzo di alcune pezze : però calunniandogli che avevano passata la porta, furono 
due di quelli crudelmente bastonati, e il terzo tormentato colle noci dei piedi. Si proibì di nuovo 
con stretissimo comando 1' entrata di qualunque persona nella prigione ; anzi di più si pubblicò 
un'editto, proibendosi con esso nel medesimo tempo la legge cristiana. Con questa occasione furono 
tante le calamità, che sopra di lui caddero, che pareva distare un solo grado dalla morte. Lo pri- 
varono d' alcuni libri, che teneva conservati in suo potere, dicendogli che nissun reo nella prigione 
poteva sollevarsi né ricreare l'animo con lezioni, scritture, e vino, ma che doveva contentarsi con un 
limitato soccorso, cioè d' una scudeletta di miglio. 

« Al numero 61: A tanti travagli contrapose il Signore il grande piacere, che detto Padre ebbe nella 
conversione di alcuni prigionieri, malfattori; e quantunque i suoi dolori e angustie si moltiplicassero, 



BORMIO 



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non per questo lasciò 1' offizio d'evangelizzare nella medesima prigione il regno del Signore: e là, 
secondo che quella strettezza gli permetteva, con speziale allegrezza del suo cuore , li battezzò, e poi 
gli furono compagni nelle lodi e orazioni , che nella stessa carcere offriva a Dio ad alta voce in cinese. 

« Al numero 62: Arrivò finalmente a uscire dalla prigione per esser condotto tra' Ministri a 
Cantone. In questa città stette detenuto alcuni mesi, mentre passava la causa (secondo il costume 
cinese ) per tutti li tribunali ; benché la carcere fu con molta soavità per diligenze del Signor Giu- 
seppe Den Velaer de la Barre, Direttore della Compagnia Reale di Francia, e insigne benefattore di 
tutti gli Missionarii. Da detta città fu rimesso alla città di Hiam-xang , nella quale lo attendevano 
nuovi travagli, poiché in essa gli diedero 30 schiaffi, e il tormento delle noci ne' piedi, dei quali 
colpi e contusioni potè migliorare dopo molti giorni nella città di Macao, donde uscì per Goa e Lisbona 
nel gennaio del 1748. 

« Nella precedente relazione, stampata in Manilla nelle Isole Filippine, si fa la storia de' quattro 
Missionari Domenicani, Serrano, Alcober, Rojo, e Diaz, strozzati in Cina per la santa Fede ec. : ma vi è 
anche un quinto Domenicano, martirizzato nel 1747, pubblicamente e distintamente; il quale si è 
Monsignor Pietro Sans, Vescovo di Mauricastro, e Vicario Appostolico della Provincia di Fo-kien, 
decapitato da solo, e in pubblico nella città di Fu-cheu della suddetta provincia di Fo-kien, distante 
da Pecchino in circa a mille miglia italiane ; dei quali tutti cinque ne fa per appunto gloriosa menzione 
il nostro P. Gio. Batta da Bormio nella Belazione della sua prigionia e del suo esiglio ai numeri 
154 e 155. 

« Anzi il detto Padre Gio. Batta da Bormio mi diede qui in Milano una lettera circolare del 
sopradetto Monsignor Pietro Sans , in occasione della promulgazione della Constituzione di Papa 
Benedetto XIV: Ex quo singulari ec, allorché giunse nella Cina: della qual Pastorale ne feci 
copia, e qui immediatamente la pongo, con qualche frammento della Bolla , aggiungendovi appresso 
la stampa (che dispensossi ancora per queste strade di Milano ) dell' estratto di una lettera ec. toc- 
cante li cinque detti Martiri Dominicani, ma senza alcuna data né di luogo né di anno, nò di persona ec. 

« Nos Fr. Petrus Sans, Dei et Apostolicae sedis gratia Episcopus Mauricastrensis, Vie. Apostolicus 
Provinciae Fo-kien, Administratorque Provinciarum Che-kang , et Kiang-sy : omnibus Ad. BR. PP. 
Missionariis Aposlolicis ad nostram iurisdictionem pertinentibus salutem in Domino sempiternam. 

Noi ne lasciamo il resto, perchè non importa riferirlo, e proseguiamo cogli altri documenti, 
che seguitano, disposti come appresso. 

« Estratto d' una lettera particolare : Dalla Cina è giunta notizia a questa Congregazione di Pro* 
pagando, Fide, qualmente Monsignor Serrano Vescovo Tipasitano, nostro Vicario Apostolico, ed i 
Padri Giovanni de Alcober, Giovacchino Rojo, e Francesco Diaz, tutti Religiosi Domenicani, i quali 
vennero carcerati con Monsig. Pietro Sans, Vescovo Mauricastrense (che fu, come si disse, in odio 
della fede decapitato dagli infedeli nel mese di ottobre dello scorso anno) siano stati crudelmente 
dopo una lunga prigionia, strozzati pure per la nostra S. Religione , e che la persecuzione di quei 
popoli contro a' Cristiani sia stata generale in quell'impero, essendone stati ultimamente carcerati 
molti, tra' quali in Pecchino anco due Padri della Compagnia di Gesù. 

« Giunto il detto P. Gio. Batta da Bormio in Macao il dì 2 di luglio dell'anno 1747, come è detto 
nella suddetta di lui Relazione al numero 150, ifermossi ivi nel Convento de' Francescani Scalzi 
Portoghesi per lo spazio di quattro mesi in circa; dopo del qual tempo, in quattro mesi in circa di 
viaggio pervenuto a Goa, fu persuaso a rientrare in Cina, come è chiaro dai seguenti attestati da me 
copiati dalli medesimi originali, relativi alla di lui nuova inspirazione. — Nos Fr. Laurentius a S. 
Maria, Dei et Apostolicae Sedis gratia Archiepiscopus Goanus, et Primas Indiarum, a Consiliis Regiae 
Maiestatis Lusitanae, universis praesentes litteras inspecturis fidem facimus atque testamur, quod A. R. P. 
F. Joannes Baptista de Bormio Ordinis Minorum Provinciae Mediolanensis Filius, Concionator, Lector ac 
Missionarius Apostolicus S. Cong. de Propaganda Fide in imperio Cinarum, in actuali exercitio misssio- 
nis ab infidelibus captus, per quindecim menses dignus habitus est prò nomine Jesu carceres, torturas, 
et contumelias pati, atque ab universis conflniis eiusdem imperii in odium Fidei coactus exulare, ac 
redire ad Europam. Cum autem ad expectandum tempus navigationis moratus sit in hac civitate per 
deccm menses cum optima morum exemplaritate ac bono odore prudentiae, scientiae ac virtutis, pluries 
instanter petiit, ut dignaremur ipsi consilium dare super hac re , quod esset divinae voluntati confor- 
mius. Nos igitur serio perpendentes , quod in magno ilio imperio messis multa, et operarii pauci, 
praesertim qui idonei sint prò hoc tempore persecutionis, et praelaudatus Pater in perfecta virilità- 
tis aetate constitutus, in sancto vocationis apostolicae proposito perseverans, Missionarius insuper pra- 



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BORMIO 



ticus est, callens linguam , scienlias, et res sinicas; quapropter tam maiori gloriae Dei et servitio 
S. Congregationis , quam spirituali- bono totius Sinicae Missionis magis consentaneum in Domino 
iudicamus, ut contempto quocumque humano respectu praepediente , redeat ad Sinas , et qua 
parte viderit faciliorem aditum, clam intret in suae Missionis regiones iam albas ad messem , ad 
strenue congregandum triticum electum in horrea coelesti. Deus vero, qui iam liberavit illum a 
vinculis persecutorum Fidei una vice, potens est vel iterum liberare, vel certe aureola martyrii et feli- 
citatis aeternae eum coronare, quod illi ex corde adprecamur. In quorum fldem praesentes litteras marni 
nostra subscriptas, et sigillo nostro flrmatas dedimus. Goae die 17 decembris anni 1748. Loco f 
Sigilli, Cardosa ec. Lanrentius Archiepiscopus Primas ec. De mandato praedicti Excell et Rmi. Domini 
mei Archiepiscopi Primatis, Canonicus Joannes Barbosa Coehlo, Camerae Pontificiae Notarius, haec 
scribi iussi, atque subscripsi ec. — La legalizazione è in lingua Portoghese, e tradotta, è questa: Don 
Gio. Alberto di Castel Bianco , Desembargador di Sua Maestà, Uditore Generale del civile, Desem- 
bargador degli aggravii in tutti gli stati dell' India, e Giudice delle giustificazioni , attesta esser 
questa patente sottoscritta dal medesimo Eccell. e Rev. Primate d' Oriente, Arcivescovo di Goa, e se- 
gnata col suo sigillo maggiore per> suo ordine, colla sottoscrizione del notaio della Camera Pontificia 
Canonico Giovanni Barbosa Coehlo, e segnata colle loro cifre ec. ; ed essere del tutto autentica. 

« Nos infrascripti Provincialis , et Deftnitores huius Sanctae Provinciae Matris Dei in Indiis 
Orientalibus, fidem facimus, Ad R. P. F. Joannem Baptistam de Bormio nostri Seraphici Ordinis, 
Provinciae vero Mediolanensis Filium, Concionatorem, Lectorem, ac Missionarium Ap. S. Cong. de 
Propaganda Fide , post plurium annorum exanthlatos labores ad conversionem paganorum in impe- 
rio Sinensi, ab infìdelium tribunalibus captum, per quindecim menses in carceribus et vinculis inter 
passiones et torturas, ante Reges et Praesides constantissimum ubique Fidei catholicae testimonium 
reddidisse. Tandem damnatus ad exilium extra fines totius imperii, navem conscendens ad Europam 
rediturus, appulit ad portum huius Metropolis Indiarum, ubi a die 8 aprilis praeteriti usque ad hanc 
14 ianuarii currentis anni in hoc sacro Conventu Matris Dei ita nobiscum hospitatus est, ut non tan- 
tum irreprehensibilem se ostenderit, sed etiam virtutum omnium nobis specimen dederit, et tamquam 
Angelus Domini ad omnibus habitus sit. Nos prae oculis habentes verba Christi : Nemo mittens ma- 
num ad aratrum et aspiciens retro aptus est regno Dei: si persecuti vos fuerint in una civitate, fu- 
gite in aliam; item ex empia sanctorum Apostolorum et Martyrum, qui aliquando fugientes et expulsi, 
dabant locum irae persecutorum; postquam autem paululum respirarunt, tanquam genorosi catuli e 
latrebis emergentes, ad apostolicam luctam redibant ; considerantes amplius permultos ex praticis Mis- 
sionariis illus imperii vel occisos, vel eiectos fuisse ab infedilibus, vel prae metu persecutionis fugisse 
et oviculas summi Pastoris in medio luporum deseruisse, et quam arduum sit his temporibus novos 
Missionarios, diffìcillimae linguae et scientiae Sinicae expertos, introduci, aut missionem exercere; 
hortati sumus, quantum in Domino potuimus, ac hortamur dictumR. P. Joannem Baptistam, quem spi- 
ri tus Dei, prudentia, scientia, ac experientia linguae, rerumque Sinicarum maxime idoneum Missiona- 
rium constituit prò imperio Sinico, ut revertatur ad culturam vineae Domini, ne penitus extinguantur 
reliquiae christianitatis in illis partibus, et si appropinquaret tempus moriendi, moriatur fortiter in 
bello Domini prò catholica Fide, ac animabus , prò quibus mortuus est ipse Filius Dei, ne martyrii 
coronam sibi forte a Domino paratam amittat. Quod autem ita sit, testamur et has litteras propriis 
manibus et nominibus subscribimus , et sigillo nostrae Provinciae communimus. Goae , in hoc 
S. Conventu Matris Dei, die 18 Ianuarii anni 1749. Fr. Alexander a Domina Nostra a Bono 
Successu , Custos — Fr. Victorinus a Matre Dei , Minister Prov. — Fr. Emmanuel a S. Dominico, 1 
Definitor. — Fr. Bernardinus a S. Maria, prò Definitore 2. — Fr. Franciscus a Purificatione, 3 Definitor. 
— Fr. Ioachim a Conceptione, 4 Definitor.— Fr. Ioannes ab Omnibus Sanctis, Ex-Custos, et Secretarius 
Prov. Loco f Sigilli. — La legalizazione in lingua portoghese, è del suddetto Don Gio. Alberto di Castel 
Bianco, Desembragador ec, il quale attesta nominatamente ad una ad una tutte le sette sopraddette 
sottoscrizioni ec. 

« Ritornò pertanto il detto P. Gio. Batta da Bormio dalla città di Goa alla città di Macao, per indi 
rientrare nella Cina, e in vicinanza della città di Malacca ebbe l'incontro, che qui sotto trascrivo dal 
medesimo originale— Nos D.Fr. Gerardus aSancto Josepho, Dei et S. Sedis Apostolicae gratiaEpiscopus 
Malacensis, ex S. Praedicatorum Ordine , a Consiliis Serenissimi Regis Lusitaniae ec. universis et 
singulis praesentes litteras inspecturis fidem facimus atque testamur, quod cum ad expectandum 
tempus navigationis ad Sinas detineretur in portu Anglorum, Taliceyra dicto, Indiarum Orientalium, 
die 23 mensis aprilis currentis anni orta est disputatio super sanctam legem catholicam romanam inter 



BORMIO 



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Adiri. R. P. Lectorem Fr. Joannerh Baptistam de Bormio Orci. Min. Provinciae Mediolanensis filimi), 
Mi ss ionarium Apostolicum Sinarum, et duos ereticos consiliarios societatis Anglicae, qui se convictos 
videntes, in vindictarn et in odium Mei egerunt, ut per Thomam Bysield terrae Gubernatorem prae- 
laudatus Pater a dicto Portu exularet, et nobis absentibus, et in alio portu commorantibus, intimatum 
fuit j 11 i hoc exilii mandatum die secunda currentis maii, et eodem quadrante horae executioni 
demandatum. Ut autem omnibus constet hoc factum esse sic, et non aliter, nec ob alias causas evenisse, 
has praesentes litteras signo et sigillo nostro firmatas dedimus in portu Calecut, die decima maii, anni 
1749. Nos, D. Gerardus Episcopus Malacensis. Loco f Sigilli. 

Arrivato che fu alla città di Macao, ed alloggiato dinuovo nel sopraddetto Convento de' nostri 
Scalzi Portoghesi, fu subito spedita dal Signor Don Antonio Perejra e Silva, Desembragador di S. M. il 
Rè di Portogallo, Giudice del civile e criminale (inviato dal Signor Vice-Re di Goa, Don Pietro Marchese 
de Alorna, per Sindicatore generale sopra il Senato, Governatore, e città di Macao), fu subito, dissi, 
spedita al Padre Guardiano del detto Convento la seguente lettera, tradotta dal linguaggio Portoghese. 

« Rmo. P. Fra Girolamo della Incarnazione. Ho udito per notizia che è arrivato in questa terra, 
e si trova raccolto in questo Convento il P. Gio. Batta da Bormio ; e, come è notorio, e V. P. non ignora, 
mandandosi dall'imperio di Cina con molta istanza a richiederlo da questa città, ed essendosi 
risposto dalla medesima, che egli era morto; non pare bene che nel medesimo tempo che il Signor 
Vice-Re ha procurati tutti li mezzi di evitare le perturbazioni con gli Cinesi, si dia occasione a 
nuove dissensioni , comparendo detto Padre pubblicamente. Il che supposto , prego V. P. che 
proibisca al detto Padre qualunque uscita dal Convento, e volendo esso celebrare Messa nella 
Chiesa, sia ciò senza barba e treccia, che si dovrà far tagliare, acciocché resti sconosciuto agli 
Cinesi ; e di questo medesimo parere fu il Signor Governatore , ed il Capitan Generale della 
cil là, a cui in mia presenza si comunicò questo affare e consiglio: e certamente che se il Signor 
Marchese Vice-Re fo^se stato pienamente informato del riferito, non avrebbe concessa la licenza che 
concesse al detto Padre (s'intende qui la licenza, che ebbe eziandio dal Viceré di Goa di ripassar 
nella Cina); e supposto che sia lodevole il desiderio, col quale pretende dar esercizio alla sua vo- 
cazione nella conversione degl'infedeli alla nostra S. Fede Cattolica, con tutto questo, essendo notoria 
la difficoltà che v' è per gli altri Missionarii ancora di continuare nel medesimo santo ministero, 
mentre sono tanti quegli che si trovano in questa città detenuti con il medesimo fervoroso zelo 
della salvazione delle anime, deve detto Padre per adesso conformarsi alla volontà di Dio, sino a che 
gli apra il cammino di poter continuare nell'impiego, che già lodevolmente esercitò nell'imperio 
di Cina, e non volere porre questa città in qualche nuova consternazione, se sapendo gli Cinesi 
esser falsa la notizia che loro si è data, di esser morto, instino a richiederlo alla città, acciocché lo 
riconsegni nelle loro mani. E se V. P. terrà un poco di tempo disoccupato, spero che faccia questa 
medesima rappresentazione al Rmo. Procuratore della Propaganda (cioè al P. Arcangiolo Miralta, 
Cenovcse, Cherico Regolare Minore di S. Lorenzo in Lucina in Roma, morto poi in Roma verso il 
principio dell'anno 1752): e per quello che è di servizio di V". P., sempre mi tenga pronto per 
obbedirla. Dio guardi V." P. Rma molti anni. Macao 29" Agosto 1749. Servo molto veneratore D. 
Antonio Perejra e Silva ec. 

« Per proseguire il suo ritorno da Macao alla Cina, diede il detto P. Gio. Batta da Bormio il seguente 
memoriale, e ne ottenne la qui sotto segnata concessione ; tradotto il tutto dall' originale portoghese in 
italiano. — Illustrissimo Signor Dottore Sindicatore ec. Dice il P. Gio. Batta da Bormio, Missionario 
Apostolico della S. Congregazione di Propaganda , che ritornato dalle Indie a questa città di Macao 
con intenzione di entrar un' altra volta n«lla Missione di Cina a predicare il S. Vangelo agi' infedeli, è 
impedito di conseguire i suoi desiderii dalla medesima città per le presenti circostanze di oppressione 
che solfrc da' Cinesi, ed è obbligato per questo ritornarsi all'Europa. Prega umilmente V. S. 
Illustrissima dichiari, che l'esser stato il supplicante preso ed esigliato dagli tribunali Gentili fuori 
dell' imperio di Cina in odio della S. legge di Dio, e P essere nell' opinione dei Cinesi tenuto per 
morto, non gli ò d' impedimento che passati due o tre altri anni , possa entrare un' altra volta nella 
detta Missione di Cina, o per questo, o per altro porto, senza pericolo di danno, o pregiudizio alla 
detta città di Macao, accioché gli suoi Superiori per questo motivo non gli impediscano la sua 
vocazione. 

« Dispaccio. Il supplicante avendone ordine da' suoi Superiori, non tiene impedimento da questa 
città di esercitarsi nel sacro ministero del suo Instituto, di predicare la S. Fede cattolica agl'Infedeli in 
questo Regno. Macao, 23 Dicembre 1749. D. Antonio Perejra e Silva ec. 



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BORMIO 



« Viaggiò pertanto dalla città di Macao insino a quella di Cantone ; ma non potè passar più oltre 
del distretto di questa, come si vede dal seguente attestato, tradotto dall' originale francese. — Noi 
sottosegnati capitano, officiali, e incaricati degli affari della Compagnia Real di Francia, e Cappellano del 
vascello della medesima Compagnia dell'Indie di Francia, Il Duca di Bettuno, attestiamo che il R. P. 
Gio. Batta da Bormio, Francescano, Missionario Apostolico della Propaganda, preso nella provincia di 
Xan-siY anno 1746 li 10 d'aprile, ed esiliato fuor della Cina in odio della S. Fede, dopo d' aver fatto il 
suo possibile per entrare un' altra volta nella sua Missione, non aver potuto venirne a termine per 
gli impedimenti insuperabili trovati nella provincia di Cantone , onde passò su questo vascello per 
ritornare in Francia, e di là in Italia ; e in tutto questo lungo viaggio si è diportato in tutte le sue 
parole e azioni come un Religioso esemplare e un virtuoso e zelante Missionario, avendo edificato tutto 
l' equipaggio di questo vascello. In fede di che noi segniamo di propria mano questo certificato a 
bordo del medesimo vascello, vicino al porto dell'Oriente nella Bretagna, questo duodecimo giorno 
di luglio 1750. De la Chaise, Surville, O-Cahan , pretre, De Gennes, Becdelieure, Mayoutt, La 
Villebague. — Quindi il detto P. Gio. Batta da Bormio, ripigliato il viaggio per Europa, giunse a Cadice. 

« Da Cadice, dopo qualche giro di viaggio, passò al porto di Barcellona, dal qual porto navigando 
insino a Genova, da qui proseguì poi per terra il suo viaggio insino a Roma, ove giunse il giorno 17 
del mese di dicembre dell'anno 1750; essendo già pervenuti a Roma, incirca alli 6 del mese di no- 
vembre dello stesso anno 1750, gli altri Missionari della Cina in numero di tre, cioè il P. Gio. Pietro 
da Mantova, e il P. Rmo Arcangiolo Miralta, Procuratore di Propaganda Fide in quelle parti, col P. Gio. 
Pietro Gulielmi, amendue Cherici Regolari Minori de' Santi Lorenzo e Lucina. 

« Nella dimora che fece in Roma, il P. Gio. Batta da Bormio ebbe molti particolari e lunghi 
colloqui con sua Santità, Cardinali, e Principi, con tutti insomma li personaggi più qualificati , sì 
ecclesiastici, che secolari; avendo avuti ovunque per la sua erudita e divota conversazione 
cortesissimi accoglimenti e felicissimi incontri. Tenne per qualche tempo la barba e la treccia in 
capo all'usanza cinese, ma finalmente poi le dimise; nè le tenne in quel tempo se non per comando 
di Sua Santità. Alloggiava nel nostro Convento di San Pietro in Montorio. Ricevette in Roma una lettera 
da Parigi, inviatagli da Monsignor Gioachino Martiliat, Vescovo d'Ecrinea, Vicario Apostolico ec, il 
quale per molti anni era stato assieme con lui nella Cina, e sen fuggì dalla prigionia ; la qual lettera 
tradotta dal francese si è come siegue : — Molto Reverendo Padre . Parigi li 18 Febbraio 1751. 
Io sono molto consolato , mio reverendissimo e carissimo Padre da Bormio, di apprendere il fine 
dei vostri lunghi viaggi e il vostro felice arrivo a Roma : io desidero, mio carissimo Padre, che godiate 
in fine del riposo, della tranquillità, e delle altre ricompense, che il vostro zelo per la propagazione della 
Fede, e tutto quello che voi avete sofferto per una sì bella causa, si meritano. Voi siete veramente un 
confessore di Gesù Cristo: voi avete sofferto una lunga prigionia, li ferri, le battiture, la nudità, la fa- 
me, e tutti gli orrori che accompagnano le prigioni della Cina (voi convenirete con me, che le nostre 
prigioni d'Europa non hanno cosa alcuna di comparabile con quelle della Cina: almeno io credo 
così ) : io non dubito punto che tante pene sofferte con tanto di costanza e tanto di quella libertà pro- 
pria dei figliuoli di Dio, ( mentre nel mezzo delle vostre catene voi avete avuto la consolazione di 
predicare il santo nome di Dio, di far ammirare la sua dottrina, e di più di farla abbracciare ad alcuni ) 
io non dubito punto , dico , che sì penosi e lunghi travagli non ricevano dagli vostri Frati tutta 
la considerazione che vi è dovuta, e che non siate stato ricevuto a braccia aperte dalle Eminenze loro 
gli nostri signori Cardinali, preposti agli affari della Propagazione della Fede. Le Eminenze loro sono 
riempite di un sì gran zelo per la gloria di Dio, che riguardano con piacere e' con venerazione gli ope- 
rai come siete voi, li quali in pochi anni hanno riempito» molto tempo ben gloriosamente. Il R. P. 
Miralta, e il P. Gio. Pietro di Mantova saranno lieti di farvi le testimonianze che vi devono : 
voi troverete ancora nel signor Abate di Vertemon un testimonio dei vostri meriti : ei si farà pregio di 
rendere giustizia alla verità. Io ancora avrei una grande soddisfazione se potessi venire a Roma a 
baciare li piedi d'uno dei più grandi Papi, che la Chiesa ha mai avuto, e onorare gli sepolcri degli 
Apostoli S. Pietro e S. Paolo, e del numero infinito degli altri martiri ; e il piacere di potervi 
abbracciare in Roma, sarebbe una nuova ragione di muovermi a fare il viaggio, se alcuni affari del 
nostro Seminario non mi tenessero legato del corpo in Parigi. Frattanto donatemi frequentemente 
novelle di voi, e contate sempre sopra li sentimenti di chi con un rispettoso attaccamento si dichiara. 
Mio Reverendissimo Padre, Vostro umilissimo e obbligatissimo servitore, Gioachino Martiliat, Vescovo 
d' Ecrinea , e Vicario Apostolico in Cina. 

« Partì poi da Roma il detto P. Gio Batta da Bormio, col commodo del viaggio pagatogli da Sua 



BORMIO 



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Santità, e con una bella reliquia di S. Croce, donatagli di propria mano dalla stessa Santità Sua; ed 
arrivò felicemente in questo Convento del Giardino nei primi giorni del mese di Ottobre dell'anno 1751. 

« Unitamente a tutti gli altri di lui ricapiti portò una lettera della Sacra Congregazione al Superior 
Provinciale, la quale diceva così: — Al Reverendo Padre il Padre Provinciale de' Minori Oss. Riformati 
della Provincia di Milano. Reverendo Padre 1 Ancorché questa S. Congregazione sia persuasa che già da 
qualche tempo sia giunta per fama alla P. V. la notizia del merito ben distinto, che si è fatto appresso 
Iddio il P. Gio. Batta da Bormio, mediante il travaglioso esercizio dell' apostolico ministero nelle spinose 
e tanto perseguitate Missioni della Cina; giudica nulladimeno la medesima opportuno di darne alla 
stessa P. V., e per suo mezzo anche agli altri Padri più graduati di cotesta sua Provincia, la presente 
non dubbia testimonianza. In fatti non sono così agevoli a descriversi in breve i lunghi e tormentosi 
patimenti , che ha sofferto per la zelante diffesa della catolica Fede nella prolungata e strettissima 
sua prigionia di quindici mesi, carico di catene e di ceppi ; nelli frequenti constituti in diversi 
tribunali; nei replicati schiaffeggiamenti, e nelle riterate torture de' piedi: sarebbe un offender troppo 
sul vivo l'umiltà e modestia di questo benemerito operaio, se a parte a parte si volessero individuare 
le costanti riprove, che in sì ardui cimenti ha date del fervido suo zelo e dell' ardente sua Fede, con- 
forme distesamente n' è stata ragguagliata questa S. Congregazione nelle uniformi relazioni ricevute 
da quelle parti. Non può però, senza far torto al vero, tacersi che, quantunque in sommo grado angu- 
stiato, non ha lasciato di procurare la conversione di quei medesimi Giudici, avanti dei quali egli 
era stato costituito, mostrando loro la verità della cristiana Beligione con prove evidenti, e con- 
vincendo la loro ostinazione coi medesimi loro testi cinesi, e traendo nelle stesse carceri alla pro- 
fessione della vera Fede alcuni de' malfattori più perduti, con esso carcerati, acquistati così col mezzo 
del S. battesimo non meno alla grazia, che, come deve sperarsi, alla gloria di Dio, nel punto stesso 
che erano per precipitare nell'eterna perdizione. E per tanto sicura questa S. Congregazione, che la 
P. V. e gli altri Padri di cotesta Provincia, non solamente saranno per accoglierlo con amorevolezza 
e con giubilo, ma che lo riguarderanno con tutta quella stima , e lo avranno in quella considera- 
zione che merita un Religioso , il quale ha saputo fare tanto onore alla Provincia medesima sua 
madre. Ciò facendo , conforme non può dubitarsene , faranno cosa ben grata a questa S. Congre- 
gazione, e accetta alla Santità di Nostro Signore. Con che io, per fine, alle orazioni della P. V. 
e de' suoi Religiosi affettuosamente mi raccomando. Roma 2 ottobre 1751. Al piacere di V. P. 
S. Valenti Prefetto. — Nicolò Lercari Segretario. Nella mattina poi del giorno 9 dicembre 1751, si 
lesse in piena comunità del Giardino il seguente recapito del detto P. Gio. Batta da Bormio. 

« Fr. Raphael a Lugagnano, Lector Emeritus , ex Minister Generalis , ac totius Cismontanae 
Familiae Fratrum Minorum S. P. N. Francisci Commissarius Generalis, Visitator, et Reformator Aposto- 
licus oc. Dilecto nobis in Christo Patri F. Joanni Baptistae a Bormio nostrae Obs. Reformatae Provinciae 
Mediolani alumno, ac Missionario Apostolico, salutem et Seraphicam Benedictionem. Ut ea, qua par est, 
animi promptitudine ac veneratone Sacrae Congregationis de Propaganda Fide mandatis sub die 10 
decembris 1668 emanatis obsequamur, et exanthelatos a te labores quantum cum Dno possumus, remu- 
neremur; tibi, quem ad formam laudati decreti, Missionarii Apostolici munere in Sinarum regno functum 
fuisse authenticis documcntis comperimus, harum serie facultatem facimus, ut ex universis tuae Pro- 
vinciae Conventibus, unum, quem malueris, eligere, ac in eodem, sublata Superioribus facultate alio te 
oblegandi, commorari ac degere valeas. Concedimus praeterea, ut primum post actuales Defìnitores 
locum tencas ac post illos immediate praecedentia fruaris. Praecipientes in virtute sanctae obedientiae 
omnibus ac singulis superioribus et subditis, ad quos spectat, vel prò tempore spectabit , ut te 
huiusmodis privilegiis , iuribus, ac praerogativis libere ac citra contradictiones fruì ac gaudere 
permittant; non obstantibus constitutionibus, decretis, ac consuetudinibus quibuscumque. Vale. Dat. 
Romae ex Aracoeli, Pridie nonas octobris 1751. Fr. Raphael aLugagnano, Commissarius generalis. Loco 
f sigilli De mandato Reverendissimi in Chr. Patris Fr. Paulus Joannes a Bastìa Secretarius Generalis. 

« Portò seco eziandio il seguente attestato, fattogli in Macao, in occasione del di lui ritorno in 
Europa. — Fr. Hilarius a Sancta Rosa, Dei et Apostolicae sedis gratia Episcopus Macaonensis in imperio 
Sinarum, a Consiliis Regis Portugaliae ec. Notum facimus atque testamur Ad R. P. Joannem Baptistam 
de Bormio in Rhetia, Franciscanum Provinciae Obs. Reformatae Mediolanensis Filium, Concionatorem, 
Lectorem, ac Sacrae Congregationis de Propaganda Fide Missionarium Apostolicum, sacrosanctum Jesu 
Christi Evangelium barbaris hisce nationibus cum magno fructu per septem annos annunciasse ; de- 
mum in actuali Missionis exercitio in provincia Xan-sì prope Tartariam , anno elapso, in solemni 
Paschatis festo a paganis captum, vincula, carceres, et tormenta prò Christi fide per quindecim mcnses, 



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BORMIO 



Dei gratia, constai) ter perpessum, ab imperatore in odium fidei a totius imperii confinis exulem factum, 
per tribunalium ministrorum manus publice usque ad hanc civitatem relegatum faisse. Cum igitur per 
Indias et alias regiones se ad Europam et Romam conferre necesse sit, charitati et aequitati consenta- 
neum iudicamus eum his testimonialibus litteris munire. Rogantes insuper omnes et singalos, ad quos 
dictus R. P. a Bormio, sanctae fidei confessor et exul, in itinere ac redilu suo divertere contigerit, ut 
illum prò Jesu Chisti amore in omni re, qua potuerint, adiuvare dignentur. In quorum fidem et 
testimonium praesentes litteras propria manu subscriptas , sigilloque nostro munitas dedimus. Macai 
in solito nostrae residentiae palatio, die 29 decembris anni 1747. Hilarius Episcopus Macaonensis. 
Loco f Sigilli De mandato Eccellentissimi ac Reverendissimi Episcopi, Vincentius Ferrcrius notarius ec. 

« Qui nel Convento del Giardino ricevette il detto Padre da Bormio una lettera scrittagli dalla 
Cina del P. Gio. Gatta Maoletti da Serravalle, rimasto in quelle Missioni dopo la detta persecuzione, 
ma occultamente nei monti, in distanza da Pecchino in circa a quattordici giornate (una giornata in 
queir imperio, mi spiegò il detto P. Gio. Batta da Bormio, che si computa per il viaggio di dieci leghe, 
che vai' a dire, di cento miglia cinesi, che fanno trenta miglia italiane), ad assistere a que' cristiani. 
La copia è questa. 

« Molto Reverendo Padre! La stimatissima di V. P. M. R. data in Macao l'anno trascorso 1747 
in ottobre, è stata da me ricevuta li 26 d'aprile del corrente 1748, con tutta la stima e venerazione 
che le debbo. Prima di questa debbo accusare la ricevuta d'altre due, che la P. V. M. R. si 
compiacque scrivermi essendo ancora in carcere per amore di Gesucristo : in leggendole , non 
posso a meno di confessarlo , mi scorrevano le lagrime dagli occhi ; nel leggere, dico, li gran- 
dissimi patimenti sofferti con tanta nostra edificazione per amor del Signore, e di cui nè meno una 
menoma parte per la sua umiltà me ne ha comunicato, in paragone di quello ho inteso da' cristiani. A me 
che in China le fui e sarò sempre il più intimo e sincero di tutti, corre l'obbligo, più che ad ogn' altro, 
di ringraziare il Signore per averle dato tanta forza di sofferire per amor suo que' patimenti , che nec 
lingua valet dicere, nec litlera exprimere : e veramente è stato di grande ammirazione a' gentili, di 
grande edificazione a' cristiani, e di grande esempio a noi Missionarii ridotti in numero di 4. 

« Non manco, pertanto , darne , come si richiede, notizia alli PP. MM. RR. della Provincia, con 
quanti amici che tengo, pregandogli tutti pubblicare li suoi meriti e predicare le sue glorie, e se io 
potessi ritornare in Provincia, mai non cesserei, come nè pure cesserò per lettere, di dare quelle notizie 
di V. P. M. R. che si richiedono, pregandola intanto a far tutto il possibile, acciocché qualcheduno 
della nostra Provincia venga in queste parti meco, giacche ho perduto per mia disavventura V. P. M. R. 
che molto e poi molto mi era cara. 

« Gli affari della santa Religione sono più che mai in pessimo stato, mentre essendo stati presi nel 
Kian-nam tre Padri Gesuiti nel corrente anno 1748 in aprile, dicesi, come scrive il P. Sigismondo da 
Pecchino, che l'Imperadore sia per mandare fuori nuovi editti contro della santa Religione e li Europei: 

10 che succedendo, temo debba in breve succedere quel che già è succeduto al Giappone; e noi 
trattante anderemo disponendoci per quello che dalla bontà di nostro Signore ci verrà ordinato. 
Monsignor Portimerise è nascosto in casa di un cristiano in Sigan-fu , il P. R. Serafino Rumpler , Pro 
Vicario Apostolico, hinc inde per agros et campos, come mi scrive il Vang-Tome, sacerdote in Sigan-fu, 

11 P. Odoardo d' Olate in Tartaria, ed io in Gueu-su-ling, sino a tanto che Dio lo permetterà. 

« In questo punto ricevo lettera di Monsignor Portimense, in cui mi scrive esser di già il nuovo 
editto uscito da Pecchino : io però ad imitazion sua ho risoluto non abbandonar questi cristiani, se non 
Sarò costretto con catene; che però prego la bontà di V. P. M. R. come più accetta al Signore, racco- 
mandarmi al medesimo, acciochè mi dia quelle grazie che sono necessarie ; e per servirmi del detto 
del santo Eliseo Profeta, dirò ciò che già esso disse ad Elia : Oro, Pater, ut fiat in me duplex spiritus 
tuus : mentre cordinalmente abbracciandola, e baciandole divotamente le sacre mani e 1' abito, son per 
sempre, D. V. P. M. R. Gueu-su-ling, 11 maggio 1768. Affezionatissimo, Obbidentissimo e Devotissimo 
sempre servo, Fra Gio. Batta da Serravalle. 

« Mi feci chiarificare dal medesimo P. Gio. Batta da Bormio quel che sta scritto nella suddetta 
lettera : a noi Missionarii , ridotti in numero di 4: e mi diede la seguente minuta dello stato di 
que' Missionarii e della Missione : cioè, Francescani Oss. Biformati numero 4 : Osservanti numero 3, 
un Dominicano di nazione Cinese , un' Agostiniano , un Carmelitano Scalzo, e Gesuiti 40 in circa. 
Tutti li Missionarii dispersi per l' imperio, sono tutti segreti , e sono solamente palesi li Missionarii 
abitanti nella città di Pecchino: nella qual città vi sono rimaste tuttora cinque Chiese pubblicamente 
aperte, essendo tutte le altre pubbliche dell'impero state confiscate: le quali Chiese pubbliche confi- 



BORMIO 



61 



scate e perdute saranno circa a cento. Delle dette Chiese rimaste aperte in Pecchino, tre sono in 
custodia de' PP. Gesuiti, e due in custodia de' Propagandisti ; ma presentemente de' Missionarii 
Propagandisti ve n'è rimasto un solo per ciascuna delle dette due Chiese, cioè, in una il detto Agosti- 
niano, e nell'altra o il Dominicano, o il Carmelitano. Il numero de'cattolici, i quali apostatarono in 
tutto il decorso della detta persecuzione, mi dice che sarà stato per lo meno di cento mila. La perdita 
è veramente dolorosa! 

« Eppure, dicono alcuni, e lo registra il Salmon volume I, cap. Vili, pag. 188, e 189, dell'edizione 
di Venezia del 1740, che l'Imperadore per atto di sola politica si trattiene dall' abbracciare la cattolica 
Fede. Dicono che conosca perfettamente le favole dei Lamas e dei Bonzi, ed eccone un caso 
pratico . Subito che l' Imperatrice madre cessò di vivere, molte fra le damigelle che l'avevano 
servita vivente, andarono a prostrarsi a piedi del figliuol regnante, supplicandolo con molte lagrime a 
voler lor permettere d' accompagnare la defunta sovrana nelF altro mondo, asserendo che certamente 
colà avrebbe molto bisogno della fedele lor servitù: rispose l'Imperadore a tali fanatiche: Ho già 
pensato al vostro stabilimento : ho fatto li necessarii provedimenti , cosichè sopra questo punto 
potete vivere con V animo vostro in riposo. Nulladimeno, temendo che accecate dal troppo zelo e 
dall'amore, si dessero barbaramente la morte, ordinò che, recisi loro immediatamente i capelli, 
fossero poste in un luogo rinchiuso : giacché corre qui superstizione, che quando son così rase, diven- 
tino inutili a più servire in tale stato a'morti nell'altra vita. Dicono che costuma dire a' cristiani : La 
vostra legge e dura , ma con tutto ciò , qualunque violenza sia necessario farsi , io non resterei 
un solo momento in dubbio per abbracciarla , se la credessi vera. Quando poi mi fossi fatto 
cristiano, pretenderei che dentro allo spazio di tre anni tutto l'imperio seguisse il mio esempio, 
perchè so d'essere l'assoluto e solo padrone della volontà de' miei sudditi. Questo discorso non 
rappresenta per verità un uomo che sia cristiano nel cuore; poiché, se i suoi sudditi li sono così 
affezionati, o gli conosce tanto obbedienti per seguire, senza esser costretti, il suo esempio, qual ragione 
poi Io trattiene dal dichiararsi pubblicamente? e d'onde gli viene il timore di porsi nel rischio di 
perder la corona? L'esperienza si è che, o sia politica , o sia incredulità, o sia ostinazione, o sia 
qualunque altro motivo, egli di fatto rifiuta la nostra vera Fede, ed è contrario ai seguaci suoi. 

« Il detto P. Gio. Batta da Bormio , dimorò in questo Convento del Giardino incirca tre 
mesi, nel qual tempo sua Eminenza e il P. Inquisitore, il Conte Beltrami , Gran Cancelliere , e 
tutti in somma gli personaggi più ragguardevoli di ogni ordine lo vollero a gara vedere e 
trattare , rimasti tutti soddisfatissimi del religioso , prudente ed erudito suo procedere : con di 
più il contento di vagheggiar le figure dei misteri principali della nostra santa Religione, stam- 
pale in legno all' usanza de' Cinesi, con sei tometti, stampati in lingua cinese, contenenti la dottrina di 
Confucio (il qual Confucio, mi disse egli che visse in circa ad anni 560 avanti alla venuta di Gesucristo, 
ed è sepolto nella provincia di Xan-lung, una delle sette settentrionali, nella città di terzo ordine, detta 
Kin-fu-hien, sotto la città di primo ordine detta Jen-cheu-fu), impresso il tutto in carta composta di polpa 
di canne, che nel tempo della persecuzione ebbe l'occhio di far trasmettere da un buon cattolico di lui 
amico alla città di Macao, ove di fatto le ritrovò, e per la parte di Francia da Macao trasmetter fece 
in Italia. Dopo, poi, la suddetta dimora, in età d'anni 41 in circa, nel giorno 8 di marzo dell'anno 
1752, se ne partì dal detto Convento del Giardino per la strada di Como alla propria patria, ed indi 
per la Germania a ritrovare in Vienna un proprio fratello. 

« Dalla qual città di Vienna, in data del 4 luglio 1752, scrisse qui al Giardino alP. L. Pierantonio 
Testa da Borghetto una lettera, di cui la copia è la seguente. — Padre Borghetto amatissimo. Appena 
giunto in questa Metropoli vi diedi nove di me: ora ve le replico, e molto liete: cioè d'aver 
avuto la grazia di baciare le mani alli Augustissimi. Alli 29 di giugno fui introdotto dall' Ini- 
peradore, che mi trattenne umanissimamente in discorso ben due ore continue. Alli 2 del corrente 
alPlmperadrice, che per un buon quarto d'ora meco parlò graziosamente; interrogandomi con somma 
affabilità di molte cose, e le risposte mostrò di gradire assaissimo. Alla fine dell'udienza ella stessa 
mi chiese se io bramava di vedere i suoi figliuoli datile dal Signore : e udendo, che ciò sarebbemi di 
sommo onore e piacere, fece tosto chiamare la Principessa Marianna sua primogenita, di circa anni 
12, e simile nella statura e nel taglio della persona alla D. Peppa ( una figlia del Conte Sola in 
Milano), ma bella e graziosa come un'angioletto, la quale meco rimase per un pezzetto e si 
trattenne familiarissimamente, ragionando in francese. Dopo sopravvenne sua Maestà, e mi assegnò 
l'Aia dell'Arciduca Giuseppe, con altra dama principale di Corte, le quali mi condussero per tutto 
il palazzo, e così vidi tutta l'imperiai figliolanza, e parlai coli' Arciduca Giuseppe, coi Principi Carlo, 



62 



BOUGHER 



e Leopoldo, e colle altre quattro Principesse loro sorelle, che sono tutte belle e graziose come 
angiolini , e vollero che io dessi loro la benedizione. Questi graziosissimi Principi poi nell' atto di 
congedarmi, per ben due volte mi fecero istanza di tornare a vedergli prima della mia partenza da 
Vienna; il che farò tra pochi giorni. 0 vedete che grande umanità e degnazione di tutta questa 
augusta famiglia ! Giunto in Provincia, vi conterò poi altre cose ec. 

« Ritornato da Germania in Provincia nello stesso suddetto anno 1752, si fissò di famiglia nel 
Convento di Traona, con idea (tenendo sempre conto degli emergenti delle vicende umane) di 
là finire in religiosa pace li giorni suoi. » 

— Oratio supra regressum ad Missionem Sinicam Patris Fra- 
tris Joannis Baptistae de Bormio, Ordinis Minorimi Obser. Reform. 
Provinciae Mediolanensis fìlii, Concionatoris, Lectoris et Missio- 
narii Apostoloci S. Congregai de Propaganda Fide in Imperio 
Sinarum. 

Questa Orazione fa parte del manoscritto della Biblioteca di Brera in Milano, già ricordato. L'Au- 
tore la compose in Macao il 1749, dove s'era rifuggito da Cantone. Sono 9 carte in foglio, e la 
breve Praemonitio ad Legtorem ne fa intendere lo scopo. 

« Postquam Pater orator (egli dice), qui in provincia Xan-si imperii Sinarum in festo Resur- 
rectionis D. N. J. C. anni 1746 , in actuali exercitio Missionis captus a tribunalibus gentilium , et 
post 15 menses carceris et calamitatum in odium fldei eiectus in exilium, traditus fuit civitati Macaensi 
remitendus ad Europam; post modicum temporis iterum a Mandarinis instanter postulatus fuit ad 
iudicium : sed civitatis (qui manca una parola ; forse Gubernator) eum tradere nolens, die qua exul 
Sinensibus Minoriticum habitum induit, ad eludendam eorum praepotentiam et vexationes, mortuum 
nunciavit. Mandarini dictum oratorem vivum , vel eiusdem mortui caput repetierunt a civitate , 
quae ei mittens mortui leprosi calvariam, quam in aliquibus imaginibus pingi fecit, eorumque mandatis 
sic obsecuta, nullam amplius molestiam a tribunalibus passa est ob praefatum oratorem inter mor- 
tuos computatum: qui dans locum irae persecutorum , cedensque vi et necessitati, ad Indias prò 
interim coactus fuit divertere ; sed vocationi divinae obtemperans , obtenta ab hoc Exmo D. Pro- 
Rege Indiarium, post vigintis menses, licentia, reversus estMacaum, ut hinc data occasione regrederetur 
in suam missionem ad evangelizandum regnum Dei, et ad recolligendas christianitatis reliquias , ob 
furentem persecutionem dispersas. Verum cum multas ad intentum suum assequendum espertus 
sit contraddictiones in civitate, intus et foris vexata, a cuius insuper Dominis, Doctore sindicante Anto- 
nio Perejra et Silva, et Guberpatore Joanne Emmanuele de Mello, in conventu inviolabili ter includi 
iussus est ; ut ei in imperium ex hac insula clam regrediendi facultas concederetur . . . hanc orationem 
composuit, et ab Exmo et Rmo D. Hilariò a S. Rosa (Francescano anch' esso) Episcopo dioecesano petiit, 
eam in cattedrali Ecclesia Macaensi coram principalibus civitatis publice pronunciando» Egli mostrava, 
1. che talis regressus avrebbe arrecato magnum adiutorium Sinicae Missioni ; 2. che non ne sarebbe 
venuto alcun danno Macaensi civitati. Ma la politica prevalse, e non potè recitarla, nè rientrare in Cina. 

— Oratio Fr. Ioannis Baptistae de Bormio Ordinis Minorum 
Obser. Reformatorum , Missionarii Apostolici S. Congregationis 
de Propaganda Fide, in odium fidei ab imperio Sinarum in exi- 
lium missi, circa res Missionum. 

Anche questa Orazione fa parte del sopraddetto manoscritto, e conta 10 carte in foglio : la scrisse 
in Roma. Il Padre da Bormio morì il 1761. 



stamp. 87. Boucher. — Le bouquet sacré , ou le voyage de la Terre 
Asia Salute, compose des roses du Calvaire, des lys de Betlem, des 



BOURCHIER - BOVO 



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hyacints chi Mont Olivet, et de phisieurs autres pensées de la 
Terre Sainte, par le P. Jean Boucher, Frere Mineur Observantin, 
Rouen, La Besogne, 1698. 

Un volume in 12, col ritratto dell'Autore. N'è un esemplare nella Biblioteca del nostro Con- 
vento di Sant'Anna di Parigi. Se ne sono fatte cinque edizioni: la prima in Parigi, in 8, il 1626; 
le altre tre in 12, in Caen e Ruen gli anni 1679, 1698 e 1738, e la quinta in Lione senza data. 
L'Autore visitò la Grecia, l'Egitto, l'Arabia, la Palestina, ec. Il libro non manca di notizie, ma v'è 
poca o nissuna critica. Crediamo che il maggior suo pregio consista nella profonda pietà , che Y 
Autore addimostra verso i Santi Luoghi di nostra Redenzione, 

Skm 88. Bourchier. — Historia ecclesiastica de martyrio Fratrum 
Eu,up a Ordiilis Minorimi Divi Francisci de Observantia, qui partim in ' 
Anglia sub Henrico IIX , partim in Belgio sub Principe Auriaco, 
et partim in Hibernia tempore Elisabethae regnantis Reginae 
passi sunt. Auctore Fr. Thoma Bourchier Anglo, Ordinis Sancti 
Francisci de Observantia. Inglostadii, ex officina Wolfangi Ederi , 
an. 1583. 

Un volume in 8, di 278 carte. Libro raro e prezioso per la storia dell' Inghilterra e dell' eroismo 
mostralo da' Francescani al tempo dello scisma, e dipoi, per sostenervi e conservarvi la cattolica fede : 
i quali, con esempio unico, riuscirono a tenervisi nascosti in Regolare Osservanza, sempre apostoli- 
camente operando, sino al 1840. L' Autore fu, si può dire, contemporaneo di que' terribili avvenimenti, 
c zelantissimo Missionario. Raccolse molti documenti ed autorevoli testimonianze, e ne compose un 
suo libro in latino non senza qualche eleganza, dedicandolo generoso admoclum et illustri viro 
Domino Julio Bussiti Fiorentino. Habebam (egli dice) aliqua de Angliae, Beigli, et Hiberniae Martyri- 
bus meditata, quarum qiiaedam in scriptis erant, alia proborum vivorum fida relatione acceperam : 
haec si in unum allquem calhalogum componerentur, putabam me rem non piane deploralam 

facturum, Ubi etiam forte gratam, utpote ab nomine lui amantissimo profectam Neque cuiquam 

hominum commodius dedicare potui, quam Ubi, qui Marlyribus in poenis et tormentis socius fueris; 
ila tamen, un inde constantissime evaseris. In arce enim Rammekensi, quae in littore Zeelandiae 
est constituta, etsi mori propter acerbissima tormenta cruciatusque saevissimos Ubi a tortoribus islis 
propter fidem tuam amicorumque illata non recusaris, nudus tamen, relictis ibidem vestibus, elapsus 
es : non dubium autem id eo factum esse animo, ut in gravissimis negotiis Reipublicae christianae 
sedulam (quod et facis) operam navares. N' è un esemplare nella Biblioteca Nazionale di Firenze. 

89. Bovo. — Brillante porvenir del Cuzco. 0 esposicion de 
America las esperanzas de engrandecimiento de este departamento y sus 
immediate, fundadas en las ventajas que pueden redundarles de 
utilizar el immenso territorio Peruano al nordeste de sus Andes, 
regado por el caudaloso Rio de la Madre de Dios o Mano, y sus 
tributarios ; intentando por dicho Rio y el de Maranon ( Amazonas) 
le navegacion a los Puertos Atlanticos y de Europa; se traza asi- 
mismo un pian de reduccion a vida social y cristiana de los 
Chunchos que habitan las montanas de la gran Pampa de la Madre 



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BOVO 



de Dios, vulvarmente Uamados de Paucartambo y demas naciones 
infieles y barbaras. Memoria presentada al senor Jeneral Prefecto 
del Departamento D. José Miguel Medina por el P. Fr. Julian 
Bovo de Revello, Religioso Francisco, Misionero Apostolico de 
Propaganda Fide, miembro honorario delasociedad de Agricultura 
y Beneficencia de Santiago de Chile. Dedicada al Pueblo Cuzqueno. 
Cusco, 1848; Imprenta libre por Manuel Celestino Torres. 

Un volume in 4, di Vili - 82 pagine di minutissima e fittissima lettera, inviatomi dall'Autore. 
Scopo del dotto e zelante Missionario nello scrivere questa memoria, fu di indurre il Governo del Perù 
ad occuparsi della sorte di molte tribù selvagge, che restano tuttavia abbandonate , specialmente 
nelle valli di Paucartambo, ossia nella gran Pampa della Madre di Dio. « Sin embargo (e' dice) de 
que va existen numerosas naciones participes de los consuelos de la religion cristiana y goces de 
la civilizacion, por eroicos esfuerzos y perennes sacrificios de innumerables Misioneros, todavia quedan 
mùchisimas, principalmente en la America del Sud, que a vista de los pueblos civilizados permanecen 
estacionarias en su primitivo estado de salvaje , ocupando cabalnlente una de las mas fertiles y 
deliciosas porciones del globo. — E son specialmente le nazioni che vivono nelle valli di Paucartambo 
o sia della gran Pampa della Madre di Dio. — « Entre las orientales (e' prosegue ) feracisimas regiones 
que componen la integridad del territorio de la Republica del Perù, la conocida vulgarmente bajo 
el apelativo de Yalles de Paucartamho, o mejor llamada Gran Pampa de la Madre de Dios, es la que 
presenta las mas reales prospectivas de una brillante aurora de prosperidad , no solamente para las 
provincias de los Departamentos Cuzco y Puno, sino tambien por toda la Republica. Esas tierras y sus 
habitantes nunca han sido clesde la conquista el objecto de formales y vigorosos esfuerzos de los 
Gobiernos para utilizar las primeras, y llamar los segundos al seno de la Religion cristiana y 
disfrute de las comodidades de la vicla civilizada. » — Dopo profondi studi egli propone il modo di 
venire a capo di tale impresa, che espone a parte e parte in questa sua Memoria indirizzata al 
Governo del Perù. — « La importancia del asunto (e' dice) de que me voi a ocupar en està memoria, 
requiere el desarollo de muchas y diferentes consideraciones, que se me ofrecen pare sentar debi- 
damente los principios fundamentales, que sirvan de base a las disposiciones generales, a fin de 
.civilizar y reducir a le fè cristiana los Ghunchos de Paucartambo, colonizar ese pais que por oprobrio de 
los Geografos sigue en los Mapas senalado por pais desconocido,y riabilitar a la navegacion y comercio 

los caudalosos Rios que lo cruzan » E primamente consacra un largo capitolo alla topografia 

e ad algunas producciones de las- mas lucrativas de la Gran Pampa y Rio de la Madre de Dios. 
In un altro poi accenna varias de las infinitas ventajas que puede producir la navegacion por el 
Rio de la Madre di Dios. In un terzo compendia las enlradas de Capilanes y Misioneros a las 
conquistas temporales y espirituales de los C-hunchos al Oriente de los Andes del Cuzco , e contiene 
stupende glorie dell' Ordine Francescano. Dopo ciò egli espone il suo « pian de medios para reducir 
a vida social y cristiana los Ghunchos de las monlanas de la Madre di Dios, vulgarmente Uamados 
de Paucartambo, e indicarne tambien algunas otras conveniencias de promovér està impresa. E 
specialmente le Missioni ne sono il mezzo principale : ma vogliono essere sapientemente ordinate, ed 
efficacemente protette dal Governo. Ascoltiamo 1' Autore : « En consecuencia de la obligacion formai 
que tiene el hombre civilizado de tender la mano al Indio salvaje, y hacer que tome parte en la 
civilizacion, estimulandolo con los alicientes mas lisonjeros e mas nobles, mas humanos y convenientes, 
se deja ver claramente que todo esto, solo se puede conseguir mediante una organizacion mista de 
misiones, desempenaclas por Misioneros enerjicos y virtuosos,y sus pueblos asistidos de una guarnicion 
de colonos — militares honrados y laboriosos , que sirvan a la vez de ejemplo a los Ghunchos 
con proprias obras en diferentes labores y de respeto a los ya reducidos y a los que queden por 
reducir. Me parece que està es la principal medida que debe recomandarse a la consideracion del 
Gobierno : porque sin el movi! de Misiones sera siempre una pura utopia imajinar el logro de la 
reduccion de los salvajes. No son pues las bayonetas (dirò con las espressiones de D. Zelix Frias 
a su Gobierno de Rolivia) las que han de reducir a laobediencia de las autoridades Peruanas a las 



bovo 65 



tribus selvajes, que hoy viven en su territorio fucra.de la orbita de su accion, sino el arado, el 
catecismo y la Cruz de las Misiones . Resulta pues de lo espuesto , que es necesario llamar 
Misioneros dotados de las prendas oportunas para el fructuoso desempeno de su ministerio . . . 
Persuadido que el dulce encanto de la musica, ejerce un inesplicable poder en las tribus barbaras, 
y que suaviza y tempia las costumbres mas violentas llegando a domar el corazon y el alma del 
selvaje mas feroz, he hecho sacriflcios, que a mi solo son notos para adquirir un organito portatil 
a cilindro. Al atractivo del armonioso son de la musica, a que son extraordinariamente apasionados 
los selvajes, juzgo (por lo que felizmente ya ha sucedido a los PP. Misioneros Jesuitas sobre las 
marjenes de los caudalosos rios Paraguay yOrinoco) que por este medio me abriré camino a la 
conquista de sus corazones. Tampoco he dejado de hacer otros esfuerzos (hasta hoy sin concurrencia 
de auxilios ajenos ) a fin de proporcionarme una selecta coleccion de obras , principalmente sobre 
materias de historia naturai, economia domestica, artes y oflcios, agricultura y botanica, con el 
objeto de estudiar y clasiflcar las producciones animales y vejetales de las montanas e indicar con- 
secuentemente a los Colonos, Espedicionarios, y a los Chunchos los ramos y articulos de valiosas 
especies que se puedan introducir ventajosamente en el jiro del comercio , o bien hacerlas entrar 
en los propios usos economicos: he procurado tambien proveerme, para las investi gaciones en los 
viajes de exploracion y otras observaciones cientificas, de diferentes instrumentos, y otros accesorios, 
comò Barometro de M. Gay-Lussac, Termometro, Microscopios compuesto y sencillo, Anteojo de 

largavista etc Volviendo a las cualidades que es menester adornen a los Misioneros, soy de 

parecer, que estos, para sacar hoy mas cabales y tempranos frutos de sus trabajos entre los infìeles, 
deben poseer a mas de los requisitos y dotes de perfecto Pastor, algun oficio, arte, o ciencia. Se 
necesitan, quiero decir, Religiosos, que sobre celosos, ejemplares, instruidos en las ciencias ecle- 
siaslicas y de su Instituto, posean alguna de las ciencias naturales, flsicas, historicas, geograflcas, 
o artes industriales, o agricolas ; por ejemplo , buen Matematico, Botanico, Ingeniero, Quimico, 
Mecanico, Mineralogista, Geografo, Naturalista, Historiador, Filologo, Musico, Pintor, Tornerò, Herrero, 
Carpintero, Agricultor y otros. La razon principal con que pretendo afianzar estas propuestas, es 
muy sencilla. Todo hombre tiene inclinacion y afecto a alguna ciencia, arte ù oficio. El Misionero 
jmes que sepa alguna destas facultades o ejercicios, ya podrà utilmente distraerse entre la soledad 

be las montanas Entonces ya no habria soledad para el , ni en ningun tiempo echaria de 

menos la falta de sociedad . Tendria siempre delante mil variados objectos en que ejercitarse con 
agrado y utilidad. Al Naturalista observador le ofrecerian las montanas variada caza de pajaros y 
cuadrupedos, los rios abundante pezca, los cienagales millares de vistosisimas mariposas, la tierra 
divcrsidad de ricos metales y brillantes insectos. El Botanico haria sus colecciones de semillas de 
llores, plantas, raices, recinas, gomas, balsamos y ensayaria en una huerta normal las diversas 
frutas, legumbres y raices comestibles, que todavia incognitas y sin destinos yacen en los bosques. 
El Quimico procederia a analizar una infìnidad de materias organicas. El Filologo subiria en sus 
investigaciones el descrubimiento del parentesco de las lenguas Americanas. El Historiador y el 
Anticuario algo sacarian de sus pesquisas en los usos, ritos, tradiciones y antiguidades de los selvajes; 
quicn por fin se ocuparia en el dihujo, quien en levantar planos, mapas, y redactar relaciones; 
quien enseneria a sus neofitos a cantar o tocar algun instrumento , quien los adiestraria en los 
oflcios del tornerò, carpintero, herrero, y otros de tanto agrado, ventajosos para los Chunchos, y 

poderosos resortes para fijarlos en una util y amena ocupacion » 

Ma per avere sempre in pronto un numero di così fatti Missionari, è necessario un gran Collegio, 
ove vengano educati. Già ve n' eran due, uno in Moquegua, l' altro in Ocopa. Ma nè 1' uno nè l'al- 
tro si porgevano sufficienti. Onde proponeva, che « ano asignarse por el supremo Gobierno algun 
locai competente en està ciudad ( Cuzco ) , se ne edificasse uno en los altos de la hacienda de 
Acobamba, sobre los" bordes del camino nuevo a las valles de Paucartambo, en las immediacio- 
nes del gran pico Canachuay. Està indicacion ( egli dice ) no està destituida de importancia. El 
Misionero aqui llegado no disiparia su fervoroso espiritu y su ardiente celo, corno comunemente 
acontece en su mancion en ciudades, donde por la proporcion del continuo trato social, se com- 

promete a otros destinos El immenso orizonte y la diversidad de objetos de recreo que ofre- 

cen los alrededores de Canachuay son impreciables : està vista presentaria de continuo a la ima- 
ginacion y refleccion del Misionero, la gran porcion de sus hermanos los Chunchos, que jiemen 
bajo la degradacion y las tinieblas en aquellas estensas montanas que tendria a sus pies ! . . . La 
fundacion del Colegio, ù Hospicio en este lugar produciria otra ventaja de no poca trascendencia; 

5 



66 



BOXNAY - BRENAN 



porque, aplicados por el Gobierno a clicho establecimento, algunos de los muchos terrcnos de pana y 
de monte que hay en esos puntos, se ensayaria a criar en ellos algun ganado, de cultivarlus y habi- 

litarlos a la production de aquellas especies que no se dan en los valles » E qui dolendosi l'Autore 

che i poveri Missionari non incontrino sempre il favore de' Governi, anzi spesso ne vengano contrariati 
nelle loro imprese: « Seamos imparciales (esclama/ giustamente); depongase la acrimonia contra los 
Misioneros; instruyamonos a fondo de las causas y de los procedimientos de las divergencias y estortos 
en su trabajos, y se cesarà de achacarseles esterilidad en sus empresas apostolicas! El genio (egli pro- 
segue) emprendedor de los Apostolicos varones, gloria del Colegio Franciscano deOcopa, Padres 
Antonio Vidal, Francisco Viedma, Francisco de San José, Paolo Alonzo Carballo, Manuel Sobreviela, 
Narciso Girbal, y ultimamente el del R. P. Fr. Manuel Plaza obispo de Cuenca, en la Republica del 
Ecuador, ya dieron a ver de cuanto fueron capaces en sus espediciones y adelantos por el Ucayali, y sus 
tributarios Pachitea, Huanacha, Zapote, Pisqui, Perene y Pangoa. Chavini, Sonomoro, Lima-Rosa, 
Charasmana, y Sarayaca ya serian quizà hoy centros de concurso, si diferentes vicisitudines y falta de 
proteccion no los hubiesen hecho desvanecer... » Questi cenni mostrano quali uomini apostolici abbia 
dato, anche in questi ultimi anni, all'America l'Ordine Francescano. E se ad alcuno paresse sospetta la 
testimonianza d'un loro confratello, lo invitiamo a leggere V Histoire de la Geographie du Noveau 
Continent ec, e i Tableaux de la nature del Barone Alessandro Humboldt, unitamente alla Mission 
scientifique au Mexique et dans V Amerique centrai, e al Manuscrit Troano, étude ec. par M. Bras- 
seur de Bourbourg. Finalmente non vogliamo omettere come il valoroso Missionario proponesse tra 
l' altre cose che anche si formasse in Guzco una Società scientifica, che corrispondesse co' sopra detti 
Missionari, e intanto venisse raccogliendo una Biblioteca di libri e manoscritti aventi relazione con 
la letteratura e la storia del paese. « Unos de los cuidados de superior importancia para la sociedad de- 
berà ser el buscar, recojer, y acopiar en su Biblioteca particular cuantos impresos antiquos y moder- 
nos, y cuantos manuscritos tengan relacion en general y en particular con la literatura e historia del 
pais. Guando haya difìcultad en conseguir los originales de estos ultimos, se empenaràpor lo menos en 
hacer sacar copias para depositarlas en dicha Biblioteca. Las obras de mayor interes y utilidad para 
el Pais seran reimpresas o publicadas a costa de la Sociedad. Causa dolor que cronistas e histuriadores 
del Perù, corno Cieza de Leon, el Patentino, Montesinos, los Padres Diego Torres, Marcos de Niza y Gre- 
gorio Garcia, Guillermo Sirmio, Jacobo Gohori, Levino Apolonio, Domingo Gaztelù, Vicente Mariner 

y tantos otros historiadores del Perù , impresos y manuscritos no se encuentren ni en las Bi- 

bliotecas publicas ni en particulares. Manuscritos de la mas alta importancia o han sido estraviados a 
extranjero, o yacen olvidados en manos ineptas y egoistas .... Documentos , Historiadores y Manu- 
scritos poseo que consegui en virtud de mi teson en buscarlos en Chile y en las Bibliotecas y Ar- 
chivios de Lima, que pueden difundir ya luces de trascendente interes. Estos documentos, impre- 
sos y manuscritos los franquearé con el mayor gusto a los Redactores del Benefico ( giornale ) , come 
tambien los demas de mi pequena coleccion de libros cientifìcos los mas modernos y clasicos , para 
que estracten y publiquen cuanto crean de interes. » Non sappiamo quale favore egli incontrasse ap- 
presso il Governo del Perù: ma, certo, il suo nome resterà grandemente onorato sia nella storia del 
Perù, sia in quella dell' Italia sua patria, non meno che negli Annali delle Missioni Francescane. 

90. Boxnay. — Relacion de la administracion de los Sanctos 

Ms 

Asià Sacrainentos en las Villas, Aldeas y demas lugares que pertene- 
cen a la Iglesia de nuestro P. S. Francisco extramuros de la 
ciudad de Canton : ano del 1733. 

Manoscritto, nell'Archivio del nostro Convento di Manila, di cui m' inviarono copia que' Padri. 
Conta, questa, 4 carte in 8, e in fine si legge: En este Convento de N. S. P. S. Francisco de la 
ciudad de Macao, hoy a 29 Abril, 1733. Fr. loseph. Boxnay. 




BREVE 



67 



MDCCCXXIX. By the Rev. M. J. Brenan 0. S. F. A new edition. 
Revised, and with notes. Complete in one volume. Dublin: James 
Dufty, 15 Wellington-Guay ; and London 22 Paternoster — Row. 
1864. 

Le iniziali 0. S. F. significano Ordinis Sancti Francisci. È una Storia ecclesiastica dell'Irlanda 
dalla introduzione del Cristianesimo in quel paese insino all'anno 1829; in cui l'autore parla 
quanto basti delle stupende cose operate dall' ordine Minoritico a sostegno della Fede in quella 
generosa nazione. L'opera conta Vili e 682 pagine in 8, ed è la seconda edizione accresciuta di 
note, e compresa in un sol volume. N' è un esemplare nella Biblioteca del nostro Convento di Gand 
nel Belgio. 

A questa Storia ecclesiastica dell'Irlanda del Padre Brenan, vuoisi aggiungere, per la storia 
dell'Ordine, quella che ultimamente scrisse de' nostri Conventi nello stesso paese il Beverendo C. 
0. Meehan: The rive and Fall of the Irish Franciscan Monasteries, the Jrish Hierarchy, in the 
seventeenth century ec. Dublin 1878. L'Autore potè profittare dei preziosi documenti lasciati già 
nel nostro Collegio di Sant'Isidoro di Roma, dai Padri Wading, Colgan e Baron. Nè meno importante 
è l'opera seguente: A life of Saint Francis of Assisi. With a sketch of the Franciscan Order : by a 
Religious of the Order of Poor Clares. Revised and edited by Rev. W. H. Anderdon. M. A. London, 
1861. Di questi due interessantissimi lavori ebbi un esemplare in dono a Malines dal M. R. Padre 
Bernardo Van-Loo. 

92. Breve istoria delle Missioni Francescane nel Peloponneso 
dal 1690 a 1714, e nelle Sole Jonie dal 1716 al 1791. 

Fu pubblicata, in 8, nel numero 5 dell' anno III della Cronaca delle Missioni Francescane (Boma, 

1863). 

93. Breve relacion del yllustre martirio que por nuestra 
santa Fee catholica, y a manos de los Yndios apostatas o infìeles 
pedeció (en la conversion viva y mision del Cerro del Sai, Rio de 
las Amazones y sus montanas en el reyno del Perù) el Rev. Padre 
y Siervo de Dios, Fr. Domingo Garcia, Predicador y Misionero 
Apostolico de Propaganda Fide, del Orden de nuestro Padre San 
Francisco, hijo de està Santa Provincia de Santiago, y del Con- 
vento de Oviedo , con otros companeros. Copiada fidelmente de los 
papeles que de dichas Misiones y sus subcesos trajo el R. P. 
Comisario de ellas Fray Joseph de S. Antonio, para presentarlos 
a la Fee catholica a fin de conducir mas operarios a està tan 
gloriosa empresa. Cuyo martirio succedió dia 21 de septiembre 
del ano de 1742. 

Breve relazione, esistente nella Biblioteca della Beale Accademia di Storia di Madrid , di cui 
cstrassi copia. 



94. Breve relazione del miserabile stato , in cui al presente 



68 



BREVE - BREVIS 



si ritrova V Abissinia,. e della causa e modo del martirio dei Padri 
Frat' Antonio da Pescho Pagano , di Fra Giuseppe di Atino, e di 
Fra Felice da San Severino, Sacerdoti Predicatori dell' Ordine dei 
Minori Osservanti Eiformati del Padre San Francesco , neLT isola 
di Suaquen nel fine del Mare Rosso, l'anno del Signore 1648. 

Manoscritto di pochi fogli, nella Biblioteca Nazionale di Parigi, firmato infine : Torquato Pari- 
siani della Compagnia di Gesù. • 

95. Breve saggio delle apostoliche fatiche del devotissimo 
Servo del Signore P. Giambattista da Bormio dell' Oss. Riformata 
Provincia di Milano , già Missionario nella Cina , che morì nel 
Signore in Brusciano nel Cicoli, regno di Napoli, diocesi di Rieti, 
Provincia di Abruzzo, il dì 22 marzo 1761, dedicato all'Illus. e Re- 
verendis. sig. Monsignore Girolamo Clarelli , Vescovo di Rieti. 
Rieti ed in Milano, MDCCLXL Appresso Giuseppe Galleazzi, con 
licenza de' Superiori. 

Un volume. 

96. Breve compendio del martirio e morte delli ventitre 
Martiri dell' Ordine Minore di S. Francesco dell' Osservanza della 
Provincia di S. Gregorio delle Filippine e del Giappone, con i 
nomi, titoli, e patrie loro, crocifìssi nel regno del Giappone per 
difesa della Santa Fede , dei quali la Santità di N. S. Papa Ur- 
bano Vili ha concesso, sotto il 14 settembre 1627, che si celebri 
la Messa e Offìzio. È la festività il dì 9 febbraio, giorno del loro 
martirio. In Milano, per l'her. di Gio. Baptista Colonna, 1627. 

Un volume in 4, che non m' incontrò di vedere. 

97. Brevis relatio novae missionis Superioris Aegypti, Achmin 
et Genge. 

È un importante relazione dei trionfi che i Francescani ottennero tra gli Àrabi e i Cofti del- 
l' alto Egitto circa il 1719. Infine è segnata: Pater Fr. I. Zini , che non si legge bene. La trovai 
rovistando l' Archivio del nostro Convento di Gand nel Belgio. Di questa missione fece cenno il Pa- 
dre Masseo Kresslinger, nella sua opera dell'Ori et progressus sacri Ordinis Minorum ec, di 
cui diremo a suo luogo. « Hoc saeculo (egli dice all' anno 1723; in Aegypto quoque superiori no- 
stri Patres prò reducendis Cophtis indefesse laborarunt, quorum solummodo in urbe Gergini , iuxta 
relationem anni 1723,... per anni spatium 500 una cum suo Episcopo; in civitate Achmin vero 
ultra 300 publice catholicam religionem sunt professi, non sine gravi tumulto, ab aliis pertinaci- 
bus Cophtis excitato, brevi tamen, ipsis Turcis opem nostris ferentibus, sopito. » 



BRINGAS - BRUNIS 



69 



98. Bringas. — Serinon que en las solemnes honras celebra- 
das en obsequio de los VV. PP. Predicadores Apostolicos Fr. 
Francisco Tomas Hermenegildo Garcés , Fr. Juan Marcelo Diaz , 
Fr. José Matias Moreno , Fr. Juan Antonio Barreneche , Misio- 
neros del Colegio de Propaganda Fide de la Santa Cruz de 
Queretaro , fundadores de las Conversiones de la Purisima Con- 
cepcion y de S. Pedro y S. Pablo del Rio Colorado entre los 
gentiles Yumas, y muertos en ellas gloriosamente a manos de los 
mismos barbaros en los dias 17 y 19 de Julio de 1781, dixo en 
la Iglesia de dicho Colegio el 19 de Julio de 1795 en que se 
sepultaron sus cenizas, Fr. Diego Bringas de Manzaneda y Enci- 
nas, Misionero Apostolico, e hijo del misnio Seminario, que reve- 
rente lo consagra a las doctisimas, religiosisimas y santas Pro- 
vincias de Franciscanos Observantes de la antigua y nueva 
Espana, a nombre del expresado Colegio de Misioneros de la 
Santa Cruz de Queretaro. Madrid. Ano de 1819. En la Imprenta 
de D. Firmin Villapando, impresor de Camara de S. M. 

Sono 94 pagine in 8, di minuta c fitta lettera, che contengono tutta la commovente storia del 
martirio de' suddetti Padri, ed altre preziose notizie delle nostre Missioni Americane. L' acquistai in 
Madrid. Il Sermon comincia alla pagina 48, ed è corredato di note interessantissime sia per la geografia 
sia per la storia. Per esempio (pag. 52), circa le nazioni barbare evangelizzate da' sopradetti Martiri, 
ci fa conoscere i Cajuenches o Yumas, gli Jalchedunes e Jamajabs, i Chemegues e Jabesuas, i Cuer- 
cumaches e Jaquesilas che abitano le rive del Colorado, dai gradi 32 sino ai 37 di altura boreale. E i 
Cajualas, i Scbintas, i Chemeguabas che vivono tra il Colorado e la costa occidentale della Nuova Cali- 
fornia. E gli Jalicuamais, o Quiquimas, che abitano tra il Porto di San Diego e le rive del sopra detto 
fiume all'Est. E i Cucupas, e i Serranos, che occupano parte dello stesso paese. E gli Jeariches, o come 
gli chiama nel suo Diario il Padre Garcés, Danzarines, tribù nomade, ma che per lo più si tiene tra i 
paralleli 33 e 37 di altura boreale tra la costa del Sud e il Colorado. E gli Jenigueches ec. i Cuneils, ec. 
Le pagine poi precedenti contengono un catalogo e una breve notizia de' più celebri Missionari dell' Os- 
servanza di tutte le Province Francescane di Spagna e d'alcune dell'America, che nel corso di 136 
anni si recarono al Collegio di Santa Cruz di Queretaro nel Messico, e si segnalarono nell' opera delle 
Missioni. Le Provincie sono: di Castilla, di Aragona, di Santiago di Galicia, della Concepcion, di 
Andalucia, di Burgos. de los Angeles, di Cartagena, del Santo Evangelio de Mexico, di Mallorca, 
di San Miguel, di Cantabria, delle Canarias, di Valencia, di Catalina, di Mechoacan, di Granada, 
di Zacatecas, di Xalisco, di Sancta Helena de la Florida. 

99. Brochart . — Voyage de Jerusalem et du Monte Sinai 
en 1533 par Greffin Arzagar, Signeur de Courteilles et Frere 
Bonaventure Brochart, des Freres Mineurs. 

Manoscritto in 4, pergameno, e di bellissima lettera, con miniature, nella Biblioteca Nazionale 
di Parigi. 



,am P . 100. Brunis. — Reductorium Hierosolymitanuni in quo candide 

Asia 



70 



BULDÙ - BUOCHER 



describitur quidquid diu desiderabatur siri (sciri) de omnibus ad 
sanctain Hierusalem spectantibus, videlicet numerus locorum rer. 
Patrum divi Francisci . . . . Admirabilis denotio sanctuariorum 
quamplurium . Multitudo precipuarum reliquiarum , copia in- 
dulgentiarum .... Et tandem generosa condonatio privilegiorum 
multorum, quibus gaudent in primis .... Pater Guardianus S. 
Montis Sion. Haec omnia collecta et conscripta sunt per Patrem 
Josephum de Brunis. Venetiis, G. B. Bonfadini, 1616. 

Un volume, in 12. Ve n' è un' altra edizione in 8, Augustae 1651. Così i Compilatori degli 
Studii Bibliografici e Biografici su la storia della Geografia in Italia, pubblicati per cura della 
Deputazione ministeriale, ìnstituita presso la Società Geografica Italiana. Roma, 1875. Il de Brunis, 
nato in Venezia e rendutosi Francescano dell' Osservanza, fa Missionario e Guardiano del Monte Sion in 
Palestina. Frutto del suo soggiorno in quel paese fu quest'opera, molto pregevole e stimata, e 
ornai rarissima. 

101. Buldù. — Revista Franciscana, publicacion mensual desti- 
nada a la propagacion de la venerable Orden Tercera de Peni- 
tenza del Serafico Padre S. Francisco d'Asis , dirigida por el 
M. R. P. Fr. Ramon Buldù, Provincial de la Orden. Barcellona: 
Tipografìa Cattolica, Calle del Pino, n. 5. bajos. 

Questa interessantissima Bivista mensuale, la migliore di quante ne conosciamo, e ricchissima di 
notizie delle nostre antiche e recenti Missioni, conta già il sesto anno: 1873, 1874, 1875, 1876, 1877, e 
il corrente 1878. Ha eccellenti corrispondenze dall' Italia, dalla Palestina, dalle Filippine, e da molte 
parti dell'America. Del Padre Buldù dobbiamo aggiungere, che inoltre egli è in particolar modo bene- 
merito della storia dell'Ordine, per avere curata la traduzione dal francese in lingua spagnuola della 
Storia universale delle Missioni cattoliche del Barone d' Henrion; correggendola di molte inesattezze, 
e supplendo con note copiose le non poche lacune che quegli vi aveva lasciate. 

102. Bullarium peculiare Terrae Sanctae ex quatuor supra 
sexaginta Bullis Apostolicis, nonnullisque aliis litteris a Sancta 
Sede et Sacra de Propaganda Fide Congregatione in favorem 
Superiorum, Fratrum et Commissariorum Terrae Sanctae variis 
temporibus emanatis , a SS. Domino nostro Benedicto Papa XIII 
approbatis, confìrmatis atque perpetuo fìrmitatis robore inno- 
vatis et munitis, a moderno Commissario Generali Terrae San- 
ctae in Romana Curia coordinatum. Romae 1727. Typis Reve- 
rendae Camerae Apostolicae. 

Un volume in foglio, di 178 pagine. 



103. Buocher. — Breve e sincera relazione come io sottocritto 
il dì 16 dicembre dell'anno 1755 fui catturato dai Gentili con 



BURGOS 



71 



cinque cristiani di mio seguito, mentre mi portavo ad un territo- 
rio Sinico, detto Hum-ciung della provincia diXien-si, e di quanto 
mi occorse per tutto il tempo di mia cattura, quale durò lo spazio 
di mesi 9 e giorni 20, e come finalmente ebbe conclusione. Fr. 
Gian Antonio Buocher , de' Minori Osservanti, Vescovo Rosaliense 
e Pro- Vicario Apostolico di Xansi e Xensi. 

Sono 20 carte in foglio, copiate dall' originale dal P. Facondo Giannotti M. 0. che mene fece 
dono. Il P. Gian Antonio Buocher era nativo dell'isola di Portoferraio presso Livorno, e figlio 
dell'Osservante Provincia Toscana. La relazione è data dai porto di Macao a' dì 20 novembre 1756. 
« Il Padre Antonio Buocher da Portoferraio morì il 5 novembre del 1765 nel Convento di Macao. 
Era vescovo di Rosalia, Commissario Apostolico in tutto l'Impero Cinese, instituito da Benedetto 
XIV. Era figlio dell'Osservante Provincia Toscana, e la di lui morte fu ad essa annunziata dalla 
Sacra Congregazione di Propaganda. » Così il Padre Frediani in alcuni Ricordi di Missionarii Fran- 
cescani dell' Osservante Provincia Toscana, da noi pubblicati nel numero 5 dell' anno V della nostra 
Cronaca delle Missioni Francescane. Noi poi aggiungiamo, che dopo il suo arrivo in Cina, che 
fu l'anno 1731, si tenne in continua corrispondenza, quanto era possibile , col Padre Bonaventura 
da Firenze, Maestro de'Novizii in San Romano, fino al 1764: e di questa importante corrispondenza è 
copia appresso di me, procuratami dal sopra detto Padre Giannotti. Sono 26 Ietterò interessantissime 
e piene di tanta pietà, che lo mostrano un santo. Dalla prima, data in Canton 10 dicembre 1731, pare 
eh' egli scrivesse anche un Giornale del suo viaggio, che non sappiamo se sia capitato in Europa. « Sa- 
pendo (e' dice) che voi vi dilettate di geografia, ero di parere trasmettervi il Giornale del mio viaggio; 
ma dubitando del recapito, non voglio far la fatica invano.» Dalla diciottesima lettera, data nella città 
di Kiang-un il 1 agosto del 1754, si conosce che la sua ordinazione come Vescovo e Vicario Apostolico, 
avvenne la terza domenica dell'Avvento dell'anno 1753; con quella radunanza di cristiani, egli dice, 
che fu possibile ammettere, stante il grave pericolo in cui si sta; quale per brevemente intenderlo, basta 
pensare lo stato di Roma e di tutta l'Italia a tempo de' Neroni. Per verità egli s' incontrò in Cina 
in tempi di continue e terribili persecuzioni e sventure, che desolarono quelle Missioni : e il suo apo- 
stolato con quello di parecchi suoi confratelli, d'Italia, di Spagna, e di Germania, riuscì di non leggero 
conforto a quella desolata chiesa! Nelle sue lettere ne sta la storia. Conservò sempre tenerissimo 
amore alla sua madre Provincia di Toscana, e il riceverne buone nuove gli riusciva di straordinaria 
consolazione. « Godetti assai {scriveva al Padre Ruonaventura dal suo esilio di Macao il 10 dicembre 
1758) nell'udire che la nostra Provincia di Toscana sempre mai fiorisca di celebri Predicatori e Teologi, 
e che specialmente il Padre Luigi da Siena, del quale io feci sempre somma stima, si mantenga con 
salute da poter continuare nel suo apostolico e santo impiego, e li desidero che debba finire, come sì 
bene han finito in questo secolo tanti Religiosi Osservanti in Italia, in concetto di santità, come mi rife- 
riste. » Ben meriterebbe questo insigne Prelato Francescano che qualcuno ne scrivesse almeno una 
sufficiente biografìa, come del Salvetti fece il Padre Frediani. 

104. Burgos. — Relacion historica de los progresos de la 
christianidad en Filipinas y China : por el P. Fr. Geronimo de 
Burgos, de la Provincia Franciscana de S. José. 1583. 

Di questo manoscritto ci dà notizia il Padre Huerta (Estado ec), aggiungendo le seguenti notizie 
dell'Autore : « El V. P. Fr. Geronimo de Burgos, Predicador, profesò en la claustra de N. P. S. Francisco^ 
agregandose despues a nuestra descalcez en la santa Provincia de S. José, donde perseverò 12 anos, 
dando raros ejemplos de virtud. El ano de 1580 se alistò para las Misiones de Filipinas, y en el 
mismo ano llegò a Mejico. En està ciudad se detuvo dos anos, ayudando a la fundacion de nuestro 
Convento de S. Cosme, y fué el primer maestro de novicios de dicho Convento. El ano de 1582 fuè 
nombrado Comisario visitador de està Provincia de S. Gregorio, y en el mismo paso a Filipinas con 



BURGUILLOS - BUSTAMANTE 



una mision. En Junio del referido ano de 1582 se embarcó para China, donde fué preso, maltratado 
y conducido à Ganton de carcel en carcel. En està ciudad fué rescatado por un piadoso Portughes, 
y de aqui paso a Macao , donde erigiò la nueva Custodia de Malaca , nombrando primer Custodio 
Fr. Martin Ignacio de Loyola. De Macao regresò a Manila en 1583 y se hallo nombrado embajador 
para los reynos de China por la catolica Magestad de Felipe II, cuyo nombramiento se halla flrmado por 
S. M. en Santaren, a 5 de Junio de 1581, y cuya embajada no siguiò nuestro V. Fr. Geronimo 
por muerte del senor Governador D. Gonzalo Ronquillo de Penalosa. Por octubre del referido ano 
saliò segunda vez para China, de aqui partiò a Malaca, y de està ciudad paso a Espana en 1587. 
En Madrid y Roma negociò la ereccion de la Custodia de S. Gregorio en Provincia, y por los anos 
de 1588 se retirò al Convento de S. Gii de Madrid, donde . . . entregò su espirtu el ano de 1593. » 

Ms . 105. Burguillos. — Relacion hecha por Fr. Pedro de Bnrguil- 
Asia los , Frayle Lego de la Orden de San Francisco de la Provincia 
de san Gregorio de los Descalcos de Philipinas. Mandada hazer 
por el Padre Fray Alonso Munez, Comisario Provincial de la 
dicha Provincia por santa obediencia, de las cosas sucedidas en 
el Japon desde el ano pasado 1601 liasta el de 1602. 

Manoscritto nella Biblioteca del Real Palazzo di Madrid , di 23 fogli in 4 senza numerazione. 
Comincia: Por cumplir en el precepto de Usted corno hijo de obediencia y aunque lego y simple, 
dirò lo que con toda verdad pasamos el hermano fray Gomez sacerdote, y yo y nuestro hermano 
fray Geronimo de Jesus, que iva para prelado nuestro . . . Salimos de la ciudad de Manila el ano 
pasado 1601 ec. Chi conosce la storia del Giappone, sa come in tal tempo si svolgesse l'ultimo dramma 
commoventissimo delle sorti del Cristianesimo in quel paese ; e i particolari non ne sono ancora bene 
conosciuti. I manoscritti de' Francescani di Manila, che vi tenevano il campo, sono della più alta 
importanza. Del Burguillos ci dà le seguenti notizie il Padre Huerta : « Fr. Pedro de Burguillos, Lego , 
profesò en la santa Provincia de S. Jose, paso a Filipinas el ano de 1600, y en el siguiente 1601 saliò 
para las Misiones del Japon. El ano de 1602 regresò a Manila con cartas del Emperador de Japon 
para el senor Governador de estas islas ( e allora fece la sopraddetta Relazione ), y paso segunda vez 
al Japon el siguiente de 1603. Alli permaneció occupado en catequizar a los infìeles y otros ejercicios 
de caridad hasta que el ano de 1614 saliò desterrado del Japon por predicar el santo Evangelio. » 
E allora scrisse una seconda Relazione, cioè : 

— Relacion de los sucesos y persecucion contra los cristianos 
en el Japon desde el ano de 1608 hasta el de 1614. 

È nell'Archivio del nostro Convento di Manila, dove il santo Religioso morì l'anno 1615. 

106. Bustamante. — Carta de Fray Francisco de Bustamante 
America y de otros Religiosos de la Orden de san Francisco al Empera- 
dor D. Carlos, exponiendo la necesidad de adoptar disposiciones 
para evitar competencias entre el Virey y la Audiencia de la 
Nneva Espana. 

È stata testé pubblicata nelle Cartas de India ; Madrid, 1878. È data in Messico il 20 di ottobre 
del 1552. Gli altri Religiosi sottoscritti col Bustamante, Commissario Generale delle Missioni della 
Nuova Spagna, sono : Fray Diego de Olarte, Guardian de Mexico: Fray Toribio Motolinia: Fray 
JuanFocher: Fray Bernardino de Sahagun: Fray Juan de Sanct Francisco, Minister Provinciale : 
Fray Juan de Gaonna: Fray Antonio de Cibdad Rodrigo: Fray Juan de Ribas. 



BUYSA 



Nei datos biograficos della stessa pubblicazione, sono del Padre Bustamante le seguenti notizie: 
« Bustamante ( Fray Francisco de ) , naturai del reino de Toledo , tornò en su capital a princi- 
pios del siglo XVI el habito del S. Francisco, eligiéndole su Provincia por sus letras y virtudes, 
para el Gapitulo General de la Orden celebrado en Mantua el ano 1541. En el siguiente de 1542, 
paso a la Nuova Espana, aprendiò la lengua Mexicana, levò Artes y Teologia en el gran Colegio 
de Santa Cruz o Santiago de Tlatelolco, y desempenó cargos corno el de Comisario General de In- 
dias en 1547, 1564, y el de Provincial de la Provincia dei Santo Evangelio de Mexico en 1555 y 
1562, prestando importantes servicios en las dos veces que fué Comisario General y al establecerse 
las dos Custodias de la Orden en Guetemala y Yucatan. A principios de dicho ano de 1562 vino 
el Padre Bustamante desde Mexico a la Corte con Fray Pedro de la Pena, Provincial de los Domi- 
nicos,yFray Agustin de Coruna, de los Agustinos, a pedir que sus Ordenes respectivas continua- 
sen en el disfructe de los privilegios que se les habian concedido, y mientras sus companeros eran 
nombrados obispos, Pena, de Quito, y Coruna, de Popayan , muriò Bustamante en Madrid a 1 de 
Noviembre des mismo ano de 1562, en cuya iglesia de San Francisco se le dio sepultura. » 

107. Buysa. — Relacion verdadera y copiosa de los Sagrados 
Lugares de Jerusalem y Tierra Santa, de la misericordias divinas, 
que en ellos resplendecen, de los muchos trabajos y aniciones, que 
por conservarlos en piedad Christiana padecen los Religiosos del 
Seraphico Padre S. Francisco que los habitan, y de los grandes 
gastos que tienen con los Turcos: ordenada por el P. Fray Blas 
de Buysa, de la misma Orden , Segretario en la Curia Eomana y 
Comisario de la Tierra Santa. En Madrid, por la Viuda de Alonso 
Martin, ano 1622. 

È un volume in 8, di 122 pagine. Opera per la storia Minoritica della Palestina di moltis- 
sima importanza. Ne daremo un saggio. Primamente il Dottor Palo de Zamora nell' approvazione che 
vi appose, altamente commendando l' Autore per il suo lavoro, ci dà le seguenti preziose notizie circa 
i viaggi in Terra Santa: « Por mandado de V. A. he visto la Relacion de los Lugares santos ec. y digo... 
que el Autor muestra en ella ser muy docto Thcologo, y de mas desto es muY digna de ser leyda por las 

singulares cosas que contiene. Porque yo por particolar devocion mia he leydo casi cuanto han 

escrito hombres doctos de toda la christianidad, quales son Adamo de Hibernia, Monge del senor 
San Benito, que ha 900 anos que escrivió la Descripcion de la Tierra Santa : la qual a nuestros 
dias ha sacado a luz el P. Jacobo Grestero de la Compania, y es està obra la que abreviò el santo 
y venerable Beda despues, que està en el tomo 4 de sus obras, con titulo De Logis Sangtis: pero 
està de Beda no es mas de una breve suma de la obra mayor, que he leydo, y es mùy docta. 
He visto de autores naturales de las Indias Ocidentales, la Belacion y viaje de Juan Ceberio de Vera, 
naturai del Pirù. De los Andaluzes el Viaje que don Parafan de Ribera, de buena memoria, Mar- 
ques deTarisa, hizo desde Napoles, donde era Virrey, a la Tierra Santa, y el Viaje del maestro 
Guerrero, famoso musico de la santa Iglesia de Sevilla. De Portugal el Itinerario de Fray Panta- 
leon d'Aveiro, de la Orden del senor san Francisco. De Castilla, la Relacion de Fray Antonio 
Aranda, de la misma Religion; y el Lucerò de la Tierra Santa de Escobar Cabeza de Vaca. De 
Francia las Curiosas orservaciones que hizo Pedro Belonio, que en compania de Mosieur de Fu- 
met, Embaxador del Rey de Francia, paseò la Tierra Santa; la que hizo Andres Thevet (Frate 
Andrea Thevet, Francescano francese) en el tomo I de la su grande Cosmografia francesa , que con 
licencia del Papa dexò el habito del senor San Francisco, para peregrinar todo el mundo, corno lo hizo 
en veynte y tres anos por mandado de Henrico segundo rey de Francia. De Italia, he visto el Viaje 
de Fray Noe el Bianco de la Orden de los Servitas , y de otro Fray Noe mas antiguo, Frayle Fran- 
cisco, que anduvo todo el Egypto, Arabia, y Tierra Santa, y contò menudamente sus cosas; los 
Dialogos del Doctor Pedro Arribabene Fiorentino, theologo; las Epistolas del Doctor Pedro Dane- 
sio, theologo de Montepulciano, que con otros cinco peregrinos visitò aquellos Santos Lugares, y 



74 



BUYSA 



lo que en nuestros dias docta y curiosamente escrivió Fray Bernardino Amico de Galipoli, Frayle 
Francisco, que ha vivido en Jerusalem muchos anos. De Flandes , el Itinerario de Don Juan Zua- 
lardo, cavaliere del S. Sepulcro, que primero imprimiò en italiano, en Roma, y dies anos despues 
muy augmentado en lengua francesa en Amberes: el Grande Itinerario, repartido en siete libros, 
que ha poco que escriviò el doctor Juan Cotovico Jurista. De Alemania, la Relacion de Guillelmo 
de Baldensel, Cavaliere aleman, que sacó a luz en sus tomos las antiguas lecciones del Doctor Hen- 
rico Canisio, cathedratico de Derechos en la universidad de Inglostat, sobrino del santo y docti- 
simo Padre (ora Beato) Pedro Canisio de la Compania (di Gesù ) : y el Grande Itinerario de Ber- 
nardo de Brindenbach, dean de la S. Iglesia de Maguncia, Primada de Alemania. De Ungria, la Re- 
lacion de Fr. Anselmo de Montesion (sobre nombresuyo). De Polonia, las quatro doctisimas y lar- 
gas Epistolas del Principe Nicolao Radcivilio, Duque de Olica, y gran Condestable de Lituania; y 
otros que no me acuerdo, demas de los que andan en manos de los doctos, que son Fr. Brocardo 
de la sagrada Religion del senor S. Domingo, y el Teatro de la Tierra Santa de Christiano Andri- 
comio; y afirmo que en todos ellos no se hallan cosas tan singulares, devotas y dignas de ser notadas 
corno en està Relacion. » 

Ora vegnamo all' opera. Primamente l'Autore ci fa sapere come avvenne che si recasse in Pale- 
stina. « Aviendo venido a Roma (e'dice) el ano de 1615 el senor Don Fray Antonio de Trejo, Obispo 
de Cartagena, entonces Vicario General de toda nuestra sagrada Religion, a celebrar la Congregacion 
General, en la qual cabé yo de hazer el ofìcio de Secretano de la Curia Romana, me mandò por sus 
patentes, que fuese a Tierra Santa, en compania del P. Fr. Diego de Sicilia, Comisario General de 
los Lugares Santos, a pagar las deudas que de presente tenian, y ver la necesidad que huviese de 
repararlos, con otras cosas tocantes al govierno de los Religiosos que en aquellas partes habitan ; con 
que quedandose en Venecia por justos respectos el dicho P. Fr. Diego de Sicilia , me hizo entregar 
quinze mil noveciento y ochenta y nueve reales de a ocho, los quales hize embarcar en la nave 
llamada Barcalonga, que partiò por Alexandreta a 7 de Setiembre de dicho ano, pagando seys por ciento 
en asegurarlos. Y negando con ellos a Jerusalem, despues de varios sucesos, y hallando que los Lugares 
Santos stavan empenados en veynte y siete mil reales de a ocho, por causa de no averlos socorrido 
en mucho tiempo, y aver sucedido la muerte del P. Fr. Angelo de Messina, con que los Turcos 
metieron grandemente la mano; y despues del P. Fr. Rufino de Saboca, Presidente que en su lugar 
se hizo, pagué todos los dichos quinze mil novecientos ochenta y nueve reales de a ocho a diferentes 
acreedores, Christianos, Moros, y Hebreos, a los quales se debian, y queclaron de deuda otros nueve mil 
y tantos ec. » 

Poi dà un' esatta notizia de los Lugares Santos mas principales della città di Gerusalemme e 

suoi dintorni ; e de los gastos que se hazen con los Turcos , Tur'cimans , Peregrinos ec. E 

finalmente accenna a quanto soffrivano i Francescani in tal Missione, specialmente i Superiori di quel 
tempo : il P. Angelo de Messina , che dai maltrattamenti ricevuti aveva una mano e un piede storpi , e 
morì in officio; il Padre Basilio da Caprarola, che similmente ne perde la vita; e il Padre Francesco da 
Dulcedo, con ventitre altri, rimasti vittima della peste. « Agora ultimamente (egli dice) ha venido nueva 
cierta, de que es muerto el Padre Fray Francisco de Dulcedo (grossa borgata nella riviera occidentale 
della Liguria), su sucesor y Vicario y mas de 23 Religiosos hasta el mes de agosto del ano 1620 
per causa de la peste, y se ha elegido en su lugar el P. Fr. Thomas de Novarra, Religioso que ha muchos 
anos que està en aquellos Sanctos Lugares, con grandisima estimacion de todas las naciones, y ha 
reduzido a los Nestorianos y los Caldeos a la devocion de la Iglesia catolica con suma laude suya, y 
honra de la Religion. El dicho P. Fr. Francisco de Dulcedo partiò con la familia nueva de Venecia a 
13 de Junio de mil y sescientos y dies y nueve, y llegó a Jerusalem a los 2 de agosto dicho. » 



» 



c 



stamp. 108. Caccia. — Compendium, seu brevis relatio Locorum 
Asia Sanctorum, quae Seraphicus Ordo Franciscanorum ultra quadrin- 

gentos annos legitime possedit, ec. a Patre Francisco Caccia Ord. 

S. Francisci de Observantia, ec. Vienna. A. A. Heyninger 1693. 

Un volume in 4. 

— Jerusalem, seu Palestina nova, ec. Wien. C. Lercher, 1706. 

Un volume in 4 con incisioni. Così i compilatori degli Studi Bibliografici e Biografici ec. 
Il Padre Caccia fu Commissario Generale in Terra Santa, e i suoi libri intorno alla Palestina sono 
molto lodali. 

stamp. 109. Calahorra . — Historia Cronologica della Provincia di 

Asia . 

Sona e Terra Santa di Gerusalemme , dove nostro Salvatore 
operò le maraviglie della Eedenzione ec. con li felici progressi 
fatti in quella dalla Eeligione Serafica del Padre San Francesco, 
cominciando dall'anno 1219. Opera composta in Spagnuolo dal 
R. P. F. Giovanni di Calahorra, tradotta nella lingua italiana 
dal R. P. Angelico di Milano Minore Osservante Riformato, es- 
sendo attuale Guardiano e Custode della medesima Provincia 
di Terra Santa. In Venezia. MDCXCIV, appresso Antonio Tivani. 

È un volume in 4, di 890 pagine. Raro. Se ne trova un esemplare nella Biblioteca Nazionale di 
Firenze, e un altro in quella del nostro Convento di Sant'Anna di Parigi. Quanto all'edizione 
Spagnuola, non è vero quel che dice il signor Escalopier nel Catalogne della sua ricca Biblioteca, 
che essa non si conosca. A me ne fu inviato un esemplare dal nostro Convento di San Salvatore 
di Gerusalemme, quando comincai la Storia delle Missioni Francescane; e partendo da Roma, lo lasciai 
nella Curia Generalizia con ricevuta del Padre Segretario Generale di quel tempo, Padre Ermete da 
Recanati. Mancava del frontispizio e di alcune prime pagine, ed è veramente libro rarissimo ; tanto 
più prezioso, in quanto il Traduttore lo ha qui e là interpolato, così che la traduzione non corrisponde 
punto all'originale. In una Bibliografia a stampa in francese, lo trovai riferito col titolo seguente : 
ì)e Calahorra, Cronica de la Provincia de Siria y Tierra Santa. Madrid, in fol, 1684. 



76 



C AMARA - CANES 



110. Camara. — Traducion del Portuguez al Castellano de la 
Ustoria de las cosas memorables de Tunkin ( escrita por el P. 
Filipo Marino ) por el P. Fr. Juan de la Camara de la Provincia 
de S. Pedro de Alcantara. 

L'Huerta (Estado ec.) dice che il Padre dalla Camara fece questa traduzione in Gina, circa il 
1671, per dove s'era imbarcato dalle Filippine il 1670, avendo già evangelizzato per 4 anni in Sinilaan. 
Il 1673 fece ritorno alle Filippine, e fu Missionario nei popoli di Mauban, Mambulao, Longos, 
Nagcarlan e Gapolangan, dove morì il 1683. 

111. CaRes. — Gramatica Arabigo-Espanola vulgar y literal 
con un Diccionario Arabigo-Espaiiol, en quien se ponen las voces 
mas usuales para una conversacion familiar con el texto de la 
doctrina cristiana en el idioma arabigo, por Fray Francisco Ca- 
nes , Religioso Francisco Descalco de la Provincia de S. Juan 
Baptista , Misionero Apostolico en el Asia , Lector de lengua 
Arabe, Guardian y Cura que ha sido del Convento de S. Juan 
Baptista en Judea, y del Colegio de Padres Misioneros Espanoles 
de Tierra Santa en la ciudad de Damasco. Madrid. En la Im- 
prenta de D. Antonio Perez de Soto : ano MDCCLXXV. 

Un volume in 4, di 279 pagine. N' è un esemplare nella pubblica Biblioteca di S. Isidoro di Madrid. 
L' importanza di questo lavoro si vede dalle notizie che dà nella prefazione, intorno a questo genere 
di studii, coltivato con tanto frutto da' Francescani. « Por cumplir (egli dice) la superior orden de la 
Real Camara ... me he dedicado a ajustar la presente en nuestro idioma espanol, que con el mayor 
gusto ofresco a la publica utilidad de la nacion y al uso de las Misiones de Tierra Santa .... Con 
ella los Religiosos pueden llevar anticipado el conocimiento de este idioma, que es casi universal 
en todo el Oriente. Aunque la Gramatica de Fr. Pedro de Alcalà, Geronimo (dell'Ordine Geronimita) 
se imprimió en lengua espanola el ano 1505, faltaron caracteres arabes, y asi no es posible atinar con 
la escritura y pronunciacion de las palabras que contiene de aquel idioma en su vocabulario y ejm- 
plos . . . Considerando la grande difìcultad que hay en poder acertar un solo en la composicion de una 
Gramatica, que sea del gusto de todos, por la diversion de opiniones que reynan entre los mismos 
autores, he procurado con el mayor cuidado leer e releer para el ajuste de està las Gramaticas de Fr. 
Pedro de Alcalà , de Fr. Felipe Guadandli , de Tomas Erpenio , de Fr. Antonio de Aquila , de Fr. 
Agapito de Valleflammarum, de Fr. Francisco Gonzalez ec. Asimismo me he valido de un conside- 
ble numero de Manuscritos, que me han franqueado gustosos algunos aflcionados a la lengua Arabe. 
Finalmente he aprovechado lo que me ensenó el estudio y la esperiencia de diez y seis anos que estube 

predicando y confesando en arabe en las Misiones del Asia Con justa rason colocan los hombres do- 

ctos (la lingua araba) entre las lenguas madres, por tener probado su origen en la familia de Eber.... Es 
necesaria la lengua Arabe, no solo para la inteligencia de tantos codices (parla specialmente di quelli 
dell' Escuriale, di cui era Bibliotecario il D r . Michele Casimiri, con cui era legato di stretta amicizia) y 
escrituras; sino tambien para pronunciar con perfecion la lengua ebrea, y entender la sagrada Bibia 
en sus frases. Porque corno la lengua ebrea es escasa de voces en el dia , habiendo dexado de ser len- 
gua viva, y està reducida al texto sagrado, no es comparable por està parte con la fecundidad de la 
arabiga, que aun existe entera. Con facilidad puede suplirse con su auxilio la que falta a la ebrea, por 
ser arabigas y promiscuas muchas de las raizes ebreas; corno lo hizo Eben-Esra en los Comentarios de 
los canticos, exponiendo y aumentado por el arabe aquellas voces ebreas, que suelen ocurrir una 
vez sola en el Testamento viejo. De suerte que si la lengua arabe se puede aprender sin el ce- 



CANES 



77 



nocimiento de la ebrea, jamas se alcantara la inteligencia perfecta de la ebrea sin al conocimiento 

previo o simultaneo de la lengua arabe La grande utilidad que se saca de la inteligencia de la 

lengua arabe ha sido el motivo de haberse fundado en casi todas las Universidades de Europa ca- 
tedras donde se ensene. En el Concilio Vienese celebrado per orden de Clemente V en 1312, en el 
decreto que hizo sobre el estudio de las lenguas, que despues renovò Martino V, se pone la len- 
gua arabe por una de las principales , que se deben ensenar. En nuestra Espana, ademas de las cate- 
dras que se fundaron en algunas universidades , para que se ensenase el arabe en el restableci- 

miento de estudios de 1770 se estableciò tambien la catedra de la lengua arabiga. Deseoso . . . 

Carlos III de contribuir por todos los medios y proteger està ensenanza no solo para que se de 

el culto y veneracion debida a los Santos Lugares sino tambien al aumento y conservacion de 

las Misiones de Asia tiene ordinado por sua Real cedula de 17 noviembre de 1772, que se 

desponga una casa de estudios, o sea Seminario al cuidado de nuestra Orden Serafica, en el 

qual sean instruidos de ante mano por principio en la lengua arabe y griega todos aquellos Re- 
ligiosos, que han de pasar a Tierra Santa, y otras partes de Asia, a ocuparse en el santo y apo- 
stolico exercicio de Misiones ( Por la tocante a la lengua griega ha impreso su Gramatica vulgar 
Fi. Pedro Fuentes Observante , que risidiò en el Seminario da Nicosia de Chipre, y ahora està 
imprimiendo la Gramatica literal con el mismo obiecto de que sirva en el Seminario de Tierra Santa 
de orden da R. Camara ) . » In nota, 

— Diccionario Espanol-Latino-Arabigo, en que seguiendo el 
Diccionario abreviado de la Academia se ponen las corresponden- 
cias latinas y arabes, para facilitar el estudio de la lengua arabiga 
a los Misioneros, y a los que viajeran ò contratan en Africa y Le- 
vante: compuesto por el P. Fr. Francisco Canes, Religioso Franci- 
sco Descalco, de la Provincia de S. Juan Baptista, su Ex-Definidor, 
Misionero y Lector que fue de Arabe en el Colegio de Damasco, 
individuo de la Academia de la Historia. Dedicado al Eey nue- 
stro Senor. Madrid MDCCLXXXVII. En la Imprenta de D. Anto- 
nio Sanche. 

Sono tre volumi in foglio: magnifica edizione in carta reale. 11 primo tomo (A-D) conta 595 
pagine: il secondo (E-O) 554: il terzo (P-Z), 642. Nel primo tomo, dopo la dedica al Re, è un 
Prologo, da cui crediamo bene riferire i particolari seguenti. Premesso che fallita l'impresa delle 
Crociate, Dio destinò i Francescani alla custodia de' Santi Luoghi, soggiunge: « La predicacion evan- 
gelica y administracion de los Sacramentos necesariamente deben hacerse en el idioma comun y per- 

ceptible a los naturales del pais Los Religiosos Franciscanos Observantes y Descalcos para 

llenar su obligacion han necesitado dedicarse costantemente al estudio del idioma arabe, y han dado 
por este medio copioso fruto de doctrina y ediflcacion en la Tierra Santa y sus confines , superando 
con su aplicacion las difìcultades en que se veian por falta de auxilios que aleviasen el gran peso 
de aprender una lengua dificultosa en la escritura, en la pronunciacion, en las voces y en las fra- 
ses. Paolo Y ,penetrado de està importancia, ordenò por su Buia que empieza: Foelicis recordatio- 
nis ec. ano de 1610, que los Regulares ensenasen las lenguas orientales en sus Colegios. La Con- 
gregacion de Propaganda Fide estableciò en 25 septiembre de 1628 que de los Religiosos que pa- 
san a la Tierra Santa se destinasen algunos sugetos habiles para que aprendiesen las lenguas arabe, 
turca i griega , que son las que se hablan mas generalmente en las provincias del Imperio Oto- 
mano. La Orden de S. Francisco para dar complìmiento a los referidos decretos, en el Capitulo Ge- 
neral que se celebrò en Toledo ano de 1672, acordò se fundaran Colegios en los Conventos de Sa- 
lamanca, Alcalà, Paris, y Tolosa, en los quales por maestros de la misma Orden se ensenase a los 
Religiosos las lenguas ebrea, araba, griega. En el Capitulo General celebrado en Vitoria en 29 de 
Mayo de 1694 se confìrmò el decreto antecedente del Capitulo de Toledo. E} Papa Clemente XI expi- 



78 



GANES 



dio una Buia en 21 de Enero de 1710 que empieza: Commissi nobis, en la que manda se funde un 
Colegio de la Orden de S. Francisco, en donde estudien las tres lenguas los Religiosos que hubie- 
sen de pasar al Asia e ocuparse en el ministerio de Misioneros .... La falta de Gramaticas y Diccio- 
narios arabes acomodados a la lengua espanda, ha retardado el cumplimiento de tan saludables 

disposiciones, hasta que la munificencia de Carlos III tuvo bien ordenar se escribiesen las 

Gramaticas de la lengua arabe y griega, encargandoseme la primera, y la griega a Fray Pedro Fuen- 
tes, Religioso Observante de la Provincia de Santiago, Misionero de Tierra Santa y en el Colegio de 
Lamica situado en la isla de Chipre. La publicacion de mi Gramatica arabe y la de la Griega en 
1776, conduxo naturalmente laprogresion de las cosas a la formacion de un Diccionario de las dos 
lenguas, cabiendome a mi el presente de la lengua arabe. La lectura sola de los libros y las reglas 
gramaticales hubieron sido insuficientes a tamana impresa , si el trate con los naturales de Tierra 
Santa y regiones circunvecinas nos me hubiese proporcionado el exercicio y uso de este idioma por diez 
y seis afios continuos con una particular aplicacion a su inteligencia; para lo qual no sera inutil dar 
una resumida noticia de mi viages y ocupaciones en aquellos paises. En 7 de septiembre de 1755 me 
embarqué en el puerto de Alicante, destinado por mis Superiores con otros Religiosos a la Tierra Santa 
y sus Misiones. Desde alli pasé a la ciudad de Marsella, y sucesivamente navegamos a Ptolemayda, o 
S. Juan de Acre, donde residió por algun tiempo la Orden Militar de S. Juan de Jerusalem, y es una de 
las escalas celebres de Levante. Da Ptolemayda segui a Jafa, y de este puerto a Rama, que dista 4 horas 
de camino de Jafa, y continuando Ilegué a Jerusalem, situada a siete leguas de Rama; habiendo entrado 
en aquella ciudad y Santos Lugares ei dia 23 de Diciembre del propio ano de 1755. Sali para la ciu- 
dad de Damasco en 2 de Febrero de 1757 por el proprio camino hasta Ptolemayda.De Acre, o Ptolemayda, 
pasé a Sayda, que habrà 15 leguas, y es otra poblacion mercantil y considerale. En el pais que media 
entre estes dos famosos pueblos habitan los Mituales , que viven levantados baxo de cierto tributo 
al Baxa de Sayda. De alli continue por tierra mi viage a Damasco, ciudad populos-a donde reside el 
Baxa. En Damasco hay Colegio de Espanoles baxo el dictado de la Conversion de S. Pablo, y tenia en 
aquel tiempo siete Misioneros peritos en la lengua arabe, que cuidaban de los catholicos de Damasco, 
los quales ascendian a siete mil. En Damasco existia tambien un Colegio de la Compania, y un Convento 

de Capuchinos de corto numero, empleados en aquella Mision En Damasco residi por tres veces 

ensenando la lengua arabe Mi permacencia en aquellas misiones durò el espacio de 16 anos.... 

En 26 de Septiembre de 1770 me embarqué a Tolemayda... entré en Valencia el die 11 de Enero de 1771. 
Sucesivamente fui destinado por mis Superiores al Colegio de Misiomstas de Beniganim de la 
Provincia de S. Juan Baptista, donde residia el ano de 1775, en que fui llamado de orden de la 
Real Camara fa Madrid.) Desde aquella epoca he empleado uno estudio incesante en utilidad de 
las Misiones de la Tierra Santa, empezando por la formacion de la Gramatica Arabe publicada en 
el ano siguiente de 1776. Concluida, me dediqué a la composicion del presente Diccionario con la 
diligencia y estudio que requiere una obra tan prolixa y diflcil, y para cuya ordenacion mediaban 
los ordenes de su Magestad . . . Omito recomendar el gran trabajo y aplicacion que fue precisa en 
una obra que abraza tres lenguas, que habia de salir a la censura de los sabios ... No hubiera sido 
posible llevarla a su fin a no mediar la soverana protecion del Rey . . . Los caracteres asi espanoles 
corno arabes, se han fundido . . . ec. 

Al proemio segue un dotto ed eruditissimo Discorso preliminar sobre la utilidad de la lengua 
Arabiga, di cui accenniamo le sessioni, in cui è diviso. 1. Progresos de la lengua arabiga y su uso en 
Espana : 2. Tentativas hechas en Espana en los tres ultimos siglos para el uso etimologico e inteligencia 
del Arabe. Da questa sessione togliamo quanto segue : « El destino de los Regulares Observantes y 
Descalcos de S. Francisco a los Santos Lugares y Misiones de aquellas partes, hace precisa la ensenanza y 
conocimiento de la lengua arabe... Conociendo asi el R. P. Fr. Francisco Albin General de la Orden... en 
el siglo pasado promoviò en Espana la ensenansa de este idioma, tornando en su tiempo todas las 
medidas que juzgò necesarias para conseguirlo con la formacion del Colegio trilingue de Sevilla. A este 
Colegio de debe que Fr. Joseph de Leon, Lector de Teologia y Segretario del mismo Orden, siendo 
Lector de lengua Arabiga en el, diese principio a la ordenacion de un Diccionario. Para perfecio- 
namiento paso a la Tierra Santa Fr. Bernardin Gonzales y continuò aquel trabajo, de que da noticia 
en su Prologo con estas palabras (habla del premier borrador del Diccionario formado en Sevilla) : 
Vine a la ciudad de Damasco , en donde con la ayuda del Cura Jorge Eben Barhak , que era mae- 
stro de lengua Arabiga en Colegio de Damasco de los Padres de Tierra Santa , y con asistencia 
del maestro Jauna Eben Juseph Abu Jauna, repasè e hice un acopio grande de terminos que hacen 



CAPANNORI 



79 



no pequena parte de esle Diccionario ; temendo siempre delante , para la mayor puntualidad en 
la escritura, et Lexicon de Jacobo Golio, que es el mas corredo que hasta ahora ha salido. En el . 
ano de 1709 los Religiosos Espanoles residentes en Jerusalem concluyeron aquel Diccionario de 
las dos lenguas Arabe y Espanola para acudir en los casos necessarios a la inteligencia de un 
idioma que es comun y vulgar en todas aquellas regiones . . . Està obra, despues de la del P. Alcalà, 
es seguramente la mas completa que se ha escrito en nuestra lengua, y existia originai en la Pro- 
curacion del Convento de S. Salvador de Jerusalem. Su informacion es concisa, y se escribiò para el 
uso de aquellos Regulares . . . Tampoco habia Gramatica en que los Religiosos Espanoles pudiesen 
aprehender el Arabe, siendo raro y diflcil de encontrar el Arte del P. Alcalà ...» (e il Padre Canes, come 
abbiamo veduto, la scrisse). La sessione terza contiene noticias de los Diccionarios Arabos publicados 
en el presente y anterior siglo. Nella quarta sessione si fa 1' analysis de este Diccionario . Nella 
quinta si mostra la necessità de entender el Arabe para decifrar el origen de muchas voces espanolas. 
Tanto la Grammatica quanto il Dizionario si trovano nella pubblica Biblioteca di S. Isidoro di Madrid. 

Qui ci piace aggiungere, che non solamente i Francescani di Spagna si distinsero nello studio spe- 
cialmente della lingua Araba; ma anche gl' Italiani. I lettori già hanno veduto il valore del Padre dal- 
l'Aquila: un altro Padre, di cui diremo appresso, ne fu Professore nell' Uuiversità di Pisa; e un 
altro, non molti anni fa, nella Pontificia Università di Roma. Intorno a quest'ultimo pubblichiamo 
qui una lettera, che ce ne scriveva il dottissimo Orientalista, di fama europea, Michelangiolo Lanci. 

« Molto Reverendo Padre Marcellino! — Nel chiedermi la Paternità vostra chi stato fosse il 
precettor mio nell'Araba lingua, fu contenta al sapere, ch'ebbi maestro in questa nel Romano Archi- 
ginnasio il Padre Milani, pertenutosi all'Ordine dei Minori Osservanti, e stanziatosi nel Convènto del- 
V Ara-coeli. Egli, qual Missionario, dimorò per anni otto in Oriente sul Libano e in Aleppo. Colà intese 
allo studio dell'Arabo idioma al modo che nell'universale quivi si parla, poco o nulla curandosi di 
mettersi per entro la scienza di que' letterati scrittori, che in prosa o in verso primeggiano. Nel ricon- 
dursi a Roma, fatto gruzzolo di più arabici manoscritti del tempo suo, se li guardò cari sino al punto, 
che, fermatosi in questa Metropoli, e nominato per pontificio Breve Professore di essa lingua nella Sa- 
pienza, potò servirsene allo ammaestramento di quanti si presentavano alla sua cattedra per ascoltar 
sue lezioni. Quando nel 1804 io venni in Roma, per apprendervi le Orientali favelle, tenni dietro al 
corso scolastico di lui; il quale esercizio soltanto aggiravasi nella volgar lingua degli Arabi, adope- 
rando egli la grammatica dell'Aquila, che tutta si attiene al favellare del volgo. Nò ciò favorava le mie 
intenzioni. Laonde per istruirmi nel parlare e nello scrivere de' sapienti autori, usai lungamente col 
Cubbie damasceno, e con lo Alkusci, stati amhiduo valenti d'assai nella Orientale letteratura. Il che 
fummi di giovamento a poter guadagnare il concorso per quell'essa cattedra, ed essergli successore. 
Allora egli mi fe' dono de' manoscritti che portati avea seco dal Levante, fra i quali molte lettere ori- 
ginali di svariato carattere, e un Corano di elegante scrittura. Egli tenne cattedra per anni 36, e nel 
1807 fu annoverato tra' Professori in riposo. Non fu uomo di alto ingegno , ma amoroso nello inse- 
gnare le poche acquistatesi cognizioni. Ebbemi in grande benevolenza; ed io gli risposi in amicizia fino 
agli estremi del viver suo. Ciò sobbrevità significato alla Paternità Vostra, ho il piacere di attestarle 
stima e venerazione, segnandomi, della Paternità Vostra, di Roma 9 luglio 1861, Devotis. per servirla 

MICHELANGELO LANCI. » 

Niuno si maraviglierà che il Padre Milani fosse dotto della lingua Araba volgare, piuttosto che 
di quella dei sapienti : perchè quella , e non questa , è necessaria al Missionario , ovunque ei si 
rechi ad evangelizzare, affinchè possa compiere gli uffici dell' Apostolico Ministero. E il Padre Milani 
per tal fine solamente si era condotto nelle Orientali regioni. 

112. Capannori. — Lettera di relazione scritta da Tripoli di 
Barberia dal P. Fr. Francesco (da Capannori) Missionario (Fran- 
cescano) 29 novembre 1686. 

Sono 9 fogli in 4. Manoscritto autografo nella pubblica Biblioteca della città di Lucca. Comincia: 
Partii da Livorno il 15 del passato mese di settembre sopra un bastimento francese Non è 
scritta male, nè manca d'importanza, 



80 



CAPISTRANO - CARCERES 



113. Capistrano. — Lettres du Frere Jean de Capistrano Cor- 
delier au Due de Borgogne pour l'engager a reconquerir la 
Terre Sainte. 

Sono due lettere, esistenti nella Biblioteca Nazionale di Parigi. La prima è data il 19 marzo 
del 1439. 

114. Caprarola. — Vita del gran Servo di Dio Fr. Fran- 
cesco Solano della Eegolare Osservanza di san Francesco , 
illustre in virtù e prodigi , Predicatore Apostolico delle Indie 
Occidentali, acclamato Patrono della città di Lima, Metropoli 
del Perù, e da altre famose città dell'Indie. Rescritta da varii 
autori e processi appresso la Sede Apostolica, per Frate Antonio 
di Caprarola, Lettor di Teologia in Aracoeli e Custode della Pro- 
vincia Romana. A petitione e divotione di Fr. Giovanni da San 
Diego Villalon, Religioso del medesimo Ordine e della Provincia 
di Andalusia in Spagna, Procuratore nella Curia Romana alla 
beatificatione e santifìcatione del Servo di Dio Fr. Francesco 
Solano, ed insieme di Fr. Francesco Ximenes de Cisneros , Arci- 
vescovo Cardinal di Toledo e di Suor Giovanna della Croce. In 
Roma, per Michele Hercole. MDCLXXII: con licenza de' Superiori. 

Un volume in 4, di 11 fogli preliminari non numerati e 288 pagine. Infine altri 13 fogli di 
Indice di cose più notabili. N'è un esemplare nella Biblioteca Nazionale di Firenze; un altro ne 
incontrai nella Biblioteca Provinciale della città di Cordova. 

115. Carabaxal. — Compendio historial de Tierra Santa. De- 
dicado a Jesu Christo nuestro Senor Dios i hombre verdadero , 
crucifìgado en el Monte Calbario. Por el Padre Fray Aleso de 
Carabaxal, del Orden de los Menores , Predicador y Presidente 
del Santo Sepulcro, hijo de la santa Provincia de Andalusia y 
naturai de la ciudad de Gibraltar. 1654. 

Manoscritto in 4, di 158 fogli, nella Biblioteca Colombina di Siviglia. È una compendiosa ed eru- 
dita Storia di Gerusalemme e di quella Missione Francescana, scritta con molta semplicità ed eleganza. 

116. Carbognano. — Primi principii della Grammatica Turca 
per il Padre da Carbognano Min. Oss. Roma, 1794. 

Un volume in 4. 

117. Carceres.— Enel nombre delS. Comienca una Artezilla 



CARDENAS 



81 



de la lengua Otoini cogida de las migajas de los Padres beneme- 
rite della y del cornadillo offrecido por el Menor de los Menores a 
gloria y alabanca de nro senor Ihu Xpo y de la Sagrada Virgen su 
Sanctissima Madre y utilidad desta pobre gente. Recopilada por 
el P. F. P°. de Carceres, Guardian de Queretaro. 

Manoscritto in 4 , di 57 carte , lettera gotica del secolo XVI , piccola e ben formata , che a 
prima vista pare stampa. Così Joaquin Garcia Icazbalceta ( Apuntes para un Catalogo de escritores 
en lenguas indigenas de America ec. Mexico, 1866 ). Forse si conserva ora nella pubblica Biblioteca 
di Messico. 

t 

118. Cardenas. — Memorial y relacion verdadera para el Rey 
America nuestro Senor y su real Consejo de Indias , de cosas de reyno 
de Perù, muy importantes a su real servicio y cosciencia, por el P. 
Fr. Bernardino de Cardenas, Predicador General de la Orden de 
San Francisco y Legado del Santo Concilio Argentino. Madrid, 1634. 

Libro rarissimo, dice il Ternaux (Biblioth. Amer.J, perchè stampato in pochissimi esemplari 
pe'soli membri del Consiglio dell'Indie. L'Autore venne dipoi nominato vescovo del Paraguay; 
e fu uno de' più grandi e straordinari apostoli che avesse 1' America , adorato dai nativi di quelle 
regioni, dove operò veramente maraviglie. La vita di questo illustre Francescano sarebbe una 
splendidissima gloria dell'Ordine. Il Padre Bernardino Cardenas fu nativo della città di Chuquiabo 
nel Perù, e figlio della Provincia di Lima. Pareva ( dice il Cordoba nella sua Cronaca della Pro- 
vincia del Perù , di cui diremo appresso ) che Dio gli avesse « comunicado el don de las lenguas 
generales de los Indios, con tanto conocido fruto, que no ha avido ministro alguno en estos reynos 
(pie lo aya hecho mayor en estos tiempos (circa il 1620-1650), ni a quien los Indios hayen tenido 
tan singular amor y reverenda, siguiendole a millares, llamandole padre de los pobres, predicador 
apostolico, y angel de su guarda, con que obligó a todos los Prelados, Arzobispos, Obispos y Padres 
del Santo Concilio Provincial Argentino , que se celebrò el ano de 1629, que le nombrasen por su 
legado para la estirpacion de la idolatria de su Arzobispado y sufraganeos : en cuya execucion no 
dexò pueblo, es tamia, quebrada, ni retiro de Indios, por inacessible que fuese, donde no publicasse 
el reyno de Dios. Llevoles la luz del Evangelio en partes donde jamas avia llegado; estirpando 
maravillosamcnte las idolatrias , desterrando ritos gentiles , derribandoles mas de 12 mil idolos , 
predicando casi todos los dias dos y tres sermones a Espanoles, y a Indios, en las dos lenguas 
generales del Perù; sicndo inmemorable el concorso que le seguia; saliendo los Indios de sus 
cuevas, zimas y reliros a buscarle, y a oyrle , con que han sido innumerables las almas que ha 
ganado para Dios. Revestido del zelo del Senor se entrò a los Indios barbaros, infieles y sin con- 
quistar, que llaman Chunchos, donde padeciò innumerables trabajos, passando a pie y descalzo sierras 
y montanas espantosas . . . reduciò a la obediencia los pueblos Challana, Songo, Chacapa y Simaco 
de Indios muy belicosos ec. ». 

— Coleccion general de documentos tocantes a la persecucion, 
desde 1644 hasta 1660, contra el Illus. y Rmo. Senor Fr. D. Ber- 
nardino de Cardenas, Religioso del Orden de San Francisco, Obispo 
del Paraguay ec. por evitar que este Prelado entrase ni visitase 
las Misiones de Paranà, Uraguay e Jtati. Madrid. Imprenta Real. 
1768-1770. 

6 



82 



CARMENA - CARRADORI 



Sono 3 volumi in 4 grande : il primo, di pagine LVIII e 387 ; il secondo, di 4 pagine preliminari 
senza numerazione, e 283 numerate; il terzo, XXIV e 374. « Collection extrémement importante (dice 
il Ternaux, Biblioth. Amer.) pour 1' histoire du Paraguay. » Ed è vero: sono tutti gravissimi docu- 
menti autentici, pubblicati per cura del Governo Spagnuolo. Se ne trova un esemplare nella pubblica 
Biblioteca dell' Università di Siviglia. Vogliamo qui avvertire che ci fu un altro Francescano Cardenas, 
che molto si segnalò nelle conversioni di Guatemala , e fu anche Definitore di quella Provincia , 
Missionario circa il 1654, e scrisse parecchie opere nelle lingue di que' nativi ; ma sventuratamente 
pare che siano andate tutte perdute. È ricordato dallo Squibr (Monogr. of. AulhJ. 

119. Carmena. — Estado y relacion de la Provincia de S. Gre- 
gorio: por el P. Fr. Martin de Ca,rmena de la Provincia de S. 
José. 

Così P Huerta (Estado ec), aggiungendo che il Manoscritto è segnato il 20 di agosto del 1637. Non 
si sa quando il Carmena partisse di Spagna e giungesse alle Filippine. « La primera vez que se menciona 
(dice lo stesso Huerta), es en la tabla capitular de 18 de Noviembre de 1628 corno ministro de Lilio. •» 
Morì nel Convento di Manila il 1646. 

120. Carradori. — Dizionario Turco-Italiano-Turco. — Dizio- 
nario Italiano Nubiano — del Padre Fr. Arcangelo de' Carradori da 
Pistoia, Minore Osservante. 

Il primo è disposto come segue: testo turco, poi l'italiano corrispondente, e da ultimo il turco in 
caratteri latini. Il Nubiano poi è in caratteri latini. È un manoscritto cartaceo in foglio, non numerato. 
IlCinelli diede questo Dizionario come imperfetto ; ma egli s'ingannò: l'opera è compiuta. Il prezioso 
manoscritto apparteneva alla Biblioteca del Convento de' Padri Minori Osservanti di Giaccherino. Ne 
fu tolto il 1867, quando vennero soppressi i Conventi e spogliati di quanto possedevano. Ora è nella 
Biblioteca Forteguerriana di Pistoia. In fine dell'ultimo foglio del volume si leggono queste parole: 
Cavato per interprete da Girge dell' Egitto dal Padre Frate Arcangelo da Pistoia de' Carradori 
Minore Osservante di San Francesco, Missionario Apostolico in quelle parti, e compilo li 27 di ottobre 
1635 con pericoli di vita frequenti, e ricopiato nel Convento di Giaccherino fuor di Pistoia, e ter- 
minato il ZI di settembre 1650. 



— Relazione delle cose che ha potuto vedere Frat' Arcangiolo 
Carradori da Pistoia , Minore Osservante , Missionario nell' Alto 
Egitto dal 1630 al 1638. 

Manoscritto in foglio, posseduto dal signor Filippo Rossi-Cassigoli di Pistoia, che gentilmente ce 
lo forniva per estrarne copia, non appena per mezzo del Vescovo di quella città, Monsignor Niccolò Soz- 
zifanti, gliene facemmo richiesta. All' uno e all' altro ne attestiamo viva riconoscenza. In una Cronaca 
manoscritta delle cose notabili del nostro Convento di Giaccherino in Pistoia trovai del Carradori le 
seguenti notizie : « Il P. Arcangelo Carradori da Pistoia, fatto che hebbe il corso delle Arti, s' applicò 
allo studio della lingua Arabica, della quale approfittatosi e sufficientemente instruito, fu dalla Sacra 
Congregazione de Propaganda Fide spedito nel Gran Cairo Missionario Apostolico. Dimorò quivi molti 
anni fra travagli, angustie e persecuzioni. Ritornato alla patria, ottenne una cattedra di lingua Arabica 
nella Università di Pisa, ove lesse alquanti anni. Sbrigatosi da questa, fu d' ordine della Sacra Congrega- 
zione dal Superior Generale chiamato a Roma con intenzione che la leggesse in quella città: ma preve- 
nuto dalla morte, che seguì in Pistoia l'anno 1652, non potò rispondere nè corrispondere alla chiamata.» 
Anche ne parla nel suo Teatro Etrusco Serafico il Terinca : « Arcangelus Carradorius (ei dice ) Pistor. 
lingua Arabica apprime eruditus, quampublica in Universilate Pisana edocuit el de eadem Dictionarium 



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in ordine ad praelum scripsit: sed morte preventus, edere non potuti. Iste sub hac nostra tempe- 
state sub Urbano Vili Missionarius per septemnium, totam fere orientalem et aquilonarem regionem 
circuivit, angustiatus, afflictus, carcere, fame, nuditate tentatus , virgis caesus (quorum stigmata in 
corpore eius ego ipse vidi) ac pluries in vitae discrimine adductus, sed a Christianis redemptus, in 
patriam reversus, me presente, anno 1652 spiritum exalavit. » La Relazione del P. Carradori non è 
senza interesse, sia per le notizie che dà, sia per le trattative che egli condusse col Patriarca Greco 
d' Alessandria e con quello dei Cof ti per ridurli all' unità della romana Chiesa. Vuoisi da ultimo aggiun- 
gere che tornato a Roma, vi fu trattenuto dalla Sacra Congregazione di Propaganda Fide, per assistere 
P edizione della Bibbia che vi si faceva in lingua Araba, intervenendo alle adunanze che per tal fine 
tenevansi nel Palazzo dell' Eminentissimo Cardinal Pallavicino, quattro volte la settimana. Della Rela- 
zione metteremo qui alcuni brani, dai quali il Lettore potrà giudicare del rimanente. 

Del Cristianesimo in Egitto. 

« Circa la fede cattolica diXpto nostro Signore in quelle parti, non si trova che in quei pochi mer- 
canti Venetiani e Franzesi che abitano in Alessandria e nel Gran Cairo, li quali hanno le lor chiese 
nelle case, o fondachi de' Consoli, nelle quali posson convenire tutti li Christiani a lor beneplacito; e 
benché nelli tempi passati in Alessandria vi fossero quattro nazioni , cioè Franzesi, Venetiani, Geno- 
vesi, e Ragugei ; e ciascheduna natione haveva il suo palazzo, o fondaco, con gran claustro , et 
appartamento per habitationi delli Consoli, e delli mercanti; et ogni natione aveva la sua chiesa; in 
questi tempi per mancamento di negotii, se bene li fondachi sono in piedi, benché molto rovinati, 
non vi habita se non le due nationi predette ; e se altri d' altra natione vi arriva, dimorano per lo 
più sotto la tutela del Consolo franzese per certe Capitolationi che stanno fra loro et il Gran Turco. 

« Queste due nationi vanno però con li loro Cappellani a celebrar la messa a certe cappelle che 
hanno fatte nelle chiese principali delle Nationi scismatiche, come nella chiesa di S. Caterina Ver- 
gine e Martire , dove si vede una colonna sopra della quale si crede finisse il suo martirio la santa 
Verginella ; vedendosi anco in questi tempi in essa alcune goccie di sangue . Questa è Chiesa e 
convento tenuto dalli Greci; ma le due nationi ci hanno ciascheduna la sua cappella et altare; li 
Venetiani di S. Caterina, e li Franzesi di S. Anna. Li Venetiani tengono ancora, una cappella nella 
Chiesa di S. Marco, dove sta ancora il pulpito sopra del quale predicava l'Evangelista; et una 
cappella della chiesa di S. Michele Arcangelo, alla qual cappella sta un'immagine dell' Arcangelo in 
tavola, si crede di mano di S. Luca; e queste due chiese son possedute dalli Copti; et una di S. Giorgio 
fuori della città. 

« Quanto alla fede di queste nationi, perchè si vede nelli libri stampati, dirò solo che li Greci, 
oltre all'essere ostinali contro la S. Chiesa e fede cattolica, le lor funtioni ecclesiastiche e sacramen- 
tali, come messe, confessioni, matrimoni, licentie di non digiunare , o far quadragesima, o assoni- 
none di peccati, non le danno, e non l'esercitano senza ricever prima tal somma di denari, o senza la 
conventione almeno. 

« Li Copti poi, se bene son più familiari nel praticar con li Cattolici, lo fanno più per interesse 
( essendo essi per lo più poveri ) che per amore. 

Della città di Alessandria , e del cammino fino al Cairo. 

« La città d' Alessandria è fatta in quadro, e sarà intorno a cinque miglia di contenuto, tutta de- 
strulta e rovinala, piena di calletli che sono le rovine de' palazzi e quartieri. Si vede però molte colonne 
in piedi, et una guglia in piedi, et una cascata, tutte piene di geroglifici. Si dice che la città si possa 
tutta cambiar sotto terra, fatta con artifitio da Alessandro. Le muraglie attorno son quasi tutte in piedi 
con li suoi merli e bastoncelli all' antica, et è murus antemurale, sì che fra di essi potila caminar eser- 
cito in ordinanza; e nel veder la città di fuora, mostra gran bella cosa; tanto più che vi è campagna 
aperta e pianura dalla parte di levante verso mezzogiorno: da Garbino son montagne non molto alte; 
ma tutto spogliato. Fuora della città circa mezzo miglio, da mezzo giorno, vi è una colonna dell' istessa 
pietra delle guglie di Roma, eretta sopra la sua base, e col suo capitello in cima, tutta di un pezzo, e 
più grossa et alta della Traiana di Roma, quale si dice fusse eretta da Pompeo. Dentro, come dis- 
si , son poche case : solo dalla parte in verso il mare vi sono le chiese e case de' Christiani Greci e 
Copti, et Ebrei, e mercanti Catholici; ma pochi Turchi habitan dentro per la mala aria, causata 



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dall' acque annuali che vengano del Nilo, che riempiendo le parti sotterranee della città, mandan 
fuora l'aria corrotta: e cpiesto è da mezz'agosto fin a novembre. Li Turchi habitano fuor della città al 
porto, dove è la dogana, et il traffico. Il porto è volto a tramontana, et ha due fortezze , una alla 
punta del Faro, e l'altra fuora della città da levante: e fra questo castello e la città sul porto, 
dicano fosse il palazzo di Cleopatra, dove si vedono anco molte colonne rovinate in mare; ma s'al- 
lungava molto in terra verso levante. 

« Il Faro d' Alessandria è una lingua di scoglio, quale spiccandosi da terra s'allarga in mare 
tanto che forma un gran porto e sicuro, tirando la sua punta verso ponente, dove fa la bocca del 
porto, nel quale stanno le galere sicure; nell' altro vi stanno li vascelli di mercantie, e Corsari; dove 
ne vengano in gran numero di Costantinopoli, di Barberia, e di Christianità. Ma ogn' anno vi se ne 
fracassano per la fortuna, avendo per traversia la tramontana. In questo scoglietto, detto il Faro, si dice 
che stettero e scrissero li Settanta Interpreti. Ma oggi non vi è vestigio alcuno, nè memoria di questo. 

« Dentro alla città è una gran Moschea, forse nella casa di S. Atanasio , dove quando si adunano 
li Turchi il venerdì sul mezzo giorno, rinserrano li Christian! chattolici nelli loro fondachi a chiave, 
come fanno anco ogni notte, e le chiavi la notte e nell' hora dell' oratione stanno appresso del Ba- 
scià, o in Castello. 

« Da Alessandria a Rossetto, verso levante si carni na quaranta miglia in circa appresso alla ma- 
rina, et a mezza strada si trova la bocca d'un lago che dal mare entra in terra; e s'alloga forse due 
mila scudi l' anno per le pesche che vi fanno di cefali per salarli; dove passata questa bocca con barca, 
vi è un osteria disabitata, dove si fermano alle volte di notte li passeggieri per fuggir li pericoli delli 
assassini Arabi. Avvicinandosi a Rossetto a cinque miglia su la marina, si trova un pilastro di terra 
cotta per segno che si lassa la marina per andare a Rossetto ; e così se ne trovano sin a dieci , lon- 
tani uno da F altro quanto si può scoprir di vista, per rispetto della notte , caminandosi per arene 
dove li venti coprono la strada. 

« Rossetto è un luogo di gran traffico per le mercanzie , quali escono dell' Egitto per Costanti- 
nopoli, et altre parti di Turchia, e per Christianità; come riso, legumi, zucchero, lino, coiri, tele, 
tappeti e droghe ; tanto che vi si carica più di cinquecento vascelli l' anno fra caramussali, saiche, 
et altre barche, e di quivi passano e s' imbarcano per il fiume Nilo tutte le mercantie che vengano 
di Christianità, et in particolar da Venetia, Marsilia e Messina; come panni venetiani e franzesi, e rasi 
di Firenze ec. Vi vengano alcuni mercanti di Candia, quali portano vini, e quivi insalano cefali e 
mandano in Candia ; sì che mandano in Candia circa quattro cento botte di pesce salato l'anno, oltre 
alle buttarghe , lini e coiri. Questo pesce si cava per lo più del lago di Brulles, quale è nelP isola 
del Delta fra Rossetto e Damiata, quale sbocca nel mare , di dove entra il pesce, uscendo dall'acqua 
salsa et entrando nella dolce. 

« Da Rossetto al mare son quattro miglia, dove presso alla bocca del fiume Nilo vi è una buona 
fortezza; ma mal tenuta per poco bisogno, essendo che il mare alle volte serra la bocca del fiume , che 
non possono passare le barche piccole ; come anco le fortezze di Alessandria e di Damiata son mal 
tenute, e poco ci vorria a prenderle. 

« Vicino a Rossetto presso al fiume Nilo dalla parte del mare , et in molte isolette che fa il 
fiume in verso la bocca, si semina molto riso, e presso alla città vi son molti giardini di limoncini da 
sugo, e naranci, e palme. 

« DaRossetto al Gran Cairo sono circa trecento o più miglia di navigatone; et l' istesso da Damiata 
al Cairo. Dove da Rossetto sin al Cairo si trovano ne la riva del fiume sin a trecento ville, e l'istesso 
sarà sopra il ramo che va a Damiata : perchè il fiume Nilo una giornata abbasso dal Cairo si divide in 
dui rami ; uno va a Rossetto, e l' altro a Damiata. 

« Damiata pure sarà grande quanto Rossetto ; ma non pare di tanto traffico: perchè da Damiata 
solo si va in Cipro, oggi poco habitato, e verso Gerusalem, e la costa della Palestina, Soria, Natalia e 
Caramania. 

« Da Damiata si va in due giorni con un poco divento a Jaffa, porto di Gerusalem, lontano 
quaranta miglia dal mare. 

« L'isola del Delta sarà dugento miglia di diametro da Rossetto a Damiata, piena di ville e 
terre grosse , fra le quali vi è Mahalle, dove s' ammazza 300 bovi la settimana. In quest'isola vi è 
il lago di Brulles, largo cento miglia , o più, di diametro , di dove si cava gran quantità di pesce. 
L' isola vien tutta coltivata e si raccoglie gran quantità di frumento, riso, e d' ogni sorte di legumi ; 
zucheri, frutti, e melloni d' acqua in copia grossi e rossi. 



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« Li mercanti venetiani tengano da marzo a tutto luglio homini loro agenti per le ville del Delta 
a far cucinare li zucheri, e poi a Rossetto a farli incassare et inbottare. 

« Al gran Cairo si tratta vi sia circa due milioni d' anime, dove si serrano ogni notte li capi ' 
delle contrade, quali si dice sieno in sin a venticinque mila, e che vi siano altre tante Moschee. 
In questa città habita il Bascià vice re dell'Egitto, mandato da Costantinopoli, e si muta di tre in 
tre anni, et alle volte in sei mesi , o un anno. Vi son venti quattro signori Giachi capitani , alli 
quali appartiene costodire il Cairo, che però ne stanno sempre due in guardia, uno al Cairo Vecchio 
dalla parte di mezzogiorno, e F altro presso alla Matarea dalla parte della marina , quali stanno 
sempre con gran soldatesca di giannizzeri e speini a cavallo. La Matarea è un luogo dove si tiene 
che ivi si fermasse la Madonna Santissima col Bambino Giesù e S. Giuseppe mentre fuggì in Egitto, 
e vi è una fonte d'acqua dolce. Un mercante vi fece una gran loggia per devozione, e prima vi 
s' andava a celebrare la messa ; ma ora li mercanti non vogliono, per timor di vanie delli Turchi. 

Del Monte Sinai e. delle Piramidi. 

« Dal Cairo al Monte Sinai si va in dodici giornate con cammelli, con spesa di venticinque o trenta 
scudi. Questo viaggio è pericoloso degli Arabi, ma si va con li caloieri o frati greci, quali portano la 
provisione alli Monaci Greci del Monte Sinai, quali son Monaci di S. Basilio. A questo convento danno 
pur da mangiare agli Arabi, come si disse di quel di S. Machario. In questo convento a pie del Monte 
vi stanno le reliquie di S. Caterina V. e M., quali furon trovate in cima del monte. Sopra un'altra cima 
fu data la legge a Moisè. Presso al convento a basso si mostra il luogo dove fu eretto il serpente 
eneo ; e poco lontano dove Moisè percosse la pietra, e détte acqua . In altra parte erano le settanta 
palme al tempo che passò il popolo d'Israel: ma oggi si son moltiplicate assai. 

« Dal Cairo Vecchio si passa il fiume dalla parte di ponente, e si va alle Piramide, quali son tre 
alte, et una piccola, delle quali una sola è aperta; se bene questa porta sta serrata dall'arena, sendo 
in luogo profondo ; qual porta s'apre con la zappa, o altro stromento, di dove s'entra, come in una 
gran grotta con lanterna ; dentro la quale si trova una scala sdrucciola di marmo, dove per poter 
salire vi han fatto certe bucarelle con scalpelli per potere aggrapparsi con mani e piedi : e questa 
scala alta più che la scala santa di Roma, ha anco dalle parti dui sdruccioli alti come la Scala Santa. 
In cima di questa si trova una sala sei braccia di larghezza e dodici di lunghezza, coperta con 

pietre lunghe quanto bisogna alla larghezza dalla parte di mezzo giorno . In testa 

della sala vi è una urna di porfido tutta d'un pezzo. Per di fuora della piramide dalla cantonata 
di vorso al Cairo si può salire in cima, essendo la fabrica in tal modo, che ogni pietra si ritira e 
lassa lo scalino. In cima si trova una piazza di sei o più braccia di lunghezza, se ben da lontano 
apparisce appuntata come 1' altre per l' altezza , quale é di dugento braccia o più ; e tanto è larga 
ciascheduna delle quattro facciate da piedi. Questa non è compiuta, perchè doveva esser la sepoltura 
di Farraone che fu sommerso nel Mare Rosso. L'altre son compite, serrate, pulite per di fuora, e 
puntite. Presso a queste Piramide un miglio vi è una testa di pietra di smisurata grandezza, quale 
dicono che parlava ne' tempi antichi, e dicono dalla scala dentro alla piramide si andasse per vie 
sotterranee a questa Sfinge. Sopra al Cairo inverso il Seit navigando per il fiume, si vedano dalla parte 
di ponente molte Piramide grandi; altre compite, altre imperfette. 

Caverne e Mummie. 

« Dal Cairo Vecchio in verso a ponente una giornata, si trovano certe caverne sotterranee fatte 
in volta nel tufo, o pietra, dove son molte sepolture e casse dipinte di geroglifici , colorite di diversi 
colori, e casse tonde in forma d'homo, o di donna fasciata, o di putto, secondo la persona, et il 
coperchio tutto d'un pezzo, e sopra la testa una maschera d'homo, o di donna, o di putto, secondo 
il corpo che sta dentro. Il corpo poi è involto con molte fasce, e quella che torna di sopra è pur dipinta 
con geroglifici, e tal hora hornata d' oro, o di gemme, secondo che era la persona povera, o richa : e 
queste son le Mummie, e se ne trovano anche in molti luoghi per le montagne dell'Egitto presso 
al fiume. 

Conventi Cofti in Arabia. 
« Navigando per il fiume verso il Seit, doppo tre giornate si trova una terra detta Ebensuef, di dove 



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CARRADORI 



si piglia il viaggio per andare al convento di S. Antonio Abate nella Arabia presso al Mar Rosso mezza 
giornata ; e si va con accompagnatura di Arabi per il pericolo che si potria incontrare. Vi s' arriva in 
tre giornate, nel qual tempo si magna e si beve di quel che si porta con il cammello che si cavalca, 
pigliandosi V acqua al partir dal Nilo per tre giorni ; e si spende due piastre in un cammello e dui 
homini ; ma bisogna spenderne un' altra o più in pane et altro. 

« Il convento di S. Antonio sta nell'Arabia trogloditica, appresso alla montagna dalla quale esce 
tre vene d'acqua, quali per condotti sotterranei entrano nel giardino del convento, di competente clau- 
sura e giardino, dove sono olivi dottoliori, pomi granati e carotte e poche erbette. Il convento ha 
una clausura di muraglia molto alta, e senza porta per il pericolo degl'Arabi, quali invasero il con- 
vento ; et ad un frate che non li volse loro insegnare dove stava la provisione del convento, e non fu 
a tempo a fuggirsi con gli altri nella torre, gli Arabi doppo molte percosse gli cavarono gli occhi, e 
visse così cieco 12 anni o più; per il che li frati murarono la porta, et hora tirano li frati pelle- 
grini e provisione dalla muraglia con argano. Danno però la portione ordinaria agli Arabi quando 
vengano ; che però ancora essi seminano senza decima ; anzi più degli altri, perchè vi stanno più 
monaci e frati, e son più lontani dall' habitato. L' Abate non sta mai in convento, ma fuora a proc- 
curare con molti frati. Dal convento si vede il Mare Rosso lontano mezza giornata. 

« Dal convento di S.Antonio al convento di S. Paolo primo Eremita, è di viaggio una giornata e 
mezzo a girar per la marina, e per la montagna manco d' una giornata. Ma il convento di S. Paolo è 
disabitato per il passo degli Arabi. Di questi Arabi, quali habitano per le montagne , vene son di 
quelli che non han mangiato pane se una volta in vent' anni, e donne in particolare ; ma sempre 
carne e latte. 

« Seguitando da Ebensuef per il fiume Nilo, sempre si trovano conventi di giorno in giorno di 
questi Gofti, ma non tanto habitati : in alcuni vi starà un frate o dui, o qualche famiglia di secolari 
che non hanno dove stare altrove, o per fugire le persecutioni delli Turchi o degli Arabi. In altri vi sta- 
ranno poveri frati ciechi et haveranno un prete che li dice la messa, e questi frati convengano in chiesa, 
o presso alla chiesa a recitar certi salmi. Uno di questi è il convento del Moharrach della Madonna, 
dove li Cofti dicono che ivi arrivasse la Madonna nella sua fuga e che vi stesse circa sei mesi. Questo 
convento ha pur qualche privilegio di seminare per l'aggravio degli Arabi, e tengano delle bufale 
per havere il latte. Questi frati hanno dal convento due o tre volte la settimana il pan fresco et 
un poco di minestra in simili giorni, o nelli tempi delle loro quadragesime dilette . 

« Accanto a questo convento ve n'è un altro, dove stanno gli Etiopi, fabricato dal prete Janni, dove 
son alcune famiglie di Etiopi negri ; ma non hanno sacerdoti, e però quando nell' altro convento degli 
Egitii si celebra, la messa, tutti convengano , se non vi sono Arabi attorno ; ma se si sente niente di 
mormorio d' Arabi nelli contorni, tutti stanno con le porte del convento serrate ; et quando questi 
battano, o chiamano, il Superiore solo , o altro ofìtiale, va a rispondere e dan loro la portione. 

Un Missionario Francescano in Arabia; grotte di quel paese, e sua natura. 

« Essendo andato un mio compagno a visitar una chiesa della Madonna dentro una grotta della 
montagna, una giornata lontano da Siut, il Governatore venne a posta a domandar del Missionario, 
dicendo che era uno stregone di Rarberia venuto a cavar tesori dalla città di Sergie, rovinata, quivi 
vicina, havendovelo menato a vederla il figlio del vescovo; onde in quel punto corse dui pericoli di 
morte grandissimi, uno del Governatore, e l'altro nel partire ; chè arrivarono certi ladri, quali per 
forza lo volevan condur per quelle caverne a farsi mostrare dove erano li tesori, stimandolo per tale. 
Onde questo fu causa che il Missionario non volse più andar a veder curiosità. 

« Prima haveva visto presso a Siut nella montagna una grotta, dove è all' entrata un gran volto 
tutto dipinto di turchino e di oro sin dal tempo de' Romani antichi. In questo luogo si vedono molte 
statuette scolpite in diversi luoghi nell' istesso masso. Si vede ancora dalla città una gran fila di porle 
e finestre assai ben ordinate, essendo questa habitatione delli Re d' Egitto. 

« Molte altre grotte si trovano per quelle montagne, grandi quanto qual si sia gran sala di qual si 
sia palazzo di Principi ; quali anco hoggi servono per conventi e per chiese. Alla città di Sergie rovi- 
nata, qual è in una valletta ( tanto che la città pigliava anche le coste dell'una e l'altra parte, e segui- 
tava due miglia di lunghezza), si vede qualche vestigio d'una gran chiesa cavata nel masso, dove sono 
anco degli Angeli e Santi dipinti, ma guastati da Turchi, e molte scrittioni in lingua greca; stimati dalla 
gente di quei paesi note e contrassegni di tesori. Vi è ancor una gran caverna sotterranea luminosa da 



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due parti, dall' entrata et uscita ; quale dicono fusse l'abitazione del Re con tutta la corte : et in vero è 
gran cosa, una montagna di pietra forata a forza di scarpello da una parte all'altra, e lassati li suoi 
pilastri per far le debite divisioni. 

« Si vedano altre loggie fabricate sopra grosse colonne, come quelle dell'atrio della Rotonda di Roma, 
con inscritioni di lettere greche maiuscole; ma perchè era in parte rovinata, non si poteva cavar senso; 
et anco per non si poter molto trattenere per li pericoli, con tutto che si fosse in compagnia degli scri- 
vani del Governatore per titolo di Governo Cacief; e questa è a Cao dalla parte di levante. Dalla parte 
di ponente fu detto esservene un altra molto grande, quale non si vedde per essere lontana dal fiume, 
e pericoloso andarvi senza buona compagnia. 

« Girge è come una gran città, lontana dal Cairo diciotto, o venti giornate di navigatione, et è luogo 
aperto. Ivi sta in Governo un signor Giacho de' principali, quale haverà più di dugento soldati archibu- 
sieri a cavallo, e gran numero di ginizzeri, e spaini ; et ogni mattina e sera elli fa la scoperta e passeg- 
giata per la città, e fuora Y esercizio della soldatesca con una gran compagnia di cavalli bravi: e questo 
per rispetto degli Arabi, perchè essendo lontano dal Cairo, anco che stia in pace con li capi degli Arabi, 
ad ogni spesso fanno scaramucce d' archibusate per le campagne vicine. In questo luogo si fanno le 
caravane grosse per andare al Mar Rosso ; per andare per li paesi de'Negri, dove si fanno schiavi F un 
l' altro ; per andar nel paese detto l' Uaa, dove si dice andasse a predicare S. Matteo, e che miracolosa- 
mente vi facesse scaturir certi fonti ancor hoggi detti di S. Matteo; e se ben non ci piova, con questi 
fonti adacquano il terreno tanto che produce gran quantità di dattoli, susine, et uva: tanto che questi 
Arabi tengan fornite le piazze di dattoli e susine seche e zibibbo quasi tutto l'Egitto tutto l' anno. Il 
signor Giacho di Girge per il gran Governo tiene dieci o dodici scrivani principali, e tutti questi han 
molti aiutanti. Vi son dui mila christiani Cofti, ma non hanno Chiesa nella città; però quelli che 
vogliono sentir messa le feste, passano il fiume e vanno ad un convento di S. Michele, quando non vi 
son fastidi di Arabi; o vero ad altre Chiese o conventi, dieci o più miglia lontano. Fu detto esservi 
nelle montagne cose degne d' esser viste, ma per li pericoli si lassò d' andarvi. 

« Dal Cairo sino a Girge è la grande abbondanza dell' Egitto di frumenti et altro; ma sopra non 
tanto, perchè le montagne si cominciano a ristringere; solo a luogo a luogo il fiume e le montagne 
lassan larghezza di paese da coltivare. 

« Sopra a Girge tre giornate vi è Gliene, dove si fanno le caravane per andare al Mar Rosso; e 
sopra Ghene due giornate vi è Cus, luogo di gran concorso di Arabi per le fiere e mercati che ivi si 
fanno di cammelli et altro, e carovane per il Mar Rosso al Cosier ; e quivi si vede grand' antichità 
di mura glie, ma rovinale. 

« Sopra Cus tre giornate si trova un luogo di antichità, detto gli Achossori, dove sono loggie belle et 
alle sopra colonne con loro fregi et architravi, ne' quali sono scolpite lettere greche maiuscole e 
grandi ; ma parte rovinate e parte consumate dall'aria, tanto che non si poteva leggere. Vi è una 
porta, o arco trionfale, quale è in mezzo a due guglie sopra le lor base lunghe più di quelle di 
Roma, ma più sottili, e per linimento in cima hanno due teste di moro, e piene di geroglifici; e 
dentro alle guglie vi sono due statue di porfido di esquisita bellezza, e grandi tanto che son dodici 
palmi di homo di larghezza nelle spalle, e gli orecchi quasi dui palmi di lunghezza, e son solo li 
busti, ma con la faccia rotta. Da questo luogo si spica un corridore o loggia sopra colle bellissime, 
e fuor delle colonne, di quando in quando guglie, et è una tirata d'ochio di lunghezza, non allon- 
tanandosi però dal fiume se non mezzo miglio in circa; sì che navigando per il fiume, fa bellissima 
vista: e dicano che vi f ussero due città, dove s' andava da una all'altra sotto e sopra a detto corridore 
ne' tempi antichi. 

« Passato questo luogo, si vede in una campagna, quasi per una giornata intiera di navigatione 
per un gran giro che fa il fiume, due statue lontane l'una dall'altra mezzo miglio in circa, quali sono 
alle come colonne, et appariscono mantellate; son però lontane dal fiume tanto, che con dificoltà 
si può conoscere se sono effigie di homo o di donna. 

« Navigando due giornate si trova Esne, tanto celebre, che dicono che sia sotto il tropico del 
Cancro, o principio della zona torrida, e che nel solstitio dell'estate, il sole non facci ivi ombra 
nissuna; anzi, che vi sia un pozzo profondo, dove che in tal tempo i raggi del sole battano nel 
profondo ; ma non si vedde il pozzo per essere alquanto lontano ; nè vi s' andò per non correr 
pericolo. Si vedde bene nella città una gran volta, o loggia di pietra serrata, e drento grosse colonne, 
e nella facciata certe pitture d' idoli con ale cerulee e dorate , et intorno molti idoli e figure 
scolpite e gieroglifici. Sopra a Esne due o tre bore di cammino vi è un convento, dicono fatto da 



88 



CARTA - CASTELLO 



S. Elena, e lo chiamano il Convento de' Martiri, perchè vi è una campagna di otto , o dieci miglia 
di circuito piena di sepolture grandi sotterrane piene di christiani uccisi da Dioclctiano ; e vi sono 
da cinquanta di queste sepolture che hanno sopra una cupola tonda, nelle quali posero li puttini 
separatamente, et altre quadre a modo di cappella e bianche dentro e fuora. Et in mezzo di questa 
campagna vi è un pozzo d'acqua dolce, dove li Christiani vanno a lavarsi e bever di quell'acqua 
per devozione delli Martiri, come fece ancora il sopradetto mio compagno frat' Arcangelo Missionario. 
Par cosa notabile esservi quell'acqua dolce, perchè in tutto l'Egitto li pozzi son d' acqua salmastra, nè si 
trova altra acqua dolce se non quella del fiume, o alla costa della montagna se vi è qualche pozzo. » 



Copia estratta dall'Archivio del nostro Convento di Manila, e inviatami da que' Padri. Calonga 
è il piccolo regno dell'isola di Sanguir tra le Filippine al Nord e le Celébi al Sud, al 3. 40 di 
latitudine Nord, e 122. 57 di longitudine Est; della lunghezza di circa 42 chilometri; abbondante di buoi, 
porci, capre, e uccelli. I suoi abitanti non oltrepassano i 13,000. Primi a predicare in quest'isola 
il Vangelo di Gesù Cristo furono i Francescani Giovanni Iranzo e Francesco di Alcalà , battez- 
zando il Re e la Regina , con trentadue persone della loro corte , e fondandovi una chiesa 
con un convento il 1639 : i quali l'anno 1654 vi avevano già battezzato tre mila persone. (Huerta, 
Estado ec. e Padre Fr. Domingo Martinez, Compendio historico de la Provincia de PMlipinas ec. 
Madrid, 1755. ) La lettera del Re al Ministro Provinciale de' Francescani di Manila, Fr. Alonso di 
S. Francesco, data nella città di Sant'Antonio di Ternura , il 18 giugno 1655, è per chiedere 
nuovi Missionari , essendosi infermati quelli che stavano ivi lavorando. « El Padre Fr. Pedro de 
San Buenaventura ( e' dice ) es mui buen Padre, y sabe gobernar mi gente ; santo Padre ; pero tiene 

siempre malo si muere, yo mucho triste; y asi pido a V. Reverencia por amor de nuestro Senor 

Jesu Christo no me deje porque yo hijo de S. Francisco, ec. » Parla dei Padri che erano ad evan- 
gelizzare nel regno di Siao, donde avrebbero potuto recargli soccorso: ma egli li vuole direttamente 
da Manila, perchè non paia che dipenda da quel Re. « No quiero Padres de Siao, que entendera 
Rey de Siao yo soy su basallo : yo basallo no mas de Rey de Espana. » È un documento commo- 
vente e curioso delle prime missioni cattoliche nell'Arcipelago Indo-Cinese. E nell'Archivio del no- 
stro Convento di Manila, ve ne sarebbe da fare una raccolta, che non mancherebbe d'importanza 
per la storia generale delle Missioni del Cattolicismo. 



122. Castela. — Le saint voyage de Hierusalem et Mont 



Un volume in 4, con il frontespizio adorno d' incisioni. Secondo 1' Escalopier ( Catalogne ec.J, 
il Padre Henri fu nativo di Tolosa, e fece il suo viaggio nel 1600. Nel 1604 poi pubblicò una 
Guida per coloro che volessero recarsi alla visita de' Santi Luoghi: « libro talmente raro (aggiunge 
F Escalopier) che fu impossibile di procurarmelo. » 



123. Castello. — Viagem do Congo do Missionario Fr. Rapha- 
el de Castello de Vide, hoje Bispo de sào Thomè: diviso em tres 
relacoes : o : Descripcào da viagem que fez para Angola e Congo o 
Missionario Fr. Raphael de Castello de Vide, Religioso do nosso 
Padre sào Francisco, dicho da Provincia da Piedade: seus tra- 
balhos e servicos ao Senhor na sua Missào : escrito pelo mesmo 
Padre , para gloria de Deos , pela obediencia , e animar a outros 
para o mesmo fin. 



Ms. 

Asia 




Calonga a el Provincial de S. Francisco 




Henri Castela. Bordeaux. Ant. du Brel, 1603. 



CASTILLO 



89 



Manoscritto in 4, di 309 pagine, e in fine una lettera aggiunta di 4 fogli. È una relazione 
interessantissima delle vicende del Congo, e delle Missioni con cui si fece opera di stabilirvi la 
cattolica Religione; delle leggi, dei costumi e dell'indole di quella gente; della natura del paese 
e de' suoi prodotti: insomma, è uno scritto pieno d'interesse per ogni riguardo, che vorrebbe esser 
tutto pubblicato. Lo rinvenni fra' Manoscritti della Biblioteca dell'Accademia (già della Congrega- 
zione del Terz' Ordine Regolare di San Francesco) di Lisbona, e ne estrassi copia. Il Padre Raffaele 
da Castello de Vide, della Francescana Provincia della Piedade, fu capo della grande missione, che 
venne inviata al Congo P anno 1777. La sua relazione comincia il 21 di luglio 1781, ed è indiriz- 
zata al Padre Provinciale. Possiam dire che fosse un manoscritto affatto ignorato. Neppure il Paiva 
Manso, nella sua Historia do Congo (Documentos), Lisboa, 1877, ne fa menzione. Se Dio ci conceda 
sufficiente tempo di vita, farà parte d' un' importante pubblicazione di documenti, che seguiteranno 
al presente volume. 

In uri manoscritto della Provincia della Piedade di Portogallo, di cui diremo a suo luogo, 
trovai le seguenti notizie circa al Padre Raffaello e alla sua partenza per la sopra detta Mis- 
sione. « No tempo deste Prelado (P. Fr. Giovanni da Evora-Monte, Ministro della Provincia) par- 
tirào desta Provincia tres Religiosos por Angola, Fr. Raphel de Castello de Vide, que principiava a 
ler moral; e sem embargo dos poucos annos, que este Religioso contava, porque tinha somente 33 
annos e de habito 18; com tudo nào se conhecia Religioso, que na innocencia e costumes o exce- 

desse. Logo no noviciado, que foi em Borba servia de amiracào e de exemplo a comunidade 

toda. E està conducta em tudo edificante observose impreterivelmente em todo o tempo que esteve 
en està Provincia. A oracào e penitencia era quasi continua ; a obediencia prompta; a abstincncia 

admiravel, c a caritade para com todos, e principalmente para os pobres, extrcma Era elle 

o que tornava por sua conda o dar, depois dejantar, a esmola aos pobres, o que fazia de joel- 
hos e rezando com muita devocào, e as vezes com lagrimas, o salmo Miserere. Em todo o tempo 
que esteve a Lisboa, esperando ocasiào de viagem, nao teve seu espiritu alevio , nào sò dando 
exemplo de virtudes a religiosa comunidade de N. P. S. Domingos, para onde a Rainha N. S. 
o mandou, mas tambem obtendo licencia do P. Provincial da Provincia de S. Maria da Arrabida 
para hir ter os exercicios ao reformadissimo Convento que està santa Provincia tem na dita serra. E 
depois se occupou com pregar missào em Consilhas e Almada com edificào das gentes, e muito fruto 

nas almas. 0 Ministro de Estado, que entào era o Senhor Martinho de Melo e Castro, e a quem 

a Rainha commeteo a expedicào dos Missionarios para Angola, noticiado das bellas e virtuosas 
qualidades deste Religioso, lhe fez elogios, e o distinguio entre todos que de diferentes Ordines Re- 
ligiosos forào a està empreza. Com elle forào mais o P. Fr. Balthasar de Campo Major, Pregador, 
et P. Fr. Raphael de Monte Mor o Novo, Confesor, que todos voluntariamente se ofrecerào, e quize- 
rào subir o incommodo de tao larga e perigrosa viagem, sò pela gloria de Deus, e a salvacào das 
almas. Mais Religiosos se animarào a està missào; mas estes tres forào os que com effeito partirào 
desta Provincia da Piedade. 0 dia em que salirào barra fora, foi o da Visitacào de N. S. de Iulho 
de 1779. Fora dos Religiosos filhos desta Provincia da Piedade, forào mais os seguientes. — Da Pro- 
vincia da Soledade foi hum xamado Fr. Sizinando de Beja, e ainda este era Franciscano desta Pro- 
vincia da Piedade, que poucos annos havia que tinha feito pasage para a dita Provincia da Sole- 
dade; para a qual passou, sendo ja pregador, sem otro motivo mais que huma profunda malan- 
colia que o dominava — Dos Padres Conegos da Santa Cruz forào tàobem 3. — Da Provincia dos 
Algarves forào 3. — Dos Padres Agostinhos Descalzos 1. — Dos Padres Paulistas 1. — Dos Padres 
da Tercera Ordem 2. — Da Provincia de S. Antonio 1. — » 

124. Castillo. — El devoto Peregrino. Viage de Tierra San- 
A** ta, compuesto por el Padre Fray Antonio de Castillo, Predica- 
dor Apostolico, Padre de la Provincia de S. Juan Baptista, y 
Cornissario General de Jerusalem on los reinos de Espana, Guar- 
dian de Belen. Dirigido al limo, y Emo. D. Pedro Manero , Mi- 
nistro General de toda la Orden de nuestro Padre San Franci- 
sco y Obispo de Tarragona, del Consejo de S. M. Con privilegio. 



90 



CASTILLO - CASTORANO 



En Madrid, en la Imprenta Real, ano 1656. Pedro de Villafranca, 

scriptor regius , fecit. 

Un volume in 8, figurato, di 24 pagine preliminari, ed altre 511 pagine, con una tavola eli 
altre 16 in fine. Ve ne sono quattro edizioni, o dirò meglio cinque. La prima fatta in Madrid del 1654. 
La seconda parimente in Madrid, del 1656, ed è quella da noi riferita. La terza del 1666, non so 
dove. La quarta in Barcellona il 1743, in 8. La quinta, finalmente, non è veramente un'edizione 
dell'opera del Padre Castillo ; ma l'opera servì di guida, e, diciamo così, di fondamento al signor 
Mathias Rodriguez Sobrino (com'egli stesso confessa) nello scrivere ultimamente la sua Histoire de la 
Terre Sainte , in due volumi in 8, il primo di 616 pagine, il secondo di 577 ( Paris, H. Casterman, 
1857). Così già al Goethe, per comporre il suo Divano , avevano servito i Viaggi di Pietro Della valle, 
come al nostro Padre Alessandro Bassi si porse speciale aiuto per comporre il suo Pellegrinaggio la 
Description topographique des Saints Lieux del Padre Eugenio Roger. Inoltre, il signor Rodriguez 
Sobrino si dichiara molto obbligato al Minorità Padre Sebastiano Vehil, Procurator Generale della 
Terra Santa in lspagna. « Imbattutomi a caso (egli dice, tom. I, preface, pag. XVI ) in questo 
egregio Francescano in Madrid, non solamente ne fui secondato nel divisamente della mia opera, 
ma inoltre si compiacque fare intorno a molti punti di essa peregrine osservazioni, e suggerirmi utili 
pensieri, e, dirò così, guidare la mia mente e la mia mano con quella sicura maestria, che si acquista 
vivendo e meditando lunghi anni sopra i luoghi, che noi non visitiamo altro che con la nostra 
imaginazione. » Delle edizioni dell' opera del Padre Castillo n' ho una appresso di me, regalatami 
dal Padre Ramon Buldù in Barcellona : ma non so di che anno sia , perchè mancante del fron- 
tespizio e delle pagine preliminari. Un esemplare dell' edizione sopra riferita trovasi nella Biblioteca 
della Reale Accademia di storia di Madrid. 

u» mp . 125. Castillo. — Grammatikee tées gloossees Helleenikees en 
tee dialectoo Jbeerikee. Gramatica de le lengua Griega en idio- 
ma espanol. Por el E. Padre Fr. Martin de Castillo , Lector Ju- 
bilado en Theologia, y Provincia! que fue de està Provincia del 
Santo Evangelio de Mexico, del Orden de N. P. S. Francisco. Con 
todo lo necessario para poder por si solo qualquier aficionado 
leer , escrebir , pronunciar , y saver la general y muy noble 
lengua griega. En Leon de Francia, a costa de Florian Anis- 
son, mercader de libros en Madrid. MDCLXXVIII. Con aproba- 
cion y licencia. 

Un volume in 8, di 15 fogli preliminari non numerati e 557 pagine. Nella dedicatoria che l'Au- 
tore ne fa alla sua Provincia dice: « Innumerables hijos tuyos (Evangelica Madre!) han escrito ar- 
tes de lenguas propias de este pais, corno son Mexicana, othomita, Matalzinga, Chocha, Goasteca, 
Tarasca ec. Con singular claridad y erudicion los anos pasados sacò a luz los Mexicanos rudimentos 
el R. P. Lector de Theologia y Predicador Jubilado Fr. Agustin de Vetancourt ; bien necessario empieo 
para la evangelica instruccion de nuestros Americanos Indios. Excitado con tal exemplo, y con reli- 
giosa emulacion de agradecido, cuydé no atrasarme en la correspondencia, anadiendo al Arte He- 
brea Hispana ec. questa della Greca. » Vuol dire che ne ha pubblicata una anche per la lingua Ebrai- 
ca. Tutte e due sono rarissime. Della sola greca, di cui ho dato il titolo, incontrai un esemplare nella 
Biblioteca Colombina di Siviglia. 

ìtam , 126. Castorano. — Brevissima notizia, o relazione di varii 
,1 viaggi, fatiche, patimenti, opere ec. nell'imperio della Cina del 

Asia 



CASTORANO 



91 



R. Padre Fra Carlo Horatii da Castorano, Minore Osservante di 
San Francesco , Ex- Vicario Generale , Ex-Delegato Apostolico , 
Missionario di Propaganda Fide. In Livorno, 1759. Per gli Eredi 
Santini, con licenza de' Superiori. 

Un volumetto in 8 di 79 pagine , importantissimo per la storia del Cristianesimo in Cina. N' è 
un esemplare nella Biblioteca Nazionale di Firenze. 

— Observationes in Bullam S. D. N. Benedicti XII Pont. Ma- 
ximi qua ritus Sinici iterum damnantur (P. Fr. Caroli Horatii 
a Castorano) ec. Bononiae, MDCCXXXXII. 

Sono otto pagine in 8. N' è un esemplare nella stessa Biblioteca Nazionale di Firenze. 

— i. m. i. Libri sinenses ab Illmo et Emo D. Archiepiscopo 
Myrensi J oanne Francisco de Nicolais relieti , de ordine Santis- 
simi Dni Nostri Clementis Papae XII prudenter recuperati, ac 
de mandato Emi. et Rmi. D. Card. Gentili Pro-Datarii in ordi- 
nem et in catalogum digesti , cum brevibus annotationibus , ru- 
bricis, seu summis dictorum librorum, etiam de quolibet in 
particulari ; et maxime de omnibus Libris Classicis, seu Scriptu- 
ris Canonicis Sinensibus, deque eorum Philosophia : de quibus 
rebus videlicet tractent et quid singuli in substantia contineant: 
studio ac labore P. Fr. Caroli Horatii a Castorano, Regularis 
Observantiae S. P. Francisci, in Sina per 33 et amplius annos 
prò Sac. Congregatione de Propaganda Fide Missionarii Aposto- 
lici. Acta Romae in Aracoeli, anno Domini MDCCXXXIX. 

Un volume in 4 di 632 pagine, di bellissima lettera, e magnificamente legato, ma un po' mal- 
concio, già appartenuto al nostro Padre Michele Navarro (Spagnuolo), morto da qualche anno Vicario 
Apostolico in Cina, e da lui passato alla cara memoria del nostro Monsignor Bizzolati, parimente Vicario 
Apostolico per molti anni in quelle regioni , che tornato in Roma ne faceva dono a me poco prima 
di morire. E un dottissimo ed interessantissimo lavoro, che giunge sino alla pagina 434. 

E perchè il lettore ne acquisti un' idea , riferiremo qui alcune parole del Proemio , ad 
Emine ntissimum et Reverendissimum D. Cardinalem Xaverium Gentili, SS. D. Clementis Papae XII 
Pro-Dalarium , che glielo aveva commesso. 

Primamente fa notare le difficoltà di questo studio, specialmente per un europeo : « Licet olim 
in Sina legerim plures ex praedictis libris, tamen aliud est scire, et aliud est velie in cartam ponere 

oninibusque ad legendum exponere agitur enim non solum de aliquibus libris sinicis ad Reli- 

gionem christianam spcctantibus, aut de libris sinicis veluti profanis aut comunibus ; sed agitur 
etiam dè omnibus libris seu Scripturis Canonicis antiquioribus : agitur de quatuor Libris Canonicis 
ivcentioribus: agitur demum de Ritualibus Sinicis, tam antiquiori et canonico , quam de moderniori, 
et in toto imperio sinico iam comuni. Agitur denique de Sinensium philosophia, seu naturali Theolo- 
gia : uno verbo, in his libris, ut ita dicam, agitur ferme de omni necessario scibili, quoad historias, 
quoad religionem, quoad ritus, ceremonias, oblationes et sacrifìcia sinicae nationis, seu sectae Giu- 
Kiao litteratonim sinensium, ab antiquo usque in praesens. » 



92 



CASTORANO 



Tocca poi del modo che condusse il suo lavoro: « Quid profuissct solum dicere: Hi sunt tales 
ac tales libri sinenses de Religiorie Christiana tractantes? aut istae sunt tales aut tales scripturae cano- 

nicae sinenses? ce Ergo ut Eminentiae vestrae et studiorum amari tibus satisfacerem ac sanctae 

matri Ecclesiae poenum prepararem primo in catalogum digessi praedictos libros sinenses 

de Religione Christiana tractantes, de quolibet in particulari dicendo: a quo liber factus sit? quid li- 

ber contineat? an sit bonus aut proficuus? an contineat aliquid falsum? an sit emendabilis? ec Si- 

militer de quinque libris, seu scripturis canonicis Sinensium, de quolibet in particulari succinte tra- 
ete Quis sit auctor libri primi: I-King? qualiter et quomodo ab antiquissimo auctorore fuerit forma- 
tus ? quanto tempore iacuerit sine explicatione ? et quinam postea fuerint auclores explicationum 
eiusdem libri? an explicationes illae sint eaedem, aut aliqualiter diversae? et ad quid huiusmodi 
liber inserviat, qualemque usum habeat? ec. » 

E così di tutti gli altri. E il metodo che tenne fu il seguente : « In huiusmodi lucubratione et 
adnotationibus faciendis, veras notitias verasque sententias, adverto me desumpsisse ab ipsis fontibus 
et auctoribus, seu doctoribus classicis sinensibus.... eorum intelligentias, sententias atque explicationes 
sequendo ac referendo ». 

Ci duole di non poter qui dare un saggio di tale studio sopra questo o quell' altro libro , perchè 
ci porterebbe troppo in lungo: ma questi cenni, e quel che segue, basteranno perchè gli avveduti 
lettori possano da per loro giudicarne. A questo primo lavoro poi segue: 

— Vita Confusii , apud Sinenses philosophi sapientissimi ac 
sanctissimi magistri. 

Sono 76 pagine, cioè dalla 435 alla 510. È un lavoro non meno importante per conoscere la 
vera storia e le vere dottrine di questo principale filosofo e maestro della Cina. E poi segue : 

— Additio ad supra positam parvam elucubrationem. 

Altre 56 pagine, cioè dalla 510 alla 566, ed è ricca di così preziose notizie, che ci duole di 
non poterla tutta qui pubblicare. Ma non possiamo a meno di darne il principio, e tutto quello che si 
riferisce allo studio della lingua cinese e ai lavori fatti e lasciati da nostri Padri, che il mondo affatto 
ignora. Il principio è questo: « Cum post multos annos meae mansionis in sinico Imperio , Deus be- 
nedictus disposuerit ut tandem redirem ad hanc Romanam Curiam propter grave negotium Religionis 
chrislianae , providenter mecum attuli varios libros sinenses, tum ad nostram Religionem christia- 
nam attinentes, tum ad gentem et religionem sinicam spectantes: et praesertim sunt omnes scripturae 
aut Libri Canonici sinensis nationis, nec non Ritualia et agenda rituum, caeremonialium, oblationum, 
et sagrifigiorum sinensium: ut melius ac rite causam Dei et Religionis Christianae (propter quam mis- 
sus fui et veni apud hanc Sanctam Sedem) agerem ; sicut cum Dei adiutorio diligenter usque moto feci. 
Unde flrmiter spero quod post non multos menses, mediante fervido zelo Sanctitatis Suae ( Benedicti 
XIV ) praefatae causae Rituum sinensium . . . finis debitus ac ultimatus tandem dabitur. Et ideo 
cum dictos libros et scripturas sinenses, si in Sinam revertar, non sit necesse omnes mecum deferre, 
si autem in Italia remanebo, usui mihi perpetuo esse non possint; hinc est quod in casu meae absen- 
tiae, deficientiae, aut mortis, nunc prò tunc praedictos libros sinenses ( aliquot solum exceptis prò 
memoria in paterna domo ) applico et destino , quantum mihi licet , huic praeclarae Bibliothecae 
AraceìitanaeOrdinis Minoranti Observantium Sancti Francisci,ut in ea dicti libri sinenses in memoriam 
aut etiam in usum perpetuo asserventur (Furono portati via con tutti gli altri manoscritti nella 
soppressione fatta degli ordini Religiosi il 1810, e ne anche ce n'è rimasto memoria!) Propterea de 
iisdem libris sinensibus feci hunc subiectum catalogum : non solum de nominibus dictorum librorum, 
sed etiam breviter indicando materias, argumentaque , de quibus iidem libri trac ten t ac loquan tur. » 

Noi, lasciati i caratteri cinesi, ne daremo solo il suono in lettere latine, e dipoi i titoli latini, 
come gli ha posti l' Autore. 

1. Tien-giu-sci-i, idest: —Dei vera iustitia, aut ratio: duo tomi, facti a P* Mattheo Ricci, S. J. 

2. Cing-hio-lieu-sci , idest: —Rectae doctrinae lydius lapis : tomus unus, factus a Patre Antonio 
a S. Maria, Ordinis Minorum Observantium Discalceatorum S. Francisco 



CASTORANO 



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3. Tien-ciu-kiang-seng-ki-lio , seu : — Dei incarnati verborum et operum brevis notitia, aut 
historia : duo tomi , facti a P. Julio Aleni S. J. 

4. Kiang-seng-ciu-siang-king-kiai , idest : — Bei incarnati imaginum verae explicationes : parvus 
tomus , factus ab eodem. 

5. tien-ciu-kiao-iao-siu-lun, idest: — Dei legis necessarii et ordinati discursus: parvus tomus. 

6. Su-zu-king-ven, idest: — Quatuor characterum doctrina ( christianae legis): parvus tomus , 
factus a supradicto P. Aleni. 

7. Scing-mu-king-sci, idest: — Sanctae Matris Mariae opera, seu vita: duo tomi, facti a R. P. 

N. S. J. 

8. Pi-vang, idest: — Aperitio, seu impugnano disparatorum : parvus liber, factus a quodam 
Ministro sinico , iam christiano. 

9. Scing-kjao-io-ien, idest: — Sanctae legis (Dei) breviata verba, aut discursus: parvus liber. 

10. Jao-king-lio-kiai , seu: — Necessariarum orationitm parva explicatio : parvus tomus, fa- 
ctus a quodam Patre Ordinis S. Augustini. Tamen iste liber est posterior alio simili libro, facto a Rmo 
Patre Basilio a Glemona, Franciscano , de quo in Elucubratione. 

11. Scing-kiao-king-ven, idest: — Parvus liber orationum prò christianis , cui sequitur brevis 
et necessarius catechismus prò catecumenis baptizandis , praesertim prò rudibus et mulieribus : 
factus a me fratre Carolo Horatii circa annum Domini 1708. . 

12. Tien-ciu-scing-kiao-pe-ven-ta, sive : — Dei sanctae legis centum interrogationes et respon- 
siones: parvus liber, factus a P. Couplet S. J. 

13. Scing-kiao-zung-tu-king-ven, sive : — Sanctae legis (Dei) universalis theca , seu liber 
orationum. In eo continentur multae orationes et preces (lingua sinica) prò christianis sinensibus... 
Item modus audiendi Missam : modus recipiendi sacram Eucharistiam : modus recitandi Rosarium 
B. M. V. Item Lytaniae Sanctissimi nominis Jesu, et sanctissimae passionis eius , ac Lytaniae B. M. 
Virginis. Item Lytaniae SS. Angelorum, Sancti Josephi et omnium Sanctorum. Item ... variae orationes 
prò morluis: item Lytaniae S. P. Francisci: et circa finem parvus et egregius Tractatus de Poenitentia ec: 
liber prò Christianis sinensibus valde bonus et utilis. 

14. Van-vu-cin-iuen, idest: — Omnium rerum vera origo, aut principimi : liber factus a Patre 
Julio Aleni, S. J. 

15. Tai-i-pien, idest : — Variorum dubiorum capitula, seu liber : unus tomus, factus a quodam 
Christiano sinensi. 

16. Ti-tien-kao, sive: — Imperatoris Ti et Codi examen: libellus manuscriplus a quodam 
Christiano Confusiano. 

17. Ta-su-tuon , sive:— Magna quatuor capitula : parvus libellus manuscriptus , factus a quo- 
dam Christiano catechista. 

18. Cing-sci-lio-sciue, idest : — Ad opitulandum saeculo pauci discursus : unus tomus, factus a 
quodam sinensi Litteralo, neophito. 

19. Ciu-kiao-iuen-ki , sive: — Domini, vel Dei lex ob quales rationes instituta sit: duo tomi: 
liber factus a R. P. Adamo Schal. S. J. 

20. Ciu-ci-kiun-cing , idest : — Domini (seu Dei) gubernii turma probationum: tomus divisus in 
duos libros , factus ab eodem. 

21. Kien-cin-scing-sci-kuei-i , seu: — Confirmationis sacramenti modus et ratio : parvus liber , 
factus a Rmo P. Basilio a Glemona Ord. Min. postea Vicario Apostolico in Provincia Scen-si. 

22. Me-siang-scin-kung , idest: — Meditationis spirituale opus , seu exercitium : unus tomus, 
factus a R. Patre Petro de la Pinuela Ord. Min. Obs. Discalceatorum Sancti Francisci. 

23. Informano , prò ventate: libellus impressus Pekini lingua latina, 1717, a P. N. S. J. 

24. Su-mo-cin-lun , idest: — Quatuor novissimorum veri discursus: parvus liber, factus a 
P. Couplet, S. J. 

25. Tien-scin-kuei : ko , sive: — Angelorum exercitia : unus tomus, factus a PP. S. J. 

26. Scen-ciung-i ing-li-tien, idest : — > Roiii finis (seumortis) ac sepulturae caeremoniarum liber, 
factus a P. Ludovico N. S. J. 

27. Ting-misa-fan-li , idest : — Audiendi Missam Regulae : parvus liber, factus a R. P. Petro 
de la Pinuela Ord. Min. Obs. S. Francisci Discalceatorum. 

28. Scing-fu-fang-zi-ko-hing-sci , idest: — Sancti Patris Francisci vita: tres tomi, facti a 
Patre Josepho Navarro Ord, Min, Obs, Sancti Francisci Discalceatorum, 



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CASTORANO 



29. Zi-ke, sive: — Septem defrenaliones : quatuor tomi, facti a R. P. Didaco Panloxa S. ./. 

30. King-tien-ki-lio-ven-ta , idest : — Scripturae Sacrae memoriae brevis inlerrogationes et 
responsiones : unus tomus , factus ad R. D. Joanne Rasset ex Seminario Parisiemi. 

31. Omnes libri calumici sinenses cum suis commentariis aut interprelationibus : idest quinque 
antiquiores , et Uber Philosophiae Maximae , cum quatuor recentioribus : sive : 1 opus regium : 
Sing-li-ta-ziuen : 2 primus Uber canonicus : I-king: 3 Uber secundus : Sciu-king: 4 Uber iertius: 
Sci-king : 5 Uber quartus : Li-ki : 6 Uber quintus : Ciun-zieu : 7 Uber philosophiae maximae Sinen- 
sium : sive : Sing-li-ta-ziuen : ex recentioribus vero : 9 Uber primus : Ta-hio : 10 Uber secundus : 
Ciung-iung : 11 Uber tertius, Lun-iu : 12 Uber quartus : Meng-zu. 

32. Kung-scing-kia-iu . idest : — Confusii sancii domestica verba aut colloquia. 

33. Ven-kung-kia-li , idest : — Rituale sinicum : sive domestici ritus aut caeremoniae. 
•34. Kiao-king-siao-hio , idest — Obsequentiae fiUalis parvulorum studium aut doctrina. 

35. Ming-sin-pao-kien , idest : — Ad clarifìcandum cor pretiosum speculum. 

36. Tai-sciang-kan-ing-pien , idest: — Libri revelati a duobus Diis Sinensibus. 

37. Seu-scin-ki , idest : — Disquisitio spirituum seu idolorum, aut deorum Ustoria. 

38. Lu-cing-iao-lan, idest; — Itinerarium per totum imperium sinicum, tam itineris terrestris 
quam fluvialis. 

39. Ieu-hio-za-zu, idest: — Puerorum studentium miscellanae litterae, seu characteres. 

40. Alius Uber dictus : Ta-fang-lieu-ien : prò pueris ac tenellis scholaribus. 

41. Lin-ci-cin-zi , idest: — Libri ad addiscendum Utteras, seu characteres sinicos. 

42. Zien-zu-ven , sive : — Mille litterarum seu characterum compositio. 

43. Libri tres : 1 Pe-kia-sing, idest : Centum familiarum sinensum cognomina: 2 Tung-ven- 
za-zu, idest: parvae figurae, quae inserviunt prò pueris et scholaribus tenellis, tam sinensibus, quam 
Tartaris : 3 Zien-zu-ven, seu: — Compositio rethorica mille characteribus conslans. 

44. Duo kalendaria seu ephemerides imperii Sinici : primus dictus : Sci-hien-li : secundus : 

I-TUNG-TA-ZIUEN. 

45. Hoang--ti-i-ciao , sive : — Testamentum imperatoris sinensis vocati Kang-hi. 

46. Van-pao-ziuen-sciu, sive: — Omnium praetiosarum rerum integri libri: octo tomi.. 

47. Kuon-zio-ziuen-lan , iclest : — Duo magni tomi, ad hoc expresse facti, ut ex his libris qui- 
sque cognoscere et scire possit omnes magistratus, gubernatores et officiales publicos qui sunt in 
actualibus officiis magistratibusque etc. tum in Regia Pekinensi, tum in omnibus provinciis et c'ivi- 
tatibus imperii sinici. 

48. Zu-goei, idest: — Litterarum, seu characterum adunatio : conslat qualuordecim parvis tomis. 

49. Dictionarium, seu polius Litterarium Sinicun — Latinum. Unus tomus in 4. 

« Hoc Dictionarium (a me infrascripto Padre Carolo Horatii anno Domini 1706 propria marni 
descriptum fuit et more europeo ligatum; constatque in universum paginis 1018) factum fuit a R. P. 
Rasilio a Glemona (di cui diremo a suo luogo ) Regularis Observantiae Reform. S. P. Francisci (postea 
Rmus Vicarius Apostolicus Provinciae Scen-si): qui R. Pater antea fecerat , aut verterat aliud Lit- 
terarium brevius , secundum ordinem Litterarii Sinici supradicti . At vero cum illud esset 
parum accomodatura prò Patribus Missionariis Europeis in Sina novis , fecit aliud Litte- 
rarium-Sinico-Latinum ex alio Letterario Sinico, magis accedente ad nostrum modum europeum, et 
est ferme secundum ordinem nostri ahphabeti latini : omnes enim litterae seu characteres sinici, qui 
incipiunt v. g. per litteras C. F. G. H. I. K. L. ec. redacti sunt per ordinem , et per classcs dispositi 
sunt sub eisdem nostris latinis litteris : unde audita voce sinica, facilius inveniri possunt characteres 
sinici . . . Meo judicio hoc Rev. P. Rasilii Dictionarium seu Litterarium prae omnibus aliis Dictionariis 
lingua Hispanica aut Lusitanica quae ego legi, est melius, clarius et verius ; univoce enim reddit sen- 
sum sinicum et est sufficienter copiosum ; unde sentio dictum Patrem in hoc esse aeterna gloria 
dignum ...» Aggiunge che il Padre da Gemona era giunto in Cina circa il 1684, e aveva imparato i 
primi principii della lingua cinese e i caratteri di essa da nòstri Padri Spagnuoli, Portoghesi, e Francesi 
che vi ebbe trovati. 

50. De nostro Dictionario- Latino- Italico- Sinico tam vocum quam characterum sinensium . 
« Cum in Sinica Missione prò Patribus Missionariis Italis, aut etiam prò cuiusvis nationis europeae 
scientibus linguam latinam, nullum adesset Dictionarium latino-Sinicum ad addiscendam linguam 
sinicam, liane necessitatem plusquam alii experti fuimus nos quatuor Missionarii Itali Regularis 
Observantiae Sancti Francisci, quando in Sinam, Deo protegente, pervenimus mense augusto anno 



CASTORANO 



95 



Domini 1700, cum nos vix ali quid tunc temporis intelligeremus de praedictis linguis, Hispanica, Lusi- 
tanica, aut etiam Gallica : unde nostrorum quotuor primus, aut provectior, P. Joanne. Baptista ab llli- 
ceto, serio iniunxit mihi (tunc omnibus fautori ), ut cum habilitas et possibilitas afforet, congruum 
Dictionarium Latino-Sinicum prò nobis Italis et prò omnibus Latinis pararem. Cui Patri debite parendo, 
promisi, me si vita comis fuisset, necessarium Dictionarium paraturum. In signum autem meae pron- 
ptitudinis mature descripsi et paravi Dictionarium, relinquendo spatia vel quasi areolas faciendo, ad 
apponendum postea in eis tum sinica verba respondentia, tum etiam characteres eius. In quibus spatiis 
aut areolis processu temporis de facto multa nomina aut verba, dum opportuna occurrerent, scribebam 
aut serebam. At vero cum nostrae Christian itates et Missiones, Dee» protegente et miserente, in dies 
crescerent ac multiplicarentur, ego solus (praedictis meis sociis aut morte aut exilio perditis), de 
eis curare debebam: ex altera autem parte auxilio esse debebam meo Illmo D. Episcopo Pekinensi, Fra- 
tri Bernardino de Ecclesia, in adimplendo partes sui muneris , et praesertim in publicatione Decreto- 
rum huius Sanctae Sedis et Constitutionis Apostolicae super ritus sinicos Summi Pontificis Clementis 
XI : ob quam et catena et carceres multaque alia passus, multum etiam tempus mihi constitit : unde 
nullo modo mihi vacuum erat prò Dictionario praedicto faciendo ; et ideo multum distuli. Hoc autem 
non sine speciali Dei providentia factum iudico, ut nempe magis in Sina provectus, et in rebus sinicis 
peritus, aptius etiam Dictionarium praefatum pararem. Quod tandem, Deo bene acliuvante, iam feci, 
illudque compievi non sine multo studio ac laboribus, paulo antequam Pelano Romam versus disce- 
derem. Feci ergo Dictionarium Latino-Italico-Sinicum, tam vocum aut verborum, quam characterum 
sinensium, eodem ordine alphabeti quo factus est Calepinus. Ergo in isto nostro Dictionario: 1 que- 
renda sunt nomina verbaque latina, et statim in eadem linea habentur correspondentia verba nomina- 
que sinica. 2 In eadem linea supra praedicta verba aut nomina sinica habentur litterae seu characteres 
sinici, genuine correspondentes subiectis verbis aut nominibus sinicis usualibus et vulgaribus. Etenim 
litterae seu characteres sinici sunt valde multi : suntque alii prò scriptura, aut etiam prò rethorica, 
et alii prò loquutione vulgari et usuali. Igitur praedictae litterae aut characteres, quos in hoc Dictio- 
nario pono, omnes sunt correspondentes loquutioni vulgari et usuali. Posui etiam aliquando chara- 
cteres rethoricales magis obvios, quia bonum est illos agnoscere, licet prò loquutione vulgari 
minime uli possi nt: unde istos characteres duplici stellula seu asterisco distinxi. Porro hoc Dictionarum 
duplicem habet usum : 1 ad addisccndam linguam sinicam, et quidem suflìcienter, aut etiam copiose, 
cum pluribus synonimis et modis loquendi diversis : 2 inservire etiam poterit prò iis PP. Missionariis, 
qui litreras seu characteres sinicos pari ter ediscere voluerint : uno enim eodemque tempore (absque 
perquisitione longa in aliis Digtionariis aut Litterariis) addiscere poterunt et linguam sinicam et 
characteres eius. lstud nostrum Dictionarium est in folio, uti vocant, ligatum (a me) more Europeo: 
et constat paginis duplicibus 510, unde sunt paginae simplices 1020. Feci etiam Grammalicam, seu 
Manuductionem ad linguam sinicam facilius addiscendam : et eam distinxi per capita viginti cum 
suis paragraphis prò distinctionc rerum, camque posui in principio dicti Dictionavii. Quae Gramma- 
tica constat paginis 102: unde in universum hoc Dictionarium (meum originale) constat paginis 1122. 
In hac autem Grammatica plura invenient lectores tum ad bene recteque scribendum verba seu voces 
sinicas, tum ad bene et genuine eas pronunciandum , tum etiam ad cognoscendum phrasim sinicam 
et modum loquendi Sinensium. Huius autem Dictionarii Latini-Italici-Sinici iam feci quatuor exem- 
plaria. Primum fuit quasi embrio (sborro) totum manu mea scriptum, tam litterae seu characteres 
sinici, quam reliqua omnia. At illud primum solum inserviet prò memoria ac testimonio. Hoc vero 
secundum, de quo hic loquimur, est meum originale ; at characteres sinici descripti sunt ex ilio primo 
embrione a meo amanuensi Bacalaureo Sinensi. Feci etiam tertium exemplar, et ligavi similiter more 
europeo manens Pekini, ut illud mitterem Romani ad hanc Sacram Congregationem de Propaganda 
Fide, a qua et mandatum acccperam praedictum Dictionarium perficiendi. Parabam etiam quartum 
exemplar, ut illud donarem R. Patri Dominico Pinheyro Vice-Provinciali Societatis Jesu Sinicae Mis- 
sionis, qui pluries a me illud efflagitaverat. At vero contigit, ut ob graves causas Religionis christia- 
naè circa ritus et coeremonias Sinensium, repetitis adhortationibus Illmi. Episcopi Hephestiensis,Fratris 
Francisci Garreto, debuissem venire Romam: ideo clictum tertium exemplar reliqui in manibus R. P. 
Fr. Joannis Antonii a Portu Ferraio, quem in nostris christianitatibus et Missionibus in Sina meo 
loco relinquebam , eique enixe recomendando , ut ex Dictionario faceret quintum exemplar , et 
meo nomine donaret praedicto Patri Vice-Provinciali Dominico Pinheyro. Qui Pater Joannes Antonius 
revera fecit quintum exemplar, et lìdeliter dicto P. Pinheyro meo nomine praesentavit ; et ego 
hic Romae manens epislolas accepi ab eodem Patre Pinheyro Pekini datas, in quibus Ics tallir praefatum 



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CASTORANO 



meum Digtionarium apraedicto P. Joanne Antonio recepisse, et de favore mini gratias agit. Item 
praedictus P. Pinheyro Vice-Provincialis S. J. cum alia sua epistola data Pekini die 30 novem- 
bris 1738, secunda vice de praedicto Dictionario (alias Vocabulario) his terminis gratias agit : 
Gratias ago Paternitati V. Aclm. Rev. prò donatione Vocabularii (seu Dictionarii) Sinici, et gaude- 
rem utique, ut, si illud P. V. Adm. Rev. iterum praelo dedit, me participem faceret unius vel alterius 
copiae de novo aeditae , ad meam et aliorum utititatem : praetium vero et expensae in impressione 
et portatione usque huc , vel ibi solvi faciam, vel hic persolvam borio Patri Joanni Antonio a Portu- 
Ferraio. Romani demum, Deo duce, perveni di 12 novembris 1734 : et hic Romae absolvi praedicti 

Dictionarii quartum exemplar. Obtuli etiam Memoriale Summo Pontifici Clementi XII rogans ut 

illud prò bono pubblico pubblicae luci daret: sed nihil factum fuit. Deinde Rmus Pater Josephus Maria 
ab Evora (multis titulis et factis hic Romae famosus, et nunc dignissimus episcopus de Portu in re- 
gno Lusitaniae) motus tum dignitate operis, tum ab amore boni publici, praefacti Dictionarii quartum 
exemplar suis impensis in tabulis incidi iussit et praelo dari. At vero (res miseranda!) incidimus in 
nequam nebulonem incisorem Philippum Zenobij , qui multis mendaciis , fraudibus et artibus solum 
carpebat pecuniam et opus totaliter in vanum reddidit. Et ideo quartum hoc exemplar ( finita iam 
causa Rituum Sinensium, si Deo placuerit) offeram summo Pontifici foeliciter regnanti Renedicto XIV 
prò Ribliotheca Vaticana; secundum exemplar vero, seu meum Originale Dictionarium dabo huic 
Conventui, seu Matri Religioni prò hac nostra Ribliotheca Aracoelitana. Et haec de libris sinensibus 
dieta suffìciant. Mea autem memorialia scriptaque hic Romae facta, oblataque prò causa Rituum Si- 
nensium, ob quam e Sina missus sum et veni, si Deus voluerit, uno volumine aut libro. omnia 
comprehendam , ut in eadem Aracoelitana Ribliotheca, una cum praedictis Digtionario, Parva Elucu- 
bratione et Libris Sinigis, pariter ad perpetuam rei memoriam asserventur. Datum Romae in Aracoeli 
die 30 Aprilis 1742. » E tutti questi tesori sono andati perduti, come dissi, nella soppressione de' Con- 
venti fatta il 1810, 

— Jesus, Maria, Joseph! Brevi notizie della Cina. Cornee 
quando, da chi e quanto volte è stata predicata nella Cina la 
Eeligione Christiana? E dove, quali e quanti Padri Missionarii 
sono attualmente nelT imperio della Cina ? Per il molto Illustre 
Signore Domenico Baiardi Archivista in Propaganda Fide. Date 
dal P. Carlo Horatii da Castorano della Diocesi Ascolana, Mi- 
nore Osservante di San Francesco , provetto Missionario Aposto- 
lico nell'imperio della Cina. Addì 11 Aprile, Anno Domini 1740. 

È un'altra importantissima scrittura, che fa parte del manoscritto di cui ci stiamo occupando, e che 
piglia dalla pagina 567 alla 619. Memoria dotta e bellissima, che se fosse stata conosciuta, niuno si sarebbe 
maravigliato di trovare ne' primi volumi della nostra Storia delle Missioni dell' Ordine, i Francescani in 
Cina sin dalla fine del secolo XIII! Per lo che non possiamo far a meno di riferirne ciò che riguarda la ri- 
petuta introduzione del Cristianesimo in quell' Impero ; le diverse epoche in cui ciò avvenne; e le terribili 
persecuzioni, per le quali vi fu sempre quasi estinto: storia, nella quale figura grandemente l'Ordine 
Francescano, e con esso i Padri dell'Ordine Domenicano, e di quello di Sant'Agostino; e nondimeno 
da coloro che ne scrissero insino a' dì nostri, non se n'ò fatta nessuna menzione ! Ne escludiamo però 
P abbate Huc, che nella riputatissima sua Histoire du christianisme en Chine; Paris, Gaume Frères, 1857; 
rese giustizia a tutti indistintamente gli Ordini Religiosi, che lavorano in quel difficile campo, rispetto 
alle Missioni antiche, cioè dal secolo XII sino al principio del XVI; ma neppure egli ha verbo 
di quel che seguì insino a noi. Gravissima mancanza (come si vedrà dai soli cenni che riportiamo 
dalla relazione del Padre da Castorano ), che falsa e travolge interamente un periodo così importante 
di storia ecclesiastica, con danno gravissimo de' sopra detti Ordini Religiosi e della stessa Chiesa. 

La Cina. 

« II regno, o Imperio della Cina (chiamato da essi Cinesi Ciung-huè, idestMedii Regnum, Ciung-hoa 



CASTORANO 



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et Han-hue, da Tartari et Armeni viene detta Cataio: e da noi Europei chiamata comunemente la Gina) 
è situata nell' ultimo dell'Asia, dentro li gradi di longitudine 130 sino a 150; e di latitudine da gradi 
23 sino alli 41 incirca. All'Austro et Oriente è circondata dal mare Oceano: all'Occidente confina 
con li Regni di Tunkino, Tibet e Tartari : e da Rorea o Settentrione è circondata da un grandissimo 
e lunghissimo muro, il quale fu fatto edificare da un cinese imperatore, chiamato Zin-sci-hoang , da 
200 anni incirca avanti P incarnazione di N. S. Gesù Cristo, per difenderla dalle incursioni de' Tartari 
boreali ad essa confinanti. — E benché, al principio, la Cina fosse tutta un regno et imperio, col tempo 
fu divisa in molti regni: et al presente è divisa in 13 Provincie: cioè la provincia Pehing, o Pekino , 
detta comunemente Pe-ci-U, et in essa attualmente è la Regia della Cina, chiamata dalli Cinesi Pehing, 
cioè Borealis Regia, posta al grado 40 e pochi minuti di latitudine, dove attualmente risiede P im- 
peratore cinese. Però la metropoli di detta provincia chiamasi Pao-ting-fu, circa due giornate da 
Pekino. 2. È la provincia detta Sciang-tung, la di cui metropoli dicesi Zi-nan-fu. In essa provincia 
(lo Scrivente) ha dimorato buona parte di sua vita, e vi ha la maggior parte delle sue christianità e 
Missioni. La provincia non è grande, nè piccola; e fra le città di 1. 2. e 3. ordine, sono in tutto 
cento et otto città. 3. È la provincia detta Scian-si, la di cui metropoli dicesi Tai-iuen-fu. La 4. 
provincia chiamasi Scen-si, e la sua metropoli è Si-ngan-fu, et è una grande provincia. 5. È la provincia 
detta Ho-nan, e la sua metropoli si chiama Kai-fung-fu: in essa risiederono varii antichi imperatori 
cinesi, e sta quasi in mezzo alla Cina: e da qui prese nome di Ciung-kue appresso li medesimi 
Cinesi; e non perchè la Cina stii in mezzo al mondo, come adulando a' Cinesi dissero e scrissero alcuni 
nostri PP. europei. 6. È la provincia detta Nan-king : et in essa risiederono li imperatori dell'ante- 
cedente dinastia imperiale, detta Ming-ciao : ma gl' ultimi imperatori trasferirono la loro residentia o 
regia a Peking, o Pekino, regia cinese anco al presente. 7. È la provincia chiamata Hu-kuang, la cui 
metropoli chiamasi Vu-ciang-fu, et è una grande provincia. 8. E la provincia Kiang-si, e la sua 
metropoli dicesi Nan-ciang-fu. 9. E la provincia nominata Ce-kiang, la di cui metropoli si nomina 
Hang-ceu, chiamata da alcuni scrittori europei e da Marco Polo Veneto, Quin-sai; ma deve dirsi 
King-sci, idest Regia, perchè anco ivi risiederono li imperatori cinesi nei secoli 12 e 13 della nostra 
èra cristiana. 10. È la provincia detta Fu-kien, e la sua metropoli si dice Fu-ceu-fu. 11. È la provincia 
chiamata Kuang-tung : la sua metropoli chiamasi Kuang-ceu-fu (e da Europei viene detta Cantone ) ; 
et è situata fra il Tropico di Cancro e la Linea equinoctiale, al grado 23 in circa di latitudine; sta 
posta al lido di un fiume poco lontana dal mare: ivi vanno ogni anno le navi e mercanti Europei 
a tributare ogni anno alcuni millioni di argento, di cui privano e spogliano la nostra povera 
Europa, per comprare varie merci, quali noi in Europa già Phabbiamo, o di esse anco abbondamo. 
12. È la provincia detta Kuang-sl, sua metropoli Kuei-lin. 13. E la provincia chiamata Kuei-ceu, sua 
metropoli Kuei-iang-fu. 14. È la provincia di Su-ciùen, sua metropoli Cing-tu-fu. 15. L'ultima pro- 
vincia chiamasi Jun-nan, sua metropoli Jun-nan-fu. 

Antichità dell'impero Cinese. 

« Lasciando da parte le favole , e varie altre opinioni, dico che (secondo la mia cognitione e 
sapere delle cose et historie de' Cinesi), li primi certi et innegabili imperatori cinesi, furono Jao, Sciu 
et Ju, e di questi il primo, Jao, incominciò a regnare in Cina P anno 460 dopo il diluvio universale : e 
per varie dinastie o famiglie imperiali , come pure per interregni et imperio de' Tartari Occidentali, 
e poi a' tempi nostri anco de' Tartari Orientali sino al presente imperatore Tartaro-Cinese , chiamato 
Kien-Lung, et anno 5 del suo regnato (anno Christi 1740), vi sono passati anni 4230 in circa. Il 
qual tempo (o anni) si deduce molto conforme al computo o èra delli Settanta , seguitato dal Car- 
dinal Baronio, relato nel Martirologio Romano nella vigilia del Santo Natale , e permesso pubblica 
e solennemente dalla Santa Sede e Chiesa Cattolica Romana. Il quale computo io tengo per vero ( e 
non quello di varii privati authori tra di loro discordanti e diversi) per esser anco corroborato da una 
non interrotta cronologia cinese, ec. 

Cristianesimo in Cina. 
1. 

« La prima volta che la Religione Christiana entrò in Cina, si crede da varii scrittori che fosse 
per mezzo dell'Apostolo S. Thomasso. E 1. si raccoglie da varii monumenti delli Indiani e dall' Of- 

7 



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CASTORANO 



ficio, et orationi di S. Thomasso, dicendosi in essi di havere predicata la Religione cristiana anco 
nel Cataio, cioè la Cina boreale.' 2. Fra i molti Idoli che si adorano nelli tempii di Cina, uno di essi 
si rassomiglia alla figura di S. Thomasso Apostolo, e chiamasi anco Tomo: però la seconda sillaba 
mo , benché nelle parti più boreali di Cina si pronuncii come la e ottusa , o pure o, il proprio e 
genuino suono o voce del carattere cinese si deve pronunciare me coli' e chiara, e non o: onde 
questi due caratteri cinesi, colli quali si scrive il nome di detto Idolo, devono leggersi To-me : e 
così nell'India da tutti è chiamato S. Thomasso: dunque convenendo la figura et il nome di detto 
S. Apostolo, si raccoglie e si crede che tra gli altri regni dell'Indie orientali, dove predicò l'Evan- 
gelio S. Thomasso, predicasse ancora nel Cataio, cioè nella Cina, ec, 

fc, 

« La seconda volta fu predicata in Cma la Religione Christiana da alcuni Sacerdoti (o Reli- 
giosi) della Giudea, o Caldea, come apertamente consta da un monumento, o. lapide trovata in 
Cina (circa 1' anno del Signore 1570), vicino la metropoli detta Si-ngan-fu della provincia di Scensi : 
la quale lapide fu scoperta sotto le rovine di un tempio (o monasterio) di Idoli, che forse fu 
una chiesa di Cristiani; per la quale certamente sappiamo che la detta lapide fu eretta sotto la fa- 
miglia Imperiale Tang, l'anno secondo dell' imperatore cinese o regnato Kien-ciung, in memoria e 
lode di essersi predicato in Cina la Religione cristiana. Nel principio della quale lapide , o inscri- 
tione, si dà una notizia di Dio Trino et Uno ; di havere fatte tutte le cose, e di essersi incarnato 
il Messia, ec. II tutto però si fa in frase sinica molto alta et oscurissima, per non dire impropria: nel 
progresso poi si dice che detti sacerdoti (o Religiosi, secondo il senso sinico) dalla Giudea andarono 
alla Cina (espressamente chiamandola Ciung-kue , come li Cinesi la chiamarono già anticamente, 
e chiamano sino al presente), e che varii imperatori cinesi furono già christiani, quali fecero edificare 
tempii e monasterii per li detti Religiosi. Item si dice in detta lapide, che la Religione Christiana 
patì in Cina alcuna persecutione: ma poi per la pietà e giustizia di un imperatore cinese rifiorì più di 
prima. E di più, al lato e al basso di detta lapide, vi sono anche lettere chaldaiche antiche ; e vi si 
scrivono i nomi di detti Sacerdoti, o Religiosi, del Vescovo, e delli Chorepiscopi. L'anno poi della 
erettione di detta lapide si scrive pure in lettere caldee, et è l'anno 1092 (secondo il computo delli 
Greci ), quale corrisponde all'anno 782 incirca dell' incarnatone del Verbo, secondo il computo o èra 
della Chiesa cattolica romana. Onde per tutto ciò è evidente che nel detto tempo' nella Cina vi era la 
Religione Christiana. Io ho meco la Inscrittione Cinese di detto monumento, et è stampata sopra la mede- 
sima lapide, onde è anche cosa authentica. Di più ho fatto una fedele versione della medesima Inscrit- 
tione. Il R. P. Athanasio Kircherio Soc. Jesu rapporta similmente il detto monumento, nella sua China 
illustrata, pagina 12 e seguenti; benché circa la expositione facta ad sensum, ci è qualche cosa da dire, ec, 

3. 

« La terza volta fu predicata la Religione Christiana cattolica nel Cataio, cioè nella Cina boreale 
da' nostri Religiosi Minori di S. Francesco sul fine del dodicesimo e principio del tredicesimo secolo, 
come pure nella Tartaria anco inferiore; nel qual tempo regnava nella Cina l'imperatore de' Tartari 
chiamato Cublai-Han, col nome di regno o regnato, Iuen-ciao, come consta dalle historie de' Cinesi: 
il quale imperatore subiugò prima la Cina boreale, chiamata dai Tartari Cataio (o Catet Curun), 
come al principio si è detto; e poi sogiogò anco la Cina australe, che da' medesimi Tartari viene chia- 
mata la Provincia del Mangi, cioè a dire degli uomini australi. Imperocché fino al giorno di hoggi la 
Cina è divisa o considerata dai medesimi come in due parti distinte; e li Cinesi australi sprezzano li 
boreali, chiamandoli Kua-zu, e questi viciversa sprezzano li Cinesi australi, e come per disprezzo li 
chiamano Man-gin , et Nan-man-zu, idest esteri, vel barbari australes. E da qui quella parte au- 
strale della Cina fu chiamata la provincia del Man-gin, o Mangi. Tutto ciò consta anco da varii 
scrittori, e specialmente lo rapportano gli Annali del nostro Waclingo, tórni 5 e 6: ( novae edi- 
tionis) parlandosi de Patre Joanne à Monte Corvino, ordinis Minorum, qui cum sociis ivit Tartariam 
etCathaium: il quale con altri Religiosi partì a tempo del Pontefice Niccolò IV, et essendovi già 
cristiani, dopo creatus fuit Archiepiscopus Cambaliensis a Clemente V; mentre in detti Regni vi 
erano già da quattro o cinque altri Vescovi. Però detto monsignore Arcivescovo non deve dirsi Cam" 
baliensis, sed Ham-Paluensis , cioè a dire della città di Ham-Palu, che vuol dire regia, aut Jm~ 



CASTORANO 



99 



perialis civitas del detto imperatore Cublai-Ham: quale città di Kam-Palu è appunto la regia di 
Pekino attualmente. — Item tutto ciò consta pure dalli viaggi di Marco Polo Veneto e dal nostro 
Venerabile Odorico di Udine nel Friuli , rapportati dal Ramucio : imperocché il detto Marco 
Polo per extensum descrive il Cataio, la Provincia del Mangi e la detta città regia di Ham-Palu: 
cosi pure scrive alcuni suoi viaggi fatti nella Cina : et io ho examinato e trovato che la detta città 
di Ham-Palu è veramente la presente regia di Pekino: il che ho esaminato stando in Cina, leg- 
gendo e confrontando detto Marco Polo con li luoghi e cose che lui dice di Pekino, di Cina, e dei 
suoi viaggi in essa. Et il medesimo Beato Odorico di Udine parla più expressamente di detti nostri 
Religiosi et Arcivescovo della detta Regia di Cambalu, o Ham-Palu; benché alcuni nomi poco si 
confrontino, per havere egli malamente inteso, c perché così li chiamavano quelli che con lui par- 
lavano. Et egli dice che arrivò in Zaiton, cioè Canton, o Cantone: poi andò &Fugià cioè a Fu-ceu, 
metropoli della provincia di Fu-kien ; e da qui passando per varie città ( e quasi tutta la Cina ) , 
arrivò a Cambalu, cioè Ham-Palu. Dove una volta tra l' altre dice che ritornando il detto imperatore 
Cublai-Ham dalla caccia di Tartaria alla sua regia di Ham-Palu, cioè a Pekino, il detto monsignor 
Arcivescovo Giovanni da Monte Corvino ( che era della Provincia di S. Angelo nella Puglia ) , ac- 
compagnato dai suoi Religiosi, e fra essi il detto B. Odorico, assieme con altri grandi della Corte, 
de more andarono ad incontrare detto imperatore ; e per non andare manibus vacuis , altro non gli 
venne a mano che un piatto di pomi; et offeriti a sua maestà, V Imperatore gratissimamente li ricevè, 
prendendone in mano tre di essi: de' quali uno ne mangiò esso imperatore, il secondo diede ad 
un grande a suo lado, et il terzo diede al medesimo offerente Arcivescovo, acciò a sua imitatione 
li mangiassero , come de facto fecero. Dopo ciò il detto Beato Odorico ritornò in Europa a tempo 
di Papa Giovanni XXII (quale dimorava in Avignone), e venne per condurre altri nostri Religiosi 
nelli detti regni di Tartaria e Cataio: ma arrivato sino alla città di Pisa, hebbe una visione del 
nostro Padre san Francesco , nella quale gli fu annunziata la sua morte dentro non molto tempo , 
e che non ritornasse in Oriente, ma tornasse in sua Provincia, dove morirebbe: e de facto ritornato 
in Udine, e dopo scritto li suoi viaggi per ordine del Padre Provinciale, passò da questa all' altra vita, ec. 

« Il predetto Marco Polo racconta che in detto tempo nella Cina vi erano anco Mahomettani, 
Giudei, e Christiani Nestorini, o Nestoriani. Col tempo poi, morto già il detto imperatore Càblai-Ham, 
succedò respcttivamente come ad Alexandre Magno; perchè li suoi Generali (quali occuparono molti 
regni de' Tartari, il Mogol, la Persia, et altri fecero scorrerie anco nella Moscovia, e sino alla Polonia), 
si fecero signori delle terre o regni ne' quali già si trovavano: li diluì figliuoli poi che regnarono 
nella Cina, poco vi durarono che perderono l'imperio, e finalmente furono estinti, mentre un huo- 
mo ordinario cinese (detto, dopo fattosi signore, Hung-vu) si ribellò, et ogni giorno aumentan- 
doseli gente e facendo grande esercitoci impadronì di tutta la Cina, si dichiarò imperatore, e 
fondò la famiglia, o regnato, detto Ming-ciao. La quale dinastia, o famiglia, ha regnato nella Cina 
anni 276 incirca, sino all'invasione, prima di un rebello cinese, detto Li-hia-zu, e poi delli Tartari 
orientali dell' imperio della Cina, quali presentemente tuttavia vi regnano, sotto il regnato di Tai- 
zing. Che perciò serrata la Cina alli Tartari dalli imperatori del Ming-ciao, e li Tartari fattisi 
signori ne' regni dove erano generali , essendo poco concordi , o anco discordi fra di loro ; morti 
quei Religiosi e Vescovi che vi erano , non potendo penetrarvi altri per viaggi di terra ( e non 
essendo all' hora aperta agli europei la navigatione de' mari orientali come adesso ) , et li poveri 
Christiani, rimasti già senza pastori e cultori , poco a poco si estinsero. — Sono però restati in Cina 
li Mahomettani, et anco si sono moltiplicati, perchè essi non dilatano la loro setta con la predicanone, 
come fanno li ministri evangelici, ma colla generatone de' figliuoli, e comprando schiavi e schiave. 
Hanno nondimeno anch' essi Mahomettani perdute varie cose o dottrina della loro setta: e più volte 
discorrendo io con essi, 1' hanno confessato meco, dicendo, come lamentandosi: Noi altri (Maomettani 
di Cina) habbiamo perduto la nostra legge. Sono essi seguaci di Hall, come sono li Persiani: onde 
alcune volte vengono li delegati Persiani per visitare li Mahomettani cinesi. 

« Li Giudei in Cina pure sono quasi affatto estinti : io mai ne ho incontrato in tanti anni di 
Cina, e solo ho inteso dire dal fu P. Gio. Paolo Gozani Societ. Jesu, che nella metropoli di Ho-nan, 
detta Kai-fung-fu, vi sono tuttavia pochissime famiglie de' Giudei , e vi hanno piccola Sinagoga. 

4. 

« La quarta volta la Religione latina è stata predicata nella Cina in questo modo. Circa gli anni di 



400 



GASTORANO 



Gesù Cristo 1570 dalla città di Manila et Isole Filippine passarono nella Cina due PP. di S. Domenico; 
ma non poterono fermarcisi, essendo prohibitione nella Cina di dare adito a' forastieri. 

« Poco dopo nell' anno 1578 , dalle medesime Isole Filippine e città di Manila passarono pure alla 
Cina quattro Religiosi di S. Francesco, chiamati PP. Alfaro, Augustin de Tordecillas , Sebastiano Zacca, 
e Gio. Batta di Pesaro (questo era un nostro Italiano e gli altri tre erano Spagnuoli): i quali de facto 
entrarono in Cina, e si fermarono nella città di Kuang-ceu-fu, da noi altri europei detta Cantone, et 
in essa stiedero alcun tempo : ma dopo, anch' essi furono mandati via di Cina. Dopo questi, circa gli 
anni del Signore 1582 o pure 1583 entrò nella Cina il P. Rogerio della Compagnia di Gesù, e poco 
dopo vi entrò anco il P. Mattheo Ricci Italiano, Maceratense, della medesima Compagnia di Gesù. Li 
quali, parte coli' aggiuto de' signori Portoghesi di Macao , e parte con curiosità et istrumenti mathema- 
tici, si fermarono in Cina; e poi fecero casa nella città detta Sciao-ceu della provincia di Kuan- 
tung. Poco dopo però il detto P. Rogerio partì dalla Cina, e vi restò il solo P. Mattheo Ricci . Il quale 
però, come più volte ho inteso raccontare da mio Monsignore Vescovo di Pekino, Frate Bernardino 
della Chiesa , da un Governatore, o Officiale di quella città fu cacciato da detta sua casa, compostasi 
politamente, e fu mandato ad habitare in un tempio d' Idoli , o monasterio de Bonzi religiosi idolatri, 
dove il P. Ricci stiede alcun' anni senza potere fare niente. 

« Dopo alcun tempo passando un grande Mandarino che daNankino era dall' imperatore mandato 
a Cantone, e da Cantone ritornava a Nankino, per curiosità volse vedere detto europeo P. Ricci: il quale 
haveva già sufficentemente imparato la lingua cinese , e poteva farsi intendere . Parlando dunque 
col detto grande Mandarino , et essendo dimandato di varie cose , esso conobbe che V europeo P. 
Ricci era intendente e dotto in varie scienze, e nella Mathematica: onde restando ammirato come stasse 
tra li Bonzi , e poco meno che vestito da Bonzio ( in Cina li Bonzi sono per lo più huomini vili e 
quasi la feccia della gente), lo esortò che andasse seco in Corte, o Regia, che ivi lo havrebbe introdotto 
coli' imperatore. Il P. Ricci, che non desiderava altra cosa che di introdursi in Cina per predicarvi la 
santa Religione Christiana, volentieri accettò Y offerta del grande Mandarino : onde lasciato quell'abito 
e vestitosi alla cinese, con habito o vesti delli letterati cinesi, andò con esso lui a Nankino , dove in 
quel tempo era la Regia dell' imperatori di Cina. Et ivi de facto dal detto grande fu introdotto a vedere 
l' imperatore cinese, il quale si chiamava Van-li , ec. 

Dopo V instituzione della Congregazione di Propaganda Fide. 

t . 

« In processo poi di tempo, circa l'anno del Signore 1630, o 31, dalle sopraddette Isole Filippine, 
e città di Manila rientrarono in Cina alcuni PP. Domenicani, e con essi similmente alcuni PP. France- 
scani , due delli quali furono li PP. Gio. Batta Morales Domenicano , et Antonio di Santa Maria 
Francescano. Li PP. Domenicani si fermarono nella Provincia di Fu-kien , et uno di essi (P. N. Coronato) 
arrivò sino alla provincia di Scian-tung, e comprò piccola casa nella città detta Zi-ning-ceu. Li PP. 
Francescani dopo poco tempo andarono nella provincia di Scian-tung, et alla sua metropoli chiamata 
Zi-nan-fu : ivi si fermarono, e comprarono casa in essa metropoli. Altro Padre Francescano parmi 
che restasse in detta provincia di Fu-kien nella città detta Scio-iue-fu, ec. 

8. 

« Lì PP. Domenicani da Manila successivamente entrarono nella Cina, come di sopra si é detto, et. 
hanno aperto e fondato christianità e Missioni nelle due Provincie di Fu-hien e Ce-kiang, dove hanno 
varie case, chiese, o residenze. E l'unico Padre di S. Domenico, Padre Pietro Munoz, che restò in Cina nella 
persecutione detta del Signore Cardinale di Tournon (nel 1707) fece anco una casa o chiesa nella me- 
tropoli di Cantone. E gì' altri PP. Domenicani furono tutti scacciati da Cina per 1' obbedienza alli 
decreti del mdesimo Legato; ma poco a poco vi rientrarono successivamente, quali al principio stavano 
occulti nelle dette due Provincie, in loro case e Missioni : ma poi stavano già quasi pubblicamente, 
sin a tanto che nella persecutione generale del 1724, come tutti gì' altri PP. Missionarii, furono scac- 
ciati o esiliati dalla Cina a Cantone: e dopo furono anco scacciati da Cantone a Macao, con tutti 
gì' altri PP. Missionarii . Con tutto ciò alcuni di detti PP. Domenicani sono rientrati occultamente 
in Cina , et attualmente stanno occulti nelle dette due Provincie Fu-kien e Ce-kiang. De' quali PP. 
Domenicani, nell' anno 1733, ne furono scoperti due, e presi, furono mandati alla metropoli detta Fu- 



CASTORANO 



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ceu-fu, dove vari mesi stiedero carcerati. Ma però sotto il ritlesso o timore che i signori Spagnuoli 
di Manila non trattassero male li mercanti cinesi, che vanno a quella città di Manila a causa delle 
loro mercantie , li detti due PP. Domenicani furono liberati dalle carceri , e rimandati ambi dove 
erano venuti : cioè , uno a Macao, e l'altro alla detta città di Manila. Però li poveri christiani ricettatori 
delli detti PP. nelle loro case, patirono grandemente ; perchè alcuni castigati gravemente, furono 
condannati all' esilio; et uno di essi fu anche condannato a morte, perchè da Manila avea condotto uno 
di detti PP. alla Cina. Ho inteso nondimeno dire che la detta sentenza con li christiani non fu piena- 
mente eseguita , ec. 

3. 

« Li PP. Francescani Oss. Scalzi di Spagna, dopo la predetta persecutione di Jang-kuang-sien , 
ancor essi , come li PP. Domenicani, da Manila rientrarono successivamente nella Gina , e vi hanno 
aperto e fondato molte cristianità e missioni, et hanno anco comprato o fatte molte case, chiese, 
e residenze : in Cantone hanno due case e chiese : alcun' altre dentro la medesima provincia e metropoli 
di Kuan-tung. Item nella provincia e metropoli di Scian-tung, detta Zi-nan-fu, hanno pure casa, chiesa 
et residenza : ed è quella medesima che al principio ( avanti la detta persecuzione ) comprò et hebbe, 
come si è detto, il P. Antonio da S. Maria: mentre, nonostante ch'esso Padre morisse nell'esilio 
in Cantone, come sopra si è detto , però il compagno e Missionario in quella detta metropoli (Gesuita) 
ritornato che fu dall' esilio di Cantone, per grazia e permissione del nuovo imperatore cinese Kang-hi 
avendo ricuperato la sua casa e chiesa in detta metropoli di Zi-nan-fu, con ogni carità e fedeltà ricuperò 
anche la detta casa e chiesa de PP. Francescani. Dopo poi consecutivamente li medesimi PP. Fran- 
ciscani hanno aperto christianità e fondato Chiese e residenze in altre sette o otto città della detta 
provincia di Scian-tung . Di modo che coli' altre tre case o chiese in altre tre città, distinte da noi 
Francescani Osservanti Italiani, Missionari di Propaganda nella detta Provincia di Scian-tung, la 
maggior parte sono christianità e Missioni Francescane (non havendovi li PP. Gesuiti che una sola 
chiesa o residenza nella predetta metropoli di Zi-nan-fu), con altre cristianità et anco varii oratorii 
fuori di essa. Item li detti PP. Francescani di Manila hanno altre cristianità, chiese, e case o resi- 
denze nella provincia dì ICiang-si, di Fu-kien, et anco in quella de' Nan-king, o Nankino. Ma però 
nella persecutione generale, fatta dall' imperatore Tartaro Cinese, chiamato Jung-cing, nell'anno 1724 
li detti PP. Francescani di Manila con tutti gli altri, furono pivati di dette case chiese , ec. e scacciati 
via, prima a Cantone, e poi anco da Cantone scacciati via a Macao, ec. 

4. 

« Dopo questa universale espulsione nondimeno, passato alquanto il primo furore della perse- 
cutione, alcuni di essi PP. Francescani sono occultamente rientrati in Cina e andati alle predette 
loro christianità e Missioni : et attualmente due di essi sono nella detta provincia di Scian-tung ; e 
sono alcuni anco nella provincia di Kiang-si. Se anco nella provincia di Fu-kien sia alcuno di essi 
PP. può essere, ma non lo so di certo. Delle Missioni poi o christianità che li detti PP. hanno nella 
provincia di Kuang-tung non lungi dal mare, ne tengono cura quelli PP. che tuttavia sono rifu- 
giati nella città di Macao : li quali con barchette vanno per mare a consolare li loro christiani ed 
a ministrargli li Santi Sacramenti. E questo è ciò che spetta alli nostri PP. Francescani Oss. Scalzi 
di Manila, o Spagnoli. 

« Dalle lettere ricevute dalla Cina in ottobre 1740, intendo che uno delli sopradetti PP. Missio- 
narii Francescani Oss. Scalzi nella Provincia di Scian-tung, chiamato P. Antonio della Madre di Dio, 
fu scoperto, e preso, carcerato con varii christiani e condotto in catene alla detta metropoli di Zi- 
nan-fu , e dal Viceré di essa fu mandato alla Regia di Pekino, diretto al tribunale de' criminosi o 
rei , dove stato pochi giorni nelle carceri, da Pekino fu mandato a Cantone , e d' indi esiliato dalla 
Cina. Li Christiani però, presi assieme col detto P. Antonio, furono castigati rigorosamente ; ma 
non con pena di morte. E questo ha succeduto nell'anno passato 1739 in settembre et ottobre, ec. 

5. 

« Li PP. Agostiniani di Manila ancor essi finalmente passarono alla Cina, ma in poco numero, 
et hanno aperte alcune christianità e Missioni, e comprato o fatte due o tre case o chiese: una 
nella metropoli detta Kuang-ceu-fu, cioè Cantone , l' altra nella città detta Nan-hiang-fu nella mede- 



402 



CASTORANO 



sima provincia di Kuang-tung. L\ terza parmi che sia tra le due Provincie Kuang-tung e K'uang-sL 
Però nelle predette due persecuzioni del 1707 e 1724 , anch'essi PP. Agostiniani furono scacciati 
via. — Quando io partii da Cina, e da Cantone, per venire a Roma (in gennaro del 1734) intesi dire 
che nelle dette Missioni de' PP. Agostiniani attualmente vi era un Agostiniano di Manila, et era 
naturale di quell'Isole Filippine, di natione Pampango; onde nella flsonomia era quasi simile alli 
Cinesi, et occultamente haveva cura di dette christianità e Missioni de'PP. Agostiniani, essendo 
dette loro case o chiese confiscate come tutte F altre , ec. 

6. 

« Neil' anno 1680, dalla Sacra Congregazione di Propaganda Fide furono mandati similmente 
verso la Cina cinque PP. Francescani Osservanti Riformati italiani : et il primo di essi chiamatasi 
P. Bernardino della Chiesa (venetiano), il quale qui in Roma fu eletto Vescovo Angolicense, e fu 
consacrato nella Chiesa dentro Propaganda. Poi fu mandato Coadministratore in secondo luoco del 
sopradetto Monsignor Vescovo Heliopolitano ; e dopo varii anni , il detto Monsignor Angolicense 
assieme con li suoi quattro compagni arrivò nel regno di Siam nell' Indie , dove vi rimase un anno 
continuo. Poi lasciato due de' suoi compagni in esso regno di Siam per Missionari, esso Monsi- 
gnor Angolicense con gì' altri due PP. compagni si imbarcò per la Cina . De' quali compagni uno 
era il P. Gio. Francesco de Nicolais , e 1' altro il P. Basilio , da Gemona , e coli' aggiuto di Dio , 
nonostante essere interdetto in quel tempo l' ingresso in Cina a' forastieri, vi entrarono felicemente et 
arrivarono in Cantone (parmi a 28 di agosto del 1684). Dove furono con carità ricevuti in casa o 
Chiesa da' nostri PP. Francescani Oss. Scalzi Spagnoli , ec. 

». 

«Nell'anno 1697 (come mi pare) la Sacra Congregazione di Propaganda Fide fece speditione 
di altri Missionarii per l' impero della Cina. De' quali furono tre signori Preti secolari , cioè, il signor 
Gio. Donato Mezzafalce Italiano, il signore D. Giovanni Mullener Tedesco, et alunno di Propaganda, 
et il signore D. Ludovico Antonio Appiani Piemontese , Prete di Monte Citorio, un P. Agostiniano, 
(P. Cima), e sei Francescani, due Minori Osservanti, e quattro Riformati. Li quali Missionarii in 
vari tempi arrivarono alla Cina . — E di essi il detto signore Don Gio. Donato Mezzafalce , dopo 
alcuni anni comprò casa in piccola città, detta Siao-scian-hien nella provincia di Ce-kiang, e fu poi 
fatto Vicario Apostolico della medesima provincia da Monsignor de Tournon (poi Eminentissimo 
Cardinale ) e fu esiliato dalla Cina assieme col predetto Monsignor Maigrot , Vescovo Cononense nel 
1706 come speciale corrispondente del medesimo Eminentissimo di Tournon: arrivò sano in Roma, 
hebbe beneficio in S. Pietro, et in Roma poi morì, ec. 

« Il signore D. Ludovico Antonio Appiani, assieme col signore Don Gio. Mullener, aggregatosi 
già alla sua Congregazione , andarono nella Provincia detta Su-ciuen , e comprarono poi casa nella 
città, chiamata Ciung-king-fu. Dopo, il detto signore Appiani partì dalla detta provincia , et arrivato 
poi in Cina l' illustrissimo Monsignor de Tournon, e determinatosi di andare alla Regia di Pekino, 
lo pigliò per suo interprete, e andò col medesimo a Pekino ; da dove , partendo poi detto Monsignor 
di Tournon , ... il detto signore D. Ludovico Antonio Appiani fu catturato nel viaggio per ordine 
dell'imperatore cinese Kang-hi nell'anno 1706, e fu portato a Pekino: da Pekino fu mandato nella 
predetta provincia di Su-ciuen, e d' indi di nuovo ricondotto a Pekino ; e dopo essere stato ivi 
alcuni anni come in carcere , .... da Pekino fu mandato a Cantone , et ivi fu detenuto in una 
habitatione pubblica per molti anni ( loco carceris , sed non rigorose ) : alla fine fu liberato circa 
l'anno 1727 dall'imperatore Tartaro Cinese ad intercessione del Sommo Pontefice Benedetto XIII. 
Sino a tanto che nell' espulsione generale di tutti li PP. Missionari dalla detta città e metropoli di 
Cantone, circa l'anno 1732, benché esso signore D. Ludovico Antonio Appiani stasse infermo 
gravemente, fu parimente scacciato e portato a Macao : dove arrivato, rese l' anima al Signore per 
andare e ricevere il premio di sì lunghe tribolationi, come piamente speriamo. 

« Il predetto signore Giovanni Mullener , nella suddetta persecutione del signore Cardinale 
di Tournon, fu anco lui esiliato dalla Cina: ma poi col suo fervoroso zelo vi rientrò secretamente, 
et alla fine ritornò anco in detta sua missione di Ciung-king-fu, dove dimorando insegnava lettere 
europee, o latine, a' giovani cinesi per Inabilitarli poi al sacerdotio. Dopo fu eletto Vescovo Myriopoli- 



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tano, e fatto Vicario Apostolico delle due Provincie Su-ciuen et Hu-kuang, dove pure col tempo comprò 
una piccola casa, sino che nella persecutione generale del 1724 bisognò che di nuovo uscisse via dalle 
sue Missioni, come tutti gì' altri, e si venne a rifugiarsi a -Pekino dal signore D. Theodorico Pedrini 
della medesima Congregazione, dove restatovi alcuni mesi, partì et andò a Cantone. Ma dopo esser 
stato alcun' anni in Cantone, costantemente persistendo nel suo zelo e fervore, con ingegnosa frode 
ritornò alle dette sue christianità e Missioni, dove ha anco ordinato due o tre sacerdoti cinesi, 
colli quali attualmente , se come credo vive, cultiva le dette sue Missioni e christianità nella detta 
provincia di Su-ciuen. 

« Delli predetti sei Missionarii Francescani , uno de' quattro Oss. Riformati si incorporò (in Manila) 
colli predetti Francescani Oss. Scalzi Spagnuoli : gl' altri cinque successivamente fecero tutti capo da 
Monsignor di Pekino, F. Bernardino della Chiesa : ma due di essi PP. Oss. Riformati (Gioseppe di Lan- 
gasco, e Placido di Valsio ) bisognò che uscissero fuori della Cina , perchè dati li loro nomi nel 
porto di Hia-muen, o emoi, e partitisene per dentro la Cina senza licenza de' magistrati , questi 
volsero assolutamente che uscissero dalla Cina. — 'Così pure il sopradetto P. Agostiniano Cima, ben- 
ché fosse già andato alla Corte di Pekino per servire l' imperatore cinese , bisognò che partisse e 
andasse via dalla Cina. Nè più vi tornarono questi tre soggetti. 

« Delli due predetti PP. Osservanti, uno di essi (P. Stefano da llliceto ) fu mandato da Mon- 
signor Vescovo Pekinense predetto nel regno di Cocincina, ricercato per compagno da Monsignore 
Vescovo Bugiense, Vicario Apostolico di quel regno; ma dimoratovi un poco tempo, cominciò ad 
infermarsi, e poi morì dentro pochi anni. — L'altro P. Antonio di Frosinone , pure Osservante, 
restò compagno del medesimo Monsignor Vescovo di Pekino , Fr. Bernardino della Chiesa, nella pro- 
\ incia di Scian-tung ; il quale poi comprò casa nella città detta Lin-zing-ceu con denari però di detto 
Monsignore Vescovo: et ivi detto P. da Frosinone (o Pacecco) cominciò con fervore a fare l'ufficio 
di Missionario , predicando la santa Religione cristiana, sino a tanto che nella persecutione chia- 
mato del signore Cardinale di Tournon , stante che esso Padre era stato in Pekino et ivi conosciuto, 
per l'obbedienza del decreto Nankinense (del 1707) del predetto signore Cardinale di Tournon, e 
pei la purità della stessa Religione cristiana , fu esiliato dalla Cina dall' imperatore cinese detto 
i\ititg-hi: onde detto P.Antonio di Frosinone, o Pacecco, ritornò in Europa, in Roma, e nella sua 
Provincia di S. Angelo in Puglia. E dopo varii anni finalmente dal sommo Pontefice Benedetto XIII 
fu fatto Vescovo di Bisceglia nella medesima Puglia, dove l'anno passato ( 1739 ), facendo 1' officiò 
di buon pastore , rese l' anima al Signore. 

« L'altro quarto (Oss. Riformalo) Antonio da Castrocaro in Toscana andò compagno del sopra- 
delto Reverendissimo P. Basilio da Gemona nella provincia di Scensi, dove era Vicario Apostolico, 
il quale fece casa e chiesa in piccola città detta San-iuen-hien ; ma il detto Reverendissimo P. Basilio 
morì dentro pochi anni dell'arrivo in quella provincia, e lasciò suo Provicario il detto P.Antonio 
da Castrocaro. — Dopo di ciò andò nella detta provincia di Scien-si altro P. Oss. Riformato, chiamato 
P. Giovanni Battista da Serravalle, Milanese, et ambi fecero casa e chiesa nella metropoli detta Si-ngan' 
fu ; et il detto P. da Serravalle andò poi all' Occidente di detta provincia di Scensi e confini anco 
del regno di Tibet. Il quale Padre da Serravalle poi partì dalle dette Missioni, et andò nella provincia 
di Hu-kuang , fatto in essa Provicario Apostolico da questa Sacra Congregazione di Propaganda Fide, 
et ivi morì di accidente nelP anno 1725 (nella detta persecutione generale del 1724), avanti di essere 
stato scacciato fuori della Cina. — Il predetto P. Antonio da Castrocaro conseguentemente fu eletto 
Vescovo Lirimense, e fatto Vicario Apostolico delle due Provincie Scensi e Sciansi: alla quale 
Provincia di Scensi consecutivamente andarono altri PP. Oss. Riformati : et uno di essi fa il P. Francesco 
da Conca, col suo compagno P. Francesco da Ottaiano: e questo P. da Ottaiano andò nelle dette 
Missioni e christianità delle città Lang-ceu e Laeang-ceu, di dove partì il sopraddetto P. da Serravalle. 
Nella persecuzione poi generale dell'anno 1724 il detto monsignore Vescovo Lorimense, e così pure 
detto P. da Ottaiano, et altro Padre, scacciati finalmente dalle loro Missioni e chiese, come tutti gli 
altri PP. Missionarii, andarono a Cantone in eiettione o esilio. Il detto P. Francesco da Conca pure 
scacciato dalla sua missione, partì per andare similmente a Cantone : ma passando per un monte 
della medesima provincia di Scensi, un Gentile di quel villaggio, sapendo la tribolatione et eiettione 
degli europei, si mosse a compassione di lui, e si exhibì di ritenerlo occulto in sua casa per alcun 
tempo, come de facto fece : onde detto P. Conca non partì da quella Provincia. 

« Li predetti, monsignore Vescovo Lorimense, et il P. Francesco da Ottaiano, dopo essere stati 
in Cantone alcuni anni, occultamente rientrarono in Cina, e ritornarono in Scensi sani e salvi nelle 



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CASTORANO 



loro predette christianità e Missioni. '■ — Sino che il detto monsignore Vescovo Lorimense stando in 
una sua christianità in attuale miriisterio per dire messa, fu assalito da un accidente, o apoplessia, 
e da buon pastore rese 1' anima a Dio. — Dopo di che in suo loco, per mezzo di questa Sacra 
Gongregatione fu eletto Vescovo e Vicario Apostolico il predetto P. Francesco da Conca (o Saraceni) 
col medesimo titolo di Vescovo Lorimense: il quale è zelante Prelato della purità della santa 
cattolica Religione Christiana, e contro le già note permissioni di Mezzabarba. (Di cui monsignore 
Lorimense nuovo io fo anco le veci, ed ho dal medesimo commissione di agire appresso la Santa Sede.) 

« Et attualmente detto monsignor Lorimense dimora tuttavia nella detta provincia di Scensi , 
con un suo compagno, P. Rocco Vomhsiler , Boemo : et ha anco ordinato sacerdote un giovine ci- 
nese, chiamato Ciao-Thome: a causa poi di detta persecutione, detto monsignore Vescovo sta ritirato 
in un monte, dove già vi sono varii christiani, conforme il medesimo monsignore Vescovo Lori- 
mense mi avvisava con sue lettere delli 10 agosto dell'anno 1739. 

« Il predetto P. Francesco da Ottaiano col tempo ancor lui fu eletto Vescovo Onense e Coadiutore 
in Su-ciuen del predetto monsignor Vescovo Myriofìtano : però avanti di consacrarsi e di andare 
nelle predette Missioni e christianità all' Occidente della provincia di Scensi , come buon operaio 
rese l'anima al Signore. Circa 1' anno 1726 il P. Francesco da Ferrere pure Oss. Riformato (il quale 
da poco tempo era andato nella detta provincia di Scensi, e nella persecutione predetta dell' anno 1724 
era uscitone et andato in Cantone ) , occultamente rientrò nella Cina, e passando varii luoghi e 
Provincie senza potervisi fermare, venne sino a Pekino da me; e da qui andò nella provincia di 
Sciansi, dove fu fatto Provicario da Monsignore Lorimense Francesco Conca, et ambi indussero 
molti christiani di quella provincia all' obbedienza della nota Costi tutione Apostolica: Ex Ma die ec. 
Il detto P. Ferrere camino tutte quelle christianità e Missioni, ... il quale poco tempo dopo fu eletto 
Vescovo Hephestiense, e fatto Coadiutore del medesimo monsignore Lorimense Conca. Il detto P. al 
principio aggiustossi una grotta in un monte vicino la metropoli di Sciansi, detta Tai-iuen-fu, quale 
serviva per suo rifugio et habitatione ; ma dopo fatto già Vescovo, sotto nome di un suo fido domestico 
(chiamato Li-iuo ) , comprò casa nella città detta Kiang-ceu , nella detta provincia di Sciansi , e 
la predetta grotta consegnatala al P. Gabriele da Torino del proprio Instituto, esso monsignore Hephes- 
tiense stava occulto nella predetta sua nuova casa : a cui fra poco si aggiunse il P. Eugenio di 
Bassano : et avvisato da me detto monsignore Hephestiense, che correva voce per Pekino di essere stato 
scoperto e ricercato , se ne fuggì fuori del gran muro in Tartaria in piccolo luoco o villaggio, dove 
erano christiani de' PP. Gesuiti ; ma però essendo da ivi escluso , venne a rifugiarsi da noi in 
Hai-tien ( vicino a Pekino), in casa di questa Sacra Congregazione di Propaganda, comprata dal- 
l' illustrissimo monsignore Mezzabarba ; et ivi dimorando , fu scoperto essere stata falsa la voce 
sparsa, che era stato scoperto e ricercato detto monsignore Vescovo Hephestiense: e questo monsi- 
gnore Vescovo fu quello che ripetutamente exhortò questo suo servo e scrittore delle presenti no- 
titie, di venire a Roma per difendere , anco a nome loro , l' onore di Dio e la perdita della sua 
santa Religione Christiana, con informare di tutto quello che occorre in Cina questa Santa Sede, 
e pregarne il dovuto rimedio , il che fu in settembre et ottobre del 1733 : come nel nome di 
Dio io feci a maggior sua gloria, vedendo la grave necessità di rimediare a tanti inconvenienti. 

« Il quale monsignore Vescovo Hephestiense, dopo la mia partenza da Pekino, o Hai-tien, se 
ne ritornò nella detta sua casa e Missioni di Kiang-ceu. Così pure fece dopo di lui il detto P. Euge- 
nio da Bassano (che parimente era rifugiatosi da noi in Hai-tien); nella quale casa e città di 
Kiang-ceu dimorando ambi, il detto monsignore Vescovo Hephestiense fu assalito da fiero accidente o 
apoplessia sul fine dell'anno 1727, e di ripetuti accidenti morì in gennaro del 1738. Ora poi in- 
tendo dire che il detto suo compagno P. Eugenio di Bassano sia eletto Vescovo Portimense e Coa- 
diutore del sopraddetto monsignore Lorimense in luoco del defunto Vescovo Hephestiense. — E queste 
sin' hora dette, sono le christianità e missioni in Cina de' nostri PP. Osservanti Riformati nelle predette 
due Provincie Scensi e Sciansi. — Et attualmente vi sono quattro sacri operarli, cioè due Vescovi, e 
due PP. Missionari!, et un sacerdote di natione cinese, conforme ho inteso dire, chiamato Ciao-Thomè. 

« Di più, quattro altri nostri PP. Oss. Riformati furono mandati alla Cina ed alle dette Missioni da 
questa Sacra Congregazione di Propaganda: due delli quali partirono da Roma nell'anno 1736, e 
due nel 1739; e giorni passati hebbi nova che già sono arrivati nella Cina , et in dette missioni. 
Nelle quali similmente vi è un P. de' Servi di Maria di San Marcello , mandato via da Pekino ; et 
accolto dal detto monsignor Vescovo Portimense nella provincia di Sciansi, fu destinato missionario 
e ministro nella città detta Lung~nang-fu. ec. 



GASTORANO 



405 



8. 

« Dell'i due illustrissimi monsignori Legati Apostolici mandati alla Cina dalla Santa Sede Apo- 
stolica e da questa Sacra Congregazione di Propaganda , il primo monsignore di Tournon ( poi 
eminenentissimo Cardinale ) prima comprò casa o chiesa, in Nankino, dalli nostri PP. Francescani 
Oss. Scalzi Spagnuoli, quella medesima che era stata di monsignore Vescovo Argolicense, poi Pekinense 
sopradetto ; ma detta casa o chiesa per lo più è stata senza P. Missionario, e già era mezza de- 
strutta, e di più occupata dalli Gentili, anco avanti la detta persecutione generale del 1724: e così 
nè meno vi sono christianità o Missioni ad essa casa o chiesa spettanti. Il detto Eminentissimo si- 
gnore di Tournon un' altra casa, pure al principio, comprò in Cantone, e fu riedificata una portione 
di essa mezzo all' europea; nella quale casa, o chiesa, per molti anni vi sono stati et hanno habi- 
tato li PP. Procuratori di questa Sacra Congregatione di Propaganda, et anco altri PP. Missionarii 
della medesima; ma però scacciati alla fine (circa Fanno 1732) tutti li Missionarii da quella me- 
tropoli di Cantone a Macao , anco essa casa, o chiesa, come tutte l'altre, fu occupata da' Gentili ; 
et ultimamente dalli tre gioveni venuti dalla Cina ho inteso dire che la detta casa, in maggior 
parte fu distrutta dalli Gentili occupatori; e poi ci hanno riedificato alla cinese ( forse per togliere 
affatto la memoria de' europei Missionarii. Deus eis non permutati) ec. 

« De' compagni poi portati seco in Cina dal detto Eminentissimo di Tournon, per quanto io so, 
nissuno fondò Missioni, case, o chiese, nè resta alcun di essi, ec. 

9. 

« Di quei signori Preti o PP. Missionarii che arrivarono in Macao (parmi sul fine del 1709 ), 
colla berretta cardinalitia per il detto Eminentissimo di Tournon , due furono chiamati alla corte 
di Pekino ( dopo la morte del medesimo) per servire all' imperatore cinese JL'ang-hi ; il reverendo si- 
gnore abbate Mattheo Ripa , et il signore D. Theodorico Pedrini : quello per incidere in rame ; 
questo per musica, ciambali ec. Il signore abbate Ripa dopo essere stato in Pekino da 10 in 11 anni 
et havere exercitato con fervore et zelo , quantum Ucuit , 1' officio di missionario , lasciò la Cina vo- 
lontariamente e ritornò a Roma et in Napoli, dove sta attualmente fondando un Collegio per gli 
alunni cinesi. E con questa bella occasione fonda ancho un nuovo Instituto de' signori preti nella 
Chiesa di Dio, come è già noto, se non bastano quei tanti Instituti che già vi sono, ec. 

« Il signore don Theodosio Pedrini , sotto varie vicende , alla fine comprò casa in Pekino ( al- 
l' occidente dentro la porta detta Si-ci-muen, e dice che 1' ha donata a questa Sacra Congregatione 
di Propaganda.) 

« Altri due soggetti venuti assieme con la sopradetta berretta cardinalitia , uno chiamato P. Gìo- 
seppe Cerù, Chierico Minore, e l'altro, P. Domenico Perroni, prete di Campitela , dopo la morte 
del predetto signore Cardinale di Tournon (nel 1710), da Macao andarono a Cantone nella predetta 
casa comprata da Sua Eminenza, dove sempre habitarono, senza entrare mai nelP interiore della 
Cina ; et il detto P. Cerù dopo pochi anni fu fatto Procuratore in Cina di questa Sacra Congrega- 
zione: il quale P. Cerù nella venuta alla Cina dell'Illustrissimo monsignor Legato Mezzabarba 
hebbe anche lui alcune tribolationi. E così il detto P. Gioseppe Cerù volontariamente partì da 
Cantone e dalla Cina (nel 1721), quando detto monsignore Legato Mezzabarba similmente partì dalla 
Cina per Europa ; et al presente vivo e sano dimora qui in Roma, in S. Lorenzo in Lucina, come 
a tutti è noto. Il detto P. Domenico Perroni fu fatto Procuratore di Propaganda (da monsignor Mez- 
zabarba) in luoco, o mancanza del predetto P. Cerù , e dopo alcuni anni morì stando nella medesima 
casa di Propaganda in Cantone. — L'illustrissimo monsignor Legato Mezzabarba, dopo arrivato 
finalmente in Pekino, comprò piccola casa in un villaggio detto Hai-tien tre miglia e più fuori di 
Pekino, fra occidente e borea fuori la porta Si-ci-muen , oppure Te-scing-muen , vicino alla villa 
o giardino del fu imperatore cinese Kang-hi, et in casa vi sono stati vari Missionari di Propaganda, 
come già è noto : a cui dal medesimo illustrissimo monsignor compratore fu effettivamente donata. 
Attualmente stanno in essa casa di Hai-tien solamente quelli due PP. Agostiniani mandati da questa 
Sacra Congregazione nel 1736 per servire l' imperatore della Cina — Delli compagni poi, o Missionarii 
che portò seco il detto Legato monsignor Mezzabarba, per quanto io so, altro non resta in Cina, o Macao, 
che il R. P. Archangelo Miralda, Cherico Minore, quale attualmente sta in Macao et è Procuratore di 
questa Sacra Congregazione di Propaganda Fide. 



106 



CASTORANO 



io. 

« Nell'anno del Signore 1698 fu fatta altra spedizione di cinque religiosi Minori Osservanti di S. 
Francesco per la Cina dalla Sacra Congregazione di Propaganda Fide, et uno di essi era il scrittore di 
queste poche notizie; li quali, dopo lunghi viaggi di terra per la Germania, Polonia, Moscovia, regni 
di Casari et Astracan, per il mare Caspio, e per tutta la Persia, da parte a parte ( dove il scrittore o 
notitiatore infermatosi gravemente , pervenit usque ad portas mortis ) ; dopo nel porto di essa Persia, 
detto Bondar Bassi in prospetto dell' isoletta Ormus , si imbarcarono sopra una nave di Turchi 
Arabi sino a Surat porto nell'Indie Orientali, e primo imperio del regno di Mogol. E quivi poi imbar- 
catici sopra nave inglese , passassimo per Malacca, e dopo quattro mesi di navigazione arrivassimo 
alla Cina, nel porto da Cinesi detto Hia-muen, e da europei Emoy , della provincia di Fu-kien, e fu 
alla fine 23 agosto 1700. Uno però di detti religiosi (P. Antonio della Ripa Butoni della Provincia di 
S. Angelo) restò in dietro nel detto porto in Persia, e poi arrivò in Cina l'anno seguente 1701: il 
quale infermatosi , poco a poco ( sapeva di medicina ) il quarto anno del suo arrivo in Cina 
( come mi pare ) morì in Cantone nella casa o chiesa de'nostri Religiosi Oss. Scalzi Spagnoli. — Di 
noi altri quattro, uno andò verso Cantone per abboccarsi col P. superiore di detti PP. Francescani 
Spagnoli : noi altri tre andassimo alla metropoli di quella provincia di Fu-Uen , detta Fu-ceu-fu , dal 
Vicario Apostolico monsignor Vescovo Cononense, Carlo Maigrot ; e dopo stati varii giorni con esso 
monsignor Vescovo, non havendo egli bisogno di noi, nè havendo noi con che alimentarci, andassimo 
in due case o chiese di detti nostri Francescani Spagnoli ; e dopo alcuni mesi fossimo fatti andare tutti 
quattro nella provincia di Kiang-si in una casa o chiesa de' medesimi Padri nella città chiamata Tan- 
ceu-fu , dove il datore di queste notitie cominciò ad havere cura de' Christiani (cinesi), et a confessare 
in lingua cinese, coli' approvatone del Vicario Apostolico di quella provincia, monsignor Alfaro Bena- 
vente Vescovo Ascolenense, non ancora intieramente compito V anno dell'arrivo in Cina. — E da questa 
città Tan-ceu-fu, non havendo noi possibilità di mantenerci, andassimo nella provincia di Scian-tung, 
a ricoverarci dal sopradetto monsignor Vescovo di Pekino, Fr. Bernardino della Chiesa , dimorante 
nella città detta Lin-zing-ceu, in casa novamente comprata. Il quale monsignor Vescovo , con dignità 
ci ricevè et accolse, et il primo di noi quattro, Padre Gio. Battista da Illiceto, offerì al medesimo 
monsignor Vescovo il scrittore di queste notitie per suo individuo compagno, come un altro Tobiolo. 
Ma perchè quella casa era nuovamente comprata e senza comodità per tutti noi, perciò con qualche 
nostro poco risiduo et imprestito havuto da esso monsignor Vescovo, comprassimo ancor noi una pic- 
cola casa nella prossima città, detta Tung-ciang-fu. Et essendo che noi partissimo da Boma in pau- 
pertate seraphica, senza ricevere viatico, nè sussidii, .... necessitate compulsi, determinassimo 
di andare uno di noi tre sacerdoti nel Mexico (o Nuova Spagna) a cercare limosine per poter vivere 
in Cina e fare la Missione : e così posti nell' urna li nostri nomi e tirati a sorte, sino alla terza volta 
uscì sempre il nome del detto P. Gio. Battista da Illiceto: onde esso Padre, con la beneditene e 
lettere del medesimo monsignor Vescovo di Pekino, partì da Cina per Manila nelF Isole Filippine. 
Et il fratello laico F. Vincenzo da Roiate ( della provincia Romana) lo mandassimo nel regno di 
Cocincina, per assistere al sopradetto Padre Stefano da Illiceto che stava in quella missione poco bene 
di salute ; ma però arrivato in quel regno di Concincina, detto F. Vincenzo si infermò, e morì presta- 
mente, prima dell' infermo Padre di cui doveva haver cura ; e non molto dopo fu anco dall' infermo 
P. Stefano all'altra vita seguito. 

^ « Il detto Padre Gio. Batta da Illiceto, arrivato con salute in Manila, fa ricevuto benignamente 
da' signori Spagnoli, maxime dal signore Governatore Generale di quella città et Isole Filippine; il 
quale non solamente concedè il passo per Mexico al P. Illiceto, ma di più gli conferì la Cappellania 
della nave, o galeone, e gli diede la paga, o limosina anticipata , acciò che potesse mandarla a noi in 
Cina, e noi soddisfare potessimo al debito con monsignor Vescovo come sopra contratto : il che et esso 
Padre in verità fece, e noi anco con sicerità eseguimmo. Felicemente andò la navigatione del galeone ad 
Acapulco;et il P. Illiceto, da Acapulco, con salute arrivò in Mexico, dove con ogni charità fu ricevuto et 
accolto da nostri PP. Francescani Osservanti dj Mexico ; et introducendola questi con varii signori 
Spagnoli benefattori , onde trovare ivi sufficienti limosine, il detto P. Illiceto con ogni celerità e pro- 
sperità nel medesimo galeone salvo ritornò in Manila, dove sotto nome del signore Abbate Sidotti 
(per maggior sicurezza di nostra Regola, come ei pensò ) v fece un fondo nella Mensa della Misericordia 
di detta città di Manila, acciochè essendo noi senza sussidii di Propaganda, primo potessimo sussistere 



CASTORANO 



407 



nella Cina nella preclicatione della santa religione Christiana, et secondo, acciochè avessimo speciale 
cura di fare raccogliere li miseri infanti exposti o proietti; il quale istrurnento di fondanone fu stipulato 
nella città di Manila a' dì 3 luglio 1706, et io ho in mie mani copia authentica del medesimo istrurnento: 
dal quale fondo o rendita però mai habbiamo potuto havere cosa alcuna : et hora lo dimanda questa 
Sacra Congregazione di Propaganda Fide ec. Ma con tutta la permissione del Serenissimo Re di Spa- 
gna, li signori di detta Mensa di Misericordia di Manila nè meno hanno volsuto dar niente, con- 
forme io ho inteso dire : e lo può giustificare il R. P. Stefano Signorini, habitante nella casa o chiesa 
della Madalena qui in Roma , il quale da Cantone fu mandato a posta in Manila per esigere detta 
rendita del detto fondo, e non potè haverla. , , 

« Fatto il detto fondo, il predetto P. Illiceto subito partì da Manila, per ritornare alla Cina e da 
noi : ma il fine fu contrario al principio; perchè questo fu molto felice, et in fine assai infelice : mentre, 
primo, la navigazione di Manila a Cina andò male, e la nave da fiera tempesta fu portata a Ratavia 
nell'Indie; secondo, da Batavia arrivato di ritorno a Macao il detto P. Illiceto, trovò e la Cina e Macao 
medesimo in molta perturbatione e confusione per la persecutione già esposta di sopra, detta del 
signore Cardinale di Tournon ; terzo, non potendo detto P. Illiceto stare in pace nella detta città di 
Macao, dove era da signori Portoghesi perseguitato a causa che obbediva all'ordini del signor Cardinale 
di Tournon , nè potendo entrare pubblicamente nella Cina per causa della detta persecutione, pensò 
entrarvi di nascosto e venire occultamente da me in Scian-tung: però (oh dolendum l) imbarcatosi 
detto P. Gio. Batta da Illiceto sopra piccola nave in Macao per venire a Cantone, mai più si ha havuta 
nova certa di lui. Tornarono bensì in Macao alcuni huomini di' quella nave a vendere alcune cose 
sacre, inditio certo del tradimento et assasinamento fatto al detto povero P. Illiceto; ma nissuno 
ivi in Macao fece inquisitione di lui , per essere (all' hora) quei signori Macaensi poco favorevoli a 
noi altri Missionarii mandati da Roma. L'altro mio compagno, P. Gabriele Antonio da S. Giovanni, che 
stava nella nostra predetta casa o chiesa nella città di Tung-cian-fu, per importuni scrupoli e peni- 
tenze indiscrete presto perde la salute di mente: onde fu necessario mandarlo via nell'anno 1706. 
Il quale dopo vani anni già alquanto migliorato, arrivò in Europa et in Roma, di donde era partito ; 
e finalmente tornò nella sua provincia di S. Angelo in Puglia, et alla fine morì con odore di santità, 
stando predicando la Quaresima in una terra, et ivi fu sepolto e giace; mentre quei signori preti 
et il popolo, conforme dicerto ho inteso dire, per la loro devotione non poterono mai indursi a resti- 
tuire il di lui corpo a' suoi Religiosi, come essi con replicate instanze volevano. 

« Partiti , o periti, dunque, tutti li suoi compagni degl'Osservanti, rimase in Cina il solo povero 
Tobiolo ( compagno individuo del predetto monsignore Vescovo di Pekino, Fra Bernardino della 
Chiesa). Hor questo Tobiolo per infinita misericordia dell'Altissimo ancor vive, e coll'aggiuto del 
medesimo ha faticato e patito molto, servendo il detto monsignor Vescovo di fedele compagno, economo, 
secretario, e poi anco di Vicario Generale; non omettendo però il suo primario fine et officio di 
Missionario: onde aprì e fondò sufficienti christianità e Missioni, anco per campos, valles et monte s , 
non solamente sotto il territorio di detta città di Lin-zing-ceu, ma anco in territorii di altre città, co- 
me sono Kuon-hen , Tang-i-hien, Tung-ciang-fu, Ci-ping-hien, Sen-hien, Iang-ku-hien, Tung-ngo-hien, 
Ping-in-hien, Vu-cing-hien, Hia-zin-hien, Ngheh-hien, Te-ceu, King-ceu, per il tratto da Austro a Borea 
di cinque giornate nelle due Provincie Sciang-tung e Peking, o Pe-ci-li. Comperò casa, o residentia grande 
nella detta città di Tung-ciang-fu, mutando quella piccola comprata prima. Et altra chiesa fece nella detta 
città di Vu-cing-kien. Item exhortò et anco aggiutò li christiani a fare varii oratorii nelli villaggi.E queste 
sono le christianità e Missioni in Cina de' Religiosi Oss. di san Francesco, Missionarii di Propaganda 
Fide, per la manutentione et accrescimento delle quali ha sempre dimandato e prega aggiuti di altri 
operarii suoi Religiosi, tanto stando nella Cina come dimorante, al presente, in Roma: mentre, 
benché col corpo visibile stia in Roma, col cuore e spirito tuttavia sta in Cina, acciocché quei 
che col suo mezzo Iddio ha ridotti nella via della salute, per mezzo di altri operarii suoi fratelli, 
si degni di introdurli nella vita eterna. Et attualmente nelle dette christianità e Missioni vi sono 
tre nostri Religiosi Osservanti Missionarii, ed il quarto partì ultimamente, il quale, al presente 
(Novembre 1740), già sarà arrivato in Cina et in Macao; il quinto si desidera per metterlo di 
residenza in Pekino, o Hai-tien, per il fine più volte rappresentato. — Li detti Religiosi a causa della 
persecutione fatta nel 1724, che ancora dura, stanno occulti in Cina, e dimorano nelli predetti orato- 
rii, o in case de' pii fedeli ; perchè nella predetta persecutione generale del 1724 fatta dal detto cinese 
imperatore Jung-cing, le dette tre case, chiese o residenze di Tung-ciang-fu, Lin-zing-ceu , et Vu- 
cing-hien, sucessivamente, come tutte le altre, furono confiscate et occupate già da Magistrati gentili: 



408 CASTRO 



benché in Lin-zing-ceu resti tuttavia (con industria e doni) alcuno residuo. Così pure resta libera 
la sepoltura, o cemeterio, quale io feci al predetto mio monsignore Vescovo di Pekino dopo sua morte: 
e poi vi feci anco un oratorio contiguo, ec. » — Finalmente il Manoscritto si conchiude con la scrittura 
seguente. 

— j. m. j. Versio monumenti, seu lapidis sinici, cuna notitia 
de praedicata Religione Christiana in Imperio Sinico , litteris seu 
characteribus sinicis insculpti circa annum Domini N. J. Xti 786, 
et inventi prope moenia civitatis Si-ngan-fu provinciae Scensi in 
imperio Sinarum. 

Sono altre 13 pagine, cioè dalla 619 alla 632. « Hanc versionem {egli dice in principio) 
facere conatus sum ad li tteram quantum licuit: parentheses vero addidi sive prò notis, si ve etiam 
ad maiorem claritatem. » Ed in fine aggiunge : « Ego Fr. Carolus Horatii a Castorano Regularis 
Observantiae Sancti P. Francisci, in Sina per triginta continuos annos et amplius Missionarius, in 
dioecesi Pekinensi Vicarius Generalis, et demum in eadem dioecesi in Tartaria et in regno Coreae 
Delegatus Apostolicus, ex lìngua et characteribus sinicis (e papiri folio super ipsummet lapidem 
originalem impresso) in latinum sermonem fldeliter transtuli. Datum Romae in Aracoeli die 14 
mensis iulii, anno Domini 1741, manu propria. » Non occorre che accenniamo qui l'altissima 
importanza di questo monumento cinese, del quale si sono occupati tanti distinti ingegni; tra gli 
altri, de' più antichi, il Kirker nella sua China illustrata, e de' più recenti, il valoroso abate Huc 
nella sua Histoire du christianisme en Chine ec. Tanto la traduzione che le note del Padre da 
Castorano crediamo che debbano tenersi in molto conto, essendo stato così pratico della storia e 
della letteratura cinese. 

s*^. 127. Castro. — Historia eclesiastica y seglar de la Colonia 
Betis , aora la ciudad de Baxalance. Sus primeros Obispos y pa- 
tronos, invictissimos martires y gloriosos confessores. Varones 
ilustres en virtud, letras y armas, hijos de la mesma ciudad. 
Escriviola Fr. Christoval de S. Antonio y Castro , de la Obser- 
vancia de San Francisco, Lector Jubilado, Califìcador de el Santo 
Oficio, y Guardian del Convento de San Francisco de la ciudad 
de Baeza. Dedicada a la mesma ciudad de Baxalance. Con pri- 
vilegio. Impressa en Granada, en la Imprenta Real, por Bal- 
tasar de Bolibar. En la calle de Abenamar. Ano del 1657. A costa 
de Agustin Matia de Velasco , mercader de libros. 

Un volume in foglio, di 2 carte preliminari non numerate e 229, con altre 7 d'Indice in fine. 
Vi sono le biografìe di alcuni celebri nostri Missionari, che forse non s'incontrano altrove. Come del 
P. Fr. Antonio da Lara, tres veces Ministro Provincial de Granada, Comissario Visitador de las Pro- 
vincias de Valencia y Canarias, che renunció muchos oficios y el Obispado de Paraguay a Indias. 
Del P. Fr. Antonio di Jesus y Velasco , che paso a las Indias en compania del santo Fr. Francisco de 
Morente, con desco de padecer martirio, y murió adornado de muchas virtudes el ano 1608. Del 
P. Fr. Rartolomeo daCabecon, Ministro Provincial en el Nuevo Reyno de Granada en Indias, donde 
murió. Del Padre Fr. Francesco da Morente, apostolico Predicador, per i cui meriti hizo Bios algunos 
milagros, renunciò el oficio de Guardian y paso a Indias con deseo de padecer martirio. Ed altri parec- 
chi, tutti nativi di Baxalance presso Cordova. N' è un esemplare nella Biblioteca Colombina di Siviglia. 



CASTRUGCI - CATECHISMO 



409 



128. Castrucci. — Viaggio da Callao (Perù) alle tribù infedeli 
de Zapari e dei Givari del Padre Emmanuele Castrucci de Vernazza, 
Minore Osservante Riformato. 

Pubblicato , in 8, nei numeri 4, 2 e 3 dell' anno primo della Cronaca delle Missioni Fran- 
cescane (Roma, 1860). Fu scritto in ispagnuolo e messo a stampa in America. Questa è la traduzione 
ch'io ne feci in italiano a preghiera dell' autore . Non cito l'edizione americana, perchè l'esemplare 
eh' io n' aveva avuto, e su cui condussi la traduzione, andò smarrito nel trasporto d' una parte de' li- 
bri di mio uso da Roma a Genova. Il viaggio fu fatto , partendo da Callao nel Perù, gli anni 1845 e 
1846, per tentare d' introdurvi il Cristianesimo. 

I Zapari e i Givari sono tribù selvagge e feroci in riva al Pastaza e al Bobanaza, nelle contrade 
attraversate dal Maranon, che diconsi appartenere al Perù. D'una di queste tribù (di Zapari) così 
parla il valoroso Missionario: « Arrivati al quinto popolo dei Zapari, conobbi da essi che la loro tribù 
non si componeva che di un 1000 individui, sparsi per immenso paese, e divisi in tanti piccoli popoli, 
che abitano grandi capanne; ciascuno di circa 100 individui, e tutti independenti V uno dall' altro, con 

un proprio capo, che si eleggono, e chiamano Curuca Sono le capanne tessute di rami d' albero, 

chiamato Tarrapoto, coperte di crini, o di foglie di palma, in forma d' alveare, di circa 25 palmi di 
larghezza, e 18 di lunghezza. Dormono poi in una specie di reti sospese in aria, tenendo tutta la notte 

un lume acceso da presso .... V è uso di poligamia In generale sono molto superstiziosi; ma 

non credono in divinità di sorta, nè hanno idea dell' immortalità dell' anima: mettono ogni loro fede in 
cert'erba chiamata Pirripirri, tenendo che masticata e sputata in aria, abbia virtù di contenere le piog- 

gie, i venti ed ogni altra intemperie. Abborriscono dai bianchi La loro veste consiste in un 

grembiule di corteccia d' albero con cui si coprono la metà del corpo ; e il loro lusso maggiore, nel 
dipingersi assai , a varii colori, faccia, mani, gambe, piedi. . . Le donne poi s'adornano di piume 

variamente dipinte il capo e per mezzo di conchiglie pescate nei laghi si tagliano i capelli , che gli 

uomini conservano come uno de' principali loro ornamenti.... Le loro armi sono cannoni di legno , lan- 
ce di acero ; ... e tutta la loro vita consiste in tagliare alberi e costruir capanne .... Loro cibo sono ba- 
nani, scimmie, cocodrilli, quadrupedi. ; . . . bevanda la Chicha, fatta con radiche d'alberi Quando 

muoiono, se è uomo, lo seppelliscono nella stessa capanna in cui visse, con le sue lance, e un vaso pieno 
di Chicha ; . . se è donna, con i vezzi suoi più preziosi ; . . se bambino, con una ampolla di latte , trat- 
to dal petto di sua madre. » 

129. Castuera. — Historia de la persecucion y guerras de 
Cochinchina el ano de 1785: por el P. Fr. Manuel de Castuera 
de Nostra Senora de los Angeles de la Provincia de S. Gabriel. 

Nativo di Magacela, professò l' instituto Francescano nella Provincia di S.Gabriel il 1770 , e 
partì per le Filippine il 1779, donde fu mandato alle Missioni della Concincina. Vi lavorò con molto 
frutto, e vi ebbe a soffrire durissimi travagli, finendovi la vita il 12 di febbraio del 1790 in età di 37 
anni. Così il Padre Huerta (Estado, etc.J 

130. Catechismo in Arabo ed in Italiano ad uso dei fedeli 
di Terra Santa. Gerusalemme, nel Convento de' Padri Francescani, 
1857. Dedicato al Sommo Pontefice Pio IX dal Padre Paolo Anto- 
nio da Moretta, Presidente di Terra Santa. 

Chi sia l'autore del Catechismo non so. Il Padre Paolo fu poi Deflnitore generale dell' Ordine, 
e zelantissimo del ristoramento de' buoni studii. Morì in Roma nel convento di Aracoeli al tempo 
del generalato del Padre Bernardino da Montefranco, presentemente vescovo di Terracina , Sezze e 



110 



CAULIN - CHAGAS 



Piperno , e già anch' egli per sei anni Custode della Terra Santa; a cui si deve il pensiero di scrivere 
la Storia universale delle nostre missioni, che a me volle affidata , benché non vi fossi convenien- 
temente preparato. Ed egli desiderava, anzi voleva, che si compisse nel suo sessennio, temendo 
che poi avesse a rimanere interrotta. E così avvenne. Mancavano i documenti, i libri indispensabili, e 
non era possibile proseguire: forse bisognerebbe rifare da capo tutto il lavoro. Ben era sua volontà 
che i documenti si raccogliessero, e nessuno mai mostrò generosità maggiore della sua per la gloria 
dell' Ordine: ma, causa i tempi che ingrossavano, non ebbe corrispondenza. Diciannov' anni dipoi io 
stesso andetti a frugare per le principali Biblioteche d' Europa, inviato dal presente Superiore Generale 
dell'Ordine, Padre Bernardino da Portogruaro; e da questi soli cenni veggano i lettori qual ne fosse 
l' importanza. 

siamp. 131. Caulin. — Historia coro-graphica naturai y evangelica de 
Amenca j ft N ueva Andalucia, provincias de Cumanà, Guayana y vertien- 
tes del rio Orinoco, por el E. P. Fr. Antonio Caulin, dos veces 
Provincial de los Observantes de Granada , dada a luz de orden y 
a expensas de S. M. (Carlo III) ano de 1779. En Madrid, por Juan 
de S. Martin, impresor de la secreteria de Estado y del despacho 
universal de'Indias. 

Un volume in foglio, di 8 carte non numerate e 483 pagine, col frontispizio inciso, un Mapa de 
la Nueva Andalucia , e tre altre incisioni dentro, che rappresentano il martirio dei Padri 
Lopez e Sebastiano Delgado con due compagni fratelli laici, e del sacerdote francese Nicola Gervasio 
de Labride, nominato vescovo da Benedetto XIII. È un opera del massimo interesse per la geografia 
e la storia, sotto ogni aspetto, così della Nuova Andalusia come delle Missioni Francescane, veramente 
gloriosissime in quelle contrade ; e specialmente per l' ampia descripcion che dà del famoso Orinoco 
hasla su verdadera origen, y de los rios suballernos de que se compone y naciones que habitan en 
ellos. N' è un esemplare nella Biblioteca dell' Università di Valenza, ed io n'acquistai uno dal Maison- 
neuve in Parigi al prezzo di 100 franchi. È opera ricercatissima, e perciò fatta assai rara e difficile 
a trovare. 

smn 132. Cea. — Thesaurus Terrae Sanctae, quem Seraphica Mi- 
Asia norum Religio de Observantia Inter infìdeles, per trecentos et 
amplius annos, religiose custodit, fìdeliterque administrat: Au- 
thore R. P. Fr. Didaco de Cea. Romae, Typis Propag. 1639. 

Un volume in 4, di cui possedeva un esemplare I'Esgalopier ( Catalog. della sua Bibliot.J, con i 
tre ultimi fogli del testo manoscritti. Il Padre Diego da Cea era nativo di Spagna, e fu valente teologo 
e Commissario generale dell' Ordine nel convento d' Aracoeli in Roma, dove morì il 1670. 

Sfamp _ 133. Chagas. — Relacào do que aconteceu na cidade de Angra 
Azom da Ilha Terceira, depois da felix acclamacào d' el rei D. Joào IV, 

na restoracào do castello de S. Joào Baptista, pelo P. Fr. Diogo das 

Chagas, Franciscano dos Acores. 

Relazione molto importante, dice il Silva (Diccionario Bibliographico Portughez, Lisboa , 1858,), 
pubblicata qualche anno fa dal signor Jose de Torres nel voi. XV del Panorama (Pubblic. period. 
di Lisbona. ) Comincia alla pagina 140, e finisce alla 230. Pare che di questo Padre esistano altri 
manoscritti di non minor valore, 



CIUGAS - CHIESA 



111 



stom^. |34 t Chagas. — Verdadeira e individua relacào do que se tem 
obrado em Costantinople sobre a reedifìcào do tempio do santo 
Sepulcho de Jesu Christo, situado na santa cidade de Jerusalem. 
Fr. Joào das Chagas fez imprimir. Lisboa Occidental, na officina 
de José Manescal, 1722. 

Sono 43 pagine in 4, tradotte dall'italiano. 

$*mp. 135. Champs. — Voyage de la Terre Sainte et du Levant, par 
Asia le P. Fr, Barthelemmi des Champs, Kecolect. Liege , Danthez, 
1678. 

Un piccolo volume in 8. 

ms. 136. Chiesa. — Lettere del Padre Fr. Bernardino della Chiesa, 
AiW de' Minori Osservanti Eiformati, Vescovo di Argoli e Vicario Apo- 
stolico nella Cina. 

U Padre Bernardino della Chiesa, dell'Osservante Riformata Provincia di Venezia, fu inviato in 
(-ina con quattro suoi compagni dalla Sacra Congregazione di Propaganda Fide l'anno 1680, eletto 
e consacrato Vescovo Argolicense prima di partire, e destinato ad coadministratore del Vescovo Elipo- 
litano nella Provincia di Iun-nan. Correvano difficilissimi tempi per le Missioni cattoliche in Cina, 
e difficilissimo ebbe il viaggio e la Missione. 

Ne parla il Padre da Castorano nelle sue Notizie della Cina da noi sopra citate; e largamente 
se ne parla in un Manoscritto (Alteriano) della Reale Biblioteca del Palazzo di Ajuda in Lisbona, ove 
sono anche riferite parecchie sue lettere interessantissime e piene di carità apostolica. Un'altra la 
rinvenni nell'Archivio Mediceo di Firenze, nel carteggio del Canonico Apollonio Bassetti, Segretario 
di Cosimo IH, È indirizzata al Gran Duca di Toscana, e dice cosi : 

« Altezza! 

« Sono a notificare a vostra Altezza il mio felicissimo ingresso in questo grand' imperio della 
China, con due Religiosi miei compagni (gli altri due gli aveva lasciati in Missione nel regno di Siam), 
là dove dal S. Pontefice e dalla S. Congregazione di Propaganda Fide fui inviato per promovere e 
procurare con ogni modo possibile la conversione di questi popoli infedeli, e curare molti cristiani, 
che per molti anni s'aumentarono col mezzo di tanti buoni Religiosi di diverse Religioni in queste 
Missioni. Il mio arrivo seguì alli 24 d' agosto 1684 nella provincia di Quantum , et all'i 27 del 
medesimo terminai con detti miei compagni il viaggio travaglioso di quattr' anni e cinque mesi in 
questa città di Quam-cheu, metropoli di detta Provincia, dove fummo ricevuti dai nostri Religiosi 
Osservanti Scalzi di Spagna dell' Ospizio e Chiesa del N. P. S. Francesco. Il modo sì facile con cui 
entrammo in questa gran China, quando temevamo gravissime difficoltà ed impedimenti , fu più 
divino che umano; onde possiamo sperare che il Signore, il quale il più delle volte si serve d'inutili 
strumenti in opere di gran considerazione, magnificando in ciò la sua onnipotenza, voglia valersi 
anche di noi altri, mentre sani e salvi ci ha condotti in hoc mare magnum, dove li pescatori evan- 
gelici ritrovano innumerevoli gentili, che non ancora gustarono il pabolo della divina parola. E 
ben vero che la conversione di questi è molto poco in comparazione di quella che potria essere, 
se gli operai fossero molti : nè vi è altro modo a provvedere a tal difetto , se non d' instituire cate- 
chisti naturali; il che non può effettuarsi senza somministrare a ciascuno d'essi il proprio sostento: 
cosa impossibile senza copiose limosine de'Principi cristiani ec. . . Quam-cheu, 29 novembre 1684. » 

Altre sue lettere, ed interessantissime , sono nella Biblioteca Fabroniana di Pistoia: vale a dire: 
1. Estratto d' una lettera scritta da Monsignor Bernardino della Chiesa, oggi Vescovo di Pekino, a 



112 



CHINCHILLA 



Monsignor Vescovo di Berito, dalla Cina, in data de' 26 ottobre 1698, giunta in Roma e ricapitata nel 
mese di decembre 1702. Nella quale lettera esponeva le necessità delle Missioni cinesi, e la guerra che 
si faceva allo stabilimento di una chiesa Francescana nella corte di Pekino. È data in Nang-king. 
2. Quattro lettere del Re di Portogallo al Vescovo di Pekino, Fr. Bernardino della Chiesa, Francescano. 
La prima è data il 22 di marzo 1697: la seconda, il 20 marzo 1700: la terza, il 10 maggio 1700: la 
quarta, il 6 maggio 1701. Esse riguardano i diritti che il Re di Portogallo pretendeva di avere nella 
creazione dei Vicariati Apostolici della Cina. 3. Traslato del capitolo di una lettera del Vescovo di 
Pekino, Fr. Bernardino della Chiesa, scritta in Lin-chim-chieu ne' 12 di maggio del 1701 , a D. Rodrigo 
de Costa, essendo Viceré e Capitano generale dello stato dell' Indie. Vi parla del Patriarca di Tournon e 
delle difficoltà gravissime delle Missioni della Cina. 4. Lettera del Padre Bernardino della Chiesa , in 
cui dà notizia de' favori avuti dall' Imperator della Cina. È data in Kian-ning il 14 agosto 1699. 

Un' altra ne trovai nella Laurenziana di Firenze con questo titolo : Lettera di monsignor Bernar- 
dino della Chiesa, Minore Osservante Biformato, Vescovo della Cina, al Patriarca Mezzabarba. Essa 
è data in Lin-zin-ceu, addì 17 agosto 1719. 

Finalmente una sua lettera pastorale latina trovasi fra' codici latini della Biblioteca Nazionale di 
Parigi. Essa incomincia così : « Nos Fr. Bernardinus ab Ecclesia , Ord. Min. S. Francisci, Dei et Apo- 
stolicae Sedis gratia Episcopus Pekinensis, omnibus dioecesis nostrae Patribus Missionariis ec. » Ed è 
data in Lin-zin-ceu, il 24 settembre 1718. 

stamp. 137. Chinchilla. — Memorial a el Rey de Espana, por el Padre 
menca Fr. Antonio de Chinchilla de la Orden de S. Francisco, Califìcador 

del Consejo de la Inquisicion, Procurador General de la Provincia 

de S. Cruz de Caracas. 

E un foglio a stampa, senza data, e difficilissimo a rinvenire; onde stimiamo utile riprodurlo 
qui interamente , essendo un documento di non poca importanza per la storia delle Missioni Fran- 
cescane fra i selvaggi dell' America nel principio del secolo XVII. 

« Senor. 

« Fray Antonio de Chinchilla, de la Orden de nuestro Serafico Padre S. Francisso, Padre y 
Difinidor mas antiguo de la Provincia de Santacruz, y Caracas, y su Procurador general, Comis- 
sario del Santo Oficio de todo el Arcobispado de Santo Domingo, Califìcador de los Tribunales de Car- 
tagena, y Mexico, y del Consejo de la santa y general Inquisicion, dize: Que ha mas de treinta y 
cinco anos, que passò a aquellas partes a expensas de V. Magestad (comò consta por certificacion 
de la Real Casa de la contratacion de Sevilla ) y se ha ocupado en ellas en la conversion y ense- 
nanca de sus naturales , porque es bien notoria a V. Magestad la conquista de los Indios Cumana- 
gotos , vezinos a la dicha Provincia de Caracas , que se ha encargado a diferentes personas , y de- 
spues de mas de ochenta anos, y varios accidentes, se ha fundado y poblado la ciudad de la Nueva 
Barcelona, a vista de los naturales, por el Governador don Juan de Orpin, y en toda su jurisdi- 
cion ay muchas naciones , que son la de los mismos Cumanagotcs , que es muy estendida de po- 
blaciones, y la de los Caribes, y sus aliados, y confidentes, corno son Curumucuares , Chacopatas, 
Piritus, Aguarequenes , Guachas, que por otro nombre se llaman Palenques, Tagares, Topocutos, 
y Cores, y otras muchas que habitan a las espaldas de la ciudad de Cumanà, y los Llanos, que 
son los Chaymas, Chaymagotos, Ayayes, y Apotomos, gente perjudicial, y que tienen infestadas 
aquellas Provincias , y sus costas de Cumanà , Margarita , Caracas , y Guayana , robando , y ma- 
tando a quantos topan , sin perdonar a ninguno , sustentandose de carne humana , que es el fin 
a que les obliga a hazer la dicha infestacion, y por tierra cierran los caminos, y comercio de 
dichas Governaciones , sin que tengan seguridad las haziendas de los Espanoles , adonde llegan a 
matar los que estan en ellas para su sustento , que es su ordinario , dano que pide breve y 
eflcaz remedio en tan precisa necessidad. El Governador de la dicha ciudad de la Nueva Barcelona, 
y sus Regidores, y Alcaldes ordinarios, y su Procurador general, y demas vezinos principales 
della, con assistencia del Cura, y Vicario de aquella jurisdicion , citados (ante diem) en dos Ca- 
bildos abiertos, que hizieron en treinta de Noviembre de seiscientos y quarenta y tres , y de Abril 
de seiscientos y quarenta y siete, acordaron, y resolvieron en dicha ciudad se fundasse un Con- 



CHRONICA 



vento de la Rcligion de nuestro Padre S. Francisco, por no aver ella otro de las demas Religiones, 
y por la falta que ay de Religiosos, pues en toda la dicha Provincia de Santacruz , y Caracas 
abrà ochenta, poco mas ò menos, en catorze Conventos , que son Santo Domingo, Puertorico, 
Jamayca, Trinidad, Margarita, Cumana, Caracas, Valencia, Varquisimeto , Tocuyo, Carora, Tru- 
xillo, Maracaybo, Coro, y cn los mas de los referidos lugares han muerto de las pestes muchos 
Religiosos , que aun para la dicha Provincia faltan Predicadores , y Ministros Evangelicos , euya falta 
obligò a que se le pidiesse al Capitulo Provincial, que embiasse cuatro que administrassen desde 
luego los Santos Sacramentos, y que para la casa, y su sustento los vezinos acudirian con sus 
limosnas, y por no averlos no tuvo efecto, con que se ocurre a V. Magestad, y se le da cuenta 
para su remedio, y para el dicho Convento senalaron un solar, y casa, y otro que dio el Maestre 
de Campo Juan Sedeno de Albornoz (de que hizo especial donacion para el dicho efecto) en onze 
de Abril de dicho ano de quarenta y siete, y para elio el suplicante tornò possession para la di- 
cha fundacion; y el Governador de dicha ciudad Francisco Rerrocal de Ocampo; y el Licenciado 
don Pedro Luis de Salazar, Oidor de la Real Audiencia de Santo Domingo ; y el Governador Fran- 
cisco Turrillo de Yebra, que lo fue de Cumanà; y el Licenciado don Manuel Pacheco Salgado Abo- 
gado de dicha Real Audiencia, y otras personas de credito informan a V. M. quanto conviene, que 
los Religiosos de la Orden de nuestro Padre san Francisco hagan la dicha fundacion en la dicha 
ciudad de Rarcelona, y les den el pasto espiritual a los vezinos della, por la falta que ti enen de 
Ministros, a que les obligó a hazer la suplica a V. Magestad, corno todo consta por los papeles, 
informacion, y cartas que presenta. 

Suplica a V. Magestad aya por prcsentados los dichos papeles, y recaudos, y en su virtud 
mande aprovar la dicha fundacion, y que se le dè licencia al suplicante para llevar dichos doze 
Religiosos que administren los Santos Sacramentos, assi a los dichos vezinos, y a las demas nacio- 
nes mencionadas, por quanto ay muchos dellos, que han comencado a recibir el santo Evange- 
lio, comò lo informò el Obispo don Fray Juan Alonso Solis, Obispo de Puertorico, que todo consta 
por sus informes, y del, dicho Governador don Juan Orpin. Todos estos medios efìcacissimos se en- 
caminan al mayor servicio de Dios, y de V. Magestad, que guarde para defensa, y amparo de la 
Monarquia Catolica, ce. » 

138. Chronica da Ordeni de S. Francisco (incompleta). 

Così è segnata nel Catalogo della Torre del Tombo di Lisbona. Ma dovrebbe dire : Chronica da 
Terra Santa, di cui il Manoscritto è il libro III, in 8. Di fatti, comincia: Do Monte Sion nos-chama 
a proposito e instituto da presente obra para o Monte-Calvario ; e d'aqui para os mas santuarios 
fora da cidade santa. È un lavoro mollo ben fatto e compiuto : peccato che manchino i primi due libri ! 

139. Chronica Serafica de la Provincia de Castilla. 

Manoscritto di tre volumi in foglio: il primo, di pagine 434 : il secondo, di 480: il terzo, di 
UO.Non ha nome di autore. Appartenne già all'Archivio Generale del grande Convento di S. Francesco 
di Madrid. Disperso con tutta la immensa ricchezza degli altri Manoscritti che vi si conservavano 
nella rivoluzione del 1834 , venne a caso trovato e riacquistato da zelanti nostri Padri Missionari 
per le Filippine del Collegio Francescano di Pastrana, Provincia di Guadalajara, dove potei studiarlo 
a mio agio : e veramente per la storia delle nostre Missioni è prezioso , specialmente per le missioni 
del Collegio di Santa Croce di Queretaro , della Florida, dell' Orenoco, del Piritu, del Messico, non 
che di Algeri in Africa, e per alcune stupende biografie di insigni nostri Missionari che vi si distin- 
sero. Mi si consenta rammentarmi qui a' buoni Padri del Collegio di Pastrana, dei quali conservo 
e finché viva conserverò sempre dolcissima memoria : io so 1' aiuto che mi prestarono , e l' edificazione 
che ricevei dalla loro santa conversazione e dallo spettacolo della loro vita apostolica 1 Oltre di avere 
albergato per più che sei mesi nel loro Ospizio di Madrid, dove dal Padre Vincenzio del Moral, che lo 
presiede, e dal suo compagno Fratel Pasquale, ebbi tanta e così gentile carità, che solo Dio può 
rimeritameli ! Se accaderà che leggano queste mie parole, li prego a non dimenticarmi mai nelle 
loro orazioni. 



CHRONICA - CIUDAD 1IEAL 



ms. 140. Chronica de la Provincia de Castilla. 

Manoscritto in foglio, di 513 pagine, senza nome d' autore, e diviso in tre libri; già appartenuto 
all'Archivio Generale del nostro grande Convento di San Francesco di Madrid, ed ora del Collegio dei 
nostri Padri Missionari per le Filippine in Pastrana. Ricco anche questo di preziose notizie delle nostre 
antiche Missioni, è specialmente notabile per quel che narra del viaggio di Frate Giovanni da Pian 
Carpino in Tartaria, della scoperta dell' America, fatta dal Colombo, e della conquista e delle prime 
nostre missioni delle Canarie. 

ms. 141. Ciprio. — Januensium monumenta per Fratrem Christo- 
pro forum Ciprium Ordinis Minorum confectaab anno 1049 usque ad 
1470. 

Manoscritto cartaceo in foglio, appartenente alla Biblioteca dell' Università di Genova. È ricordato 
anche dall' Olivieri ( Carte e cronache manoscritte per la storia di Genova. Genova, Sordo-Muti, 1855). 

ms. 142. Cireglio. — Eelatione del Convento di Giaccherino della 
Eeligione di San Francesco Minori Osservanti della città di Pistoia, 
scritta dal Padre Fr. Bonagratia da Cireglio, di ordine del M. R. 
Padre Fr. Giovanbattista da Borgo alla Collina, Ministro Provin- 
ciale del medesimo Ordine nella medesima Provincia di Toschana. 
Nel anno 1663-1664. 

Manoscritto cartaceo in 4, del secolo XVII, di carte 109 numerate, con molte altre carte aggiunte 
qua e là nel Codice, senza numerazione. Vi si dà notizia del Convento, e de' suoi obblighi ec, e se ne 
registrano gli inventarli : seguono notizie d' illustri Religiosi e Missionari che in quello vissero e 
morirono, e si narrano le lotte che i Francescani Osservanti ebbero a sostenere per conservare il loro 
Convento. A carte poi 103 è una Relazione delle feste fatte in Pistoia per la promozione al Pontificalo 
di Clemente IX nel 1667. È nella Biblioteca Fortiguerriana di Pistoia. 

ms. 143. Cittadella. — Successi d'alcuni nostri Frati Minori Ri- 
Europa f orma ti 9 Missionari d' Albania, et altri fatti adherenti nelli tra- 
vagli dell' Albania, scritti di propria mano dall'occulato testimonio 
Fr. Leone da Cittadella, sacerdote Missionario. 

Così il P. Antonio Maria da Vicenza, in una recente sua Bibliografia riguardante l'Oss. Rif. 
Provincia di Venezia, dicendo che il Padre da Cittadella morì in sua patria il 1678. 

M S . 144. Ciudad Real. — Gran Diccionario o Calepino de la Len- 
Amerka Maya de Yucatan : por el P. Fray Antonio de Ciudad Real 
de la Orden de San Francisco. 

Quest' opera numerava sei grossi volumi in foglio, e si conservava Manoscritta nel nostro Convento 
di Merida. Il Padre Fr. Antonio nativo della Mancha, erasi recato dalla Spagna in America 1' anno 
1573, coli' insigne suo confratello Diego Landa, di cui diremo a suo luogo; imparò molte lingue 
native dell'America, e scrisse di vario argomento. Oltre il Dizionario, si conservavano nel sopraddetto 
Convento i suoi lavori seguenti: 



CLAIRMONT - COELIIO 



115 



— Sermones de Santos en Lengua Maya. 

Manoscritto in 4. 

— Tratado curioso de las grandezas de Nueva Espana. 

È anche ricordato dallo Squier (Monogr. of Auth.J. Credo che sarebbe utile, anzi necessario, 
che 1' Ordine incaricasse qualche giovane Padre di un viaggio per le due Americhe, onde raccogliere 
notizie de' numerosi e interessantissimi documenti relativi alle nostre Missioni, che ancora restano 
ne' nostri Conventi, o sono stati accolti e si conservano nelle pubbliche Biblioteche, come testé ha 
fatto l'Ordine Domenicano: allora soltanto si potrà scrivere la vera storia delle nostre Missioni. Ho 
detto come testé ha fatto 1' Ordine Domenicano ; e lo rilevo dal seguente annunzio della Revue 
littèraire: Bulletin Mensuel de Bibliographie di Parigi, année 2, 25 Juin 1878: — Les Dominicains en 
Amerique par le R. P. M. Augustin Hoze, des Freres-Precheurs. Paris , Poussielgue . — « Ce livre 
( dicono i compilatori ) fait le recit de la fondation des diverses provinces de 1' Ordre de Saint- 
Dominique, dans le nouveau monde, et raconte rapidement la vie des Religieux Dominicains, que 
leurs travaux ont rendus plus illustres, dans ce pays, despuis Christophe Colomb jusqu' a nos jours. 
On y apprend le ròle important et glorieux qu'ont joué ces intrépides Missionnaires dans l'affran- 
chissement des Indiens , le développement de la civilisation et la propagation de l'Evangile sur le 
sol américain. Le R. P. Roze a percouru, en tous sens, les deux Amériques pendant cinq années, 
et c'est à la suite de ce voyage, où il a recueilli les traditions antiques, fouillé les vieilles archives 
de convents et étudié les meilleurs auteurs contemporains , qu' il a compose cet ouvrage , plein 
d' intérét et écrit du style qui convient à 1' histoire. >> 

Slamr . 145. Clairmont. — Le transport du Mont-Calvaire de Hierusa- 
leni en France par la pieté d'un catholique Dauphinois, publié 
par le P. Archange de Clairmont, Recollect. Lion. I. Didier, 1638. 

Un volume in 8, figurato. 

146. Coelho. — Memorias verdadeiras de dous lastimosos cazos, 

Slamp. 

AMca succedidos em Guine en 22 de Fevereiro de 1742 et em 26 de 
Abril de 1743 em dous Religiosos Missionarios da Santa Provincia 
da Soledade de mais estreita e Regular Observancia do Seraphico 
Patriarca S. Francisco, assistentes no hospicio de N. S. da Con- 
ceicào da Ilha de Bissao, e em tres escravos que os acompanhavào 
chamados Agostinho, Antonio e Bento, e outros que nào erào 
do hospicio, tambem christàos. Escritas por Antonio Coelho. Li- 
sboa, na officina de Pedro Ferreira, impressor da Augustissima 
Rainha N. S. Anno de 1749. Con todas as licencas necessarias. 

È una stampa rarissima di otto pagine in 8. La relazione, preceduta da poche righe di pre- 
faccam, contiene un magnifico e commovente episodio delle Missioni Francescane nella Guinea, 
che copiai per intero dall'esemplare che ne è nella Riblioteca Nazionale di Lisbona. Riserbandomi 
a pubblicarla con altri documenti per la storia delle nostre Missioni , non posso qui omettere le 
parole con cui la relazione si chiude , e per le quali ci è dato sapere che uno de' Missionari caduti 
vittima di quelle barbare genti, spirò chiedendo mercé a Dio pelos mesmos que Ine tiravào avida; 



116 



COGOLLUDO 



e che non si potrà mai lodare quanto basti la santa Provincia Francescana della Soledade pela per- 
severando, , eri que continua a mandar os seus Réligiosos coni o exercicio de Missionairos para 
bem das almas de todos os innumeraveis habitantes daqìiella conquista, hindo huns e vindo otros, 
a cento e tantos annos, em tempo do Rey Joào IV . . . para reduzir no ovil da Igreja Romana as 
ovelhas desgarradas pelas cegas varedas e caminhos da gentilidade ; e perchè que' fiori ( aquellas 
flores ) mediante il dono della fede respiracem para Deos as fragrancias das virtudes, quando ja 
plantadas e radicadas no jardim da Igreja se tomassen a fazer silvestres ; colhendo con effeilo 
nos primeiros annos e muitos depois, conhecidos fructos de la grande seara. 

stam P . 147. Cogolludo . — Historia de Yucatan, compuesta por el 
w,euca Padre Fr. Diego Lopez de Cogolludo, Lector Jubilado y Padre 
perpetuo de dicha Provincia : consacrada y dedicada al Excelen- 
tissimo Senor D. Fernando Joachin Faxordo de Requezens y 
Luniga, Marques de los Velez, Molina, y Martorel, Senor de las 
Varonias de Castelvi, de Rosanes, Molins del Rey, y otras en 
el Principado de Cataluna, Senor de las villas de Muela , Alhama 
y Librilla y de las siete del Rio de Alcazar, de las ciudades de 
Murcia y Lorca , Adelantado y Capitan Mayor del Reyno de 
Murcia, Marquesado de Villena, Arcedianato de Alcaraz, Campo 
de Montiel, Sierra de Segura y sus Partidos , Comendador de 
la Encomienda de los Bastimentos de Castilla , del Orden de 
Santiago, Gentilhombre de Camara de su Magestad , de sus 
Consejos de Estado y Guerra, Presidente en el de las Indias y 
Soprintendente General de la Real Hazienda ec. Sacala a luz el 
M. R. P. Fr. Francisco de Ayeta, Predicador, Ex-Custodio del 
Nuovo Mexico , Comissario General del Santo Ofìcio , Custodio 
actual de la Provincia del Santo Evangelio en el Reyno de la Nueva 
Espana, y Procurador General en està Corte de todas las Pro- 
vincias de la Religion Serafica de dicho Reyno. Con privilegio: 
en Madrid, por Juan Garcia Infanzon. 1688. 

Un volume in foglio, di 13 carte non numerate e 760 pagine, col frontespizio inciso da Orozoc, 
e a pag. 133 le insegne del Cacico Mani. Libro rarissimo e ricercatissimo. Ne trovai un esemplare 
nella Biblioteca della Reale Accademia di storia di Madrid e un altro nella Nazionale di Firenze. Quel che 
valga questo lavoro del Cogolludo, lo diranno i seguenti giudizi del Ternaux e del Brasseur, il quale 
ultimo ne profittò assai pe' suoi studi sul Messico. « In quest'opera, dice il Ternaux ( Ribliot. Amer.J 
pubblicata molti anni dopo la morte dell' Autore, s' incontrano preziose notizie circa quel paese quasi 
ancora sconosciuto : essa arriva sino alla metà del XVII secolo. Il Padre Diego Cogolludo era nato in 
Alcalà di Henares, dove prese l' abito Francescano nel Convento di San Diego il 31 di marzo del 1629 : 
quando nascesse e morisse non potei rinvenire. Passò la sua vita nel Yucatan, e vi fu Lettor di teologia, 
Guardiano e Provinciale. Fece uno studio particolare e profondo sopra le antichità e la storia politica 
ed ecclesiastica del Yucatan , e compose la sua opera sopra numerosi Manoscritti , che si conservavano 
nelle Biblioteche de' Conventi di quella Provincia. » 

Quest' opera del Padre Cogolludo venne anni fa ristampata dal signor Giusto Sierra col titolo 
seguente : Los tres siglos de la dominacion espanola en Yucatan : o sea : Historia de està Provincia 



COGOLLUDO 



117 



desde la conquista hasta la independencia . Escribiola Fr. Diego Lopez de Cogolludo , Provincial 
que fue de la Orden Franciscana, y la continua un Yucateco — tom. I. Campeche : Imprenta de José 
Maria Peralta, 1842 — tom. II. Merida : Imprenta de Castillo y C. 1845-m 4. 

« Non sappiamo con qual diritto e gusto, dice giustamente il Brasseur ( Bibliot Amer. Guat. ), si 
possa mutare il titolo alle opere antiche, come ha fatto il signor Sierra rispetto al Cogolludo, e il 
Bustamante nella pubblicazione d' un' opera dell' altro Francescano Padre Emmanuele della Vega. Chi 
le riconoscerà, se non corrispondono al titolo delle prime stampe o del manoscritto ? In quanto alle 
appendici che il Sierra vi aggiunse, non hanno alcun merito : e se il Cogolludo aveva i difetti del suo 
tempo, e forse era troppo facile a credere a' miracoli ; i suoi critici lavorano per compiere la rovina della 
Chiesa, da cui il Yucatan ricevè quanto ha di bene. E già quell' Università, che era la luce e la gloria del 
paese, invasa dalla novità delle dottrine ostili alla fede, n'è addivenuta il flagello! » Rimettendo 
pertanto gli amatori di geografia e di storia al lavoro del Padre Cogolludo, noi ne riferiamo qui le sole 
date circa il principio e lo svolgimento delle nostre Missioni nel Yucatan, che sono come segue. 

« 1. La primera mission Franciscana (nel Yucatan) fue quando vino N. P. Fr. Jacobo Textera, con 
otros cuatro companeros, y llegaron a Champoton a 16- de marzo de 1534. — 2. Siguió a està Mission 
otra de cinco Religiosos, que vinieron el ano de 1535, y no permanecieron en ella, corno ni los primeros. 

— 3. El ano de 1536 vino otra de seis Religiosos, cuyo Comissario fue el P. Fr. Luis de Villalpando, y 
fueron los que fundaron està Provincia. — 4. La Provincia del Santo Evangelio de Mexico embió el ano 
ilo 1546 otra de seis Religiosos, su Comissario el P. Fr. Juan de la Puerta. — 5. El P. Fr. Juan de Abaiate 
traxo la primera que vino directa de Espana, y llegò ano de 1549, en que vinieron seis Religiosos. 

— 6. Desde la refenda no hallo aver venido otra hasta el ano de 1561, que el P. Fr. Lorenzo de Bienve- 
nida traxo una de diez Religiosos. Tiengo por cierto vinieron en los anos intermedios otras, segun 
el ferviente zelo, con que siempre se han dado ministros, pero no he hallado escrito algun que lo diga 

— 7. Sccunda vez fue a Espana et P. Bienvenida, y traxo a està Provincia doze Religiosos el ano 
de 1566. — 8. Quando el Senor D. Obispo D. Fr. Diego de Landa (celebre Francescano, di cui diremo 
a suo luogo) vino consagrado, le dio el Rey una mission de treinta Religiosos, que nombraron por su 
Comissario ci santo Padre Fr. Pedro Cardete, y llegaron ano de 1573. — 9. Aunque las missiones siguien- 
les hasta el ano de 1605 no hay total certidumbre de los anos en que llegaron, porque no las he hallado 
en el Archivo de la Provincia, ni en la Cantaduria Real, las refcriré segun me dixo acordarse (dos anos 
mas o menos) el R. P. Fr. Juan Coronel. Y assi digo que haviendo iflo a Espana por Procurador 
desta Provincia el P. Fr. Juan de Padilla, traxo una mission de diez y ocho Religiosos, que llegaron 
ci ano de 1576. — 10. Fue el V. P. Cardete por Procurador y traxo otra de diez el ano de 1578. — 11. 
Segunda ves fue el P. Fr. Juan de Padilla, y traxo una de doze Religiosos el ano de 1581. — 12. 
El Padre Fr. Gaspar de Nazara fue a Espana y traxo doze Religiosos el ano de 1584. — 13. El P. Fr. 
Pablo Maldonado trayendo de Espana doze Religiosos, murió en el viage, y ellos llegaron a està 
Provincia el ano de 1593. — 14. Hasta el de 1601 no vino mission, y en el traxo el P. Fr. Alonso Perez 
de Guzman doze Religisos de Espana. — 15. El P. Fr. Alonso de Oraga aviendo ido por Custodio y 
Procurador de està Provincia, traxo a ella de Espana el ano de 1603 doze Religiosos. — 16. El Padre Fr. 
Juan de Pena traxo otros doze en 1605. — 17. El siguiente de 1606 conduxo otra mission de doze Reli- 
giosos de Espana el Padre Fr. Diego de Castro. — 18. Passò hasta el ano de 1615 sin venir Religiosos 
de Espafia, y en el traxo et Padre Fr. Dionisio Guerrero veinte y sinco. — 19. El Padre Fr. Francisco 
Ximenes de S. Marta, aviendo ido por Procurador a Espana bolvió a ella con una mission de doze 
Religiosos el 1625. — 20. Fue por Custodio al Capitulo General, que se celebrò en Toledo el ano 
de 1623, y juntamentc por Procurador desta Provincia el P. Fr. Pedro Enriquez, y traxo el ano siguiente 
1634 veinte y sinco Religiosos. — 21. Despues fue por Procurador el P. Fr. Diego Perez de Merida, 
y traxo el ano de 1638 treinta y tres Religiosos. — 22. El N. P. Fr. Antonio Ramirez, aviendo ido 
corno Custodio que era de la Provincia al Capitulo Genera^ de Toledo del 1645 y j untamente por 
Procurador, traxo el ano del 1646 una mission de veinte Religiosos. — 23. A los Reverendos Padres 
Fr. Alonso Quadron, Custodio para al Capitulo General de Roma celebrado el ano de 1651, y Fr. 
Alonso de Quinones, Comissario Provincial, que llevaron orden de traer Religiosos, les dio treinta y 

sinco su Magestad informado en su real Consejo de Indias de los muitos Ministros que en està 

Provincia havian muerto con la peste los dos anos de 1628 y 1629. Llegaron estes Religiosos a Campe- 
che el mes de Octubre del ano pasado 1653. » 

Se poi alcuno desiderasse conoscere che cosa facessero tanti Religiosi nel Yucatan , si pigli la 
pena di leggere il capitolo XX del lib. IV, intitolato De las doctrinas (ossia Missioni ) que administran 



118 



COLMERÀ - COLAT 



(vuol dire amministravano ai tempo dell' Autore) los Religiosos de esla Provincia, e ne resterà pie- 
namente soddisfatto. 

Questo grande campo evangelico, dove tanto si segnalò l'Ordine Minoritico dal tempo che il 
paese fu scoperto insino a noi, è uno degli stati Messicani, in una penisola verso il Nord che si 
avanza dentro il golfo di Messico all' Ovest e il mar delle Antille all' Est, confinante al Sud con la 
Repubblica di Guatemala e al Sud-Ovest con gli stati di Chiapa e di Tabasco. Il golfo di Messico 
forma all' ovest la baia di Campeche e la laguna di Terminos ; il mare delle Antille, quella di 
Yucatan; e il capo Catoche termina la penisola al Nord-Est di contro a Cuba. Primo a scoprire 
questo paese fu Cristoforo Colombo V anno 1502, navigando lungo le coste di Honduras ; ma egli 
non vi approdò, e restò per una delle ultime conquiste degli Spagnuoli. Però incontratosi in un 
canoto di Mayas, avvertì che il loro modo di vestire e di fare li mostrava un popolo differente dai 
selvaggi e giunto ad una certa civiltà : e per tale incontro forse si confermò nell' opinione, che non 
dovesse essere molto lontana l' isola di Zipango. 

Ms 148. Coimbra. — Carta de Fr. Simào de Coimbra a el Rey 
Asia de Portugal. 

È data nell'isola di Ceilan il 25 Aprile 1546, e riferisce la conversione del redi quell'isola. 
Trovasi nell' Archivio della Torre del Tombo di Lisbona. 

m 149. Colat. — Confesonario Latino-Anamitico, por el P. Fr. 
Asia Juan Colat de la Provincia de S. Juan Bautista. 

— Tratado de proverbios Latino-Anamitico. 

— Catecismo de doctrina cristiana, en idioma Anamitico. 

— Arte del idioma Anamitico. 

— Tratado de las particulas del idioma Anamitico. 

— Catalogus christianitatum omnium ad districtum Missio- 
nariorum Ordinis S. P. N. S. Francisci in Cocincina attinen- 
tium, in quo continetur numerus christianorum cuiuscumque 
pagi, per quatuor columnas distributorum. 

I primi cinque lavori sono riferiti dal Padre Huerta (Estado, ec): aggiungendo che il Padre 
Colat fu nativo di Valenza, professò la Regola Francescana il 1793, e s'imbarcò per le Filippine 
il 1797. Il 1800 venne destinato alle missioni della Concincina, dove fu Commissario Provinciale, 
e lavorò con molto zelo e frutto. Dopo tredici anni di missione, l' obbedienza lo richiamò alle Fi- 
lippine, e morì in Manila 1' 11 di maggio del 1829, in età di 60 anni. 

II sesto poi mi venne inviato da' nostri Padri di Manila, ed è autografo. Forse all' Huerta 
sfuggì quando studiò in quel nostro Archivio. In fine si leggono queste parole : Ego Fr. Joannes 
Colat, religiosus Ordinis Fratrum Minorum Strictioris Observantiae Discalceatorum , Missionarius 
Apostolicus in regno Cocincinae ac Commissarius Provincialis in praedicla missione, fidem facio, me 
ex tribus catalogis, nempe ex meo constante 12 paginis , et R. P. Fr. Francisci a S. Antonio 
Finoquieto, ac R. item P. Fr. Joannis Montamer, hunc totalem catalogum exacte ac fideliter con- 
fecisse; in quorum fidem me subscribo. Datum in Conventu S. Mariae Angelorum Macai die 17 
decembris anni 1809. Fr. Joannes Colat qui supra. 

In quanto all' Impero e idioma Anamitico, diremo che il primo comprende la parte orientale 
dell' Indo-Cina tra 1' 8 45 e 23 15 di latitudine Nord, e il 99 e 107 di longitudine Est; confinando 
al Nord con la Cina ; all' Ovest con l' impero de' Birmani e il re di Siam ; all' Est col mare della 
Cina, che vi forma il golfo di Tonchino ; al Sud con le colonie francesi. Il quale pertanto inchiude 
i regni di Concincina, di Tonchino e di Laos. Poco conosciuto è V interiore del paese, attraversato 



COLL - CONGEICAO ^ 



Siamp , 



da grandi montagne, e bagnato da numerosi fiumi, come il Mei-Kong e il Song-co, che ne sono 
i principali. Ed è ricco di miniere di ferro, d'oro, d'argento, di rame e di sale; con vegetazione 
rigogliosissima, e abbondanti ricolti di riso, zucchero, caffè, cotone, cocos ec. Le foreste poi sono piene 
di elefanti, rinoceronti, bufali, tigri, scimmie, uccelli di bellissime penne, ed enormi serpenti. Ne 
vi mancano tartarughe, coccodrilli ec. Pare che da principio sia stato popolato da colonie cinesi, 
che vi portarono la religione di Confucio; e però la lingua e i costumi degli Annamiti non sono 
che una derivazione della lingua e de' costumi cinesi; e fino alla metà del XIV secolo il paese fu 
tutto soggetto al Celeste Impero. I Francescani furono i primi Missionari, che vi penetrarono l'anno 
1583- cioè i Padri Diego da Oropesa, Bartolommeo Ruiz, Pietro Ortiz Cabezas, Francesco di Montili* 
Cristoforo Gomez, Diego Gimenez, Francesco Vellorino e Manuele di Santiago; continuandovi dipoi 
senza interruzione insino a noi. Fra gli altri, ne tratta largamente, nel suo Compendio histonco de 
la Apostolica Provincia de Philipinas ec, il Padre Domingo Martinez. 

150. Coll. — Chronica Serafica de la Santa Provincia de Ca- 
thalaunia de la Regular Observancia de N. P. S. Francisco, escrita 
por el Padre Fr. Jayme Coll, Chronista de la Provincia. Bar- 
celona, en la Imprenta de los herederos ^ de Juan Paolo y Ma- 
tia Marti, ano de 1738. . 

Un volume in foglio, di 380 pagine. Contiene las centurias de 1200 y 1300, e non manca di 
notizie per la storia delle Missioni Francescane. N' è un esemplare nella pubblica Biblioteca della città 
di Barcellona. 

151. Conceicao. — Primazia Serafica na regiam da Ame- 
rica, novo descobriniento de santos e veneraveis Religiosos da 
Ordem Serafica, que ennobrecen o Novo Mundo com suas vir- 
tudes e accoens. Offerecida ao Senhor Domingos Martins Brito, 
em a cidade do Rio de Janeiro, primeiro Irmao Geral da Con- 
fradernidade das tres Ordens do Serafico Patriarcha sào Francisco, 
especial da Provincia da Immaculada Conceicao de N. Senhora 
do Estado do Brasil, Syndico Geral perpetuo da mesma, e Ministro 
tres vezes da Veneravel Ordem Terceira da Penitencia. Escrita 
por Fr. Apollinario da Conceicao, Religioso Leigo Capucho, fìlho 
professo da dita Provincia , e naturai da cidade de Lisboa Occi- 
dental. Na officina de Antonio de Souza de Sylva. Com todas al 
licencas necessarias. MDCCXXXII. 

Un volume in 4, di 17 carte preliminari senza numerazione e 366 pagine: bellissima edizione. 
Libro prezioso e raro perchè ricercatissimo, come notò anche il Leclerc (Biblioth. Amer. ), che vorrebbe 
essere tutto inserito nella storia delle Missioni Francescane. Frate Apollinare nacque in Lisbona il 
1692 donde con la famiglia passò al Brasile, ed ivi prese 1' abito Francescano nel Convento della 
città' di san Paolo il 3 settembre del 1711. Della Primazia è un esemplare nella Biblioteca Nazionale 
di Lisbona. 



— Pequenos na terra , grandes no ceo. Memorias historicas 



120 



CONCEICAO 



dos Religiosos da Orden Serafica, que do humilde estado de Leigos 
subirào ao mais alto grao de perfeicào : escritas por Fr. Apollinario 
da Conceicào de Nossa Senhora do Rio de Janeiro , do Instituto 
Capucho e naturai da cidade de Lisboa Occidental. 

Sono 5 volumi in foglio, contenenti una raccolta di vite di grandissimo valore: vite di fra- 
telli Laici Francescani, moltissimi de' quali resero segnalati servigi nelle nostre Missioni fra vari 
popoli della terra, o vi sostennero il martirio, o le nobilitarono con istraordinaria virtù e magna- 
nime imprese. Diciamo magnanime imprese : come furono, per esempio, quelle di Fr. Pietro di Gami 
nel Messico, di Frate Pietro Fardè in Affrica, e di Frate Francesco da Laureano nella scoperta del 
Maranon in America. 

Il primo volume, che è la parte I (Lisboa Occidental , na officina da Musica, MDCCXXXII j , 
conta 11 carte preliminari non numerate, e 588 pagine. Ci sia consentito riferire da una delle 
avvertenze premesse dall'autore, le parole seguenti: Coni incansavel zelo se empregarào outros na 
pregacelo da mesma fe, e aumento da S. Madre Igreja, colhendo copiosissimo fruto nas innume - 
raveis almas , que converter ao para Deos , metendo-as no gremio dos filhos da mesma Igresia por 
meyo dobautismo, que Ihe administrarào : il che non deve far maraviglia; porque a conversilo 
dos infieis, corno he obra soberana e divina, nào necessita precisamente de ministros, que hajào 
cursado em universidades , ou que seiào doutos en humanas ciencias: anles costuma Bios para 
esse ministerio eleger aos que o mundo julga por idiotas. Ed eccovi ( egli prosegue ) na India 
Orientai o N. Fr. Vedrò da Madre de Deos, o qual converteo na ilha de Ceylao muytos infieis... Eccovi 

no Brasil en Capitania do Espirito santo Fr. Pedro Paleceos que nas aldeas dos gentios 

converteo e bautizou por suas proprias maos a muytos Indios.... Eccovi en a mesma America Portu- 

gueza o V. Fr. Francisco do Rosario doutrinando e ensinando as oracoes aos gentios , cuja 

lingua sabia corno ellos , e assim que fora mandado por obediencia ao Maranlmo, rompendo aquelle 
matto bravo do sertào com o arado da fe, catequizando a ìiuns e bautizando a outros , in breve 

trouxe innumeraveis ao conhecimenlo della Poi Fr. Pietro di Gand nel Messico , e os 

VV. Jervos de Deos Fr. André de Cordova e Fr. Joào de Paos, os quaes complectarào o numero 
de 12 Apostolos Francescani del Perù. E il V. Fr. Giacinto di San Francesco in Zacatecas , dove 
in sei anni que pregou a fe aos gentios , converteo a muytos e bautizou grande numero clelles. 
E quivi stesso frate Daniele d' Italia , che vi durò apostolo por 50 annos continuos . E Fr. Gio- 
vanni da S. Michele nel Messico, il quale persuadio aos silveslres que viviào em os montes corno 
feras , se reduziessem ao tralo comun e politico , e assim fez grandes povoacoens, fondou hospi- 
taes ec. Poi san Diego nelle Canarie, Fr. Francesco della Gata nelle Filippine, ec. 

Il secondo volume, ossia parte II (Lisboa Occidental, na officina da Musica, debaixo da pro- 
teccào dos Patriarcas SUo Domingo e Sào Francisco, MDCCXXXV), conta 17 carte preliminari non 
numerate e 692 pagine. 

Il terzo volume , ossia parte HI (Lisboa Occidental, na officina da Musica de Theotonio An- 
tunes Lima, Impressor da Sagrada Religiào de Malta, debaixo da proteteccào dos Patriarcas, ec. 
MDCCXXXVIIIJ, conta 19 carte preliminari non numerate e 577 pagine. 

Il quarto volume, ossia parte IV (Lisboa, na officina de Jozè Antonio Plates , MDCCXLIVJ, 
conta 9 carte preliminari non numerate e 712 pagine. 

Il quinto volume finalmente, ossia parte V (Lisboa, na officina do Doutor Manoel Alvarez 
Sollano, anno de MDCCLIV), conta 20 carte preliminari non numerate e 734 pagine. Se ne trova 
un esemplare nella Biblioteca Nazionale di Lisbona, e un altro in quella della città di Barcellona; 
ma questo secondo è mancante della parte V. 

— Claustro Franciscano erecto no Dominio da Coroa Portu- 
gueza, e establecido sobre dezeseis venerabilissimas columnas. 
Expoem-se sua origem e estado presente. A de seus Conventos 
e Mosterios, annos de suas fundacoes, numero de Hospicios, 



CONCEICÀO 



121 



Prefecturas, Recolhiinentos , Parroquias e Missoens, dos quaes 
se dà individuai noticia , e do numero de seus Religiosos , Re- 
ligiosas, Terceiros e Terceiras, que viven collegiadamente, tanto 
em Portugal, corno en sus conquistas. Dedicado a' Sacra, Real, 
Augusta Magestade del Rey D. Joào V, nostro Senhor, por Fr. 
Apollinario da Conceicào, Religioso Leigo Capucho da Provin- 
cia da Conceicào em o Estado do Brasil. Lisboa Occidental : na of- 
fìcina de Antonio Isidoro da Fonseca. MDCCXL. Com todas as 
licencas necessarias. 

Un volume in 4, di 23 carte preliminari e 235 pagine. Libro indispensabile per la storia 
delle nostre Missioni, dove sono dati statistici minutissimi circa le Provincie Francescane, il nu- 
mero dei conventi e dei monasteri di Francescani e Francescane, e di tutte le loro missioni in tutto il 
dominio del Portogallo, cioè nel Brasile, nelle Azzorre , Madera , Indie, Affrica continentale, oltre il 
Portogallo. N' è un esemplare nella Biblioteca Nazionale di Lisbona. E in Lisbona mi riuscì d' acquistarne 
un altro esemplare a 25 franchi. Un altro esemplare mi scrive averlo testé rinvenuto il chiarissimo mio 
confratello Padre Prospero Peragallo , Parroco di S. Maria di Loreto in Lisbona, ma a maggior prezzo. 

Daremo un saggio di quest' opera di Frate Apollinare con 1' elenco che si legge a pagina 106 
degli Ospizi e delle Missioni della Provincia del Brasile, della Concezione. E così fa di tutte le altre. 

PBOVINCIA DA CONCEYGAO DO BBASIL. 
Hospicios. 

1. Mossa Senhora da ConcelcUo, proximo à cidade da Nova Colonia do Sacramento, fundado a 
primeira vez com o titulo de Santo Antonio, anno de 1681 e destruido com a cidade no de 1703. 
Segunda fundacào no de 1729 e riavendo nelle entrado os Hcspanhoes no anno de 1735 para dalli 
atenuarem a cidade por lhe ficar algum tanto sobranceiro, foy pelos nossos con a Artelharia demolido, 
e assim ainda quo seni casa propria, no nosso modo de callar , vivem os Beligiosos na mesma cidade. 

2. JV. Senhora da ConceicUo, sito na travessa da Estrella em a cidade de Lisboa Occidental, e 
Freguesia de N. Senhora das Mercès, o qual goza a Provincia desde o dia 19 de Abril de 1703 e con- 
l'umado por Decreto Beai desde o dia 22 de Fevereiro de 1709. 

3. N. Senhora da Conceicào do Bai ito de Irirùama, distante da cidade de Cabo Frio pouco 
mais de seis legoas; e ainda que sua origem seja mais antiga, que a do anno de 1728, lhe assino este 
por scr o em que se lhe erigio Capella, e reedificou em fórma Begular. 

Missoens. 

1. A Aldeya de S. Miguel no districto da cidade de S. Paulo, de Indios de nagao Carijós. 2. A 
de S. Joao, no da villa da Conceicào de Itanhahem. 3. A de Santo Antonio, na da villa de S. Salvador 
dos Campos Guaytacazes, està de nac-ao Garulha, e a outra de Carijós. 4. A de N. Senhora da Escada, 
no districto da villa de Jacarabi , da qual dista duas legoas , e quatorze da cidade de S. Paulo. 
Seus habitadores tambem de nacao Carijós, ec. 

152. Conceicào — Relacào da viagem e successo que teve a 
As!a Nau Capitania Nossa Senhora do Born Despacho , de que era ca- 
pitào Francisco de Mello, vindo da India no anno de 1630: por 
Fr. Nuno da Conceicào, Religioso da Terceira Ordem de S. Fran- 
cisco, naturai de Torres Vedras. Lisboa, na Officina de Pedro 
Craesbeeck, 1631. 



GONCEPGION - CONTRERAS 



Sono 47 pagine in 4, che vennero poi ristampate nella Collezione de' naufraga. Il Terz' Ordine 
Francescano Regolare, che tanto si segnalò per uomini di straordinaria dottrina e virtù in Portogallo 
insino alla soppressione che venne fatta il 1834 , a quel tempo era sotto la direzione del Ministro 
Generale di tutto l'Ordine, che ha la sua residenza in Roma nel Convento di S. Maria d' Aracoeli. 



tamp. 153. Concepcion. — Historia de los admirables progresos de 
m s nuestra santa Fè Catolica en los reinos de Cochinchina y Cambo- 
dja: por el P. Fr. Felipe de la Concepcion Toledo, de la Provincia 
de S. José. En Mexico, por José Bernardo de Hogal, ano de 1734. 

In tutte le Riblioteche della Spagna che visitai non mi fu possibile incontrarne un esemplare. 

— Apologia de las Misiones Franciscanas en el reino de Co- 
chinchina, y refutacion de las doctrinas de un Misionero Frances. 



Il Padre Huerta, che ci dà notizia dell'una e dell' altra, dice che questa è manoscritta in latino, 
e segnata l'anno 1741. Del Padre Filippo poi ci fa sapere, che « este gran misionero fné siempre 
mui perfecto Religioso, sufrió prisiones y grandes trabajos en la mision, y contando ja 54 anos de 
edad, falleció en Cochinchina el di 14 de abril del 1749. » (Eslado, ec.J 



— Carta de Fr. Felipe de la Concepcion , y catalogo veridico 
de todas las Iglesias y Oratorios que hoydia tiene y conserva la 
Serafica Mision del reyno de Cochinchina. Ano de 1747. 

Di questo Manoscritto dell'Archivio del nostro Convento di Manila, non fa menzione il Padre 
Huerta, e testé me ne inviarono copia que' Padri. Conta, questa, sei carte in foglio. 

stmp. 154 - Confluentini. — Epitome historica, in qua ab anno 1208 
usque ad annum 1525 res Franciscanae generatim : dein vero 
solae Minorum Cappuccinorum usque ad annum 1774 serie chro- 
nologica positae fìdeliter praesentantur, opera et studio Fr. Stiero- 
thei Confluentini Ord. Min. Cappuccinorum in Provincia Rhenana 
Ministri Provincialis. Cum permissu Superiorum et privilegio. 
Heidelbegae, Typis et sumptibus Joannis Jacobi Haener, Typogr. 
Aul. Academ. 

Un volume in 4, di 11 fogli preliminari non numerati, 520 pagine, e 9 fogli di Index historicus 
inseriem alphabethicam ec. in fine. Libro non facile a trovare, e di molto comodo, e abbastanza ricco 
di notizie dell' Ordine e delle Missioni Francescane. N' è un esemplare nella Biblioteca Provinciale 
della città di Cordova. 

155. Contreras. — Manual de administrar los sanctos Sa- 

Stamp. 

America cramentos a log Espanoles y naturales desta Nueva Espana con- 



COPIA 



123 



forme a la reforma de Paulo V Pont. Max. ordenado por el Padre 
Fray Pedro de Contreras Gallardo, Predicador y Guardian del 
Convento de la Concepcion de Nra Senora de Theoacan, hijo desta 
santa Provincia del S aneto Evangelio de Mexico. Impresso con 
licencia y privilegio. En Mexico. En la imprenta de Joan Euiz. 
Ano de 1638. 

Un volume in 8, di 8 carte preliminari e altre 147. Tranne il titolo, l'opera è tutta in lin- 
gua Messicana. 

156. Copia de una carta que su Magestad mandò escrivir al 
Rey de la China en recomendacion de ciertos Frayles Franciscos 
Descalzos, ano de 1581. 

È in un Manoscritto di varia della Biblioteca dell'Episcopio di Cordova. I Padri Francescani, 
a cui si accenna, sono senza dubbio Pietro Alfaro e suoi compagni , penetrati in quel difficile 
Impero per ristorarvi la fede di Gesù Cristo. 

157. Copia collationata interpretationis processus remissorialis 
de partibus in causa 26 Martyrum, videlicet Patris Fratris Petri 
Baptistae, Commissarii Ordinis Discalceatorum Sancti Francisci 
de Observantia cum suis sociis , Fratribus eiusdem Ordinis , nec 
non xx laycis Japponensibus christianis. In Nova Hispania ac 
civitate Mexici fabricati. (Novembre e Decembre 1620). 

È un manoscritto di 165 fogli, che si conservava da' Padri Gesuiti nel Convento del Gesù in 
Roma. Dei XX Laycis Japponensibus, 3 erano affigliati alla Compagnia, e 17 appartenevano come 
Terziari all'Ordine Francescano. Ora sono annoverati tra' Santi. 

158. Copia de buma carta escripta pelo Padre Guardiào do 
Real Convento de Mequinez , e Vice-Prefeito das santas Missones, 
que nas partes da Barbarla conserva a Eeligiosa Provincia de 
S. Diogo dos Reverendos Padres Franciscanos Descalzos, ao Padre 
Procurador d' ellas sobre or effeitos do terremoto do primeiro de 
Novembre de 1755. Lisboa 1756. 

Sono otto pagine in 4 , eh' io copiai nella Biblioteca Nazionale di Lisbona. Terribile caso, che 
addivenne per quei poveri Missionari una doppia sventura gravissima per la feroce barbarie di 
que' selvaggi musulmani, sempre implacabili nemici del nome cristiano ! 

159. Copia de los documentos pertenecientes a los meritos del 
R. Padre Predicador Apostolico General Fr. Geronimo Clota. 
Contiene el memorial del Exmo senor Virrey del Perù , cartas 



ì u 



CORDOVA 



de officio escritas por su : comandante del navio del Rey, noinbrado 
el aguila , y su Diario de aquel descubrimiento de las Mas de 
Otageti, hecho el ano de 1774. 

Manoscritto nella Biblioteca della Reale Accademia di storia di Madrid , che ha relazione con 
l'opera del P. Fr. Pedro Gonzales de Agueros, Descripcion historial de la Provincia y Archipielago 
de Chiloe, ec. 

460. Cordova. — De la religiosissima Provincia de los doze 
Apostoles del Perù de la Orden de N. P. S. Francisco de la Regu- 
lar Observancia, dispuesta en seys libros con relacion de las Pro- 
vincias que della han salido y son sus hijas. Rapresenta la piedad 
y zelo con que los Reyes de Castilla y de Leon goviernan el 
Nuevo Mundo, dilatando la Fé cattolica y conocimiento del verda- 
dero Dios por innumerables reynos y naciones de Indios, y lo 
mucho que para esto han servido y sirven las Religiones Sagradas 
con las acciones mas memorables de los Predicadores Evangelicos, 
que con zelo apostolico acabaron sus vidas en tan gloriosa empresa. 
Hazese una breve descripcion de todas la tierras del Perù y 
entrada en ellas de muchos Espanoles, la riqueza, poder , culto y 
politica de los Reyes Ingas. Compuesta por el R. P. Fr. Diego de 
Cordova Salinas, Predicador, Guardian del insigne Convento de 
S. Fracisco de Jesus de Lima, naturai de la misma ciudad, metro- 
poli y corte del Perù, Padre perpetuo de dicha Provincia de los 
doze Apostoles, Notario Apostolico y Coronista de todas las del 
Perù de su Serafico Orden. Dirigida a la catolica Magestad de D. 
Felipe IV. N. S. Rey potentissimo de las Espanas, Monarca invito 
del Nuevo Orbe, en su Real Consejo de las Indias. Con licencia. 
En Lima, por Jorge Lopez, ano de 1651. 

Un volume in foglio, di 695 pagine , diviso in quattro libri. N' è un esemplare nella Riblioteca 
della Reale Accademia di storia di Madrid. È un opera dottissima e delle più ricche di notizie d'ogni 
modo del Perù, e dei popoli selvaggi quivi evangelizzati e inciviliti da' Missionari Francescani. Vendica 
al celebre nostro Frate Marco da Nizza il primato di Apostolo di quelle regioni, e seguendo il rapidissi- 
mo e direi quasi miracoloso diffondersi e stabilirsi che fecero i santi suoi confratelli in ogni lato dell' 
immenso paese, narra con solenni documenti quel che operarono in Lima, in Cuzco, in Quito, nella 
Paz, in Cuquiabo, in Truxillo, in Chuquisaca, in Collao, in Pacajes, nella Concepcion de Xaura, in 
Quamanga, in Casamarca, in Potosi, in Guanuco, in Chachapoyas, in Collaguas ec. Più che una storia, 
è un epopea che ti rapisce e t'incanta. Poi narra la scoperta delle isole di Salomone, in cui ebbero 
tanta parte i Francescani, e ce ne fa conoscere i nomi; poi le loro gloriose gesta nel Paraguay e nel Rio 
della Piata, e la scoperta che fecero del Rio delle Amazzoni. Inoltre dà ampie notizie de' luoghi, dei 
prodotti, e delle genti che vi abitavano; della loro indole, della religione, delle leggi, delle tradizioni , 
dei costumi; delle selvagge tribù dei Panataguas, dei Payansos, degli Idibaez ec. Per darne un saggio, 
riferirò una parte del Capitolo XXXIV, intorno al Rio dello Amazzoni. 



CORDOVA 



125 



« Las entradas (egli dice) a este grande Rio de las Amazonas (pelago de aguas dulces) por las partes 
del Para, son quantas por la una y otra vanda de sus riberas le comunican otro numero de otros muy 
caudolosos rios. »E sono questi il rio della Coca, il Napo, e l' Aguarico, abbondantissimo d'oro, perlochè 
venne denominato Rio dell' oro. «En su boca (egli continua) de la una y otra vanda da principio la gran 
provincia de los Encabellados, que corriendo por la del Norte mas del 180 leguas, goza siempre de las 
aguas que el gran rio de las Amazonas explaya por caudolosos lagos. Llamaron a estes Indios con nom- 
bre de Encabellados (los Espanoles) por lor largos cabellos, que assi hombres corno mugeres usan. Sus 
armas son dardos, sus abitaciones, casas pajizas, hechas con curiosidad. Traen continuas guerras con 
las naciones circumvesinas, que son los Cenos, Recanas, Tamas, Chufìas, Rumos. Corren en frente desta 
provincia del los Encabellados, por la vanda del Sur, las de los Avixiras, Yurusunes, Zaparas, Yquitos ; 
y encerradas entre las aguas deste rio y del Curaray fenecen. — 80 leguas de Guraray a la misma vanda 
desemboca el famoso rio Tumburagua, que baxa por los Maynas con nombre de Maranon. — 60 leguas 
mas abaxo de Tumburagua, comienza la mayor y mas dilatada provincia de quantas se conecen en esse 
grande rio, que es la de los Amaguas. Tiene està provincia de longitud mas de 200 leguas, continuan- 
dose sus poblaciones tam amenudo, que apenas se pierde una de vista, quando ya se descubre otra. 
Su anchura es al parecer poca, pues no passa de la que tiene el rio, en cuyas islas, que son muchas, 
y algunas muy grandes, tienen su habitacion, y todos muy pobladas. Andan todos en decencia, vestidos 
assi hombres comò mugeres, las quales de mucho algodon que cultivan, texen no solo la ropa que 
han menester, sino otra mucha, que las sirve de trato para las naciones vecinas. — Son todos de cabeza 
chata. Tienen por la una y otra vanda del rio continuas guerras con las provincias estranas , de la 
parte del Sur, entre otros contra los Gurinas, y por la vanda del Norte contra los Tecunas. — 16 leguas 
destas poblaciones a la vanda del Norte desemboca el gran rio Putumayo, que deciende de las Cordilleras 
de Pasto, hazia el Nuevo Reyno de Granada. Tiene mucho oro, y està muy poblado de gentiles. Los 
nombres de las provincias que le habitan, son Yurunas, Guaraicus, Yacariguaras , Parianes, Ziyus, 
Atuais, Cunas. Y los que mas a su principio de una y otra vanda corno senores de este rio le pueblan, 
son los Omaguas, a quienes los Aguas de la isla llaman Omaguasyeté (e significa veri Omaguas). — A 
50 leguas desta boca a la parte contraria, se encuentra la de un hermoso y caudaloso rio que trajendo 
su origen de hazia el Cuzco, fenece en el de las Amazonas, en altura de tres grados y medio : llamank 
los naturales Yetaù , y tiene entre ellos mucho nombre, assi por sus riquezas, corno por la multi tud 
de naciones, que sustenta, corno son los Tipunas, Quanarus, Ozuanas, Moruas, Naunas, Conomomas, 
Marianas. Entra en el de los Amazonas en 5 grados de altura, y llamanle los naturales Yuruà. — 
20 leguas mas abaxo, a la misma vanda del Sur, en tierras de muy altas barrancas, da principio 
la muy poblada nacion de los Curuziararis , que siguiendo siempre una ribera corre por espacio 
de 80 leguas, tan continuadas sus poblaciones, que apenas se passavan 4 horas sin encontrar otras 
de nuevo , y a vezes por espacio de medio dia no cessavan sus rancherias. Estan estos barbaros 
desnudos todos, assi hombres comò mugeres, sin que le sirva su riqueza (è terra, la loro, di 
mollo oro) de mas de un pequeno atavio con que adornan orejas y narizes, que casi todos tienen 
agujetadas . Por la vanda de frente de todas estas poblaciones altas , es tierra liana a una mano 
y tan ccrrada assi de otros rios corno de los trazos que el Caquera rienda por sus orillas, que aislada 
en grandes lagos, corre por muchas leguas, basta que todos encorporados en el rio Negro se j un tan 
con el principal. Estan pobladas estas islas de muchas naciones, però la que mas se estiende por 
sor mas populosa, es la de Zuanas. Estan en altura de dos grados y medio. Gozan de limpias campinas, 
y yerbas para ganados , arboledas no muy cerradas, abundantes de lagos .... En la vanda del Sur 
ay una poblacion situada sobre una grande barranca al desembocar de un candaloso y claro rio, 
(lue los naturales llaman Tapi, y tiene en su ribera mucha multitud de gentiles, que llaman Paguanas. 
— 26 leguas del rio Tapi, desagua en el de las Amazonas el Catua, que formando en la boca un gran 
lago de agua verde, trae su origen de muchas leguas de tierra adentro, en la vanda del Sur, muy 
pobladas sus orillas de barbaros, si bien le haze ventaja en multitud de naciones diversas otro rio, 
que llaman Araganatuna. Llamanse estas naciones Yaguanais, Mucunes, Mapierus, Againaus, Huirunas, 
Mariruas, Yamorinas, Terarus, Siguiyal, Guanespuris, Piras, Mopitirus, Ygnaranis, Aturiaris, Macaguas, 
Masipias, Guayacaris, Anduras, Gagnaraus, Maraymumas, y Guanibis . . . 

« Dos leguas mas abaxo comienca la mas nombrada y belicosa nacion de todo el rio de las Ama- 
zonas a la vanda del Sur, està es la de Yoriman ; ocupa no sola la tierra firme de sus orillas , sino 
fambien mucha parte de sus islas. » Terra ed isole tutte popolatissime. « Son comunemente muy 
agestados, andan desnudos, y son innumerables sus pueblos. » Poi viene « el rio llamado de la Madera, 



1 26 



CORDOVA 



y por los naturales Cayari, que deciende de la vanda del Sur , y formase de dos caudalosos rios. . . . 
algunas lcguas adentro ... ; y es el lugar , segun la sefias de los Tupinambas, por donde mas en 
breve se ha de descubrir salida a los mas cercanos rios de la Comarca de Potosi. De las naciones deste 
rio que son muchas, las primeras se nombran Zurinas y Cayanas. » Seguono poi « los Ururinaul, 
Anamaris, Guarinumas, Guranaris, Erepunacas, y Abacatis ec. — 26 leguas deste rio a la vanda del Sur 
està una hermosa isla, que tiene 60 leguas de largo, y mas de 100 de circuito, poblada toda de los valientes 
Tupinambas, gente que de las conquistas del Brasil en tierra de Pamambuco salieron derrotados muchos 
anos liuyendo del rigor con que los Portugueses le van sugetando. Salieron tan numero dellos, que 
despoblando a un mismo tiempo 84 aldeas, donde està van situados, no quedó dellos ninguno. Cogieron 
siempre a mano izquierda las faldas de la Cordillera, que viniendo desde el estrecho de Magallanes, cine 
toda la America, y descabegando quatro rios della en el Oceano, llegaron al rio de la Madera, y arrojan- 
dose en el por sus corrientes vinieron a dar en la isla que al presente habitan. » Per la nazione dei 
Tupinambi sono da vedere i dotti studi pubblicati dall' illustre Ferdinando Denis in Francia. Poi ven- 
gono i famosi fiumi di Felipe, il Negro de los Tapa.josos, il Curupatuba, il Panayua, il Pacaxa ec. 

« Los ritos de toda està gentilidad, naciones y provincias (prosegue il Coraova ) son casi en 
general unos mesmos. Adoran idolos , que fabrican con sus manos, atribuyendo a unos el poder sobre 
las aguas, a otros escogen por duenos de las sementeras, y a otros por valedores en sus batallas. Dixen 
que estos Dioses se baxaron del cielo para acompanarlos y hazerles bien. No usan de alguna cerimonia 
para adorarlos, mas antes les tienen olvidados en un rincon hasta el tiempo que los han menester ; y 
assi quando han de ir a la guerra, llevan en la proa de las canoas el idolo, en quien tienen puesta la 
esperanca de la vitoria. Y quando salen a hazer sus pesquerias, echan mano de aquel a quien tienen 
entregado el dominio de las aguas. Pero ni en unos ni en otros flan tanto, que no reconoscan puede 
aver otro mayor. Un Indio principal aviendo oydo algunas cosas del poder del nuestro Dios, dixo a los 
Missionarios (Franciscanos) de la armada , que en paga del ospedaje que nos hazia, no queria otra 
merced, sino que le dexassemos alli un Dios de los nuestros , que corno tan poderosos en todo le guar- 
dase a el y a sus vasallos en paz y salud, y esto repetia con grandes ansias. » 

— Vida , virtudes y milagros del Apostol del Perù el vene- 
rarle Padre Fray Francisco Solano de la Serafica Orden de los 
Menores de la Regular Observancia, Patron de la ciudad de 
Lima, cabeza y Metropoli de los estendidos Reynos y Provincias 
del Perù. Sacada de las declaraciones de quinientos testigos , 
que juraron ante los Ilnstrissimos Arcobispos y Obispos de 
Sevilla , Granada , Lima , Cordova y Malaga , y de otras mu- 
chas informaciones , qne por authoridad apostolica se an actua- 
do en diferentes villas y cindades. Por el P. Fr. Diego de Cor- 
dova, naturai de la misma ciudad de Lima, Notario Apostolico, 
Predicador y Chronista General de las Provincias del Perù del 
Orden de nuestro Padre san Francisco, en està edicion anadida 
por el Padre Fr. Alonso de Mendieta de la misma Orden, Ca- 
lifìcador del S. Officio, Comissario Provincial de la santa Pro- 
vincia de los XII Apostoles del Perù y Procurador General de 
la ciudad de los Reyes en la causa de la canonicacion del mismo 
Siervo des Dios Solano. Al Rey nuestro Senor Felipe III , Rey de 
las Espanàs y ambas las Indias. Con licencia. En Madrid : en la 
Imprenta Real, ano de 1643. 



CORDOVA 



127 



Un volume in 4, di 29 fogli senza numerazione e 688 pagine. È inutile il dire la parte che 
ha nella storia delle Missioni Francescane questo straordinario Apostolo delle Americhe, che fu pos- 
siam dire il Xaverio Occidentale: e il libro del Padre Cordova ha bellissimi documenti e partico- 
lari da arricchire il racconto. N' è un esemplare nel particolare Archivio della Biblioteca della Reale 
Accademia di storia di Madrid. 

— Relation de la fundacion de la Santa Provincia de los 
doce Apostoles del Perù de la Orden de N. P. S. Francisco y de 
los servicios que sus Frayles han hecho a la Iglesia Romana. 
Dase cuenta de sns Prelados y de las vidas maravillosas de mu- 
chos Religiosos que florecieron en toda virtud y santidad. Esen- 
ta por el P. Predicador Fray Diego de Cordova, Coronista de las 
Provincias del Perù de la dicha Orden, Notario Apostolico, hijo 
del Convento de N. P. S. Francisco de Jesus de Lima, naturai 
de la dicha ciudad. Ano de 1638. Dirigida al catolico y poderoso 
Rey de las Espanas y Monarca de ambas Indias D. Felice IV 
N. S. en el Real Consejo de las Indias. 

Manoscritto in foglio, di cinque carte preliminari non numerate e altre 142. È ricco, come le 
precedenti opere, di notizie delle nostre Missioni in que' paesi. Appartiene al particolare Archivio 
della Biblioteca della Reale Accademia di storia di Madrid. 

Dal titolo: Escritores de libros, crediamo utile annotare quanto segue: « El Rmo Obispo de la 
Imperiai de Chile, Fr. Luis Geronimo de Ore, hijo deste convento de Lima, naturai de la ciudad 
de Guamanga imprimiò en està ciudad de Lima en dos tomos: El simbolo catholico de la lengua 
Indiana, Escanola, y latina, y en la mesma lengua el otro tomo: Ritual para Sacramentos , y 
otras obras muy estimadas de todos los Curas, Clerigos y Religiosos de estos Reynos, y son el 
nibel y regia que tienen para la administracion de los Sacramentos y buena educacion y catequisacion 
de los Indios : en especial el Manual en siete lenguas diferentes de provincias y reynos del Perù. 
La Biblioteca Indiana del Licenziado Antonio Leon impresa en Madrid ano de 1629, en la segunda 
parte hace memoria de algunos destos libros, que Fray Luis de Ore imprimiò en las lenguas 
Quichua y Aymara. » E tra gli altri sono « 1' Orden de ensenar la dottrina Christiana , y la Relacion 
de los Martyres que han habido en la Florida (1604). Y el Doctor D. Juan de Larrinaga Sa- 
lazar Cavallero del Avito de Santiago, Oydor de la Real Audiencia, en su Biblioteca de Oro , manu- 
scrita, donde da noticia de los escriptores de las Yndias y de sus obras, refiere las de nuestro Obi- 
spo, dicendo: — Fr. Luis Geronimo de Ore, naturai de la ciudad de Guamanga, hijo de la Pro- 
vincia de xn Apostoles de Lima, de la Seraphica Orden , que muriò Obispo de la Imperiai de Chile, 
varon Apostolico, imprimiò en Lima por el ano de 1598 el Simbolo catholico Indiano con aproba- 
cion de los Obispos de Tucuman y el de Cuzco, y del Arsobispo de los Reyes. Declara en este libro 
los misterios de la fee, contenidos en los tres simbolos catolicos, el Apostolico, el Nizeno, y de 
San Atanasio. Hizo en el una descripcion del Nuevo Orbe y de sus naturales. Y puso un orden de 
ensenales la doctrina Christiana en las lenguas Quichua y Aymara ; y anadio en este cuerpo mu- 
chos himnos del Breviario Romano en la lengua de los Yndianos , que los cantan en sus casas y 
chacras y en las Yglesias. » — Poi « imprimiò en Napoles el ano de 1607 un libro con este tìtulo: Ri- 
tuale, seu Manuale Peruanum et forma brevis administrandi apud Indos sacrosanta Sacramenta. 
Por este se rigen y gubiernan todos los Curas y Doctrineros de Yndios de los Beynos del Perù en la 
administracion de los sacramentos y ensenanza de la doctrina Christiana en las lenguas de los Ar- 
zobispados de los Reyes, de los Charcas, y de los Obispados sufraganeos de Cusco , Quito, Chu- 
quiago, Arequipa, Guamanga, Truxillo, Santa Cruz, Tucuman y Rio de la Piata, y hasta en Bra- 
sil inclusive en distancia de 800 leguas. Y asi fuera de la lenguas latina y Castellana, tiene este 
Manual la Quichua, Aymara, Paquina, Mochica, Guarani, y Brasilica. » — Questi particolari sono 



m 



CORNEJO - CORONEL 



tanto più preziosi, in quanto che è quasi impossibile incontrare in Europa alcuna delle opere riferite. 
E qui non possiamo a meno di non altamente maravigliarci del signor abate Eysaguirre , il quale 
nella sua Histoire du Chili (Paris 1835) appena dà un breve cenno di quest'uomo santo straordinario 
sia come Missionario, sia come dotto, sia come Arcivescovo di Santiago, senza nominare un solo 
di tanti suoi dottissimi lavori, mentre per altri, che non ne valgono la centesima parte, ebbe lodi 
a larghissima profusione! 

— Relacion de la fundacion de la santa Provincia de los 
doce Apostoles del Perù : por el Padre Fr. Diego de Cordova. Ano 
de 1638. 

Manoscritto in foglio dell' Archivio della Biblioteca della Reale Accademia di storia di Madrid, 
interessantissimo non meno della Cronaca per la storia delle Missioni Francescane. 

stamp. 161. Cornejo. — Chronica Seraphica, escrita por el R. P. Fr. 
Damian Cornejo, Colegial que fue del Major de S. Pedro y S. Pa- 
olo en la Universidad de Alcalà, Lector Jubilado, Ex-Custodio de 
la Provincia de Castilla Regolar Observancia, Examinador Syno- 
dal de este Arzobispado y Chronista General de su Orden. En 
Madrid. Por Juan Garcia Infanzon. 1682-1698. 

Sono 4 volumi in foglio. È la Cronaca più pregevole ed importante dell'Ordine; nulla togliendo 
del suo merito a quella di Frate Marco da Lisbona ; dico l' edizione originale, non la traduzione che ne 
venne fatta in Italia. Sventuratamente il Cornejo non finì la sua: ma ebbe due eccellenti continuatori 
nel Padre Gonzales, e nel Padre Torruria, giungendo così P opera a 9 volumi. Vi si parla larghissi- 
mamente delle nostre Missioni, ed è indispensabile a chi si occupi della storia dell' Ordine Francescano. 
Il Cornejo morì Vescovo di Orense in Castiglia. Un esemplare di quattro primi volumi è posseduto dal 
M. R. Padre Ramon Ruldù in Rarcellona ; e un altro di tutti i 9 tomi trovasi nella pubblica Riblioteca 
della stessa città. 

ms. 162. Coronel. — Arte para aprender la Lengua Maya: por 
sta e mp . el Padre Fr. Juan Coronel, de la Orden de S. Francisco. 

America 

Così lo Squier (Monogr. of Auth.J. Il Padre Coronel, nativo di Spagna e addottorato nel- 
l'Università di Alcalà, erasi recato in America il 1590, ove imparò con tanta perfezione le lingue 
de' nativi , che ne addivenne pubblico professore. Ebbe a discepolo il Cogolludo, di cui si disse di 
sopra, fu Guardiano ne' Conventi di Mejorada e di Merida, e in quest'ultimo morì il 1651 nell'età di 
82 anni. 

— Discursos predicables, con otras diversas materias espi- 
rituales , con la Doctrina Xpfia , y los articulos de la Fé : recopi- 
lados y emendados por el P. Fr. Juan Coronel del Orden del 
Seraphico Padre S. Francisco, Guardian del Convento de Tikax, 
y Lector de Lengua, ec. Megico, 1620. 



Uu volume in 12, di 241 pagine. 



CORRADO - COZZA 



129 



— Doctrina Christiana en Lengua Maya recopilada. 

Un esemplare di questo manoscritto esisteva nel nostro Collegio di san Bonaventura di Siviglia: 
che ne sia avvenuto dopo la distruzione de' Conventi in Ispagna, non so: per quante ricerche facessi 
in quella città, non mi riuscì d' averne notizia. 

463. Corrado. — Almae Taurinensis Ord. Minorimi de Obser- 
vantia Provinciae sub Divi Tbomae Apostoli auspiciis historica et 
chronologica Synopsis, aP. Fr. Honorato Corrado a Veteri-Capite 
eiusdem Provinciae alumno edita. Taurini , ex Typis Castellazzo 
et Garotti, 1856. 

Un volume di 186 pagine in foglio. Vi sono alcune brevi biografie di nostri Missionarii, spe- 
cialmente in Palestina. 

164. Costitucion de estaProvincia de San Gregorio deFilipinas 
de la Orden de S. Francisco. Manila, B. Lampaos. 

Non l'ho veduta: la cito dalla Bibliothéque Asiatique et Africaina del Ternaux, Paris , 1841. 

165. Coto. — Thesaurus verborum: o Frases y elegancias de 
la lengua de Guatemala: por elP. Fr. Tomàs Coto, Franciscano. 

Così lo Squier ( Monogr. of Auth.). Il Padre Coto era nativo di Guatemala , e il manoscritto si 
conservava nel principale Convento di quella Provincia. 

166. Cozza. — Historia polemica de Graecorum schismate ex 
ecclesiasticis monumentis concinnata labore et studio Patris Lau- 
rentii Cozza a Sancto Laurentio Ordinis Minorum Eegularis 
Observantiae , Provinciae Eomanae, Lectoris jubilati, Ex-Guar- 
diani Sacri Montis Sion totiusque Terrae Sanctae Ex-Custodis, 
Sacrae Congregationis Indicis Consultoris, supremae ac univer- 
salis Inquisitionis Qualificatoris , et in Cismontana Observantium 
familia Vice-Commissarii generalis : in qua praeter historiam 
exacte digestam , omnes et singulae controversiae post Concilium 
Constantinopolitanum I usque ad Florentinum , sive occasione 
baeresis , sive schismatis inter Ecclesiam Orientalem et Romanam 
Occidentalem exortae summa cum diligentia discutiuntur. Oblata 
Sanctissimo D. N. D. Clementi divina Providentia Papae XI. 
Romae, Typis Georgii Placho, prope S. Marcum, MDCCXIX-XX. 
Superiorum licentia. 

Sono 4 volumi in foglio: il primo, di pagine XII-532: il secondo, XIl-560: il terzo, XII-361: il 
quarto, X1I-386. L' autore la scrisse in Gerusalemme, come si vede dalle parole seguenti, che chiu- 

9 



130 



CRESPEL 



dono 1' ultimo volume: Hactenus hisJ,ori.a de Graecorum schismate, quam Hierosolymis incoepimus, ac 
ibidem divina opitulante gratta absolvimus post f eslum Annunciationis gloriosae Virginis Mariae, die 
videlicet XXV mensis martii anno Domini MDCCXV, ad lauderà omnipotentis Dei , cui sii honor et glo- 
ria per saecula saeculorum. E il lavoro più dotto e compiuto che si conosca intorno allo scisma dei 
Greci, del quale non si può fare a meno scrivendo di quella storia. N'è un esemplare nella Biblioteca 
Nazionale di Firenze. 

In un Manoscritto Francescano in lingua catalana, della pubblica Biblioteca di Barcellona ( Rela- 
ciò de la Peregrinaciò a Jerusalem 1762 ), di cui diremo a suo luogo, sono del Cozza le notizie se- 
guenti. Successe nel governo della Terra Santa all' insigne P. Francesco da S. Floro l' anno 1704. Partito 
da Boma con la benedizione del Sommo Pontefice, s' imbarcò per Malta, e di là passò in Egitto, al 
Cairo, dove subito diede pruova della molta scienza e delle grandi virtù di cui era fornito. Avutone 
notizia il Patriarca Greco di Alessandria, di nome Samuele, chiese di vederlo ed abboccarsi con lui. Il loro 
incontro fu cordialissimo. Disputarono sopra varii punti; la consacrazione in pane azimo, il Purgato- 
rio, P efficacia de' suffragi, il Concilio Niceno e il Costantinopolitano, la processione dello Spirito San- 
to, ec. E bastò quel colloquio perchè il Patriarca rimanesse pienamente convinto della verità cattolica, 
e si profferisse pronto ad aderire alla Romana Chiesa, e a sottomettersi intieramente al Papa. Ma il Padre 
Lorenzo avendo dovuto proseguire nella sua missione, il Patriarca fece l'abiura nelle mani del Padre 
Arcangelo da Malta, superiore del Convento del Cairo, che venne portata a Roma dal Padre Giovanni 
Giuseppe Mazet unitamente a due Apocrisarii del Prelato. Solennissima fu in Boma la sacra funzione 
del suo ingresso nel seno della cattolica Chiesa : il santo Padre vi disse una commovente allocuzione, 
rendendo grazie a Dio di così bel trionfo. Frattanto al Padre Lorenzo erano riserbate altre glorie. Uno 
scisma nacque a que' dì tra' Maroniti del Monte Libano. Avendo eletto il novello loro Patriarca, una 
mano di turbolenti ed ambiziosi, ribellandosi, .gliene contrapposero un altro, cagionando gravi scandali 
e rovine in quella nazione. Pervenutane notizia al Bomano Pontefice, con un suo Breve che comincia 
Cum sicut ad aures nostras ec, delegò Visitatore Apostolico di quella nazione il P. Lorenzo, con piena 
potestà di giudicare di quel conflitto e in quel modo che stimasse meglio provvedere. Mosse il Cozza 
con alquanti compagni alla difficile missione, e tanto seppe adoperare, che il legittimo Patriarca venne 
da tutti riconosciuto, e fu ricomposta la pace. Allora il Papa dichiarò il P. Lorenzo Ministro Generale di 
tutto l' Ordine Francescano, e dipoi in premio delle sue belle fatiche lo nominò Cardinale di Santa Chiesa. 

167. Crespel. — ■ Voyage au Noveau-Monde et histoire interes- 
sante du naufrage du R. P. Emmanuel Crespel, Recollect (Fran- 
ciscain) d' Avesnes dans le Hainaut, avec des notes historiques et 
geographiques. Amsterdam (Paris) 1757. 

Un volume in 12, di circa 200 pagine, di cui rinvenni un esemplare nella Biblioteca Nazionale dì 
Parigi, e un altro in quella dell'Arsenale della stessa città. Studiò per me questo raro e importantissimo 
libro il Padre Federico da Dunkerque della Oss. Provincia di san Lodovico di Francia, che tutto il tempo 
che dimorai in Parigi mi fu amorosissimo compagno nelle faticose ricerche che io doveva fare in quelle 
Biblioteche, e con la sua intelligenza attività e virtù mi prestò tale aiuto, che nessuna mia parola 
sarebbe sufficiente a rimeritamelo. Io mi disponeva a partir per la Spagna, quand'egli ricevè dal Padre 
Generale l'obbedienza che lo destinava alle Missioni della Terra Santa. Il dividermene mi costò 
immenso dolore ! Attraversò rapidamente l'Italia, e ne pubblicò belle note nella Revue Franciscaine 
di Bordeaux. Lo stesso fa ora, ma più ampiamente, della Palestina e dell'Egitto. Sono lietissimo di 
mettere qui il sunto eh' egli in poche ore mi fece dell' Istoria del Crespel, copiandomi dipoi a lettera 
tutto il racconto del naufragio, che conservo come dolcissima sua memoria. 

« La relation éscrite par le notre Pere Emanuel Crespel Becollet d' Avesnes dans le Hainaut dans 
un style simple et naturel, avait été destinée par V auteur a rester dans l' intimité de sa famille. Son 
frére (dont on ignore le nom et la profession) a qui cette relation etait destinée, fit des instances auprés de 
Y humble Missionanire a Paderborn lors du passage dans cette ville de 1' armée francaise commandée 
par le Marechal Maillebois, pour obtenir de sa modestie la permission de livrer la relation au public ; 
elle lui fut accordeé. Le Pere Crespe!, etant (vers la fin de 1723) a Avesnes, recoit de ses Superieurs 
la permission de passer dans le Nouveau Monde. Il part le 25 de Ianvier 1724. Lorqueje fus a Paris, 



CRESPEL 



131 



dit-il, je pris une obedience du R. Pere Julien Guesdon, Provincial de S. Denis, de qui dependent 
les Missions de la Nouvelle France . Le 17 Mars 1726 il est ordonné prètre par l'Eveque de Quebec, 
qui peu de temps apres lui donne une mission ou cure appellée Horel, au Sud du fleuve St-Lau- 
rent, entre les villes des Trois Rivieres et Montreal. Deux ans apres il est nommé aumonier de 400 
francais que le Marquis de Reauharnais avait joint a 800 ou 900 Sauvages de toutes nations, surtout 
Iroquois, Hurons, Nepissings et Outaouacs, auxquels M. Préfet prètre et le Pere de la Rardonniére 
servaient d' aumoniers. Ces troupes commandées par M. de Liguerie avaient mission d' aller détruire 
une nation appellée les Renards (ce sont les Outogamis ; leur pais etait a l'ouest du lac Michigan), 
Le Pere Crespel constate la bonté naturelle des Sauvages (qui faisaient part de 1' expedition) qui lui 
offrent cordialement, dans une halte, du fruit de leur chasse. Ils arrivent chez les Renards, qui pre- 
venus sans doute avaient abandonné leur village. Nous rìy trouvames, dit le Pere, que quelques fem- 
mes, que nos sauvages firent esclaves et un viellard qu' ìls brulerent a petit feu, sans paraitre avoir 
aucune repugnance a commettre une action aussi barbare. Le Pere leur demande par interprete , 
raison de cet ade : un Iroquois repond tout simplement que c' est la coutume parmi eux de traiter leur 
ennemis corame ils en seraient traités, s' ils etaient vaincus. Le Pere essaya, mais inutilement, de le 
convaincre qu' il partait d'un faux principe. On passe jusq' au dernier poste ennemi qu'on trouve inoc- 
cupé; ils reviennent de cette expedition inutile a Montreal dont ils sont éloignes d'environs 450 lieues. 
Le Pere passe a Montreal et arrive au printemps a Quebec, d'ou incontinent le Pere Commissaire 
1' envoie au poste de Niagara. Depuis la St. Martin, dit le Pere (le manque de vin m' avait empéclié 
de dire la messe) aussitot que le batiment endommagé par la tempète fut arrivé, je fis f aire la 
Pàque a toute la Garnison, et je partis pour le Detroit (Detroit, poste situé sur le detroit qui joint 
le lac Huron au lacErié) a la sollicitation d'un Religieux de mon Ordre, qui y etait Missionnaire . . . 
Ce Religieux que j'allais visiter me regut d'une maniere qui caracterisait a merveille le plaisir que 
nous sentons ordinairement, losrque nous trouvons un de nos compatriotes dans un pays eloigné ; 
ajoutez a cela que nous etions du mente Ordre, et que le mime motif nous avait èloignés de nostre 
patrie. Ye lui étais donc cher par plus d' un endroit, aussi n' oublia-t' il rien pour me marquer 
combien il etait sensible ama visite. C' etait un liomme un peu plus àgè que moi , et tres 
recommandable par les succès qu'avaint eus ses travaux apostoliques. Sa maison etait agrèable et 
commode, c'etaitpour ainsi dire, son ouvrage et le sejour de la vertù. Il partageait le temps qui n' etait 
pas rempli par les devoirs de sa charge, entre V estude et les occupations de la campagne: il avait quel- 
ques livres, et le choix qu'il en avait fait, donnait une idée de la pureté de ses moeurs et de l'etendue 
de ses connaissances. La langue du pays lui etait assez familiare et la facilité avec laquelle il la 
parlait le rendait cher à plusieurs Sauvages qui lui communiquaient leurs reflexions sur toutes 
sortes de sujet et principalement sur la Religion. L'affabilité attirait de la confiance, et personne n'en 
meritait plus que ce Religieux. Il avait poussé la complaisance envers quelques habitants du De- 
troit, jusqu'à leur apprendre la langue francasse. Parmi ceux-là j'en ai vu plusieurs dont le sens 
droit et le 'jugement solide et profond auraient fait des hontmes admirables mente en France , si 
leur esprit avait età cultivé par V étude. Pendant tout le temps que je restai chez ce Religieux, je trou- 
vais tous les jours de nouvelles raisons d' envier un sort pareil au sien. — Le Pere retourne a 
Niagara, ou il reste deux ans, et apprend l' Iroquois et la langue des Outaouacs. Apres trois ans il 
rcntre au Couvent de Quebec: il passe ensuite deux ans au poste de Iroctenac : de là va a Montreal : on 
1' envoya a la pointe de la Chevelure dans le lac Champlain. C'est un des plus penibles voyages qui 
se font en Canada. Le jour de son de part de Chambly poste a 40 lieues environ de St. Frederic 
(fort dans le lac Champlain) ils furent obligés de coucher dehors, et pendant le nuit il leur tomba 
pres d' un pied de neige. Il fut remplacé là par un autre Pere , nommé Pere Verquaillé qui arriva 
le 21 septembre 1736. » 

Questa è la storia della Missione del P. Crespel. Poi viene il racconto del naufragio, che posse- 
diamo alla lettera : avvenimento d' una terribilità e pietà che non ha pari. Dell' una e dell' altro 
trovo questo giudizio nella Ribliographie des Voyages. « Les observations qu' il a faites sur les 
peuplades vers les quelles il eté envoyé en mission, sont assez judicieuses, et la narration de son 
naufrage a vraimcnt de l' interet. » Il medesimo giudizio ne dà il signor G. R. Faribault nel suo 
Catalogue d' ouvrages sur V histoire de V Amerique et en particulier sur celle du Canada , de la 
Luisiane, de V Acadie, ec. Quebec, 1837. Noi qui ne daremo la sostanza con le parole della Riografia 
Universale del Michaud: « En 1736 il recut une obedience de son Provincial pour revenir en France, 
et parti t de Quebec le 3 novembre. Le 14 le navire fìt naufrage pres d'Anticost. On se sauva dans une 



432 



CRESPI 



chaloupe, et l'on aborda dans l'ile.' Une partie de F équipage la quitta le 27. Un des canots s'etant 
perdù, et la gelée survenue en decembre, Crespel et ses compagnons furent obligés d' aller a terre, sur 
la cote de Labrador, et de s' y construire des cabanes ; ils y passerent l'hiver dans P etat le plus affreux. 
Un grand nombre y périt. Enfìn, au mois d' avril on apercut un sauvage qui s' enfuit a 1' approchc 
des Européens. Quelques-uns arrivèrent enfin a une hutte, ou on leur donna du secours. Ils allerent 
a la recherche de leurs compagnons d'infortune restés sur File; la plupart etaient morts. Ils 
retournèrent a Quebec au mois de juin. Crespel en partit au mois d'octobre 1738, et arriva en France 
en décembre. Il alla ensuite a Douai, et retourna a son Couvent d' Avesnes. Ses fatigues avaient tellement 
délabré son estomac, qu'il obtint la permission de se rendre a Paris. Lorsqu'il fut rétabli, on le 
nomma Àumonier dans F armée du maréchal de Maillebois. » Questa è la sostanza del fatto , che 
non ce ne mostra nè la bellezza nè l'importanza : bisogna leggerlo. Non dubitiamo di ripetere 
che è uno de' più interessanti e commoventi che abbia la storia dei naufragi. Ne sta ora pubblicando 
un bel racconto il Padre Servasio Dirks nel Messager de Saint Francois de Saint-Trond, come 
già fece delle avventure di Frate Pietro Fardè in Affrica, e della Missione di Frate Pietro di 
Gand nel Messico. 

Ms 168. Crespi. — Diario de la expedicion de Mar que hizo la 
America nueva Fragata Santiago, en la que fueron los Padres Predica- 
dores Fr. Juan Crespi, y Fr. Tomas de la Pena: por el Padre 
Fr. Juan Crespi de la Eegular Observancia de N. S. P. S. Fran- 
cisco ec. 

Manoscritto in foglio, nella Biblioteca della Reale Accademia di storia di Madrid. La spedizione fu 
fatta in giugno del 1774. 

— Expedicion y registro del viage que de orden del Exmo 
senor Bailio D. Antonio Maria Bucareli, Virrey de està Nueva 
Espana se hizo por el mes de Noviembre de 1774 de las cerca- 
nias del Puerto de San Francisco en la costa del Mar Pacifico 
de la California Septentrional , a fin de ocuparlas con nuevas 
Misiones , encomendadas a mi Apostolico Colegio de' Misioneros 
Franciscanos de la Eegular Observancia de Propaganda Fide de 
San Fernando de Mexico, ec. 

Manoscritto in foglio, nella Biblioteca della Reale Accademia di Storia di Madrid. 

— Diario del viage y descripcion de los dilatados caminos 
que a mayor gloria de Dios nuestro Senor y de nuestro Eey, 
que Dios guarde, hizieron los Misioneros Apostolicos del Col- 
legio de San Fernando de Mexico del Orden de nuestro S. P. 
S. Francisco , recien . entregados de las Misiones de California 
bacia el Norte de la Peninsula desde la mision frontera llamada 
Santa Maria de los Angeles, basta los puertos de San Diego y 
Monterrey, toda tierra de gentiles, en los anos del senor de 1779 



CRONICA - CROUZET 



133 



y 1780, de que fueron prontas resultas las fundaciones de las 
dos Misiones de San Diego y san Carlos de Monterrey nuevamente 
plantadas en los puertos de sns respectivos nombres, y las proximas 
disposiciones para la fundacion de la tercera en la playa del 
principio de la canal de Santa Barbara , con el titulo de San 
Bonaventura. Describelo el P. Fr. Juan Crespi, Predicador Apo- 
stolico del expresado Colegio ec. 

Manoscritto in foglio nella Biblioteca della Reale Accademia di Storia di Madrid. Il lettore vede 
da per sè la grande importanza di questi Diarii per la storia della scoperta, della geografia, e delle 
Missioni della California. 

— Copia de lo particular que vió la expedicion de mar en 
las costas de el Norte , sacada del Diario originai que se formò 
a bordo de la Fragata Santiago por los Padres Fr. Juan Crespi y 
Fr. Tomas de la Pena de la Regular Observancia de S. Francisco, 
que iban en dicha fragata. 

Sono 11 fogli; ed è tra' manoscritti della Biblioteca Colombina di Siviglia. Comincia: « Saliò 
de este puerto de San Carlos de Monterrey la nueba Fragata de su Magestad, nombrada Santiago, alias 
Nueva Galicia, mandada por su capitan D. Juan Perez con el encargo y orden ec. » 

169. Cronica de la Provincia de S. Joseph de la Religion de 
San Francisco desde su fundacion basta el ano de 1584, siendo 
General de toda la Religion Fray Francisco Gonzaga. 

Un volume in 8, di 253 carte, nella Biblioteca Nazionale di Madrid. È un lavoro ben fatto, con 
molle notizie delle nostre Missioni nelle Filippine e in Cina; e tra gli altri documenti, ha un bel 
compendio del viaggio alla Cina del Padre Pietro Alfaro e suoi compagni, fatto l'anno 1578. 

170. Cronica Generalium Ministrorum Ordinis Sancti Fran- 
cisci ad annum 1374. 

Codice nella Biblioteca Laurenziana di Firenze, di cui mi procurai copia. È interessantissima, 
e per la storia dell'Ordine e per quella delle nostre antiche Missioni; anzi è uno de' più importanti 
documenti. Non ha nome di autore : ma da quel che ne dice Bàrtolommeo da Pisa (Lib. Conformit.) 
può argomentarsi che fosse scritta da Frate Arnoldo da Sernano, o Serrano, della Provincia di Aquitania. 

171. Crouzet. — Les regards d'un chretien tournés vers la 
S. Sepulcbre de Jerusalem, ou invitation. aux rois de l'Europe 
de prendre des mesures pour garantir le Tombeau de N. S. des 
insultes des infìdeles , par C. A. C. Cordelier , dit le Pere La- 
combe. Paris , Delespinasse, 1819. 



CRUZ 



Sono 22 pagine in 8. Le iniziali C. A. G. contengono il nome dell'autore, eh' è Claudio Agrevè 
Crouzet. Nel Catalogne della Biblioteca del signor Escalopier ne trovai queste notizie. Il P. Crouzet 
nacque in S. Agrevé (Ardeche) addì 25 ottobre del 1762, e morì in Parigi addì 10 dello slesso mese 
del 1834. Dottore dell'antica facoltà di Teologia di Parigi, addivenne Guardiano e Commissario gene- 
rale del Santo Sepolcro nella famiglia dell' Osservanza. 

172. Cruz. — Relacion de mi mision y trabajos en el remo 
de Mongarni en Japon: por el P. Fr. Diego de la Cruz. 

Così I'Huerta (Estado, ec.J, aggiungendo che è segnata il 12 di maggio del 1625. Il Padre della 
Cruz era nativo di Palomares: passò dalla Spagna alle Filippine il 1609, onde il 1619 si recò alle 
Missioni del Giappone. Quando nel 1634 quell'impero venne severissimamente chiuso a tutti gli stra- 
nieri, egli vi si nascose dentro: e dipoi non se ne seppe più nulla, tranne alcune vaghe notizie che 
fosse stato martirizzato. 

173. Cruz. — Doctrina Christiana en idioma Japon: por el P. 
Fr. Geronimo de la Cruz, de la Provincia de S. Gregorio de 
Filipinas. 

— Platicas doctrinales en idioma Japon. 

— Troduccion del Castellano al Japon del Flos Sanctorum. 

Così I'Huerta (Estado, ec). Nativo del Giappone, il P. Fr. Geronimo venne quivi battezzato dai 
Francescani, che lo ammaestrarono del castellano e del latino, e lo inviarono dipoi alle Filippine, 
ove si rese sacerdote. Il 1628 tornato al Giappone , abbracciò 1' istituto Francescano , e ne fece la 
solenne professione nelle mani del P. Fr. Diego da S. Francesco, dandosi tutto alla conversione de' suoi 
connazionali. Scoperto e catturato, fu rinchiuso nelle carceri di Nangazaqui, da dove poi lo traspor- 
tarono ai bagni bollenti di Ungen, immergendovelo per cinque continui giorni. Ma non bastando quel 
tormento a vincere la sua costanza, rimenatolo a Nangazaqui, quivi lo abbruciarono il 3 settembre del 
1632. La S. Congregazione lo dichiarava martire il 21 aprile del 1668, e il decreto veniva approvato 
dal Sommo Pontefice. 

Vuoisi qui avvertire, che vi fu un altro Frate Geronimo della Cruz , distinto Missionario in 
America , del quale fanno menzione anche gli Editori delle Cartas de Indias. Nativo di Andalusia, 
venne inviato dall' obbedienza alla Nuova Spagna, e propriamente alla Custodia di Guadalajara, ove 
imparò a perfezione le lingue de' nativi , e n' ottenne numerose conversioni. L'anno 1569 era 
Defìnitore nel Convento di Tarecuato della Provincia de' santi Apostoli Pietro e Paolo, Vescovado di 
Michoacan nella Nuova Galizia, e quivi morì in avanzata età il 22 febbraio del sopraddetto anno 1569. 



f 



D 



Ms 



174. Dacia. — Declamacion del pueblo bàrbaro de los Indios, 
Amedea q ue habiendo recibido el bautismo desean recibir los demas Sa- 
cramente , por el Patre Fr. Jacobo de Dacia de la Orden de San 
Francisco. 

Manoscritto, che si conservò nella Biblioteca di Tlatelolco sino al principio di questo secolo. Il 
Padre Giacomo fu nativo di Danimarca, dove vestì 1' abito di San Francesco e fu Provinciale del suo 
Ordine. Perseguitato da un Vescovo luterano, riparò jnlspagna, dove da Carlo V ottenne facoltà di 
recarsi Missionario al Nuovo Mondo. Andò nel Messico, e vi evangelizzò con gran frutto, passando 
dipoi alla Custodia di Michoacan, di cui fu fatto Defìnitore il 1562. Quivi imparò a perfezione la lingua 
Tarasca: de la que (dicono gli Editori delle Cartas de Indias ec. ) llegò ser tan erudito, corno en la 
latina, grega y hebrea; en ella predicaba con gran celo a los naturales. Essendo Guardiano di Tare- 
cuato, fondò il popolo di Arancaraqua, e quivi in ufficio finì in grave età i suoi giorni. 



Ms. 
Asia 



175. Dalphini. — Lettera di Frate Giacomo Dalphini de 1 Min. 
Oss. Guardiano de' Santi Luoghi, a Cosimo e Lorenzo de' Medici. 

È nell'Archivio di Stato in Firenze, fra i carteggi Medicei. Ha la data di Monte Sion il 12 giugno 
1437. Ringrazia Cosimo e Lorenzo dei soccorsi inviati a quelle missioni ; dice che si trovavano intricati 
in guerre e infiniti peccati, e fa menzione d'una certa Domenica, per molte virtù commendabile, la 
quale lor farebbe testimonio delle cose necessarie per l'edificazione di que' Luoghi. 

176. Damonte. — Viaggio in Siria e Palestina nel 1861 del 
Padre Perpetuo Damonte Minore Osservante, Professore di lin- 
gua italiana nel Collegio-Convitto di Terra Santa in Aleppo. 

Fu pubblicato in 8 , nei numeri dell' anno III e IV della Cronaca delle Missioni Francescane 
(Roma 1863-1864.) 

stamp. 177. Dannoot. — Abregé des fruits acquis par 1' Ordre des 
Freres Mineurs ès quattres parties de l'univers, par le Pere 
Dannoot. Bruxelles, 1652. 



Stamp. 
Asia 



Un volume in 12, figurato. 



436 



DAVALOS - DAZA 



178. Davalos. — Serrnones de Quaresnia y Festividades , en 
idioma Kiché: por el Padre Fr. Luis Davalos, Franciscano. 

Così lo Squier (Monogr. of Auth.J. 

179. Daza. — Quarta parte de la Coronica general de nuestro 
Serafico Padre S. Francisco y su Apostolica Orden ec. por el 
Padre Fr. Antonio Daza, Difìnidor de la Provincia de la Conce- 
pcion y Coronista General de la Orden del Serafico Padre San 
Francisco. 

Libro rarissimo, ed insieme interessantissimo per la storia delle Missioni Francescane, che 
possiam dire continuazione della classica opera di Frate Marco da Lisbona. Antonio Nicolas ( Bibliot. 
Hisp.) dice che fu stampato Pinciae,apud Joan. Godinez, 1611. in folium. A me non è riuscito trovarlo in 
alcuna Biblioteca d'Italia, di Francia, di Spagna, di Portogallo. Quando per caso invitato ad esaminare 
alcuni vecchi libri in un monastero di venerabili Clarisse vicino ad estinguersi, là lo rinvenni, e 
generosamente me ne venne fatto dono . Come dice il Nicolas, è veramente in foglio : ma il mio esem- 
plare manca del frontispizio, e non ho potuto verificare il luogo dove fu impresso. Sono 314 pagine, e poi 
altre 304, che è il libro IV, che comincia con una nuova numerazione. Perchè il lettore n'acquisti 
un' idea , daremo qui il breve Prologo dell' Autore, e i titoli dei Libri in cui l' opera è divisa. 

« Las vidas de novecientos y quarenta y tres Santos, que en estos ultimos tiempos ha produ- 
cido la Regular Observancia de nuestro Padre San Francisco, son los que a honra y gloria de Dios 
manifesta està historia, de los quales setecientos y quarenta y dos, oponiendose a la furia infernal de 
los hereges, y otros infleles, derramaron su sangre por la confession de la Fè. Salen tambien en ella 
los que han descubierto y convertidos a la Fè catholica los nuevos mundos tan dichosamente, y los 
principales hechos de las mas ilustres personas de la Orden. Quince Generales que en este tiempo 
gobernaron , un Sumo Pontiflce, Religioso della, ocho Cardinales , infinitos Arzobispos y Obispos , 
grande numero de confessores, de reyes, reynas, y emperatrizes, muchos Inquisidores contra la 
heretica pravedad, y mui eminentes dotores, que con sus admirables escriptos han ilustrado mucho 
la iglesia santa de Dios. I esto sin ruido, ni ostentacion de palabras ... Pongo en las margenes los 
autores, los processos, y las informaciones de que me he valido . . . Sigo muchos memoriales de mano, 
sacados de fìdelissimos archivos, relaciones autenticas, hechas por autoridad de justicia ante notarios 
publicos, y escrivanos reales : muchos processos autenticos i sellados con sellos publicos , porque 
corno algunos son de tierras tan remotas y estranas , hase pretendido que todos vengan bien 
autorizados y sean muy sin sospecha: entre los quales se hallaran algunos con cientos, ducientos, 
trecientos, y algunos mas de mil testigos jurados, y examinados en diversos tribunales, por dife- 
rentes Obispos y Arzobispos , en forma que hazen fe en qualquier tribunal y juyzio contraditorio. 
Tambien me valgo de historias fide dignas de otros reynos, y religiones, de las quales he sacado lo 
que della hallo con mucha verdad escrito : y de papeles, relaciones, y processos de diversas naciones, 
de que dan buen testimonio los muchos que se hallaran en mi poder escritos en varias lenguas , 
Latina, Italiana, Portuguesa, Catalana, Japona, y Castellana. El trabajo que ha costado recoger y 
ordenar tantos papeles, y ponerlos en estilo ( que ha sido immenso y lleno de infìnitas dificultades ) 
quedarà mui bien premiado, si mi Padre S. Francisco recibe este pequeno servicio, que le ofrece lo mas 
indigno hijo de su Orden ... ». Or ecco i titoli de' Libri in cui l'opera è divisa. 

Libro primero de la quarta parte de la Coronica general que contiene seys anos del tiempo de 
tres Ministros Generales : en que se irata de la nuestra mudanca que huvo en ella , trocandose su 
superioridad y govierno: la conversion de la India Orientai, milagros, martyrios, vidas de santos 
Religiosos, y otros varios acaecimientos deste tiempo. — Libro segundo ec. que contiene seys anos del 
tiempo de un Ministro General de la Orden : la conversion de las Indias Ocidentales a la santa 
Fè catholica : los martyrios de ochenta y cinco Religiosos, martirizados por la exaltacion de la Fe 
en diversas partes de estas Indias : con muchas vidas de Santos , milagros y varios acaecimientos 
deste tiempo,-— Libro tenero ec, que contiene cincuenta anos del tiempo de odio Ministros Generales: 



DE GLORIOSO - DE GUBERNATIS 



437 



la apostasia de Inglaterra, y la persecucion general que la Orden padeció en aquel reyno, y otras 
partes : en las quales los hereges y enemigos de la Fè han quemado y destruydo mas de seyscientos 
conventos, y martirizado quinientos y sesenta y nueve Religiosos, con otras muy notables vidas de 
Santos, milagros y varios acaecimientos deste tiempo. — Libro quarto ec. que contiene veynte y seys 
Ministros Generales de la Orden : las vidas de algunos santos Religiosos, Martyres y Confessores, 
con muchos milagros, y varios acaecimentos deste tiempo , ec. 

Bastano questi cenni per giudicare dell' importanza dell' opera del Daza; tanto più preziosa 
inquanto che l'incontrarne un qualche esemplare torna presso che impossibile. 

180. De glorioso nomine Fratrum Minorum in Cataluniae 
Principati!. 

Sono 8 fogli, contenenti 28 brevi biografie di Padri che si segnalarono nella Provincia Osser- 
vante di Catalogna, specialmente nell'opera delle Missioni. Pare scrittura del principio di questo 
secolo. L'ebbi in dono dal Padre Buldù in Barcellona. 

181. De Gubernatis. — Orbis Seraphicus. Historia de tribus 
Ordinibus a Seraphico Patriarcha S. Francisco institutis, deque 
eorum progressibus et honoribus per quatuor mundi partes , sci- 
licet Europam, Asiani, Africam, et Americam, in obsequium 
Jesu Christi et Ecclesiae Ronianae, atque in Mei catholicae 
defensionem et dilatationem reportatis : per Fr. Dominicum De 
Gubernatis a Sospitello, Ordinis Minorum de Strictiori Observan- 
tia, ex Reformata Provincia Divi Thomae Apostoli, totius Ordinis 
Chronolog'um , descripta. 

Di quest' opera immensa, che aveva concepita il De Gubernatis , non uscirono che 5 volumi in 
foglio. Il primo tratta : De institutione Ordinis Minorum ; de fine ad quem inslitulus fuit Ordo 
Minorum ; de Ordine fratrum Minorum quoad eius materiale ; e de essentiali formalitate Ordinis Mi- 
norum; Romae, Typis Slephani Caballi, MDCLXXXI. Conta 18 carte preliminari, metà numerate, e 
metà no, e 725 pagine. Il secondo tratta del primo, del secondo e del terz' Ordine in parti- 
culari, ec; Lugduni, apud Anissonios, Joannem Posuel et Claudium Rigaucl, MDCLXXXV. Conta 10 
carte preliminari, e 940 pagine; ed inoltre porta aggiunta: Antiquioritas Franciscana ad Ubrum 
historicae veritalis examinata eie. opusculum Emo ac Rmo Principi Alderano S. R. E. Cardinali 
Cybo etc. dicatum a P. Fr. Fortunato a Sospitello ; Lugduni ec. Di pag. 106. Il terzo, statum poli- 
ticum Ordinis compleclens ; Romae, apud Nicolaum Angelum Tinessium impressorem Cameralem, 
1684. Conta 8 carte preliminari non numerate e 705 pagine. Il quarto, seguitando 1' argomento 
Romae ec. 1685). Conta 427 pagine; e ha un Index rerum notabilium di altre 117. Il quinto, De Mis- 
sionibus inter infideles, tomus primus, ec. Romae, typis Joannis Jacobi Komarek Rohemi apud 
Angelum Cuslodem, 1689. Conta 9 carte preliminari senza numerazione e 705 pagine. Questo tomo è 
la più importante raccolta generale di documenti che abbiamo per la storia delle nostre antiche 
Missioni. Ma la morte impedì all'Autore di finire il classico lavoro. 

« Habent singuli ( diceva il zelante Padre in un indirizzo ai suoi confratelli ) suos annales , 
sua chronica, in quibus ex maiorum exemplis posterorum commendabilem zelum accendant: sunt 
etiam qui accuratiori per literas annuas sua prò Christo insignia facta characteribus aeternis posteri- 
tati commendent, unde universus orbis in eorum gloriis misericordiam Dei alte commendet. Hoc 
unum in nostro Minorum Ordine, continuis, nusquam tamen sufficientibus lacrymis cogimur deplorare... 
che soli Minoritate , ut taciti , sic otiosi esse videantur ; quodque Seraphicus Ordo , qui a primo 
infantiae suae primordio, hac in excellentissima gloria nulli alteri secundus .... ad haec usque tempora 
per omnes barbaras mundi nationes, a solis ortu usque ad occasum, Evangelium Christi et praedica- 



138 



DELGADO - DE MISSIONIBUS 



tionis efficacia et exempio vitae praedicationi conformis, deportare non cessavit, et continuo tot mil- 
lium raartyrum confirmare non cessat (elo stesso possiamo dir oggi) ; adeo iam vilis existat, ut qui 
minus iniuriosi, ut saeculares ab eius arcerent affectu, eum inutilem, in otio et ignavia despicabilem 

publicare non erubuerint! 0 venerandi Patres!... ». 

È difficilissimo incontrare tutti e cinque i volumi uniti : nelle Biblioteche nostre di Italia non 
mi vennero mai veduti. 

182. Delgado. — Informe que hizo el Padre Fr. Carlos Delgado 
a N. Reverendo Padre Ximeno sobre las execrables hostilidades 
y tiranias de los Gubernadores y Alcaldes mayores contra los 
Indios en consternacion de le Custodia de Nnevo Mexico. Ano 
de 1750. 

Manoscritto in foglio, nella Biblioteca della Reale Accademia di storia di Madrid. 

183. De missionibus Apostolicis Fratrum Minorum ad infìde- 
les a Sacra Congregatane de Propaganda Fide dependentibus. 

Questo Manoscritto in foglio, non numerato, diciannov' anni fa rinvenuto a caso tra vecchie 
carte racquistate, tutto manomesso e disciolto, mi fu dato ad esaminare perchè vedessi di che 
trattava , e mi avvidi che era la continuazione della classica opera del Padre De Gubernatis , De 
Missionibus ec. L' ordinai e lo feci accuratamente legare come un prezioso tesoro. Non porta il 
nome dell'Autore: ma dev'essere stato un Padre della stessa Provincia del De Gubernatis, che è 
l'Osservante Riformata Provincia di Torino. È lavoro di polso, ed interessantissimo; ma non com- 
pleto, mancandovi la storia di tutte le nostre Missioni dal 1500 al 1600, che furono sopra modo 
grandi e gloriose: e dal 1620 al 1720, che è il periodo trattato dall'Autore, egli si ristringe a' soli 
Missionari d'Italia. L'anno 1862, io ed il Padre Antonio Maria da Rignano, di presente Vescovo di 
Marsico e Potenza in Basilicata , tentammo di pubblicarlo con una ristampa del volume del 
De Gubernatis; si fece un Manifesto latino, che venne largamente divulgato per mezzo della 
stampa periodica, e specialmente dalla Civiltà Cattolica: ma, per le vicende de' tempi, non s' ebbe 
nessuna accoglienza. Metterò qui i titoli de' libri in cui il Manoscritto è diviso, e da essi i Lettori 
potranno giudicare della importanza del lavoro. 

Liber i. De attinentibus ad Missiones Franciscanas in communi. Ove si tratta della instituzione 
della Sacra Congregazione di Propaganda, e dei Collegi di controversie e di lingue nell'Ordine Mino- 
ri tico per l'opera delle Missioni. 

Liber il De Missionibus Apostolicis Fratrum Obs. Reformatorum ad valles Lucernae in Pe- 
demontio. 

Liber ih. De Missionibus Apostolicis Fratrum Minorum tam Observantium quam Obs. Refor- 
matorum ad Aegyptum et ad Aethiopiam. 

Liber iv. De Missionibus Apostolicis in Albaniam, Macedoniam et Serviam. 

Liber v. De Missionibus Apostolicis in Ciprum, Pamphiliam et Caramaniam. 

Liber vi. De Missionibus Apostolicis in Rarbariam, ad Algerii, Tuneti et Tripolis regna. 

Liber vii. De Missionibus Apostolicis in regno Marochiano , Fessano, Sale, etc. 

Liber vili. De novissimis Apostolicis Missionibus ad regna Fesseni, Rornò, et Gerolfe in Afri- 
ca, et nuper ad Laodiceam, Insulam Rhodi, Moream et Moscoviam. 

Liber ix. De aliis Missionibus Apostolicis Fratrum Minorum. 

E sono queste altre Missioni: 1. De Missionibus Regularis Observantiae , et Strictioris , atque 
Tertii Ordinis, ad Galloligures , Occilanos , ad Montes Sabaeneos, et alias Galliorum provincias re- 
missive. 2. De Missionibus eorumdem in Angliam, Scotiam et Hibemiam remissive. 3. De Missio- 
nibus eorumdem in Hollandiam et reliquas provincias unitas remissive. 4. De Missionibus eorum- 
dem in Palatinatum , Saxoniam et per alias Aquilonis regiones remissive. 5. De Missionibus eorum- 



DEN WYNGAERT - DEOS 



439 



dem in Austriam, Bohemiam, Moraviam, Silesiam, Carinthiam, Stiriam, Poloniam, Bussiam, et 
Lithuaniam remissive. 6. De Missionibus eorumdem in Hungariam et Transilvaniam remissive. 7. De 
Missionibus Begularis Observatitiae in Albaniam, Bosinam, Bulgariam, Croatiam, Dalmatiam , 
Moldaviam, Serviam et Valachiam remissive. 8. De Missionibus Observantiae, Becollectorum et Ter- 
ni Ordinis ad Canadam, seu Novam Franciam. 9. De Missionibus Begularis Observantiae et Discal- 
ceatorum, ac Tertii Ordinis ad regna Synarum, Siami, Cocincinae, et Tunchini remissive. 10. De 
novissimis Missionibus Begularis Observantiae ad Indias remissive. 11. De Missionibus Patrum Con- 
ventualium remissive. 12. De Missionibus Patrum Capucinorum remissive. 

1 84. Den Wyngaert van sinte Franciscus voi schoonre historien 
legenden ende duechdelycke leeringhen alien menschen seer 
profytelyck. 

Questa Vigna di san Francesco, piena di belle storie e leggende e dottrine che muovono alle 
virtù, e che tornano a tutti profittevoli, è un rarissimo libro stampato in Anversa nell'interno 
della Porta de' Pettinar i nella casa di Delft , presso Enrico Ckert van Homberck, l'anno del Si- 
gnore 1518. Sono 3 carte preliminari non numerate, e CCCCXVIII, con 6 altre di Tavola in fine. Fra 
l'altre cose, vi si parla de' viaggi di San Francesco in Oriente, e delle prime missioni de' suoi figli 
in quelle contrade. N'è un esemplare nella Biblioteca del nostro Convento di Gand nel Belgio. 

185. Deos. — Vergei de plantas e nores da Provincia da 
Madre de Deos, dos Capuchos Reforniados, composto pello M. R. 
P. M. Fr. Jacinto de Deos, Lente de Theologia, primeiro Pa- 
dre da inesma Provincia , Ex-Comissario Geral e Deputado do 
Santo Officio da Inquisicào de Goa na India Orientai. OfTerecido 
e dedicado ao Exmo Senhor D. Fr. Diogo Hernandez de Angulo y 
Sandoval, Comissario Geral, que foi de toda a familia de N. P. S. 
Francisco, Arcebispo de Sardenha, Governador e Viz-Rey no espiri- 
tual e temporal na quelle Reyno, e hoje do Concelho da Mage- 
stade Catholica, Bispo de Avila, Embayxador Extraordinario 
nestes Reynos de Portugal: pello P. Fr. Amazo de Santo Anto- 
nio , Ministro Provincial , e primeiro Padre da Provincia da Ma- 
dre de Deos de Goa. Lisboa: na officina de Miguel Deslandes, 
impressor de su Magestade. Com todas as licencas necessarias. 
Anno 1690. 

Un volume in foglio, di 479 pagine. Ove è specialmente da notare un Trattato storico de- 
scrittivo della Cina, intromesso fra la pagina 149 e 264. Tutto il libro poi è ricco di notizie e do- 
cumenti interessantissimi delle nostre Missioni nell'Indie Portoghesi, in Cina, in Concincina enei 
Tonchino: libro molto raro e ricercatissimo, di cui incontrai un esemplare nella Biblioteca Nazio- 
nale di Lisbona, e un altro ne rinvenni dopo molte ricerche al prezzo di 40 franchi; mancante però 
del frontispizio e delle prime 11 pagine, che vi furono aggiunte a mano. Del Trattato della Cina 
sono questi i capitoli. 

1. Discricam do imperio da China. — 2. Da grandeza do reyno da China. — 3. Da antiguidade 
do reyno da China. — 4. Das letras e lingua da China. — 5. Do engenho e habilitade desta nacào. 
— 6. Da grande policia deste imperio. — 7. Dos edipcios e obras publicas deste imperio. — 8. Da grande 



uo 



DEOS 



industria desta natilo. — 9. Da navegacào. — 10. Da grande abundancia deste imperio. — 11. Da 
nobreza deste imperio. — 12. Do admiravel governo desta nactio. — 13. Do grande imperio da 
China. 

Dell' opera poi metto qui l' Index dos capiiulos e artigos , che danno un' idea di quel che 
furono le Missioni Francescane nell'India Orientale; storia insin qui poco tra noi conosciuta. 

CAPITOLO I. 

Como, et quando entràram os Frades Menores em a India. 

Artigo I. Dos principios da Provincia, 

» II. Da vida do Arcebispo Dom Gaspar. 

» III. Da solemnidade com que forno os Religiosos para o Convento da Madre de Deos. 

» IV. De Fr. André de Santa Maria, Bispo de Cochim. 

» V. De hum homem que viveo quatrocentos annos. 

» VI. De hum milagre de N. P. S. Francisco nas prayas de Coulào. 

» VII. Da vida de Frey Pedro da Magdalena. 

» Vili. De Fr. Luis de Nossa Senhora. 

» IX. Vida de Fr. Diogo dos Anjos. 

» X. Da vida de Fr. Antonio de Moncao. 

» XI. De Fr. Luis de Santo André. 

» XII. De Fr. Francisco das Chagas. 

» XIII. De sua oracam, et contemplacam. 

» XIV. De sua grande, et admiravel pobreza. 

» XV. De sua santa morte. 

CAPITOLO II. 

Da ereccao do Convento da Madre de Deos em Custodia. 

Artigo I. Da fundacam do Convento em Damao. 

» II. Da vocacam de Fr. Pedro de Santo Antonio. 

» III. De Fr. Antonio dos Reys. 

» IV. De Fr. Ambrosio da Madre de Deos. 

» V. Da fundacam do Convento de Santo Antonio em Tana. 

» VI. Do nascimento do Convento da Madre de Deos em Chaul. 

» VII. Da criacam do Convento de S. Joào em Cochim. 

» VIII. Fundacam do Convento de N. Senhora dos Anjos de Diu. 

» IX. De Fr. Francisco de Santo Agostinho. 

» X. Renunciacam do Convento de Santo Antonio de Meliapor. 

» XI. Do Convento de N. Senhora do Cabo. 

» XII. Do Convento de N. Senhora do Pilar. 

CAPITOLO III. 

Da criagam destas casas em Custodia. 

Artigo I. De Fr. Francisco da Natividade. 

» II. De Fr. Pedro de Santo André. 

» III. De Fr. Luis da Conceicam. 

» IV. Dos trabalhos que padeceo. 

» V. De sua grande mansidào. 

» VI. De sua morte, et sepultum. 

» VII. De Fr. Gregorio. 

» Vili. De Fr. Francisco Bautista Sacerdote. 



DEOS 



CAPITOLO IV. 

Como os nossos Religiosos entràrad em o Imperio da China. 

Artigo I. Mostrase a prioridade dos Frades Menores. 

» II. Fundacam do Convento de Macao. 

» III. De Fr. Pedro de Alfaro. 

» IV. Cresce a perseguicelo contra Frey Joào Bautista de Pezaro. 

» V. Do Convento das Freyras de Macao. 

» VI. Da morte da Madre Soror Joanna da Conceicào. 

» VII. Da Madre Abbadessa Soror Leonor de S. Francisco. 

» Vili. Da Madre Soror Beatris de Santa Maria, et Maria da Madre de Deos sua fllha. 

» IX. Como do Convento de Macao entràrào em o Beyno da China. 

» X. Como Fr. Joao Bautista fundou o Convento de Malaca. 

CAPITOLO V. 

Criare Custodia de Malaca. 

Al ligo I. Parlese o Custodio Fr. Diogo da Conceicào de Portugal para Malaca. 

» II. De quem foy o Rey Pretto de Siào. 

» III. Dos trabalhos de Fr. André do Espirilo Santo de Malaca para Siào. 

» IV. Do que Ihe succedeo no caminho de terra. 

» V. Das honras et favor es que Ihe fez El Rey Pretto. 

•> VI. Que forào mayores os favores, que suas tyrannias. 

•> VII. Que prosegue a mesma materia, et irata do Convento de Siào. 

» Vili. Do motivo que teve El Rey da Siao para pedir os Frades. 

CAPITOLO VI. 

Dàse conta da nossa assistencia em Camboia. 

Artigo I. Chama El Rey de Camboia el pede Frades para seu Reyno. 

» li. Como do Convento de Malaca forào a Jaoa. 

» III. Do Convento de Malaca forào a Maluco, et Champa, ec. 

» IV. Da conversào que fizeram na Ilha de Macassà. 

» V. Razào por que deixaram os nossos eslas missoens. 

» VI. De Fr. Luis da Cruz, et sua conversào. 

» VII. Dos seus sanlos exercicios. 

» VIII. Dos milagres que fez em sua vida. 

» IX. De sua gloriosa morie. 

» X. De alguns milagres que fez depois de sua morte. 

» XI. Que refere outros milagres. 

» XII. Da satisfacam que deu aos desejos de Imma mulher. 

•> XIII. De outros milagres seus. 

» XIV. De outros milagres seus. 

» XV. De hum milagre que fez de parar o Sol. 

» XVI. De Frey Antonio de JESUS, que foy Inquisidor Apostolico. 

CAPITOLO VII. 

Da criacam da nossa Custodia em Provincia. 

Artigo \. Como se eregio de Custodia em Provincia. 

II. Manda o Provincial Fr. Antonio dos Anjos Procurador a sua Santidade. 
» III. Desfaz o Comissario Fr. Luis da Cruz a Provincia. 
» IV. Das perturbacoens que padeceo a Provincia na defensào de sua justìca. 



14-2 DESCRIPCAO - BESCRIPTIO 



» V. Restituese a Provincia. 

» VI. Nascem novas perturbacoens, por se entender mal huma proviselo do Collector. 

» VII. De outros tormentos que padeceo a Provincia. 

» Vili. Prosegue Fr. Leandro Carmelita sua perturbalo . 

» IX. Quem foy o Procurador Fr. Antonio de Santiago. 

» X. Incautamente faz o Provincial Procurador a Fr. Manoel Bautista. 

» XI. Os Guardiaens movem novas duvidas. 

» XII. Vida de Frey Antonio dos Anjos, primeiro Provincial. , 

» XIII. De sua paciencia. 

» XIV. Vio a Carisio S. N. atado a columna. 

» XV. Carta para seu irmao. 

» XVI. Da continuacam de seus trabalhos et morte. 

» XVII. De Fr, Pedro da Madre de Deos. 

CAPITOLO Vili. 

De varios requerimentos de muitas cidades, que pediào nossos Religiosos. 

Artigo. I. Fundase Casa em Mocambique, terra de Africa. 

» II. Fundacam do Convento de Columbo. 

» III. De Fr. Joào Peccador. 

» IV. De Fr. Domingos dos Santos, Leigo. 

» V. De Fr. Joào da Assumpcam, alias de Ataide. 

» VI. Da vida et morte de Agostinho de N. Senhora do Pilar, de nagào Cafre. 

» VII. Do Irmao Fr. Francisco Bautista, Hortelào da Madre de Deos. 

» VIII. De Francisco Mourato, Terceiro professo. 

» IX. Martyrio de Fr. Manoel do Desterro, et Fr. Francisco da Conceicam. 

» X. Da assistencia dos nossos Religiosos no Reyno do Achem. 

186. Descripcao breve da origem e fundacào da Provincia 
de Santa Maria de Arrabida em Portugal. Com dons memoriales , 
hnm de todos os Religiosos que nella sào mortos , outro dos bene- 
feitores que con notavi! charitade a aiudaram a sustentar. 



Manoscritto in 4, di 93 carte, nella Biblioteca Nazionale di Lisbona. Tra l'altre cose, con- 
tiene 320 brevi ma care biografie di figli della Provincia, che con la loro virtù onorarono assai 
1' Ordine e la propria nazione: molti di essi, Missionari di distinto merito, nell'Indie, in Africa e 
in altre parti della terra. Giunge sino verso il 1640. 

187. Descriptio Provinciae Hungaricae S. Mariae Virginis 
ab an. 1240 ad an. 1658. 

Manoscritto di 53 carte in 4, nell'Archivio del nostro Convento di Sant'Anna di Monaco. Perchè 
i lettori veggano in qual modo i Francescani evangelizzassero sempre con grande zelo e successo 
fra gli Eretici, specialmente della parte del Nord d' Europa, ne riferiamo qui il seguente paragrafo. 

« — De Haereticis per Fratres huius Provinciae conversis. — Numerimi haereticorum ad fidem catho- 
licam opera Fratrum huius Provinciae conversorum, nobis assignare quasi impossibile videtur ; tum 
quia similia numquam postulata fuere, atque ideo Patres talia notare non curarunt ; tum quia ex 
senioribus Patribus quamplurimis ex hoc mundo sublatis, nobis nihil certi relictum, unde talia in 
certo numero sciri potuissent. Dubium tamen nulli debet esse multa millia animarum ad fidem 
Christi reducta fuisse per Fratres nostros. Quod vel exinde patet; nam cum paucos ante annos, tota 
ferme Hungaria, haeretica, tam Ariana, quam Lutherana ac Calvinistica perversa doctrina imbuta, 
pene totaliter ex hisce partibus veram fidem eliminasset, paucissimique catholici extitissent, iam 



DIALOGHI 



143 



autem per Dei gratiam maiori ex parte res e contrario se habet: narri catholica fides praedominatur, 
ac haeresis de die in diem magis ac magis labefactatur : quod post Deum nemini adscribendum, 
quam Religionis nostrae et Provinciae huius Fratrum industriis ac laboribus; utpote cum omnes 
aliae Religiones in Hungaria ante plurimos annos defecissent, saecularesque sacerdotes sat pauci 
haberentur. Quare Franciscanae familiae incumbebat fidem catholicam per plurima annorum spatia 
conservare, animasque Christo lucrifacere, usque dum RR. PP. Societatis Jesu in hoc Regnum recepti 
fuissent, quorum etiam labore multos Hungarorum fldem catholicam amplexos esse negandum non 
est. Rreviter itaque sciendum, vii aliquam praeterire septimanam, quod nostri Patres, vel in uno vel 
in alio convcntu, aliquot animas Christo non lucrarentur: determinate tamen sciri non potest numerus 
omnium conversorum , quia, ut dictum est, talia ad haec usque tempora numquam notata fuere. 
Ab ultimo autem Capitulo Generali, hoc est ab anno 1651 quos notare potuimus ad 1657 , eorum 
Catalogum in calce libri huius adiiciemus. » E ne sono segnati, col loro nome, cognome, e luogo dove 
si verificò la loro conversione, 576: d'altri 1359 restò ignoto il nome. 

188. Dialoghi avuti coi Negri della tribù deiKic nella stazione 

di Santa Croce della Missione Francescana dell' Africa Centrale , il 
1861. 

Questi Dialoghi, tenuti da' Missionarii Francescani nella loro stazione di Santa Croce dell'Affrica 
Centrale , vennero pubblicati nel mimerò 1 dell' anno II della Cronaca delle Missioni Francescane. 
( Roma 1861. ) Crediamo far cosa utile e gradita a' lettori, riproducendone qui uno, da cui si vede 
quale idea abbiano quelle tribù , di Dio , della creazione e di una vita futura. I dotti intendono 
la relazione che hanno questi studii con le supreme ragioni della storia. 



DIALOGO III. 



Dell'idea che hanno di Dio, della creazione e di una vita futura. 

D. Chi ha creato il cielo, la terni, il sole, la luna, le stelle, le piante, le bestie, gli uomini, 
e tutte quante le cose? 

R. Den-Diol (cioè pioggia grande). Con questo nome esprimono la Divinità. 
/). E come fece Iddio a crear tutte queste cose ? 

R. Noi noi sappiamo : ma lo sapete voi Rianchi, ai quali soli Iddio parlò. 

/). Noi udimmo, che nella vostra lingua avete il nome di Angelo : dove sono gli Angeli ? 

R. Gli Angeli trovansi nella casa di Dio. 

D. E quali ne sono gli ufficii ? 

/?. Essi una volta parlavano coi nostri grandi ; ma ora non parlano più. 
D. Donde viene il demonio. 

R. Noi sappiamo; questo solo sappiamo, ch'egli abita dentro la terra. 
D. Il Signore quando creò gli uomini, li creò Rianchi o Negri ? 

/?. I Rianchi Iddio li creò in luogo netto, ed i Negri in mezzo al carbone: per questo noi 
siamo Negri. 

D. Quanti uomini creò a principio Iddio ? 
R. Noi sappiamo. 

D. Che cosa fa il demonio entro la terra? 

jR. Fa a noi tutto il male che può, se non siamo pronti a placarlo. 

D. Dove abita Iddio ? 

R. Sempre nella casa del cielo. 

D. E che cosa fa? 

R. Ogni bene viene da lui. 

D. Dio è sempre stato? 

R. Noi sappiamo. 

D. Dio morirà mai? 



144 



DIAZ 



R. Mai. 

i). Dio è in ogni luogo? 

R. Dio è in cielo: ma dal ciclo vede e scnlc ogni cosa di questo mondo. 
D. Dio ha corpo? 

R. Noi sappiamo, perchè noi non l'abbiamo mai veduto. 
D. Dio può far tutto? 
R. Sì, può far tutto. 
D. Anche il male? 

R. No, no: il male lo fa solo il demonio; Iddio non fa che il bene. 
D. Quando muore un uomo, che fu cattivo in questo mondo, dove va? 
R. Morto che sia, viene dal deserto il demonio, e di notte se ne porta l'anima nelle bragia 
del fuoco. 

D. E se quell'uomo fu buono? 

R. S'egli fu buono, la sua anima va con Dio nella casa del cielo. 

D. E quanto tempo dovrà stare il cattivo nella casa del fuoco, ed il buono nella casa di Dio? 
R. Noi sappiamo. 

Noi non avremmo creduto mai che questi barbari, con sì bella conoscenza che hanno di Dio, non 
riconoscano la necessità di un culto verso di lui, e non abbiano quindi alcun segno esteriore che lo 
manifesti. Sapendo noi che gli antichi usavano esprimere molte volte coi canti le loro idee religiose, un 
giorno che un drappello di Negri ci stava d' intorno, gì' interrogammo se avessero nessuna antica can- 
zone. A questa domanda, senz'altro, cominciarono tutti d' accordo a dondolare il capo, dimenare le 
spalle, e intuonare il cantico seguente: 

Quando Iddio creò le cose 

Creò il sole, e nasce, e muore, e ritorna; 
Creò la luna, e nasce, e muore, e ritorna ; 
Creò le stelle, e nascono, e muoiono, e ritornano; 
Creò l'uomo, e nasce, e muore, e non ritorna più. 

Questa ci dissero essere la più antica canzone che si avessero. 

189. Diaz. — Lucerna hierosolymitana ardens per quinque 
integra saecula in manibus Fratrum Minorum, a P. Fr. Francisco 
Diaz a S. Bonaventura, Patruum eiusdem Ordinis Decano ac 
Terrae Sanctae per hos ultimos viginti sex annos Romae Procu- 
ratore, succinte descripta. Et novissime per P. Fr. Bernardum a 
Calesia Terrae Sanctae Commissarium Generalem in Curia hoc 
anno MDCCXIX ultimo quinti saeculi ab eodem Fratrum ingressu 
in eam Redemptoris patriam, Sanctae Sedi reverenter presen- 
tata. Typis de Comitibus, 1719. 

Un grosso volume in foglio, non numerato. È rarissimo, e contiene preziosissimi documenti per la 
storia delle Missioni Francescane in Palestina. N'è un esemplare nella Biblioteca Fabroniana di Pistoia. 

— Relatio Missionum occidentalium sub vexillis Seraphici 
Instituti peractarum, a P. Francisco Diaz a S. Bonaventura, 
eorumdem promotore, conserta et sacrae Congregationi de Pro- 
paganda Fide praesentata. Romae, anno Jubilei MDCC. Typis 
Rev. Camerae Apostolicae. 



DIAZ - DIEZ 



145 



Un volume di 289 pagine. È un prezioso compendio di quel che hanno operato i Francescani per 
la diffusione della fede e della civiltà fra molte nazioni dell'America. Dice molto in poco, e dà interes- 
santissimi documenti dell' azione apostolica de' Frati Minori in quelle regioni. N'è un esemplare nella 
pubblica Biblioteca della città di Barcellona. Un altro era nella Biblioteca del nostro Convento di 
Aracócli in Roma. 

190. Diaz. — Vita, virtù, doni, martirio e miracoli del Beato 
siamp. Giovanni da Prado, Minore Osservante Scalzo e primo Provinciale 
di San Diego nell' Andalusia : dedicata al Emo Padre Matteo da 
Pareta, Ministro Generale di tutto l'Ordine de' Minori, dal M. R. P. 
Fr. Giovanni Diaz della Concezione , figlio della mentovata Pro- 
vincia, Procurator Generale degli Scalzi e Recolletti, e Postulator 
della causa dell' istesso Beato. In Roma, nella stamperia del Ber- 
nabò. MDCCXXVIII. Con licenza de' superiori. 

Un volume in 4, di 6 carte preliminari non numerate e 144 pagine. Opera utilissima per la storia 
delle nostre Missioni nell' Affrica settentrionale. N'è un esemplare nella Biblioteca Provinciale della 
città di Cordova. 

m. — Extracto de el Diario que hizo el Padre Fr. Juan Diaz Mis- 
sionero de la Orden de S. Francisco de el Colegio de Sancta Cruz 
de Queretaro, en el viaje que hizo con el Capitan D. Juan Baptista 
Ansa para abrir el camino a los establecimientos de Montrey 
desde la primera alta para los rios Giia y Colorado. 

Sono 19 fogli d'uno de' più importanti fatti della scoperta e dello stabilimento delle prime Mis- 
sioni in California. Ne parla largamente nella vita del V. Padre Giunipero Serra il suo discepolo Padre 
Palau, di cui diremo a suo luogo. Il Diario incomincia come segue : <■ El dia 8 de Enero de 1773 
salieron de el Presidio de Tubac despues de cantada una Misa solemne para la felizidad de el viage el 
sobre dicho capitan Ansa, los Padres Missioneros Fr. Juan Diaz y Fr. Francisco Garces, ec.» 

— Extracto de el Diario que formò el Padre Fr. Juan Diaz a 
la buelta de su viage para Sonora, desde la Mission de san Gabriel 
basta el presidio de Tubac. 

Sono 6 fogli concernenti lo stesso argomento. Incomincia: « Aviendo determinado el Comandante 
regresarse con sus soldados y Padres a el Presidio de Tubac, de donde havian salido, ec. » Questi due 
manoscritti appartengono alla Biblioteca Colombina di Siviglia. 

Ms , 191. Diez. — Noticias de la Misiones de Guatemala por el 
merica Padre Fr. José Diez, de la Orden de S. Francisco. 

Cosi lo Squier (Monogr. of Auth.J. 11 Padre Diez fu guardiano del Collegio di Propaganda 
Fide di Queretaro nel Messico l'anno 1705, e quivi stesso morì il 1722. 

10 



DTEZ 



— Noticias de la : conquista de los Talamancas de Costa 
Rica. 

Fa pena che di questi interessanti lavori e preziosi manoscri tti non ne abbiamo che le scarsis- 
sime notizie che ce ne dà qualche Bibliografo d'America, come è lo Squier. 

I Talamancas erano barbari selvaggi abitanti fra il Panama ed il regno di Guatemala. Sopra 
queste conversioni e conquiste operate da Francescani, gitta qualche luce la seguente lettera inedita 
del Vescovo di Guatemala al Re di Spagna, dell' anno 1736. 

« Senor. 

« El M. Fr. Alonzo del Castillo, Religioso del Collegio de Christo Cruzifìcado , de los Padres Mis- 
sioneros de S. Francisco de està ciudad, pasa a esa corte en solicitud deque V. M. le conceda el socorro 
de una nueva mission de Religiosos , en atenzion aque de la que V. M. fue servido concederle el ano 
de 1708 los mas ya han muerto, y los demas se hallan tan deviles, y estropeados de su continuo 
exercicio spiritual, que no pueden continuar en sus expediciones y tareas. Estas, Senor, no se ordenan 
a otro fin , que a la maior gloria de Dios, y bien spiritual de los proximos: a quienes continuamente 
en està ciudad sustentan estos religiosos con el pasto spiritual sano y abundante de la doctrina 
Christiana , que les distribuien en la continua predicazion en su Yglecia, y en todas las mias con 
grande fruto , publicando mizion cada quatro anos por toda la ciudad, confezando todos los dias en 
su Iglecia, y ministrando la Eucharistia a crecido numero de pueblo que a ella concurre aun los dias 
de trabajo y asistiendoles con toda charidad en sus enfermedades a consolarlos , confessarlos , y 
disponerlos para la hora de su muerte : guardando al mesmo tiempo gran recojimiento, y retiro de 
el siglo en lo interior de su monasterio, ocupados en el estudio , choro , y orazion , con ediflcazion 
y exemplo generalmente de todos. 

« A que anaden todos los veranos las excurciones, que hazen por todo este Reyno apostolicas 
conforme al Evangelio apie, y sin viatico, por los caminos mas fragozos, arresgados, incomodos, e in- 
andables, que pueda haver en el mundo: con el fin de predicar por todas partes la palabra de Dios, 
corregir los vicios, instruir las gentes, y emendar sus costumbres, confesando, y curando conciencias 
envegecidas en el pecado , y logrando indecible fruto de este ministerio apostolico por todo este Reino. 

« En cuio confin, contiguo al de Panama, hallandose situado el pais que llaman de Talamanca, 
poblado de barbaros salvages en crecido numero, intentaron, estos religiosos, anos passados, redurcir- 
los a la yglecia, y vuestro real servicio, iendo de hecho a predicarles, e instruirlos en nuestra santa Re- 
ligion. Pero comò gente toda via mui rada, y barbara, no dieron lugar a elio, matando dos Religiosos; 
dando claramente a entender , que para oir la verdad de nuestra santa feé , nesecitan los missione- 
ros de asegurar ante todas cosas la defensa de sus vidas , donde para moverlos al conocimiento del 
verdadero Dios, importa tan poco el perderlas, comò si fuera entre solas fieras. Por ser estas gentes 
tanto comò ellas negadas a toda razon al presente, y obrar en sus cosas por impetu de su fiereza corno 
los mesmos brutos. 

« En cuias circumstancias los Doctores mas graves que nos dejaron escritas reglas para reducir 
este genero de gente, nos aconsejan con el S. Apostol S. Pablo que procuremos en tales hombres 
primero que todo ensenarles lo que toca a la vida animai y corporal, y despues la espiritual: siendo 
en bano el pretender ensenarles està segunda, sin el fundamento de la primera. 

« Para cuia instrucion tambien nos dizen, que los varones apostolicos necessitan de ir defen- 
didos con mano armada para solo su defenza , corno se ha ordenado prudentissimamente en mu- 
chas ocaziones en vuestro Real Gonzejo: donde se ha tenido presente siempre el diverso y conveniente 
modo de evangelizar en este nuebo mundo, del que convino en el viejo por los Santo Apostoles. 

« En cuia conciderazion el dicho P. M. fr. Alonzo del Castillo movido del zelo del bien de 
aquellas miseras almas, que perecen para siempre sin el conocimiento de nuestro Dios, assimesmo 
solicita de la piedad de V. M. el que le mande proveer a los Missioneros que haian de ir a la santa 
expedizion de reducir a estas almas, de una conpetente escolta de soldados, que sujetos a sus ordenes 
les sirvan de custodia a los Religiosos, y con su Christiana direccion , a los barbaros de maestros en 
las costumbres humanas, y naturales, para recevir commodamente la semilla de las spirituales , 
y christianas. 



DIRETTORE - DIRKS' 



147 



« En cuio asumpto (sobre el fruto grande spiritual, que se puede esperar con la predicazion 
de estos apostolicos varones del logro de tantas almas) seme ofrece poner en conciderazion de V. 
M. las razones y momentos temporales de la conveniencia del estado de estos paizes de la reduczion 
al Christianismo de estos salvages. 

« Lo primero por que hallandose situados entre estos dos reinos de Panama y Guattiemala, 
convertidos y reducidos a vida sivil, se facilita notablemente el tragin y comercio entre dichos 
reinos para la comodidad del comercio , y utilidad de sus moradores. 

« Lo segundo porque hallandose asimesmo .dichos salvajes vecinos y confmantes de nuestros 
pei'judiciales enemigos los Mosquitos, estos al presente sacan hurtadas mugeres de la Talamanca 
para procrear y aumentar su nazion ; tanto que me dizen tener el dia de oi hasta dies miti hombres de 
armas; y si sucede el que agreguen a su gente el crecido numero de los de Talamanca pueden 
armar muchos mas, pues assimesmo nos dizen que en dicho paiz pasan de ochentamil los barbaros. 
De los quales al presente los Mosquitos cauti van los que pueden , para venderlos a los Ingleses , 
quicnes por la experiencia han conocido, que para el corte del palo de tinta en los paises humedos 
donde nace, son mas a proposito, que los negros, estos Talamancos. 

« En cuio estado, y circuii stancias, estas gentes barbaras percliendose para el reino de Dios por 
vi vir en su ignorancia, y para el de V. M. por no tenerlos bajo de su obediencia, y servir solo de 
acrésentar ci poder de sus enemigos vezinos al presente, y mucho mas en lo futuro; no dudo re- 
presentar a V. M. la suma importanza de la pretenzion de estos religiosos en ambos asumptos 
de la mizion, y escolta, que pretenden, para dilatar el reino de Dios en el cielo , y el de V. M. en la 
tierra, con su predicazion y exemplo; conQando V. M. de la virtud solida, prudenciay todas pren- 
das religiosas de dicho P. fr. Alonzo del Castillo (que tenemos todos bien conocidas) el que sabra 
disponer los mcdios particulares , corno conbengan a las presentes circunstancias , y al glorioso y 
santo asumpto de sus deseos. 

'< Nuestro Senor guardo la catholica real persona de V. M. los muchos anos que le ruego para 
bien de su santa Yglecia. Guathemala, y Marzo 13 de 1736. 

« Juan Obispo de Guatemala. » 



192. Direttore del cristiano in Lingua Turca. Gerusalemme, 
nel Convento dei Padri Francescani. 1852. 

Un volume in 4, di 254 pagine. Ignoro il nome del Padre che lo scrisse. 

193. Dirks. — Nouvelles et legendes chretiennes , precédées 
d 1 un discours sur la mission du Litterateur par le Pere Fr. Ser- 
vais Dirks de V Ordre des Freres Mineurs Eecollets de la Belgi- 
que. Saint-Trond: Typographie Van west Pluymars, 1860. 

È un volume in 8, di 6 fogli preliminari e 331 pagine. La più parte sono bellissime cose 
delle nostre prime Missioni nel Messico. L' Autore 1' aveva primamente pubblicate col titolo : Les 
Caciques de Tlascala; bellissimo episodio dell'introduzione del Cristianesimo nella Nuova Spagna 
per mezzo de' Francescani, di cui ultimamente fece una bella versione italiana il mio confratello 
P. Lorenzo da Volturino, Professore di letteratura greca nelle Provincie di Napoli , e per alcuni 
mesi mio compagno di studi in Parigi. Mi lasciò per causa di malattia, che lo costrinse a far ritorno 
nel proprio paese. La sua versione si pubblicò per la tipografia di Ranieri Guasti in Prato, col titolo 
seguente: I Carichi di Tlascala del Padre Servasio Dirks Minore Recolletto del Belgio, tradotti dal 
Padre Lorenzo da Volturino M. 0. Prato , 1876. 



— Voyages et aventures du Frère Pierre Fardé, Eecollet 
du Couvent de Gand, d' apres les lettres originales, par le P. 



148 



DISCORSO - DISCURSO 



Fr. Servais Dirks, ec. Gand: Typographie de Vander Schelden, 
rue basse, 26 — MDCCCLXXVIIL 

Un volume in 8 , di 237 pagine. Ma la storia del Fardé giunge solo fino alla pagina 171. 
Dalla seguente sino alla fine è la storia di Frere Pierre de Gand , ossia sa vie et ses travaux au 
Mexique. La prima ha tale incanto, che non c' è romanzo storico che le si possa paragonare, ed 
oltre a cioè interessantissima per la storia dell' Affrica, che il valoroso Francescano fin dalla metà 
del XVII secolo ebbe traversò dans presque tonte sa longueur, depuis Bòne sur la Mediterranée 
iusqu'aux limites des regions australes (Introduci pag. 6). Nè meno interessante è la seconda rispetto 
all' introduzione della fede cattolica e dell' incivilimento cristiano nell'America del Nord. N'ho un 
esemplare, gentilmente regalatomi dall'Autore. Della Storia del Fardé sta ora pubblicando una elegante 
traduzione italiana il chiarissimo Professore ab. Silvio Villoresi di Prato. 

Del Fardè poi trovai la seguente memoria nell'Archivio del nostro Convento di Gand nel Bel- 
gio. « Jesus, Maria, Joseph! Aquisgrani in Conventu Fratrum Minorum Recollectorum, an 1691, 16 
Junii , aetatis suae 41, professionis religiosae 20, extremis sanctae matris Ecclesiae sacramentis 
praemunitus vivere desiit dilectus nobis in Christo Frater Petrus Fardè Laicus , Provinciae Comi- 
tatus Flandriae Sancti Joseph FF. Minorum Recollectorum alumnus. Qui postquam totam Terram San- 
ctam peragrasset, vestigia Christi Salvatoris devote meditatus, iterati ex obedientia eo appellendi , 
mari se commisit ; sed post acerbam cum piratis Algeriensibus pugnam ab illis superatur, et Aga- 
des in servitutem deducitur. Ubi cum domini suo Africano familiariter de rebus fidei agere coepit 
cum tanto spiritu et affectu, ut illum totamque familiam ac bene ducenta variae fidei mancipia Eccle- 
siae Christi adscripserit. Qua re ad iudices delata, in carcerem detrusus est. Post examinatus, cum 
cuncta libera voce coram confessus esset, nudus ducitur per civitatem, ad singulos platearum angulos 
flagellatur, ac tandem in ordinario loco iustitiae ad palumper brachia distenta in altum suspenditur, 
habens ad utrumque pedem pondus appensum 40 librarum, ut corpus magis distenderetur ;ubi iterum 
per omnem corporis partem sic caedebatur, ac si in sanguineo balneo immersus fuisset ; ex quibus in 
carcere emortuus fuisset, vel iudices alio modo ipsum occidi curassent, nisi Dominus eius ipsum 
redimisset. Dein almam Provinciam matrem suam cogitavit , naufragami cedit , tribus diebus ac 
quatuor noctibus ieiunus in maris undis fluctuans ad rupem inter aquas eminentem appulit , quam 
ascendens per omnia nudus, acqua e celo cadente, et pisciculis quibusdam crudis, qui recedente 
mari rupis concavitatibus inhaerebant , undecim menses vitam protraxit. Inde mirabiliter a privatis 
praeter navigantibus in Salè delatus, et in Provincia redux, obsequio R. adm. Patris Ministri sui 
Provincialis in Thermis Acquisgranensibus incumbens, continuo ingravescente febre obrutus, in 
affectuosa gratiarum actione Deo et B. M. V. prò omnibus beneflciis in tot ac tantis necessitatibus 
acceptis placide expiravit. » 

lamf)t 194. Discorso intorno all' Itinerario del Beato Odorico Matiussi 
da Udine Missionario Apostolico dell' Ordine de' Minori. Con ap- 
pendice. 

Pubblicato nei numeri 5 e 6 dell'anno V della Cronaca delle Missioni Francescane (Roma 
1865). È un interessante lavoro , con cui viene vendicata la virtù e la verità de' viaggi del Beato 
dagli insulti dell'anonimo traduttore italiano della Storia universale delle Missioni Cattoliche del 
Barone d' Henrion. 

-, 195. Discurso apologetico em que se mostra a falsitade da 
A*** queixa, que os Canarins, com informe do Bispo de Goa, D. Igna- 
cio de S. Teresa, remetterào as Conseilho de Ultramar contra os 
Religiosos Franciscanos Parochos da Provincia de Bardes. 

Manoscritto in foglio, fatto circa il 1700. È nell'Archivio della Torre del Tombo di Lisbona. 



DISTINTA 



U9 



siamp. 196. Distinta Relazione della lettera scritta in Roma in data di 
20 Settembre 1751 in Sacra Congregazione di Propaganda Fide 
che dà avviso della morte, che ha fatto in Algeri, il P. Francesco 
Cirano, Sardo, Padre Conventuale di S. Francesco, ec. in Milano 
nella stamp. eli Carlo Bolzani, 1752, con licenza dei Superiori. 

Crediamo cosa utile riferire qui questa breve Relazione non facile a rinvenire. 

« Tra gli uomini illustri, che ogni giorno produce la nobilissima città di Sassari nel regno di 
Sardegna a' nostri tempi in santa vita e religiosi costumi, è stato Fra Francesco di Cirano, il quale 
dalla sua fanciullezza visse sempre sotto la regola del Serafico Padre S. Francesco nel bellissimo 
convento di Bethlem, in antichità et in architettura uno de' più nobili, che abbiano i Padri Con- 
ventuali nel regno di Sardegna. 

« Si esercitava di continuo questo Padre nelle opere di carità, e tra le altre assai desiderava li- 
berar suo cugino Fr. Francesco Serra, del medesimo Ordine, tredici anni schiavo tra i barbari infedeli, 
sopportando ogni sorta di travagli, come suole quella fiera gente dar a persone religiose; a tal 
effetto con ferventissimo zelo di carità andò alla sede Apostolica, ed ottenne dal Pontefice regnante di 
poter andar negl'infedeli per ricattare quel povero schiavo. 

« Ed il signor Iddio, a cui tanto piace le buone opere, non lasciò di aiutarlo, porgendogli 
buonissima occasione, quando il Re cattolico questi anni passati per il ben comune de' cristiani , e 
liberar l'Italia da' latrocini de' corsari, tentò l' impresa d' Algeri, dell'Ordine di S. Francesco, . . . (qui 
mancano alcune parole , che , non avendo io la stampa , ma una copia di essa , non posso 
riscontrare, ne dare la vera lezione) dandogli per compagno il P. Francesco Cirano. 

« Arrivati in Affrica, il P. Cirano andò in Algeri per liberar suo cugino, e dopo alcuni giorni 
il P. Matteo scrisse al P. Cirano, ed a caso preso il corriere, e vedute le lettere, che andavano al 
P. Cirano, ed a molti altri cristiani, fa subito attaccato il corriere ad un ancino alla turchesca, 
Don Salvatore della Crus Portoghese abbruciato vivo, ed otto cristiani impalati. Il P. Cirano si partì 
d'Algeri, ed andò a dar relazione al Re Cucco di quanto vidde. 

« Dopo questo il Re Cucco ebbe bisogno trattar negozi d'importanza col Re Cattolico, per- 
ciò mandò il P. Cirano con un squadrone di soldati, che l'accompagnasse insino al Porto, dove si 
doveva imbarcare: dopo lungo viaggio vide che il Re d'Algeri stava aspettando con sei bandiere 
se veniva gente dal Re Cucco. I Mori che accompagnavano il P. Cirano, vedendo tanta multitu- 
dine, determinarono per salvarsi darsi in potere del Re d'Algeri, e palesargli i negozi. 

« Ebbe il Re grandissimo contento, e fece suonar trombe e tamburi, avendo lette le lettere 
che il Re Cucco scriveva al Re di Spagna. 

« Subito il Re comandò fosse spogliato nudo con una catena al collo , e le mani attaccate 
dietro, ed in questo modo fu condotto in città, sputandogli in viso per vituperio, e battendolo. 

« Corse tutto il popolo a vedere, e fece il bando sotto pena della vita, che niun cristiano gli 
potesse parlare; ma suo cugino stimando più la salute del Padre che la sua vita, un venerdì i 
Mori stando ncll'Omcscliù, gli disse, se apparecchiasse, che per cosa certa sarebbe abbruciato vivo. 
Rispose con animo intrepido il P. Cirano: « Piaccia al signor Iddio, concedermi grazia, che patisca 
siniil morte 1 » Ed il cugino partì. 

« Poi certificò che la mattina sarebbe giustiziato. Restò contentissimo il Padre, e pregò il 
Signore che almeno quegl' infedeli ricevessero qualche frutto della sua morte , e disse al cugino 
gli menasse un Confessore. Rispose essere impossibile, essendo pena capitale avvicinandosi alle prigioni. 
Allora il Padre , come buon cristiano , si raccomandò al signor Iddio con ardentissimo dolore e con- 
trizione de' suoi peccati , aspettando ogni momento la morte , ricorrendo sempre alla gloriosa Ver- 
gine, ed al P. S. Francesco. 

« II Sabbato mattina adì 20 luglio nel Real Consiglio determinò il Re che il Padre fosse scorticato 
vivo, e la sua pelle piena di paglia posta sopra la porta chiamata Barbason. Intimata la sentenza, il P. 
Cirano alzò gli occhi al cielo dicendo : Gratias agamus Domino Beo nostro , quia me indignum ser~ 
vum elegii. Restarono stupiti i Mori vedendo che il Padre nemmeno si mutò in viso: lo persuadevano 
rinegasse la S. Fede, ed abbracciasse quella del suo Profeta Maometto, promettendogli, di più della vita, 



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DOGUMENTS - DOLCI 



Stamp. 
e 

Ms. 



Stamp. 
Europa 



onori, grazie, e doni. Lui rifiutò constantemente simil partito, ed aspettava la morte per il suo Signore. 

«Essendo già concorso tutto il popolo, venne alla prigione il carnefice, e spogliato ignudo il 
Padre, misegli una camicia lunga insino ai piedi, ed una catena al collo, e con fretta partirono dalle 
prigioni al luogo solito di giustiziare fuori della porta Barbason, andando innanzi un ministro ban- 
dendo la causa perchè il Padre era giustiziato in questo modo , com' è lor solito : Comanda il Re scor- 
ticar vivo questo cristiano per spia del Re di Spagna e del Cucco, ed aver rubbati i cristiani d' Algeri. 
Ma esso come agnello mansueto, sebbene gli era imposto a torto tale misfatto, solo con viva voce di- 
ceva: Benedicite omnia opera Domini Domino ! 

« Giunto al luogo determinato, si fece un fosso alto tre palmi: mise dentro i piedi, e postogli un 
bastone a man dritta, e l'altro alla sinistra, restò in cruce tutto nudo. Allora uno de' carnefici gli 
disse: «Se vuoi seguitare la nostra legge, non patirai questo tormento!» Rispose il Padre: «Son cristiano, 
e Religioso del mio Padre S. Francesco, e così voglio morire, e prego Iddio benedetto che vi raveda 
per ricever la S. Fede ! » E seguitava il suo cantico: Benedicite spiritus et animae iustorum Domino. 
Allora il carnefice con un rasoio tagliò la pelle per la schena dritta dal collo insino alla centura , e 
dalla spalla dritta sino alla sinistra, e fece una croce sopra la testa, e quattro carnefici lo scorticavano, 
e stavano attoniti i Mori, come i cristiani, vedendo non faceva motivo di dolore alcuno, nè cessava 
dicendo : Benedicite Angeli Domini Domino. E scorticavano il viso , che appena poteva parlare : 
nondimeno s' udiva dicendo: Sancta Maria, ora prò nobis ! Scorticato già tutto, restando 1' ombelico, 
allora rese 1' anima al Creatore, dicendo : In manus iuas, Domine, commendo spiritum meum ! . 

« Subito morto, venne una grandissima tempesta e traversia di venti ; e spauriti i Mori lasciarono 
il corpo solo, dicendo: « Quell'è un sant'uomo! » Nòlo poterono abbruciare, com'era determinato. 
Vedendo il cugino il corpo solo, lo seppellì nel cimiterio de' cristiani , con una lastra di piombo, per 
la memoria del suo nome e morte. » 

197. Documents originaux, copies et pieces imprimes relatifs 
a la Terre Sainte et aux Commissaires charges de V aministration 
des Saints Lieux. 

Questa collezione, fatta o acquistata dal Signor Esgalopier, apparteneva alla ricca sua Biblioteca 
qualche anno fa venduta in Parigi. E i documenti che conteneva erano i seguenti: — 1. Brevi de 
Papi Clemente IX, Pio IV, Urbano Vili , Alessandro Vili, ai Francescani addetti alla custodia de' 
Santi Luoghi. — 2. Lettere originali, memorie, ec. de' Commissarii di Terra Santa relative alla loro 
amministrazione : oltre 100. — 3. Permessi accordati da' Vescovi e Magistrali di Francia ai Becollelti 
incaricati di guardare i Santi Luoghi, per far la questua nelle loro diocesi ec: 15 documenti mano- 
scritti. — 4. Patenti de'Be di Francia in favore de' Francescani addetti alla custodia del Santo Sepulcro: 
sono 16 documenti, il primo firmato da Luigi XIII. — 5. Altri due documenti del 1663, e facoltà 
accordata dai Magistrati delle città di Gand e di Tournay ai medesimi Beligiosi per questuare 
liberamente in mantenimento del Tempio di Gerusalemme. — 6. Altre consimili facoltà accordate dai 
Vescovi di Francia. — 7. Traduzione del comandamento del Gran Signore al Pascià e al Cadì di 
Gerusalemme, perchè consentissero riedificarsi la cupola del tempio del Santo Sepolcro. — 8. Dimanda 
al Be di Francia perchè fossero restituite a'Francescani di Terra Santa 25000 piastre , loro rubate 
da un armatore francese. — 9. Conto delle spese fatte nell' Ospizio della Terra Santa in Marsiglia dal 
21 novembre 1775 al 1778. Chi abbia acquistato questa interessante collezione, non 1' ho potuto sapere. 

198. Dolci. — Monumenta historiae Franciscanae Balmsae, ec. 
P. Fr. Sebastiani Dolci. Napoli , 1744. 

È questa l'unica notizia che m'incontrò di questo Padre e della sua opera. Mai documenti 
da lui raccolti per la storia Francescana di Ragusa, non può a meno che non abbiano importanza 
per la storia delle Missioni Francescane nell' Illiria, nella Schiavonia, nella Bosnia ec, dove 1' Ordine 
Francescano, fra mezzo a continue e sanguinose lotte, ha conservato la fede cattolica insino a' dì 
nostri. 



DOMINA - DOMINGUEZ 



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199. Domina nostra (a). — Algarabica Epidiegesis. Chronica 
Provinciae Algabriorum in catalogis veluti annalibns , Provincia- 
les, Difmitores Generales, Episcopos,S. Inquisitionis Deputatos, 
Conventuum et Monsteriorum antiquitates, resque cunctas eorum 
mirabiles, venerabiles tara Religiosos quarn Moniales, publicos 
scriptores , viros literatos, Tertiarios virtute famosos, et omnia ab 
origine Provinciae usque in nostrum praesens tempus comple- 
ctentibus, distributa et concinnata, insimulque, patrocinante Vir- 
gine, titulo Matre hominum, Maria, in lucem edita a Padre Fr. 
Joanne a Domina Nostra, Sancti Officii Consultore eiusdemque 
Provinciae Chronologo. 

Sono due grossi volumi in foglio, nell'Archivio della Torre del Tombo di Lisbona. L'Autore ci 
fa sapere che l' opera fu ex praescriplo Remi Patris Fr. Caietani a Laurino lotius Ordinis Ministri 
GeneraUs aiuto 1741 colicela et concinnata. Vi sono delle notizie concernenti le nostre Missioni d'Africa. 

200. Dominguez. — Historia de las guerras de los Holande- 
ses y Portugueses en las Mas Molucas : por el P. Fr. Rafael Car- 
los Dominguez, de los Descalcos de Filipinas. 

Il Padre Hueuta (Estado, ec.J dice che il Manoscritto è segnato il dì 2 luglio del 1656. Nacque 
il Padre Francesco in Valladolid da Francesco Dominguez e Agata Aparicio il 1620. Imbarcatosi pel- 
le Filippine, quivi vestì l'abito Francescano nel convento di Manila , e professò il 26 ottobre 1650. 
11 1654 fu destinato alle Missioni nelle isole Moluche, e là scrisse la sua opera. Tornato alle Filip- 
pine, morì nel Convento di Pila il 1666. 

Le Moluche, o Isole delle spezie, formano l'arcipelago Malese (Oceania) fra il 3 di latitudine 
Nord e 5 30 di latitudine; e il 124 e 127 di longitudine est, al sud delle Filippine, all'Ovest della 
Paupasia, all'Est delle Celebi e al Nord dell'Australia. Le isole principali sono Ternate, Tidor e 
Batchian, delle le piccole Moluche ; e Gilolo, Ceram, Bouro, Amboine e Banda, chiamate le grandi 
Molliche. Sono isole di origine vulcanica, e però soggette a frequenti tremuoti ; e il clima n' è caldo, 
umido, e poco salubre agli Europei. Ma il suolo v' è fecondissimo d' ogni maniera frutti tropicali, 
e di legni preziosi , come il legno del ferro , 1' ebano , e alberi di spezie , specialmente la noce 
moscata e la cannella. Scoperte e conquistate dai Portoghesi l'anno 1511, caddero di poi in potere 
degli Olandesi il 1607. 1 Francescani v' entrarono immediatamente co' Portoghesi, e vi fecero prodigi. 
Ne parla a lungo il Padre Ferdinando da Soledade nel capitolo XXXII del libro IV della sua 
Historia Serafica ec. , da Provincia de Portugal, di cui si dirà più sotto. Immediatamente vi con- 
vertirono il Be di Taberija, che andò a ricevere solennemente il battesimo in Goa. Poi, tra gli altri, 
vi lavorò con grandissimo zelo un certo Frate Andrea dello Spirito Santo, primamente per la 
riforma de' Portoghesi, che avevano perduto affatto ogni timor di Dio, ed era addivenuto unico loro 
dio il commercio e il soddisfare a tutte le loro più sfrenate passioni. La sua missione riuscì 
efficacissima, e averebbe dato frutti maravigliosi, se non vi si fosse opposto un certo Capitano D. 
Giuliano, che mal ne soffriva le gravi apostoliche ammonizioni, e lo costrinse a partirsene. Già 
aveva battezzato (continua il Padre Da Soledade) numerosi gentili; e il lasciarli appena rigenerati 
a Cristo gli costò immenso dolore! Ma altri suoi confratelli si recarono a proseguire la missione 
dalle Filippine ; tra' quali meritano speciale menzione i venerabili servi di Dio Padre Sebastiano 
da San Giuseppe e il fratello laico Antonio da Santa Maria. I quali convertirono in quelle isole cinque 
Be con molti popoli, e raffermarono nella fede quelli che già 1' avevano abbracciata. Ma in questo 
tempo l' isola, dove si trovavano ad evangelizzare, cadde sventuratamente in potere degli Olandesi, 



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DOUAY - DUBLIULIO 



che loro fecero soffrire ogni maniera di umiliazioni e di oltraggi, girandoli da ultimo con raffinata 
crudeltà di eretici in un' isola deserta, affinchè vi perissero di disperazione , o vittime di belve 
feroci. Se non che Dio benedetto dispose, che a caso approdasse all'isola una nave di Mori, dai 
quali vennero raccolti e menati nel paese di Talangodos. Erano gente barbara e crudelissima ; e i 
due Missionari avendo cominciato a predicar Gesù Cristo, n' ebbero la morte ; il Padre Sebastiano 
finito di lancia, e Frate Antonio fatto a pezzi. Ciò fu il 1610. Due anni di poi, cioè il 1612 , vi 
conseguirono la stessa corona del martirio i venerabili Padri Biagio Palomino e Giovanni da 
Palma, trucidati anch' essi dai Mori ; e per i molti miracoli operati a loro intercessione, il 1625 già 
era cominciata la causa della loro canonizzazione. » Sin qui il Padre Da Soledade. 

Il Padre Huerta poi (Estado, ec.J ci dà le seguenti notizie relative in particolare all'isola 
di Ternate. « Està isla ( ei dice ) es una de les denominadas Molucas. A ella fueron nuestros 
Misioneros Fr. Alonso Guerrero, Fr. José de S. Maria, Fr. Diego de S. Maria, y Fr. Agustin de 
Jesus, el ano de 1606, acompanando al S. Gobernador Capitan General D. Pedro de Acuna quien 
despues de un renido combate se apoderó de la ciudad y la isla el dia 21 de Abril del citado ano 
de 1606, dejando por Gobernador el maestre de Campo D. Juan de Esquivel. 

« Nuestros Religiosos fundaron un Convento de tabla y un hospital cledicado al Patriarca S. 
José. No siendo el sitio bastante espacioso para lo que exijia un hospital y Convento , donò un 
terreno en 1610 D. Christoval de Ascueta, cuyo terreno se hallaba cerca de la playa y fuera de la 
ciudad, mas por falta de recursos no pudo llevarse a efecto la obra hasta el ano del 1626, en 
cuya epoca , el senor Gobernador D. Pedro dè Heredia construyó a sus espensas el Convento , 
colocandose la primera pedra el dia 29 de Octubre de 1626 bajo la direccion de Fr. Christoval 
del Castillo, quien dedicò la iglesia a S. Antonio de Padua. El ano de 1655 fundó la Tercera 
Orden, y la Archicofradia del Cordon, Fr. Pablo de la Natividad. Este Convento fné la matriz desde 
donde salian nuestros Religiosos a predicar en las diversas islas, que existen en el Archipielago 
de Celebes, hasta que el ano de 1662 abandonaron los Espanoles las islas Molucas, y nuestros 
Religiosos se vieron precisados a retirarse, abandonando sus trabajo apostolicos. » 

Ms< 201. Douay. — Kelation des decouvertes de M. de La Salle 
;/ / mp par le Pere Anastase Douay , Franciscain Observant Recollect de 
merica ^ a p ro vince de S. Antoine. 

Questa preziosa Relazione sopra le scoperte del Canadà è andata sventuratamente perduta. For- 
tuna che ce ne ha conservato un sunto il Padre Le-Clerque, di cui diremo a suo luogo , nel capi- 
tolo XXV della sua Opera : Etablissement de la Foi dans la Nueve France , ec. È anche ricordata 
nelle Demieres decouvertes dans V Amerique Septentr tonale de M. de La Salle , mises au jour par 
M. le Chavalier Tondi, Gouverneur du Fort St. Louis aux Illinois. Paris 1679. Se avessi potuto, 
nel mio viaggio, recarmi per qualche tempo nell' Artois, forse in quelle pubbliche Biblioteche, od 
altrove, chi sa che non mi fosse riuscito di trovare qualcosa sia del Padre Douay , sia del Padre 
Zanobi Mambré. Ma non ebbi tempo di occuparmi di tali minute ricerche , che avrebbero richiesto 
qualche mese, e conoscenze ed aiuti, che al tutto mi mancavano. Credo che tali documenti, se si 
potessero rinvenire, accrescerebbero luce ed interesse alla storia già sì bella e gloriosa delle 
Missioni Francescane nel Canadà. 

202. Dubliulio. — Hierosolymitanae peregrinationis l>odoepo- 
IdT ricum. Septem dialogorum libris explicatum, in quo de ratione 
itineris in Palaestinam, de sanctis locis, vicinisque provinciis, de 
illarum gentium religione et moribus, aliisque eo pertinentibus 
accurate disseritur. F. Joanne Dubliulio, Nervio, Franciscano 
Theologo auctore. Ad Keverendum in Christo Patrem et Domi- 
num Eeinerum , Imperiali^ monasterii S. Maximini apud Trevi- 



DUBLIULIO 

0 



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ros Abbatem dignissiniuni. Coloniae. Ex officina Gerardi Gre- 
venbruch. Anno MDIC. 

Un volume in 8, di 15 carte preliminari non numerate, 399 pagine, ed altre 8 carte d' Index 
rerum memorabilium , ordine alphabetico digeslus. Libro molto raro, di cui era un esemplare nella 
ricca Biblioteca del signor Esgalopier. È opera dottissima, letteraria ed amena, che si legge con un 
grandissimo diletto, e vi si gusta il classico fare dei latini. Metto qui gli argomenti dei 7 libri 
in cui è divisa. • 

1 . 

« In primo libro ante omnia ratio navigationis in Siriam exponitur: bine de sanctis Hiere- 
solymae locis aliisque eo pertinentibus agitur: ad extremum de ridicula Turcarum religione, de 
Palestina vicinisque provinciis nonnulla dicuntur. 

2. 

« In secundo libro ex occasione primum agitur de Tostato, hinc religionem divinitus insti- 
tutam esse praedictam. De Prophetarum et Sibyllarum vaticiniis, eaque a cristianis non esse con- 
conficta. Inde in Mabumetanam superstitionem et Alcorani fabulas multa dicuntur. Saracenorum 
idolatria demostrata, illorum de paradiso vanitas refutatur. Ad extremum cum Delphines circa na- 
vcm luderent, disputationis finis imponi tur. 

3. 

« In lertio libro primum de Macedoniae et Thessaliae montibus pauca dicuntur. Hinc de irae 
Dei stillalione et Turca non suis viribus, sed christianorum vitiis forti. Inde Machometi insania 
demonstrata, de quibusdam Cliristianae religionis fìrmamentis, nostrorumque auctorum concordia, 
de ethnicis qui ChriSti mentionem faciunt, et de pbilosophorum dissensionibus agitur. 

4. 

« In libro quarto oslenditur, primum, quam difficile sit, scriptorem piacere omnibus. Hinc de 
Gorcyrae amplissimo porlu. Inde in Judaeos multa dicuntur. Quo tempore, et a quibus puncta 
inventa. Ulrum a Judacis corrupta scriptum divina. Quae sit correctio Scribarum. Eorum impudens 
verecundia. Loca quae ab iis mutata dicuntur. Legendi ratio apud Hebraeos. Ambiguitas Hebraicae 
linguae. Cbrislus Deus ubique rex: in quem non in Salomonem psalmus est. Ob Christi interfectio- 
nem Judaci, mille quingentis annis tolius mundi exules. 

5. 

« In quinto libro scriptorum lectorumque studium ac differentia: hinc senectutis bona et 
mala oslenduntur. Christianorum hostes, a nobis non docendos, sed refellendos. Hebraicae linguae 
ambiguitas. Punctorum apices de 20 interprelibus, aliiaque multa. In extremo illorum demonstratur 
aucloritas. Mendas quasdam in Ecclesia ferri. 

6. 

« In sexto libro, industria comitem esse invidiam. De quibusdam Jonici maris insulis. Hinc 
de Ecclesiae flrmitate disseritur. Illius signa ostenduntur. Primum , ipsum Catholicae nomen. 2. an- 
tiquitas, eamque uni Romanae Ecclesiae convenire. 3. perpetuitas ac duratio inter adversa. 4. Huius 
navis, unum esse gubernatorem. 5. Conspiratio doctrinae cum antiqua Ecclesia. 6. Coniunctio mem- 
brorum cum capite, consensus inter se. 7. Doctrinae efficacia. Contra in haereticis esse omnia. 

9. 

« Tn septimo libro primum est avaxs^aXatcoSis dictorum in sexto. Hinc de óctava Ecclesiae 



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DUBLIULIO 



nota quae est verorum miraculorum efficacia, disscritur. 9. Prophetiae lumen. 10. infelicitas ac 
miser exitus eorum sive principum sive haeresiarcharum , qui catholicam Ecclesiam oppugnant : 
et haereticos semper in graviorum errorum barathrum ruere. Inde verae Ecclesiae et haeresron an- 
thithesis. Fidem esse donum Dei et causam cur haeretici non credant. Ad extremum de fertilitate et 
monasterio Montis Libani multa dicuntur. » 

Della scienza poi ed arte dell'Autore sia saggio il seguente tratto del libro quarto. 

« Difficile imo impossibile est, piacere omnibus, nec tanta vultuum, quanta sententiarum 
diversitas est. Et quemadmodum qui saepe navigat, aliquando patitur tempestatem. Nemo diu tulus 
est periculo proximus, qui viam frequenter ingreditur, latronum impetus aut sustinet, aut cerio 
metuit: omniaque in arte, tam gloria quam obtrectatio secundis adversisque ventis oritur: dum ani; 
amici plus merito laudani, aut inimici plus iusto detrahunt; rarumque invenias , qui in alterutram 
partem non favore aut odio, sed rerum aequitate ducatur. Quod mihi quibusdam in orationibus, 
quas prò catholicae fìdei confirmatione , superioribus annis a me scriptas, in lucem, emisi, acci - 
dere video. Alii enim quasi parva contemnunt, magisque aliorum silentium quam nostrum studium 
probante quasi post Hosios, Staphylos, Bellarminos, qui in hoc genere multa scripsere divinitus 
mutire nemini licet. Nisi et parva fuerint, magna eminere non possunt. Alii nostris studiis ae- 
quiores, audacter nos facere asseverant, quod nos a scribendo, non illorum magnitudo deterruit, 
sed exemplum accendit: atque in praeclaris rebus, ut ait summus orator, praeclarum esse, prima 
sectanti, in secundis tertiisque consistere. Quidam in eo se disertos arbitrantur et doctos, si alieno 
operi detrahant : et non quid ipsi possint , sed quid nos non possimus, diiudicent. Quibus respon- 
dere possemus, nihil esse facilius , quam de aliis iudicare: Mcofi^Tsaat ti? Qàaao\x yi p.ip.-r\asra. Ipsi 
interim moveant manum stilumque fìgentes, tria, ut dicitur, verba componant, et quid possint, 
scriptis ostendant. Delicata doctrina est, pugnanti ictus dictare de muro, et cum ipse ocio torpo- 
reas, cruentum militem accusare formidinis. Respondeant ipsi adversariis. Patet campus, stat con- 
tra hostium aeies, et ut Vergilianum aliquid inferam: Illum aspice contra, qui vocat. Et alibi: Sic 
pater ille Deum faciat , sic altus Apollo, incipias conferre manum. Non est magnum garrire per 
angulos, et inter cyathos de scriptoribus ferre sententiam. Hic benedixit, ille male, iste eloquens 
est: ille delirat, iste loquax, ille infantissimus est. Ut de omnibus iudicet, cuius hoc iudicio me- 
ruit? Possem et ego remordere, si vellem. Et nos tela pater ferrumque haud debile dextra, spar- 
gimus, et nostro sequitur de vulnere sanguis. Alii Ciceronianorum in morem, qui nihil nisi politum 
ac tinnulum probant, nostra fastidiunt, quod in iis verborum lenocinia pompamque sermonis forte de- 
siderant: quibus respondemus, nobis non esse propositum panegyricum scribere, sed eruditissimi 
hominis in Syriaca navigatione prolatas , quocumque dicendi genere sententias explicare. Proinde 
stridentia quaedam et anhelantia verba meditantem, praesertim in hoc libro, qui in Iudeos potis- 
simum scriptus est, hiulta et impolita sequetur oratio. Cum enim in Gorcyram, quae quondam Phaea- 
cia, nunc vulgo Corfu dicitur, insulam Homeri Carmine, et Ulyssis adventu nobilem pervenisse- 
mus, non proeul ab eius insulae oppido pridie calendas iunii sereno coelo in media navi, quae 
stabat in ancoris, mane ambulantibus nobis, Rabbi Moses aliique nonnulli Hebraei, qui Theodorum 
hebraicae linguae peritissimum esse intellexerant , accedentes, cum suo more nos salutassent, su- 
umque Salom Elech admota pectori dextra utrinque geminassent: is Hebraicum, psalmorum, quos 
illi thephilim alii thehillim vocant, librum Venetiis excusum manut tenens, nescio quid dicere 
ceperat, cum omnibus, qui aderant, respicientibus , ecce duae Venetorum triremes ex oppido ad 
nos recta ferebantur. Corcyrae portus est maximus atque amplissimus , inter altissimos Macedoniae 
Thessaliaeque montes ad aquilonem, et ipsius insulae colles haud exiguos ad meridiem medius, 
contra omnem ventorum ac maris iniurias, longitudine decem millium passuum, latitudine sex 
millium, hincinde tectus. In eo portu semper est Venetorum classis , multaeque triremes, ei insu- 
lae marique praesidio. E quibus cum illae duae, quas paulo ante memoravimus , nostrae navi ap- 
propinquassent, intelleximus esse praefectum classis , qui honoris causa ad Arionistum veniebat, et 
simul, ut de Germaniae statu nonnulla cognosceret. Illi cum aliquandiu collocuti fuissent, Vene- 
tique ad triremes rediissent, flante aquilone paulo post sublatis ancoris, vela suspendimus. Itaque 
cum Hebraeis in certo puppis loco consedimus. Hic igitur dialogus, qui cum Rabbinis habitus est, 
tale habebit exordium. 

« Theod. Quid ais Rabbi Mose ? In vestris, id est Hebraicis voluminibus nihil esse mutatum , 
propterea quod haec Venetorum, nostraeque religionis hominum typis excusa sunt? Atqui in omni 
arte, optimis mista sunt pessima. Typographiam ego artem semper elegantissimam iudicavi, quam 



DUBLIULIO 



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tinam in oriente baberemus, ut optimi libri Syriaca et Arabica lingua scripti, passim extarent. 
« Mos. Atqui si hoc in oriente fleret, plures etiam essent Alcorani. 

« Theod. Recte, plures enim homines illa deliramenta riderent. Quotus enim quisque Turca- 
rum, qui contra Alcorani praecepta et vinum bibunt, et iam oculos aperire ceperunt: illam bestiam 
cum suis somniis et ineptiis non mente deridet? Sed tacent, quoniam in ilio luto voluptate reti- 
nenlur: nec in Machometum loqui tutum est. Quod si aliquis ex vestris, ad illorum castra transfu- 
gerit, eum vos quoque execrabilem iudicatis. 

« Mos. Merito Theodore, tamquam perfugam ac religionis divinitus institutae desertorem. Quan- 
tus enim ille Moses, quem nuper, ut audio iure laudabas, quales fuerint Esaias, Hieremias, cae- 
terique nostri vates, quorum intacta tot saeculis adhuc scripta servamus. 

« Theod. Servatis quidem, sed utrum in iis nihil mutatum sit, iure dubitamus. 

« Mos. Maiores nostros optimos atque integerrimos viros falsis criminibus accusatis, quibus 
neque Christus vester, neque Apostolorum eius quisquam, huiuscemodi crimen obìecit. 

« Theod. De Ghristo et Apostolis eius post viderimus. Sed apud Hieremiam prop hetam , quid 
sibi vult illud p^^Q*) pj^ Het Sgeker Sophrim, id est, stilius mendax scribarum? Quae 

prophetae verba nostri Hebraicae linguae peritissimi, ut mille quadringentis abhinc annis magnus 
Origines, mendaces ac falsas scribarum traditiones, illasque sapientum vestrorum cfsuxE'Sùcrstè eas 
maxime, quas 3111 de oblationibus contra Dei praeceptum sacerdotibus in tempio offerendis, ex ar- 
bitrio constituerant et cuiuscumque gravissimi sceleris poenam , in oblationem, ut omnia in eorum 
lucra cederent, impie callideque mutaverant, esse demonstrat. Quid non mortalia pectora cogis, 
auri sacra fames? Eam insatiabilem .magistrorum vestrorum cupiditatem, Hieremias eodem capi- 
tulo arguens: Noli te, inquit, confidere in verbis mendacii, dicentes: Templum Domini, templum 
Domini, templum Domini est. Alii per mendacem hunc scribarum stilum, illas divinarum scriptura- 
rum correctiones, quas magistri vostri postea exeogitaverunt, putant esse praedictas. Illi enim cum 
ex Babylonica captivitate redissent, quoddam emendationis genus, Thalmudicis literis conprehen- 
sum, quod ab illis J3^|"fl^ 1?pi? thicum sopbrim, id est correctio scribarum dicitur, exeogi- 

tarunt: ne in divinis ullum turpitudinis videretur esse vestigium. Itaque urbani et honesti homi- 
nes quemadmodum inferius ostendemus, quaedam prophetarum dieta mutarunt. 

« Sed ad illa praeclara puncta veniamus. An forte Deus in monte Sinai legem Mosi eam huiu- 
scemodi punctis tradidit? 

« Mos. Ita magistrorum nostrorum plaerique existimant, istorumque punctorum inventionem non 
ad Rabbinos, qui posterioribus saeculis eversa Hierosolyma floruerunt: sed ad Synagogae magnae 
viros referunt. 

« Theod. Quam dicis synagogam magnam? 

« Mos. Eam , quae Cliristi vostri tempora nonnullis saeculis antecessit: in qua magni illi 
prophetae, Aggaeus, Zacharias , Malachias , Daniel, Ezras, Nehemias, caeterique, quos etiam vos 
probatis, fuissc dicuntur. 

« Theod. Gur igitur post nostri Christi felicissima tempora, aliquot saeculis huiuscemodi voca- 
libus punctis vestrae literae caruerunt? 

« Mos. Unde id constat o Theodore? 

« Theod. Ex vestris auctoribus ipsisque Rabbinis, e quibus multi fatentur, scripturam, ave- 
stris maioribus, quemadmodum inferius ostendemus, multis in locis fuisse mutatam. Rabbi Helias 
Levites, quem apud Goloniam Agrippinam inferioris Germaniae urbem saepe conveni, in praefatione 
libri masoreth Hammasoreth, scriptum reliquit: Rabbinos urbis Tyberiadis , prae caeteris in lin- 
gua sancta exercitatos, haec puncta vocalia exeogitasse, legique divinae, quam Thorah dicitis, acl- 
didissc: idque ab illis post ultimam templi devastationem, annis quadringentis triginta sex, fa- 
ctum esse commemorat. Denique multi Synagogae vestrae codices, istis vocalibus punctis etiamnum 
carent, solaeque in iis sunt literae consonantes. Quid potest magis esse perspicuum? Alii hoc pun- 
ctorum genus, non à Tyberiensibus , seda Rabinis Babylonis Aegyptiae, quae olim Memphis, nunc 
Cayrus dicitur, Rabbinorum Hammai et Asse, Thalmudicae doctrinae auctorum opera exeogitatum 
esse dicunt, idque in Ghristianorum odium, ut antiquam Hebraicae scripturae veritatem, hoc novo 
impietatis artificio depravarent atque corrumperent. Sed ego tam acerbus et rigidus censor in omnes 
Hebraeos esse nolo, nec ad vivum, ut dicitur, omnia resecare, propterea quod, ut non semel, sed 
saepius animadverti, nostrae interpretationes Graecae et Latinae, in praecipuis divinae scripturae 



456 



DUBLIULIO 



locis quibus Chris tianae Mei veritas comprobatur, et de quibus inter nos et vestrum genus contro- 
versia est, saepe cum ipsa punctuaria lectione consentiunt. Certe non desunt alia loca, in quibus 
nonnunquam nostrae interpretationes ab Hebraica, ut loqui soletis, ventate dissentiant. Sed cum haec 
minoris momenti esse videantur, libenter omitto. Etiam praetereo, quod in synagogis vestris, no- 
stro Christo quotidie maledicere, nobisque omnibus Christianis, omne malorum genus imprecari di - 
cimini. Non arbitror Iudaeos usque adeo fatuos esse, praesertim Romae ubi Hebraicam linguam 
nonnulli intelligunt. Contra quosdam e vestris in oriente nonnumquam audivi , qui Hierosolymi- 
tanis maioribus suis maledicerent, quod Christum crucifigendum occidendumque curassent: ex eo- 
que fonte malorum omnium et calamitatum genera in se redundasse dicebant. Sed die mihi rabbi 
Mose, nonne vestri maiores in Babylonica captivitate ita Hebraicae linguae obliti sunt, ut admodum 
multa sint, quae Hebraicae pronunciare non possint? 

« Mos. Non est ita o Theodore. Nam apud Sephorim, quae nunc Saphet dicitur, Galilae oppi- 
dum, in quo sunt Àthenae nostrae, diebus sabbathorum adhuc Hebraice loquuntur. 

« Theod. Cur ergo caerasum aut melonem Hebraice pronunciare non possunt? 

« Mos. Quia haec vocabula in divihis literis non habentur, nec hoc pomi genus in Syria, ut 
nosti, inveniri solet. Melonum autem est copia, neque nomen in Palestina deest. 

« Theod. Proinde nihil a vobis Hebraicae pronunciali potest, nisi quod in sacris literis inve- 

nitur. 

« Mos. Sic est, at illa Chaldaice vel Syriace pronunciare consuevimus. Syriaca autem lingua, 
ut nosti, Hebraice adeo finitima est, ut prope eadem esse videatur. 

« Theod. Sed cur eorum verborum quae in divinis literis inveniunt, pronunciationem muta- 
stis? Ex sorore Mosis Maria, fecistis Miriana: neque desunt in Germania et Gallia, qui a vestris id 
nomen dissyllabum esse didicerunt, ut * iod litera non solum vocalis, sed etiam consonans esse vi- 
deatur. Certe 70. interpretes summi viri Hebraicaeque linguae peritissimi, aliique omnes , Mariani 
non Miriam dicere solebant, ipse quoque Iosephus sine controversia vester, cuius opera Graecae 
et Latine extant, sororem Mosis, aliamque eiusdem nominis, Herodis uxorem , Mariammen non 
Miriammen vocat. Ex quo intelligitur novus vester iotacismus , ab omnium veterum pronuncia- 
tione dissentiens. Postellum Lutetiae Parisiorum saepe risimus, cum sua Miriam, quam Galli qui- 
dam matrem Ioannam, nescio quam, vel primam materiam esse suspicabantur. Sed de Mariamme 
hactenus. Halleluia quatuor Syllabarum vestri esse contendunt, imo Gallos atque Germanos ita 
docendo derident. Sed de imperitia aut malitia viderint. 

« Mos. At nobis quoque quemadmodum Graecis iotacismus obrepsit. Ut enim illi litteras et di- 
phtongos,"n, t, u, f*, u, ot. indiscreto sono pronunciant, ita nos Miriam prò Mariam, ) iod autem litera 
cum neque vocalis sit, multo minus potest esse consonans. Proinde viderint imperiti , potius quam mali. 

« Theod. At haec fortasse leviora. Nunc ad maiora veniamus. Divinam scripturam a vestris ma- 
ioribus fuisse corruptam, pluribus argumentis ostendimus. Primum ob varias atque discordes eius 
interpretationes. Multi enim eruditissimi et excellenti ingenio viri, ut septaginta duo interpretes, 
deinde Aquila, Symmachus, Theodotion aliique nonnulli, divinas literas ex Hebraeo in Graecum 
superioribus saeculis converterunt: quibus accesserunt aliae tres versiones, quae quinta, sexta, se- 
ptima nuncupantur, et post eas etiam octava, quae nostri Hieronymi creditur. Quae omnes adeo 
Sùq dia «acTQ/j. ut dicitur , inter se pugnant atque dissentiunt , ut haec plura, illa pauciora, alia 
diversa maleque transposita, alia non solum in verbis, sed etiam in sensibus ad fidem pertinenti- 
bus, non varia, sed omnino contraria alijsque editionibus repugnantia malta contineal. Quod certe 
doctissimorum hominum optimorumque interpretum vicio , praesertim in re maximi ponderis , 
adscribi non potest. Nam si in iis qui Platonis aut philosophorum libros e Graeco in Latinum 
convertunt, tanta est religio ac fides, ut verbum aliquod etiam levissimum mutare non audeant: 
divinas literas, ex quibus salus pendet, quanta fide atque integritate ab illis summis viris ex He- 
braeo esse conversas existimare debemus? Cum igitur ex eodem fonte, illi tam diversos atque 
contrarios interpretationum rivulos duxerint, fieri non potest, quin fons ipse viciatus sit atque 
corruptus. Antiqua sententia est: Non potest verum esse, quod varium est. Ex hac supputatione 
illa summa nasci tur : Hebraicorum librorum fontem , ex quo tam varii atque pugnantes inter- 
pretationem rivuli fluunt, esse corruptum. 

« Illud omitto, quod maxime arguit veteris instrumenti contextum, ab antiqua sinceri tate mu- 
tatum. In Hebraeis libris ohm multa erant carminum genera , quae ut summi ac eruditissimi ho- 
mines Graeci et Latini memoriae prodiderunt, in morem operum Pindari atque Alcaei, aut Virgilii 



DUBLIULIO 



157 



et Horalii, spondaeo et dactylo currerent. Alia tetrametro iambico supputari, alia sapphico Carmine 
ex tribus versiculis, heroico semper commate, adoniove conclusis, scripta esse. Certe Gaesariensis 
Eusebius scriptum reliquit, in veteri testamento esse quaedam elegantissima carmina, ut Mosi 
canticum, quod a vobis magnum dicitur, et nonnullos Davidis psalmos, heroicis versibus scriptos, 
aliaque trimetra ac tetrametra summo artificio elaborata. Vester quoque Iosephus secundo à$x a P 0 *°r^ 
libro, Mosen Pharaone Aegyptiisque demersis, w.vmop. hexametris versibus Deo cecinisse com- 
memorai. Sed nunc in vestris Hebraicis libris, nullum heroici aut lirici carminis vestigium , nihil 
dactylo vel spondaeo, Graecorum aut Latinorum more contextum: nec duo cola vel commata possunt 
ostendi, quae iuxta rythmi leges aut pari syllabarum numero, aut quae ófAoiòTrruTa tj* òp.ota£évsuTa 
dicuntur a nostris , eadem finalis syllabae terminatione claudantur. Sedhaec, inquam, universa 
praetereo, nec illud urgeo, quod noster Iustinus Rabbinos de psalmo quodam , nescio quid erasisse 
commemorat, et magnus ille Origenes in Hieremiae commentariis ait , illud a propheta dictum: 
Peccatum Iuda scriptum est in ungue adamantino: a vestris , qui peccatores haberi nole- 
bant, sed se iustos ac pios esse dicebant, ita fuisse mutatum, ut prò peccato Iuda , legeretur pec- 
catum eorum, et quod a 70. interpretibus ex Hebraico Deuteronomii loco versum est : Maledictus 



vestris erasum, ne sub maledicto esse viderentur, quod omnia legis praecepta servare non possent 
et illud: Maledictus a Deo omnis qui pendet in ligno, plaerique existimant, in Christianorum con- 
lumeliam, qui Christum à Deo maledictum adorarent, a vobis fuisse viciatam atque corruptam. 
illud etiam omitto, maioribus vestris olim puncta vocalia, ut diximus, defuisse, sine quibus ab 
Esdra divinos libros conscriptos fuisse, perspicuum est. At Rabbini vestri cum viderent Constan- 
tinutn magnum Augustum, ad Christum esse conversum, veriti, ne de se actum esset, novam quan- 
dàm legendi rationem, qua divinam scripturam in impietatis suae sententiam traherent repugnan- 
lem, exeogitaverunt. Et quanquam ista puncta quae fortasse posterius excogitata sunt, a plaeri- 
sque vestrum removeantur, tamen ab incunabilis secundum ea legendum esse didicistis, memo- 
riaeque mandastis. Adeo a teneris consuescere multum est. 

« Sed quid bis nostrorum hominum testimoniis opus est, quando ipsi Hebraei fatentur , suos 
libros mullis abhinc saeculis fuisse corruptos? Capta enim a Chaldaeis Hierosolyma, Nabuzardan 
regis Assyriorum praefectus, quemadmodum habetur in quarto regum volumine, succendit domimi 
Domini, et domum regis, et omnes domos Hierusalem combussit. Tunc sacra illa volumina, quae 
publice servabantur, vorax fiamma consumpsit: nec unquam ex eo tempore in integrarci restituì 
potuerunt, tametsi multi in eo studii genere postea diligentissime laborarunt . Huius calamitatis 
tcstes sunt plaerique Rabbini, ac interalios rabbi Kimchi, cuius auctoritatem atque sententiam ingens 
rabbinorum numerus sequitur. Is in tertium librum Regum, et in praefatione suioperis in proplie- 
tas, exemplaria sacrae Scripturae in illa prima captivitate periisse confirmat. Rabbinos autem, 
(pii postea fuerunt, ita conatos esse restituere, ut collatis exemplaribus quaecunque invenire potue- 
runt, elicuerint ex hoc volumine unum aliquod vermini, ex ilio aliucl. Libris autem minime 
consentientibus, visum est illis, liane dictionem scribere in textu, alteranti in margine. Proinde 
multa verba in bibliis esse mutata. Thalmudistae autem pene omnes in Thalmudicis libris una voce 
consentiunt, ac saepissime mentionem faciunt, cuiusdam correctionis veteris testamenti, quam ad 
eniendationem sanctae scripturae ab iis adhibitam Tikum Sophrim , id est correctionem sapientum 
scribarum vocant, iuxta quam illi aliquot ante nostri Christi tempora saeculis, in voluminibus legis 
et prophetarum, nunc scripturam quibusdam apicibus distinguentes, nunc alia quaedam in margine, 
quae prò iis, quae in contextu scripta erant, urbanius honestiusque legi iudicabant, adscribentes, 
multa mularunt. Et quoniam, ut loquuntur, verba non foetent, exempli causa, ut res fiat illustrior, 
aliquid ponam. Ubi scriptum erat coire cum concubina: hoc illi minus honeste dictum putantes, 
prò eo, dormire cum ancilla : et prò ninnano stercore, egestionem substituerunt. Ita paulatim factum 
est , ut quod a propheta scriptum esset, eradentes ; in locum illius, quod ipsi magis decorum et 
honestum arbitrabantur , supponentes, verecundi honestique homines dum corrigere se putant, 
multa corruperint. Quid opus est multis? Hoc mendaci scribarum stilo factum est, ut multis in 
locis sensus a prophetae sententia diversus emerserit. 

« At ne pios homines falsis criminibus accusare videamur , nonnulla ab iis in prophetarum 
scriplis mutata, in medium adferamus, necesse est . In Malachiae primo capite, cum olim scriptum 
l'uisset: otlii, id est a me, in eius locum a vestris sapientibus subrogatum est, 



omnis qui non permanserit in omnibus 




omnis a 



158 



DUBLIULIO 



otho, icl est cum, vel illum , ex -quo sequitur, ut ubi iuxta scribarum correctionem legimus : Ecce 
de labore vestro, et exufflastis illum : ibi quondam a propheta dictum esse : Ecce de labore vestro , 
et exufflastis me, dicit Dominus. Ita quod apud Micheam modo legimus : In domo pulveris pulvere 
aspèrgite vos, vel involvete, iusta aliam translationem, hoc est, inquit R. Salomon, correctio scribarum 



domo pulveris pulvere aspersi me. Praeterea quod nunc legimus apud Oseam : In recessu meo, vel 
recessio mea, aut : Cum recessero ab eis ; R. Salomon et R. Kimi dicunt, ita regi iuxta correctionem 
scribarum, videlicet *Ì)W^ bessuri mechem , id est incarnatio mea ex eis, quarum sententia- 



rum intelligentia quemadmodum iuxta textum a scribis correctum habemus, multum abest ab ilio 
sensu, quem scriptura initio proferebat. Longum esset referre caetera, quae R. Salomon , R. Kimi, 
R. Simeon aliique Rabbini a scribis olim correcta dixerunt. Igitur ut flnem iungam principio, ex 
his omnibus facillime intelligi potest, prophetarum libros vestrorum sapientum correctione, imo corru- 
ptione esse mutatos. Sed haec nimis antiqua praetereo, redeoque ad recentiores, e quibus nonnulli 
vestrum, ipsa ventate superati, quemadmodum superbis ostenclimus, haec ita se habere confirmant. 

«Mos. Multa Theodore, memoriter copioseque dixisti : nostrosque sapientes gravissimorum crimi- 
num accusasti: prò quorum innocentia, paucis verbis, nisi molestum est, tibi respondere conabor. 
lllud in primis , nos vestrorum auctorum patrocinio sublevari. Et quemadmodum accurate, ut video, 
nostra pervolutasti , Hebraicamque linguam ac divinas literas imbibisti: sic iuvat me, quaedam 
vestrorum scripta vidisse. Ex quorum lectione nonulla didicisse me fateor. Proinde si Iudaei quemad- 
modum dici tis, prophetarum libros corruperunt : aut ante Christi, quem colitis, tempora, aut post, 
id fecerint, necesse est. Si ante illius adventum, cur ergo Christus vester, qui minora Iudaeis obiicit, 
aut de tanto crimine tacuit, aut ad illos , quos super cathedram Mosi sedere ait, discipulos suos 
mittit ? Quod si a nostris postea factum est, ridiculum est, Christum et apostolos eius, ex illis scri- 
pturis, quas Iudaei corrupturi essent, sumere testimonia. Ex quo sequitur, utrumlibet sumpseris, pro- 
phetarum scripta, a nostris non fuisse corrupta. Nisi forte Iudaeos usque adeo fatuos arbitraris, ut 
dum alios in tenebras coniicere cupiunt, se ipsi veritatis luce privarent. At Tertullianus vestrorum 
antiquissimus scriptor, in apologetico refert, Ptolemeaum Philadelphum Àlexandriae regem per 72 
celebres interpretes Hebraeos scripturas sanctas in Graecum convertendas curasse, quae etiam hodie, 
inquit apud Alexandriam in illius bibliotheca, cum ipsis Hebraicis literis exhibentur. Quae eousque 
incorruptae integraeque manserunt , ut non solum Iosephus noster in Iudaicarum antiquitatum 
libris, verum etiam Aristaeas referat, illustres quosdam viros Theodorum ac Theopompum ea de 
causa, adversa mentis valitudine et languore corporis diu conflictatos. Quorum ille, tragaediarum 
scriptor, cum ex iudaicae scripturae verbis , ad fabulam quandam nonnulla vellet accommodare , 
statim oculis captus est: hic autem cum aliqua ex divina lege in Graecam linguam transferre 
cepisset, evestigio mentis emotione percussus, in somniis monitus est, in illam calamitatem incidisse , 
quod divinas literas inquinasset. Adeo scripturam suam inviolabilem esse voluit summa divinitas. 
Quae cum ita sint , minime mirum est , si imperiti quidam interpretes , quales Aquilam , Sym- 
machum, TheodOtionem fuisse non dubium est, qui etiam a vobis iure damnantur: ex purissimo 
* fonte, coenosos ac turbidos,ut fìt, rivulos duxerint. De septuaginta interpretibus , quos plurimi . 
l'acitis taceo. Certe multi vestrorum illos certis gravibusque de causis , de industria quibusdam in 
locis aliter, quam in Hebraicis habebatur, nonnulla in Graecum vertisse commemorant. Quod autem 
libros quosdam veteris instrumenti diversis carminum generibus dicis fuisse compositos, nullumque 
in iis illorum carminum restare vestigium, facile diluitur. Nam quod ait Caesariensis Eusebius, et 
post illum vester Hieronymus homines eruditissimi, in morem Pindari et Alcaei multa spondeo et 
dactylo currere, id ab omnibus non intelligitur. Neque enim ita est accipienda similitudo, ut He- 
braeorum versus , Graecorum Latinorumque carminibus similes esse videantur , sed quod antiqua 
illa poesis Hebraica, pedes illorum in morem dactylum, spondaeum, iambum, aliosque, item certos 
numeros, in hexametro, trimetro, tetrametro Carmine adhibere consueverit. Alia tamen est illorum 
pedum dispositio. Nam Hebraeorum hexametri, praeter spondaeum et dactylum etiam alios pedes 
recipiunt : ordine quo apud Latinos et Graecos collocali solent , plaerumque mutato. Sed de his 
musicis satis multa. Quod autem quidam e vestris nonnulla prophetarum vaticinia ex Hebraicis 
voluminibus a Rabinis erasa fuisse contendunt, ut illud: Regnavit a Ugno, et si quid est huiusce- 
modi, iam pridem a R. Helia, qui apud Coloniam Agrippinam in inferiore Germania, non solum in 



qui punta facientes, correxerunt et dixerunt: J-|p| chit palaschiti, id est, involvi te: ubi a pro- 

pheta scriptum erat ^'^^pfn nit P alas chi: id est involvi me. Sic enim a Michea scriptum erat: In 




DUBLIULIO 



459 



vestram aciem tansiit, verum eiiani Hebraicas literas docuit , ita rei'utalum esl, et quidem Latine, 
ut ea de re, quod dicendum sit , nihil superesse videatur. Ad extremum de correctione scribarum 
multa dixisti. Sed si quid aliquando huiuscemodi fuit , nos illud vobiscum iure meritoque damna- 
mus, totoque mundo audiente clamamus: Esdram et collegas eius invenisse Biblia sacra, integra 
et illaesa, quae a nobis toto terrarum orbe servantur. Quod si non desunt inter vos improbi qui- 
dam, a vobis haeretici dicti , ut Marcion aliquis , aliique huius farinae, qui novum instrumentum 
\estrum murium instar non uno loco roserunt; quid mirum est, si inter nostros unus aut alter 
illorum imitatur audaciam? Una hirundo non facit ver: neque unius improbi tas, nobis omnibus 
debet adscribi. Sed quoniam adeo invidiosa haec punctorum ratio vobis videtur: de hac pluribus 
verbis agendum est, ut quam necessario haec a summis doctissimisque viris excogitata fuerit, intelligi 
possi t. Hebraica lingua quae iure sancta dicitur, propterea quod et ea Deus in mundi exordio usus 
est, et divina oracula scripta sunt, et prophetae omnes sua vaticinia condiderunt, et ipse Esdras 
sacros libros , quibus nihil potest esse divinius , a Chaldaeis incendio absumptos , diligentissime 
lidelissimeque restituit : duas et viginti literas habet, inter quas nulla vocalis est, quemadmodum 
apud Graecos et Latinos, sed omnes sunt consonantes, quae per se sine ulterius adminiculo sonare 
non possint. Quanquam enim ^ Aleph et Ain et He et J Iod et jj Vau, Hebraeorum literae prima 
fronte vocales esse videantur, sunt tamen àauva? ac veluti mutae, neque aliquid per se auribus 
prestant. Itaque maiores nostri vocalibus literis destituti, sola consonantium literarum scriptura 
cogebantur esse contenti: quam cum legere vellent, dictionesque ex illis sive à^ovois sine conso- 
nantibus literis compositas, conarentur exprimere, quod scripturae deerat, vivae vocis pronuncia- 
tione supplebant: consonantibusquc literis ex communi propriae gentis locutione ac vulgata con- 
suetudine mutuatum sonum addebant. Verbi causa, ut res exemplis fiat illustriòr, cum hoc nomen 
Lamech, scribendum esset: id tribus tantum consonantibus literis adumbrabant, in hunc modum, 



peritia, quam a pueris imbiberant, ita vocem addebant, ut literae L. A. M. E, vocalem adiungerent; 
ila tribus consonantibus literis duas vocales addebant: et Lamech pronunciare consueverant. Idem 
in Adam aliisque verbis facile possem ostendere, sed brevitati studendum est. Hierosolymitano 
regno a Chaldaeis everso, et exinde ob Romanorum in nos saevitatem posterioribus Hierosolymis a 
Tito Adrianoque deletis, maioribusque nostris post secundi templi devastationem , toto terrarum 
orbe dispersis, cum paulatim Hebraica lingua in oblivionem venire cepisset, adeo ut divinas literas, 
uli superius ostendimus, vocalibus destitutas, prò suo quisque arbitrio non solum legerel, verum 
etiam inlerpretarctur : Rabbinos quosdam summa eruditione doctrinaque praestantes , qui huic 
malo remedium adferrent, propitia divinitas excitavit. Hi proinde veriti, ne vera atque germana 
scripturae sacrae letio, vocalibus literis destituta tandem intcriret, prò vocalibus notas quasdam et 
pimela, quae singulis consonantibus affixae, sum cuiusque literae sonum proderent , ac propriam 
cuiusque diclionis signilicalionem ostenderent, prope necessario exeogitaverunt. Hoc igitur religiosum 
ac pium studium, in odium Christianoriim , arbitraris o Theodore ab illis talibus tantisque viris 
fuisse susceptum ? 0 miserabilis humana conditio, et ut ait noster sapiens, vanos labores et indu- 
sirias, quae palent invidiae proximi. Sed ad propositum revertamur, ec. » 




cum hoc nomen pronunciandum erat , ex usitata quadam atque comuni 



E 



Ms, 
Asia 



S(amp. 
Europa 



Ms. 
Asia 



203. Edictum Imperatoris Iung-tchin , quo die in aulam 
admissus fuit Lusitaniae Nuntius, adversus S. Religionem so- 
lemniter publicatum anno 1727. 

Copia inviatami da' Padri del nostro Convento di Manila. È una traduzione latina dell'origi- 
nale cinese. 

204. Elencus cleri Begnlaris Ordinis Minorum S. Patris 
Francisci Observantium Lithuaniae, 1842 et 1859. Vilnae, Typis 
Josephi Zawadzki. 

Un volume in 8. E questa la Provincia Francescana di Lituania , conservatasi come per pro- 
digio insino a' dì nostri florentissima in spirituale vantaggio di que' popoli, non ostante che co' fu- 
nesti trattati del 1773, 1793 e 1795, la più parte di quel regno venisse ceduto alla Russia, e il 
rimanente a' Prussiani: governi che tutti sanno di qual modo abbiano trattato e trattino il Catto- 
licismo. Nel 1843 contava ancora 29 conventi di Francescani Osservanti, e sei monasteri di Clarisse, 
nel 1859 ridotti dalla persecuzione , i primi a 12, e i secondi a 4, e, peggio, costretti a reggersi senza 
superiore Provinciale, e lor vietato il raccogliersi a capitolo per venire all'elezione di esso. In questo 
tempo avevano ancora le parrocchie seguenti. In Lituania, di Vilna, di Creting, di Citovian, di Mo- 
ni low, di Trascun, di Dotnow, di Valozyn, e di Dedercal; e nelle Colonie Russe, di Archangelsk, di 
Kazan, di Orel, di Tomsk, di Krasnoiarsk, di Nerczynsk, di Landau, di Jamburg, di Taganrog, di 
Àlessandrowsk, di Bachmutskaja, di Kazikaja, di Astrakan, di Carskie-Kolodec, di Piatyhorsk, di Wla- 
dykaukas, e di Kussaray; vere missioni in mezzo a nazioni barbare ed infedeli. Da quel tempo non 
se n'ebbe più notizia, e non sappiamo se vi resti ancora qualcuno di quelli eroici figliuoli del Serafico 
Patriarca! I nomi de' Padri che nel 1859 lavoravano in quel difficile campo, erano i seguenti, ben degni 
che restino in eterna benedizione. — Innocenzo Wolodkiewicz — Ostiano Galimski — Benigno 
Lipien — Zenone Jwaszkiewicz — Vincenzio Bielski — Andrea Purewicz — Diego Sambror — Gio- 
vanni Canzio Garty — Telesforo Grzegorzewski — Paolino Balcewicz — Donato Midrowscki — ■ Corra- 
do Legowicz — Viatore Zyzniewski — Ferdinando Sienkiewicz — Ivone Zawaddzki — Bernardino 
Grodwki. 

205. Encarnacion (de la). — Estado y progresos de la mision 
de Xang-tun en China por el P. Fr. Bernardo de la Encarnacion 
de la Provincia de S. Pablo. 



EPISTOLAE 



161 



Il Padre Hubrta ( Estaclo, ec.J dice che il Manoscritto è segnato in Ci-nan-fu agli 8 di maggio del 
1688. Il Padre Bernardo fu nativo di Almansa diocesi di Leon. S' imbarcò per le Filippine il 1662, e di 
là fu inviato alle missioni della Cina il 1668: ma una grave infermità lo costrinse a tornare alle Filip- 
pine. Restò qui missionario fino al 1675, e due anni appresso partì dinuovo per la Cina, dove fondò 9 
chiese, tra l'altre quelle della città di Ching-chui-fu, e del borgo Lin-quiu. Parecchie volte scoperto, 
venne incarcerato, e finalmente esiliato a Goa nell' Indie orientali. Ma e' trovò modo di fuggire e tornare 
alle sua missione. Pieno di meriti morì in Cantone il 29 di luglio del 1719, di 90 anni di età, e 57 di 
missione, 16 nelle Filippine, e 41 in Cina. 

206. Epistolae Missionariorum Ordinis Sancti Francisci ex 
Frisia et Hollandia. 

Manoscritto di due volumi in foglio , nella Regia Biblioteca di Monaco in Baveria : il primo, di 
carte 646 ; il secondo, di 199. I documenti del primo sono questi. 

1. Bullae Romanorum Pontificum, decisiones S. Congregationis de Propaganda Fide, Epistolae 
Cardinalis Praefecti et Nuntii Apostolici, quae Missionarios in Hollandia et Frisia concernunt. Accedunt 
informationes de statu Missionis, quas Missionarii ad S. Congregationem retulerunt. A fol. 1 ad 96. 

2. Epistolae Missionariorum variae ad PP. Provinciales datae , quibus nonnulla de statu 
Missionis referuntur. A fol. 96 ad 128. 

3. Fructus Missionariorum. Relatio laborum Missionariorum Apostolicorum Provinciae Colonien- 
sis Min. Strict. Obs. seu Recollet. ab an. 1656 usque ad festum Pentecostes an. 1657 ex propriis 
ipsorum literis desumpla, praesertim ex literis P. Arnoldi Perczens. Ponuntur omnia ad literam. 
Ex literis P. Constantii Antonii Harlemii in Hollandia laborantis, ad literam. Ex literis P. 
Eustachii Beeck , omnia ut intus , propria manti datis. Ex literis P. Aloysii Henseler in Frisia 
laborantis, omnia ad literam. Ex literis P. Laurentii Simonis in Frisia occidentali laborantis, omnia 
ad literam. Ex literis P. Christiani Recker, qui successa hoc anno in locum P. Antonii Vervey a 40 
anni Missionarii. Omnia in lilteris. Locus eius in confìnibus Frisiae et Transilvaniae iuxta civitatem 
Neemvecanam. A pag. 128 ad 185. 

4. P. Fr. Francisci Angelini epistolae quatuor. A 185 ad 192. 

5. P. Fr. Christianus Recker. 1. Literae testantes de laboribus et fructibus. 2. Laus matri- 
monii. 3. Causa Reckeri contra Archipresbit. Volker. A fol. 192 ad 225. 

6. P. Fr. Eustachius Reeck. Literae eiusdem. A fol. 225 a 246. 

7. P. Fr. Felix Camp. Eiusdem literae. A fol. 246 ad 258. 

8. P. Fr. Antonii Constantii epistolae. A fol. 258 ad 280. 

9. P. Fr. Mechior Van-Dyck. Eiusdem literae. A fol. 280 ad 288. 

10. P. Fr. Gaspar German. Eiusdem literae. A fol. 288 ad 294. 

11. P. Fr. Nicolaus Hania. Eiusdem literae. A fol. 294 ad 316. 

12. P. Fr. Aloysius Henseler. Eiusdem literae. A fol. 316 ad 336. 

13. PP. Fr. Hocings Guillelmus et Isendoorn Henricus. Eorundem literae. A fol. 336 ad 360. 

14. P. Fr. Henricus Lotzius. Eiusdem literae. A fol. 360 a 365. 

15. P. Fr. Seraphinus Ludovicus. Eiusdem literae. A fol. 365 ad 371. 

16. P. Fr. Michael Mors. Eiusdem literae. A fol. 371 ad 386. 

17. P. Fr. Opfermann Ernestus. Eiusdem literae. A fol. 386 ad 392. 

18. P. Fr. Arnoldus Peerkens. Eiusdem literae. A fol. 392 ad 434. 

19. P. Fr. Henricus Pieters. Eiusdem literae. A fol. 434 ad 459. 

20. P. Fr. Ioannes Putz. Eiusdem literae. A fol. 459 ad 491. 

21. P. Fr. Ronaventura Reul, P. Fr. Riddere, et P. Fr. Franciscus Roosen. Eorundem literae. 
A fol. 491 ad 524. 

22. Epistolae Fr. Petri Rietz Confluentiae Guardiani 1631. A fol. 524 ad 541. 

23. P. Fr. Laurentius Simonis. Eiusdem literae. A fol. 541 ad 574. 

24. P. Fr. Antonius Verney. Eiusdem literae. A fol. 574 ad 590. 

25. P. F^ Rernardinus Vehveis. A pag. 590 ad 640. 
Il tomo secondo contiene i documenti che seguono : 

1. Statuta specialia a Missionariis Franciscanis in Hollandia et Frisia observanda. A fol. 1 ad 35. 

11 



EPISTOLAE 



2. Documenta quae erectionem Monasterii in loco Hoppant et Enckerich respiciunt. A fot. 35 ad 43. 

3. Literae de bonis moribus Missionariorum nonnullorum testanles. A fot. 45 ad 59. 

4. Miscellanea quae Missionem in Hollandia et Frisia concernunt. A fol. 59 ad 87. 

5. Epistolae et documenta lingua Flandrica exarata, quae concernunt Missionarios Ordini* 
S. Francisci in Hollandia et Frisia. A fol. 87 ad 139. 

6. Literae incinerationem, quam dicebant, cadaverum concernentes. A fol. 139 ad 183. 

7. Persecutiones Missionariorum in Trarback. A fol. 183 a 199. 

Questa gran collezione incomincia con un Decretum Sacrae Congregationis de Propaganda 
Fide, habitae die 4 decembris 1631, coram SSmo, referente Emo Cardinali Ubaldo, de subiectione 
Missoniariorum Regularium. E, quel che la rende sopra modo preziosa, sono tutti documenti originali. 
Dal titolo 3 del tomo I tolgo la seguente: 

« Informarlo brevis quoad initium et successum Missionis Patrum Provinciae Goloniensis 
Strict. Obs. Harlemii et in partibus Frisiae occidentalis , ex protocollo Provinciae et relationibus 
Patrum Missionariorum, Sacrae Cong. an. 1640 Romam missis. 

« Fuit R. Pater Nicolaus Vigerig, Harlemensis patritius, qui circa an. 1581, dum omnia in Belgio 
essent confusa et multi sacerdotes catholici sine ullo solatio, iste Vir pius Ducis patrimonio factus 
sacerdos, per Hollandiam et Frisiam proflciscens , iìdeles confortabat et eleemosinis fovebat. Acces- 
serunt duo insignes viri, D. Sasbolot, postea Arcliiepis. Philippensis, et Adelbertus Eggius : hi pariter 
collaborarunt, qui sicut in vita fuerunt coniuncti, sic in morte non sunt separati : nam omnes tres 
hic Coloniae mortui sunt, et eorum corpora in nostra ecclesia ante summum altare tumulata sunt ; 
duobus illis insignia epitaphia erecta. P. Nicolaus volens pium opus augeri, cullegit quosdam adole- 
scentes, quos in studiis aluit, ut sacerdotes forent : sic paulatim seminaria sunt incohata. Postea circa 
annum 1603, P. Nicolaus singulari dei instinctu, existens 40 annorum, Ordinis habitum suscepit, et 
Provinciam Strict. Obs. reformavit. Nihilominus per singulos annos descendens in partes Hollandiae 
et Frisiae, fidelibus divina administrabat, donec labore et senio gravatus, circa an. 1613 V. P. Ar- 
noldum de Wytt ad partes Hollandiae mitteret, qui ad illas partes veniens, per vicos, castella, civitates 
illius patriae magno cum labore et periculo decurrebat, ut desolatis plerisque in praesenti necessitate 
succurreret, tum religiosis , tum saecularibus. Arnhemii ministravit sanctimonialibus desolatis aliquot 
annis, non sine periculo evidenti et labore. In Duetwert una nocte baptizavit 30 circiter tam adultos 
quam parvulos, ubi non fuerat a tempore rebellionis sacerdos. Deinde in Wageninghen reperiebat 
Religiosas Regulares S. Augustini, quibus inservivit aliquot annis. In adhaerenti pago, ubi et a tempore 
rebellionis sacerdos non fuerat, tam adultos quam parvulos fere 20 baptizavit una nocte. Deinde venit 
Harlemium, ubi accepit possessionem, et toto tempore laboravit, maximas persecutiones, proscriptio- 
nes perpessus a Praetore, saepe in Gongregatione turbatus : per singulos dies et annos concionibus , 
cathechismis et aliis piis operibus insistebat: quae prolixissimum esset recensere. Praeter Harlemium, 
inserviebat a parte septentrionali Sehoten, Sanctperet, Veelsen, Veelsurduyn, Presaep, Beverriwicn , 
Wich-op-zec, ad an. 1628; et Himskerck, Himskerkerduyn, Kusterkum, Backum, Egmond-op-zec, et 
locis sabiacentibus , Limmen, Hello, Helder, Hysduhyen, ubi 15 proles una nocte baptizavit, donec 
multiplicatis catholicis, circa an. 1624, pastores proprii successive praefìcerentur. Pericula autem quae 
sustinebat in iisdem locis, noeta diuque in veste peregrina, soli Deo cognita sunt. A parte meridionali 
Hcemste, Vogelsang, Silek-Nordtwyck , Noretwycker-HoveI , Noorclwyck-op-zec De-Kley , Rattwick- 
buyten-en-binnem, Vostgeest, Reinsburgh, Hassen, Lyss, Heylegundt, quibus locis serviebat, donec 
venirent Pastores. Maxime autem Noordwyek, per quod adiuvabat, et aliis locis, ubi homines ita rudes 
erant, ut vix formare possent crucem, ibi, spatio 24 horarum, quarto saepius fuit concionatus, servans 
quoque Cathechismum, noctu diuque, conversis multis. Iisdemque locis aliquos centenos baptizavit, 
multosque coniunxit. A parte orientali Sparwan, Harlemerley, Sparwanerley , multis in periculis 
laborabat. In occidentali parte, Zanetforet, ubi secundus fuit qui a tempore rebellionis habuit concio- 
nes. Interim, quandoque interrumpens labores, in Frisiam occidentalem excurrebat, maximis exantlatis 
laboribus et periculis, tum concionando, tum baptizando. Inde Teansisn, Caniam in Cunera, quo in loco 
nonnisi semel transiens sacerdos fuerat a tempore rebellionis ; et Iselham , Blanckemkam , Vollenhoeff, 
Bloxeel-oudenmark, in quo loco sepius confessiones audivit, et a summo mane usque post prandium, 
rudes homines, quasi atheos, informabat; et Sten wi eh, Stenwickwoudt, ubi diaconum Calvinistarum 
convertit ; et Guteren, ubi duas familias baptizavit, subpraetorem convertit, familiam baptizavit, Praeto- 
rem ad confessionum fldei adduxit, in qua et obiit. Non erat tunc temporis in ilio pago fìdelis qui esset 
patrinus baptizandorum, quos ex aliis locis adducere debebat. Roendebles et Langevill baptizavit pa- 



EPISTOLAE 



163 



trem et matrem cum novem prolibus. In locis speciflcatis numerum conversorum, baptizatorum , 
coniugatorum, prae multitudine numerare non potuit. Soli Deo gloria. Circa an. 1617 R. P. Nicolaus ad 
loca confederata in adiutorium V. P. Arnoldi misit P. Antonium Vecwey Amstelodamensem, qui Amste- 
lodami, Harlemii et in partibus Frisiae occidentalis pluribus locis inservivit: scilicet Steniwick, Couctai, 
Stenwick-eravaldt-passeloe, Gethorn, Blesdick, Steygerdts, Peperga, Oldenmarck, Hare, Iselhan, Blanc- 
Kenham, Cimerà, Venhuysen, Langelille, Spangendike, Nieu-trintendick. Escurrebat etiam seape in 
Trentiam, Deventiam, Vollen-hove, aliaque loca remotiora Frisiae, dispersos catholicos congregans et. 
sacramenta administrans, ac plures baptizans. Anno 1621 idem P. Nicolaus Vigerius misit Harlemium 
V. P. Michaelem Homes, et P. V. P. Joannem Slalpart ad partes Frisiae, qui ibidem inter labores in 
Domino obierunt. An. 1628, Harlemium, in locum P. Homes missus est P. Franciscus Roosen, qui per- 
rexit ad partes Frisiae, ubi P. Antonius Vecwey laborabat; et dum per diversa loca in maxima 
difììcultate noctu diuque laboraret, rogatus a fidelibus ut apud illos Pastorem ageret , respondit se 
sine consensu superiorum id facere non velie nec posse. Quare petito et obtento consensu eximii D. Mary 
Archiep. Philippensis, Vicarii, in praesentia Magistri Viti Arcidiaconi, ad loca Frisaie rediit, in quibus 
locis aderat peculiaris sacerdos M. Gerardus, qui videns zelum P. Francisci, cum ipso convenit, ut quia 
missus esset, maxima quisque prò sua comoditate loca visitaret. Post haec obtento consensu et bene- 
placito Illus. Philippensis, circa an. 1633 elegit loca sex, scilicet Wolffega, Sonnega, Oldetring, Oldelemer, 
Nyelemer, Oldehollwolde. In his aliisque locis plurimis pastoralia administravit, donec an. 1636 V. P. 
Arnoldus Perckens a superioribus, ex ordinatione et consensu Philippensis, ad partes Frisaie mitteretur. 
Cum autem plurima essent loca admistranda, in praesidium Praesbiterorum missus est V. P. Laurentius 
Simonis, et loca inter ipsos distributa sunt, ubi indefesse laborarunt. Et horum Patrum fructus et 
labores Romam missi sunt ad S. Congregationem de Propaganda Fide. Cum autem a quibusdam 
sacerdotibus contra hos Patres difficultates moverentur, non obstante quod de consensu Illus. Philip- 
pensis et eximii Domini Mary in locis illis laborarent, Superiores Romam ad S. Cong. circa an. 1637 
recurrerunt, et post legittimas et certas factas informationes, tam Papa Urbanus quam S. Congre- 
gatio Missiones illorum Patrum confirmavit. » Ecco ora una lettera del Padre Beeck Eustachio al suo 
Provinciale. 

« Reverende admodum Pater! Fructus hi sunt. Numerus communicantium a quadragesima an. 
1662 usque 22 iunii an. 1663, ut semper computavi, est circiter 11 millia. — Cathechismus, qui altero 
anno fuit omissus ob corporis debilitatem, in anni huius principio est resumptus, in quo ultra 100 
pueri plerumque comparent. — Unicus ignorans hoc anno catholicam fldem, coram me assumpsit. 
Sacrum musicum feriis quintis de Venerab. Sacramento, diebus sabbatinis de Immaculata Conceptione 
modo Gregoriano cantatur. — Quotidie sacrum facio, cui plerumque 100, aut 80, vel ultra 100 intersunt. 
-— In Paschalibus festis ultra 700 communicantes fuere. — In festo Portiunculae ultra 900 communi- 
cantes, quibus solus servire non possem, nisi alii Patres concionibus. confessionum auditione, et 
sacerdotes saeculares missarum celebratione mihi assisterent. In festo S. P. N. F. etiam sine aliorum 
adiutorio populi concursui satisfacere non possem. — Pro diebus dominicis et festis marioribus locus 
licet tam amplus, uti est in civitate hac, saepe tamen non sufficit. — Ex communitate mea, a 10 
annorum tempore quo hic fui, ultra 350 obiere, in quorum incinerationibus et exequiis secundo exhor- 
lationem facere debui. In vesperis , dominicis diebus, plerumque intersunt 200, in maioribus festis 
alteri plures — Concursus ad confraternitatem S. P. N. F. quotidie augetur. Paucos copulavi et baptizavi: 
siquidem in civitate Harlemii Religiosis aministrare pastoralia non licet. — In loco solito, die 22 Juni, 
an. 1663. Rev. ad P. tuae obedientissimus fdius Fr. E. Beeck. » 

Aggiungo una delle relazioni che questi Missionarii Francescani inviavano ai loro Superiori a 
Roma. « Ego frater Laurentius Ord. FF. Min. Recoll. Provincae Coloniensis, Missionarius Frisiae occi- 
dentalis, abito in oppido Heeren Veen, catholicisque loci illius inservio, sicut et in pagis Langeswage , 
Korteswage, Terwispel, et in circumiacentibus locis contiguis ad aliquot milliaria teneo ordinarie 
congregationem et concionem omnibus diebus dominicis et festis totius anni bis, idest nocte in uno 
pago, et die in alio pago, etiam 2 vel 3 milliaribus a se distantibus, cum frequentia populi satis 
ampia, 100, 200, et 300 hominum in una congregatione convenientium, dissimulante et connivente ex 
singulari aliquo affectu erga me officiale loci. Habeo confitentes et communicantes circiter 600. Pestis 
hoc anno multos comsumpsit in Heerenwen, Langeswage, Corteswage : non defui ulli quantum scio : 
admirati sunt et haeretici meam constantiam in visitatione et administratione Sacramentorum pesti- 
feris. Adultos pestiferos baptizavi 4, qui immediate post obiere. In morbo ilio ad fldem catholicam et 
susceptionem Sacramentorum adducti sunt 10. Ego ipse tactus lue, divina gratia evasi. Alios adultos 



1:64 



EPITOME - ESCALONA 



baptizavi 5: ad fìdem catholicam^ex haeresi Calviniana et Anabaptistica reduxi 3 : homines provectae 
aetatis 60 et 70 annorum, qui numquam, vel certe a pluribus annis abstinuerant, ad susceptionem 
Sacramentorum Ecclesiae adduxi 15. Baptizavi infantes 72. Pro modulo meo in omnibus fervorem et 
amorem ad divina studui augere. Obiit hoc anno in festis natalitiis in Steinwickerwoudt, pago Transil- 
vaniae, praedilectus noster in Xpto P. F. Antonius Vecwey, qui fìdem catholicam in illis locis a 40 annis 
plantavit et excoluit. Mors illa, prò officio meo superioris Missionis, nobis sollicitudinem et laborem 
addidit, dum tam in morbo quam post obitum cum P. Aloysio fraterne onus illius communitatis 
suscepimus , donec substitueretur a superioribus nostris successor P. Christianus Beckher . . . Dabam 
Harlemii, an. 1657, 31 Iulii. Fr. Laurentius Simonis, qui supra. » 

Jfs> 207. Epitome historica chronologica do Convento do Varatojo. 

Manoscritto di 114 carte nel nostro Convento del Varatojo presso Torres Vedras in Portogallo. Si 
legge nella prima pagina: « Aplico este libro, que comprei no espolio e livraria do Exmo Senhor Bispo 
de Porto Dom Fr. José Maria de Affbnsequa e Evora, ao exemplarissimo Seminario do Varatojo a quem 
pertense, par comter as vidas e preciosas mortes de alguns de suos fìlhos Missionarios, e scriptores, 
e Bispos, que nello floreserao, e principalmente a milhor porsao da vida e admiravel morte de suo 
f undador e instituidor, o sempre V. Fr. Antonio das Chagas, primeiro Missionario Apostolico destes rei- 
nos. Porto, 29 de abril de 1773. — Gualter Antunez. » Il Convento del Varatojo è l'unica reliquia che 
rimane in Portogallo dell' Ordine Francescano , comprato parecchi anni fa con limosine di pii fedeli dal 
venerando Padre Gioacchino do Espiritu Santo, che vi si raccolse con alcuni santi suoi confratelli, e 
vi ricevono alcuni giovani per conservare l' istituto. Vi passai alcuni dì in vera spirituale allegrezza. 
È un luogo di perfetta santità. Il P. Gioacchino me ne regalò la storia, veramente ammirabile, 
che vorrebbe essere tradotta in quante lingue si possa, e andare per le mani di tutti i Francescani. 
Il suo titolo è : « Eistoria da fundacào do real Convento e Seminario do Varatojo , com a 
compendiosa noticia da vida do venerarel Padre Fr. Antonio das Chagas , e de algunos 
varoens illustres , filhos do mesmo Convento e Seminario ec. por Fr. Manuel de Maria Santissima 
Missionario Apostolico, e indigno fililo do dicto Seminario. Porlo: Na officina de Antonio Alvarez 
Ribeiro, Anno MDCCXCIX. » 

208. Escalona. — Sermones en Lengua Megicana, que tradujo 

Ms. 

America despues a la Achi Guatemalteca el Padre Fr. Alonso de la Orden 
de S. Francisco. 

— Comentario sobre los diez preceptos del Decalogo en len- 
gua Megicana. 

Così lo Squier (Monogr. of Auth.J. II Padre Alonso fu nativo di Escalona nella diocesi di Toledo 
in Ispagna. Bendutosi Francescano, il 1531 partì per la Nuova Spagna, e in Tlascala imparò la lingua 
Messicana, passando il 1554 a Guatemala, donde ritornò il 1572. Evangelizzando nei monti di Gua- 
temala, imparò la lingua Achi, in cui dal messicano tradusse i Sermoni sopraddetti. Il 1568 venne 
eletto Ministro della Provincia di Messico, e il 1584 finì quivi i suoi giorni. 

209. Escalona. — Eelacion del viage al reino de la gran 
Asia China y de lo que ha sucedido en aquella conversion , y de lo 

que ha visto en honra de Dios nuestro Senor y de nuestra sa- 
grada Religion Serafica, por el P. Fr. Francisco de Escalona, ec. 
Ano de 1645. 

Manoscritto nell'Archivio del nostro Convento di Manila, di cui mi hanno mandato copia quei 



ESCOBEDO 



165 



Padri; e conta, questa, 34 carte in 8. È interessantissima, anche per le notizie geografiche che dà di 
queir impero. 

Ms - 210. Escobedo. — La Florida, primera, segunda y tergerà 

America 

partes de la Florida , donde se canta vida muerte y milagros del 
glorioso S. Diego de S. Niculas del Puerto, Frayle Menor. Y el 
martyrio de quatro Religiosos , y au los hechos de muchos Espa- 
noles, y con los ritos y costumbres, y au (con) version de los Indios. 
Y au la muerte de un Frances y su gente. Dedicadas a D. Manuel 
de Guzman y de Mendoza, Conde de Niebla y Heredero del Ducado 
de Medina Cidonia : por Fr. A. de Escobedo, Confessor de la Orden 
de sant Francisco de la Provincia de Andalusia. 

È un Poema in ottava rima, inedito, di circa 400 carte in 8, scritto intorno la fine del 1500; e 
contiene una completa storia della Florida, preziosa per le notizie che ci dà del paese e degli avveni- 
menti che vi si compirono al tempo dell' Autore; ed anche come poesia, non è senza pregi. La vita di san 
Diego c' entra, in quanto che la lettura che se ne faceva nel Convento, dove il Padre Escobedo dimorava, 
fu quella che accese in lui e in altri il desiderio di recarsi a predicare il Vangelo nell'Indie. E 
l' occasione non tardò a presentarsi. « La Florida ( dice il nostro Padre Torquemada ) es una tierra 
continua de la Nueva Espana, corriendo la buelta del Norte, a fenecer a cabo de Labrador. Tiene 
de frente la isla de Cuba, que le cae al Oriente, y su principio es una punta de tierra, que sale a 
la mar , que se llama la Cabeza de los Martires. Entre està tierra de los Martires y la isla de Cuba, 
corre la canal de Bahama, que llaman ci Desembocadero , y por està parte salen al mar ancho del 
viage de Espana totos los navios que pasan de Indias. Està tierra se descubriò a los principios 
del dcscubrimiento de la Nueva Espana, y tuvo diversos sucesos, en el discurso de tiempo, y en- 
trando y salicndo Espanoles, basta que va quedaron de asiento, venciendo algunas difìcultades , 
que ofrecia la misma tierra. Para las variaciones que ha tenido, quedó al fin fundado pueblo y 
presidio el lugar que aora llaman San Agustin. Luego a los principios, que los Espanoles queda- 
ron de asiento en està lugar, entraron con ellos algunos Religiosos de la Orden de mi Padre San 
Francisco; pero corno la tierra ha estado tenida en opinion de pobre,ylos nuestros por està causa 
no se han multiplicado, asi los ministros Evangelicos eran pocos, y los que havia eran contados por 
del gobierno del Comisario General de la Nueva Espana , y el nombraba el Prelado de ellos , 
que de ordinario era el Guardian del Convento de S. Francisco de la Habana. De està manera estuvo 
està Florida, en lo tocante al ministerio evangelico, ganando los Religiosos, en la ensenanza de 
estos idolatras, la mas tierra que podian, aunque todo era poco, por ser pocos los ministros y la 

tierra pobre, i los Indios barbaros Estando pues las cosas en este... punto, hizose relacion de 

esto a el Rey D. Felipe II y a su real Consejo de las Indias, y concedieron doce Religiosos para 

el dicho effecto. Para cuio Comisario fue nombrado Frai Juan de Silva, Predicador de la Provin- 
cis de Castilla, que antes havia estado en Nueva Espana ... gli altri furono Fr. Miguel de Anon, 
Fr. Pcdro Fernandez de Chocas, Fr. Pedro de Auiion, Predicadores: Fr. Blas deMontes, Fr. Pedro 
. Bermejo, Fr. Francisco Pareja (que despues traduxo en lengua de los naturales la Doctrina Chri- 
siiana y la imprimiò), Fr. Pedro de san Gregorio, Fr. Francisco de Velascola, Fr. Francisco de Avi- 
la, Fr. Francisco de Bonilla, Fr. Pedro Ruiz, sacerdotes, y confessores; y Fr. Pedro de Vinegra, 
Lego, que per su mucha virtud, fue ordenado sacerdote. Llegados ala Florida, se presentaron al 
Padre Francisco Marron, que era Custodio. Los quales fueron repartidos entre los Indios , por sitios 
y lugares apartados , para comencar a predicar la palabra de Dios , y coger el fruto de la doctrina 
evangelica. » ( Monarq. Indi. part. III.). Non sappiamo se prima o dopo di questi 1' autore co' suoi 
compagni si recò Missionario alla Florida: solo dalla seconda parte del suo Poema conosciamo che 
furono tredici, e tra essi il Torquemada. 



466 



ESCOBEDO 



Trecerles ofreció corno aqui digo, 
Que por Cristo Jesus divino amante 
Predicaron al Indio su enemigo 
Con valeroso animo constante: 
El uno fue Reinoso , el otro Vigo 
Hojeda, y fray Antonio, y Bustamante, 
Corpa, Mancano, Torquemada, Oviedo, 
Gomez, Lopez y Ruiz con Escobedo. 

Ancora ci fa sapere che fu al tempo del capitano Pietro Menendez, conquistatore della Florida, 
che vi governò dal 1565 al 1574. 

Y Dios nos dio tam prospero suceso 
En el santo viaje de memoria, 
Que fuera menester largo proceso 
Para contar lo menos desta historia. 
En la balanza de su santo peso 
Nos dio segura carta de Victoria 
Para llegar con paz, salud y Vida 
A las provincias de la Florida. 

Despues de san Francisco el pié estampamos 
En la desnuda y polvorosa arena, 
Al General Menendez visitamos 
El qual nos ricibiò con faz serena: 
Todos de su salud nos alegramos , 

Y el de la nuestra y con fertil vena : 
Hablò Pedro Menendez qual si fuera 
Apostol del Senor, desta manera: 

— Padres Franciscos, pues habeis venido 
De las remotas partes del Oriente 
A ocupar este seco y pobre nido, 
Adonde asconde el sol su roja frente, 
Lo que con humildad a todos pido, 
Prediqueis a estos Indios de ocidente 
Que tienen el Demonio por amigo 

Y a Dios que los crèo por enemigo. 

Vede pertanto il lettore di quale importanza sia questo Manoscritto del Padre Escobedo, tanto 
maggiormente che pochissime memorie ci pervennero della Florida rispetto alle nostre Missioni ; e 
nondimeno fu un campo di splendidissime glorie per la Serafica Famiglia. 

Il Poema, come si disse , è diviso in tre parti. Nella prima se canta Vida , muerte y mila- 
gros del glorioso san Diego, e come salieron trece varones Apostolicos de la santa Provincia de 
Castilla a predicar a los infieles de la Florida (dei quali el Padre Chozas y el Padre Verascola 
convirtieron quatro reinos), e el martirio de quatro Religiosos de la Orden de San Francisco, que 
recibieron en la Florida : el primero fue el Padre Verascola , y el Padre Anon Aragones , y el Padre 
Corpa , y el Padre Fr. Antonio Castellano. La seconda parte canta come l'Autore fu robado y la 
disputa che ebbe con los Ingleses, e quel che vide en la Yaguana : appresso come navigarono por el 
puerto de Baracoa (que es en la isla DoradaJ, e come vicino alla città di Avana, presi da fiera 
tempesta, facessero un voto, e sbarcassero in Baracoa. Segue poi la storia d'una rivolta nel porto di 
Avana, e di una lotta tra Portoghesi e Francesi, e delle piraterie del famoso capitan Drack, ec. La terza 
parte contiene el viage de la Habana a la Florida , e las primeras platicas che l' Autore fece ai 
suoi Indiani, la relation de el simbolo che gli fece un Cacique, el asiento y tempie de la Florida, 
con los ritos, y costumbres de los Indios ec, le arti de los hechiceros , le cerimonie dei defunti e le 



ESPERANCA 



167 



avventure di un corsaro Francese, e finalmente un Confesionario pei naturali con parecchie platicas 
che contengono tutta la dottrina e storia del Cristianesimo. Questo prezioso Manoscritto si conserva 
nella Biblioteca Nazionale di Madrid. 

211. Esperanca. — Historia Serafica da Ordem dos Frades 

ò 

Menores de San Francisco na Provincia de Portugal: por Fray 
Manoel da Esperanca, naturai da cidade de Porto , fìlho da me- 
sma Provincia, Leitor Jubilado na santa Theologia et Examinador 
das Ordens Militares. Eni Lisboa, ec. 

Sono 3 volumi in foglio : ma l' Autore non ne scrisse che due. Egli è annoverato tra' classici scrittori 
del Portogallo. Il primo volume, ossia la primeira parte contem seu principio (della Provincia) 
et augmentos primeiro de Custodia. Conta 7 carte preliminari senza numerazione, e 684 pagine 
(Lisboa: coni todas as licencas necessarias. Na officina Craesbeekiana, 1658 ^ , ed è interessantissima 
per le prime nostre Missioni d'Oriente, dell'Africa e della Tartaria. Il secondo volume, ossia la 
segunda parte conta os seus progressos no estado de tres Custodias, principio de Provincia e Re- 
forma Observante; e non è meno importante perla continuazione delle sopraddette nostre Missioni 
e per le prime dell'India. (Lisboa ec. 1666). Conta 7 carte preliminari non numerate, e 752 pagine. 
Colto da morte, l'Autore non potè finire il lavoro, che venne proseguito con lo stesso titolo dal suo 
confratello Padre Ferdinando della Soledade. Ed è il volume III, che perciò annotiamo qui, e refere os 
seus progressos (della Provincia) em tempo de sincoenta etdous annos, do de 1448 até o de 1500. Conta 
as Missoens que fezeram os Religiosos delle a varias partes do mundo, et em particular a India Orien- 
tai, aonde arvorarào o estandarte da Fe, baptizarào muijtos milhoes de creaturas, agregarQo 
a coroa de Portugal muytas coroas , coni o zelo da virtude , affecto da patria, despesa da sangre et 
sacrificio das vidas. Compuesto por Fr. Fernando da Soledade, Cronista et Padre da mesma Pro- 
vincia, e por elle consacrada a Santa Rosa de Viterbo. Vay no firn hum discurso apologetico em 
defensUo do quinto libro desta terceira parte. Lisboa. Na officina de Manoel et Joseph Lopez Fer- 
reyra. M. n. CC. V. Coni todas as facultades necessarias. Conta 11 carte preliminari non numerate, e 
690 pagine. Un esemplare di tutta l'opera trovasi nella Biblioteca Nazionale di Lisbona. 

Dire del pregio e della grandissima importanza di questo classico lavoro, sarebbe inutile. In 
particolare noterò soltanto del III tomo, che il libro V in 33 capitoli e 120 pagine, è tutto consacrato 
alle nostre Missioni nelle Indie Orientali, ossia Portoghesi; e come dice l'Autore, « contem a di- 
vulgalo do sagrado Evangelho pelos climas do Oriente: os baptismos de vinte y hum Reys, qua- 
torze Rainhas et quarenta Principes: re fere a conversào de muytos milhoes de almas, numerosidade 
de martyrios, erecoes de conventos y christianidades, destrucoes de pagodes, idolos et seytas. Conta 
casos notaveis, castigos de ceo, portentos de graca, et muytas maravillas de omnipotencia. » Ma egli 
amaramente si duole , che per difetto di scritture de' nostri Missionari, o di non essere state gelosa- 
mente conservate, « os nossos escritores em outras materias dilatados, forào nesto notavelmente 

resumiclos .... He verdade, (egli prosegue ) que ja com seus escritos comecarào a quebrar este 
lastimoso encanto o P. Fr. Francisco Negrào, muyto versado nas conversoes dos Indios , et o P. Fr. 

Paulo da Trinidade nosso Comissario Geral na nossa India 0 Padre Negrào compoz a 

primeyra parte da Cronica da nossa Provincia de S. Thomè; o segundo a conquista espiritual do 
Oriente, que. ... foy aprobada no anno 1645. E sendo obra notavel, até agora nào sabemos que 
lograsse a luz da impressào, comò tanbem sucedeu a dita Cronica, a qual teve tao adversa fortuna, 
corno muytos libros que compoem os nossos Religiosos. De tudo esto hào de dar conta a Deos os 
Superiores, porque ainda que a pobreza do nosso estado nào se atreva a muitos dispendios, para 
tudo ha remedio facil ; e parece crueldade , que consumào os escritores a vida no servico et credito 
da Religiào , sem que alguns dos seus Ministros reparem naquelle credito, ou respeyten aquelle 
traballio!... Da nossa verdade damos por tesmunhas aos sobreditos autores com outros da nossa 
Ordem . . . muytas relacoes autenticas, que temos em nosso poder, as historias do Reyno, decadas de 

India feytas por Joào de Barro et Diego de Couto, ec Nào observamos a direceao dos tempos, 

nem a ordem dos successos ( ciò per la perdita de' sopra detti manoscritti gli fu impossibile ) , mas 



168 



ESPERÀNCA 



a vishanca das terras na forma seguinte. Depois de estar quieta en Cochim a christandade feyta 
pelos primeiros ( nossos ) Religiosos, os deixaremos nesta santa impresa ; et retrocedendo o passo ao 
cabo de Boa Esperanca, iremos correndo a costa de Africa até a ilha de Socotara na entrada do Mar 
Vermelho ; desta proseguiremos pela Arabia, et depois de entrarnos na ensenada do Mar Persico, 
sahiremos pelas costas do imperio que lhe deu o nome, até o Reyno de Cambaya. Da hi porseguiremos 
nossa derrota até o cabo de Comorin, o qual dobrado, faremos assento na costa da Pescaria, em 
quanto ponderamos os successos' da ilha de Ceylào, que fica de frente. Logo continuaremos pelo 
famoso reyno de Bisnaga, ou Narsinga. Passada Bengala, discorreremos pelos reynos de Arracào, 
Pegù, Siào, et outros. Chegaremos pelo Mar de Cambaya, et travessando o de Cochinchina , chegaremos 
a China, imperio tao famoso corno desgra?ado pela resistencia que sempre mostrou aos clamores 
da graca divina . . . Finalizada desta manera a nossa jornada, discorreremos pelas islas que sào quasi 
infinitas et demarcadas en varios archipelagos : et tornando posto naquellas que nos pertenecerem, 
iremos de passagem pelas Filippinas ao Japào , aonde porremos termo a nossas relacoes. ». 

E l' Autore ha tenuta la parola , dandoci una ordinata e piena narrazione , che , nonostante la 
mancanza delle date, è preziosa. Onde noi ne metteremo qui un rapido sunto, o meglio i titoli 
de' capitoli, essendo impossibile senza questa guida di trattare convenientemente di questa parte 
di storia delle nostre Missioni. Ben ne dissero parecchie cose il Wadingo (Annales Ord. Min. ), il 
Gonzaga (De origine Seraphicae ReligionisJ , ed altri; ma le loro notizie sono così confuse, incomplete 
ed incerte, che l' animo ne sente pena, e non riesce ad avere il filo, su cui ha da correre la storia. 

Adunque dopo le dette premesse del capitolo I, nel II dice quanti furono e come si chiamassero 
i Francescani che il Re di Portogallo inviò con 1' armata di Vasco di Gama in India : vale a dire 
i Padri, Frate Enrico da Coimbra, Frate Gasparo, Frate Francesco della Croce, Frate Simone da 
Guimaraez, e Frate Luigi Salvatore, tutti religiosi di lettere e distinti predicatori, ed il Padre Frate 
Masseo eccellente organista e compositore di canto, con Frate Pietro Neto, non ancora sacerdote, 
e il Fratello Laico Giovanni della Vittoria. Nel capitolo III narra le avventure della loro navigazione ; 
e tra l'altre, la fortuita scoperta che fecero del Brasile, dove scesero e celebrarono il divin sacrificio; 
poi, ripreso il viaggio, la loro opera apostolica in Mozambico, in Quiloe, in Melinde, dove la flotta 
successivamente approdò, avendo ad interprete certo Gaspare di Gama, nativo di que' luoghi, già 
cristiano ; ed appresso i loro successi in Angediva ed in Calicut , dove tre di essi ebbero a lasciar 
la vita per una sommossa di popolo eccitata da' Mori , che mal soffrivano lo stabilimento de' Por- 
toghesi in quelle terre, per timore che il proprio commercio n'andasse perduto. Nel capitolo IV 
racconta come i Portoghesi co' rimanenti Francescani, guadagnate a stento le navi, muovessero a 
Cochin, dove i Padri si stabilirono e fondarono una florentissima missione. Nel V capitolo tocca di 
quel che fecero per la costa d'Affrica sino al fiume Indo, cioè lungo la costa di Monomapada, la 
quale per assai migliaia di leghe si distende sino al Giappone, seminata in terra di vastissimi imperii , 
e in mare sparsa d' isole innumerevoli : ne' quali tutti luoghi invano, dice i nostro storico, tu cercheresti 
un palmo di terra, dove i Francescani non abbiano annunziato il Vangelo, non fondato case del 
loro istituto, e non versato il sangue per Cristo. Passata poi la costa d'Affrica, ed entrando nel 
mar Rosso, che la divide dall'Arabia, si stabilirono in Socatara, in Ormus, in Mazcate, ec. 

Segue il capitolo VI, che tratta di quel che operarono i Francescani nella città e territorio 
di Bacaim e paesi confinanti. Nel VII si raccontano le loro apostoliche imprese in Diu, Damao, Chaul 
e suo territorio. Dice 1' Vili le loro imprese nell' isola di Goa e nella penisola di Bardez. Il IX, la 
loro andata da Goa al gran Mogol, dove alcuni incontrano il martirio, ed altri lavorano nella con- 
versione della provincia di Canarà. Seguono nel X le loro conquiste lungo la costa del Malabar, 
specialmente nei regni di Cananor e Cranganor. L'Xl parla del regno di Coulào, e de' copiosi frutti 
che vi raccolsero. Il XII, delle loro opere nei regni di Tanor, Porca e Ariolo. Il XIII racconta i pati- 
menti di alcuni Francescani fatti schiavi da un pirata in una punta del regno di Calicut. Il XIV, 
il martirio che alcuni di essi sostennero ne' mari del Malabar, e la fondazione di una cristianità 
nella costa di Pescheria. Il XV racconta 1' entrata che fecero nell' isola di Ceylan, e le prodigiose 
conversioni che vi conseguirono. I XVI e XVII dicono le opere e i patimenti de' Francescani nel re- 
gno di Candia. Narra il XVIII i loro travagli e la morte incontrata predicando la fede nel regno di 
Jafanapatao. Il XIX, i frutti del loro apostolato. Apostolato veramente ammirabile ( esclama V autore): 
basti sapere che nel 1558 battezzarono quasi tutta la nazione dei Careas , composta di più che 
settantamila persone, che vivevano nelle parti marittime di Cota, e col loro re abbracciarono in 
corpo la fede di Cristo. A cui nel 1594 s'aggiunsero i re, o regoli, e popoli di Corlas e di Ceytaraca; 



ESPINO - ESPINOSA 



169 



e dipoi il re e popolo di Urà , ed altre più che ottantamila persone dal 1610 al 1626; oltre le 
conversioni ottenute nelle isole di Pongardiva e di Pagode, e nelle terre di Manatota ed isole adiacenti. 

Nel XX capitolo seguono le loro opere nel regno di Bisnega. Nel XXI, i loro lavori apostolici 
nelle colonie portoghesi di Negapatao. Nel XXII, ciò che operarono in Bengala e nel regno di Arra- 
cào. Nei XXIII e XXIV, le loro predicazioni e i frutti raccolti nel regno di Pegù. 11 XXV dice delle loro 
"missioni in quello di Siào. Il XXVI, la fondazione del Convento di Malacca , e quanto quivi ebbero a 
soffrire. Il XXVII, le loro fatiche ne' regni di Camboya, Champa e Conchinchina. Il XXVIII, Y edificazione 
del convento di Macao in Cina. Il XXIX, il loro arrivo e le loro missioni nell' isola di Sumatra. Il 
XXX, il loro apostolato e le grandi conversioni ottenute nell' isole di Jaoa. Il XXXI, il loro passaggio 
all'isola di Macassà , e il solenne battesimo dei re di Sapa e di Sciào. Il XXXII, il loro apostolato nelle 
isole Moluche. Il XXXIII, la storia de'Francescani nelle Filippine. È un racconto pieno ed ordinalissimo, 
ricco di nomi e di particolari interessantissimi, che danno una storia nuova e maravigliosa. 

212. Espino. — Historia de la reduccion y conversion de la 
Provincia de Taguzgalpa , con la vida de los tres Martires : 
por el Padre Fr. Fernando Espino de la Orden de S. Francisco. 
Guatemala. Imprenta Ibarra, 1674. 

Lo ricorda lo Squier (Monogr. of ^Auth.J. Il Padre Espino fu nativo di Honduras, e appar- 
tenne alla Provincia Francescana di Guatemala. 

213. Espinosa. — El peregrino septentrional. Atlante delineado 
en la exemplarissima vida del venerable Padre Fr. Antonio 
Margil de Jesus , fruto de la floridissima ciudad de Valencia , 
hijo de su Observante Provincia , Predicador Missionero , No- 
tano Apostolico , Comissario del S. Officio , Fundador y Ex- 
Guardian des tre Colegios , Prefecto de las Missiones de Pro- 
paganda Fide en todas las Indias Occidentales, aclamando de la 
piedad por Nuevo Apostol de Guatemala. Dedicase al atlante de 
major cielo San Antonio de Padua: a expensas de los amante- 
lados del Venerable Padre: escribela el P. Fr. Isidoro Felix de 
Espinosa, Predicador y Missionero Apostolico, Ex-Guardian del 
Colegio de la santa Cruz de Queretaro , su Chronista y menor 
hijo. Con licencia de los Superiores. A Mexico, por Joseph Ber- 
nardo de Hogal, Ministro e impressor del Real y Apostolico Tri- 
bunal de la santa Cruzada en todo este Eeyno. Ano de 1737. 

Un volume in 4, di 18 carte preliminari non numerate e 456 pagine. Sono tre libri: i primi 
due danno una splendida storia delle nostre Missioni di Guatemala, di Zacatecas, del Nuovo Mes- 
sico, e del Texas; ed il terzo, la vita del venerabile Margil, uno de' più maravigliosi apostoli della 
santa Chiesa di Gesù Cristo. È un libro rarissimo e prezioso , che incontrai per caso nel particolare 
Archivio della Reale Accademia di Storia di Madrid , essendo sul lasciare quella città : a mala 
pena potei rapidamente percorrerlo. 



— Chronica Apostolica y Seraphica de todos los Colegios de 



470 



ESTABLECIMIENTO 



Propaganda Fide de està Nueva Espana de Missioneros Franci- 
scanos Observantes, erigidos con authoridad Pontifìcia y Regia 
para la reformacion de los fìeles y conversion de los gentiles. 
Consacrada a la milagrosa Cruz de Piedra, que corno titillar se. 
venera en sn primero Colegio de Propaganda Fide de la muy 
ilustre ciudad de Santiago de Queretaro, sita en el Arzobispado 
de Mexico. Escrita por el M. E. P. Fr. Isidoro Felix de Espi- 
nosa, Predicador y Missionero Apostolico, hijo y Ex-Guardian 
de dicho Colegio, Qualificador y Eevisor del santo Officio, Chro- 
nista de la Santa Provincia de San Pedro y San Pablo de Mi- 
choacan, y de todos los Colegios de Missioneros Apostolicos Obser- 
vantes de està Nueva Espana. Parte primera: con licencia, en 
Mexico. Por la Viuda de D. Ioseph Bernardo de Hogal , Impres- 
sora del Real y Apostolico Tribunal de la Santa Cruzada en todo 
este Eeyno: ano de 1746. 

Un volume in foglio, di 49 carte preliminari senza numerazione, che contengono una succosa 
notizia di quasi tutti i nostri antichi celebri Missionari, ed è come un compendio di tutte le no- 
stre Missioni: e dipoi 590 pagine di fittissima lettera, che sono la maravigliosa storia de' soprad- 
detti Collegi, affatto ignorata. Libro rarissimo e veramente prezioso , senza del quale è impossibile 
conoscere le stupende cose operate da Dio per mezzo de' Francescani nell' America, specialmente nel 
secolo XVI e metà del seguente. Se sia stata pubblicata la seconda parte non so. Della riferita, divisa in 
cinque libri, n' è un esemplare nel particolare Archivio della Biblioteca della Reale Accademia di Storia 
di Madrid. Anche questa a mala pena potei vedere in sul partire. Ne annotai le cose seguenti. 

Libro L Fondazione del popolo di Queretaro che addivenne illustre città. — Origine della 
Santa Croce di Queretaro. — I Religiosi Francescani vi fondano un Romitorio , poi un Convento, 
che diviene Noviziato. — Il Padre Antonio Linaz passa in Europa a trattare della fondazione 
del Collegio. — Ritorno con numerosi Apostoli alla Nuova Spagna. — Sbarcano e vanno a Que- 
retaro. — Ordinamento del Collegio, che viene dichiarato di Propaganda Fide. — I Padri danno 
principio al loro Apostolico ministero tra' fedeli. — Frutti mirabili che ne ottengono. — 

Libro IL Vita del V. Padre Linaz, in 24 capitoli. 

Libro III. Continuazione, in altri 25. \ 

Libro IV. Vita e morte preziosa de' primi Missionari P. Gio. Battista Laro, P. Michele Fon- 
tenbenta. — Vita in 23 capitoli del Protomartire dell' America settentrionale, Padre Francesco 
Casanas. — Vita, parimente in 23 capitoli, del P. Melchior Lopez Apostolo del regno di Guatemala. 

Libro V. Della conversione di Guatemala. — Costumi dei gentili di Talamanca. — ■ Straor- 
dinarie fatiche apostoliche che costò lo conversione di quelle genti. — Scoprimento del Texas. — 
Notizie di quei popoli, loro costumi e religione. — • Missioni del Rio Grande del Norde. — Fon- 
dazione delle Missioni de los Dolores. — Fondazione del Collegio di Propaganda Fide di Guate- 
mala. — Fondazione del Collegio di San Ferdinando in Messico. — Del Collegio della Puebla de los 
Angeles. — Vita e martirio, in 12 capitoli, del celebre Missionario di Guatemala Padre Fr. Paolo 
da Rebulida. 

• 

214. Establecimiento y progreso de las Misiones de la anti- 
gua California. Dispuesto por un Religioso Franciscano de la 
Provincia del Santo Evangelio de Mexico. Ano de 1792. 



EXEQUIAS - EXTRACTUS 



171 



Manoscritto di 188 carte in foglio, nella Biblioteca della Reale Accademia di Storia di Madrid. 
Va dal 1531 al 1694, e narra largamente le famose imprese del Gesuita Padre Kin con quelle 
degli altri Padri della Compagnia. 

Slamp 215. Exequias funebres celebradas por el Colegio de Misiones 
America i a c iudad de Cali, el dia 3 de Settembre de 1851 eri honor 
de su benemerito hijo i morador el limo Senor D r . Frai Fer- 
nando Cuero i Caicedo, esclarerido Obispo que fuè de està Dio- 
cesis , habiendo sido cinco vezes Guardian i una Vicario del 
refendo Colegio. Faleciò el dia siete de Agosto del mismo ano. 
Bogota. Imprenta de Echeverria Hermanos. Carrera del Norte- 
Calle 2. num. 86. 

Sono 28 pagine in 8 grande : alla 29 po comincia una Noticia biografica del limo Senor Dr. 
Fr. Fernando Cuero i Caicedo, che comprende fino alla 36. 

jVs 216. Extractus ex Annalibus R. p. Adami Burvenih quoad 
B-»rnpa fior entis simam. Provinciam Saxoniae s. Joannis Baptistae. 

Pubblico questo documento inedito, perchè serve a chiarire e ordinare le vicende dell'Ordine 
e la sua apostolica azione in mezzo agli eretici del Nord, non abbastanza conosciuta. 

« Anno 1518, 4 Februarii, P. Hcrmannus Nedcwold provinciae Saxoniae S. Joannis Baptistae 
Minister ex comitiis provincialibus Francofurti ad Oderam habitis, P. Gonrado Klingio ob meritorum 
exigentiam et exquisitam idoneitatem, de Consilio PP. Vocalium indulsit, et in meritum salutaris 
obedientiae iniunxit, ad doctoratum sacrae Theologiae in universitate Erfordiensi ascendere, ubi 
anno 1520 in die Maurorum immatriculatus est. Extitit acerrimus profligator haereseos Lutheranae, 
quem tota suspexit Saxonia. Erfordiae praefuit, cui se disertissimum orthodoxae fldei exhibuit 
concionatorem. Eidem provinciae antiquissimae accrevit hoc anno titulus s. Joannis Baptistae in 
capitulo Lugdunensi conformiter schemati eiusdem sigilli maioris et titulo Conventus Erfordiensis : 
parturiit autem praedicta provincia olim anno 1260 Thuringiae Gustodiam, cuius caput est Erfordia, 
et prae aliis 12 Custodiis prima in provinciam evasit anno 1523. Decretum autem praefati Capituli 
generalis sic sonat: In provincia Saxoniae omnes conventus, seu loca , quae sunt sub obedientia 
R. P. Joannis, Ambergae Ministrri dictae provinciae, quoad Fratres olim de familìa, habebunt unum 
provincialem, qui dicetur provincialis Saxoniae S. Crucis : et domus ac conventus, seu loca, quae 
sunt sub obedientia Ministri eiusdem provinciae , quo ad fratres olim reformatos appellatos , tam 
fratrum,* quam monialium aut sororum tertii Ordinis , habebunt alium Ministrum provincialem , 
qui dicetur provincialis Saxoniae S. Joannis Baptistae. 

« Anno 1523, in Pentecoste, Burgis in Hispania celebrantur comitia generalia, in quibus provin- 
cia Flandriae erigitur, provincia vero Saxoniae S. Joannis Baptistae dividitur ob amplitudinem , in 
provinciam Saxoniae S. Joannis Baptistae, et in provinciam Thuringiae, cui ex amplissima provincia 
Saxoniae S. Joannis Baptistae cesserunt certi Conventus, praeter illos qui ante hac ad Thuringiae 
custodiam spectabant. 

« Anno 1526, in Congregatone generali, praeside Rmo P. Francisco Ministro Generali, apud S. 
Mariam de Angelis Assisii habita, provinciae ad nationem nostram Germano-Belgicam spectantes, 
hoc ordine recensentur: provincia Saxoniae S. Crucis, Saxoniae S. Joannis Baptistae, Argentinae, 
seu Allemaniae superioris, Coloniae, Scotiae, Daeiae, Angliae, Flandriae, Thuringiae, quibus aliae 
ex post accrevere, scilicet Hiberniae, inferiopis Germaniae S. Andreae, comitatus Flandriae S. Josephi, 
ut iam sint 13. 

« Anno 1585 provincia Saxoniae S. Joannis Baptistae ex tot conventibus, quot olim numerabat, 



EXTRACTUS 



ante praedominantem haeresin, hoc anno tantum numeravit, 10 superesse, reliquos haercticis cessisse, 
fratres vero valde paucos. Daza refert, quod post exilia et martyria tolerata non incoluerint con- 
ventus, sed solitarii et in montibus et locis desertis absconditi corroborarint catholicos, et vitam 
in diu dilato martyrio traduxerint. 

« Anno 1559, in provincia Saxoniae S. Joannis Baptistae , ipso festo assumptionis B. M. Virginis, 
servatur Halberstadii Congregalo capitularis, in qua ob Vocalium et Deflnitorum dcfectum alii patres 
suffecti sunt, et de amplissima ista provincia non supererant nisi 7 conventus, scilicet Holberstodiensis, 
Brandenburgensis, Angermudensis, Hallensis, Egrensis, Gundersheimensis , et Iuterbucensis. 

« Annus 1583 fatalis erat provinciae S. Joannis Baptistiae, in cuius vestibulo R. P. Theodoricus 
Gerbardi ex provincia Coloniae, huius provinciae Saxoniae Minister et Guardianus Halberstadiensis, 
haebraice et graece doctus , zelator suae professionis , et vitae santimonia clarus , animam suam 
reddidit Deo , mense martio, qui prò conventu et fide strenue decertabat cimi haereticis; post 
mortem eius feria sexta post Pascha Lutherani canonici cathedrales nomine capituli sui , e dicto 
conventu, sub titulo depositi, subsignari fec.erunt 24 calices inauratos, et alia sacra vasa: in locum 
vero defuncti , authoritate Rmi P. Haii substitutus est P. Petrus Traiectinus , quondam Vicarius 
Bilfeldiensis, ut nunc esset Guardianus Halberstadiensis, et simul provinciae S. Joannis Baptistae 
Vicarius. 

« Anno 1585, 14 iulii, Halberstadii R. P. Bonaventurae de Aquila, deputato Commissario ad 
inspectionem provinciae Saxoniae S. Crucis extreme laborantis , et sub gravi iugo haereticorum 
gementis, scripsit R. P. Petrus Traiectinus Minister, seu Vicarius provincialis provinciae Saxoniae S. 
Joannis Baptistae et Guardianus Halberstadiensis, sequentes litteras. 

« R. Ad. in Christo Pater. Non absque singulari animi mei voluptate literas R. P. V. accepi, et 
exiisdem aliquid tandem de restauratione et conservatione huius adeo collapsae proviciae spei concepì. 
Faxit Deus. Infinitis pene intra 3 annorum spatium literis tum apud R. P. Ministrum Generalem, tum 
apud Commissarium R. P. Haiium laboravi, ut aliquid subsidii ex adventu proborum et idoneo- 
rum patrum habere possem : at hactenus nihil obtinui. Patres inferioris Germaniae , ob idiomatis 
defectum, hisce in partibus nihil fructus efficere possunt ; quandoquidem continuo concionibus hic 
vacandum sit. Ego solus tribus et dimidio annis in cathedrali ecclesia Halberstadii servivi prò 
ecclesiaste parum idoneus : iam autem senio conficior , semper valetudinarius : habeo et nutrie 
adhuc duos laicos, unum senem, alium exulem, a R. P. Haiio huc missum : iam si ego tandem, ubi 
Deus voluerit, defecero, action est de hoc Conventu: deficiente enim causa, cessare quoque debet 
effectus : si in illa cathedrali Ecclesia non fuerit a nobis concio administrata , nulla erit susten- 
tatio : hactenus habuere RR. Ad. et gratiosi Domini cathedralis ecclesiae canonici e nostra familia 
concionatores, idioma huius patriae et pronitatem callentes , atque iam in hoc officii genere nihil 
aliud expetunt, quam deinceps huiusmodi habere patres: hinc est, mi R. P., quod magnam pecuniae 
summam in tabellionum versus Coloniam expeditione consumpsi , et tandem literis ad Reve- 
rendisimum Ministrum Generalem datis humillime petii, ut si forsan essent aliqui patres in 
Bavaria, puri idiomatis germanici non ignari, pacis et honestatis amantes , atque morum huius 
patriae non impatientes (vivendum enim et dicendum nobis est inter naereticos et catholicos) ut 
ego vel unicum hic prò conservatione huius conventus in ecclesiastico negotio possem habere; et 
quia Egrensis noster Conventus aegre provisus est personis, quae in regimine et concionandi officio 
praeesse possint , hinc etiam in literis nostris dicti conventus causam et necessitatem sùblevari 
rogavi. Si iam tua Rev. paternitas auxilium et solatium nobis in tam necessariis rebus exhibuerit, 
rem certe Deo gratam , et Ecclesiae Catholicae inter haereticorum tela hic graviter militanti utilis- 
simam effecerit, quemadmodum re ipsa experietur hoc idem, si ad me venerit. Nequeo omnia 
cartis committere , quae in hoc argumenti genere merito inserenda forent : summatim : hic messis 
multa, at operarii catholici pauci. Praeter cathedralem suggestum habeo adhuc 4 Virginum caenobia 
seu monasteria, quibus, dum tantillum mihi temporis conceditur, in sacramentorum administra- 
tione deservio: accedit quintum, cum, dum licuerit, verbi Dei pabulum spirituale porrigo: dieta 
autem coenobia carent omni catholico subsidio ; quod piane dolendum. Haec scribendo non putet 
R. P. tua quod me taedeat tam pii laboris, quin percuperem divina fretus grafia, plura in 
Ecclesiae Dei exantlare onera , sed intelligat , quam merito hactenus expetierim et exspectarim 
collaboratorem fidelem et idoneum. Sed nec silentio praetereundum existimo, quo pacto vel quo 
statu sit nobis hic conversandum. In coenobio quidem, similiter et in plateis , dum summum nobis 
vel aliud templum adeundum est, tuto in Órdinis habitu incedere licet, at extra civitatis moenia 



EXTRACTUS 



173 



opus est saeculari habitu : iiia enim consuetudo ita propagata est ab ilio tempore gravissimae 
seditionis, quo Lutherana factio hisce in locis incruduit. Insuper ante multos annos navim Ecclesiae 
nostrae , sicut et in aliis fere coenobiis , quibusdam per hebdomadam diebus occuparunt , iam 
quoque occupant Luterani : chorus autem cum sacello usui nostro incontaminatus remansit : caeteris 
in rebus agimus libere nostra. Ad instantiam Reverendissimi P. N. Generalis Ministri expedivi 
Chronica universa conventuum fratrum et sororum utriusque provinciae Saxoniae , quae per R. P. 
Haiium iam provinciae Coloniensis Ministrum fìdeliter suae Romae paternitati sunt transmissa 
circa festum Paschae huius anni. Nullius conventus sigilla maiora vel minora reperi, neque vidi : 
provinciae sanctae Crucis minoris sigilli impressionem hisci affixi. De statu conventuum tam fra- 
trum quam sororum in Egra multa sollicitudine simul et deliberatione post obitum R. P. Ministri 
ac huius conventus Guardiani praedecessoris nostri, anxius fui, et ob personarum defectum parum 
in re agere potui : statim quoque post obitum R. P. Ministri, obiit etiam P. Guardianus Egrensis, 
cuius loco hunc P. Meierum statuere coactus sum prò conservatione istius Conventus; alioqui aliis 
in usum cessisset, sicut a viris probis intellexi : si iam ibidem esset Guardianus doctrina , moribus 
et prudentia praeditus, qui posset tam in sacris concionibus , quam in monastico regimine suffi- 
cere, haberetque aliquem cooperatorem , foret e re utriusque ibidem conventus. Prudentiae R. 
P. tuae haec commendo, commitoque. R. P. Theodoricus Gerhardi praedecessor meus, qui iam ante 
duos annos diem clausit extremum, summae fuit prudentiae, remanetque sanctissima memoria eius, 
cum diem et horam obitus sui praesciverit, et nobis praedixerit. Octo hebdomaclibus antequam migraret, 
mini, in praesentiam aliorum, huius conventus et provinciae iam pene exstinctae onera commisit. Inter 
caetera non fuit immemor conventus sororum S. Clarae in Egra, cuius dispositionem, ut ferunt tempora, 
loca, hominunque mores, satis laudabilem commendavit. Cum de usu novi Brevarii inquirerem, res- 
pondit, neque se, neque fratres suos, neque sorores notitiam novi Breviarii accepisse, nec aliquod 
exemplar vidisse: ego unum tantum ex provincia Coloniensi mecum tuli, quo in divinis utor 
officiis : adiecit, sorores S. Clarae in Egra non esse tantae eruditionis , ut rubricas et usum novi 
Breviarii addiscere vel intelligere possent abque praevia dilucida instructione; ad haec petiit a 
me, ut sorores easdem ultra posse non adstringerem , donec aliud medium vel a generali Capitulo, 
vel a Reverendissimo Ministro Generali, illis insinuatum fuerit: cum iam in augusto anni 1584 
Egram vocatus (quod tamen maxima cum diffìcultate fieri potuit, eo quod non haberem vices nostras 
in ecclesiae cathedrali agentem, si Dominicanus non supplesset) venissem , sororumque ingenia 
cxplorassem, facili negotio potui intelligere, rem tam seriam ingeniis ipsarum imparem esse: 
aliam ego meditabar viam : sunt enim Coloniae Virgines S. Clarae exules , in usu novi Brevarii , 
sicut a P. commissario intellexi, aliquamdiu instructae et expertae : petii a R. P. Commissario, ut, 
si fieri posset, aliquot earundem virginum Egram mitterentur ; de viatico et itineris dispositione 
virgines Egrenses providere fucruntparatae: ad quod ultimum mini responsum fuit, quod pleraequae 
civitates inferioris Germaniae se dedant Ecclesiae Catholicae et regis imperio, ideoque affulgeat spes, 
brevi exules illas ad propria loca reverti posse. Faxit Altissimus! Optarem nostras sorores Egrenses 
habcre posse nova Breviaria prò choro apta, et eorundem verum usum: petierunt a me, ut iisdem 
aliqua grossiore littera impressa mitterem : sed cum in Saxoniae oppidis non extent venalia , et 
Colonia circiter 80 milliaribus ab Egra distet, per tabellionem ferri non poterunt : si Virgines Colo- 
nienses Egram vehi potuissent, salva fuisset res ea sat diu deliberata. Misit mini B. P. Haiius 
Minister Coloniensis unum exemplar , quod cum tabellario mitto Egram : si quid inde addiscere 
possent , optarem. Monere fratres et sorores Egrenses ad religiose vivendum nunquam omisi : sed 
quod omnia Ordinis nostri statuta et vivendi negotia inter haereticorum insidias tam exacte in 
exteriore habitu (de interiore non diffido) servari et instaurari possint, sicut in iis locis, ubi 
adhuc viget illa pura et catholica religio, impossibile esse experior. In silentio et spe erit fortitudo 
nostra: faxit Deus, qui est omnium rerum absolutissimus moderator, ut nostra nimium collapsa 
Beligio meliorem faciem tandem sortiatur. Id tuae B. P. indefessis commendo precibus, sis, mi 
Reverende Pater, nobis secundum posse auxilio, et Deus erit merces magna nimis. Vale feliciter. 
Dabam Halberstadii, die 14 iulii anno 1585. 



«Inscriplio crai. Beverendo Admodum in Cristo Patri Bonaventurae de Aquila, Commissario 
provincia Saxoniae S. Crucis dignissimo, patri meo semper colendo. 



« Tuae B. P. ad obsequia paratissimus. 




« F. Petrus Traiectinus. 



174 



EXTRACTUS 



« Anno 1629 cum provincia Saxoniae S. Crucis esset sequestrata a provincia Coloniensi , et 
armis invictissimi Caesaris Ferdinandi II acquirerentur in dies in imperio plures civitates, forma- 
batur a Reverendo P. Jesepho Bergaigne Commissario Generali et R. P. Theodoro Reinfeld 
Ministro provinciae Coloniensis apud imperatorem strenue et felici ter collaborantibus prò restitu- 
tione conventuum Minoriticorum , conceptus de resuscitanda provincia Thuringiae, eaque dividenda 
a provincia Saxoniae S. Crucis, et de resuscitanda provincia S. Joannis Baptistae , seu Daciae . Ad 
hunc flnem etiam adhibebatur P. Jacobus Nolius provinciae Coloniensis Defìnitor, et chronologus , 
curiose et laboriose disquirens et indagans de statu et qualitate conventuum utriusque Saxoniae, 
Thuringiae et Daciae. Ea de re ad P. Reverendum Commissarium Generalem hoc anno 1629 ipsa 
feria 6 parasceves inter caetera scribebat : De provincia Saxoniae certum est , quod utraque pro- 
vincia Saxoniae commixta fuerit. Bene fleret, si a primo initio sequestrando illas ab invicem , 
utraque Marchia Brandeburgica et Ducatus Megapolitanus una cum Livonia, Prussia et Pome- 
rania absolute adscriberentur provinciae Saxoniae S. Joannis Baptistae , Daniae vero praeter 
Holsatiam atque Jutlandiam , Ditmarschia quoque novae provinciae S. Elisabeth, praeter custodias 
Hassiae et Thuringiae tractus silvae Herciniae; sed et prò Damia et Saxonia S. Joannis Baptistae 
seminaria novitiatus Bilfeldiae et Durstenae poni deberent, praesupposito quod in Brabantia, 
Flandria et provincia Coloniensi novitii prò istis novis provinciis reciperentur. 

« Anno 1629 post factam sequestrationem provinciae Saxoniae S. Crucis resuscitatae, a pro- 
vincia Coloniensi, et felicem recuperationem multarum civitatum in Germaniae regionibus a 
victoriosissimo Imperatore obtentam, dataque ab eodem diversa decreta ad Reverendum P. Jose- 
phum Bergaigne et R. P. Theodorum Reinfeld provincae Coloniae Ministrum de restituendis Ordini 
nostro conventibus antiquis, insigniter promovente executionem horum decretorum Reverendissimo 
et Illustrissimo principe et Episcopo Osnabrugensi Francisco Guilielmo, fìdelissimo Ordinis nostri 
patrono, aliisque S. C. Maiestatis belli ducibus, ita excreverunt loca patribus regularis Observantiae, 
ut de nova provincia Saxoniae S. Joannis Baptistae penitus emortua , praeter conventum Halber- 
stadiensem et Egrensem , Reverendissimus P. Minister Generalis Rernardinus de Senis die 6 Au- 
gusti emitteret patentes sequentes ad Reverendum P. Commissarium Generalem nationalem P. 
Josephum Bergaigne hoc ipsum urgentem: 

« F. Bernardinus de Senis Ordinis Seraphci S. P. N. Francisci Minister Generalis et servus, 
dilectis in Christo patribus , Ministro provinciali, Custodi, Deflnitoribus, et caeteris PP. ac Fratribus 
provinciae nostrae S. Joannis Baptistae salutem in Domino sempiternam. 

« Cum intellexerimus , quantum Dei gratia, et invictissimi imperatoris Ferdinandi semper 
augusti auspiciis, per Germaniam Religio catholica et Seraphicus noster Ordo profecerint, et inter alias 
eiusdem provincias nostram provinciam Saxoniae S. Crucis in illuni excrevisse numerum conventuum, 
ac tam late dictam nostram provinciam extendi, ut eiusdem regimini unus Minister provincialis non 
possit suffìcere, atque ideo opus esse, ut ab ea separemus conventus , qui olim pertinuerunt ad 
provinciam Saxoniae S. Joannis Baptistae, et ipsos .distincto Ministri provinciali, prò ut olim subii - 
ciebantur, iterum committamus : hinc est, quodj nos fìdei catholicae et Ordinis nostri augmento per 
Germaniam congratulantes, et eiusdem propagationem, quantum in nobis est, promovere volentes, 
duximus provinciam Saxoniae S. Joannis Baptistae, quae iniuria temporum et haeresi defecerat, 
reflorescente iam in Germania Ecclesia , restituendam suo iuri et Ordini, sicut virtute praesentium 
illam restituimus, et restitutam declaramus, nominantes et confirmantes in Ministrum provincialem, 
et Custodem, ac Defmitores : in Ministrum R. A. P. F. Theodorum Reinfeld provinciae Coloniensis 
patrem, in Custodem P. Aegidium Hautmann , alias a Bruxellis , in Defmitores P. F. Lambertum 
Veiier, Guardianum Limburgensem, P. Andream Kircher, P. Reinerum Heinsberg, Guardianum Ful- 
densem, et P. Alardum Besque, etc; concedentes illis respective omnem authoritatem in provinciam. 
et conventus, et omnes facultates , iura, et privilegia, quae Ministris provincialibus, custodibus et 
deflnitoribus ex statutis et consuetudine Ordinis nostri competunt. Ut vero haec nostra ordinatio, 
omnibus, quorum interest, apportune innotescat , committimus R. A. P. F. Josepho Rergaigne 
commissario Ministri Generalis per provincias Germaniae et Belgii, ut illam in prima congre- 
gatione dictae provinciae nostrae Saxoniae S. Crucis proponat, et de patrum Consilio de omnibus 
disponat, quae ad augmentum restitutae provinciae nostrae S. Joannis Baptistae iudicaverit expedire : 
singulariter autem attendat, ut in hac nova eiusdem resti tutione evitetur antiquum inconveniens, 
quod olim sentiebatur ex permixtione provinciarum Saxoniae S. Crucis et S. Joannis Baptistae inter 
eosdem terminos et terras, et ad hoc disponat aliter de earundem provinciarum et conventuum 



EXTRACTUS 



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constitutione el limitibus, ne sit opus Ministros provinciales et alios fratres continuo transire per 
mutuas provincias ; ad quod evitanduui concedimus ipsi plenam potestatem , de eorum patrum 
Consilio, conventus aliquos provinciarum illarum ex una in aliam permutandi, prò ut videbitur 
opportunum. Datum Madrid, in nostro convento sub nostro chyrographo, officiique sigillo maiore, 
hac die 6. Augusti 1629. 

« Ut autem sciatur, quinam conventus olim ad provinciam Saxoniae S. Joannis Baptistae 
spectaverint, operae pretium erit eosdem hic recensere ordine alphabetico. 

« t. Aldenburgensis in Misnia ab Electore Saxone extructus , pronitur septimus in Lipsensi 
custodia. 

« 2. Anclaminii ad Panini fluvium non procul ab ora maris Althici, Ducatus Stetinensis. 

« 3. Antiquae Brandenburgae in urbe Marchiae hanseatica conventus Minorum pervetustus , 
quartus in custodia Brandenburgensi. 

« 4. Arenswaldae ad Slavim lacum in urbe conventus tertius custodiae Stetinensis. 

« 5. Aurei Montis in Silesia, vulgo Goldburg in provincia Saxoniae fuit caput: at incitatore 
Friderico Electore Saxoniae anno 1523 scholis immutatis, et haereticis Wittenberga accitis, et scho- 
lae professoribus praefectis, paulatim omnes ecclesiae cesserunt haeresi. 

« 6. Barbi prope Albini celebri oppido, quartus conventus custodiae Magdeburgensis , anno 
1264 fabricae complementum accepisse dicitur. 

« 7. Berolini in media Marchia civitate hanseatica principis Electoris Brandeburgensis resi- 
dentia illustris, quam Sprea fluvius alluit, conventus quintus custodiae Brandeburgensis, prò quo 
fundando anno 1271 Otto et Albertus Marchiones Brandeburgenses aream contulerunt; adhuc vacat 
hic conventus, et anno 1570 ultimum inquilinum Minoritam habuit, sed anno 1575 in scholas 
haereticoram mutatus est. 

« 8. Bernwaldae ultra Viadrum in novae Marchiae oppido settimus custodiae Branderbungensis 
conventus. 

« 9. Brigae metropoli proprii ducatus in Silesia conventus octavus in custodia Vratislaviensi. 

« 10. Bremae ad Visurgim in inferiori Saxonia Minoriticus conventus extitit, quem haeresis 
fecit desertum: ecclesia servit calvinistis, ob sepulturam B. Electi Minoritae Celebris. 

« 11. Brusherae conventum Minorum in provincia Saxoniae custodia Prussiae primum locant 
veteres. 

« 12. Brunswigae in inferiori Saxoniae proprii ducatus, dioecesis Hildesiensis, Fratres Minores 
recepti anno 1210: tempio ncque pulchrius neque augustius Saxonia ullum habuit. Anno 1340 ab 
Episcopo Hildesiensis XXXVI Henrico Brunswicensi consacratum, ab haereticis prò parochia usurpatur. 
Anno 1524 Comitia provincialia a nostris ibi habita sunt. Ala ambitus et pars conventus supersunt. 

« 13. Burgensis in satrapia Altenplaten urbe ex 28 arcliidioecesis Magdeburgensis facile 
praecipua, licet fuerit amplissimus, prae aliis infelicior fuit: remansit namque habitaculum ad pia- 
team, fundamenta portae ecclesiae et rudera unius alae Monasterii; conventus fuerat schola, quam 
in obsidione Caesareana per Illustrissimum Comitem Schilick facta incendium absumpsit. 

« 14. Camicensis civilas in Lusatia conventum habuit, qui malitia temporum evanuit. 

« 15. Codeberae conventus Chronicae ordinis statuunt secundum in custodia Misnensi; an 
Oderen? quaestio est. 

« 16. Culmae ad Vistulam episcopali civitate in Russia in Thuroniam et Dantiscum conventus 
s. Iacobo apostolo dicatus in custodia Prussiae tertius, qui B. Joanni Minoritae sepulturam dedit. 

« 17. Curiensis civitas , Gcrmanis Hove in Voitlandia : in hac civitate conventum erexit Fratri- 
bus Minoribus Henricus Comes de Wida, fdius fundatricis munasterii Clarissiarum ibidem , qui et 
fìlium eiusdem nominis Minoritam factum post temporis curriculum meruit videre Guardianum 
huius Conventus, sub haeresi in scholam conversi: fuit quintus in custodia Lipsiensi. 

« 18. Dresensis ad fluvium Noretaz Marchiae novae conventus in custodia Aurei Montis 
octavus, ob haeresin eadem iactura evanuit. 

« 19. Dresda electoris Saxoniae sedes in Misnia anno 1525 habuit P. Iacobum Suedericum 
custodem Misniae, strenuum fìdei catholicae propugnatorem : sed non diu stetit hic conventus, 
quartus in custodia Misniae. 

« 20. S. Elisabeth conventum in custodia Brandeburgensi primicerium vocart Pisanus et Ru- 
dolphus. 

« 21. Etorii apud Pisanum obtinuit quartum locum custodia Prussiae. 



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EXTRÀCTUS 



« 22. Francofurti ad Oderam intra limites Marchiae novae convcntus anno 1269 caeptus, anno 
sequenti exstructus iuxta metani pauperiatis nostrae, donec 1526 privatorum stipe collata, Fratrcs 
insignem aedificarunt ecclesiam, propropiaque industria cursum fabricae direxerunt: haeresis po- 
stea locum in scholas convertit. 

« 23. Freibergae ad Muldam fluvium in Misnia conventus tertius custodiae Misniae. 

* 24. Gloggavia et Gogla civitates Silesiae iuxta Viadrum fluvium sitae sunt, quarum altera 
maior est urbs Silesiae , post Vratislaviam primaria, caput proprii ducatus: anno 1420 die festo 
Ascensionis Domini tota, excepto Monasterio Praedicatorum, conflagravi, sed anno 1433 iterum igne 
periit, salvo tantum pervetusto conventu Minoritico, qui est nonus custodiae Aurei Montis. Alius 
est conventus Goglaviae, quem septimum Bohemiae et anno 1465 primitus conditum Gonzaga adscri- 
bit ss. Apostolis Petro et Paulo. Alius est Gigioni in Bohemia : olirò s. Alberto , iam B. V. Lauretanae 
adscriptus nuper exurrexit. 

« 25. Gorlizae in Lusatia conventus quartus custodiae Aurei Montis. 

« 26. Greiffenbergae in Cassubia ducatus Pomeraniae ad fluvium Regam erat conventus sextus 
in custodia Stetinensi. 

« 27. Hamburgum ad Albim in solo Holsatiae, hodie circulo inferioris Saxoniae adscripto, in- 
signem habuit ab olim conventum Minorum anno 1232 extructum a Duce ottone Brunswincensi, in 
somnis praemonito ut Fratribus gryseo habitu indutis faveret : domum regressus inveniens 2 Fra- 
tres Minores, praehabitae visoniis memor, eis in clivo amaenisssimi monticuli monasterium aedifi- 
cavit, et Ordini apprime affectus fuit. 

« 28. Hanouraie ad ripam Leinae flluvii e regione vetustae arcis Comitum a Lawenrode , ter- 
ritori! Brunswicensis , dioecesis Hildesiensis urbs hanseatica et munita, Hamburgo coaeva, circa 
annum 1297, fautore Conrado undecimo Mindensi Episcopo, accepit conventum amoenissimum , ter- 
tio loco custodiae Halberstadiensi adscriptum, qui etiam num superest ad usum scholae et offi- 
cinae monetarii ac trium civium incolatum. Ecclesia vero in armamentarium conversa est. 

« 29. Halberstadiensis Conventus iam provinciae Saxoniae S. Crucis adscriptus manet. 

« 30. Hallae Saxonum ad Salam fluvium urbs est post Magdeburgum primaria. Anno 1523 
praemature Lutheranismo respersa, conventum habuit in custodia Magheburgensi quintum, sed prò 
rata temporis introductae reformationis in hac provincia octavum. Fratribus tertia vice eiectis, 
liaeretici conventum hunc cum fornicato etiam num ambitu post annum 1560 novissime direptum 
titulum scholae possederunt. 

« 31. Hammelensis ad Visurgim civitas antiquitus habuit prope portam orientalem conven- 
tum Sororum tertii Ordinis S. Francisci ab haeretico magistratu in hospitale conversum, in quo anno 
1630 feria tertia Pentecostes authoritate Reverendissimi et Illustrissimi Episcopi Osnaburgensis 
Francisci Guilielmi Apostolici et Caesarei Commissarii, residentia Fratrum Minorum Regular. Obser- 
vantiae inchoata* est, et dominica 20 post Pentecostem anni sequentis in comitis provincialibus 
Osnabrugi habitis incorporata est provinciae Saxoniae S. Crucis. 

« 32. Kiricensis conventus custodiae Bra^ndeburgensis octavus gaudebat sacro B. Conradi de 
Stongelem Minoritae sarcophago. 

« 33. Leobergensis insignis civitas Silesiae habuit conventum in custodia Aurei Montis. 

« 34. Ligenitii proprii ducatus in Silesia Metropoli , tertius praedictae Custodiae Aurei Montis 
antiquissimus conventus. 

« 35. Lubeca Wandaliae urbs hanseatica circuii inferioris Saxoniae ad mare Balthicum, con- 
ventum habet propriae custodiae ab Adolpho IV comite Schawburgico ex arce sua adaptatus, et 
una cum Hamburgensi B. Mariae Magdalenae consecrata est Ecclesia: hic Adolphus ex Livonia anno 
1238 redux iuxta votum, quod in espeditione fecerat, quod prospere Victor revertens vellet se 
consecrare Ordini Minorum in statu Fratris laici, anno 1239 Hamburgi votum compie vit, et quia 
suffìcientis erat litteraturae , ad sacerdotium urgentibus patribus ascendit, et Hamburgi in Ecclesia 
a se aediflcata primitias omnibus collachymantibus celebravit. Post in Kilensi conventu aediflcando 
manibus suis humiliter loboravit. Lacte iuxta Ordinis morem mendicato, fdii comitibus casu obvius, 
erubescentiam passus, animum recolligens, caput et corpus lacte perfudit. 

« 36. Lubani Conventus, Pisano et Rudolpho testibus, in Custodia Montis Aurei quintus cen- 

setur. 

« 37. Lubussensis vel Lobevicensis conventus non procul Francofurto ad Oderam a Mar- 
cinone Joanne exstructus, secundus in Brandeburgensi custodia recitatur. 



EXTRACTUS 



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« 38. Mersburgum ad Salam Tliuringiae fluvium, provinciae Magdeburgensis habuit conventum 
Minoriticum. 

« 39. Misna seu Missena superioris Saxoniae ad ripam Albis conventum Minorum habuit 
propriae custodiae Misnensis caput, et sacris ossibus B. Oderici seu Theodorici gloriosum. 
« 40. Mollenbecum. 

« 41. Munsterberga urbs metropolitica proprii ducatus in Silesia in custodia Vratislaviensi 
settimum habuit conventum. 

« 42. Nanislaviae sestus conventus in custodia Vratislaviensi fuit: a duobus saeculis per ra- 
biem Hussitarum deturbatus est. 

« 43. Neorupinus in Marchia Brandeburgica conventus per haereticos direptus est: ecclesia 
cliamnum subsistit. 

« 44. Nissa proprii ducatus caput a primis Ordinis exordiis quintus custodiae Vratislaviae cen- 
setur, sub titulo S. Crucis: prò hoc et aliis disceptavit Polonia contra binas provincias S. Joannis 
Baptistae et Thuringiae : verum provincia Bohemiae extra litem posita, in possessionem intravit, 
donec ab Hussitis in acervum lapidum conversus fuit. 

« 45. Nordhusa urbs vetus Cheruscorum et imperialis in confmio Misniae et Thuringiae. Anno 
1230 loco peramplo prope moenia assignato conventus S. Francisci patrocinio eadiflcatus, anno 1239 
Flammis absumitur , et restauratur ecclesia alta et longa , asseribus superne compacta adhuc su- 
parstes, habens turrim lapideam cum fornicato tecto, sed concionibus Lutheranis deformatur. 

« 46. Nordhemiae ad Ehumam fluvium ducatus Brunswicensis in Hercinia 1225 a fratribus 
Erfurto missis habuit conventum. 

« 47. Novae domus ad Vistulam in- Prussia secundum locum obtinuit in custodia eiusdem 
nominis. 

« 48. Novi Fori conventus custodiae Vratislaviae quartus in ordine. 

« 49. Oscatiae in Misnia conventus quintus custodiae Misniae tumulo B. Joannis Marpurgensis 
miraculis ab obitu gloriosi felix fuit. 

« 50. Osterwer Lingenburgi secundum in custodia Magdeburgensi conventum statuunt libri 
Ordinis, sed nescitur. 

« 51. Parchemii in custodia Lubecensi septimum conventum nominat Pisanus. 

« 52. Pirizius ducatus Stetinensis oppidum, habuit conventum Minorum in custodia stetinensi. 

« 53. Riditene conventum nomine tenus novimus; de .situ et statu nihil. 

« 54. Riga metropolis Letorum conventum habuit antiquissimum , in custodia Lubecensi 
secundum. 

« 55. Rostochium est urbs maritima, universitate Celebris, ubi e conventu Minorum scho- 
lae haereticorum factae: erat celeberrimus, et ordine sestus in custodia Lubecensi. 

« 56. Saganum in Silesia proprii ducatus caput, cum anno 1294 haberet ducem humanissi- 
mum Woldemarum, Marchionem Brandeburgicum, accepit ab eo fundatum conventum, qui fuit 
sestus custodiae Aurei Montis. 

« 57. Sitaviae in extremitate Lusatiae Misniam versus fuit decimus conventus custodiae Au- 
rei Montis. 

« 58. Silvenetz Pisanus et Rudolphus assignant sestum locum custodiae Vratislaviensis. 

« 59. Soldwedelum veteris Marchiae civitas est : tertium in custodia Rrandeburgensi locum 
habuit hic conventus, quem haeretici in quatuor scholas transformarunt : ecclesia opere magnifico 
etiamnum perennat, cuius altaria, excepto summo, demoliti sunt. 

« 60. Streliz seu Strelen in Silesia custodiae Vratislaviensis tertius conventus fuit, sed cum 
caeteris evanuit. 

« 61. Sunda, alias Stralsunda in littore Balthico urbs est portu etcommerciis multarum gentium 
admodum frequens; haec quintum Ordinis seraphici in Lubecensi custodia nactus est locum: anno 1522 
imagines confractae, sacra profanata, et omnes Religiosi una die per lutheranos ex urbe fugati sunt. 

« 62. Suselitz ad Albim in Collimitia dioecesis Misnensis conventus Minorum septimum locum 
habuit in custodia Misnensi. 

« 63. Torgam ad Albim in Misnia sub electore Saxone conventus in custodia Misniae sestus 
ob haereses vacat. 

« 64. Travenburg octavum custodiae Stetinensis faciunt conventum Pisanus et Rudolphus. 
« 65. Vratislavia ad Viadrum urbs Episcopalis, proprii ducatus in Silesia metropolis, et huius 

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EXTFxACTUS 



10 custodiae caput, ab anno 1525 :Lutheranismo respersa: conventus S. lacobo Apostolo sacer ab 
anno 1236 Ducem Henricum II fundatorem agnoscit. 

« 66. Warenae ad Havelium fluvium conventus Minorum quartus in Lubecensi custodia su- 
perfuit. 

« 67. Weissenfeltza ad Salam fluvium in Misniae fmibus habuit in Lipsiensi custodia con- 
ventum octavum. 

« 68. Wismaria ad mare Germaniae Balthicum Megapolitana urbs hanseatica conventum libe- 
raliter fundavit, qui fuit octavus in Lubecensi custodia, sed per irruptionem liaereticam anno 1524 
caeptus est turbari. 

« 69. Wittenberga ad Albim superioris circuii et electoralis Saxoniae caput, conventum Mino- 
riticum fundatrice Helena ducis Brunswicensis Alia, Alberti I Imperatoris Saxoniae coniuge, et Al- 
berti II genitrice, anno 1266 accepit sestum in custodia Lipsiensi. 

« 70. Zerbsta Wittenbergam inter et Magdeburgum districtus Anhaltini civitas obtinuit ter- 
tium in dioecesi Magdeburgensi et custodia conventum Minorum. 

« 71. Zuickavia in Voitlandia, quondam imperialis, hodie ducum Saxoniae civitas Misniae 
apposita, quartum in custodia Lipsiensi conventum Minoriticum habuit. 

« Hisce conventibus provinciae Saxoniae S. Ioannis Baptistae iuncti erant seguentes conven- 
tus Alveldensis, Coburgensis , Egrensis, Halberstadiensis , Erfurtensis , Isenacensis , Muhlusanus, 
sicque erant olim in hac provincia conventus 78. Verum, quia erant Thuringiae, postea adiudicati 
sunt provinciae Saxoniae S. Crucis, exceptis conventibus Halberstadiensi et Egrensi, qui semper 
mansere Saxoniae S. Ioannis Baptistae, donec Halberstadiensis omnino emortuus, resuscitatus ad 
provinciam Goloniae accessit, et Egrensis provinciae Argentinae iungeretur. Anno vero 1627, cum 
resuscitatae provinciae Saxoniae S. Crucis a provincia Coloniensi assignati sunt conventus, etiam 
Halberstadiensis eidem provinciae S. Crucis adiudicatus est. 

Monialium Monasteria habuit olim provincia Saxoniae S. Joannis Baptistae sequentia. 

« 1. Aldensaliae nobìlium tertii Ordinis S. Francisci. 
« 2. Arenstedae clarissarum Monasterium. 

« 3. Butzbachii in extremitate Hassiae conventus tertiariarum extra oppidum , nunc hospitalc. 

« 4. Birbachii apud Cattos Meliboecos coenobium clarissarum. 

« 5. Camoenae in Westphalia tertiariarum conventus prope Hammonam. 

« 6. Cosfeldiae tertiariae magno numero cum Patre confessarlo ex provincia S. Crucis. 

« 7. Curiae prope Castrum Principis, illustre nobilium virginum clarissarum monasterium an- 
no 1348 a Margharetha ab Huttenhofen vidua comitis de Veda, prima Abbatissa, et filiabus eius 
Thecla et Catharina exstructum est, quod comites Orlemundae mirifice dotarunt, principum et 
comitum Alias habuit plurimas: ea occasione anno 1376 a Friderico IV Norici Burggravio bonis et 
privilegiis adauctum ; sed post eamdem , quam fratrum conventus subiit haereticorum rabiem , 
quamvis serius. 



« 8. Dresdae Monasterium S. Joannis Baptistae Ordinis S. Clarae anno 1291 a Nicolao IV 
multis indulgentiis dotatum. 

« 9. Egrae sororum S. Clarae sub huius Ordinis primordiis a nobilibus Bohemis Hecht et 
Koninger coeptum monasterium traditur, sed anno 1270 cum tota urbe conflagravit : ad annum 
1279 restauratio fabricae attentata, et anno 1288 clausura imposita. Anno 1463, 8 kalendas octobris 
Romae Pius II Bulla , Supremo ec. et anno 1464 12 decembris Paulus II Brevi suo, Supplicatum 
fuitec, ad preces militum et nobilium Ratisbonensis dioecesis , quorum fìliae, sorores et neptes in 
Monasterio praefato degebant, praecepit reformationem , anno 1465 per quinque sorores clarissas 
Norimbergenses introductam. Anno 1470 24 novembris Vratislaviensis decanus prò confìrmatione 
fmalem processum executorialem expedivit. Anno 1603 Minister provinciae Saxoniae S. Crucis ultimam 
visitationem habuit; sed anno 1606 ex provincia Argentina subrogatus est. Demum authoritate 
Capituli Generalis Saxoniae restitutus, anno 1628 in capitulo Fuldensi reassumendus putabatur. 

« Ibidem in civitate Egrensi erat tertiariarum domus: anno 1499 infortunio conflagravit; hinc 
sorores ad alios vicinos conventus tertii Ordinis translatae sunt. 

« 10. Freiiendietz castellum Westerwaldiae habuit domum tertiariarum ecclesiae parochiali 
contiguum . 



EXTRAGTUS 



179 



« li. Gelnhausae binas fuisse sororum tertiariarum domos colligitur ex vulgi opinione, quia 
vocabant magnum et parvum conventum. 

« 12. Gottingae prope conventum fratrum ex consensu et eonfirmatione Reverendissimi et Se- 
renissimi Alberti Brandeburgensis Archiepiscopi Moguntini et Magdeburgensis erectus est conventus 
sororum tertiariarum S. Agathae anno 1510, et ad exactiorem Regulae Observantiam anno 1523 
redactus. 

« 13. Hammeliae locus tertiariarum dominio acatholici senatus in hospitale aedesquae laicas 
con versus, anno 1630 authoritate Reverendissimi et Illustrissimi Episcopi Osnabrugensis Francisci 
Guilielmi fratribus provinciae Saxoniae S. Crucis cessit. 

« 14. Hermansteinium pagus prope Wetzflariam dominii Schenck a Schweinsberg domum so- 
rorum tertii Ordinis forti opere ex lapidibus exstructam ecclesiae parochiali contiguam habuit, 
qiiam haereticus praedicans incolit; etiamnum Reclusorium vulgo vocatur; redditibus alii gaudent. 

« 15. Isenaci domus tertiariarum stetit, quae una cum conventu Minoritico a sectariis avul- 
sa est. 

« 16. Magdeburgi Monasterium Clarissarum extitit usque ad annum 1631, quo ob pertinaciam 
obsessorum civium ab exercitu caesareo in violenta urbis invasione vorax ignis hoc monasterium 
absumpsit. 

» 17. Mùhlhusae conventus clarissarum fuit, sed evanuit. 

« 18. Norlingae ad Albim sub electore Saxone floruit monasterium clarissarum; in eo princi- 
pissa Misniae fuit abbatissa; frater eius Germanus fuit creatus Archiepiscopus Magdeburgensis, et 
altera soror Burgravio Norico nupta est. , 

« 19. Oldendorffii ad Visurgim conventus tertiariarum extitit; fundator idem, qui Stadhagae 
conventum fratrum Regularis Observantiae fundavit. 

« 20. Osnabrugi fuit conventus tertiariarum ex opposito conventus Minoritici, quem favore 
Reverendissimi et Illustrissimi principis et Episcopi Osnabrugensis Francisci Guiglielmi dominica 
post festum Ascensionis Domini anno 1631 occuparunt Clarissae de prima Regula S. Clarae e 
Conventu Monasteriensi evocatae, 

« 21. Saltzensis sororum tertiariarum conventus extitit florentissimus ex opposito ecclesiae 
fratrum. 

« 22. Stendalac conventus sororum tertii Ordinis anno 1523 ad meliorem stabilitatem instru- 
ctus fuerat, quem etiamnum cum eleganti ecclesia 14 moniales Lutheranae incolunt. 

« 23. Ibidem conventus Clarissarum alit similes 28 foemellas Lutheranas, quae missas et ho- 
ras germanice canunt. 

« 24. Suselitz ad Albim Misnensis dioecesis fundatum extitit Monasterium Clarissarum. 

« 25. Schweinfurthi ad Moenum in Franconia monasterium Clarissarum extinxit haeresis. 

« 26. Vachingae in comitati! Westerburgensi fuere tertiariae; sacellum duabus campanis in- 
structum cum contiguo habitaculo perstat, sed ob haereses desolatum. 

« 27. Verdae Episcopalis cathedrae urbe sororum tertiariarum conventus ab haereticis dire- 
plus, anno 1639, ipso praesentationis, recuperatus est a patribus novae provinciae Saxoniae S. Cru- 
cis, et in comitiis provincialibus solemniter incorporatus. Everhardus ab Holle pseudo-Episcopus, 
huius conventus reditus anno 1566 applicaverat; successor eius Sigismundus , applaudente Capitulo 
haeretico, ecclesiam et conventum desertum fecerat, et locum suo cancellano consignarat, quo de- 
tentore, horto spatiosissimo remanente, domus laica sublimata est, cuius inquilinis ultrice Dei 
iustitia, amentia aut vita brevis usquequo accrevit. 

« 28. Vratislaviae viguit monasterium clarissarum nobilium, in quo Abbatissam egit Marga- 
retha Henrici ducis Lignitii, Brigae et Vratislaviae, ac Annae Alberti I Imperatoris flliae coniugum 
fìliae. Huic Monasterio Alexander papa IV indulgentias contulit anno 1257. 

« 29. Weissenfeltz diocesis Naumburgensis illustrium et nobilium virginum S. Clarae opulen- 
tum monasterium S. Nicolao Episcopo sacrum habuit sub directione Guardiani Erfordiensis una 
cum monasterio Clarissarum in Suselitz. Anno 1294 Nicolaus IV huic monasterio certas dedit 
Indulgentias. 

« 30. Wetzflariae domus S. Marthae tertii Ordinis iuxta conventum Fratrum Minorum situ 
honestissimo perstitit, postea domus S. Martini abusive vocata, prò qua sibi incorporanda senatus 
haereticus anno 1563 apud reverendissimum principem electorem Trevirensem summa instantia 
laboravit. Plures indubie in hac ampia provincia Saxoniae fuere conventus sororum, sed illos explo- 



480 



EXTRAGTUS 



rare prò nunc non licuit: ex hac :vero provincia diversi postea cesserunt provinciae Saxoniae S. 
Crucis, et provinciae Thuringiae, sicut et diversi conventus fratrum. 

« Nunc consequenter etiam referendi sunt ministri provinciae Saxoniae S. Joannis Baptislae. 
Ministri provinciae huius a primaeva sui erectione usque ad annum 1421 quando distincta fa- 
milia Regularis observantiae in Saxonia coepit, et Commissarios Yicariosque provinciales inceperunl 
habere ipsi fratres dictae observantiae, numerantur 37: necmirum, quod duo saecula tam paucos 
produxerint provinciales, cuna ab Ordinis initio perpetuitas praelatorum invalescere coeperit: postquam 
vero decretum concilii Gonstantiensis anno 1415 PP. Conventuales a praedicta familia Observan- 
tium segregans, indulserat quod Conventuales se possent reformare, et observanter vivere, sta- 
timi fervida aemulatione tam in Saxoniae, quam in Franciae Burgundiae et Thuroniae provin- 
ciis Conventuales vitam suam in melius transformarunt, plus solito observanter vixerunt, et prò 
talibus se gesserunt , quam vis possessiones , gradus promotionum in universitatibus , et praelatu- 
rarum perpetuitatem in Saxonia nunquam abiecerint: sed cum anno 1506, Iulius papa II huiu- 
smodi reformatos Conventuales decrevit debere uniri familiae Observantium , orta est acris disce- 
ptatio, an sub Ministris, an vero sub Vicariis deberet unio fieri? demum Leo X anno 1517 in 
gloriosissimo capitulo Romae ex omnibus Observantibus et vere Reformatis, nullos omnino redditus 
habentibus, nec pecuniae proprietatem , nec calceamentorum usum, sed Regulam Minorum stricte 
sine ulla dispensatione ad litteram, et ad mentem S. P. Francisci iuxta declarationes papales observare 
volentibus, unum corpus compegit, eorum praelatos declaravit esse ministros provinciales, et eorum 
caput Ministrum Generalem verum S. P. Francisci successorem, qui etiam nominari deberet Gene- 
ralis Minister totius Ordinis S. Francisci, et servare sigillimi eiusdem sancti: Conventualium vero 
caput vocaretur Magister Generalis PP. Minorum Conventualium S. Francisci, et alio sigillo uteretur. 

« Proinde huius provinciae Saxoniae S. Joannis Baptistae Ministri provinciales praeteritorum 
annorum usque ad annum 1517 fuere viri doctrina cultiore, et praeclaris dotibus eminentiores 
hi reverendi Patres : « Matthias Doring : Henricus Rune : Nicolaus Lackemann : Joannes Herinstede : 
Ludovicus de Segen : Joannes de Kemnitz : Everhardus Hillemann, et alii ec. Post unionem vero praefa- 
tam R. P. Hermannus Nedewold S. Theologiae baccalaureus factus anno 1517, ex placito apostolico, 
decreto quoque Capituli generalissimi Romani eiusdem anni, ipsius P. Reverendissimi Ministri Generalis 
Christophori a Forlivio consensu in ministeriatu continuatus, anno sequenti Francofurti ad Oderam 
in comitiis provincialibus habitis, ad plures annos pacifice provinciam illam rexit. R. P. Everhardus 
Krupe anno 1527 ministeriatus sarcina premebatur , cum. omnia adverso vento afflarentur et 
turbarentur , atque monasticam vitam professum esse , vulgo et dominis passim a fide catholica 
dilabentibus non degenerare, sed professionis tenacem manere , daretur passim crimini. Huius suc- 
cessorum nomina et gesta tam haeresis absorpsit, quam longa annorum curricdla oblitterarunt. 

.« Post descriptam matrem sequitur filia, scilicet provincia Saxoniae S. Crucis, quae a pro- 
vincia Saxoniae S. Joannis Baptistae prodiit, et sic cum ea conformis (licet conventibus distincta) 
semper permansit, ut non solum litteras pontificias utramque simul concernentes inveniamus, sed 
etiam provincia Saxoniae S. Crucis aliquando usurparit sibi nomen provinciae Saxoniae S. Joannis 
Baptistae et e contra etc. 

« Anno 1630 23 februarii in Congregatione defmitoriali provinciae Saxoniae S. Crucis ( cum 
anno 1628, dominica octava post Pentecosten istius neo-resuscitatae provinciae capitulum pro- 
vinciale celebratum esset Fuldae in monte Mariano , praeside Reverendissimo P. Josepho Bergaigne 
Commissario Generali nationis Germano-Belgicae , et ab eodem authoritate Reverendissimi P. Mi- 
nistri Generalis primus huius provinciae Saxoniae S. Crucis Minister provincialis nominatus et 
institutus esset R. A. P. Henricus Lotzius Hagiopolitanus , provinciae Coloniensis alumnus , et in 
ea anno 1611, 30 novembris professus et educatus , vir bonus, et honoris divini ac regularis 
observantiae zelantissimus ) tractabatur de restauratione provinciae Saxoniae S. Joannis Baptistae, 
consensitque defmitorium , salvo consensu totius discretorii , quod isti provinciae assignentur 
conventus tam recuperati, quam recuperandi in Thuringia, Hassia, Buchonia, Wetteravia, Misnia, 
Saxonia superiore, quae est in Electoratu, et in episcopatibus ab electore Saxoniae invasis . Saxonia 
autem S. Crucis retinet sibi conventus omnes recuperatos et recuperandos , qui sunt in Saxonia 
inferiori, circulo Westphaliae, Marca Brandeburgensi, Ducatu Megapolitano, Pomerania et utraque 
Frisia. 

« Anno 1631, 25 octobris celebrarunt Patres provinciae Saxoniae S. Crucis comitia provin- 
cialia Osnabrugi in Westphalia, praeside R. A. P. Theodoro Reinfeld provinciae Coloniensis Ex- 



EXTRACTUS 



481 



Ministro provinciali, Commissario visitatore dictae provinciae Saxoniae : in his comitiis Minister pro- 
vincialis huius provinciae omnium votis eligebatur R. A. P. Henricus Wuesten Ex-Guardiano Ful- 
densi, fllius provinciae Coloniae, anno 1615 22 iulii Coloniae professus, et in eadem S. Theologiae 
lector; P. Leonardus Helm patria Fuldensis, provinciae Coloniae* fllius , professus anno 1621 20 
augusti Coloniae , Vicarius Heidelbergae et secretarius Reverendissimi P. Commissarii Generalis 
Josephi Bergaigne, custos ; Deflnitores , P. Paulus Wolffrath Confluentinus Ex-Guardiano Erfurtensi, 
P. Petrus Merckelbach Ex-Guardiano Stadensi, P. Lambertus Weiier Ex-Guardiano Limburgensi, P. 
Chrisostomus Hein patria Fuldensis. 

« In his comitiis provincialibus de communi consensu Patrum huius provinciae actum est 
de resuscitanda provincia Saxonia S. Joannis Baptistae ohm celeberrima et amplissima, postea 
autem ob praevalentes haereses exstincta, ad quam resuscitandam resignarunt Patres provinciae 
Saxoniae S. Crucis omnes antiquos conventus Thuringiae et Hassiae cum Limburgensi, Fuldensi, 
Wetzflariensi , Gelnhusano , et aliis , quos in istis regionibus provincia Coloniae magno labore 
acquisiverat huc usque, qua de re Reverendissimus P. Minister Generalis emiserat patentes 1629 
6 augusti Madriti signatas, quas vide supra notatas. 

«Annus 1633 tandem annus ille dudum desideratus est, quo provincia Thuringiae ante annos 
cenlum et decem, scilicet anno 1523 primum in Capitulo generali Burgensi seguenti verborum tenore 
erecta: Provincia Saxoniae S. Joannis Baptistae dividitur in provinciam Saxoniae S. Joannis 
Baptistae, et in provinciam Thuringiae , sed paulo post per doctoris Martini Lutheri haeresin in 
omnibus civitatibus et oppidis exstincta, revixit per sin gularem solertiam Reverendissimi P. Josephi 
Bergaigne Commissarii generalis, et Fatrum provinciae Coloniensis et Saxoniae S. Crucis. 

« Anno 1633 in vigilia Epiphaniae dedit Reverendissimus P. Josephus Bergaigne Commissarius 
generalis nationis Germano-Belgicae litteras prò executione mandati Ministri Generalis ad erigen- 
dam, seu resuscitandam cmortuam provinciam Saxoniae S. Joannis Baptistae sub sequenti tenore. 

« Fr. Josephus Bergaigne totius Ordinis FF. Minoranti Definitor Genéfalis, et super provincias 
Cermaniae, Beigli , Angliae , Scotiae , Hyberniae ec. cum plenitudine potestatis in utroque foro 
Commissarius generalis. Dilectissimis in Christo Patribus et Fratribus provinciae Saxoniae S. Crucis, 
et provinciae Saxoniae S. Joannis Baptistae tam superioribus quam subditis salutem et pacem in 
Domino sempiternam. 

« Notum facimus vobis , quod Reverendissimus P. F. Bernardinus de Senis, totius Ordinis 
Minister Generalis , anno 1629 die 6 mensis augusti sub manu sua et sigillo maiori officii, prò 
restitutione provinciae Saxoniae S. Joannis Baptistae dederit litteras patentes, quae incipiunt: Cum 
intellexerimus, quantum Dei gratta et infidissimi Imperaioris Ferdinandi semper augusti auspi- 
casele., quas vide supra. 

« Post has Ministri Generalis litteras subsequitur: Virtuteharum praesentium Patres provin- 
ciae Saxoniae S. Crucis capitulariter congregati in conventu Osnabrugensi die 15 octobris anno 
1631 communi consensu iudicarunt expedire, ut prò initio provinciae Saxoniae S. Crucis separa- 
rentur et transferrentur in provinciam Saxoniae S. Joannis Baptistae conventus Limburgensis , 
Fuldensis, Wetzflariensis, Gelnhausanus, Erfurtensis, Hirsfeldensis, Marpurgensis, Isenacensis, Cor- 
bacensis, Sigenensis, Francofurtensis ad Moenum, Grunenbergensis, Saltzensis ec. huius iudicii et 
consensus Patrum sicut et ipsarum literarum patentium Reverendissimi P. Ministri Generalis nobis 
commissam executionem ob gravia intervenientia impedimenta, et in primis ob translationem dicti 
Beverendissimi P. Ministri Generalis ad episcopatum Vicensem, et deinde ob mortem successoris Re- 
verendissimi P. Petri Jover, qui predecessoris sui circa restitutionem dictae provinciae Saxoniae ordìna- 
tionem inter alias confirmaverat, novis litteris patentibus datis Vallisoleti die 26 aprilisanno 1632, coa- 
cti sumus differre : nunc vero postquam Reverendissimus P. N. Antonius Henriquez in praesenti totius 
Ordinis Serafici Vicarius Generalis, rursus novis patentibus manu sua et sigillo maiori officii dàtis Ma- 
driti die 17 mensis septembris anno 1632 eandem praedecessorum suorum ordinationem renovaverat, 
ac proinde ante discessum ad Capitulum generale debeamus ad reerigendam et formandam provinciam 
S. Joannis Baptistae procedere, atque a Reverendissimis PP. Generalibus nominatoset institutos supe- 
riores declarare; hinc est, quod tam iustae ordinationi superiorum obedientes declaremus, virtute 
praesentium, supra nominatos a Patribus capitulariter congregatis Osnabrugi conventus de facto 
spedare, et prò tempore spectaturos ad provinciam Saxoniae S. Joannis Baptistae, atque omnes 
Patres, et Fratres, qui prò praesenti in eis commorantur, vel in posterum sunt moraturi, subiici 
et subiiciendos obedientiae B. A. P. Ministri per patentes Beverendissimi P. Ministri Generalis 



182 



EXTRACTUS 



instituti, et aliorum superiorum ejusdem provinciae, quos idem Reverendissimus P. Minister Gene- 
ralis instituit, vel per nos vel per alios superiores sunt legitime instituti, vel in postemm insti- 
tuentur. Declaramus praeterea, quod interim, quo Guardiani prò dictis conventibus Saxoniae S. 
Joannis Raptistae a nobis nominati ad sua loca non pervenerint, sicut forte ob pericula itinerum 
et persecutiones haereticorum non poterunt tam cito pervenire, manebunt et censebuntur eorum 
legitimi conventuum Gommissarii, virtute harum litterarum ad hoc constituti omnes ii , qui iam 
de facto in iisdem sunt Guardiani vel superiores, etiamsi ratione defìnitoriatus vel alio titulo per- 
tinerent ad provinciam Saxoniae S. Crucis. Quae omnia, sicut et alia per nos, vel per R. A. P. 
Ministrum circa reformationem huius provinciae ordinata vel ordinanda , volumus per sanctam 
obedientiam ab omnibus et singulis rata haberi , monentes , quod sicuti in clausulis literarum 
Reverendissimorum Patrum Generalium continetur : si quis ausu temerario aliquid in contrarium 
attentare praesumpserit , utriusque vocis privationem, maioris item excommunicationis poenam se 
noverit incursurum. Valete, Deumque prò nobis orate. Datum in vigilia Epiphaniae anno 1633 sub 
nostro chyrographo, officiique sigillo maiori. 

F. Josephus Rergaigne, qui supra. 

« Anno 1633 13 februarii R. A. P. F. Theodorus Reinfeld primus provinciae Saxoniae resu- 
scitatae S. Joannis Raptistae Minister provincialis edidit sequentes patentes Rruxellis. 

« F. Joannes Theodorus Reinfeld Ordinis Fratrum Minorum Regularis Observantiae provinciae 
Saxoniae S. Joannis Raptistae Minister et servus. V. in Christo dilecto Patri P. F. Lamberto 
Weiier eiusdem provinciae Definitori salutem et pacem in Domino sempiternam. 

« Cum a praelatis nostris Generalibus sim nominatus et institutus, et a Reverendissimo P. 
Josepho Rergaigne totius Ordinis Defmitore generali, et per provincias Germaniae et Relgii Com- 
missario generali, per literas patentes, ad conventus et Patres ac fratres provinciae Saxoniae missas 
declaratus Minister provincialis provinciae Saxoniae S. Joannis Raptistae, nec potuerim ob profes- 
sionis meae et iniunctae singularis obedientiae mandatum illud offìcium non acceptare, modo vero, 
ante visitatos conventus et perfectam omnium ordinationem, cogar vi officii et regulae cum pro- 
vinciae custode proficisci ad Capitulum generale, ac proinde obliger (cum ob bella et persecutiones 
haereticorum, et pericula itinerum non possim Defmitores convocare ) instituere aliquem provinciae 
yicarium, qui tempore absentiae meae possit eidem praeesse , et ea, quae ob brevitatem et adver- 
sitatem temporis non potui componere , componat : hinc est , quod de zelo et prudentia tua in 
Domino bene conflsus, virtute praesentium te in dictae nos trae provinciae Saxoniae S. Joannis 
Raptistae vicarium istituo, ac institutum declaro, mandans per sanctam obedientiam, ut illud munus 
in te suscipias, et secundum gratiam tibi a Deo datam ac dandam, et secundum exigentiam lite- 
rarum patentium Reverendissimorum praelatorum Generalium fldeliter et diligenter administres: 
quod ut facilius possis exequi , mando harum earundem tenore in virtute Spiritus Sancii , et sub 
poena excommunicationis latae sententiae, omnibus et singulis designatorum Conventuum pro- 
vinciae Saxoniae S. Joannis Raptistae patribus et fratribus, ut te tanquam legitimum superiorem et 
provinciae vicarium recipiant, et in omnibus ad offìcium tuum spectantibus pareant cum effectu. 
Vale, et Deum prò me ora. Datum Rruxellis in conventu Fratrum Minorum sub meo chyrographo 
die 13 Februarii. 

F. Joannes Theodorus Reinfeld. 
Loco Sigilli. In quo erat incisus s. Joannes Raptista baptizans Christum. 

« Eodem anno et die P. Reverendissimus Gommissarius Generalis scripsit V. A. P. Lamberto 
Weiier sequentes literas. 

« F. Josephus de Rergaigne totius Ordinis Fratrum Minorum Deflnitor Generalis, ec. ut supra. 

« V. A. P. F. Lamberto Weiier provinciae nostrae Saxoniae S. Joannis Raptistae salutem. 

« Cum a Reverendissimis Patribus ac Praelatis totius Ordinis Generalibus sis nominatus et 
electus in Definitorem provinciae Saxoniae S. Joannis Raptistae, et iustissimum sit, ut tali electioni 
cedat aliorum praelatorum inferiorum electio, hinc est, quod virtute praesentium mandemus, ut 
statim renuntiato Deflnitoriatu provinciae Saxoniae S. Crucis, assumas offìcium, quod Reverendis- 
simi PP. nostri Generales tibi imposuerunt, et sis in posterum per S. obedientiam subditus R. A. 
P. Ministro provinciali provinciae Saxoniae S. Joannis Raptistae, ac iuxta factam ipsius insti tutionem, 
per patentes literas tibi transmissas, agas prò tempore absentiae ipsius vicarium provinciae. Vale, et 
Deum prò nobis ora. Datum Rruxellis in nostro conventu Minorum die 13 februarii anno 1633. 

« F. Josephus Rergaigne, qui supra. 



EXTRAGTUS 



483 



« Dum haec fierent praefatus R. A. P. Theodorus Reinfeld agebat Guardianum conventus 
Coloniensis: quia autem iter suum ad Capitulum generale inchoabat, in locum eius Coloniae 
successit ex ordinatione Deflnitorii 12 ianuarii Coloniae congregati facta, V. A. P. Petrus Schutz 
provinciae Coloniensis Definitor. Reverendus vero P. Theodorus Reinfeld, tanquam Minister provin- 
cialis Saxoniae S. Joannis Baptistae, cum venit ad Capitulum illud generale Toleti in Hispania 
celebratum, electus est in Definitorem Generalem, et Reverendissimus P. Joannes Baptista a Cam- 
panea in Ministrum Generalem. In hoc Capitulo generali provincia Thuringiae iuribus et privilegiis 
antiquis restituta fuit, ac eiusdem generalis Capituli decreto R. P. iEgidius a Bruxellis institutus 
fuit provincialis Minister huius provinciae Thuringiae ex custode provinciae Saxoniae S. Joannis 
Baptistae. Expeditas desuper patentes subiicio, quae sunt sequentis tenoris. 

« F. Joannes Baptista a Campanea Strictae Observatiae totius Ordinis Minorum Minister Generalis 
et servus, dilecto Nobis in Christo patri F. iEgidio a Bruxellis eiusdem Ordinis ac instituti, nostrae 
vero provinciae Saxoniae S. Joannis Baptistae praedicatori et custodi custodum salutem in Domino 
sempiternam. 

« Cum Seraphica nostra religio tam longe lateque diffusa, per orbem quasi totum propagines 
suas extenderit, multasque iam provincias, eam praesertim, quae Thuringiae S. Elisabethae nomine 
gaudebat , haereticorum furore et persecutione non sine magno fidei detrimento amiserit , Deique 
nihilominus misericordia succurrente sperandum sit, brevi memoratam proviciam totaliter ad fìdem 
catholicam Imperiumque Romanum rcversuram: cumque insuper facto verbo in generali Capitulo 
nuperrime Toleti celebrato, de eiusdem provinciae restitutione et restauratane facienda, et re 
accuratius ibidem inspecta , et maturius .considerata , fuerit tandem consulto decretum , omnino 
fore in pristinum statum , suisque iuribus , honoribus et privilegiis restituendam , ea pra caeteris 
suadente ratione, quod etiam nunc inter occupantes et persequentes haereticos nonnulli sint ordi- 
nis nostri Religiosi, qui quantum ipsis e coelo tribuitur, verbo et exemplo catholicae fidei propu- 
gnationi incumbunt : quapropter nos eiusdem Capituli generalis decreto et vestigiis inhaerentes, 
pracsentium vigore dictam provinciam nostram Thuringiae S. Elisabethae in pristinum statum 
restituimus, suisque iuribus, honoribus, praerogativis, exemptionibus, immunitatibus et privilegiis 
totaliter et ea lcge plenarie reddimus, ac si nunquam excidisset ab ipsis : atque adeo ita ipsa pro- 
pris, sicut et reliquae nostri Ordinis provinciae suis gaudere possit et valeat. Et inde fit, ut cum 
ad nos pertineat, eiusdem rcstitutac provinciae institutio et provisio rectoris, qui eam gubernet et 
regat, quique quantum in Domino poterit, ipsius accretioni fldelius insudet, et regularis disciplinae 
promotion'! vigilantius studeat: de tuae igitur vitae probitate, doctrinae sufficienza , ac rerum agen- 
darum dcxteritatc plurimum in Domino confisi , te dictae nostrae provinciae Thuringiae S. Eli- 
sabethae Ministrum provincialem nominamus, instituimus, et declaramus, ac sic per nos nomina- 
timi, institutum et dcclaratum authoritate nostra confìrmamus, concedentes Ubi omnimodam nostram 
authoritatem, quae in hac parte Ministris provincialibus Ordinis nostri tribui consuevit, volentes, 
ni, de facto omnes et singuli conventus tam Fratrum quam Monialium, quos olim ad dictam pro- 
vinciam nostram spectasse deprehenderis, tum eos, qui utcunque in praesentiarum existunt, tum 
illos, qui favente Deo successive ex haereticorum unguibus eripientur, obedientiae, tuoque regimini 
sine ulla controversia subdantur ; ita ut ex nunc authoritate tua ordinaria et nostra tibi specialiter 
et plenarie, ut supra, commissa, illos regere et divigere poteris, prò ut melius secundum Deum 
prò bono et augmento dictae provinciae nostrae expedire tibi videbitur: praecipientes omnibus et sin- 
gulis fratribus et monialibus, superioribus et subditis dictae nostrae provinciae, ut te velut legitimum 
eorum superiorem a nobis, ut supra, institutum recipere, recognoscere, et revereri velint et debeant, 
tibi in omnibus, quae non sunt contra animam suam et regulam nostram, hilariter obtemperaturi. 
Te demum monemus et in Domino obtestamur, ut in huiusmodi tibi iniuncto obeundo munere 
talem te ipsum exhibeas, Dei ministrum irreprensibilem, prudentem, zelatorem, discretum, vigilem, 
fidelem, sollicitum, qualem omnes laudare et venerari possint et debeant. Vale, Deumque prò Nobis 
exora. Datis Odone in Conventu nostro S. Francisci die 13 augusti anno 1633. 

Loco Sigilli. 

« F. Joannes Baptista a Campanea Minister Generalis. 

« Quod praesens extractus ex Annalibus R. p. Adami Burvenich p. M. hinc inde, prò annorum 
diversitate et temporum exigentia, ad habendam aliqualem notitiam florentissimae olim provinciae 



m 



EXTRACTTTS 



Saxoniae S. Joannis Baptistae fideliter excerptus et collectus cum ipso originali concordet, subscriptione 
manus propriae attestor. 

a F. Hermannus Bario, provinciae Thuringiae S. Elisabethae Ordinis Fratrum Minorum Recolle- 
ctorum S. p. G. et Notarius Apostolicus Ordinis m. p. 

A questo documento si connettono, come continuazione di storia, le dolorose vicende che di 
questi dì l'Ordine ha provate in Prussia, donde tutta una fiorentissima Provincia di dotti e ope- 
rosissimi Francescani venne espulsa senza nessuna pietà, i loro Conventi chiusi, le chiese profanate. 
Diresti che Lutero fosse riapparso a compiere 1' opera della sua distruzione ! Ma la Provvidenza ne 
ha cavato un gran bene ! Ottantacinque di questi egregi Padri s' imbarcavano in Inghilterra per 
l' America del Nord, dove giunti vennero accolti come Angioli di cielo, e vi hanno aperto fruttuo- 
sissime Missioni. Di là forse un dì torneranno i Minori a rievangelizzare l'Europa! 

Della loro opera i Giornali Americani ci recano la seguente notizia (20 agosto 1878) che 
mettiamo qui, e tornerà graditissima a' nostri lettori. 

« I Francescani in America. I Minori Osservanti della Provincia di Westfalia sono in 
questi giorni occupatissimi nella fondazione di un loro Convento a Saint-Bernard ('Nebraska) negli 
Stati Uniti. Saint-Bernard è una colonia tedesca, la quale promette di divenire una delle più 
fiorenti città del Dard-West. Le Suore del Terz' Ordine poi hanno già aperto a Winstead nel 
Connecticut un convitto per fanciulle, intitolato 1' Accademia di S. Margherita, il quale è situato in 
posizione che unisce la salubrità del clima alla bellezza della prospettiva. » 

Ancora vogliam avvertire, per quelli che verranno dopo di noi , che molti documenti intorno 
alla Ristorazione delle Missioni Francescane dell' America del Nord sono stati pubblicati negli 
Annales des Missions Franciscaines par le Pere Marcellin de divezza ( con aggiunte de' nostri 
egregi Padri del Belgio) Louvain, chez Peeters, Libraire editeur. Rue de Namur 22. 1867. Sono 
6. volumi; e nel Messager de Saint Francois d'Assise, Revue mensuelle du Tiers Ordre , publiée 
par les Peres Recollects de Relgique, che conta già il 4 anno, ed è diretta dal chiaro Padre Servasio 
Dirks. 



F 



217. Facultas erigendi custodias prò Missionariis de Obser- 
vantia S. Francisci in America Septentrionali , supplicante Ee- 
ge Catholico. 17 Novembris 1779. 

Manoscritto in foglio, di 12 carte, che anni fa ebbi in dono dal M. R. P. Fulgenzio da Torino 
(di felice memoria) Ex-Segretario ed Ex-Procuratore generale dell'Ordine, fondatore del presente 
nostro Convento di S. Anna di Parigi, dove morì verso la fine del 1877, e quivi venne sepolto. 

218. Faro. — Eelacao do que obrarào na segunda missào , 
os annos de 1663 e de 1667, os Eeligiosos Capuchos da Piedad 
do Eeyno de Portugal, em a terra firme de Guinè na conversào 
dos Gentios , e descorrendo da povoacào de Cacheu , Eio de Sam 
Domingos, passando ao Eio Grande, Eio do Nuno, Eio de Pongas, 
Eio dos Carceres , Eio da Serra Leoà ; escrivendo nào so o que 
obrarào no servico de Deos, e as muitas almas que converterào 
a Fe de Christo nos muitos reynos em que estiverào , mas ainda 
eécrevendo alguns ritos e costumes de Gentios de aquellas terras. 
Por Fr. André de Faro, Missionario na mesma terra firme de Guinè 
e Eeligioso de nuestra Provincia. Dedicados ao muito ornado Irmào 
Frai Ministro Provincial da mesma. 

Manoscritto in 4, di 2 carte di dedicatoria, 3 di prologo non numerate, ed altre 90. Lavoro interes- 
santissimo ed inedito. Appartiene alla pubblica Biblioteca della città di Evora in Portogallo. Nella 
dedicatoria a Fedro Fernandez Monteiro do Conselho de su Magestade, l'Autore dice: « Nao trato 
de mais que reprczentar a V. M. e a totos os demais devotos nossos, ho que ha realidade temos 
passado, para que com estes breves e verdadeiros informes creja mais em V. M. o fervor e o dezejo 
de fomentar com su Magestade e com nossos Prelados a conservacào desta Missào , tam esquesida 
neste reyno ha tantos annos. Este hé meu intento principal , e o que em primeiro lugar animou 
minhas confiancas, porque pello que temos visto e experimentado no decurso de cinco annos, 

que tanto averà que nossos hirmaos comesarào a pizar està costa e terra firme de Guinè , ec 

Escrita neste Hospicio da Piedade, povoacào de Cacheu, 10 de agosto 1664 annos. » 



486 



FELI - FERNANDEZ 



Slamp. 
Asia 
e 

Aflrica 



Slamp. 
e 
Ms. 
Asia 



È questa relazione della maggiore importanza per la storia della Guinea e delle Missioni che 
vi aprirono e tennero con tanto frutto e tanta gloria i Francescani. Il Padre Emmanuele Da Monforte, 
di cui diremo a suo luogo, ne riferì una parte nella sua Chronaca da Provincia da Piedade; 
ma forse ne lasciò il migliore. Si divide in 15 capitoli, disposti come segue. — Il I, narra la 
partenza della Missione dal Portogallo, che fu la seconda. — Il II, le vicende del viaggio, e l' arrivo 
all' isola di Santiago di Capo Verde. — Il III, com' entrarono in Santiago, e quel che quivi fecero 
inflno a che lo scrittore partì per la Guinea. —Il IV, le loro imprese in Guinea: come vennero 
ricevuti dalla popolazione di Gacheu ; la prima loro uscita nel regno dos Banhus, terra di gentili, 
e quel che vi operarono infino a che 1' autore partì per il Rio di Nuno. — Il V, i successi del loro 
viaggio : come furono nell' isola di Rizzao ; F arrivo al Rio del Nuno, e di ciò che quivi fecero 
infino a che F Autore partì per la Serra Leoa. — Il VI, i successi del viaggio alla Serra Leoa , e 
quel che quivi fece F Autore ne' dieci mesi che vi si trattenne. — Il VII, quel che incontrò all' Autore 
nell' Ilheo Doloso, in compagnia degli Inglesi, e le sue entrate nelle terre dei gentili. — L' VIII, 
come s'imbarcò per il regno di Boyloes, e di quel che gli avvenne. — Il IX, come s'imbarcò per 
la Serra Leoa, e le avventure della sua impresa. — Il X , ciò che gli avvenne nel detto Ilheo , e 
come s' incontrò col suo compagno, dal quale s' era diviso ; ed altre cose notabili di questa terra. — 
L' XI, come F Autore s' imbarcò col suo compagno per il Rio de los Carceres , e ciò che fece in quattro 
mesi. — Il XII, quel che operò nelle Aldeas do Rio dos Carceres. — Il XIII, come s' imbarcò per il 
Rio Grande, e de' successi dell'impresa. — Il XIV, come entrò nel Rio Grande, e quel che gli 
incontrò finché giunse a Cacheu. — Il XV, come F Autore s' incontrò col suo compagno in Cacheu, 
e di quel che questi aveva fatto dopo la loro separazione. 

Questo suo compagno chiamavasi Fr. Salvatore da Taveiro : erasi fermato dieci mesi al Rio 
del Nuno, battezzandovi in questo tempo 130 persone, parte figli di cristiani, parte gentili da lui 
convertiti. Poi era andato al Rio do Deponga, e vi stette quattro mesi; dove i bianchi avevano 
edificato una chiesa, ai quali prestò la sua assistenza: e frattanto si spinse parecchie volte fra' 
gentili dentro il paese; ma non ne ottenne alcun frutto, perchè erano feroci e superstiziosissimi. 
Il nome di questa gente era Bagas, molto amici dei bianchi per ragione del commercio che facevano 
con essi ; ma ostinatissimi nell' adorazione della China , che è , dice F Autore , una pietra , sopra 
la quale offrono farina di riso e vino di palma, ec. 

Oltre a questa missione largamente descritta dall'Autore, essi ne fecero una seconda, della 
quale infine del manoscritto si promette parimente la Relazione con queste parole : Prometese 
escrever as óbras e successos da segunda entrada pella terra dos genlios. È stata scritta? Esiste 
essa? o è andata perduta? Ciò è che non sappiamo: forse più comode e diligenti ricerche nelle 
Biblioteche e negli Archivi del Portogallo potranno render compiuti questi preziosi documenti delle 
Missioni Francescane in Guinea. 

219. Feli. — Fratris Félicis in Terrae Sanctae, Arabiae et 
Aegypti peregrinationem. Edidit. L. D. Hassles, Stugarti, 1833- 
1835. 

Sono tre volumi in 8, pubblicati per la società de' Bibliofili Alemanni. Non gli ho veduti, nè 
ho potuto verificare se l'Autore sia Francescano, o appartenga ad altro Ordine. Sempre gioverà 
l'averlo ricordato. 

220. Fernandez. — Compendio de la Doctrina Cristiana en 
idioma y caracteres chinicos por el P. Fr. Juan Fernandez de la 
Provincia de S. Juan Bautista: impreso el ano de 1705. 

— Tractado sobre el modo de confessar, impreso en 1705 en 
el mismo idioma y caracteres. 



FERNANDEZ - FIGUEROA 



187 



— Tractadò mistico sobre la comunion espiritual, impreso 
al ano de 1705, eri el mismo idioma que los anteriores. 

Così 1' Huerta (Esfado, ec.J; ma non dice dove siano stati impressi: probabilmente nella stessa 
Cina, o nelle Filippine. 

— Diccionario Chinico-Espanol. 

Manoscritto, che probabilmente si conserva nell' Archivio del nostro Convento di Manila. Il P. 
Giovanni, nativo di Almansa, pervenne dalla Spagna alle Filippine il 1696 , e Y anno seguente partì 
per le Missioni della Cina , dove evangelizzò per 28 anni. Il 1726 poi, chiamato dal Commissario 
generale delle Missioni, tornò al Messico, e di là in Ispagna; e morì in Almansa il 3 febbraio del 
1735 in età di 80 anni. 

— Epistolae R. P. Fr. Joannis Fernandez Ordinis Minorum, 
Missionarii antiqui in Sina. 

Sono due lettere dello stesso Padre, indirizzate ad R. Patrem KiUanum Siumpf Societatis Jesu , 
Japoniae et Sinarum Visilatorem. La prima è data in Nan-gan il 28 agosto del 1705; la seconda, in 
Cantone 23 gennaio 1717. Ve ri' è aggiunta anche una del Padre Fr. Martino Aleman Commissario 
Provinciale de' Francescani in Cina, data parimente in Cantone il 26 novembre 1716, ad Patrem 
Jheronymum Franchi Societatis Jesu, Missionarium in provincia Xan-tung. 

a&. 221. Fernandez. — Exemplar unius epistolae R. P. Fr. Michaelis 
Fernandez Ordinis Sancti Francisci ad RR. PP. FF. Martinum 
Aleman et Franciscum a S. Josepho. 

È data in Nan-fu il 20 ottobre^del 1702. Espone alcuni tratti circa i punti contreversi rispetto 
a' riti cinesi. L'esemplare con le due lettere precedenti del Padre Giovanni trovasi nella Biblioteca 
Fabroniana di Pistoia. 



Asia 



Ms. 

Asia 



Slamp. 
Asia 



222. Fernandez. — Costituciones de la santa y apostolica Pro- 
vincia de S. Gregorio, impresas en Manila el ano de 1623 , las 
cuales fueron las primeras que se formaron : por el P. Fr. Juan 
Bautista Fernandez. 

Così I'Huerta (Eslado ec.J. Gio. Battista nacque nel popolo di Villarejo, Arcivescovado di 
Toledo, l' anno 1574, e fece i suoi studi in Alcalà, dove ottenne il grado di baccelliere in filosofia. 
Recatosi poi con un suo zio in America, quivi prese 1' abito e professò l' instituto Francescano nel 
Convento di S. Cosimo della Custodia di S. Diego di Messico 1' anno 1591. Il 1598 poi passò alle 
Filippine, dove assai si distinse nella predicazione. Il 1622 venne eletto superiore della Provincia 
e di tutte le Missioni di quell' Arcipelago; e il 1625, uscito d' ufficio, fu destinato all' amministrazione 
del popolo di Sampaloc. Poi fu guardiano del Convento di Manila, e Commissario visitatore del 
Terz' Ordine nelle Filippine, dove finalmente morì con grande fama di virtù il 1635. 

223. Figueroa. — Arte del idioma Visaya de Samar y Leyte, 
compuesto por el P. Fr. Antonio Figueroa, Religioso Franciscano 



188 



FIRMAMENTUM - FLORANO 



profeso en el Eeal Colegio de Araujes, e hijo de la Apostolica 
Provincia de S. Gregorio Magno de Religiosos Descalzos de la 
Regular y mas estrecha Observancia de N. P. S. Francisco en las 
Mas Filipinas. Binondo, ano 1870. Imprenta de Bruno Gonzalez 
Moras. Anloague 6. 

Un volume in 4, di 135 pagina 

• — Vida Christiana traducida en Visaya por Fr. Antonio 
Figaeroa, ec. Binondo, ano de 1869. Imprenta ec. 

Un volume in 16, di 147 pagine." 

— Anxilio para enfermos en idioma Visaya, traducido por 
Fr. Antonio Figueroa, ec. Binondo, ano de 1869. Imprenta ec. 

Un volume in 16, di 63 pagine. Conobbi il valente Missionario e scrittore nel nostro Collegio 
di Pastrana, Provincia di Guadalajara, dove da poco aveva fatto ritorno dalle Filippine: di là poi 
seppi che era stato inviato lettore di Teologia nel Collegio di Consuegra. Essendo oggi tanto in 
pregio e di tanta importanza lo studio delle lingue e delle loro derivazioni, noto qui come libro 
utilissimo rispetto alle Filippine F opera seguente di J. Mallat : Les Isles Philippines considérées 
au point de vue de V Mdrographie et de la linguistique. Suivi d' un coup d' oeil sur les idiomes 
de ces isles, d'un recueil de phrases, de dialogues, et d'un Vocàbulaire Francais, Tagalog el 
Bisaya. Paris, Pollet et Compagnie, 1853. 

vamp. 224. Firmamentum trium Ordinum beatissimi Patris nostri 
Francisci. 

Seraphici turmis Francisci connumerande 

Firmamenta Ubi solida sume cilus 

His equidem Celebris vivendi regula forme 

Lucidior fiet : fruclus et uber erit. 
Suscipias igitur compacta hec munere grato 

Sepius et memori mente revolve Ubi. 

Un grosso volume in 4. In fine del quale si legge : « Supremo iuvante Deo ( hac quina parte studio 
completa) presenti libro Firmamenta trium Divi Patris Francisci Ordinum vocitato: faustus Parisius 
imponitur finis expensis honestorum virorum librariorum alme universitatis Johannis Petit, Francisci 
Regnault et Johannis Frellon. Anno Dominice nativitatis millesimo quingentesimo duodecimo. Iduum 
ianuarii septimo. Laus et gloria soli Deo. » Libro rarissimo, e prezioso per la storia dell' Ordine e 
delle nostre antiche Missioni, per il Memoriale Ordinis e il Tractatus succintus (inseriti nella prima parte, 
pagine XLI) de illustrioribus viris et feminis Ordinum Sancti Francisci, vel Fratrum Minorum, 
Sancte dare, et fratrum sororumque de penitentia dictorum. In quo primo ponuntur canonizaii 
prediclorum trium Ordinum : secundo summi Pontifices et Cardinales Ordinis Minorum : tertio , 
nobiliste : quarto , doctores et ecclesiastici scriptores principaliores et notiores Ordinis Minorum 
cum suis scriptis, etc. N' è un esemplare nella Biblioteca dell'Accademia (già della Congregazione 
del Terz' Ordine Regolare Francescano) di Lisbona. 



225. Florano. De Origine Fidei Christianae Melitae. Opus 



FLORES - FOCHER 



189 



Patris Caroli Josephi a S. Fiorano, Ordinis Minorimi Observantiuin, 
Venetiis 1759. 

È 1' unica notizia che ne ho incontrato. 

, ump . 226. Flores. — Arte de la Lengua metropolitana del Reyno 
nerica Cakchiquel , o Guatemalico , con un paralelo de las lenguas 
metropolitanas de los Eeynos Kich, Cakchiquel y Zutuhil, que 
hoy integran el Reyno de Guatemala. Compuesto por el P. Fr. 
Ildefonso Joseph Flores, hijo de la santa Provincia del dulci- 
simo nonibre de Jesus de Guatemala de la Regular Observancia 
de N. Seraphico P. S. Francisco, Ex-Lector de Phylosophia , 
Predicador, y Cura Doctrinero por el Real Patronato del Pueblo 
de Santa Maria de Jesus. En Guatemala (Antigua), por Sebastian 
de Arebalo. Ano de 1753. 

Un volume in 4, di 26 fogli non numerati e 387 pagine, avente impresso nel frontespizio lo 
slemma Francescano. Quest' opera ( dice il Brasseur, Bibliot. Mex. Guat.J innanzi al mio primo viaggio 
a Guatemala era affatto sconosciuta alla bibliografia europea, come può vedersi nell' Athenaeum, numero 
del 12 gennaio 1856, quando io era amministratore ecclesiastico degli Indiani di Robinal (Vera- 
paz). L'Juarro, parlando del Padre Flores, ci fa sapere che fu Religioso di santa vita, e valente 
catedratico di lingua Cakchiquel nell'Università di Guatemala, e che il suo lavoro fu e sarà 
sempre di molto profìtto a quelli che vogliono apprendere quella lingua; e che finalmente scrisse 
altre cose non meno importanti, come la Theologia degli Indiani (1 volume in foglio), e I'Esposizione 
della Dottrina Cristiana, adattata alla capacità di que' naturali. Morì l'anno 1772. 

ms. 227. Flores. — Resolucion moral a varias dudas de los Misio- 
neros de China: por el P. Fr. Miguel Flores de la Provincia 
de S. Juan Bautista. 1684. 

— Respuesta a los puntos en que los Vicarios Apostolicos 
de China pretenden sujetar à los Regulares. Ano de 1686. 

Così I'Huerta (Estado, ec.J. Il Padre Flores, giunto dalla Spagna alle Filippine nel 1674, il 1676 
fu mandato alle Missioni della Cina, dove evangelizzò con molto zelo. Dopo 11 anni tornò alle Filip- 
pine, donde il 1689 partì con alcune gravi commissioni per la Spagna, e quivi mentre attendeva 
al disbrigo di esse, morì nel Convento di S. Gii, il 16 di novembre del 1702. 

m s . 228. Focher. — Arte de la lengua Mexicana por el P. Fr. Juan 
merica Focher de la Orden de S. Francisco. 

Nativo della provincia di Aquitania, studiò nella Sorbona , dove conseguì il grado di 
dottore in diritto. Poi vestì V abito Francescano nella stessa provincia, e vi compì anche gli 
studi di Teologia. Ne' primi anni della conquista del Messico, si recò missionario in quelle regioni, 
e in breve si rendè valentissimo nella lingua dei nativi , che evangelizzò per oltre quarant' anni : 
e finalmente morì nel Convento di Messico il 30 settembre del 1572. Compose una Grammatica 



190 



FODERE 



della lingua Messicana, che non sappiamo se sia andata smarrita, o resti ancora ignorata ed inedita 
in qualche Biblioteca. 11 suo nome figura in molti documenti importantissimi del Messico, come 
si può vedere in quelli testé pubblicati in Madrid col titolo di Gartas de Indias, ec. Madrid, 1878. 

siamp. 229. Fodere. — Narration historique et topographique des 
Convents de F Ordre S. Francois et Monasteres de S. Claire , erigez 
en la Province anciennement appellée de Bourgougne , apresent 
de S. Bonaventure. Enrichie des singularites plus remarquables 
des villes et lieux ou les dicts Couvents sont situes , et ou 
primerement est une compendieuse deduction du progrez du- 
dict Ordre de S. Francois , depuis son origine jusques a 1' erection 
de la diete Province, sous le titre de S. Bonaventure, le tout 
exactement recueilly des anciens documents par le R. P. Fr. 
Jacques Fodere, Religieux de la Reguliere Observance dudict 
Ordre, dediée aux Peres de la diete Province. A Lion, ches Pierre 
Rigaud , rue Merciere aux deux coings de la rue Ferrandiere , a 
l'inseigne de la Fortune. MDCXIX. Avec aprobation des Docteurs 
et privilege du Roy. 

È un grosso volume in 4, e trovasi nella Biblioteca Nazionale di Parigi. Libro prezioso per 
la topografia e le notizie d' ogni maniera, che dà di tutti i conventi della Provincia e de' luoghi 
in cui esistevano: nè manca di nomi e fatti gloriosissimi, anche delle nostre Missioni, e sopra tutto 
della virtù e dell' eroismo che i Francescani addimostrarono al tempo che i Calvinisti invasero la 
Francia. Sono racconti di una semplicità e pietà , che profondamente commovono. Ne daremo un 
saggio. 

L'anno 1562 i sopra detti eretici dettero l'assalto a Lione. È inutile il dire che il Convento 
de' Francescani fu preso specialmente di mira, perocché era quivi il corpo del serafico Dottor S. 
Bonaventura, una preziosa pianeta già usata dal santo, e ricchissimi ornamenti della sua cappella 
e della chiesa. Vedendo che i nemici -stavano per entrare in città, due di que' Religiosi , l'uno 
di nome Giacomo Astieri, l'altro, Filippo Terrier, all'insaputa di tutti gli altri, scavata una 
profonda fossa nel giardino , vi nascondono ogni cosa per modo che fosse impossibile il 
rinvenirla. Pochi momenti dopo i calvinisti, abbattute le porte del convento e della chiesa, vi 
si slanciano dentro come belve feroci; e il capitano, fattisi menare dinanzi quanti componevano 
quella famiglia , F interroga ad uno ad uno dove abbiano nascosto il corpo di San Bonaventura. Nes- 
sun risponde ! Io veux connaitre le lieu ( grida feroce ) qui rècèle le corps de Bonaventure ! — 
— Nous ne le savons ! è la risposta di tutti. Li minaccia di terribile morte: e nessuno se ne com- 
move, ripetendo tranquilli: Nous ne le savons! Come se tanta serenità lo avesse colpito e mu- 
tato in altro, comanda che siano tutti condotti alla porta della città, chiamata La Croix-Rousse , 
e quivi lasciati liberi; eccetto il Guardiano P. Fr. Giacomo Gaie te. Quelli dunque, dice il Fodere, 
« comme pauvres brebis égarées sans pasteur , se réfugièrent les uns au coste de Bourgongne , les 
autres en Savoie , ou il furent très charitablement regus par les Religieux et Couvents de F Ordre. Or 
ces tygres enfermèrent le bon pére Gaiete, Gardien, dans la chambre duthrésor où on tenoit les re- 
liques de Saint Bonaventure , avec menace de l' y faire mourir de fairh , s' il ne leur metoit en 
main F argenterie et ornements. Comme de faict, ils ne lui donnoient que par fois et grands in- 
tervalles un bien peu de pain; mais plusieurs pies matrones du quartier de Saint-Nizier lui ten- 
doient souvent quelques morceaux de pain au bout d' un baston, par la fenestre de la diete cham- 
brette qui donne dans F église ; mais elles ne lui pouvoient donnei* a boire a cause du treillis de 
fer qui étoit a la diete fenestre (e fu costretto a bevere urinam in biretotj, et fut détenu en 



PODERE 



191 



cette inhumaine tyrannie trois sepmaines, pendant lesquelles les heretiques écrivoient souvent 
aux susdits Pères, Frères J. Astieri et et P. Terrier, que s'ils vouloient déclarer le lieu, où estoient 
les reliques et joyaux, ils mettroient le dict Pere Gaiete en liberté sans lui faire aucun mal. Au 
contraire le saint Pere fassoit journellement escrire d' autres lettres aux susdits deux Religieux, avec 
de très grandes comminations au nom de Dieu et imprécàtions de sa malédiction, qu' ils se gar- 
dassent bien de ce faire, leur représentant que les heretiques estant traìtres à Dieu et perfìdes à 
la Religion , ils le seroient encore mieux aux hommes. Et jà fut que moyennant ceste déclaration , 
ils lui donnassent la vie , il proteste devant Dieu qu' il ne vouloit, et disoit n' ètre convenable de 
racheter ce peu de jours qu' il auroit encore de reste , attendu son aage , avec des thrésors si ine- 
stimables. Chose, certe, qui tenoit tous nos Maistres et Peres de Province en une extrème perple- 
xité: car, d'une parte, ils ne désiroient rien plus ardemment que de racheter ce sainct homme, et 
d'ailleurs ils craignaient de perdre et l'un et l'autre. Or durant ces trois sepmaines, ces faux mi- 
nistres de Sathan venoient tous les jours disputer contre lui — estimant le convaincre; mais corn- 
ine il estoit très docte et versé en toutes bonnes lectres, principalment en la lecture de la Bible 
(la quelle on tenoit qu'il scavoit presque toute parcoeur), il les rendoit si muets qu' ils s'enre- 
tournoyent confus et honteux, et sortout ils monstroit un coeur généreux et embrazé en la foy 
catholique, quand le Ministre Viret (il capo de' Calvinisti ) preschoit en la grande chaire de 1' Egli- 
se. Car a tous les articles qu'il preschait. contre la croyance chrétienne, le saint Pere Gaiete, qui 
P escoutuit despuis la diete fenètre, lui respondoit et crioit tout haut: Tu as menti, faussaire, et 
avec une hardiesse incroyable , exhortoit les auditeurs a ne croire ce que cet imposteur disoit, 
les animant à demeurer fermes en la croyance de l'Eglise. Durant ces trois sepmaines (chose dé- 
plorable à larmes de sang), les cerbères qui ne cessoint de bècher, fouir et terraillier par tous 
les coings du couvent, chcrchèrent tant qu'ils trouvèrent là où estoit le corps precieux de saint 
Bonaventurc et aultres joyaux de l'Eglise. » E qui il cuore ci si spezza, dicendo a' nostri lettori 
quel che già sanno, che cioè abbruciatolo nella stessa piazza del convento, ne gittarono le ceneri 
nel Rodano ! Poi cavato fuora dalla prigione il Padre Gaiete con un officiale cattolico , parimente 
prigioniero, chiamato Saconnay, que' feroci eretici li avviarono fuora del convento, dando loro ad 
intendere « qu'on les menoit a Rouanne (qui sont les prisons royales de l'aultre coste de la Sao- 
ne); mais le bon Pére Gaiete par un esprit prophétique cognoissant leur perfidie, se lourna vers 
son compagnon , et lui dict: Courage , mon capitarne, voici P heure qu'il faut recommander nos 
ames à leur Createur et penser a nos\ consciences, car dans moins d'un cart d' heure nous nous 
trouverons devant son tribunal; mais si nous mourrons constants en la foy asseurons-nous qu'il 
est tout prèt de nous recevoir. — Les satellites qui les conduysoient , s' efforcoient de leur faire 
croire, qu'on Ics menoit esdictes prisons. Mais ce sainct homme s'arrestant contr'eux, leur dit: 
Pourquoi prenez vous plaisir de mentir aussi hardiment, car jc scay le contraire de ce que vous 
dites? — et se tournant de rechef vers le capitarne, lui dict: Ne vous arrestez pas à ce que ces 
perndes disent, ains pensez bien à votre conscience et recommandez votre ame à Dieu pour mou- 
rir en sa grace. Sus donc, mon capitaine , courage, si par cy-devant vous n' avez paz appréhendè 
les arquebusades des ennemis , ains avez toujours bataillé d' un courage invincible por le nom et 
religion de Dieu, montrez-vous a présent d' autant plus généreux que vous en allez recevoir la cou- 
ronne , car je vous asseure en vérité que nons ne passerons pas le milieu du pont de Saòne. — 
Et arriva ainsi: car estant parvenus au milieu du dict pont, ces barbares donnèrent cinq coups 
de poignard au capitaine, et le jetèrent dans la rivière. De là ils dirent au bon Pere Gaiete qu'il 
lui en falloit faire autant; le quel respondit qu'il en étoit très content, requérant qu'on lui per- 
mist premièrement faire sa devotion ; et se jette proptement à genoux , fait la signe de la croix sul- 
la terre et la baise. Quoi voyant, un des enfants de Rélial lui donne un grand' coup de pied, di- 
sant: — Nes scaurais tu prier le Seigneur sans tes superstitions ? — Lui ne se souciant ni des cou- 
ps, ni des parolles, lève les yeux et les mains au ciel, rendant actions de graces immortelles à 
Dieu de la faveur qu' il recevoit de se voir digne de mourir pour la gioire de son nom et défense 
de sa Religion. Puis prononcant haultement sa prióre, si pie, si chrétienne, si ardente, avec de 
paroles si doctes et pénétrantes ès entrailles des assistants, que la plupart fut provoquée aux lar- 
mes. Les autres de furie et de rage lui donnèrent cinq coups de poincte d' hallebarde , et le jetè- 
rent dans laSaone, et ainsi rendi t Panie glorieuse a son Dieu par le martyre. » L'anno appresso 
il suo corpo fu rinvenuto da alcuni battellieri « d'une paroisse à deux lieues loin de la ville, au 
rivagc du Rhone; mais (qui est remarquable) le corps estoit encore tout entier, sans estre cor- 



192 



FONT - FRATTA MAGGIORE 



rompu, revestu de son habit et ceint de sa corde. Et de là les paroissiens 1' emportèrent proccs- 
sioncllement et F enterrèrent fórt solennellement en leur eglise, d' où ils ne voulurent jamais le 
laisser enlever, disant que c' étoit tout leur bonheur, et que par ses mérites ils ont recu plusieurs 
bénéflces de Dieu, comme certes nous les devons croire et tenir pour un bienherreux martyr. » 

Credo che la Osservante Provincia di S. Lodovico di Francia renderebbe un grande servizio 
a sè e all' Ordine , se procurasse una novella edizione dell' opera rara ed interessantissima del 
Fodere, ed avrebbe larghissima diffusione. 

230. Font. — Diario que formò el P. Fr. Pedro Font, Predi- 
cador Apostolico del Colegio de Santa Cruz de Quereta'ro, sacado 
del borrador que escribió en el camino del viaje que hizo a 
Monterrey y Puerto de San Francisco , en compania del senor 
Temente Coronel de caballeria, Capitan del Presidio de Tubac 
y Comandante de la espedicion de conduccion de familias y 
soldados para el nuebo establecimiento de aquel Puerto D. Juan 
Bautista Dechura, por orden del senor Balio Don Antonio Buca- 
reli y Urcia, Temente General de està Nueba Espana, comuni- 
cada al E. Padre Guardian del Colegio de S. Cruz de Quere- 
taro Fr. Romualdo de Cartagena por carta que escribiò dada a 
2 de Enero de 1774 e intimada a mi por dicho R. Padre Guar- 
dian por carta en fecha 20 de Enero de dicho ano , con encargo 
de acompanar el dicho senor Comandante en todo el viaje y de 
observar las alturas del camino. 

Manoscritto in foglio, della Biblioteca della Reale Accademia di storia di Madrid. È aggiunta 
al Diario una Mappa geografica di tutto il viaggio. La sua importanza si manifesta dal solo titolo , 
senza che noi vi aggiungiamo parole. 

231. Fratta maggiore. — Vita dell' apostolico eroe S. Giacomo 
della Marca, dell'Ordine de' Minori Osservanti di S. Francesco: 
opera del M. R. P. Giuseppe Arcangelo da Fratta Maggiore dei 
Minori Osservanti, ec. 

Un volume in 8, di cinque carte preliminari numerate, e 358 pagine, con l' immagine del Santo. 
Seconda edizione. Napoli, dalla Tipografia di Luigi Banzoli, Largo S. Giacomo Maggiore, n. 12. 1851. 

— La necessità e T eccellenza dell' Opera Pia di Terra Santa, 
esposta dal M. R. P. Fr. Giuseppe Arcangelo da Fratta Maggiore, 
Minore Osservante ec. Terza edizione per cura del P. Cherubino 
da Forio, Commissario della Terra Santa in Napoli. Napoli, dalla 
Tipografìa Flantina, 1842. 



Un volumetto in 8 piccolo, di 122 pagine. 



FREJES - FREMAUT 



193 



232. Frejes. — Historia breve de la conquista de los estados 
independientes del Imperio Mexicano , escrita por Fr. Francisco 
Frejes, de la Orden de N. S. P. S. Francisco, Cronista del Colegio 
de Nuestra Senora de Guadalupe de Zacatecas. Zacatecas: Imprenta 
a cargo de Antonio Villagrana, 1838. 

Un volume in 4, di 166 pagine. Opera, dice il Brasseur ( Biblioth. Mex. Guat.J, che contiene 
interessantissime notizie, e in generale poco o nulla conosciute, intorno alle conquiste Spagnuole del 
Michoacan, della Nuova Galizia, di Yalisco, del Colhuacan, e della Sonora. Nello scriverla, l'Autore 
si giovò di Cronache manoscritte de' Conventi ed Archivi di Guadalajara e di Messico. 

233. Fremaut. — De Serephiensche Palmboom of levens van 
de heiligen en vermaerde mannen en vrouwen vit de dry Ordèn 
van S. Franciscus door P. Benignus Fremaut Minderbroeder- 
Recollect. Uitgegeven en vermeerderd met de levensschetesen 
der heiligen en gelukzaligen die na de dood des schryvers in 
het getydenboek der Orde geplaest zin; door de Minderbroeders- 
Recollecten der Provincien van S. Joseph, in Belgie St. Truiden, 
Boekdrukkery Vanwest-Pluymer. 1867. 

Sono 12 grossi volumi, in 8 grande. Il titolo dell'opera è Palmeto Serafico, che contiene giorno 
per giorno di ciascun mese dell'anno la vita de' principali santi, beati, venerabili, o distinti uomini 
dell'Ordine: opera pregevolissima, perchè scritta dall'Autore sopra documenti autentici, che studiò nei 
principali Archivi d'Europa. Questa è r& seconda edizione fatta su la prima, ma accresciuta, come 
dice il frontespizio, da' nostri Padri del Belgio. Della prima edizione si servì l'abate Guerin per 
pubblicare il suo Palmier Sèraphique, ou vie des saints et des hommes et femmes illustres des 
ordres de Saint-Francois. Bar-Le-Duc . Typographie des Célestins 1875, parimente in 12 volumi in 
$, che è la stessa opera del Padre Fremaut ; ma disgraziatamente egli F ebbe qui è là interpolata, e, 
quel che più è a dolere, lasciò di citare le fonti a cui l'Autore attinse, e da lui fedelmente 
riferite. La raccolta del Padre Fremaut è importantissima per la storia delle nostre Missioni. Vi 
sono stupende biografie de' principali nostri uomini Apostolici, che evangelizzarono fra le varie 
genti della terra. 

« Le Pere Benigne Fremaut ( dice lo stesso Abate Guerin, Palmier Sèraphique, tom. I ) nacquit 
en Fiandre vers le milieu du XVII siede ; ... et devenu homme, il résolut de quitter le monde 
pour se consacrer a Dieu, et il demanda 1' habit de Saint Francois. Au couvent, il donna l' exemple 
de loutes les vertus .... et en mème temps il se livrait a F etude avec ardeur, résolu qu' il était 
à se consacrer tout entier, corps et àme, au bien du prochain. ... Le General de FOrdre, Joseph- 
Ximenes Samaniego, voulant réformer la discipline de FOrdre un peu relàchée ( nelle Provincie di 
Napoli), appela a Bome les plus pieux et les plus parfaits Beligieux; c' est ainsi que Benigne 
Fremaut fut appelé le 20 Iuin 1680 . . . C est pendant son sejour a Bome qu'il concut F idée et 

le plain du Palmier Sèraphique. Il se mit a l'oeuvre soutenu par les encouragements et les 

conseils du vénérable Pere Harold, qui, lui aussi, avait écrit des vies de Saints et de Bieuheureux. 
Il parcourut presque toutes les Provinces de FOrdre pour rechercher des documents et des materiaux, 
et à force de travail et de persévérance, il éleva aux personages celebres de F Ordre Sèraphique un 
magnifique monument. Puisse l'abrégé que nous donnons de son lìvre faire quelque bien dans le 
monde, et jeter dans les ames de bonnes semences. Il morut a Gand en age tres-avancé en 1724. » 
L'opera trovasi in tutte le Biblioteche de' nostri Conventi nel Belgio, 

13 



194 



FRICCIUS - FUENTE 



stamp. 234. Friccius. — Indianischer Beligionstandt der gantzen 
newen Welt, beider Indien gegen Auff nnd Nidergang der 
Sonnen. Schleinigister Form ausz grundtlichen Historien, Son- 
derbar desz Hochwirdigen Vatters Francisci Gonzagen Barfus- 
serische Ordens croniken , und Didaci Vallades , geistelicher. 
Bhetoric zusammen gezogen, und auszm Latein in hochteutsch 
verwendt: Dnrch F. Valentinum Friccium Barfusser Ordens, F. 
D. Matthiassen Ertz Hertzogen in Oesterreich, ec. Getruckt zu 
Ingolstadt, durch Wolfgang Eder. 1588. 

Un volume in 8, di 15 carte preliminari e 200 pagine. Opera rarissima e quasi sconosciuta. Essa 
è la traduzione d' una parte dell'opera del Gonzaga, De origine Seraphicae Religionis, e di una parte 
della Rethorica Christiana del Padre Vallades : il Padre Fricgio ne ha composto come un nuovo 
lavoro, che in modo speciale riguarda le Missioni . Delle opere del Gonzaga e del Vallades diremo 
a suo luogo. 

stamp. 235. Frydal. — Geschiedenis der twee Konder en vijt Marte- 
laars van Japan Zalic verklaard door Z. H. Pins IX. op 7 Julii 1867, 
door P. F. Franciscus-Xaverius Frydal Minder brooder Recollect. 
Gent J. B. D. Hemelsoet Druker bij S. Baafskerk 1867. 

Un volume in 8, di Vili e 219 pagine. È la storia di 250 Martiri Giapponesi beatificati dal 
Sommo Pontefice Pio IX il 1867, scritta dal Padre Francesco Saverio Frydal della Provincia del 
Belgio, che fui lieto di conoscere personalmente nel nostro Convento di Anversa. 

stamp _ 236. Fuente. — Memorial al Eey del P. Fr. Diego Joseph 
America fa j a F uen te Procurador general de las Provincias de Indias 
del Orden de miestro Padre S. Francisco, en que expresa las 
providencias que se iuzgaron necessarias a fin de emprender 
las Misiones de los Talamancas. Ario de 1737. 

Stampa senza data di luogo, di 10 pagine in foglio; rarissima. Mostra le grandi fatiche e 
difficoltà incontrate e sostenute da' Francescani per la conversione di que' selvaggi Talamancas de' quali 
già si è parlato. Di questi documenti nelle Biblioteche ed Archivi di Spagna se ne potrebbe rac- 
cogliere dei volumi: essi rimangono affatto ignorati, e nondimeno sono di grandissima importanza per 
la storia delle Missioni nelle conquiste Spagnuole. Onde stimiamo far cosa utile pubblicar qui per 
intero questo del Padre de la Fuente, 

« Senor. 

« 1. Fray Diego Joseph de la Fuente, Procurador General de las Provincias de Indias del Orden 
de nuestro Serafico Padre San Francisco, puesto a los Reales pies de V. Mag. con el mayor respeto, 
dice : Que en el Ythsmo, o Lengua de Tierra, que se dexa ver entre los dos Mares de Sur, y Norie, 
desde el Reyno de Goatemala a el de Panamà, y Puerto-Velo, habitan siete naciones de Indios 
infieles, y barbaros, tan numerosas, que la primera, llamada de los Talamancas, excede de doce 
mil individuos; la segunda, nombrada los Terravas , passa de cinco mil; la tercera, que se dice 



FUENTE 



195 



los Toxares, se reputa por mas de seis mil ; y la quarta , entendida por de los Changuenes , supercrece 
al numero de catorce mil, segun el practico conocimiento, que empleados en las apostolicas tareas 
de su ministerio, han adquirido y observado de ellas los Religiosos Missioneros del Colegio de 
Christo Senor nuestro Crucifìcado de Goatemala, quienes de noticias ciertas, y por comunes 
admitidas entre aquellos Indios , saben que a estas quatro se siguen otras tres naciones , que 
llaman los Borasques, los Zeguas, y los Guaimies. 

« 2. Todas siete, estando situadas en medio de la christiandad, tan cercanas entre si, que 
(por la estrechez de la tierra) se puede en dos dias transitar de una a otra, se miran circumvaladas : 
por un costado, de la Provincia de Costa-Rica al Aquilon: por otro, de la de Chirique, y Veraguas 
al Mediodia: y por los otros dos de los Mares de el Sur, y Norte, que contienen tanta immedia- 
cion, que es facil passar de el uno al otro, por medio de la nacion Talamanca (de donde toman 
estas montanas, y sus reducciones el nombre) en menos de diez dias. 

« 3. Vivieron en su an tigna, ciega, y deplorable gentilidad, sin que alguno les huviesse 
ilnminado con la luz de el santo Evangelio , hasta que el venerable Padre Predicador Apostolico 
Fr. Antonio Margil de Jesus, Fundador del citado Colegio, con la ocasion de hacer Missiones en 
la Provincia de Costa-Rica, tuvo noticia de ellos; y deseoso de que conociessen las verdades de 
nuestra santa Fè, se entrò por aquellas desconocidas tierras con su companero el Padre Fr. Mel- 
ehot Lopez de Jesus, logrando ser los primeros, que empezaron a desterrar de ellas el gentilismo, 
y desde entonces se continuaron las reducciones, por el cuidado del Colegio de Goatemala, pro- 
veyendolas de Religiosos, a proporcion de la necessidad, con tanto fruto, que a costa de impon- 
derables trabajos, y peligros , se llegaron a ver en el ano de 1709 diez y seis pueblos formados 
con crecida poblacion: de suerte que'el menor passaba de 400, y algunos excedian de mil Indios: 
aviendose en todos fabricado Iglesias, donde se tributaban a Dios los debidos cultos. 

« 4. En este ano el Cacique principal, llamado Presveri, sin mas motivo, que la desgracia 
de apetecer su primiera ceguedad, y barbaro libre govierno , commoviò a los demas Indios , que 
faciles , segun suelen por su observada inconstancia , le siguieron : y rebeldes, valiendose de las 
armas , dieron muerte a diez soldados , una muger, y un nino; y de los Religiosos quitaron la 
vida a los Padre Fray Pablo de Rebullida, y Fray Antonio Zamora. Y huviera passado su tyrana 
sublevacion a mayores excessos en las vidas, a no averlas podido libertar los demas, que aviendola 
con anticipacion prevenido, pudieron retirarse; porque su amotinado despecho creciò hasta suble- 
varse enteramente de los diez y seis pueblos; los catorce, quemando las iglesias, y profanando 
con sacrilega hostilidad los altares, y vasos sagrados : de suerte que solo se mantuvieron pacifìcas 
las dos poblaciones, llamadas Boruca, y San Francisco de Terrava, situadas con alguna distancia 
de las referidas, y hasta aora permanecen con Religiosos, que continùan instruyendolas. 

« 5. El Governador de Costa-Rica Don Lorenzo Antonio de Granda y Ralbin, entendido del 
sucesso, temiendo que tanta multitud de Indios acometiesse a aquella Provincia, y previniendo 
mayores estragos , si hacian alianza con los negros Sambos de la isla de Mosquitos ( que es lo que 
requiere la mas seria atencion, por lo que se expondrà a V. Mag.) entrò con 300 hombres por la 
Boruca en los pueblos sublevados , y haciendo que su Theniente se internasse con 200 en la Ta- 
lamanca, consiguiò desvaratar los rebeldes, y de ellos hizo prisioneros mas de 500 con el Cacique, 
principal motor, a quien hizo dar su merecido castigo, repartiendo los demas vencidos entre los 
Espanoles de Costa-Rica, donde se mantuvieron hasta que despues se agregaron a otros pueblos 
de Indios de aquella Provincia. 

« 6. De todo con justificacion de autos, y en carta de dos de Enero de 1711 el Marques de 
Torre-Campo Don Toribio de Cossio, Capitan General, y Presidente de Goatemala, dio quenta a V. 
Mag. quien por su real cedula, expedida en Madrid a 1 de Septiembre de 1713 fue servido ma- 
nifestar su gratitud con los que concurrieron a lo executado, y mandar, que en quanto al fomento 
de Missiones, con assistencia del Superior de estas, se convocasse una Junta de Ministros, y per- 
sonas practicas de aquellos terrenos, donde se discurriesse con la mas seria prudente reflexion lo 
que fuera mas a proposito , o para restablecer las Missiones de la Talamanca , o para fomentar y 
poner en termino de perfecta defensa las de Roruca, atendiendo a que en ningun tiempo los 
negros Sambos puedan tener comunicacion con los Indios, que median desde Costa-Rica a Panama, 
determinando, segun la mayor parte de votos, lo que se considerasse mas acertado, y executandolo 
con tanta brevedad, que a ser possible, se ganassen las horas en su practica, y de todo se diesse 
quenta a V. Mag. en primera ocasion. 



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FUENTE 



« 7. En cumpliraiento de està real cedula, vista la respuesta fiscal, y para deliberar con 
mas conocimiento, se pidiò informe al maestre de campo Don Francisco Bruno Serrano, theniente 
de oficial real de la Provincia de Costa-Rica, que accidentalmente se hallaba en Goatemala; y 
por el que dio en 5 de Sepliembre de 1716, expuso: Seria muy conveniente, y aun necessario, 
restablecer la Missiones de Talamanca, assi por la mayor gloria y exaltacion de nuestra Santa Fè, 
que podia esperarse de la conquista espiritual de estos Indios , y demas naciones , que se les 
siguen , corno porque su restablecimiento seria el medio de impedir , que los negros Sambos se 
comuniquen, unan, y aun pueblen la Talamanca, formando todos un basto formidable cuerpo, que 
causarla notable inquietud y perjuicio a la provincia de Costa-Rica. 

« 8. De que assimismo se seguiria non leve servicio a V. M. y a los dos Reynos ; porque 
continuando las Missiones en forma de sacar los Talamancas a la comprehension de Boruca, que 
es de igual temperamento, se formaria una Provincia, que sirviendo de escala para Panama, rin- 
diesse crecidas utilidades, por la fertilidad de sus frutos, en especial el de hilo morado, y pita, y 
hallarse commodamente cercana a sitios donde abundan las perlas. 

« 9. Pero que no convenia restablecer las Missiones , formando las iglesias y pueblos en la 
misma Talamanca, por ser montana muy aspera, y de terrenos, que por su fragosidad pudieran 
dificultar la sujecion de los Indios: y que assi le parecia ser mas util sacarlos todos a que po- 
blassen en la provincia de Boruca, cuyo temperamento en nada era contrario a su complexion, 
segun noticias, y experiencia, por un pueblo, que de ellos formò el Padre Predicador Apostolico 
Fray Pablo de Rebullida ; pues no solo no se ha disminudo , sino antes bien aumentado : con lo 
que concurria hallarse situada està provincia en tierra liana, con rios, y proporcionados montes, 
y en todo a proposito para la manutencion de sus habitadores. 

« 10. En quanto a los medios, y practica de està empressa, representò ser preciso assistir a 
los Padres Missioneros con la escolta de 100 soldados, mantenidos puntualmente por los anos que 
fuessen necessarios, hasta la mas assegurada permanencia de las Missiones, y sacar todos los Indios 
de las naciones expressadas , remitiendo a este fin el dinero en que se regulassen los gastos a 
Costa-Rica, por no tener la caja de està para suplirlos, ni aun para cumplir los annuales de aquella 
provincia. 

« 11. Y que corno se fuessen sacando los Indios, y fomentando los pueblos, se hiciessen conducir, 
para su mayor seguridad y sujecion , algunas familias de Espanoles , costeandoles los viages , y 
repartiendolcs tierras que poder labrar. Y concluyò , proponiendo otras providencias en orden a se- 
nalar terminos a los lugares, y declarar la division, que debian tener los reynos Goatemala, y Panama. 

« 12. Con vista de este informe, se celebrò Junta de reducciones el dia 9 de Septiembre del 
proprio ano, y en ella, comò tambien en la de Real Hacienda, celebrada el dia 11 se resolviò, 
entre otras cosas : Que para la seguridad, y escolta de los religiosos Missioneros, y sujetar nuova- 
mente a los Indios, que despues de reducidos se avian negado a la obediencia, se reclutassen en 
la provincia de Costa-Rica cinquenta hombres, los mas expertos, y de mayor satisfaccion para el 
caso, y que a cada uno de los Religiosos se les assistesse annualmente con 200 pesos para su 
manutencion, que era lo mismo que siempre se ha acostumbrado senalar a semej antes Missioneros, 
mandando que los Ofìciales de la caja de Goatemala remitiessen a los de la provincia de Nicara- 
gua, y estos a la de Costa-Rica ocho mil pesos para los gastos acordados. 

« 13. Entendida està resolucion, y considerando el Padre Predicador Apostolico Fr. Alonso 
del Castillo, Guardian de aquel Colegio, lo insuficiente de la escolta assignada en el numero de 
hombres, y que de no continuarle mas anos que los que tardarian en gastarse los ocho mil pesos, 
seria perder con nuevo dolor lo adquirido en este tiempo, exponer nuevamente las vidas de los 
Religiosos, con peligro de irreverencia a su catholica doctrina, y gastrarle a V. Mag. frustranea- 
mente la cantidad referida, lo representò assi al vuestro Presidente, proponiendole las razones, que 
impedian practicar la reduccion con los medios resueltos. 

« 14. Y concluyò pidiendo se formasse nuova Junta, y en ella se confiriessen varias provi- 
dencias indispensables en el assumpto; y entre ellas, la de senalar 200 hombres, o a lo menos 
150 de escolta; con tal, que està minoracion se supliesse de Indios del pueblo de Boruca, a los 
quales se les concediera en premio el que por el tiempo de su ocupacion no pagassen el corto 
tributo de cacao con que contribuyen a V. M. Y que se senalassen annualmente ocho mil pesos 
para los gastos, ademas de lo que pudieran importar las provisiones, que para entablar la conqui- 
sta se hiciessen, 



FUENTE 



197 



« 15. Admitiose està representacion ; pero se suspendiò celebrar nueva Junta, a causa de 
estar pendiente un commisso de Negros en la Provincia de Costa-Rica, y averse pedido otros in- 
formes. Durò este litigio muchos anos, y por consiguiente aquella suspension, hasta que concluso, 
y visto aver producido corta cantidad a favor de vuestra Real Hacienda, se formò la Junta, pre- 
tendida por el Guardian en el dia 5 de Junio de 1726. 

« 16. En ella se determinò, que para la custodia y escolta de los Religiosos, se reclutassen, 
con la calidad de por aora , cien hombres escogidos , y veteranos de la provincia de Costa-Rica , 
senalandoles cabo , Alferez , y Sargento con sueldos competentes , y se destinaron quatro synodos 
para otros tantos Missioneros , a razon de 200 pesos cada uno al ano , que uno , y otro importa 
11 n 330 pesos, a los quales se anadiessen por una vez 670 complimiento a 12 n para el coste 
de machetes, achas, y otras cosas, que debian pervenirse. 

« 17. Que està cantidad se remitiesse de las reales cajas de la ciudad de Cartago con las 
armas, polvora, y balas, que fuessen necessarias; y que los 12 n pesos se guardaran en una caja 
de tres llaves, con un libro dentro, quedando la una a cargo del theniente de oficial real, otra a 
el del cabo principal de la escolta, y otra a el cuidado del Superior de las Missiones, o su syndico, 
perdonando por • quatro anos, con la calidad de poder prorrogarseles , en vista de informes, a los 
Indios de Boruca el corto tributo, o reconocimiento, que pagan en cacao, para que puedan assistir 
a lo que la prudencia de los Religiosos los aplique. 

« 18. Que para escusar a V. Mag. la manutencion de presidio, medio de conservar en ade- 
lante lo adquirido, solicitassen el Governador de aquella provincia, el capo principal, y los Missio- 
neros la remission de cien familias de la misma provincia de Costa-Rica, que es la mas immediata 
a dichas reducciones, para que se pueblen en el centro de las situaciones , que se eligieren para 
los reducidos , costeandoles la conduccion , y dandoles casas y tierras competentes , a cuyo fin se 
hiciesse consulta a V. Mag. para que por via de Panama , o del Registro de Honduras se sirva 
mandar remitir de las islas de Canarias doscientas familias, con prevencion de armas, para que se 
establezcan en el valle de Boruca y tierras cercanes a las nuevas poblaciones, que se han de eregir. 

« 19. Y que para los gastos de segundo, y tercero ano de escolta, y reducciones se remitan 
ocho mil pesos en cada uno, quedando a cargo de los Missioneros el informar lo que se podria 
moderar en los siguientes, con reflexion a las cargas de la Real Hacienda, y crecidos gastos, que a 
V. Mag. se ofrecen en estas, y otras semejantes reducciones; y se prohibiò a los cabos, vecinos, 
y soldados el poder sacar de los pueblos algunos Indios de los reducidos, con especialidad los 
parvulos, previniendo, que en caso de salir alguno para viages precisos , lo huviessen de bolver , 
segun todo mas latamente resulta del testimonio, y copia de autos adiuntos, que V. Mag. puede 
mandar reconocer. 

« 20. Quasi al tiempo de està determi nacion sucedio en Goatemala la violenta muerte de un 
eclesiastico presbytero, la de su criada, y un nino, que fue el origen de las grandes dissensiones, 
y turbulencias , que acaecicron entre vuestro presidente Don Antonio de Echevers ySubiza, y Oi- 
dorcs de aquella audiencia, especialmente el decano Don Thomas de Arana, que se refugiò a la 
immunidad del refendo colegio de Christo senor nuestro Crucificado, por cuya causa no se llevò 
a debido efecto lo determinado en la citada Junta, ni hasta aora se ha puesto en execucion. 

« 21. Siendo, comò es, tan urgente la necessidad de practicarse, y mucho mas la de que 
la escolta de los Religiosos conste a lo menos de los cien hombres senalados , por no ser possible 
oygan la verdad de nuestra santa Fè tan barbaros rudos paganos , sin que ante todas cosas se as- 
seguren las vidas de los Missioneros ; pues segun el impetu de su brutal fìereza, importarà tan 
poco el perderlas, para atraerlos al conocimiento del verdadero Dios, comò si se perdiessen entre 
solo fìeras: en cuyas circunstancias, siendo preciso para reducir este genero de gentes instruirles 
lo que toca à la vida animai, y civil, domesticandolos antes de ensenarles lo perteneciente à la 
espiritual, necessitan los Predicadores Apostolicos ir defendidos^con mano militar, comò V. Mag. 
ha resuelto repetidas veces. 

« 22. Y en la presente milita superior razon; porque siendo a quellos Indios tantos en nu- 
mero, y tan diestros en el manejo de sus armas de lanza, flecha, sin sufìciente escolta se ve- 
ràn precisados los Religiosos , siempre que aquellos se embriagan ( vicio en que incurren con fre- 
quencia ) a retirarse , y vivir ocultos en los montes a la inclemencia de los temporales , hasta que 
passada la embriaguez de los Indios, puedan restituirse. 

« 23. A cuyo no despreciable riesgo se sigue otro mayor, y comun a toda la provincia; por- 



498 



FUENTE 



que los negros Sambos de la isla de Mosquitos, ocupando la costa del Mar del Norie , y con el uso de 
canoas, y piraguas llegan en quince dias a la Talamanca, saqueando con frequencia sus pueblos, 
aplicados al robo de Indios , de cuyas presas , reservando para si las mugeres , venden los varones 
a los Ingleses de Jamaica, que en pago los surten de escopetas, polvora, y balas: y es tanta su 
ossadia, que se llevaron a los habitadores todos del pueblo, llamado Urinama, recien convertidos, 
y bautizados, y entre ellos al Religioso Missionero Fr. Lucas Murillo, à cuyo cargo corria su en- 
senanza, aunque este pudo libertarse, huyendo desde lo playa al tiempo del embarco. 

« 24. Guyos estragos, que cada dia crecen a proporcion de lo que se aumenta su nacion 
con la pluridad de mugeres; pues se dice, que ya mantienen hasta diez mil hombres de armas, 
no solo se contendran, conquistando la Talamanca, y reduciendola al dominio de V. Mag., sino 
que al mismo tiempo se impedirà , que haciendo los Sambos alianza con aquellas naciones de In- 
dios infìeles, (que es lo que mas temen las immediatas provincias de catholicos) llegue a ser tan 
copioso el numero de estos barbaros, que unidos con aquellos, y apoderados de sus provincias, 
que median entre los dos reynos de Goatemala , y Panama, o les falten à estos fuerzas para resistir 
sus tyranias , o no lo puedan hacer sin peligrosas guerras, y crecidissimos gastos, que oy pueden 
escusarse con el costo, y apresto de la escolta accordada en la Junta de 5 de Junio de 1726. 

« 25. Y comprueba este justo recelo lo sucedido siendo Governador interino de Costa-Rica 
Don Joseph Lacayo ; pues de orden de Annibal ( que es el que se nombra rey de los Sambos Mo- 
squitos ) llegaron algunos en sus piraguas al puerto de Matina , pidiendo tierra en que poblarse , 
porque ya eran tantos , que vivian con incommodidad en sus Islas , y que les diessen Missioneros , 
que los instruyeran en nuestra santa ley, por querer vivir baxo la obediencia de V. Mag. ana- 
niendo que dentro de tantas lunas bolverian por la respuesta. Con està noticia, participada por 
los de aquel puerto al Governador, y por este al al Capitan General Presidente de Goatemala, Mar- 
ques de Torre-Campo, se hizo instancia al Guardian del citado Colegio Fr. Alonso del Castillo , quien 
embiò tres Religiosos, que lo fueron Fr. Antonio Valverde, Fr. Antonio Andrade, y Fr. Alonso 
Villarejo , los quales estuvieron en el referido puerto al tiempo aplazado por lo Sambos ; pero aviendo 
buelto estos, dixeron, que ya su rey Annibal avia mudado de dictamen, porquo unos Ingleses le 
avian persuadido no hiciera tal cosa, pues los Espanoles los obligarian corno esclavos a trabajar 
en las minas; y por mas que procuraron desvanecerles tan mal consejo, no pudieron conseguir 
admitiessen lo que avian propuesto. 

« 26. A vista de esto, si tantos anos ha apetecian mas dilatadas tierras para poblarse; que 
se deberà temer de estos gentiles, aumentandose copiosamente cada dia? Repetidos clamores se han 
hecho a V. Mag. de las hostilidades , y robos, que con frequencia executan, hasta llevarse pue- 
blos enteros de catholicos de toda la costa, desde Campeche à las cercanias de Puerto-Velo: y 
siendo assi , por mas. que los incline su zelo apostolico, que esperanza de fruto pueden tener los 
Religiosos sin escolta competente, que pueda resistirles, a proporcion de hallarse expertos en ar- 
mas iguales, y en su manejo tan diestros corno los soldados? Ni corno podràn, sin dolor, expo- 
ner los pueblos , que a costa de imponderables trabajos huvieren reducido à las violentas invasio- 
nes de està nacion? 

« 27. Fuera de que haciendo la reduccion con la formalidad de escolta prevenida, demas de 
assegurarse la deseada permanencia en los fines , se logra mas facil el provecho en los principios ; 
porque el temor a los soldados , sin que estos les hagan extorsion , antes sì continuos beneficios , 
concilia, e infunde en los Indios un reverencial respeto a los sacerdotes, que los precisa a obedecer, 
y a que conociendo las tinieblas de su ignorancia , admitan sin violencia la luz de nuestra santa 
Fè: y por el contrario, faltandoles el freno del temor, ni hacen caso de los Religiosos, ni les hace 
fuerza la razon, porque no se paran a conocerla, ni aprecian su mismo bien, porque le tienen 
fundado en su barbara libertad. 

« 28. Y es consiguiente, que al mismo tiempo se escusen mayores gastos con el que la escolta 
puede tener; porque sin ella, seràn muchos lo anos, que se avrà de trabajar hasta reducir estas 
provincias, (si acaso assi se reducen) y con ella se persuaden los Religiosos, (de los quales Fr. 
Alonso del Castillo y Fr. Antonio Vaiverde actualmente se hallan en està corte a la solicitud de 
estas Missiones) que en diez anos, poco mas, o menos podràn reducirse, y cessar con su impor- 
te el de los 3000 pesos annuos, que a cada sacerdote se acostumbran dar en estos casos para vino, 
cera, hostias, socorro de sus necessidades, que con el transcurso de dilatados anos supercreceràn 
a lo que puede gastarse en la escolta en los diez, que van referidos. 



FUENTE - FUENTES 



199 



« 29. Con lo que concurre el que reducidas estas naciones, se formarà de ellas una numerosa 
provincia, que criando para Dios muchas almas , aumente a V. Mag. el numero de vassallos, 
que le tributen, resarciendo por este medio quanto se gastare de quenta de la Real Hacienda; y 
al mismo tiempo conseguiran crecidas utilidades los dos reynos de Goatemala y Panamà, facili- 
tandose a sus habitadores el passo por tierra, para el traflco, y comercios de uno a otro. Y con- 
spirando a la justifìcacion , a las razones expuestas , demas del testimonio, que queda expressado, 
los informes del Reverendo Obispo, y Audiencia de Goatemala, de sus dos cabildos, eclesiatsico , 
y secular, que V. Mag. podrà mandar reconocer: 

« A V. Mag. suplica se sirva continuar lo determinado en la Junta de 5 de Junio de 1726, 
especialmente en quanto a la escolta, y numero de soldados, con la consignacion de sueldos, y 
gastos, que en ella se hizo, mandando que sobre su mas exacto cumplimiento , y puntual obser- 
vancia, se den las ordenes y providencias, que su Real agrado tuviere por convenientes; y que 
respecto de ser pocos los fusiles, que en Goatemala, y Costa-Rica se encuentran, y reusar entregar- 
los los Capitanes generales , por ser necessarios para lo que en sus provincias se ofrece , se remi- 
tan de estos reynos todos los que sean convenientes a costa de la Real Hacienda , que sobri todo 
se execute lo que a V. Mag. pareciere disponer. » 

Questi documenti mostrano le difficoltà che nel loro santo ministerio incontravano i Missionarii, 
non solo nella barbara natura de' popoli, che si recavano ad evangelizzare, ma ancora, e forse più, 
da parte del governo di Spagna, che non valutava se no 1' utile materiale che ne potrebbe ritrarre, 
e a' Missionari faceva stentare i miseri sussidii, che chiedevano, e che erano assolutamente indis- 
pensabili. La quale condotta del Governo spagnuolo si fa sempre più indegna, come più la storia 
si avvicina a noi. Non dubitiamo di affermare, che la decadenza in cui su la fine del secolo passato 
e i principii del presente vediamo le missioni Americane, fu specialmente opera del governo, e non 
de' Missionarii e de' loro Ordini. 



237. Fuente. — De lo bueno lo mejor govierno espiritual 
politico. Por el capitan Francisco de la Fuente, Sindico Apostolico 
general de las conversiones de la Seraphica Orden en este reyno 
del Perù y naturai de el. Lima, Joseph de Contreras y Alvarado. 
1693. 

Sono due volumi in foglio: il primo di 5 carte non numerate e 693 pagine, il secondo di 
4 carte non numerate e pagine 657. Libro molto raro. 

238. Fuentes. — Gramatica griega literal para el uso de los 
estudios de Espana y Seminario (Franciscano) de Tierra Santa, 
en la qual se hallan los rudimentos de la doctrina Christiana 
en griego y un breve Diccionario de los verbos y nombres mas 
comunes por clases para la mas facil inteligencia y manejo de 
la juventud : por el P. Fr. Pedro Fuentes de la Orden de S. 
Francisco. En Madrid: en casa de Joaquin de Ibarra, ano de 1776. 

Un volume in 4. Di questo dotto Francescano già si disse parlando della Grammatica e del 
grande Dizionario Arabico del Padre Canes. Il quale in una nota al Discurso preliminar del detto 
suo Diccionario ci avverte, che in questa Grammatica « se debe tener a vista el Prologo en que 
se da noticia de los decretos Conciliares y los expedidos por la Santa Sede y Capitulos Generales 
( dell' Ordine Francescano) recomendando a los Religiosos el estudio de las lenguas orientales , 
senaladamente la griega, hebrea y arabiga. » 



G 



239. Galvez. — Version del Flos sanctorum al idioma Japon, 
por el P. Fr. Francisco Galvez , de la Provincia de S. Juan Bat- 
tista. 

— Explicacion de la doctrina cristiana en idioma Japon, ec. 

A quanto ne dice il Padre Huerta (Estado, ec.) , la prima opera sono tre volumi in foglio. Il P. Galvez 
fu nativo di Utiel^ e già diacono abbracciò P Instituto Francescano nel Convento di San Giovanni de 
Ribera il 1600. Tre anni appresso passò alle Filippine, dove imparò la lingua giapponese, e poi partì 
in Missione per quell'Impero. Esiliatone il 1614, tornò a Manila. Ma due anni appresso con inten- 
dimento di nuovamente penetrarvi, s' imbarcò per Malacca ; quindi recandosi a Macao , dove rimase 
un anno e mezzo: « hasta que (dice 1' Huerta) pintandose el cuerpo de negro, se ofreciò de ma- 
rinerò en un buque que emprendia su viaje al dicho reino de Japon el ano de 1618. Inter- 

nado ya en el Japon se dedicò , sin intermision , a la conversion de las almas en el reino del Quan- 
to. Despues le destinò la obediencia a la corte de Yendo , y hallandose en la ciudad de Camacura 
f ué acusado al Governador por un falso cristiano , siendo preso y conducido con ignominia al car- 
cel de Yendo. Aqui sufriò con admirable paciencia indecibles trabajos, confesò con valentia de espi- 
ritu la santa Fé catolica en los tribunales, fué azotado cruelmente y consiguiò la corona del mar- 
tirio, siendo quemado vivo en la referida ciudad de Yendo el dia 4 de Diciembre del ano de 1623 
a los 49 de su edad. La sagrada Gongregacion de Ritos le declarò verdadero martir el dia 26 de 
Agosto del ano del 1645. » 



240. Galvez. — Memorias para le continuacion de la Cronica 
de la muy Religiosa Provincia de N. P. San Francisco de las 
Zacatecas. Acopiadas por Fr. Antonio Galvez. Ano de 1827. 



È una giunta che il Padre Galvez fece alla Cronica de la Provincia de Zacatecas del Padre 
Arlequi, di cui abbiamo parlato, e unitamente a questa venne pubblicata il 1827, e poi ristampata 
in Mexico, por Cumplido, il 1851. 



241. Gallemant. — Provincia S. Dionysii Fratrum Mino- 



rimi Recollectorum in Gallia a venerando Patre Placido Galle- 
mant emsdem Provinciae Deffinitore. Catalauni , apud Henricum 



Geoffroy 




GALLIPOLI - GALLUCCI 



201 



Un volume in 8 , interessante anzi necessario per la storia delle Missioni Francescane nel Ca- 
nada. L'Autore dà la biografia de' primi Padri che evangelizzarono quel paese. Libro non facile a 
incontrarsi. £' esemplare eh' io studiai, appartenente alla Biblioteca Nazionale di Parigi , è anche più 
pregevole per essere segnato dall' autore con queste parole a mano : Admodum dilecto cognato meo 
Francisco Le-Grand — Placidus Gallemant auctor. 

stamp. 242. Gallipoli. — Trattato delle piante e immagini de sacri 
As,a edifìzii di Terra Santa , disegnate in Gerusalemme secondo le 
regole della prospettiva e vera misura della loro grandezza dal 
R. P. Fr. Bernardino da Gallipoli dell' Ordine di S. Francesco 
de' Minori Osservanti, stampate in Roma e di nuovo ristampate 
dall' istesso Autore in più piccola forma, aggiuntavi la Strada 
dolorosa et altre figure. In Firenze appresso Pietro Cecconcelli 
alle Stelle Medicee. Con licenza de' superiori, 1620. 

Un volume in foglio di 65 pagine con trentasette figure incise dal Callot. Anche l' edizione di 
Roma è in foglio, e fu fatta nel 1609. Il Padre Bernardino, nativo di Gallipoli nell' Italia Meridionale, 
fu, pare, in Gerusalemme tra 1596 e il 1600, e la descrizione che ci dà de' Santi Luoghi è abbastanza 
pregevole. N' è un esemplare nella nostra Biblioteca del Convento di Sant'Anna di Parigi. 

stamp. 243. Gallucci. — San Francesco: ovvero Gerusalemme ce- 
leste acquistata. Poema sacro con gli argomenti , annotationi et 
allegorie. Ove con devoto affetto si narrano la vita esemplare i 
miracoli maravigliosi et i documenti santi del glorioso et Sera- 
fico Padre. Con una copiosissima tavola , di Frate Agostino Gai- 
lucci da Mondolfo minore Osservante Riformato. Al Serenissimo 
Signore il signor Duca di Urbino. Con licenza de' Superiori et 
privilegi. 

Un volume in 4, di 7 carte preliminari e 536 pagine, col frontispizio inciso degli emblemi 
Serafici e del Duca. Infine dell' ultima pagina si legge : « Venetia MDCXVIII apresso Barezzo Barezzi, 
con licenza de' superiori et privilegi. » Seguono 20 carte non numerate di Tavola delle cose. N' è un 
esemplare nella Biblioteca Nazionale di Firenze. I canti sono 25 in ottava rima, ciascuno con 
annotazioni e allegorie, ricche di erudizione anche per la storia delle nostre Missioni. I versi sanno 
dell'età dell'Autore. Ne diamo per saggio i seguenti dal canto VI. San Francesco inviando i suoi 
figli a predicare nell' universo , vede in profetica visione il Nuovo Mondo , dove conseguiranno ma- 
ravigliosi successi; e lor dice: 

Nè sol di qua, dove diviso il mare, 
Si va chiudendo a 1' ampia terra in seno ; 
Ma sin colà, dove più grande appare, 
Et ove stringe in sè tutto il terreno, 
Dove Alcide arrivò, nè volle entrare, 
Dove l' Italo entrò , ma venne meno 
Nel più vasto Ocean ch'or giace occulto 
De' nostri remi al marinaro insulto. 



GANTE 



Occulto giace, il navigarlo è vano, 
Che chi fremer l'udì, cadde e morìo; 
Ma verrà chi lo solchi, e chi con mano 
Governi il fren del periglioso rio, 
Un Colombo, un Vespucci, un Magalano, 
Degni eh' a tanta impresa il ciel sortìo , 
E dopo questi a cui si deve il merto , 
Fia l'incerto camin facile e certo. 

Voi, voi, fratelli, infra le spine e 1' herbe 
. Con l'asprezza del vitto e del vestito, 
Con l'humiltà, con l'astinenze acerbe y 
Col vivere ritratto, anzi romito, 
Torrete al mondo 1' anime superbe , 
E ne farete un parto a Dio gradito: 
Questi flan nostri figli, e questi un giorno 
Empiranno la terra intorno intorno. 



Nè sol l'ultima Thile, e le vicine 
Isole, che circonda il mar Britanno; 
Ma corron le Canarie, e le Marine 
Ch' a più moderni regni il pasto danno : 
Indi per 1' onde infide oltr' il confine 
De' fortunati scogli essi ne vanno; 
Vanno a la Desiata, a Capoverde, 
E dove il mar s' acquista , e ove si perde. 

vamp. 244. Gante. — Carta de Fray Pedro de Gante al Emperador 
m. D. Carlos, exponiendole sus trabajos en la doctrina e instruccion 
merica de los Indios. Mexico, 31 de octubre de 1532. 

È stata testé pubblicata nelle Cartas de Indias (Madrid 1878). Sone due carte in foglio reale. 

— Carta de Fray Pedro de Gante al Emperador D. Carlos, 
exponiendole el sensible estado a que tenia reducido à los Indios 
el servicio personal. — De S. Francisco de Mexico, 15 de febrero 
1552. 

Fa parte della stessa pubblicazione, e conta sei carte in foglio reale. Un'altra, data in Mexico 17 
giugno 1529, è riferita dal Daza ( Quarta parte de la Chronica ec.),e ultimamente venne ristampata 
dal Ternaux nel tomo X della sua grande raccolta di Voyages, rélations et mèmoires originaux pour 
servir a Vhistoire de V Amerique. Paris, 1840-1841. 

Altre lettere di Fr. Pietro restano inedite negli Archivi di Spagna. Ne citerò una soltanto dell' 
Archivio de Indias di Siviglia, del 20 luglio 1548 allo stesso Imperatore. Sfoga in essa il suo dolore 
per la morte del primo Arcivescovo di Messico, suo compagno e Padre, Fr. Giovanni Zumarraga. 
« Veinte y cinco anos estoi con este habito: estos naturales me miran corno padre: nunca he 
estado tan triste corno el dia de hoi, a causa aver muerto el Obispo Zumarraga, verdadero padre 
destos naturales .... Fue siempre mi eompanero en trabajo con ellos .... Trabajò en la conversion 
i doctrina destos naturales asi en lo espiritual corno en lo temporal, dandole limosnas .... A causa 



GANTE 



203 



Af>. 
America 



de tantas limosnas i obras pias asi para casas huerfanas, corno en sustentar viudas i hacer enfermenas 
entre los Religiosos come entre los naturales, morì senza poter pagare la pattuita mercede al 
suo Maggiordomo, a quien suplico (dice Fr. Pietro all' Imperatore) se le pague. » Scrisse Fr. Pietro, 
come annotò anche il Daza, muchas vezes (fra gli altri) a sus amigos y conocidos Religiosos 
de Flandes. Gli Editori delle Gartas de Indias ne danno la seguente breve biografia: « Gante Fray 
Pedro, naturai de Gante, partente muy cercano del Imperador Carlos V, y Religioso Lego de la 
Orden de S. Francisco, paso a la Naeva Espana en 1523 con el catedràtico que habia sido de la 
Universidad de Paris Fr. Juan de Tecto e con Fray Juan de Ayora. Dedicando Fray Pedro su talento 
privilegiado, su mucha virtud e influencia en bien das los Indios, edificò en la coma*» de Mexico 
mas de cien iglesias, fundó capillas, conventos, escuelas y colegios para nifios y ninas ; fue el 
primero que instituyó confradìas entre los naturales, quien mejor los trató y mas simpatias se 
atrajo de espanoles e indigenas. Repetidas veces le dieron licencias para que se ordenase, y hasta 
el mismo Emperador le rogò que admitiese el Obispado de Mexico, a lo cual contestaba, que a todas 
las dignitades y casas orzabispales , preferia su condicion de pobre Lego y la celdita del Golegio ; 
donde murió de muy avanzada edad, el 29 de junio di 1572. » 

Trattano largamente della sua vita, tra gli altri, il Torquemada (Monarq. Indian. tom. I.J, il 
Mariano ( Francisco* redivivus : Chronica ec. ) ; dei quali diremo a suo luogo; il Daza 
(Quarta parte della Chronica, ec), e molti altri. Ma chi ami ben conoscere la storia di questo 
insigne Missionario del Messico, legga il racconto, di maraviglioso effetto, che n' ha testé pubblicato 
il nostro chiarissimo confratello Padre Servasio Dirks della Provincia di S. Giuseppe nel Belgio, con 
questo titolo : La Frere Pierre de Mura. Sa vie et ses travaux au Mexique. Gand, H. Fander 
Schelden, éditeur ; Paris, Victor Palme; Bruxelles, G. Lebrocquy, 1878. Anche n' ha assai belle cose 
il Brasseur, Histoire des nations civilisèes du Mexique et de V Amerique-Centrale, duranl les siecles 
antérieurs a Christophe Colomb, écrite sur des documents originaux et entièrement inedits, puises 
aux anciens archives des indigènes, etc. Paris, Arthus Bellrand, editeur, 1858. Quattro volumi in 
8, grande. Aggiungiamo finalmente per la storia del Messico, non esclusa l'opera di Missionari 
Francescani, l' Histoire de la conquète da Mexique ec. di Williah Presgott. Paris , Librairie de 
Firmin Didot, ec. 1864. 

— Doctrina cristiana en lengua Mexicana. 

Un volume in 16, di 172 carte. In fine si legge: « A honra y gloria de nuestro Senor Jesu 
Xpo y de su bendila Madre aqui se acaba la presente doctrina Xpiana en lengua Mexicana. La 
ql fué recopilada por el R. Fr. Pedro de Gante de la Orden san Francisco. Fué impressa en casa de 
Juà Pablos impressor de libros an. de 1555. » 

245. Gante. — Epistola Fr. Joannis de Gandavo Ordinis Mino- 
rimi. Anno 1541. 

Fr. Giovanni da Gand fu un altro celebre Missionario Fiammingo, de' primi Francescani che 
si recarono ad evangelizzare nella Nuova Spagna, e più specialmente nella Provincia di Nicaragua. 
Era nella città di Granata 1' anno 1536, quando il suo confratello Fr. Biagio del Castillo gli appalesò 
il suo disegno di esplorare il cratere del Vulcano, chiamato l'Inferno di Massaya. Unito a Frate 
Francesco di Aragona, propagò largamente la fede in quelle parti fino alla morte del Vescovo Fr. 
Francesco di Mendavia , che comunicò al Consiglio dell' Indie con lettera data nella predetta città 
di Granata di Nicaragua, il 1 gennaio 1541. Questa lettera in lingua spagnuola, con la sopra citata 
in latino, trovasi nell' Archivio de Indias di Siviglia. L' una e 1' altra sono gravissimi documenti 
delle fatiche e delle pene d' ogni genere sostenute dai primi Missionari Francescani nel Nuovo 
Mondo per compiere degnamente il loro apostolico Ministero. Metto qui il principio e la fine della 
latina, indirizzata parimente al Consiglio dell'Indie: « S. C. C. M. sane quam generosis et cum 
primis observandis V. D. Doctoribus sacri ac Regalis Consilii auditoribus clarissimis, Frater Joannes 
de Gandavo, Ordinis Minomm Regulatae Observationis , totius mundi imperium et salutem cum 
prospettate plurimam optat. Superioribus annis, domini magnifìcentissimi, plurimorum religiosorum 



GAONA - GARCES 



Patrum nostri Ordinis, aliorumque procemm vehementi exortatione fui lacessitus, ut Indorum oras 
peterem, ob gloriam summi maximique Jesu Christi, ac fidei catholicae ampliationem , haud 
solum in veteri via, veruni etiam in ea vinea uberes fructus collecturus. Ipse vero hoc animo 
coniectans, quam magnani mercedem colligerem, de qua scriptum est: Majorem charitatem nemo 
habet quam ut animam suam ponat quis prò amicìs suis , idest proximis ; quippe ego summa 
cupiditate ductus serviendi ac parendi reverendorum Patrum imperiis , praecipue Reverendissimi 
Generalis Ministri, ad cumplendum quod iubebant, maximo vitae meae discrimine ; tum ob grave- 
scentem aetatem meam, quae laboribus iuventutis minime respondet, hoc spondere et opere compiere 
socius curavi. Verum enimvero qjium in terra de Nicaragua sex et eo amplius annos complevissem 
istando opportune ei importune, arguens aequales, seniores maioresque observans, increpansque 
iuniores, annuntiavi verbum abreviatum quod fecit Dominus super terram, ec. » 

Qui poi narra lungamente la guerra eh' egli co' suoi compagni ebbe a sostenere fierissima da 
quelli che maggiormente avrebbero dovuto assisterlo e prestargli aiuto. E conchiude dicendo : 
« Precor igitur iterumque precor benignitatem lustitiamque vestram, ut Nicaraguam provinciam 
vestris piis auxiliis succurrere dignemini, ab ipso qui nos praetiosissimo redemit sanguine elibata 
praemia accepturi. » 

E qui, poiché ho dovuto far menzione dell' Archivio de Indias di Siviglia, dove venne trasportato 
anche quello di Simancas, voglio notare che , esaminando posatamente gl' immensi documenti che 
contiene dell' America, di sole lettere inedite di Francescani si potrebbero raccogliere parecchi volumi. 
A mala pena io potei studiarvi un mese ; e non si richiederebbe meno di un anno ; tanto più, che 
manca affatto ogni Catalogo , e non si ha per aiuto che i titoli delle Audienciàs , ciascuna delle 
quali conta 50, 60, 100 e più legajos ( fasci ) di carte, che devi svolgere ed esaminare una per una. 
Quel che si potrebbe raccogliere in questo Archivio, il più ricco delle Spagne, per la storia delle 
Missioni Francescane, lo vedrà il lettore in altro luogo, dove metterò i semplici appunti che nel 
sopra detto brevissimo tempo potei prendere, oltre alcuni documenti che copiai letteralmente. 



246. Gaona. — Coloquios de la paz y tranquilidad Christiana, 
en lengua Mexicana. Su autor el P. Fr. Juan Gaona France- 
scano. Con licencia y privilegio. En Mexico en casa de Pedro 
Ocharte. MDLXXXII. 

Un volume inJS, di 16 carte preliminari e 121 pagine. Nel frontespizio porta inciso San Fran- 
cesco, e in una carta in fine si legge : « A honra y gloria de nro Senor Jesu Ghristo , y de su bendita 
Madre : acabaronse de imprimir estos coloquios con licencia y privilegio : en Mexico , en casa de 
Pedro Ocharte, a XXIIJ de octubre de MDLXXXIIJ. » Seguono poi alcuni versi. Secondo il Beristain, 
questa edizione sarebbe la seconda: ma non ne indica l'anno. Il Ternaux cita anch' egli due 
edizioni, l'una del 1583, l'altre del 1593. « Ma io (dice Joaquin Garcia Icazbalceta , Apuntes, ec.) non 
ho mai veduto che quella del 1582 , e credo che sia P unica. Che poi sia essa la prima si vede chiaro 
dalla dedicatoria data il 26 maggio 1582, che ne fece al Viceré il Padre Fr. Miguel de Zarata che 
pubblicò l'opera; che il Padre Gaona era morto sin dal 1560. Un esemplare curioso (egli continua) 
n'ho appresso di me, al quale foglio per foglio è intramessa e unita una traduzione manoscritta 
degli stessi colloqui in un altra lingua indigena, che insin qui nessuno ha saputo dirmi che lin- 
gua fosse. La lettera, bellissima, è del secolo XVI, ed ha i titoli colorati in rosso. » 

Il Padre Giovanni Gaona, o Gaonna, fu nativo della città di Burgos. Vestito l'abito di san 
Francesco , e compiti gli studii di filosofia e di teologia, passò all' Università di Parigi per addot- 
toratisi. Richiamato in Ispagna, insegnò scienze teologiche in Valladolid, e P anno 1538 P Imperatrice 
lo scelse perchè con altri compagni si recasse alla Nuova Spagna, ove imparò a perfezione la lingua 
Messicana. Quivi fu Guardiano del Convento di Tlatelolco, ove insegnò Grammatica, e di quello di 
Xochimilco. Nel 1551 venne eletto Provinciale, ufficio che poco dopo rinunciò per aver perduta la 
vista. Ove morisse non sappiamo. 



Ms. 
America 



247. Garces. 



—Diario que ha formado el Padre Fr. Francisco 



GARCIA 



205 



Garces, hijo del Colegio de S. Cruz de Queretaro en el viaje 
hecho en este ano de 1775 por mandado del Exmo Senor Virrey 
Fr. D. Antonio de Bucareli y Urcua, Theniente Coronel, digo 
General Virrey Governador y Capitan General de està Nueva 
Espana, ultimado en su Carta de 2 de Enero del citado ano, 
y determinado en la junta de guerra hecha en Mejico en 28 de 
Noviembre del ano antecedente, asi mismo mandado por el E. 
Padre Fray Romualdo Cartagena, Guardian de dicho Colegio por 
carta de 20 de Enero del espresado ano de 1775, y por otra de 
su sucesor el R. P. Fr. Diego Ximenez en 28 de Febrero del 
mismo ano, en la que me ordena que acompanado de otro Reli- 
gioso e con el Theniente Coronel D. Juan Rautista Anza y el P. 
Fr. Pedro Font destinados al Puerto de S. Francisco y que acom- 
panandolos hasta el Rio Colorado , espere allì con mi companero 
su buelta , y en este intermedio esamine los parages , trate con 
las naciones immediatas, y esplore el animo y disposicion de 
sus naturales al catequismo i vasallage de nuestro Soberano. 

Manoscritto in foglio, appartenente alla Biblioteca della Reale Accademia di storia di Madrid. 
Dal solo titolo il lettore vede l' importanza grande del lavoro. In fine del Manoscritto è una Carta 
(lettera) del P. Fr. Antonio Barbastro Misionero de Tubutama, al R. P. Morfi, noticiandole la muer- 
te del P. Fr. Francisco Garces y de los otros tres Religiosos, suoi compagni , Giovanni Marcello Diaz , 
Giuseppe Mattia Moreno, e Giovanni Antonio Barrenche, Misioneros del Colegio de Propaganda Fide 
de Santa Cruz de Queretaro, Fundadores de las conversiones de la Purisima Concepcion y de S. 
Pedro y S. Pablo del Rio Colorado entre los gentiles Yumas , y muertos en ellas gloriosamente a 
manos de los mismos barbaros en los dias 17 y 19 de Iulio de 1781. 

— Diario de las ultimas peregrinaciones del P. Fr. Franci- 
sco Garces ( de la Orden de S. Francisco ) basta la Provincia 
de Moqui , acompanando plano que demuestra las naciones explo- 
radas. 

Grosso volume manoscritto in 4, che si conserva nella Biblioteca del real Palazzo di Madrid. 

248. Garcia . — Historia Bethelemitica . Vida exemplar y 
admirable del Venerable Siervo de Dios y Padre Pedro de S. 
Joseph Betancour, fundador de el Regular Instituto de Bethlehen 
en las Indias Occidentales , frutos singulares de su fecondo 
espiritu y sucesos varios de està Religion : escrita por el P. 
Fr. Joseph Garcia de la Concepcion, Lector de Theologia, Reli- 
gioso Descalco de el Orden de N. S. P, S. Francisco, y hijo de 



206 



GARCIA 



la Provincia de S. Diego de Andalucia. En Sevilla, por Juan 
de la Puerta, impressor de libros en las siete Revueltas, Ano 
de 1723. 

È un volume in foglio, di 592 pagine. L'opera è divisa in 4 libri: il primo, di pagine 216: il 
secondo, di 203: il terzo, di 173, il quario di 39, ed altre undici carte non numerate. Opera bellissima 
ed interessantissima per la storia universale delle Missioni Francescane, mostrandoci come lo spirito del 
Serafico Patriarca, dopo di aver rigenerato milioni di quelle genti a Cristo, vi creasse mirabili instituzioni 
di beneficenza, che noi nella presente nostra umanità non sappiamo nè anche immaginare. È la storia 
dell' instituzione d'una Congregazione di spirito Francescano fatta da un Terziario, che si propose di 
fondare ospedali pe' poveri in tutta l' America, e per assisterli non solo nelle loro infermità, ma anche 
nelle convalescenze ; instituzione che ottenne maravigliosi successi. Cominciò in Guatemala, e venne 
solennemente approvata dal Pontefice Clemente X. Le parole della Bolla ce ne dicono lo spirito ed il 

fine. « Poco ha (dice il Pontefice) que por parte de los amados hijos Rodrigo de la Cruz y 

tambien otros hermanos llamados de Betlehen de la compania llamada de la Misericordia 

erigida en la ciudad de Guatemala, nos fue presentada una peticion, la qual contenia, que en 
certo tiempo antes de aora, Pedro de S. Joseph Betancour, de la diocesis deCanarias, con admi- 
rable fervor, y afecto de los pobres, aviendo venido de la isla Tenerife, de adonde era originario, 
en la dicha ciudad de Guatemala, considerando que ordinariamente muchos pobres, que salian 
achacosos y convalecientes de los hospitales, destituidos de todo humano soccorro, y no habiendo 
con que bolver a restituirse a sus naturales fuerzas, acaban miseramente la vida; lo primero los 
fue alvergando en su pequena habitacion , y pidiendo y recogiendo limosna de dia y de noche 
continua y infatigablemente por las calles y plazas de dicha ciudad, los iba rehaziendo; hasta que 
credendo el numero de los pobres que ocurrian a el y no cabiendo en la corta capacidad de aquel 
hospedage . . . confiando en sola la misericordia de Bios ... se resolviò a fabricar un grande hospital, 

y recibiendo algunos companeros fundó alli una compania erigiò y instituyò dicho hospital 

con el nombre de Betlehen de pobres convalecientes, con sus ofncinas, cerdas, salas de enfermos y 
de ensenanca de muchachos . . . Nos por autoridad apostolica y el tenor de la presente aprobamos 
y confirmamos la ereccion y institucion de dicho hospital y Compania ec. » Bomae apud S. Mariani 
Maiorem, an. Dominicae incarnations 1672 die 2 maii, Pontif. nostri an. IL (Lib. IL Cap. 12.) 

Poi Fra Rodrigo fondò un ospedale per le donne, con una Compagnia, o Congregazione di 
sorelle Betlemitiche, delle quali fu prima Superiora Marianna di Gesù; e vennero con altro Breve 
approvate dallo stesso Pontefice Clemente X. Da Guatemala, Fratelli e Sorelle passarono a fondare 
Ospedali nel Perù, nel Messico, e via via in tutta l'America, e da per tutto operando veri prodigi. Se 
in tali Ospedali l'umanità e la carità avessero raggiunto quella perfezione che da molti si spaccia 
essere effetto della civiltà moderna (e non del Vangelo, come se la nostra civiltà non fosse opera 
del Vangelo ! ) lo dica la seguente descrizione dell' Ospedale che i Betlemiti fondarono in Messico 
con le sole limosine eh' essi medesimi raccolsero . Questa carità, dice l'Autore, fu talmente abbon- 
dante, che in pochissimo tempo « se dispusieron (nel locale dato da un Santo Prete, di nome Antonio 
d'Avila) tres salas con el primor conveniente por la convalecencia ..... una dellas dedicada para 
Indios, Negros y Mulatos ; otra para los Espanoles ; y otra por los venerables Sacerdotes. » E mano 
mano poi si venne sempre più ingrandendo « con quanto los convalecientes pudiessen desear para 
su allivio. Està fundado el hospital en el centro de la ciudad de Mexico : y estando en el corazon 
de la poblacion, tiene las dilataciones, que pudiera en el mas desembarazado terreno; pues aun 
le sobra espacio para dilatar mucho su fabrica. La Iglesia, en cuyos fundamentos , quando se 
labraba, puso la primera pedra el senor Arzobispo Virrey don Fray Pablo de Ribera, es de primoroso 
edificio . . . Todo el hospital es un tesoro de primorosissimas pinturas , escogidas de los mas die- 
stros pinceles de todo el reyno, cuyo ornado se debe a las limosnas que en este han querido gastar 
los caritativos y generosos naturales. La porteria y una espaciosa escala, que franquea el passo a 
los altos de el hospital, muestran vestidas sus paredes de varias sagradas historias y imagines de 
Santos, en que se admira el acierto de el arte de la pintura. El claustro alto de està casa, que es 
muy espacioso, sirve a los pobres de desahogo : y en el tienen para su mejor diversion pintadas 
en diversos quadros, que adornan sus paredes, la vida y nuerte de nuestro Redemptor, y punta- 
mente de su SS. Madre. Desde este elevado sitio logran los convalecientes quanto en la inferior 



GARCIÀ - GARROVILLAS 



207 



parte puede recrear la vista : un Delissimo jardin, y una hermosissima fuente, que en aquel suelo 
se mostran, ec. . . . Las enfermerias de este hospital son singulares alhajas, en cuyo alegre y capaz 
espacio luzen mas de lleno los esplendores de la caridad , porque en ellas es notable el alino y 
riqueza, en que son servidos los convalescientes. Tienen estas mucho numero de camas cuya curiosa 
disposicion es mas que decente ; pues estan adornadas con ricas cortinas y colgaduras de escarlata 
y cubiertas de hermosas colchas de seda. A proporcion de està grandeza es el cuidado de los 
Bethlemitas en la assistencia de los convalecientes : porque los sierven con extraordinario asseo y 
regalada magniflcencia ; siendo su fervorosa applicacion remedio de las miserias de los pobres , y 
singular exemplo de edificacion a todos los fleles (Uh. IL Cap. 24.,; .» Intorno a. questa mirabile in- 
stituzione, che pochi anni fa durava ancora nel Perù, e al gran bene che ha fatto in tutta l'Ame- 
rica, incontrai bellissimi documenti nella Biblioteca dell'Accademia di storia di Madrid. 

249. G arci a. — Derechos legales y estado de Tierra Santa : 
coleccion de docilmente y noticias pertenecientes al derecho, que 
las Potehcias christianas tienen a la posesion de los Sanctuarios : 
por el R. P. Fr. Manuel Garcia Franciscano. Palma, Fel. Guasp. 
1814. 

Un volume in 8, di moltissima importanza per la storia della Terra Santa e i diritti dell' 
Occidente su la Palestina. Anni fa lo vidi ed ebbi a mano in Roma. Credo che ne sia un esemplare 
nella Commissaria Apostolica di Spagna nel nostro Convento di Araceli. 

250. Garcia. — Manual para administrar los santos Sacra- 
mentos de Penitencia, Eucharistia, Extrema-uncion y Matrimo- 
nio : dar gracias despues de comulgar y ayudar a bien morir a los 
Indios de las Naciones: Pajalates, Orejones, Pacaos, Pacoas, Tilija- 
yas, Alasapas, Pansenes, y otras inuchas diferentes, que se hallan 
en las Misiones del Rio de San Antonio y Rio Grande, perte- 
necientes a el Colegio de la Santissima Cruz de la Ciudad de 
Queretaro, corno son : los Pascuaches, Mescales, Pampopas , Taca- 
mes, Cheyopines, Venados, Pamaques, y toda la Juventud de 
Pihuiques, Borrados, Sanipaos, i Manos de Perro. Compuesto por 
el P. Fr. Bartholomè Garcia, Predicador Apostolico, y actual 
Missionero de la Mission de N. S. P. S. Francisco de dicho Colegio, 
y Rio de S. Antonio en la Provincia de Texas. Impresso con las 
licencias necessarias en la imprenta de los Herederos de Dona 
Maria de Rivera, en la Calle de S. Bernardo, y esquina de la 
Plazuela de el Volador. Ano de 1760. 

Un volume in 4, di IV carte preliminari e 88 pagine. Il Beristain non ne fa menzione. 

251. Garrovillas. — Estado de la Apostolica Provincia de 
S. Gregorio (de Filipinas) el ano de 1594, por el P, Fr. Juan 
de Garrovillas de la Provincia de S. José. 



^08 GEMONA 



— Tratado del modo de conversar y portarse los Religiosos 
eri los ministerios de Indios. 

Così il Padre Hubrta (Estado, ec.J. Il Padre Giovanni nacque dall'illustre famiglia dei Villa- 
lobos y Gutierrez nel paese da cui tolse la sua denominazione. Prese l' abito Francescano nel Con- 
vento di S. Bernardino di Madrid: s'imbarcò per il Messico il 1580, e di là passò alle Filippine. 
Vi evangelizzò con grande zelo e frutto molti anni, e mori nel Convento di Lumbang il 1612. 

stamp. 252. Gemona. — Dictionnaire Chinois-Francois-Latin par le 
». Pere Basile de Gemona ( Franciscain ) pubblié par M. Guignes, 
resident de France en Chine. Paris 1813. 

Un volume in foglio. Il prezioso originale è nella Laurenziana di Firenze. 

— Dictionnaire Chinois-Latin , par ordre de clef, extrait de 
celui du P. Basile de Gemona. 

Manoscritto in 8, di oltre 800 pagine; con la spiegazione di più che ottomila cinquecento 
caratteri. Esso apparteneva alla Biblioteca linguistica del Marchese de La Fertè-Senectere , e venne 
messo in vendita in Parigi l'aprile del 1873. Chi l'abbia acquistato non sappiamo. 

— Supplement au Dictionnaire Chinois-Latin du Pere Basile 
de Gemona, imprimé en 1813 par les soins de M. de Guignes, 
pubblié d'apres l' ordre de sa Majesté le Eoi de Prusse Federic- 
Guillaume III , par Jules Klaproth. A Paris , de V Imprimerie 
Royale, MDCCCXIX. 

Un volume in foglio reale grande, di pagine X e 168; nel quale il Klaproth fa un esame cri- 
tico dell'edizione fatta dal Guignes, che qui riferiamo in compendio. 

Nella prima metà del XVII secolo (egli dice) viveva in Cina un letterato di nome Tchang- 
eul-Koung. Impiegato nella grande Biblioteca di Nan-thchàng-fou, occupava il suo tempo nel leg- 
gere e rileggere le molte opere antiche e moderne che vi erano raccolte. E frutto delle sue fatiche 
di non pochi anni fu la compilazione d' un gran Dizionario, che intitolò : Tching-tou-thoung, cioè 
Spiegazione dei caratteri regolari. Il Bibliotecario capo, di nome Lìao-wen-ing , uomo di poco 
studio ed intendimento, ma amante di gloria senza fatiche, pensò che gli fosse capitata un' ottima 
occasione per acquistarsi fama; perchè il buon Tchang-eul-Koung essendo povero, facilmente 
s'indurrebbe a cedergli il Manoscritto del Dizionario per una buona somma di danaro, come avvenne, 
dandogli cento once in oro. Poco di poi Tchang-eul-Koung morì senza figli nè eredi ; e Liao-wen- 
ing senz' altro pubblicò il lavoro col suo nome. Ma non appena il Dizionario si sparse per la Cina, 
gli eruditi s' accorsero che esso era opera del valente pennello di Tchang-eul-Koung; e levatosene 
grande rumore, specialmente nelle adunanze letterarie di Nan-tchhàng-fou, la pubblica autorità che 
in Cina s'immischia d'ogni cosa, vi prese parte ; e provato il furto di Liao-wen-ing, di subito si' 
fece una seconda edizione del Dizionario con l'attestato di tutti i letterati e magistrati della città, 
che Tchang-eul-Koung n' era il vero e solo autore : e da questo momento portò sempre il suo 
nome. Questo aneddoto è tolto alla lettera dal proemio che va innanzi all' edizione del 1678. 

Il Padre Basilio da Gemona, dell' Ordine de' Minori della più stretta Osservanza di San Fran- 
cesco e Missionario Apostolico in Cina (continua sempre il Klaproth), avendo sperimentati insuffi- 
cienti i Dizionari, di cui sin qui i suoi confratelli s'eran serviti nelle Missioni, si mise all'opera 



GENERALE REPERTORIUM 



209 



di compilarne un nuovo, giovandosi di quelli eh' essi avevano fatti e di altri originali , dai quali 
trasse circa mille caratteri , e tradusse le spiegazioni europee o cinesi in latino . Intitolò il suo 
lavoro : Han-tsu-si-i ; ed è stato sin qui tenuto da tutti come il migliore che sia stato composto. 
I successori del Padre da Gemona P ebbero per modello , pur facendovi dei cangiamenti e delle 
aggiunzioni, secondo il fine che ciascuno si proponeva nello studiare il Cinese. Alcuni ne tradus- 
sero le spiegazioni latine nelle lingue del proprio paese, o ne variarono P ortografia per renderne 
più facile P intelligenza e la pronuncia : e così n'abbiamo una traduzione in lingua spagnuola, un' 
altra in russo, e una terza, metà francese -e metà portoghese, e gli esemplari del Han-tsu-si-i si sono 
grandemente moltiplicati in tutta l'Europa. Vi s' incontrano, sì certo, delle differenze , sia nel nome, 
sia nella disposizione de' caratteri, sia finalmente nelle spiegazioni; ma esse non toccano la sostanza; 
è sempre il Dizionario del Padre da Gemona , compilato , rivisto , accresciuto , o guastato dai 
differenti editori , che la più parte fecero sparire dal frontespizio il nome del modesto e laborioso 
Francescano. Ed uno di questi esemplari è appunto quello che due anni fa apparve in Parigi col 
titolo di Dictionnaire Chinois , Francois , et Latin , publlé d' apres V ordre de S. M. V Empereur 
(Napoleone T) par M. de Guignes, resident de France a la Chine ec. Paris, de V Imprimerle imperlale 
1813. Il titolo è giusto, ma vi manca una cosa essenziale : perocché leggendolo, così come sta, niuno 
penserà mai , nò anche per sogno , che fosse lavoro del Padre Basilio da Gemona , il cui nome è 
affatto taciuto, e v' è solo quello dell' editore , a cui pare che appartenga. Vorremmo pensare che 
fosse stata questa una semplice inavvertenza del signor Guignes, ma pur troppo alcune parole della 
prefazione mostrano eh' egli voleva esserne creduto Autore ! .... Ci corre obbligo pertanto di dire, 
che del signor de Guignes non v' è che la prefazione, eh' egli chiama introduzione, e un discorso 
preliminare, che dice proemio, e non ha col Dizionario alcuna relazione. E qui entra il Klaproth 
a largamente discorrere e mostrare come il detto signore guastasse il Dizionario, e il grande 
merito del Padre da Gemona , che P avea composto , di cui pare che il de Guignes avesse poca 
o nessuna conoscenza, supponendo che P Han-tsu-si-i non sia che una copia di altri Dizionari più 
antichi e scritta nel 1726. Doppio errore, che facilmente avrebbe potuto cansare : perchè sebbene 
la copia appartenente alla Biblioteca di Parigi col titolo di Manuscrtt du Vatlcan abbia la data del 
1726, n'esiste un' altra cominciata il 1714 e finita il 1715: come tutti sanno che sul lavoro del 
Padre da Gemona mentre s' incontrò col Cardinal Tuoron in Cina, venne corretto il Dizionario fatto 
dal suo confratello Padre Fr. Bernardino de las Llagas, che fa il 1707; ed inoltre v' è la copia della 
pubblica Biblioteca di Praga fatta il 1709. Finalmente abbiamo la testimonianza del Padre Orazio 
da Castorano, anch' egli Missionario Francescano di gran valore in Cina, il quale ci fa sapere che 
ebbe alle mani il Dizionario del suo confratello Padre da Gemona il 1706, e non già come opera di 
recente data, ma come compilazione fatta da tempo dal suddetto Padre, parte sopra i Dizionari cinesi 
originali , e parte sopra i Dizionari portoghesi e spagnuoli composti dagli antichi Missionarii 
Francescani. Sin qui il Klaproth. Già riferimmo testualmente le parole del Padre da Castorano, e non 
occorre più ritornarvi. 

A queste opere del Padre da Gemona il P. Huerta (Estado, ec.) aggiunge le seguenti, delle 
quali forse ha copia nelP Archivio del nostro Convento di Manila. 

— Metodo per confessare in lingua cinese. 

— Catechismo della dottrina cristiana in lingua cinese. 

— Trattato di avvertimenti per quelli che desiderano battez- 
zarsi, in lingua cinese. 

— Esposizione latina de' caratteri cinesi. 

Il Padre da Gemona partì Missionario per la Cina circa il 1683, e si ascrisse alla Provincia 
di S. Gregorio delle Filippine. Fu zelantissimo Apostolo, e la Santa Sede rimunerò le sue fatiche 
nominandolo Vicario Apostolico. Morì in Cina il luglio del 1704. 



253. Generale repertori™ librorum, documentorum, seri- 

i4 



210 



GENERALE REPERTORIUM 



ptorum, omniumque àlioruin contentorum in Archivio Almae 
Provinciae Comitatus Flandriae S. Joseph Fratrum Minorum Re- 
collectorum, extructo in Conventu Gandavensi. 

Sono 4 tomi in foglio, manoscritti, nel nostro Convento di Gand nel Belgio. Nel I trovai segnati i 
seguenti documenti come esistenti nello stesso Archivio, e riguardanti le nostre Missioni. Ma in verità 
essi non vi sono più. Come andassero smarriti non so. Probabilmente ciò avvenne nel tempo che 
l'Archivio, quando sotto la dominazione francese furono chiusi i conventi, venne trasportato in 
casa particolare. Anche mi dissero que' buoni Padri, come prima della ristorazione della Provincia un 
vecchio Fratello laico che lo aveva in deposito, ne avesse ceduto una parte ai Padri della Compagnia 
di Gesù che si occupavano della pubblicazione delle vite dei Santi , detti i Padri Bollandoti. Ma in 
Bruxelles i loro continuatori mi affermarono di non saperne nulla. Ecco intanto F elenco de'documenti. 

Fascicolo I. in capsula decima octava sub titulo Missio. — 1. Tractatus de Missione in se, et an 
Fratribus Minoribus conveniat? — Ostenditur quibus competat potestas adiva mittendi Fratres inter 
infideles. — Quae sit obligatio Ministrorum mittentium et Missionariorium ex Regula. — An missio, 
prout hoc tempore est, sit licita Fr. Minoribus. — Quanon ratione Missiones liceant, vel non liceant 
Fr. Minoribus quoad mutationem habitus, usum pecuniae, etc. — An liceat Missionariis particulares 
domos inhabitare, familiam alere, etc. — An Fratres Missionarii possint et debeant personis fìdelibus 
committere pecunias recipiendas aut iam receptas,ut per eos prò ipsorum necessitatibus expendantur? 
— An licitum sit Fratribus Minoribus Missionaris recipere pecunias non solum prò suis necessitatibus, 
sed ètiam suorum confratrum, in terris fldelium expendendas. — Quid liceat Missionariis, dum ad 
terras fldelium veniunt prò brevi tempore. — An expediat et possit cum Missionariis dispensari 
quoad usum pecuniae. — Habentur duo exemplaria in 4, et unum in 8. Dicuntur desumpta ex 
scriptis R. Ad. P. Joannis a Cruce, Lect. Jubil. Provinciae Angliae Ministri Prov. 

2. Formula iuramenti a sacerdotibus praestandi ad instantiam Statuum cum resolutionibus 
quoad illud. 

3. Extractum ex Registro resolutionum altepotentium Statuum 1720. etc. 

4. Item gallice. 

5. Extractum ex capsulis Hagae-Comitis et ex regesto supradicto, 1730, de eliminandis Missio- 
nariis Regularibus. 

6. Libellus supplex in causa Missionariorum Beigli iniuste oppressorum ad Congregationem de 
Propaganda Fide. 1665. 

Fascicolo II. 1. Copia authentica Bullae Urb. Vili de 6 octobris 1626 quae confìrmat ordinationem 
Cardinalium circa Missiones Hollandicas respectu sacerdotum regularium et saecularium, loca mis- 
sionum, subiectionem Vicario Apostolico. 

2. Copia authentica facultatum concessarum quibuscumque nostris Missionariis ab Innocentio X 
19 decembris 1647. 

3. Duo exemplaria Indulgentiae Plen. concessae Missionariis et sibi subiectis prò una vice ab 
Inn. XII 1699. 

4. Copia authentica supplicae et decreti S. Congregationis quod Missionarii nostri possint recipere 
pecunias 12 novembris 1715. 

5. Innocentius XIII 16 Juli 1722 concedit ecclesiis nostrorum Missionariorum indulgentias in 
festis Ordinis usque ad decennium. Copia authentica. 

6. Idem facit Clemens XII 26 novembris 1732. 

7. Idem Benedictus XIV 11 Juli 1743. 

8. Conceditur altare privilegiatum prò duobus diebus hebdomadariis absque determinatione 
numeri sacrorum, in Ecclesiis nostrorum conventuum Missionibus inservientium, 1747. 

9. Copia non authentica facultatuum concessarum Provinciali Inferioris Germaniae , qua 
Missionis Praefecto a Bened. XIV 1741. 

Fascicolo III. 1. Agens 1645 notifìcat apparentiam exercitus catholicae fldei Hulsti. 

2. Supplicali t Hulstenses prò habendis Missionariis 22 martii 1648. 

3. Supplica Regi, ut nostri qua Missionari possint continuare functiones, 1646. 

5. Decretum originale ( item aliquae copiae ) Congregationis de Propaganda Fide die 9 decem- 
bris 1647, quo quatuor ex nostris nominatim instituuntur Missionari et designatur Praefectus. 



GEOGRAPHIA 



211 



6. Supplica Regi prò hospitio obtinendo in Nasia 1648. 

9. Edictum Statuum Hollandiae eliminans sacerdotes, Jesuitas, Monachos ex territorio 1649. 

10. Epistola originalis Nuntii Bruxellensis , qua petit a Provinciali informari de Missione 
Hulstensi 16 dicembris 1654. 

Fascicolo VII. 1. Edictum Altepotentium contra Missionarios Regulares 19 iulii 1730. 
5. Forma declarationis faciendae in fide sacerdotis a Missionariis, Resolutio Defìnitorii quoad 
illam 10 aprilis 1731, et reflexiones theologicae. 

7. Copiae admissionum nostrorum Missionariorum a Statibus Hollandiae 1731. 

8. Supplica incolarum in Lamswerde prò habendo alio Minorità Missionario loco defuncti, alle- 
gata insufficientia alendi sacerdotes saeculares, 1734. 

9. Item similis ex parte Hulstensium, etc. 

Fascicolo X. 1. Supplica Axelensium prò habendo Patre Augustino Le Cocq qua Missionario 
praesentato Episcopo Gandavensi, 13 ianuarii 1684. 

Fascicolo XIV. 1. Epistolae P. Amandi de Rrossechere, qui cum P. Alexio Ally 1686 legitime 
ad Missionem Smyrnensem missus ibidem obiit 1689. Pater vero Alexius 1688. In iis continetur, 
quid ibidem agerint, quis fructus sit faciendus, et varia alia notatu dignissima. Item aliquae Epi- 
stolae P. Antonii Costenoble, qui pariiter obit Smyrnis. 

Fascicolo XV. 1. Litterae Cardinalis protectoris ad Provincialem prò assistentia in Candia. 17 
decembris 1668. 

3. Copiae duarum litterarum P. Frederici Hofstadt ex India Occidentali, 1684. 

4. Litterae P. Eliae Vander Eeche ex Anglia 1689, in quibus de miseriis ibidem. 

5. Litterae tangentes reditum P. Pacifici Smits Costantinopolim 1690. 

6. Litterae Nuntii Bruxellensis die 26 novembris 1726, quibus petit a Provinciali, ut duo 
Religiosi Ordinis nostri prò Missione Mochae destinati possint morari in Conventu nostro Brugensi. 

7. Epistola horum Missionariorum de 1729, qua annunciant tractum itineris, et qualiter inci- 
dcrint in manus Barbarorum ac captivi detineantur. 

8. Epistola P. Jacobi Rzimarsz a Cremisirio ex Moravia, qua annuntiat se se iterato destinari 
in Aethiopiam, ubi quidam ex nostris 1716 lapidibus fuerunt obruti,et mire commendat sororem 
Cotetetam penitendem in Monasterio S. Petri iuxta Gandavium. 

9. Assecuratio prò aliquo Missionario in territorio Sylvadensi. 

10. Concernentia Missionem in Maddelburgh, 1687. 

11. Concernentia Missionem circa partes Slusenses. 

12. Registrum mortuorum et baptizatorum circa illas partes. 

13. Obedientiales et alia concernentia Missionem V. P. Henrici Hunghe-haga. 

14. Epistola V. P. Henrici Hunghe-haga comitis, 2 iunii 1767, quibus petit libros et conciones. 

15. Registrum, sive libellus in quo de benefactoribus, qui coptribuerunt prò aediflcatione sacelli 
in Lamsweerde, et series PP. Missionariorum ab an. 1645 ad an. 1729. 

In capsula 4. sub titulo. — Acta defunt. cum opinione Sanctitatis. 

Fascicolo 1. 1. Martyrium P. Petri Pruus prope Gandavium 1571, F. Francisci Pennemam prope 
pagum S. Laurentii 1575, et P. Gulielmi Olys in pago de Knesselacre 1575 

2. Quoddam memoriale P. Iusti Rychy Marslary Conventus Gandavensis Peruanorum Apostoli. 

3. Ms. relatio Fandrica itineris et Missionis P. Amandi de Rrosschere, Alexii Ally et Pacifici 
Smits ad imperium Ottomanicum 17 maii 1686. 

5. Narratio liberationis Fr. Ottomari Laici Ordinis nostri a durissima captivitate per aliquem 
Provinciae nostrae 1690. 

6. Litterae P. Petri Fardé Gandavensis, continentes relationem historicam ad Terram Sanctam, et 
quae fuerit passus. 

7. Item Litterae ejusdem impressae. 

9. Litterae Reverendissimi P. Procuratoris Generalis nostri, quibus significat Patrem Generalem 
Societatis Jesu sibi Romae gratias egisse prò adiutorio singulari a P. Petro Fardé praestito in incendio 
Collegii Gandav. idibus feb. 1679. 

10. Fragmentum Martyrii cuiusdam Patris in Provincia Saxoniae 16 iulii 1631. 



254. Geographia Terrae Sanctae. 



GERALDINO - GILBEBTI 



Manoscritto in 8, appartenente : alla Biblioteca del signor Francesco Vande-Velde nel Belgio. 
Non so se potesse essere la stessa cosa con la Topographia Terrae Sanctae del Padre Ariosti. 

afe. 255. Geraldino. — Informatio novissima habita a Patre Fr. 
Inghilterra B onaveil t ur a Geraldino Minorità Hyberno, Guardiano. 

È data il 26 di luglio del 1694. Biguarda lo stato delle Missioni Francescane in Inghilterra 
ed in Irlanda. Trovasi nella Biblioteca Forteguerriana di Pistoia. 



Slam p. 
e 

Ms. 
America 



256. Gilberti. — Cartilla para los ninos en lengua Tarasca, 
por el P. Fr. Maturino Gilberti de la Orden de S. Francisco. Mexico, 
por Antonio Espinosa, 1575. 

Un volume in 8. È ricordato da D. M. B. Zarco del Valle nel suo Ensayo de una Biblioteca 
Espànola de libros raros y curiosos con los apuntamientos de D. Bartholomé José Gallardo, con- 
tinuados y aumentados por ec. Opera premiada por la Biblioteca Nacional en la ajunta publica 
de Enero de 1862, e impresa a expensas del Gobierno. Madrid, Imprenta y Estereotipia de M. 
Rivadeneyra. Calle de la Madera, n. 8. 1863. Due volumi. Il signor Zaaro del Valle è Bibliotecario 
della Biblioteca del B. Palazzo di Madrid; gentile ed intelligente signore, che mi è dolce qui il 
ricordare, e riconfermargli la mia molta stima e riconoscenza. 

— Arte en lengua de Mechoacan. 

Un volume in 8, in caratteri corsivi. E in fine si legge : « A honra y gloria de nuestro Senor 
Jesu Cristo, y de su bendita Madre : aqui se acaba el Arte en lengua Castellana, y en la lengua' de 
Mechoacan, hecha por el muy B. padre Fr. Maturino Gilberti de la Orden del Seraphico Padre Sant 
Francisco : con la qual se podran aprovechar de ella todos los que pretendieren aprender la lengua 
de Mechoacan: i tambien podrà servir para los Indios de Mechoacan para aprender la lengua 
Castellana; acabose de imprimir a ocho de octubre de 1558 anos. » 

— Dialogo de doctrina Christiana en la lengua de Mechoacan. 
Hecho y copilado de muchos libros de sana doctrina, por el muy 
Eeverendo padre Fray Maturino Gilberti de la Orden del Seraphico 
Padre Sant Francisco. Trata de lo que ha de saber, creer, hazer, 
desear, y aborrecer el christiano. Va preguntando el discipulo al 
maestro. 



Un volume in foglio. Al titolo spagnuolo, ne segue un altro in lingua Tarasca. I preliminari 
sono in caratteri latini, il resto in lettera gotica. Numera CCXCVI carte. E duplicata la CCVI, ed 
è ripetuta la numerazione delle CCV e CCXII. Nella seconda faccia della CCLIV è una soscrizione 
in lingua Tarasca, e un altra nella seconda faccia della CCXCV. Seguono poi altre 25 carte con 
numerazione arabica, e nella seconda faccia della 22 si legge: « A honra y gloria de nuestro 
Senor Jesu Xpo y de su bendita Madre la Virgen Maria, aqui se acaba el libro llamado Dialogo 
de doctrina Christiana en lengua de Mechoacan : hecho y copilado de muchos libros de sana 
doctrina por el muy B. P. Fray Maturino Gilberti de la Orden del Seraphico Padre Sant Francisco: 
el qual fue visto y examinado por el muy B. Padre Fray Alonso de Veracruz, maestro en santa 
theologia y Provincial de la Orden del Senor Sant Agustin. Fue impresso en casa de Juan Pablos 
pressano, con licencia del Illustrissimo Senor D. Luys de Velasco Visorrey y Capitan General en 



GILI 



213 



està Nueva Espana por su Magestad. Y assimesmo con licencia del muy Illustre y Reverendissimo 
Senor D. Alonso de Montufar, Arcobispo desta grande, ynsigne y muy leal ciudad de Mexico. Acabose 
de imprimir a XV dias del mes de Junio de 1539. Anos. (•$•) » Le altre sei pagine contengono 
la Tobia de materias, e due note in lingua Tarasca. 

— Vocabolario en lengua de Mechoacan. Compuesto por el 
Reverendo Padre Fray Maturino Gilberti de la Orden del Seraphico 
Padre Sant Francisco. Fue visto y examinando y con licencia 
impresso. Dirigido al muy Illustre y Reverendissimo senor Don 
Vasco de Quiroga Obispo de Mechoacan. Ano de 1559. 

Un volume in 4. Dalla carta 2 alla 79 contiene la parte Tarasco-Espanola a due colonne; e 
dalla 80 alle 87 sono unos verbos . . . a los quales algunos han querido llarnar rayzes. . . . y no 
los he querido poner ( dice l' Autore ) en el Arte porquè es materia dificultosa. Poi comincia una 
nuova numerazione che va sino alla carta 180, e contiene la parte EspaTwla-Tarasca. E in line 
dell' ultima si legge : « A honra y gloria de nuestro Senor Jesu Ghristo, y de su bendita Madre la 
Virgen Maria, aqui se acaba el Vocabulario en lengua de Mechoacan y Castellano: hecho y copi- 
lado por el muy R. Padre Fray Maturino Gilberti, de la Orden del Serafico padre Sant Francisco. 
Fue impresso en casa de Juan Pablos Pressano , con licencia del Illustrissimo Senor D. Luys de 
Velasco, Visorrey y Capitan General en està Nueva Espana por su Magestad. Y assimesmo con 
licencia del muy Illustre y Reverendissimo Senor Don Alonso de Montufar Argobispo desta grande, 
ynsigne, y muy leal ciudad de Mexico. Acabose de imprimir a siete dias del mes de Setiembre de 
1559. » Nell'altra faccia della carta si leggono alcuni versi latini in lode dell'Autore e una nota 
in lingua Tarasca. 



— Thesoro spiritual de pobres en lengua de Mechoacan. Diri- 
gido al muy Illustre y R. Senor Don Fray Juan de Molina Rincon 
electo dignissimo Obispo de la dicha Provincia. Por el muy R. 
Padre Fray Maturino Gilberti de la Orden de los Menores. En 
Mexico. Con licencia, por Antonio de Spinosa, 1575. 

Un volume in 8, di 302 carte. 

— Evangelios en Tarasco . 

Manoscritto di 224 carte, in 8. Se ne parla largamente nel Museo Mexicano, tom. III. pag. 430. 

257. Gili. — Breve resumen de doctrina cristiana, traducida 
de Castellano al idioma Tacana, por el R. P. Fr. Antonio Gili 
Misionero Apostolico y Cura Conversor de la Mision de Tumu- 
pasa. Paz de Ayacucho, ano de 1859. Imprenta de Vapor, Calle 
de Adauna n. 36. 



Questa è la prima edizione: la seconda fu fatta in Parigi, imprenta de Simon Racon p 
CompaTda, Calle de Erfurth, 1852. 



GINESTAR - GIURISICHIA 



Mettiamo qui come saggio di "questo idioma dei selvaggi dell'America il Pater noster e 
I'Awemmaria con la corrispondente traduzione italiana, secondo che anni fa ce l'inviava l'Autore. 



IL PATER NOSTER 

Padre nostro, che sei ne' cieli, sia santificato 
il nome tuo; venga a noi il tuo regno; sia fatta 
la volontà tua come in cielo, così in terra. Dacci 
oggi il nostro pane quotidiano ; perdonaci i nostri 
debiti, come noi li perdoniamo a' nostri debitori ', 
non ci lasciar cadere in tentazione ; ma liberaci da 
ogni male. Così sia. 



L'AVE MARIA 



Dio ti salvi, o Maria, piena di grazia; il 
Signore é teco;sei benedetta fra tutte le donne; 
e benedetto è il frutto del tuo ventre Gesù. Santa 
Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, 
adesso e nell'ora della nostra morte. Così sia. 



MI EQUANASA TATA 

Mi equanasaTata, Ebacuepachasu heani mi, 
padrujiji papu mique ebani ; mi que Ebacuepacha 
equanasa papu , mique enime eni papu hihe 
eauvasu Ebacuepachasu biame. Amen. Pamapa 
zinesu equanasa ettemiji jeave equana tiaque ; 
equanasa juchacuana perdona haque , equana 
equanasa manu equinattanicuana perdona heauia 
tupu; ba equana dajajameji Ychauva sa jabaciat- 
ticuanasu , pamapa madadacuanasu eyde haque 
equana. Amen! 

DIOSUA MI QUINATTAQUE 

Diosua mi quinattaque, Maria, gracia sejea- 
jijive, senor Dios mi neje heanive : pamapa epuna- 
cuana biasu, mi padrujijive; padrujijive veeha 
mique santo edesu bacuynajiji Jesus. Santa Maria, 
Dioso sa cuara biamimiaque equana juchajicuana 
biasu, jeave equanasa manu horasu biame. Amen! 



Ms. 
Asia 



258. Ginestar. — Historia de las guerras de Cochinehina y 
Cambodja ano de 1784: por el P. Fr. Santiago Ginestar de la 
Provincia de S. Juan Bautista. 



Così 1' Huerta ( Esta$o, ec.J . Nativo di Gata diocesi di Valenza, il Padre Ginestar partì per 
le Filippine il 1779, e il 1782 venne inviato alle Missioni della Concincina, dove fu Commissario 
Provinciale per 14 anni. Quivi scrisse la sua opera: e il 1796 fece ritorno alle Filippine. Vi 
evangelizzò parecchi anni e vi tenne vari ufficii, tra gli altri di Guardiano del Convento di Manila. 
Morì nel popolo di S. Croce a' 22 di novembre del 1809. 



Ms. 
Bosnia 



259. Giurisichia. — Lettera del Padre Fr. Luca Giurisichia 
Procuratore della Provincia de' Minori Osservanti della Bosnia al 
Gran Duca di Toscana. 



È nell' Archivio Mediceo di Firenze nella Corrispondenza dei Gran Duchi. Ha la data di 
Venezia, il 1 maggio 1604. Il Padre raccomanda al Gran Duca le Missioni Francescane di Rosnia, 
fieramente travagliate dai Turchi. Ei recava seco il seguente documento latino del suo Provinciale, 
che è come una storia di quella Missioni. 

« Fr. Stephanus Slacarius Ordinis Minorum S. Francisci de Observantia, Provinciae Rosniae 
Argentinae Minister et servus, dilecto nobis in Christo R. P. Fr. Lucae Jurisichia eiusdem Ordinis ac 
Provinciae sacerdoti confessori, concionatori egregio, ac olim Commissario Apostolico, salutem ! Cum 
in tantum nos tyrannorum crudelitas oppresserit, quod scripturis magni Turcae vinctos, carceri 
mancipatos, flagellatos, spoliatos, ac tres ex nostris vix semivivos reliquerit .... minime permittentes 
nos monasteria inhabitare, nisi prius persoluta tria millia nummorum; idcirco ne scintilla fidei in 
his infìdelium partibus omnino extinguatur, non habentes nos unde ista dare, ad Summum Pontificem, 
Reges, Principes , Duces et Barones, cunctosque christianos humiliter recurrentes , auxiliunique 



GOES - GONZAGA 



215 



postulali tes; te, ut capta temporum opportunitate . . . cunctos adire veleas, ad hoc opus cum merito 
salutaris obbedientiae destinamus mittimusque etc. Datum Plumbi in aedibus Sanctae Mariae 
Gratiarum, mense aug. XX MDCIII. » 

260. Goes. — Carta de Fr. Lorenco de Goes a el Eey dePortugal. 

È data in Cochim il 28 decembre 1536. Si conserva nell' Archivio della Torre del Tombo di 
Lisbona. Originale. 

261. Gomez. — Relatio martyrii V. P. Fr. Joannis a S. Martha, 
del P. Fr. Luigi Gomez da Beja in Andalusia, e dipoi appartenente 
alla Provincia Francescana di S. Gregorio nelle Filippine. 

Così in una recente Bibliografia Francese ( di cui non ricordo l' Autore ) trovai segnata questa 
relazione, non so se scritta in latino od in ispagnuolo, a stampa o manoscritta. Il nostro erudito 
confratello, P. Fr. Felix de Huerta (Estado, ec.) dice che il P. Luigi Gomez scrisse Actas del 
Martirio de Fr. Juan de S. Marta, che certo sono la stessa cosa; ma anch' egli ci lascia nella stessa 
oscurità riguardo alla lingua e alla stampa. Lo stesso fa nella sua Chronica rnanuscrita de la 
Provincia de Cathalaunia il Padre Batle, che scrisse una compiuta e commoventissima storia di 
quel martirio, ch'io feci estrarre in Barcellona. Nel cap. 45 intitolato : Relacion del glorioso Martirio 
con todas las circunstancias hecha por el Padre Luis Gomez, si ristringe a dire, che il Gomez ne 
raccolse tutti i particolari , alcuni de' quali egli accenna, con ciò ponendo fine al suo racconto. E 
chiaro che egli si servì largamente della relazione del Gomez: ma nulla dice della sua persona. 
Il Padre H certa ne somministra le notizie seguenti: « Fr. Luis Gomez Palomino, Predicador, profesó 
en la santa Provincia Observante de Andalucia, paso a Filippinas el ano de 1594, y fué destinado 
a la conversion del partido de Camarines. El ano de 1598 partió para las Misiones del Japon, donde 
se ejercitó con fervoroso celo por espacio de 35 anos, sufriendo con admirable constancia todos los 
trabajos de una continuada persecucion. Por los anos de 1619 escrivió : Actas del Martirio de Fr. 
Juan de Santa Marta. Siendo ya de 70 anos de edad fué preso y encerrado en la carcel de Osaca, 
y despues de sufrir el tormento que llamaban de las cuevas, el qual consistia en poner en el 
cuello una tabla, y colgando de los pies a los Martyres , meterlos la cabeza en una olla llena de 
sabandijas venenosas, y quando se hinchaban por efecto del veneno , los separaban y daban contra- 
veneno; despues de sufrir, repito, por seis dias tan cruel tormento, fué quemado vivo por la 
confesion de nuestra santa Fè en la referida ciudad de Osaca, el dia 6 de Junio de 1634 a la edad 
venerable de 70 anos. » Che eroi l scrittori ad un tempo delle gloriose lotte de' loro compagni di 
missione e di martirio ! 

Qui dobbiamo ricordare un altro Gomez (Francesco), celebre Missionario in America, i cui 
scritti andaron perduti. Nativo di Valladolid, era partito per il Nuovo Mondo l'anno 1533, e si 
recò ad evangelizzare in Guatemala col suo confratello Alonso Escalona. Il nostro Torquemada 
(Monarq. Indian. ec.) dice che « en aquella tierra. (Guatemala) aprendió brevemente la lengua 
Achi ; que es la de sus nalurales, y muy dificultuosa de aprender, porque le avia comunicado Dios 
el don de lenguas, que refiere su apostol san Pablo, y en ella aprovechò algunos anos. » 

262. Gonzaga. — De origine Seraphicae Religionis Francisca- 
nae eiusque progressibus, de Regularis Obervantiae institutione, 
forma administrationis ac legibns admirabilique eius propagatio- 
ne. Fr. Francisci Gonzaga eiusdem Religionis Ministri Generalis. 
Ad S. D. N. Sixtum V opus in quatuor partes divisum. Eorum 
quid unaquaeque contineat sequens pagina indicabit. Roma e, cum 
licencia Superiorum, 1587. 



216 



GONZALEZ 



Un volume figurato in foglio, di 1363 pagine. Il lavoro del P. Gonzaga ò un vero capolavoro: 
basta leggere 1' Elenchus eorum quae in hoc opere continentur . Cioè : « In prima . . . parte agitur 
de initiis ac progressibus Ordinis, quoties et quo tempore novis legibus sit astrictus, atque ad 
veteris disciplinae severitatem revocatus cum in virorum tum etiam in mulierum monasteriis. — 
Quam haec Religio sit honestata in coelis copia, praestantique Martyrum, Confessorum, Virginum : 
et in terris numero ornamentisque Pontificum , Cardinalium , Patriarcharum , Episcoporum atque 
Doctorum. — Unde originem duxerit Observantia, ex qua nominamur, et de eius propagatione. — 
Monasteria Observantium duobus modis gubernari , alia proxime subiecta esse Ministro Generali , 
alia Ministris Provincialibus. — Quot sunt Monasteria, quam antiqua, quibus ornata privilegiis, quae 
proxime subsunt Ministro Generali. — In secunda de numero, fundatione, rebus insignibus Mona- 
steriorum Gismontanorum , quae proxime subsunt Ministris Provincialibus. — In tertia tractantur 
eadem de ultramontanis. — In quarta de Transmarinis , in quibus comprehenduntur Monasteria 
Indiae Orientalis , Indiae Occidentalis, Novae Hipaniae et Regni Peruani. » Quest' opera comincia ad 
essere rara : io ne posseggo un esemplare. Neil' Archivio poi della Torre del Tombo di Lisbona ne 
trovai una bella traduzione Manoscritta in lingua spagnuola con questo titolo : Gonzaga — Bistorta 
Serafica eri Espanol : in 4 tomi in foglio : manca però del primo , in cui per avventura stava 
segnato il nome del traduttore. È lavoro inedito. 

a^, 263. Gonzalez. — Chronica Seraphica escrita por el R. P. Fr. 
Eusebio Gonzalez de Torres, Ex-Lector de Theologia, Ex-Defìnidor 
de està Provincia de Castilla de la Regular Observancia de N. S. 
P. S. Francisco y Chronista General de su Orden. En Madrid : en 
la Imprenta de la Viuda de Juan Infancon. 

Sono quattro volumi, ossia quattro parti, in foglio : il primo di pagine 580, pubblicato l'anno 
4719: il secondo di pagine 598, il 1725: il terzo di pagine 564, il 1729 : il quarto di pagine 392, 
il 1737. È la continuazione dell'opera del Cornejo e ha molte e belle biografie di nostri Missionarii 
e Martiri in America, nel Giappone, in Cina, che non s'incontrano in altri storici e cronisti 
dell'Ordine: ne feci es trarre parecchie: per la storia delle Missioni è un vero tesoro. N' è un 
esemplare nella pubblica Biblioteca della città di Barcellona. 

stamp. 264 - Gonzalez. — Hierusalemsche Reyse vanden eerrw. Pater 
a^ Yv. Antonius Gonzales, Minder-Broeder Recollect, voor desen Guar- 

e 7 ' 

Affrica diaen tot Betleem, President de Tripoly in Syrien, Pastoor in 
groot Cayro , Commissaris van het H. Landt et Verdeylt in ses 
boekens. — I. vervattende de Reyse uyt Antwerpen tot de Have 
van Jerusalem. — IL Beschryft de H. Plaetsen vant H. Landt. — 
III. Wort Beschreven Tkoninckryck Syrien. — IV. Vermaert 
Ryck van Egypten. V. De Wederkomste uyt Het Heyligh Landt 
tot Autwerpen. — VI. Rare boomen , bloemen , kruyden vier- 
voetighe beesten, voghelen visschen ende Kostelycke ghesteen- 
ten. Tantwerpen By Michiel Cnobbaert, woonende by het Pro- 
fessen. huys der Societeyt Jesu, in S. Pecter 1673. 

Questo interessante viaggio a Gerusalemme del Padre Antonio Gonzalez della Provincia Recol- 
letta del Belgio, è diviso in 2 volumi in 4: il primo, di tre carte preliminari e 639 pagine: il 



GONZALEZ - GOUJON 



217 



secondo, di 495 pagine e 11 carte di Regisler der Capittelen, e di un Generale Tafel, (indice) 
in fine. L' opera è divisa in 6 libri. Il primo contiene il viaggio da Anversa al porto di Gerusa- 
lemme, ossia Giaffa: il secondo la descrizione de' Luoghi Santi: il terzo, la descrizione della Siria: 
il quarto, la descrizione dell' Egitto : il quinto, il ritorno dalla Terra Santa ad Anversa : il sesto dà 
belle notizie degli alberi rari, fiori, erbe, quadrupedi, uccelli, pesci, e pietre preziose, che sono 
in quelle parti. N' è un esemplare nella Biblioteca del nostro Convento di Anversa nel Belgio. 

ms. 265. Gonzalez. — Relacion de las Misiones de los Ilongotes en 
Asia los montes de Tabueyon: por el P. Fr. José Gonzalez de S. Pascual. 

Così FHuerta (Extado, ec). Il P. Gonzales nacque in Elche, e vestì l'abito Francescano nella 
Provincia di S. Gio. Battista l'anno 1739. Partì Missionario per le Filippine, dove giunse il 1747. 
Evangelizzò primamente nel popolo di Casiguran ; e poi passò alle Missioni degli Ilongotes , dove 
morì nella giovine età di 38 anni il 1756. Quivi scrisse la sua Belazione. 

siamp. 266. Goujon. — Histoire et voyage de la Terre Sainte, ou tout 
T ce qu' il y a de plus remarquable dans les Saints Lieux et tres 

Affnca exacteraent descript par le R. Pere Jacques Goujon Religieux de 
T Observance de S. Francois, Lecteur Jubilé de la Famille de Terre 
Sainte. Ouvrage enrichi de plusieurs fìgures en taile douce. Lion 
ches Pierre Compagnon et Robert : rue Merciere au Coeur bon. 
MDCLXXI. 

Un volume in 8, ben interessante. Per esempio, tra l'altre cose, ci dà notizia d'una straor- 
dinaria Missione Francescana inviata in Etiopia dal S. Pontefice Clemente XI il 1668, di cui egli, 
l'Autore, doveva far parte. « S' il faut (egli dice) de noveau rentrer dans le fond de l'Ethiopie, et 
ramasser le san g de nos Martyres, Clement XI, aujourd'huy pape, et la sacrée Congregation de 
Propaganda Fide, n' en donnent la commission qu' au tres R. Pere Francois Marie de Polizio, 
Commissaire Apostolique et Gardien du Sacre Mont de Sion, qui y eut envoyé plus de 60 Religieux, 
s' il eut admis tous ceux, qui s' ofroient et se precipitoient au martyre. Je arrivay d' Egypte un 
peu trop tard en Jerusalem, puisque temoignanl'apres le depart de douzes de nos Peres le deplaisir 
de n' avoir esté de cette sainte compagnie, le tres R. Pere sousnommé m' assura, qu' il m' auroit 
preferè a toute autre pour un si digne employ, etc. » Un esemplare di questa Storia trovasi nella 
Biblioteca del nostro Convento di Sant'Anna di Parigi. 

Poiché ci è avvenuto di ricordare nuovamente l' Etiopia, o Abissinia , ed oggi si fanno tante 
ricerche e tanti studii, specialmente in Portogallo, sopra quel paese, sin qui tanto poco conosciuto, 
credo far cosa utile pubblicando alcune notizie, inedite, che incontrai in un Codice cartaceo della 
Nazionale di Firenze , che riguardano specialmente la geografia e alcuni Missionari Francescani e 
Domenicani della fine del secolo XV e del principio del XVI, a noi affatto sconosciuti. Gli intelligenti 
di così fatti studii, giudicheranno dell' importanza che possano avere. 

1470. Frate Nicola di Oliveto Frate di San Michele narra quanto segue: « Del 1470 un Frate 
Italiano che veniva d' Etiopia, mi riferì che il Nilo nasceva fra due Provincie, cioè Marona et Salgu, 
che è in Abbassia, e ch'egli corre giù per la costiera di monte altissimo, chiamato Marona, ovvero 
Camir, et per gran quantità di nuvoli che discorre per . quella costa fino al piano fra tre laghi , 
chi guarda dalla sommità di quella montagna non vede fiumana alcuna, ned altr' acque : et di que- 
sto modo li ditti tre laghi fanno il fiume che tira verso il nostro Polo al monte Tubit 
entrando di sotto a' ditti monti. Et poi s' entra l'altro monte che è in la parte di Nubia, dove 
cade con gran rumore. In detto monte finisce. Et poi per il Dosait et per la parte del Sion eh' è 
in Egitto, lasciando Tebais da Oriente scorre al Cairo , et sotto Bularcho et Sat-mifi si divide in 
•due. Et una parte tira a Rosseto, et a Bularcho dividendosi di sotto, va fino . . . . dell'ore: et 



218 



GOUJON 



l'altra parte tira a Damiata et Altenósa, dividendosi dal Messora e dal Minia e dal Moisle, e dal 
ramo che tira a Rosseto al mare. Il quale va a Messora et Damiata. Un altro ramo viene da cierti 
paduli, dove nasce etiam il fiume Nicas, o Nigris, dalla parte di Garamati, ec. » Dopo ciò Frate 
Nicola mette « l'itinerario (geograficamente segnato) de' Frati al Presto Zuan di Etiopia. » E nove- 
rando le città che s'incontrano, dice: « Ayo è lontana dal Nilo miglia 70, dove per viaggio si trova 
un castello con Monasterio di Frati Bianchi, et chiamase ditto castello Denracarbe, et è lontano da 
Ayo o Axo, miglia 40, et lontano dal Nilo miglia 30. Lelia è tutto Monisterio di San Dominico, 
dove sta più di Frati 500. » Quindi seguita l'itinerario di Frate Zorzi Domenicano, che fu in Je- 
rusalem l'anno 1514. « Quando il Turco (dice Frate Nicola) prese la Soria e'1 Cairo che fu del 1517, 
sì partì il Priore de' Frati di San Domenico, chiamato Fra Zorzi, per essersi rovinato il Monasterio, 
et essendo in Venezia dell'anno 1519, lo menai a desinare a casa mia, e dimandandoli del viaggio 
avea fatto a partirsi dal suo paese di Etiopia di Presto Ianni a venire in Jerusalem, mi dette 
in nota tutte le città e Provincie e luoghi. Et prima disse che Ja prima città del Presto Ianni, che 
avea nome Davit, era in la provincia di Orab, dov'è Barara, metropoli, dove il detto Presto Ianni fa 
la sua residenza la più parte del tempo ; e su '1 monte è un castello dove sta lo Patriarca. Da Barara 
si va, ec. » Seguita appresso il manoscritto : « Addi 1 marzo 1522, Frate Raffaello dell' Ordine di Santo 
Francesco, il quale veniva di Jerusalem dal paese del Presto Ianni, da una città chiamata Axon, 
dove sono tutti cristiani battezzati con l'acqua come noi, et non con il fuoco; in questo dì sopra 
ditto, qui in Venezia, avendo assai buona lingua latina per essere stato anni 4 in Italia, mi rasonò 
di tutti i lor paesi, et massime di quelli luoghi dov'era stato. Et prima mi narrò dello itinerario 
avea fatto quando andò de Axon sua patria inflno alla principal città di Presto Ianni chiamata 
Barara. Mi cominciò a dire che partissi di ditta città per dritto cammin per venire al Cairo : di 
loco in loco fece in questo modo. Da Barara insino a Cheso si va a miglia 20 a 25 il dì per pianure 
fertili di formenti et vini et altre biade. Giornata 1. Da Cheso a Seacher, per pianure. Giornate 2. Da 
Seacher a Ensuoso, per pianure. Giornate 4. Da Ensuoso a Modoge pur per piani. Giornate 5. Da Modoge 
a Bedeuegi, dove prima è pianura, et poi al ditto Bedeuegi son montagne grandi. Giornate 7. Et passa 
da ditto Bedeuegi una fmmera chiamata Zerma. Da Bedeuegi ad Ambat per piani. Giornate 2. Da Ambat 
a Chegefage per montagne grandi et vallate che vi sono. Giornate 1. Item passa da detto Chegefage 
una fmmera chiamata Ochiet. Da Chegefage a Degdon per pianure. Giornate 5. Da Degdon a Uasel per 
colline. Da Uasel a Foara si va per boschi. Giornate 3. Item passa da Foara una fiumera. Da Foara 
a Doncona per colline. Giornate 3. Et passa per mezzo de Doncona il fiume Ala, il quale corre verso 
Levante. Da Doncona a Sonaro, si va per boschi et sonvi grandi caldi. Giornate 5. Da Sonaro a Balto. 
Giornate 4. Et per mezzo a ditto camino si trova il fiume Mela. Da Balto a Gora. Giornate 2. Da 
Gora a Fandon. Giornate 1. Da Fandon a Meladele. Giornate 5. Et Meladele si è gran città. Da Meladele 
a Corcar , dove si va/per montagne. Giornate 4. Da Corcar a Inasa. Giornate 2. Da Inasa a Belet. Giornate 
1. Et Belet è una gran città. Da Belet a Ancuc : iglesia grande di canonici, et sonovi altari più di 40. 
Giornate ... Da Ancuc a Uero. Giornate 2. Et da Ancuc passa una fiumera grande, che si chiama 
Solno . Da Uero a Soncanet. Da Soncanet a Quoat. Da Quoat a Mensenuam. Et per Mensenuam si 
passa il fiume che va nel Nilo, et si chiama Sumet. Da Mensenuam ad Angaban. Da Angaban ad 
Diquaro: et a Diquaro passa il fiume Schedia, et va al Nilo. Da Diquaro a Flemona: et da Fiemona 
passa il fiume Asen grande, che va al Nilo. Da Flemona a Axon. » 

« Axon città grande è lontana dal Nilo da 3 in 4 giornate, et avvi gran caldo, e vi nasce 
fromento, vino, leghumi, segala due volte l' anno, come fa tutti li paesi del Presto Ianni. Vi nasce d' 
ogni frutti eceito che castagne: et nasce ligumi, fava, ceseri, fasoli. Et in ottimo terreno grasso 
nasce alberi assai, et dataleri : ma li datali non sono così buoni come quelli del Cairo, perchè amano 
il sabion. Vi nasce limoni, cetroni, aranci. In tutta Etiopia non nasce meloni, ma zucche et altre 
cose, et erbe, et fiori di diverse sorti, et rose tutte molto odorifere, et soavissimi odori; miele, 
zucchero assai; bestiami domestici, infiniti, come bufali, buo, vacche, pecore, capre, dromedari, 
cavalli belli ed in gran quantità, muli, asini et cani grandissimi, cervi, caprioli, lepri, gazele, ele- 
fanti, infiniti leoni, pantere, giraphe, leonce. Item molti altri animali silvestri, tra li quali un che 
chiamano Aris, che é grande come una vacca, ma grossissimo, di colore leonato, con corna due 
in testa; una nel fronte curva indietro, 1' altra tra le orecchie curva innanzi, con la quale am- 
mazza uomini assai, e corre veloce Dice si trova gran serpenti, cioè bise, che mangiano di 

giumenti e castroni (forse il serpente Boa). Si fa seda assai et bambaso, et fassi panni di seda, lana, et 
bambaso, bellissimi, in quantità, co' quali vestono. Et sono belli uomini e donne ; et hanno li capelli 



GOUJON 



219 



lunghi come noi: et in battaglia armano benissimo, et massime di panziere, di maglie, et spade, 
lance, archi, et che hanno ferro in gran quantità, che si cava in quelle montagne, et che poco 
lontano di Axon è un'ottima miniera di ferro et acial. Et che si cava colori per picturar in li suoi templi 
divini: ma che scultura non usano; ma li suoi templi sono di pietre, et 5 volte coperti di piombo: 
et così palazzi et mura. E vi sono Religiosi assai d'ogni Ordine, et preti, canonici, vescovi, et 
arcivescovi, et ottimi cristiani. Non si spergiura nè menziona Dio con disprezzo alcuno ; ma sempre 
lo benedicono. Sono uomini limosinieri : hanno libri assai scritti di sua lettera, la quale è antichis- 
sima. Il paese è abbondantissimo di ogni cosa, fertilissimo , oltre ottimo. Et dice aver visto uomini 
assai che vivono da 130 a 150 anni; et che l'aria è sempre temperata più presto in caldo che in 
freddo. Et in la città et paese di Axon, et massime in la Lelia, città et provincia, che è lontana 
due giornate da Axon, è caldo grandissimo che arde, et massime di Quaresima. Dove in detta Lelia 
in tre iglesie grandissime ha Frati 5000; et che in la città di Barara di Presto Ianni e suo territorio 
non è troppo caldo, ma è aire temperato. Dicono che il Presto Ianni poi far levare Y acqua del Nilo ai 
Mori, che non anderà al Cairo; ma che ei non vole perchè dubita che i Mori ruinerian i templi 
con li Religiosi cristiani, che sono sì in Jerusalem, come in Egitto, che ci ne sono gran quantità. 
Dicono che li Etiopi in la parte estrema de'lor paesi sono neri con li capegli corti, arricciati, e 
han li musi in fora che paiono musi di cani. Dicono in loro paesi sono medici, che hanno erbe, 
radici et gome eccellenti in guarir malatie, et che non vogliono astrologi che indovinino et facciano 
indicii, che li castigherian. Dicono che hanno speciarie assai, che li son portate da porto Galesi 
et per via di Adem et di Sarchon, che v' è il mare più per primo. Da Axon ha detto essere caldis- 
simo, andando per colline et piani et belli paesi fruttiferi et vignati infino a Lelia. Et ditta Lelia ha da 
3 iglesie grandissime di Frati di 5000, con montagna grande, et passavi da reme uno fiume grande, 
grandissimo, che si chiama Marab. Da Lelia si va a Seraue per montagne. Da Seraue a Deuarua 
per colline et boschi et lochi forti, fertili et piani . Da Seraue ad Amasen per li lochi sopra ditti . 
Da Amasen a Bachela per montagne e valli, dove sono elefanti, e leoni, ed altri animali. Da Bachela a 
Soachen per gran pianure piene di pastori cristiani, sì di buoi come di vacche, di cavalli, di bufali, 
dromedari, pecore, capre, et con boschi ; ma non sono campi troppo fertili, nè troppo per erbe. Soachen 
è insula con gran città in mar Rosso, dove Andrea Corsali Fiorentino dice essere in gradi 18 abi- 
tata da Mori, che andando per mare fino a Coser, si va in giornate 5, e per terra per la provincia 
di Bragnal giornate 24 ; e per la provincia di Anda, dove son tutti pastori, fino a una città grande, 
che si chiama Nocada, la quale è arrente al Nilo di Egitto, si va in giornate 16. Da Nocada fino 
al Cairo diritto il Nilo, che è fruttifero di biade, giornate 12. Detto Frate Raffaele dice che da 
Barara in Axo si va in giornate 30, e da Axo a Soachen 22. » Ora seguita la relazione dell'altro 
Francescano del 17 aprile 1523. 

1523. « Frate Tommaso dell' Ordine di S. Francesco , il quale veniva di Jerusalem e dalli 
paesi del Presto Davit, potentissimo signore dell' Etiopia Tragloditica, avendo assai buono linguaggio, 
mi narrò di terra in terra con sue circostanzie, del viaggio che fece a venir di Barara infino a 
Jerusalem. Et prima mi disse che da Barara per megio vi era Damot, provincia grandissima, dove era 
clima caldissimo et torrido, per essere sotto il capricorno. La qual provincia era ricca d' oro finissimo , 
et di là da tal parte confinante con il mare Oceano verso Megedis, dove è la provincia di Voge , 
sottoposta a regine e non re; et con questo gran reame et molti altri, regna regina una gran regina 
chiamata. ... la quale faceva guerra con il lor Presto imperatore, et che ora con questo Presto Davit 
s' era accordata et pacificata, pagando tributo. Et che Y usi di tali provincie sono di non voler se non 
donne per regine, et sono bellicosi uomini; et che di qua dalla detta provincia di Damot era una 
Besegai città, lontana da giornate 8, et fino alla citta Ugie, corte de Re Davit, avete verso ponente 
montagne grandi, chiamate Gatat, dove nasce uno fiume che passa per detta città Ugie et va 
verso l'Oriente, et chiamasi tal fiume Auas. Da Ugie città infino a Barara, città grande del ditto 
Presto Davit , dove stava lo Patriarca con iglesia grande et patriarcale , giornate 8. Da Barara 
a Ufat, la quale ha uno monte, dove è su la cima un tempio grande di frati da circa 3000, 
è di cammino miglia 8. Da Ufat a Eson, città grande, in la quale è lo studio di molti scolari, circa 
miglia 8. Da Eson a Zancar città grande, dov'è corte del Re Davit, tutto pianure, e v' è uno 
fiume detto Duchra, miglia 5. Da Zancar a Bedeuegi, dove è pianure e poi montagne, et ditto 
Bedeuegi, ha un forte castello con numera che si chiama Zerma e va al mare in Oriente, giornate 
5. Da Bedeuegi pur per montagne si va a uno castello detto Alala, et qui è il fiume Onchiet, che 
si congiunge con il fiume Zerma. Giornata una e mezza, Da Alala a Digino per pianure, fra uno fiume 



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GOUJON 



che va a Digino, sta un tempio di 300 canonici. Tal tempio si chiama Santa Trinità. Giornate 
due e mezzo. Da Digino a Uasel, città grande per pianure et colline, et a ditta città sta canonici. 
Giornate 4. Da Uasel ad Aich, lago grande di acqua dolce con montagne attorno, che volge detto 
lago miglia 8, dove in megio è un isola di miglia 2, con monistero di Santo Stefano vesti di 
bianco. Giornate 1. Da Aich a Fichara son pianure e uno fiume che si chiama Mele, che va al 
mare Orientale, vi sono da miglia 10. Da Fichara a Zaget con vallate di pianure, et evvi studio 
grande, miglia 6. Da Zaget ad Almo, miglia 16: bella pianura fruttiva con assai oliveri et altri frutti. 
Da Almo a Durbit, miglia 25: nel qual luogo di Durbit si fa tre volte l'anno le fiere, cioè la 
prima maggio, da San Martin, e da megia quaresima. E in detto loco non vi sono se non osterie, 
et tutti li mercatanti che vengono da diverse parti, con loro pavioni et tende alloggiano su le 
campagna ... et tali mercatanti alcuni vengono di verso merigio da Damot et dalla provincia di Bali 
verso Oriente, et da Gogian verso il Nilo a Occidente; et questi portano oro, argento, gioie, e perle 
e cavalli, e muli, e radici e erbe diverse di medicina, et panni di seda, et de un' altra sorte più 
sottile e più lustra e più bella che non è la seda: et questo che vi è un certo arbore chiamato 
Arid , grande , con foglie bianche , simile a pomagrana, et fa uno frutto come un pugno di lana 
sottilissima, che se ne fa panni per i loro Re et signori. Item conviene altri mercanti da Tegre, 
provincia di cinque Re, che so molto mala gente, che vengono verso griego. Item ne viene anche 
dalla provincia Agau, che so buone persone. ... E da detto Almo inflno a detto Durbit,' dove si 
fa detta fiera, so da Almo distante giornate 1. Da Durbit ad Aldit, città grande cQn pianura, sono giornate 
1 e mezzo. Da Aldit a Gumat, che è città grande con studio per pianura, giornate 1. Da Gumat a 
Dunchona con la flumera Tuchieroca un'acqua nera, che va verso oriente in mare, con monte e 
castello di canonici, giornate mezza. Da Dunchona per montagne si va ad un castello detto Asquaga. 
Giornate 1. Da Asquaga aUruuar, che vi sta un re, e sono igliese 12 di canonici et vescovo, et 
sepolto un re santo che fa miracoli , et ha nome Lalireca , dove assaissimi pellegrini vanno da 
tutti li paesi, giorate 3. Da Uruuar, si va in provincia Bugna, dove ha monte grande, dove nasce 
uno fiume chiamato Tacagi, che va in nel Nilo, che vien da Gugan, detto di sopra , che si chiama 
Abaui, giornata mezza. Da Bugna a Tegre si va in giornate 5 per piani e colli, ed è provincia di cinque 
re. Da Tegre ad Axon, città grandissima, vi è di cammino giornate 3. Da Axon a Lelia, dove è regione 
caldissima et torrida, dove è un fiume grande detto Mauas, che scorre inverso Oriente in mare, 
giornate 2. Da Lelia a Seraue giornata 1 e mezza. Da Seraue a Diuarua giornate 2. Da Diuarua a 
Bisen per monti, giornata 1. Da Bisen a Megua, giornata mezza, dove è il mare che è in la provincia 
SeraueTia quale Megua lo Imperator Davit 1' ha. donata allo Re di Portogallo , ed è in sul mar 
Rosso, dove poi vien con sue caravane. Da Megua fino a Soachen per terra, che è in sul detto 
mare Arabieo, giornate 15. Il quale è del re Moro, che per essere loco di molte seche, li Portogalesi 
non 1' ban potuto prendere. Questo loco è dove si sbarca li pellegrini che vanno in Jerusalem, et è 
in gradi 13 verso 1' Artico ; et da detta Megua a Soachen giornate 14: per terra son pianure 
et di ponente sono assai montagne et grandi. Da Soachen al monte Sinai di Santa Caterina pel 
mare detto Arabico, si va in giornate 15. Da Monte Sinai in Jerusalem sono altrettanto cammino di 
giornate 15. Et volendo da Soachen andar per terra al Cairo, giornate 24. Et dice il detto Frate 
Tommaso, che il Nilo passa per Goza e va a Tegre. E da Bignan vi è il fiume Tacage grande di 
verso il ponente, et entra in nel Nilo in la provincia di Sire .... Da Damot a Barara giornate 
15. Da Barara ad Axon per merigio si va in giornate 60. Da Barara a Damot fa gran caldi in tal paese. 
Da Lelia a Diuarua fa gran caldi e intemperie. In Barara gli uomini vivono 150 anni ... Fra Raffaelo 
diceva che da Barara inflno ad Axon si andava in giornate 30, facendo ora miglia 20, ora 25, et 
questa tale distanzia si accorda con Frate Tommaso. Item Fra Raffaele diceva che da Axon inflno a 
Soachen si andava in 22 dì ; et così questa tal distanzia si accorda con detto Fra Tommaso. 

« Della città di Gaget in la provincia di Anguot. Fra Tommaso si partì dalla provincia Seraue dalla 
città Besen per venire al mare Arabico, et sì fece la via più verso Levante, et innanzi che capitasse a 
Soachen andò a dirittura prima ad un altro porto et città sul detto mare Arabico, che si chiama Megua 
che il Presto Davit 1' ha donata al Re di Portogallo. Benché più verso scirocco lontano da questo, 
detto Re aveva un altro porto, che si chiama Dancano, lontano da Megua per terra dritto al mare 
per tramontana, giornate 3, et per mare con barca si va in un dì. Poi da Megua andò a Soachen. 
Fra Raffaelo si partì da Denna città in la provincia di Anguot, et andò da Maria in la provincia 
di Amase, e tennese più verso il Nilo, e non andò a Megua porto, ma venne a dirittura a Soachen. 

« Avviso avuto da detto Fra Tommaso delle Provincie, cioè paesi, che molti per avanti han posti per 



GOUJON 



città, et così di altre cose, ec. Et prima sotto il capricorno dov' è la provincia di Uoge verso merigio 
che è paese che li abitanti non vogliono se non regine che li governino, come ho detto di sopra, 
passa una fiumea detta Uobi, che nasce da monti di detta provincia per più verso ponente, e una 
verso Levante. Dipoi a dritta cammin verso tramontana, si trova la provincia di Damot, che è 
grande per giornate 60, dove è una città che si chiama Auesga, che è giornate 15 lontano 
da Barara. Dipoi pur per dritto commin si trova la città chiamata Us, la quale è lontana da Barara 
giornate 6, dove arriva a miglia 15 una flumera detta Auas, grandissima, che viene da tramontana di 
Barara, et da Barara si volgie per ponente, et ha origine da gran montagna, chesi chiama Gatat, e che 
è in la gran provincia di Gogian, che ancor dicon nasca un ramo del Nilo. Tal flumera di Auas si trova 
da Us, città verso la parte d'Oriente; stimo sia verso Quiloa, ovver Mididi, città del mare Indico. 
Dipoi per verso tramontana a dritto cammin si trova la gran città di Barara, dove la più parte sta 
il Presto Davit ed ha Patriarca et è in la provincia Urab. Dove per miglia 8 verso Levante è la 
città Garma, dove è grande studio in ogni facoltà. Dalla quale pur verso Levante giornate 1 , è la 
città detta Masegue tra colline. Dipoi pur a Levante si va in la provincia di Fesegar, che è grande 
giornate 20, et ha una città lontana da Masegue giornate 1, che si chiama Sogra. La quale ha il 
più buono et fresco e temperato et perfetto aire, che sia in tutta la provincia del Presto ; et vedesi 
pur infinite pianure da ogni parte; et un tal loco il ditto Presto ha donato a Messer Gregorio, cioè 
Hieronimo , veneto pictor, del qual di sotto si dirà. Et così il ditto Presto tutti li homeni virtuosi 
che vengono da varie parti, li mette ad abitar tal città et paese . Et nota che da Levante si vede 
appena da lontan montagne alte, dove regnano di continuo aire perfetto con soavi venti. Dalla provincia 
di Fesagar si confina con la provincia Doaro. È Doaro tra Griego e Levante, che tal provincia cir- 
conda da giornate 40. Et di qui si va per tale cammino a Bali, provincia confinante a questa, et 
gira attorno da giornate 30, dove verso griego sono montagne grandi et le specierie che vengono 
dal mare Indico. L' altra provincia Adel verso il mare, che è giornate 60, lontana dalla detta provincia 
di Bali per queste giornate 60, se trova molti boschi et pasture di bestiami, dove passa grandi carichi 
di tali specie et panine , et altre cose. Dalla provincia Urab, dove è la gran città di Barara, pur si 
va per alla provincia grande di Gogian, dove ho detto di sopra che nasce alli monti il fiume Auas. Tal 
provincia è lontana da Barara per giornate 40 per ponente. Di tal provincia nasce uno ramo del Nilo, 
che va verso tramontana: tal provincia è grandissima e gira da giornate 60. Et alla strada di ditta 
provincia, venendo da Barara, si trova Nemese , città dentro in tal provincia per tre giornate. Dicon in 
tal provincia nasce etiam specierie e le conducono con muli. Dalla provincia Urab andando per 
tramontana verso Ufat, si trova la provincia di Soa, dov'è la città di Zancar; dalla quale città andando 
per verso Griego a Levante si trova la provincia di Sera, et è grande per giorni 12. Et da tal provincia 
per tal cammino si va in la provincia di Ufat , che so giornate 5 ... Et da tal provincia si va in la pro- 
vincia Geten pur verso griego, di giornate 5. Item confina, venendo pur per griego con la provincia 
Gegni, la qual provincia Gegni è grande di giornate 3, che confina per Levante con la provincia 
Sera. Dalla provincia Soa, sopra detta, dove confina andando per tramontana la città di Bedeuegi, 
a miglia 5 si trova la provincia di Anara, dalla quale pur per tramontana si va alla provincia di 
Anguot, che ha una città chiamata Ganget, patria di Fra Tommaso, dal quale ho tale informazione. 
Et ancora più verso tramontana ha un' altra città chiamata Demna : così Fra Baffaele in la sua 
prima informazione. Et tra le ditte Provincie è una città chiamata Uasel, grande, che è di giornate 2 
appresso il Nilo. Et ha una provincia verso potente chiamata Ajaua, et confinante a questa più verso 
potente è la provincia Dembiani. Et così da questa più verso ponente è la provincia Infrai, et più 
verso ponente confina a questa la provincia Agenmender, la qual confina con selve et montagne 
che di là abitano li Negri, cioè Etiopi, che vanno al mare. . . E dalla detta Anguot andando verso el 
griego, per giornate 3, è fertile, et poi si trova arene et boschi , dette Gabel, per giornate 50 ; et poi si 
trova più verso Levante la provincia Danchele di giornate 2, dov' è la città Agda verso il mare. 
Dalla detta provincia Anguot pur andando verso tramontana, si trova la provincia Bugna, et tra le 
dette due Provincie è il fiume Nilo. Tal paese si chiama Uaedeb, che per giornate 15 attorna di 
là dal Nilo. È selva piena di romiti et frati cristiani ... che vivono di erbe e fanno grande penitenzia. 
La provincia di Bugna confina per Levante con la provincia Gheda; et così da questa più verso Levante 
è la provincia Giauamora, e di là è la selva Pegreri, che confina con la provincia Cheda. Et in provincia 
Bugna si è monti che nasce un fiume, che se chiama Tacagi, che va in nel Nilo. Confina con la pro- 
vincia Bugna la provincia Tegre, dove è la città di Axon, grande, che è giornate 2 lontano dal Nilo, 
et lontana dal mare giornate 3. La provincia Seraue confina con quella dei Tegre più verso tra- 



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GOUJON 



montana , dov' è la città Diuarua. La provincia Amasen confina con la provincia Sarant pur ver 
ponente, dov' ò la città Ambanderon. Tra la provincia di Amasen e il Nilo vi è la provincia di Maria 
de' Negri arricciati il capo, e sotto il Presto Davit hanno i capelli lunghi. La provincia di Nuba è in 
Amasen. La provincia Bachela verso tramontana confina per Amasen. Da Bisen città, Fra Tommaso 
andò a Megua di Portogallo, porto sul mar Rosso verso griego, e Fra Raffaele da detta Megua a Soachen, 
insula verso tramontana su ditto mare; et ditta Soachen è de' Mori, et Megua era del Presto, il quale l'ha 
donata al Re di Portogallo. Drieto tal lido di mare si trova verso Levante Becano, che è un altro porto , 
dove più oltre è Barbara e Meli infra terra. Tal provincia si chiama Abbasit, e sono Abbassini, et sonvi 
assai giente pastorale. Nelli sopra detti paesi del Presto Ianni son tutti li animali, come sono ne'nostri 
paesi italici, et etiam molti altri, i quali son questi. Et prima Haric, o Hauruers, grande più d' un bo, et 
ha la sua testa boegna, et ha uno corno sul naso de uno piè lungo, et altro più corto ha in sul fronte, e 
un altro più alto dalla banda ciancha sopra l'orecchio, tutti tre corni dritti di color roseto . .. Et ha gambe 
corte, et ha la eoa come asino: è feroce animale e non perdona a niuno, come fa lo elicorno, iP quale 
voleva essere il primo scritto. Hahadacarnu, nome volgare, chiamato dalli detti Etiopi; et in loro latino 

10 chiamano Fuchuor ; et noi lo chiamian unicorno. Il quale animale ha la so testa come il cavallo, e li 
piè un poco fessi, cioè divisi, di color macchiati di diversi colori; et ha in la fronte un corno lungo un 
brazo , in braza uno e megio , di color zaletto : et il Presto ne mandò a donare un piccolo al Re di 
Portogallo, che morì per via. Torat animale feroce, et è bon da mangiare , et è Silvestro , di color 
rosso simile al bo, con cuda corta, et pericoloso, che non perdona a nissuno, come fa lo unicorno, 
che non è sì fiero. Defasca, animai grande più di un bo , ma con due gran corni lunghi distesi 
silvestri: ma non è animai feroce, et è buono da mangiare. Gagen è animai grande come un camelo, 
con due corni storti in forma di vide grandissimi, di color giallo rossetti, et ha i piedi e testa 
come ha il bo , et è bon da mangiare. Goma è animale grande come capra selvaggia con due 
corni , et è bon da mangiare. Ducola son grandi come capre e sono rossi con dui corni dretti : 
boni da mangiare. Nabre simili alepardi; item sonovi boni bianchi ; et così elefanti; item vi sono 
giraphe, et così cameli, et dromedari, et tigre. Item cani grandissimi che nascono in la provincia di 
Agau, et sono come asini grandi, ferocissimi. Sono in detto paese tutti li frutti come li nostri, eceito 
che castagne; ma sono migor frutti delli nostri; et hanno molti altri frutti, che non F abbiamo noi. Et 
prima quello che i Mori chiamano Muse , che son magori et miglori di quelli di Soria. Sola si è 
grand' albero, fa a modo uva attorno al fusto come il sicomore. Babo si è grand' albero, e fa pomi 
grandi e grossi miglori de' pomi nostri. Coca fa frutti grandi come persico. Tambera è albero grande et 
lungo come i datali et fa foia piccola. Agan è albero megian et fa frutti come le cieriesa, et è negra 
e dolcie come uva, e foie piccole bianche. Trongo è frutto che ha odor di limon, ma grande come 
una barila, e nasce su l'albero attorno, dove nasce i tronchi: ha spini grandi attorno e foie bianche. 
Datali maggior e miori che non è tra' Mori. Et narance, limoni e cetroni ottimi. Item dico essere in 
sopra detto paese et nascere fromento in quantità miore del nostro. Mesela è grano di che fanno poi 

mior del nostro formento Taf fa grano menudo come harena, con vene di bianco, di rosso e di 

nero .... et fassi pane ottimo. Tameie fa grano simile al formento, e sono di tre sorta, bianco, rosso, 
nero. Di tutte l'altre biave e legumi hanno come noi. Le lane delle so pecore sono grosse, e di 
esse fanno panni grossi .... ma di India e Persia sono portati panni fini, che vengono di qui 
a Italia. Non hanno carta da scrittura : sono di capretto et pecorine ; ma ne vengono portate da' nostri 
paesi. Battono le biave con cavalli e buo. Il Presto Davit, vuol dire imperatore, re e signore. Davit 
è non il suo nome proprio, et dicono essere di tal linea di Davit. Et dicono che in una provincia 
si è un gran monte, dove abitano e stanno da poi la morte tutti li floli di tal Presto, eccito 
che il primo, che è fatto signore; et se i Presto non hanno floli , togliono uno di quelli di tal 
linea, che sono in tal montagna. La lingua latina di tal paese è differente dallo vulgare .... Dice 

11 ditto Fra Tommaso che a Barara col suddetto Presto Davit si trovava un italiano della città di 
Venezia, che si chiama Gregorio, ovvero Hieronimo Becini, il quale io andai a trovare a Santa 
Margherita sul campo, in la sua casa antica, et parlai con una sua fiola che si chiama Maria. 
La quale mi disse che ditto suo padre si partì del 1482, et andò in Alessandria con mercatanzie, et la 
sua moiere che avea, chiamata Dionora .... Le donne et uomini sono bianchi, perchè stanno in casa, 
ma quelli che vanno all' aire, sono neri. I capegli degli uomini son lunghi, ma li tagliano a guisa di 
cappello, ec. » 

Seguita poi. « Nota di Fra Antonio della città di Urcuzar nella provincia Bugna, compagno del 
sopradetto Fra Tommaso, il quale ha navigato in India, et è venuto in Portogallo co'Portogalesi. » 
Sono quasi le stesse notizie, che non occorre ripetere. 



GOUVEA - GRAN AD OS 



267. Gouvea. — Carta do Exmo e Rmo Bispo de Pekin, D. Fr. 
Alexandre de Gouvea Franciscano da Congregalo da Terceira 
Ordem em Portugal, ao limo e Rmo Bispo de Calandro sobre a 
introducono do Christianismo na penisula da Corea desde 1784 até 
1797. Lisboa, na officina de Joào Rodriguez Naves, 1808. 

Tornarono vane quante ricerche feci nelle Biblioteche di Lisbona per leggere questa lettera, 
che probabilmente fa parte di qualche raccolta di Varia ; ma i cataloghi non sono finiti ; e tutte 
le mie pazienze rimasero senza successo. 

— Relacao nel da perseguilo contra o Christianismo da China 
em o anno de 1784 : por Fr. Alexandre de Gouvea Bispo de Pekin. 

Manoscritto in 4, di 10 carte, ove sono bellissime glorie cattoliche e francescane affatto ignorate: 
la copiai tutta nella Biblioteca dell' Accademia ( già della Congregazione del Terz' Ordine Begolare 
di San Francesco ) di Lisbona. 

268. Granada. — Constituciones de Santa Cruz de la Indias , 
hechas en el capitulo Provincial celebrado en el Convento de San 
Francisco en la ciudad de San Domingo de està isla Espanola en 
el ano de 1538, por Fray Juan de Granada, Comissario de las Indias 
del Mar Oceano. 

Manoscritto nella Biblioteca dell' Escuriale. Sono 19 carte, in 8. Riguarda l' ordinamento delle 
Missioni del Nuovo Mondo. 

269. Granados. — Tardes Americanas: Gobierno gentil y 
catolico : breve y particular noticia de toda la historia Indiana : 
sucesos, casos notables y cosas ignoradas, desde la entrada de la 
gran nacion Tulteca a està tierra de Anahuac, basta los presentes 
tiempos. Trabajadas un Indio y un Esparìol. Sacalas a luz el M. R. 
P. Fr. Joseph Joaquin Granados y Galvez, Predicador General de 
Jure, Ex-Defìnidor de la Provincia de Michoacan y Guardian 
que fue de los Conventos de Xiquilpan, Valladolid, Rioverde, y 
Custodio de todas sus Misiones, y las dedica al Exmo Sr. D. Joseph 
de Galves, Caballer da la Real distinguida Orden de Carlos III, 
del Consejo de Estado, Gobernador del supremo de las Indias, y 
Segretario del Despacho universal de ellas. Mexico : en la nueva 
Imprenta Matritense de D. Felipe de Zuniga y Ontiveros, calle de 
la Palma, ano de 1778. 



GRECO 



Un volume in 4, di 70 pagine non numerate e altre 540. Alla fine dell' ultima si legge in nome 
dello stampatore: 

Concini tus discursos sabios, — Granados, y por tributos 
Sus bien sazonados frutos — Dexan la miei en los labios. 
Mis elogios son agravios-Para obra tan elegante; 
Y asi sin perder istante, — Espero que tus desvelos 
Ben a la America vuelos — Hasta ponerla Triunfante. 

Ed ha ragione : è opera dottissima e scritta inoltre con molto gusto letterario. Basta leggerne 
il proemio; e i nostri lettori, che si conoscono dell'importanza de' presenti studi storici, ne giudi- 
cheranno dall'Indice, che qui .trascriviamo, de lo que \ontienen las tardes americanas. 

Tarde I. — Acreditase el caracter de la Ustoria Indiana con la luz de varios monumentos. — 
Tarde II. — Gubierno gentil. Principio y fin de los Tultecas : varias operaciones, y llegada de los 
Chichimecas , con la resolucion de los problemas de quienes, de donde, y por donde vinieron las 
primeras gentes pobladoras de estas tierras. — Tarde III. — Continuase la serie monarquica, y se 
da una breve istruccion de la teogonia y kalendarios Indianos. — Tarde IV. — Ciencias, cultura, 
y civilidad de los antiguos y actuales Indios. Breve relacion de los feudos al Imperio de Tetzuco. 
— Tarde V. — Origen, progressos y fin de los Aztecas, o Mexicanos , y explicacion de algunos 
fenomenos. — Tarde VI. — Poder Tlatelulcano, breve noticia del reyno de Michoacan, y otras cosas 
dignas de leerse. — Tarde VII. — Descripcion de la grandeza de las dos cortes, Tetzcuco y Mexico. — 
Tarde Vili. — Entierros, sepulcros, casamintos y coronaciones de los antiguos Indios. — Tarde IX. — 
Conquista del reyno : hechos y glorias de Cortez: derecho que fundan a estas tierras los Reyes 
catolicos. — Tarde. X. — Gobierno catolico prudente. — Tarde XI. — Relacion de los primeros 
Misioneros Evangelicos, y apologia hecha a favor del V. P. Fr. Juan de S. Miguel, primer fundador 
de la hospitalidad Michoacana. — Tarde XII. — Ereccion de Inglesias y Provincias Regulares, con 
una breve noticia de sus primeros Prelados. — Tarde XIII. — Virtudes y fama posthuma de muchos 
varones Indianos, que florecieron en santidad. — Tarde XIV. — Gobierno catolico justo. Establecimiento 
de Alcabelas y otros sucesos. — Tarde XV. — Indoles, genio, y talentos de los Espanoles, Americanos, 
y noticias de varios acontecimientos. — Tarde XVI. — Gobierno catolico fiel. Alteracion de algunos 
pueblos, su purificacion y conclusioni del gobierno Americano. — Tarde XVII. — Concilio IV Mexi- 
cano, y prognostico de la duracion y fecundidad f atura Americana. — Crediamo che quest' opera si 
possa leggere anch' oggi con quelle dell' Humroldt, del Brasseurde Bourg-Bourg, ec. N' è un esemplare 
nella Biblioteca de la Reale Accademia di storia di Madrid. 

270. Greco. — Lettere scritte da Monsignor Dionisio Greco 
dell' Ordine di S. Francesco dell'Osservanza, Vescovo di Chironesso, 
a Marcello Cervini Cardinale di S. Croce. A Trento, a Bologna e 
a Roma, 1' anno 1545 e 1547. 

Sono 7 lettere che non mancano d' importanza per la gravità degli avvenimenti di que' tempi, 
a' quali accennano. Vennero pubblicate nella Miscellanea Stefani Baluzii, novo ordine digesla et non 
paucis ineditis monumentis opportunisque animadversionibus aucta , opera ac studio Joannis 
Dominici Mansi, tom. IV. Lucae 1762; extractae ex Mss. Codd. Cervinianis apud Archiep. Senensem. 
Il Greco era Vescovo in Candia, stazione delle Missioni Francescane dell' Oriente ; ma le lettere sono 
date, sei di Venezia, e la settima di Bologna. Ne riferirò due, la prima e la terza, che sono come segue. 

« Illustriss. ac Reverendiss. DD. mi singularissime, 

Siccome già gli promisi menandai in Candia per provvedere a quella povera mia Ecclesia, et 
deliberato di stare qualche anno, ma ritrovandomi in quella parte mi fu intimata la buia del Concilio. 
Io per obedir ho lassato ogni altra cosa e mi son partito più presto che io abbia possuto trovare 
navilio securo ; il partir mio fu alli 22 d' Avosto, il zonzer mio è stato alli doi d'ottobrio che siamo 



GREIDERER 



al presente in Venetia laudata sempre sia la Divina Maiestà che ze ha liberati da infiniti pericoli sì 
di fortuna di mare, come etiandio da corsari; non mi voglio in particulare difundere a dar notitia 
per non essere molesto. Ma uno est che io posso dire con verità che per miracolo evidente da Dio 
siamo stati liberati. Non ho mancato di fare ogni diligentia per ritrovar libri Greci, secondo che io 
promesse a quella, et ne ho ritrovato, ma non in quella quantità, che io desiderava; imperocché oltra 
gli altri che si hanno sforzato di portar via libri Greci di Candia fu uno M. Carlo Capello, el quale 
stato Duca in Candia, et ha spogliato li Monasterii et altri lochi. Di tal libri quando giongeranno, 
mandarò la lista et li libri dove a V. 111. et Rev. li parerà, insieme con moscato di Candia che ne 
ho portato un poco in segno della servitù perpetua che io tengo, et obligo grande con quella, ec. 
Data in Venetia a li 5 d'ottobre del 45. 
111. ac Reverendiss. D. V. 

Humilis Scriptor Dionysius Graecus 
Episcopus Chironensis. » 

« Illustriss. ac Reverendiss. D. D. mi singularissime. 

« Hoggi ho ricevuto le sue de XVI di NoYembrio, per le quali mi persuado non mancar del 
debito mio a ritrovarmi al Concilio Tridentino universale, et io non sono per mancar se dovesse 
morir, et fattomi tal intimation in Candia posposi ogni mio comodo, et interesse, son partito di lì 
dove io era per star qualche anno, et quelli che erano ivi non solamente non hanno voluto venire 
a la obedientia di Sua Santità ( parlo li Prelati ) ma mi hanno fatto mille oltrazi perchè son venuto 
come per altra mia li notificai. Son ben certo che in quel santo Concilio si fovarano de li signori 
Prelati, et altri Religiosi dottissimi, che io non son sufficiente a compararmi con essi in dottrina; 
ma ardisco di dir, se gli è presumption a perdonar vaglia, che io non son per ceder a niuno de li 
signori detti in aflecto et desiderio per defension orthodoxae fidei catholicae, la quale principalmente 
consiste nella divina et suprema autorità che tien il Summo Pontefice Romano, Principe de la 
Ecclesiastica Hierarchia sopra il gregge di Cristo, et sopra tutti li Concilii, et sopra ogni lor actione, 
definitione et determinatione loro, come al tempo et loco suo son per dimostrare per mezzi, ragioni, 
et principj infallibili sì Greci come Latini. Per tanto V. 111. et Rev. sia avvisata come di quelli che 
vengono de li mandati da sua Santità prò defensione Fidei, essi son di contraria opinion, et tengan 
che el Concilio Basilense et Constantiense è sopra il Pontefice Romano ; il che è falsissimo : et di 
questa opinione erronea son quasi tutti li Parisini, seguendo il lor Gersone Parisino che fu di questa 
opinion parlando di tal Concilio, sedutto da falsi fondamenti ; et alcuni Prelati del Concilio deputati 
sono imbuti di questa zizania, siccome ho possuto colligere parlando con loro, li quali non lo fano 
per malicia, ma credono che cussi sia, per esserli dato ad intendere; il che importa essere avvisata 
V. 111. et Rev. Non mi faccia autor, ma che io sia tenuto secreto; questo articolo è la chiave del 
zogo. Spero in Dio che quando parlaran di questo articulo, mi troverò lì, et allora si vederà il bon 
animo, che io ho a questa S. Sede apostolica, et a Sua Santità, ec. 
Data in Venetia a li 3 di decombilo del 45. 

Humilis Dionysius Graecus 
Episcopus Chironensis. <> 

271. Greiderer. — P. Fr. Oratii Greiderer Ordinis Minorum 
Observant. Refor. Provinciae Tyrolensis divi Leopoldi Custodis 
habitualis, Germania Franciscana, seu Chronicon Geographicon- 
historicurn Ordinis S. Patris Francisci ; tractans primario de Pro- 
vinciis et domiciliis dicti Ordinis sub stemmate Observantium 
militantibus , secundario etiam de aliis sub iurisdictione alìorum 
Superiorum repositis. Oeniponte : Typis Johannis Thomae Nobilis 
de Trattnern. C. R. Aulae Typographi et Bibliopolae. Anno 
MDCCLXXVII. 



GUADÀLUPE - GUADIX 



Sono due volumi in foglio: il primo di 3 carte preliminari, 672 pagine, e infine un Index 
generalis di 59. Il secondo di 1 carta preliminare, 878 pagine, ed altre 62 di Index generalis in 
fine. N' è un esemplare nella Biblioteca del nostro Convento di S. Anna in Monaco di Baviera: ma 
il 2 volume è mancante delle prime 27 pagine del libro I. Il De Vogel (Specimen Biblioth. Ger- 
maniche Austriacae, ec. Viennae, 1119) ha detto che il lavoro del Greiderer è opus immensi laboris : 
e disse bene. È libro di cui non si può fare a meno per scrivere delle nostre Missioni nell' Europa 
settentrionale ; nè manca di notizie importanti di altre contrade. 

272. Guadalupe . — Historia de la Santa Provincia de los 
Angeles de la Regular Observancia y Orden de Nuestro Serafico 
Padre S. Francisco : author el Emo Padre Fray Andres de Gua- 
dalupe, Lector Jubilado, hijo y Padre de la mesma Provincia. En 
Madrid, por Mateo Fernandez, impressor del Rey nuestro Senor. 
Ano de MDGLXII. 

Un volume in foglio, di 622 pagine. Vi sono alcune belle biografìe di nostri Missionari nelle 
Filippine e in America; e la maravigliosa e commoventissima istoria della misteriosa Maddalena 
della Sierra Morena in Andalusia. N' è un esemplare nella pubblica Biblioteca della città di Barcellona. 

273. Guadix. — De una recopilacion de algunos nombres ara- 
bigos , que los Arabes ( en Espana , Francia , y Italia ) pusieron a 
algunas ciudades y otras mucnas cosas que se potran ver a la 
buelta desta hoja. Dirigida a la C. R. M. del gran Rey D. Felippe 
II de este nombre , nuestro Senor. Lo contenido en està primera 
parte es una recopilacion de algunos nombres arabigos , que los 
Moros o Arabes (en Espana, Francia y Italia, y Mas del mar Medi- 
terraneo, y en otras muchas partes del mundo) pusieron a algunas 
ciudades, villas, castillos, islas, montes,torres, rios, puentes, valles, 
fuentes , puertas de ciudades : con algunos vocablos y verbos 
arabigos y frases , o maneras de hablar de Arabes , de que comu- 
nemente se usa en las lenguas, Latina, Espanola y Italiana. Reco- 
gidos y declarados por Fray Diego de Guadix de S. Francisco, y 
de la Provincia de Granada. Interprete de la lengua arabiga en 
el santo Ofìcio de la Inquisicion de la ciudad de Granada y su 
Rey no. 

Manoscritto di un grosso volume in foglio non numerato, forse un 600 carte. V'è anzi tutto 
la licencia del Padre Generale dell'Ordine, Bonaventura da Caltagirone, data Romae ex Conventu 
Sanctae Mariae de Araceli die 28 decembris 1593, perchè potesse stamparsi. Segue il Prohemio a su 
Magestad; poi un altro Prohemio al discreto y curioso Lector con diez advertencias. E finalmente 
incomincia la Interpretacion de los nombres arabigos. Libro di profondi studi e di vasta erudizione, 
di cui più d' uno s' è giovato, senza nè anche citarlo. È nella Biblioteca Colombina di Siviglia. 

E qui mi si permetta di far cenno d'un altro Manoscritto della Biblioteca del Beai Palazzo 
di Madrid, che col sopraddetto ha qualche relazione. Esso è una Coleccion alfabetica general de todos 
los caracteres que hasta nuestros tiempos se conocen. Formada y esenta por Fr. Antonio Algora, 



GUAL - GUASCO 



mi 



Religioso Menor Observanle. È un volume in foglio, scrittura della line del passato secolo, o de' primi 
anni del presente. 

stamp. 27 4. Gual. — La India cristiana : o Cartas Biblicas contra los 
libros de Luis Jacolliot La Bibita en la India y Los hijos de Bios. 
Opera escrita por el M. P. Fray Pedro Gual, Comisario General de 
los PP. Misioneros y Beligiosos Franciscanos en el Perù y Ecua- 
dor. Con las debidas licencias. Lima : Irnprenta de J. Francisco 
Solis, Plazuela de Santo Tornas n. 255. 1878. 

Cito questa opera non come storia di Missioni, ma come lavoro che tratta un argomento 
capitale de' dì nostri, vale a dire le relazioni che possano rinvenirsi tra il Buddismo Indiano e il 
Cristianesimo, e quindi necessariamente discorre d'un campo (l'India) dove molto si esercitò lo zelo 
e la scienza de'Missionari cattolici, per cui non può a meno di non entrare anche nella loro storia. 
E vi entra in fatti Y Autore nella Carta, o capitolo, XI, di cui pongo qui il sommario. Carta XI 
(pag. 237.) Milagrosa propagacion del Cristianismo por todo el mundo. — Demostracion historica 
que los Apostoles San Bartholomé y San Tomàs predicaron el Evangelio en la India. — Asombrosa 
propagacion del Cristianismo por casi toda la India por diferentes Misioneros Apostolicos y los Monjes 
en los siglos consecutivos hasta el siglo VII. — Causas de la decadencia del Cristianismo en la India 
desde esa fecha. — Reaccion cristiana en la India desde el siglo XIII por los Missioneros Franciscanos, 
Dominicos, S. Francisco Javier, y los PP. Jesuitas. — Su estado actual. 

Quest' opera del Padre Gual, come tutte le altre che ha scritte, è piena di profonda dottrina e vasta 
erudizione. Missionario e scrittore di polso, ha reso molto servigio alla religione e all'America del Sud, 
ove il suo nome è popolare , con parecchie opere di vario argomento : come la Deffinibilità delV 
Immacolata Concezione della Vergine, ch'io voltai in italiano, ed ebbe 1' alto onore d' esser inserita nella 
collezipne de' pareri di tutto 1' Episcopato cattolico per espressa ordinazione del santo Pontefice Pio 
IX : La confessione principio della salvezza e delle incivilimento del mondo, parimente da me vol- 
garizzala, e pubblicata in Roma per la Tipografia Tiberina l' anno 1864. E poi una Vita di Gesù 
Cristo in cogitazione degli errori del Renan ; Il trionfo della Concezione nella Bolla dommatica 
del Sommo Pontefice Pio IX per la solenne definizione di quel domma ; e El equilibro enirc 
las dos polestades, o sea los derechos de la Iglesia vindicaclos contra los ataques del D. D. F. de P. 
G. Vigil; tre volumi in 8; ec. Barcellona per Pons y C. a 1852. Di quest! ultima, a mio invito, aveva 
intrapreso la traduzione italiana il mio egregio confratello P. Agostino da Osimo l'anno 1863; e 
avrebbe fatto un bel lavoro, con note proprie per l' Italia , specialmente relative agli errori del 
Professore Nuytz, quando la morte ne troncò in pochi dì la vita, contando a mala pena 26 anni. 
, Dell' India cristiana poi ha intrapresa e cominciata la traduzione italiana il chiarissimo Professore 
nel Seminario di questa città di Prato, abate Silvio Villoresi, che già fummo lieti di ricordare in 
questo nostro povero lavoro. 

m. 275. Guasco. — Relazione su i costumi degli Egiziani spedita 
v,r,lc;i a Lione ai componenti il venerabile Consiglio della Propagazione 
della Fede da Monsignor Perpetuo Guasco de' Minori Osservanti, 
Vescovo di Fez, Vicario e Delegato Apostolico dell' Egitto. 

Sono 6 carte, in 4 grande. Non so se venisse pubblicata negli Annali di Lione. Il Padre 
Perpetuo Guasco apparteneva alla Osservante Provincia Serafica. Recatosi Missionario in Palestina , 
venne creato Vicario e Delegato Apostolico dell'Egitto, dove ha lasciato grande memoria di sè, 
promovendo e coadiuvando tutte le istituzioni, che potessero efficacemente contribuire alla morale 
e civile trasformazione di quelle contrade. Morì poco prima del 1860, e gli successe il P. Fr. Pasquale 
Vuicic, presentemente Vicario Apostolico della Bosnia. 



GUERRA - 



GYORFI 



Stamp. 
America 



Ms, 

America 



Sìamp. 
Tra risii vania 



276. Guerra. — Arte de la lengua mexicana segun la acostum- 
bran hablar los Indios en todo el Obispado de Guadalajara, parte 
del de Guadiana, y de Mechoacan. Dispuesto por orden y mandato 
de N. M. R. P. Fr. Joseph de Alcaras, Predicador, Padre de la santa 
Provincia de Zacatecas y Ministro Provincial de està santa Pro- 
vincia de Xalisco, y por el Reverendo y Venerable Definitorio de 
ella en Capitulo intermedio. Dedicado a la santa Provincia de 
Santiago de Xalisco, por el R. P. Fr. Joan Gnerra, Predicador y 
Definidor actual de dieta Provincia. Con licencia, en Mexico, por 
la Vidua de Francisco Rodriguez Lupercio, en la Puente de Pala- 
cio, ano de 1692. 

Un volume in 8, di 8 carte preliminari ed altre 62. Dalla 1 alla 27 è la Grammatica; dalla 
28 alla 49 un piccolo Vocabolario; e dalla 49 alla 62, una Instruccion para adrninistrar los' 
Sacramentos. 

277. Guttierez. — Historia de las guerras del Perù, por el P. 
Fr. Pedro Guttierez de S. Clara, Franciscano. 

Di questo prezioso Manoscritto parla il Brasseur ( Biblioth. Mex. Guat.J dicendo che ne possedeva 
i tre capitoli risguardanti la storia del Messico, avuti in dono nella capitale di quel regno dal Padre 
Fr. Arrilaga. E noi che da parecchi anni ci siamo ripetutamente raccomandati di aver qualcosa, 
almeno notizie, de' molti e importantissimi lavori, antichi e moderni, fatti da' nostri Padri in quelle 
contrade, sin qui non ottenemmo nulla. In Parigi io feci molte ricerche per sapere chi avesse 
ereditati i molti manoscritti, che il Brasseur aveva seco trasportato dall'America, non pochi ap- 
partenenti a Conventi Francescani; ma le mie sollecitudini restarono senza effetto. 

278. Gyorfi. — Ortus, progressus, vicissitndines , excisio, et 
restanratio, olim Custodiae, mine ab anno MDCCXXIX Provin- 
ciae Transylvaniae Ordinis Minornm Strict. Observantiae S. Regis 
Stephani, ex gravissimis fideque dignis authoritatibus clara ac 
succinta metbodo compilatus, primum in urbe orbis capite revi- 
sus, castigatus approbatus et excusus Typis Reverendae Camerae 
Apostolicae. Ex urbe septicolle redux ornine fausto , hac secunda 
editione sub gratiosissimis auspiciis Excellentissimi Domini Co- 
mitis Dominici Joannis Haller L. B. de Haller-Ko, Sac. Caes. Re- 
giaeque Catholicae Maiest . Camerarii , status eiusdem actualis , 
ac intimi consiliarii , Principatus Transylvaniae , partiumque 
eisdem annexarum Regio-Principalis Gubernatoris, etc. Domini et 
Patroni nostri gratiosissimi , colendissimi, a R. P. Paulo Gyorfi, 
cum facultate superiorum luci familiaris solis expositus. Typis 
Ven. Conventus Csikiensis ad B. Virgin em Visitandam, 1732. 



GYORFI 



229 



Sono 51 pagina in 4 , con due carte preliminari senza numerazione. Pagine preziose , che ci 
mostrano con quali sacrifici e zelo di prodigiosa carità i Francescani, cominciando dalla fine del XVI 
secolo, vi ristorassero e vi abbiano a poco a poco con le loro Missioni accresciuta dipoi la cattolica 
fede: Missioni e storia gloriosissime per l'Ordine nostro, affatto ignote. È memoria assolutamente 
indispensabile per la storia universale delle stesse Missioni e degli Annali dell'Ordine. N' è un esem- 
plare nella Regia Biblioteca di Monaco in Baveria. 

Essa mostra con solenni fatti e documenti, che se in Transilvania, dopo che il 1526 restò divisa 
dall'Ungheria, si conservò qualche barlume di fede cattolica, e dopo il 1629 a poco a poco nuo- 
vamente vi si riaccese, fu sola e unica opera dell'Ordine Francescano. Onde il 1727 il Governo 
del paese gli rendeva la seguente testimonianza. 

« Nos inclyti Status Catholici Transylvanici , universis et singulis cuiuscumque status, ordinis 
et dignitatis fuerint, in quorum manus hae nostrae litterae praesentes venerint, praesentium tenore 
et testimonio irrefragabili mediante, conscientiose attestamur, Religionem Franciscanam, seu Ordinem 
S. Francisci, dum in memorato hoc regno Transylvaniae Catholica Ecclesia valde multis revera 
calamitosissimis annis, propter variorum haerelicorum eo tum grassantium, iuratam in catholicos 
persecutionem maxime afflicta, et quodammodo omni consolatione orbata, in stalu pene lamentabili 
miserrime constituta fuisset, eo tum omnibus cuiuscumque Ordinis alterius ac Religionis viris de 
longe existentibus, inter tot et tanta vitae discrimina et mortis pericula, cum manifestissimo vitae 
suae periculo constanter perseverasse. Qui praemonitus sacer Ordo Franciscanus . . . hanc nostram 
Transylvanam catholicam Ecclesiam, vere protunc pusillum gregem, indefesso labore, utpote eon- 
tinuis missionariis excursionibus, verbi Dei praedicationibus, haereticorum conversionibus , catho- 
licorum sat paucorum hinc inde hac in patria promiscue degentium conservationibus , iuvenum 
scholasticorum instructonibus, ac tandem praeter haec omnia, propriae vitae suae sanctimonia 
et exemplaritate a primordio semper conserva vit, dilatavit et suo possibili modo exaltavit; unde 
propter eorum singularem expertam religiosam pietatem , et palam conservatum ferventissimum 
zelum, non tantum inter haereticos huius patriae, sed etiam invasores paganos, Turcas et Tartaros, 
hanc in patriam semper zelosos fuisse. Nos etiam eosdem singulari nostra protectione et prò his 
omnibus iam iam praemissis zelosis laboribus, reciproca conservatione dignissimos iudicamus, et 
merito eis hoc testimonium perpetue valiturum tribuere possumus, imo debemus, tamquam ma- 
nifestae dignitatis recognitores et defensores. Insuper maioris fidei gratia supremi huius regni 
Officiales et Catholici Status assessores sigillo nostro obsignamus, et nomine suscribimus. Claudiopoli 
die 14 decembris 1727. 

SlGISMUNDUS KUN 

excelsi Regii Gubernii et Incliti Status Catholici Segretarius. » 

Il libro del P. Gyorfi vorrebbe essere ristampato, perchè raro e quasi sconosciuto, e perchè 
non è mancato chi si provasse con infami calunnie a denigrare 1' Ordine Minoritico per bandirlo 
da quelle Missioni. 



H 



279. Habito. — Carta de Fr. Michel do Habito , Fr. Antonio e 
Fr. Francisco da Orden de S. Francisco a El Eey de Portugal. 



È data in Benym nelle Indie orientali, il 30 agosto 1539. Racconta le difficoltà grandissime 
che i detti Padri provavano nella loro Missione. Si trova nell'Archivio della Torre del Tombo di 
Lisbona. Originale. 



280. Haroldus. — Epitome Annalium Ordinis Minorum, opera 
E. P. Fr. Francisci Haroldi Hiberni Limericensis , eiusdem Ordinis 
Strictioris Observantiae , Pragae , Viennae et Komae quondam 
Philosophiae et sacrae Theologiae Professoris : nunc in Collegio 
Eom. S. Isidori Lectoris Jubilati , ac totius Ordinis Cosmographi 
Generalis. Concinnata ex octo tomis, quibus venerabilis memoriae 
Pater Fr. Lucas Wadingus res omnes trium Ordinum a S. Fran- 



cisce institutorum ab anno 1208 ad annum 1540 e fide ponderosius 
asseruit, et calumniis vindicavit, omniaque illius temporis sacra 
prophana, rebus Ordinis cognata illustra vit, multa praeclara mo- 
numenta e tenebris et oblivione, magno labore ac laude, in lucem 
produxit . Eomae ex Typographia Nicolai Angeli Tinassij . 
MDCLXII. Superiorum permissu. 

Due volumi in foglio: il primo di 6 carte preliminari non numerate e 1585 pagine: il secondo 
di pagine 990. N' è un esemplare nella Biblioteca dell' Accademia ( già della Congregazione del Terz' 
Ordine Regolare di San Francesco) di Lisbona. 

— Lima limata conciliis , constitutionibusque synodalibus et 
aliis monumentis, quibus venerab. Servus Dei Toribius Alphon- 
sus Mogroveius Archiepisc. Limanus provinciam Limensem, seu 
Peruanum Imperium elimavit et ad normam SS. Canonum com- 
posuit. Omnia fere ex hispanico sermone latine reddidit, apparatu 




HEBRERA - HENNEPIN 



231 



Mstorico, notis , scholiis et indicibus illustravit Fr. Haroldus 
Hibernus Limericensis Ordinis Minorum. Bomae, Typis Josephi 
Corvi, 1673. 

Un volume in foglio di 15 carte non numerate e XXXIV -379 pagine. Col ritratto del Beato 
Torribio inciso dal Gaudet. Libro assai raro. 

s<am P . 281. Hebrera. — Chronica Serafica de la Santa Provincia de 
Aragon de la Regular Oservancia de N. P. S. Francisco : escrita 
por el P. Fr. Joseph Antonio de Hebrera, Predicador General, Ex- 
Defìnidor y Chronista de la Provincia y del reyno de Aragon , y 
Ex-Secretario General de la Orden, naturai de la villa de Ambel. 
En Zaragoza por Diego de Larumbe , impressor. Ano MDCCIII e 
MDCCV. 

Sono due volumi in foglio; parte primeva, y parte segunda: la prima di 564 pagine, la se- 
conda di 452. Cronaca veramente ricchissima di notizie e particolari di tutte le nostre Missioni , 
che se avessi conosciuta prima di cominciare la Storia, mi avrebbe risparmiate di molte fatiche 
e pene , e avrebbe renduto ben più ricco e pregevole il racconto. N' è un esemplare nella pubblica 
Biblioteca della città di Barcellona. 

si<mp. 282. Helyot. — Histoire des Ordres Monastiques religieux et 
militaires, et des Congregations de V un et de V autre sexe , qui 
ont eté etablis jusqu' a present, contenent leur origine, fondation, 
progres, evenements considerables , leur decadence, suppression 
ou reforme : par Pierre Helyot du Tiers Ordre de S. Francois. 
Paris, Coignard, 1714-1721. 

Sono 8 volumi, in 4. 1 compilatori del Dizionario di biografia universale dicono, che è l'opera 
più compiuta che si abbia in tale argomento, e grandemente stimata. Vuoisi però notare che i tre 
ultimi volumi non sono del Padre Helyot, ma del suo confratello Padre Massimiliano Bullot. Se ne 
fecero due compendi; uno, sotto il titolo d' Histoire du clergé Regulier, pubblicato in Amsterdam il 
1716 in 4 volumi in 8: l'altro, intitolato Histoire des Ordres militaires, parimente pubblicato 
in Amsterdam in 4 volumi. Il P. Helyot nacque da illustre famiglia in Parigi il 1660 : di 23 anni 
vi vestì l'abito Francescano; e dipoi inviato da' suoi superiori a Boma, profittò del viaggio per 
istudiare l' italiano, donde tornò corredato di molte utili cognizioni. Appresso, chiamato ripetutamente 
all'ufficio di segretario della sua Provincia, nel visitare i Conventi raccolse molti materiali e concepì il 
disegno dell' opera riferita, della quale si occupò per ben 25 anni ; ne pubblicò i primi quattro 
volumi, e morì in Parigi, mentre lavorava al quinto, nella fresca età di 56 anni. 

siamp. 283. Hennepin. — Louisiane nouvellement decouverte au 
Ame.^ g U( j Q veg ^ ^ e } a Nouvelle France avec la carte du pays, les moeurs 
et la maniere de vivre des Sauvages, ec. par le R. Pere Louis Hen- 
nepin, Missionaire (Franciscain) Eecollet et Notaire Apostolique. 



1IENNEPIN 



A Paris chez la Veuve : Sebastien Huré, rue Saint Jacques a 
l' immage S. Jerome pres S. Severin. MDCLXXXIII. 

Un volume in 12, che tosto venne ristampato nella stessa Parigi il 1688; e poi tradotto in 
italiano da Giuseppe Horolloggi, appariva in Bologna il 16 — ; e in lingua alemanna in Nuremberg 
il 1689. Del merito del libro diremo sotto. N' è un esemplare nella Biblioteca Nazionale di Parigi. 

— Nouvelle decouverte d' un tres grand Pays situé dans V 
Amerique entre le Nuveau Mexique et la Mer glaciale: par le E. 
Pere Louis Hennepin, ec. A Utrecht , chez Guillaume Broedelet. 
Marchand Libraire, MDCXCVIL 

Un volume in 12, di 34 carte preliminari non numerate e 506 pagine, con varie incisioni; di 
cui poi si fecero altre 4 edizioni in Amsterdam, il 1628, il 1704, il 1711 e il 1720. Alla seconda di 
Amsterdam (Ansterdam, Adriaan Braakman, 1704) va aggiunto un voyage qui contieni une relation 
exacte de V origine, moeurs, coutumes, religion, guerre et voyages des Caraibes, ecrite par le sieur 
De la Borde, tirée du cabinet de M. Blondel. N' è un esemplare nella Nazionale di Parigi. 

— Nouveau voyage dans un pays plus grand que 1' Europe 
avec les reflections des entreprises du sieur de la Salle sur les 
Mines de St. Barbe, ec. enrichi de la carte, des fìgures expressives , 
des moeurs et manieres de vivre des sauvages du Nord et Sud, 
de la prise de Quebec , ville capitale de la Nouvelle France par 
les Anglois, et des avantages qu' on peut retirer du chemin re- 
courci de la Chine et du Japon, par le moien de tant de vastes 
^ontrées et de nouvelles colonies. Avec aprobation et dedié a S. 
Majeste Guillaume III Boy de la grande Bretagne par le E. Pere 
Louis Hennepin Missionaire Eecollect et Notaire Apostolique. A 
Utrecht, chez Antoine Scouten Marchand Libraire. 1698. 

Parimente un volume in 12, di 34 carte preliminari e 385 pagine, tradotto e ristampato in 
lingua Alemanna (Breme) il 1698. N'è un esemplare nella Biblioteca del nostro Convento di Malines 
nel Belgio. 

— Carte d' un tres grand Pays entre le Noveau Mexique et 
la Mer Glaciale. Utrecht, chez Broedelet, et chez Specht, 1698 , e 
Amsterdam, chez A. Someren, 1698. 

Il Faribault nel suo Catalogue d' ouvrages sur V histoire du Canada, ec. (Quebec 1836,) dice 
che questa carta, come tutte le opere dell' Hennepin, è di molta importanza. 

L' Hennepin nacque nelle Fiandre il 1640, dove vestì l'abito Francescano. Giovanissimo visitò 
l'Italia, e dipoi venne inviato Predicatore in Hai nell' Hainaut, da dove passò nelP Artois, e dipoi a 
Calais e a Dunkerque per cercarvi limosine per V edificazione e ristorazione d' alcuni Conventi. 
Appresso fu inviato Missionario in Olanda, e di ritorno per Maestrich't, quivi accettò l'ufficio che gli 



HENNEPIN 



233 



offrirono, di cappellano d'un reggimento, assistendo alla battaglia di Sene!. Finalmente venne inviato 
a la Rochelle, dove s 7 imbarcò per il Canada, destinato Missionario in quelle regioni. Basta leggere 
la sua Louisiane per vedere quel che vi operò e vi patì co' santi suoi confratelli di Francia, che 
primi di tutti vi portarono il Vangelo, e vi levarono sì alta fama di se , che dura insino a' dì 
nostri. La Louisiane, dedicata a Luigi XIV, è come una raccolta de 7 suoi viaggi, o vogliam dire delle 
sue apostoliche pellegrinazioni. Nella Nouvelle decouverte, e nel Nouveau voyage ec. compie il racconto 
della scoperta del Mississipì, che diede tronco nella prima, e ne dà le ragioni, che fanno un im- 
menso onore alla delicatezza del suo cuore. Sua , unicamente sua, era la gloria di avere sco- 
perto quel fiume, ed esplorato dal Canadà sino al Golfo del Messico : ma il comandante Lasalle pro- 
fittando del ritorno che il Padre Hennepin aveva fatto in Europa, e degli scritti che aveva lasciati 
ad un suo confratello in Quebec, si attribuì quella gloria. Il buon Francescano non volle contristare 
il Lasalle che molto amava, rivelando l'usurpazione fatta; ma quando fu morto, mise fuori le 
sue ragioni: e non c'è dubbio, dicono i compilatori della Bibliografia, universale , che esse sono 
concludenti. Come è evidentissima, essi aggiungono, la scoperta che fece anche del Missurì, rispon- 
dendo la descrizione che egli ce n'ebbe lasciata e ciò che n'udì da' selvaggi, con quel che ne sap- 
piamo dalle moderne esplorazioni. Nè merita le critiche fattegli dal Gesuita Charlevoix ; come furono 
ingiuste e crudeli le accuse mosse contro la purezza della sua fede per le relazioni che ebbe coi 
Monarchi protestanti di Olanda e d'Inghilterra. Finalmente (conchiuderemo con le parole de 7 sopra 
citati compilatori), come se tutto questo non fosse stato abbastanza per oltraggiarlo, abbiamo 
veduto degli scrittori profittarsi largamente de' suoi lavori , senza nè anche citarne il nome ! Pochi 
libri si fanno leggere con tanto gusto come quelli dell' Hennepin, addivenuti ornai rarissimi, e ben 
profitterebbe alla storia il darne una ristampa; come fece il Tross di quelli del Sagard, di cui diremo 
a suo luogo. C'è tutto; geografia, storia, avventure d'ogni maniera, commoventissime : la vita di 
que' selvaggi, le loro leggi, le tradizioni, i costumi, i riti, la religione! Ma la guerra de' Francesi 
contro P Hennepin non è ancor finita : seppi in Parigi che si stavano quivi facendo degli studi per 
provare, che invece egli si sarebbe appropiati non so quali Manoscritti, e gli avrebbe pubblicati con 
qualche aggiunta in suo nome. Se sono rose, diciamo in Italia, fioriranno. La verità, prima e sopra 
tutte le cose e le persone. 

Intanto riferiremo qui alcuni tratti del Noveau voyage, che chiariranno e confermeranno le nostre 
affermazioni. Rispondendo dunque il valoroso Missionario e scrittore agli invidiosi della sua gloria, 
che andavan spacciando nulla di straordinario incontrarsi ne' suoi libri, che da tutte parti venivano 
cerchi e richiesti, dice: « Ccs pccores du bon Dieu se rendent ridicules! . . . Peut on rien dire de 
plus extraordinaire, que de faire mention, come je fais de 4 a 5 lacs ,qui sont de 3 de 4 et de 5, 
et P un de 700 lieues de circuit, que nous pouvons appeller des mers douces, et ou jamais navire 
n' a pam que celui de 60 tonneaux que nous y avons construit, et avec le quel nous avons navigez 
de lac en lacs plus que 500 lieues de chemin avec admiration de tous les sauvages de ce gran 
continent , qui ne pouvoient comprendre ce fort ambulant d' une nation a P autre, et quand ils 
entendoient le bruit du canon que nous y avions concluit, ces barbares crioient que la tonnerre les 
alloit abimer? Peut on rien de plus extraordinaire que le gran sault de Nicaragua? Que j' ai 
decrit, et qui est la plus grand, la plus prodigieuse cascade o cheute de l'unìvers? Veu que cette 
cascadè vient a tomber d'une hauteur de 6 o 7 cents pieds, et proviens de ces grands lacs, qui 
formcnt le grande fleuve de Saint Laurent? Peut on rien de plus extraordinaire que decrire un 
pais que nous avons decouvert, qui est plus grand que P Europe, et rempli de plus de 200 nations 
de langues differentes, et dont jamais historien n'a fait mention devant moi, et que jamais aucunes 
cartes ny mappes-mondes n' on fait connoitre au public, qu' apres moi ? . . . J 7 ai fait voir que le 
Canadà comprend de plus de 100 lieues de pais, depuis PIsle Percée et la grand Baie en remontant 
le grande fleuve Saint Laurent. J 7 ai fait ce voyage jusque a la source, et j 7 ai reconnu qu 7 il se forme 
de plusieurs grandes rivieres, et des surmentiones 5 grands lacs, ou mers douces, les quels nous 
avons percourus en navires , ou en canots d' ecorce , cornine on peut le voir dans les cartes que 
nous avons données. Je puis dire la meme chose de P incomparable fleuve Mechasipi, le quel est 
encore de plus grande etendue que celui de Saint Laurent. J' ai mis aussi dans la carte generale 
de ma decouverte le grand fleuve des Amazones, que P on voit au de la de la ligne equinoctiale dans 

P Amerique Meridionale Je suis moralemente convaincu .... que toutes les nations , que nous 

avons decouvertes le long du fleuve Mechasipi, seront plus susceptibles du christianisme que les 
autres parce qu'ils sont plus dociles, moins farouches et plus debonnaires que les peuples, qui 



234 HENNEPIN 



babitent vers le Nord . . . Je ne suis pas surpris, de ce que les scavants avouent, qu'ils ignorenl 
encore comment 1' Amerique s' est peuplée et comme ce nombre infini de nations, que F on y trouve, 
c' est etabli dans ce vaste continent. L' Amerique forme la moitie du globe de la terre. Les plus 
habiles Geographes n' en ont point encore une connoissance entiere, et les habitans meme du 
Noveau Monde , lesquels nous avons decouverts .... La plus grande partie des barbares , qui 
babitent l' Amerique Septentrionele, croient comunement un espece de creation du monde. Ils disent 
que le eie], la terre, et les hommes ont eté faits par une femme , qui governe le monde avec son 
fils. C est peut etre pour cela, qu'ils content leur genealogies par les femmes. Ils ajoutent, que 
ce fìls est le principe de toutes les choses bonnes, et que la femme est la cause de tout le mal, ec... » 

Ma a che citare dei brani ? Bisognerebbe riferire il libro intero, tutto, anch' oggi, interessantissimo 
per la geografia e la storia del Canada. Aggiungeremo solo il seguente su la Beauté e fertilité du pais 
des sauvages au Nord du Canada, e basterà perchè gl'intelligenti possano giudicarne. « Il faut 
avouer (egli dice) qu' il y a de vastes forets a defricher, depuis du Canada jusq' aux terres de la Louisiane 
le long du fleuve du Mechasipi . . . on a tiré de grandes avantages, et on en tire encore aujourd' hui 
de fort considerables da la peche des poissons, dont on sechoit une partie, parce qu' on en fasoit 
un grande commerce dans les pais chauds : et cela montoit au siede passe a plus de 1000 ou 1200 
vaisseux. Le grand banc de Terre Nueve, les bancs voisins, les isles voisines, le Cap Breton, l'Isle 
Percée et P Acadie sont les plus abondans du monde pour la peche. . . . on scait que le seul commerce 
de la peche, qui se fait sur les cotes du Canada sont la cause del premiers etablissemens considera- 
bles, que 1' on a fait dans ces androits de F Amerique. Il est vrai que F on n' avoit pas encore en 
le temps, ni le moien de sonder le pais pour le reconnaitre, il y avoit des mines. Cependant on 
y avoit trouvé de l'etain, du plomb, du cuivre, et du fer . . . D'ailleurs le pays est fort propre 
a fournir les bois necessaires pour faire valoir les mines, qu' on y trouverà, a cause des grandes 
forets, qui y sont. Il y a plusieurs endroits ou on trouve une espece de marbré batard et des 
grandes mines de carbon de terre ( carbon fossile ) , propre pour les forges , et . . . . encore un 
certain platre, qui ressemble assez a de F alabatre. Plus on avance dans le pais, et plus on trouve 
des belles forets pleines d' arbres gommes . . . des pins , des sapins, des cedres, et des Erables, 
propres a toute sorte d' ouvrages, et sortout a costruire des vaisseaux .... Les colonies qu' ils y 
etabliront, seront bientot peuplées et se fortifieront dans ces lieux-là avec une despense mediocre 
dans le comencement. Mais dans la suite . . . . on etabliroit davantage le commerce, et on le rendroil 
plus grand en trasportant les choses dans F Amerique, ou en pourroit faire un prodigieux debit. 
Et par là on reconnotroit encore mieux, qu' on n' a fait jusqu' a present, les merveilles de la 
Providence, qui n'a pas voulu, que tous les pais du monde fussent egalement fournis de toutes 
choses, a fin d' entretenir la societè, la communication et le commerce entre les differents nations 
de l'univers, et de faire porter par ce moien les verites de F Evangile par toute la terre, et de 
rendre les divers peuples, qui sont repandus d'une coté et d'autre, participans du salut et de la 
Bedemption, qui nous est acquise par notre seigneur Jesus. C est quelque chose de grand et de 
glorieux, des gagner des batailles, et de dompter des sujets rebelles. Mais il est certain, qu' il est 
inflnitement plus glorieux de gagner les ames a Jesus Christ, et les tirant de leur profonde 
ignorancie, et deleur aveuglement naturel, etc. » 

Debbo ancora aggiungere, che la relazione del Padre Hennepin circa la scoperta da lui fatta 
del Missisipì venne tradotta in inglese e pubblicata in Londra F anno 1698, e poi ristampata il 1836 
nel tomo I dell' Archaeologi a Americana. Transactions and Collections of the American antiquarian 
society. Published by direction of the society. Worcester, Massachussetts, 1820 , Cambrigde ( Mass. ) 
1836, voi. I. et II in 8. Collezione interessantissima specialmente per la Filologia Americana, che 
venne pubblicata per la terza volta in Cambrigde il 1856. Il titolo della relazione del P. Hennepin 
in questa Collezione è come segue : Discovery of the river Mississippi and the adgacent country 
B. L. Hennepin. I Compilatori dicono di averla fatta ristampare per la sua rarità, e per servire 
d' introduzione ad un articolo sopra novelle scoperte fatte in quelle contrade. 

Finalmente ci si permetta qui riferire le belle parole che consacrava al valoroso Missionario, 
il nostro confratello P. Panfilo da Magliano , già Missionario negli Stati Uniti di America, in una 
sua larga Memoria sopra l'America Settentrionale, pubblicata nella nostra Cronaca delle Missioni 
Francescane, ec. 

« Il Padre Luigi, o Ludovico Hennepin, comecché nativo Olandese, era figlio della Provincia 
Ri colletta di Parigi. La lettura, com' egli stesso racconta, della storia delle operazioni e viaggi dei 



HENNEPIN 



235 



Missionari dell' Ordine suo , gli fece nascere il desiderio di seguire le loro tracce : la relazione 
specialmente delle Missioni di America, che, secondo la statistica del Capitolo Generale del 1621, 
contenevano cinquecento Conventi, determinò la sua vocazione, e nel 1676 la Provvidenza dispose 
eh' egli fosse inviato da' suoi superiori qual Missionario nel Canada. La prima stazione, nella quale 
cominciò a dispiegare il suo zelo, si fu all' imboccatura del fiume S. Lorenzo nel lago Ontario 
(parola indiana che significa Bel lago), ove vicino alla Chiesa da lui fondata, venne eretto il 
Forte Frontenac. Il suo genio però era destinato ed adatto più a fare grandi esplorazioni e scoverte, 
che alla vita stazionaria. Partito da Frontenac il dì 5 dicembre 1678, e traversato il lago da circa 
quindici leghe, entrò nel fiume Niagara con una barca, che essendo di dieci tonnellate, era di una 
grandezza, che non mai la consimile avea solcato quelle acque. Per lo che rendè solenni grazie a 
Dio, cantando il Te Deum con gli altri sedici di sua compagnia, e nel dì 11 dello stesso mese 
offrì l' incruento sacrifizio, che fu 11 primo celebrato d' innanzi ad una delle maraviglie del mondo, 
le cascate di Niagara. Ma a cagione delle cascate non si potè procedere oltre con la stessa barca, 
quindi fu d' uopo costruirne un' altra al di sopra delle medesime in vicinanza d' Erie ( voce indiana 
che significa Lago del gotto ) , e carreggiare frattanto sulle sue spalle i suoi arnesi di Missionario. 
Il vascello essendosi compito sotto la sopraintendenza del signor Tonti, esule Italiano, fu benedetto 
secondo il Rituale romano, battezzato col nome di Grifone, varato nelle acque del Niagara, e dopo 

10 sparo di tre tiri di cannone, fu cantato il Te Deum, che seguito veniva da gridi di gioia. Prima 
però d' imbarcarsi per continuare l' impresa, il P. Hennepin fu obbligato a tornare al Forte Frontenac, 
e prendere in suo aiuto altri due confratelli , che furono .... il P. de la Ribourde , a cui 

era succeduto Commissario Provinciale il P. Valentino le Roux , ed il P. Membré Il P. 

Milithon li accompagnò per rimanere al Porto del Niagara. Tutto essendo oramai in ordine, ai 7 
agosto 1679 il naviglio Grifone, avendo a bordo i tre Missionari, il signor La Salle, ed altre 28 
persone, entrò nelF imboccatura del lago Erie e fece vela per 1' occidente. Allora il Te Deum fu 
un'altra volta cantato fra il rimbombo di sette cannoni e lo scarico degli archibugi che aveano 
seco. I selvaggi, che numerosi trovavansi nel dintorno, udivansi forte gridare Gannoron, voce per 
esprimere la loro ammirazione. Qui giova notare che ciò accadeva appunto dirimpetto al sito, dove 
sorge ora la città di Buffalo, soprannomata la Regina de' Laghi , nella quale città e diocesi noi 
siamo attualmente stabiliti. Il Grifone era il primo vascello clie navigava nel vasto lago d'Erie, 
ed essendo di sessanta tonnellate, dovea essere al certo di una sorprendente dimensione per chi 
non era uso a vedere che piccoli canotti . Il primo Capo eh' esplorarono , chiamarono Capo San 
Francesco. Nel dì 11 agosto passarono allo stretto che congiunge il lago Erie col lago Huron;jna 
siccome lo stretto si allarga per modo nel mezzo, da formare un piccolo lago, così diedero a questo 

11 nome di S. Chiara, nome che tuttora ritiene. Il dì 23 detto entrarono nel lago Huron , nelle 

cui vicinanze i Recolletti , avevano sparso la luce del Vangelo più